Autore: CropAdministrator

Giorgio Pastore nasce il 3 maggio 1976 in provincia di Milano. Dal 2007 è presidente dell'Associazione Culturale C.R.O.P. Centro di Ricerche Operativo sul Paranormale. Inoltre, è scrittore, regista e insegnante.
CULTURA GENERALE

IL CASO BILLY MEYER

NUOVI ELEMENTI SUL FRONTE CLIPEOLOGICO Il caso del contattista svizzero Eduard Billy Meyer, ex gendarme ed agricoltore, non è solo uno dei casi più interessanti nella storia dell’ufologia per le foto definite autentiche, dopo una serie di analisi fatte tramite strumenti sofisticati, ma credo che il caso in questione fornisca nuovi elementi nel campo clipeologico.Per arrivare a questi nuovi elementi dobbiamo partire con i fatti che hanno dato vita a quello che con il tempo venne definito “il caso Meyer”: “Il 28 gennaio 1975, nel primo pomeriggio, lo svizzero Eduard Billy Meyer, lascia la propria casa colonica a bordo di un ciclomotore portando con sé la macchina fotografica e si dirige verso una meta per lui ancora ignota. Alle 14:00 Meyer giunge nella riserva boschiva di Hinwill quando avverte uno strano ronzio riempire l’aria. Alzato lo sguardo verso il cielo, la sua attenzione viene attratta da un disco, apparentemente metallico, che evoluisce nell’aria, lentamente, e comincia a scendere di quota. Ne vede perfettamente la struttura, una inferiore ed una superiore, divisa da una fila di rettangoli rossi, orientati verso l’alto, che circondano l’intero scafo. Meyer prende la macchina fotografica e scatta tre foto in rapida successione. Per circa sei minuti ogni cosa attorno a lui, compreso il disco nell’aria, sembra subire un effetto tipo “fata Morgana”, per cui i contorni dei corpi appaiono sfocati e tremolanti. Poi, dopo aver sfrecciato avanti e indietro ad incredibile velocità, in una frazione di secondo l’UFO scompare e il paesaggio riprende la sua dimensione visibile normale. Annunciato dall’inquieto abbaiare dei cani, dagli striduli versi dei corvi e da quel persistente ronzio, alle 14:32 l’oggetto riappare sbucando dalle nuvole, ondeggiando sempre più in basso, ed atterra silenziosamente a circa 180 metri dallo svizzero emanando un forte campo energetico che oppone come una forza “frenante” sull’uomo, il quale cade a terra sfinito. Dopo un minuto, dall’oggetto discoidale poggiato al suolo esce una figura umana, di media statura e di aspetto attraente. Una donna di corporatura esile, dai lunghi capelli che le ornano il viso, abbigliata con un vestito grigio aderente che termina con un supporto per un casco all’altezza del collo, avanza verso di lui e gli porge una mano per aiutarlo a sollevarsi da terra e gli si rivolge in perfetta lingua tedesca: “Tu sei un uomo coraggioso, ti abbiamo studiato per molti anni”. Semjase, così si presenta, è una pleiadiana scesa sulla terra per affidare a lui, Eduard Billy Meyer, intelligente e di buoni sentimenti, il seguente messaggio, destinato a tutta l’umanità: “Sopra ogni cosa si erge quell’Ente che governa la vita e la morte di ogni essere. È il Creato che ha fissato le proprie leggi invariabili ed eterne su ogni cosa. L’uomo è in grado di riconoscerle nella natura, se si impegna; esse rappresenteranno per lui il corso della vita e la via della grandezza spirituale, lo scopo della propria esistenza. Tuttavia l’uomo, succube delle proprie religioni, ed al tempo stesso di un falso insegnamento, altro non fa che umiliare il suo spirito, sempre di più avvicinandosi ad un abisso senza fine”. Durante questo primo incontro la bellissima pleiadiana avrebbe rivelato la continua presenza di entità extraterrestri interagenti con l’umanità sin da tempi antichissimi, elevandosi a dèi per esercitare potere sugli uomini. Semjase termina questo suo discorso incitando l’uomo a dedicarsi con sempre maggiore impegno alla ricerca e allo studio del Creato, vivendo in perfetta armonia della natura, al fine di evitare il collasso dell’intero pianeta Terra. La misteriosa fanciulla dichiara di essere portavoce dell’impegno