Il segnale che ritorna ogni 22 minuti: mistero cosmico o limite del nostro sguardo umano. Un impulso radio ripetitivo da 15.000 anni luce riapre il dibattito su intelligenza, natura e antropocentrismo scientifico.
IL CASO
Da oltre trent’anni la Terra riceve un segnale radio proveniente da una regione della Via Lattea situata a circa 15.000 anni luce, nella costellazione dello Scudo. Un impulso regolare, preciso, quasi ossessivo: ogni 22 minuti, con una durata di alcuni minuti, sempre uguale a se stesso. Un comportamento che non rientra nei modelli classici dell’astrofisica e che solo di recente è stato identificato e studiato in modo sistematico.
La sorgente, catalogata come GPM J1839-10, ha attirato l’attenzione della comunità scientifica per una ragione semplice: l’universo naturale tende al caos, non alla regolarità estrema. Pulsar e magnetar sono oggetti noti, ma la periodicità di questo segnale è anomala, troppo lenta per una pulsar tradizionale, troppo stabile per molti altri fenomeni conosciuti.
SPIEGAZIONI
L’ipotesi oggi più accreditata è quella di un magnetar a periodo ultra-lungo, ovvero una stella di neutroni con un campo magnetico immenso e un comportamento ancora poco compreso. Una spiegazione plausibile, ma non definitiva. Gli stessi ricercatori ammettono che i modelli teorici attuali faticano a spiegare completamente un’emissione così regolare e persistente nel tempo.
Ed è qui che il caso diventa davvero interessante. Ogni volta che emerge un segnale anomalo, la domanda ritorna: potrebbe avere un’origine artificiale? La risposta standard della scienza è negativa, e con buone ragioni. Il segnale non mostra modulazioni complesse, non trasporta informazioni evidenti, non reagisce all’osservazione. Tuttavia, escludere al cento per cento un’origine extraterrestre non è un atto scientifico, ma filosofico.
Il problema è l’antropocentrismo. Quando diciamo che una civiltà extraterrestre dovrebbe comunicare in un certo modo, stiamo proiettando su un’intelligenza ignota categorie umane: intenzionalità, dialogo, efficienza, linguaggio. Ma una civiltà non umana potrebbe non avere alcun interesse a comunicare, o farlo in forme che per noi appaiono prive di senso. Potrebbe operare su scale temporali incompatibili con la nostra vita biologica, o produrre segnali non come messaggi, ma come sottoprodotti tecnologici o fenomeni collaterali. Potrebbero inviare impulsi seguendo una qualche forma di culto religioso. Non possiamo saperlo. Tutto può essere!
CONCLUSIONI
La storia della scienza è costellata di fenomeni inizialmente catalogati come impossibili o irrilevanti, poi rivelatisi rivoluzionari. I primi segnali delle pulsar furono soprannominati LGM, Little Green Men, proprio perché nessuno riusciva a spiegarli. Oggi sappiamo cosa sono, ma solo perché abbiamo accettato di non capire subito.
La posizione più onesta, oggi, non è affermare né negare. È riconoscere che ci troviamo di fronte a un fenomeno reale, misurabile, ripetitivo, che sfida i nostri modelli. Che sia naturale o artificiale, il segnale di Scutum ci ricorda una verità scomoda: l’universo non ha alcun obbligo di essere comprensibile secondo i parametri umani. Forse il mistero non è ciò che trasmette quel segnale. Forse il mistero siamo noi, e i limiti del nostro modo di interpretare il cosmo.
GIORGIO PASTORE
Fonti essenziali:
Wikipedia – GPM J1839-10
Astronomy Magazine
Max Planck Institute for Radio Astronomy
Earth.com
English summary
A mysterious radio signal repeating every 22 minutes has been detected from a region 15,000 light-years away in our galaxy. While scientists suggest an ultra-long-period magnetar as the most likely explanation, the phenomenon challenges existing models. Excluding an extraterrestrial origin entirely may reflect human-centered assumptions rather than scientific certainty. The case highlights the limits of our understanding and reminds us that the universe does not operate according to human expectations.
