LE ENTITÀ NEGATIVE

Larve astrali, spiriti erranti, demoni, divinità ancestrali… Cerchiamo di capirne qualcosa in più.

Quando si parla di paranormale, si tende spesso a immaginare due categorie ben distinte: da una parte gli spiriti “buoni”, dall’altra quelli “malvagi”. La realtà, almeno secondo molte tradizioni spirituali e secondo l’esperienza maturata da numerosi ricercatori del settore, appare molto più complessa. Nel corso delle nostre indagini ci è capitato di ottenere comunicazioni che sembravano provenire da entità serene, collaborative e persino benevole. Altre volte, invece, seppur raramente, abbiamo avuto a che fare con presenze ostili, aggressive, ingannevoli o profondamente disturbate. Ma cosa sono realmente queste cosiddette entità negative?

Esistono davvero esseri completamente malvagi?

Prima di tutto è opportuno fare una riflessione. Noi del C.R.O.P. non riteniamo che l’universo spirituale sia diviso rigidamente tra creature perfettamente buone e creature assolutamente malvagie. La stessa esperienza umana ci insegna che ogni individuo possiede una componente luminosa e una più oscura. Bene e male convivono dentro ciascuno di noi. È attraverso le nostre scelte quotidiane che decidiamo quale delle due alimentare. Per questo motivo tendiamo a interpretare molte delle cosiddette “entità negative” non come esseri nati esclusivamente per fare il male, ma come coscienze che si trovano in differenti stadi evolutivi.

Gli spiriti bassi

Molte correnti spiritiche sostengono che, dopo la morte, l’essere umano continui il proprio percorso evolutivo. Non tutti, però, riescono ad abbandonare immediatamente il piano terrestre. Alcuni individui che durante la vita hanno coltivato odio, violenza, egoismo o crudeltà potrebbero rimanere legati alla dimensione materiale. Sono quelli che vengono spesso definiti spiriti bassi. Non si tratterebbe di anime condannate per l’eternità, ma di coscienze ancora imprigionate nelle proprie passioni e incapaci, almeno inizialmente, di elevarsi. In questa prospettiva, la permanenza sulla Terra rappresenterebbe una fase di apprendimento e redenzione.

Gli spiriti erranti

Lo spiritismo utilizza spesso il termine spiriti erranti. Si tratta di anime che, per diversi motivi, non hanno ancora completato il loro passaggio verso livelli spirituali più elevati. Le cause possono essere molteplici: attaccamento ai beni materiali; paura della morte; senso di colpa; desiderio di vendetta; forte legame con familiari o luoghi, etc. Questi spiriti possono talvolta manifestarsi durante le indagini medianiche o nei fenomeni infestativi.

Le larve astrali

Tra i concetti più affascinanti dell’esoterismo troviamo quello delle larve astrali. Non tutti gli studiosi sono concordi sulla loro natura. Secondo alcune scuole occultistiche non sarebbero veri e propri spiriti, bensì forme-pensiero (proiezioni mentali reali, eggregore, etc.) create dall’accumulo di emozioni estremamente intense, come odio, paura, disperazione o ossessioni. Altre tradizioni le descrivono come residui energetici lasciati da persone defunte o addirittura come aggregati psichici capaci di nutrirsi delle emozioni negative degli esseri umani. In entrambi i casi non avrebbero una vera coscienza individuale, ma potrebbero influenzare l’ambiente e le persone particolarmente vulnerabili. Nutrendosi di negatività, sarebbero queste entità ad arrecare male alle persone in certi casi.

Le entità che non sono mai state umane

Esiste poi un’altra categoria, forse la più misteriosa. Molte tradizioni religiose, esoteriche e folkloristiche parlano infatti di esseri spirituali che non avrebbero mai vissuto un’esperienza umana. Rientrerebbero in questa categoria numerose figure presenti nelle religioni del mondo: angeli, dèi, geni, spiriti della natura e altre intelligenze non umane. Naturalmente non esistono prove scientifiche della loro esistenza, ma il tema attraversa la storia dell’umanità da migliaia di anni, e le testimonianze sono molte. Se queste entità esistessero davvero, la loro natura potrebbe essere profondamente diversa da quella degli altri spiriti.

I demoni: un significato spesso frainteso

Quando si sente parlare di demoni, il pensiero corre immediatamente a esseri infernali dediti esclusivamente al male. In realtà, il significato originario del termine è molto diverso. La parola deriva dal greco daímōn (δαίμων), che nell’antichità indicava semplicemente uno spirito o un’entità intermediaria tra gli dèi e gli uomini. Per filosofi come Socrate il proprio daimon era una sorta di guida interiore, una voce che orientava le decisioni morali. Solo con la diffusione del cristianesimo il termine assunse progressivamente un significato esclusivamente negativo, fino a diventare sinonimo di spirito maligno. Questo cambiamento linguistico ha profondamente influenzato la cultura occidentale.

Demoni o spiriti bassi?