della sua civiltà a collaborare per il bene universale, il progresso scientifico e per il raggiungimento della verità. Successivamente, secondo quanto da lui dichiarato, fu protagonista di numerosi altri contatti con i pleiadiani, i quali lo fecero loro messaggero, e per dargli credibilità fra gli uomini, gli permisero di fotografare e filmare dozzine di volte le loro navi spaziali, gli fornirono materiale roccioso di altri pianeti e metallo tratto dai loro velivoli e gli permisero di portare con sé dei testimoni che poterono assistere ai loro incontri. In questo resoconto abbiamo i primi due elementi clipeologici mentre gli altri li troviamo quando Meyer mostrò le foto da lui scattate al colonnello Wendelle Stevens che nel 1948 era stato nominato responsabile di un programma di ricerca USAF in Alaska. “Quando il colonnello Stevens ebbe modo di osservare le foto di Meyer, l’ex colonnello ebbe una reazione di sorpresa: non esisteva nulla di paragonabile nel suo archivio, nulla che si avvicinasse qualitativamente a quelle immagini. Le foto di Meyer si prestavano bene all’analisi: erano state tutte realizzate in luce diurna e mostravano distinatamente i dischi argentei su uno sfondo panoramico dato da alberi, montagne, prati; erano quindi ricche di punti di riferimento per individuare la genuinità e la posizione degli oggetti. Una foto mostrava addirittura una “nave a raggio” nei diversi momenti del suo volo attorno ad un abete, dove una forza misteriosa emanante dalla nave piegava lievemente i rami sommitali dell’albero. Per realizzare un fotomontaggio del genere sarebbe occorsa una somma non indifferente e delle attrezzature che all’epoca solo grandi centri con grosse risorse tecniche avrebbero potuto realizzare, del tutto al di fuori della portata di un contadino che viveva con 700 franchi al mese. Per dissipare i dubbi legittimi, Stevens decise di recarsi in Svizzera nel 1977 per studiare quello che sarebbe diventato “il caso Meyer”. Con l’aiuto di Meyer, Stevens ricostruisce tutta la vicenda: i luoghi degli incontri, le postazioni per le foto, i dialoghi con l’anziano pleiadiano Ptaah e con l’affascinante creatura femminile Asket, proveniente dall’universo Dal, la promessa degli extraterrestri di ritornare 11 anni dopo, le sue esperienze con Semjase, i voli spaziali sugli UFO, la sua filosofia, che Meyer definiva “insegnamento dello spirito”. Nei successivi incontri con Stevens, nel 1978, Meyer si sottopose e superò i test al “lie detector” e i suoi materiali furono affidati all’analisi del fisico Neil Davis, dirigente del “Design Tecnology”, specializzato in studi ottici, che concluse: “Dai risultati delle analisi effettuate è lecito ritenere che gli oggetti un questione non possono essere che corpi di grosse dimensioni posti ad una certa distanza dalla fotocamera”. Quattro fotografie furono inoltre sottoposte, in presenza dello stesso Stevens, all’esame del Dr. Robert Nathan del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA, a Pasadena in California usando le attrezzature impiegate per analizzare le immagini inviate dalle sonde spaziali della NASA, arrivando alla conclusione della assoluta autenticità delle foto. Anche l’astronomo Michael Manin, specializzato in analisi ottiche e progettista della fotocamera della sonda “Mars Observer”, rimase sbalordito per l’assenza di indizi di falsificazione, analisi effettuate mediante computer all’avanguardia: “Per quanto mi è stato possibile vedere, posso dire che non siamo in presenza di un trucco fotografivo… Ritengo pertanto che le fotografie in questione sono autentiche… Alla storia del contadino che entra a tu per tu in contatto con una dozzina di extraterrestri, e dai quali riceve periodicamente visite non posso assolutamente credere, ma queste immagini sono più che attendibili. Esse rappresentano una indiscutibile prova dell’esistenza di qualcosa di concreto, sulla cui natura non sono in grado di pronunciarmi”. Questo secondo pezzo del caso Meyer ci mostra come le foto scattate da Meyer fossero vere e non false. Ma la prova più straordinaria dell’intera faccenda furono quattro piccoli frammenti metallici che lo svizzero consegnò a Stevens il 5 aprile 1978, asserendo che essi rappresentavano “tre dei sette componenti di cui le navi a raggio sono costituite”. Uno dei campioni metallici, composto da sferette di color grigio era in fase di autodissoluzione, fenomeno che Meyer attribuì alle condizioni atmosferiche tipiche della Terra. I campioni vennero analizzati dal prof. Walter Walker, dell’università dell’Arizona il quale scoprì che delle analoghe sferette grigie erano anche all’interno del secondo reperto, incastonate in una massa metallica solida. Quando egli ne staccò un frammento per analizzarlo al microscopio fuoriuscì del gas che frantumò il vetrino sul quale era stato riposto. Un altro frammento si presentava alquanto ossidato e quando si tentò di rimuoverne lo strato con un raschietto d’acciaio, apparvero delle striature rosse nel metallo. I campioni risultarono essere composti di varie leghe d’argento; uno risultò essere una lega estremamente complessa data da argento, alluminio, potassio, calcio, cromo, ferro, zolfo e silicio, con una notevole quantità di tulio (metallo rarissimo di valore superiore al platino), tutti contraddistinti da un elevatissimo grado di purezza. In un piccolo solco del campione, ingrandito 500 volte, furono trovati altri due micro-solchi, paralleli tra loro e uniti da sottilissimi canali che sembrarono artificialmente inseriti nel metallo. Qui si chiude il resoconto della storia sul caso Meyer, ma in esso vi sono quattro elementi che io credo possano collegarsi fra loro in modo da creare una valida ipotesi: Il primo elemento è la frase che la donna aliena di nome Semjase (una pleiadiana) dice a Meyer mentre lo aiuta a sollevarsi da terra”Tu sei un uomo coraggioso, ti abbiamo studiato per molti anni”. Il secondo è il fulcro dell’argomento del primo incontro tra Meyer e Semjase la quale gli rivela la continua presenza di entità extraterrestri che hanno interagito con l’umanità sin da tempi antichissimi, elevandosi a dèi per esercitare potere sugli uomini. Semjase termina questo suo discorso incitando l’uomo a dedicarsi con sempre maggiore impegno alla ricerca e allo studio del Creato, vivendo in perfetta armonia della natura, al fine di evitare il collasso dell’intero pianeta Terra. Il terzo elemento si cela sempre nel fulcro dell’argomento o per meglio dire in una frase “Tuttavia l’uomo, succube delle proprie religioni, ed al tempo stesso di un falso insegnamento, altro non fa che umiliare il suo spirito, sempre di più avvicinandosi ad un abisso senza fine”. Il quarto ed ultimo elemento riguarda due posti nei quali Meyer conobbe il colonnello Wendelle Stevens ed il prof. Walter Walzer. Il primo nel 1948 era stato nominato responsabile di un programma di ricerca USAF in Alaska ed il secondo faceva parte dell’università dell’Arizona. In base a ciò ho sviluppato un’ipotesi che entra molto bene nel campo clipeologico: Come ci dice la clipeologia, esiste la possibilità che gli alieni che sorvolano i nostri cieli siano le divinità delle varie religioni che sin dai tempi remoti controllano il nostro mondo. Quindi il caso Meyer o, meglio, i primi due elementi da me elencati vanno a rafforzare l’ipotesi clipeologica. Ovviamente ci sono altri elementi come ad esempio la classificazione delle razze aliene dove gli angeli della bibbia vengono messi nella categoria beta (troverete i dettagli nel libro DISCHI VOLANTI e ALTRI UFO di Alfredo Lissoni). Il terzo elemento si collega per un altro fattore, ossia al potere della Chiesa, la quale studia il fenomeno degli UFO tramite il radiotelescopio elettronico VATT. La Chiesa ne possiede uno in Arizona e l’altro in Alaska. Essa conoisce verità su di loro e quindi può ingannare il mondo come vuole senza rivelare cosa si nasconde dietro il loro dio o gli dèi. Ovviamente, se il mondo venisse