Dal nostro punto di vista, molti fenomeni attribuiti ai cosiddetti “demoni” potrebbero essere spiegati anche attraverso la presenza di spiriti fortemente involuti. Un individuo che durante la propria esistenza ha alimentato soltanto odio, violenza e desiderio di sopraffazione potrebbe continuare a manifestare gli stessi atteggiamenti anche dopo la morte. In questo senso, il termine “demone” descriverebbe più una condizione spirituale che una categoria biologica di esseri. Naturalmente si tratta di un’interpretazione personale, condivisa da alcune correnti spiritualiste ma non da tutte.

Il bene e il male sono una scelta

Forse il vero insegnamento che emerge da tutte queste tradizioni è che il bene e il male non sono realtà assolute e separate. Ogni essere umano possiede entrambe le possibilità. Ogni giorno scegliamo se coltivare la compassione o l’odio, il perdono o la vendetta, l’altruismo o l’egoismo. Se davvero esiste una continuità della coscienza dopo la morte, è plausibile immaginare che ciascuno porti con sé ciò che ha costruito durante la vita. Per questo motivo, più che temere le cosiddette entità negative, forse dovremmo chiederci quale tipo di persona stiamo diventando oggi. Infatti, una persona buona difficilmente avrà a che fare con entità negative. Questo, perché per comunione di intenti, chi in vita cerca di essere una brava persona potrà maggiormente connettersi con entità simili, quindi benevole; chi invece segue la strada del male e della cattiveria, non potrà che incontrare quasi esclusivamente entità negative. Quindi, come sempre, la chiave di tutto è l’amore. Chi vive nel bene non deve temere di imbattersi nel male, perché lontano da lui. Fate molta attenzione anche alla paura, ai vizi, al fanatismo religioso, alle deviazioni mentali, agli stati depressivi e ad altre problematiche psico-fisiche, perché potenzialmente potrebbero rendervi vulnerabili e quindi più facilmente attaccabili dalle entità negative, specialmente da quelle che si nutrono di dolore.

Ossessione e possessione

Quando si affronta il tema delle entità negative, è inevitabile parlare di ossessione e possessione, due fenomeni spesso confusi tra loro, ma che, secondo la tradizione demonologica e spiritica, rappresentano realtà molto diverse.

L’ossessione sarebbe la forma più comune di interferenza spirituale. In questo caso l’entità non prende il controllo della persona, ma eserciterebbe un’influenza continua sui suoi pensieri, sulle emozioni o sul comportamento. La persona rimane perfettamente cosciente e conserva il proprio libero arbitrio, ma può sentirsi inspiegabilmente oppressa, perseguitata o spinta verso stati d’animo estremamente negativi. Può anche svolgere azioni senza poi averne memoria. Molti delitti, è probabile, avvengono proprio perché certe persone agiscono sotto l’influenza di entità negative. Secondo alcune scuole spiritiche, queste influenze sarebbero favorite da condizioni di forte fragilità psicologica o emotiva: rabbia, depressione, dipendenze, odio, desiderio di vendetta o profonda disperazione. Tali sintomi vengono spesso attribuiti a cause esclusivamente psicologiche o mediche, senza considerare però la componente spirituale.

Molto più rara, almeno secondo la maggior parte delle tradizioni religiose e degli studiosi del paranormale, è la cosiddetta possessione. In questo caso si ipotizza che un’entità riesca a esercitare un controllo, totale o parziale, sul corpo della persona ospite. I racconti parlano di improvvisi cambiamenti della voce, forza fisica anomala, conoscenza di lingue mai studiate, avversione verso simboli religiosi o alterazioni della personalità. Tuttavia, la maggior parte di questi casi, quando viene esaminata con rigore, trova spiegazioni di natura neurologica o psichiatrica (almeno nel 95% dei casi). Disturbi come alcune forme di epilessia, schizofrenia, disturbi dissociativi dell’identità o altre patologie possono produrre manifestazioni che, soprattutto in passato, venivano facilmente interpretate come possessioni. Anche la Chiesa cattolica, spesso citata in questi contesti, è molto prudente: prima di autorizzare un eventuale rito di esorcismo richiede normalmente approfondite valutazioni mediche e psichiatriche, proprio per escludere cause naturali. Però c’è quel 5% di casi che non trova ancora spiegazione. Studi scientifici non ancora di dominio pubblico condotti da antropologi e studiosi di altre discipline hanno appurato l’esistenza di fenomeni che sfuggono alle normali leggi fisiche. Gli studi su questo aspetto della realtà sono ancora in corso.

In conclusione

Le classificazioni presentate in questo articolo derivano da tradizioni religiose, spiritiche, esoteriche e folkloristiche, oltre che dalle testimonianze raccolte nel corso degli anni. Non rappresentano fatti scientificamente dimostrati. Il nostro obiettivo è offrire strumenti di riflessione e approfondimento, mantenendo sempre un approccio aperto, critico e rispettoso delle diverse interpretazioni. Tuttavia, riteniamo giusto e doveroso trattare l’argomento, perché crediamo che molti dei fenomeni cosiddetti paranormali, quando non spiegabili razionalmente, possano essere compresi solo accettando l’idea che esistano realtà differenti dalla nostra e ancora poco comprese. Lo scopo del nostro centro di ricerche è proprio quello di cercare di comprendere questi fenomeni, nei limiti del possibile, perché in certi casi ci è sembrato proprio che fossero reali.

GIORGIO PASTORE

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