a sapere la verità, tutto il potere della Chiesa crollerebbe (leggete l’aricolo sul Nuovo Ordine Mondiale, che parla del complotto tra Area 51 e Vaticano). Intatti, nella frase riportata Semjase afferma che “l’uomo è succube delle proprie religioni, ed al tempo stesso di un falso insegnamento”. E, quindi, per farla breve, quando dice “succube delle proprie religioni e di un falso insegnamento” intende che noi siamo succubi della Chiesa, che ci espone una verità totalmente diversa da quella reale ossia una falsa verità. Il quarto elemento: non sappiamo se ti tratti di una coincidenza o di una cosa prestabilita, ma due persone coinvolte nel caso Meyer per dimostrare l’autenticità delle foto sono collegate all’Alaska e all’Arizona. Guarda caso, lì dove sono situate le due strutture del VATT. È un caso forse? Non nego che potrebbe benissimo trattarsi di una coincidenza, ma se non fosse così? Il Vaticano e il governo statunitense gestivano la questione già nel 1977? L’ipotesi non è assurda visto che la nascita della scienza ufologica va collocata nel 1947 con il crash di Roswell. Quindi, restando sempre nel campo delle ipotesi, se partiamo dal presupposto che il rapporto tra Vaticano e governo statunitenseContinue reading

CULTURA GENERALE

UFO: il fenomeno

UFO, Unidentified Flying Objects. In italiano, OVNI, Oggetti Volanti Non Identificati, anche conosciuti come “dischi volanti”, per via della forma discoidale appunto di alcuni di essi. Come dicono questi stessi acronimi, si tratta di tutti quegli oggetti volanti, avvistati in cielo, non identificati, quindi non assimilabili ad alcun mezzo di trasporto a noi noto. Il termine venne coniato dall’aviazione statunitense nel 1952 in seguito all’avviamento di alcuni strani veicoli effettuato dal pilota Kenneth Arnold il 24 giugno 1947. Esattamente, egli segnalò la presenza di nove insoliti oggetti volanti in formazione mentre sorvolava lo spazio aereo nelle vicinanze del Monte Rainer, nello stato di Washington. Tali veicoli viaggiavano come sassolini lanciati sulla superficie di un lago, con moto irregolare. Da qui, il termine “flying saucers” (letteralmente “piattini volanti”). Il pilota li descrisse piatti, sottili, a malapena visibili e di due tipi: alcuni erano simili a dei tondi tagliati sul retro, altri erano simili a delle mezzelune, curve nella parte anteriore e appuntiti sul retro. Questo fatto suscitò l’interesse dei mass media, i quali iniziarono a trattare più seriamente il fenomeno UFO. Infatti, quello di Arnold non fu di certo il primo avvistamento della storia. Il fenomeno era già noto da anni, se non da secoli. Nel 1933 precipitò un aeromobile sconosciuto nei pressi di Milano. Il caso venne subito seguito dall’OVRA, la polizia segreta fascista, che insabbiò tutto. Risale al 1947 il presunto ufocrash di Roswell, New Mexico. Tuttavia, già nell’antichità vennero visti più volte oggetti volanti di origine sconosciuta. Gli antichi romani li chiamavano clipei ardenti (era chiamato “clipeo” lo scudo dei soldati romani; tali oggetti volanti rassomigliavano quindi ai loro scudi). Alcuni artisti li raffigurarono persino nei loro quadri in epoca medievale (anche se, secondo alcuni scettici, si tratterebbe solo di macchie e scarabocchi da non riconnettere al fenomeno UFO). Ricordiamo la Natività del Maestro del Tondo Miller, risalente al XV secolo e conservato a Palazzo Vecchio a Firenze, in cui si vede uno strano oggetto nel cielo dipinto dell’artista. Potrebbe sembrare solo una semplice macchia, se non fosse per il fatto che nel quadro, in secondo piano sullo sfondo, sono anche rappresentati un uomo e un cane intenti a guardare il cielo, proprio come se stessero osservando l’insolito oggetto volante. Ad ogni modo, esistono anche numerosi falsi e presunti avvistamenti, del tutto spiegabili. Specialmente oggi, nell’era del digitale. Spesso, vengono scambiati per UFO anche banalissimi aerei, lampade cinesi, palloni sonda, droni e aerei militari di ultima generazione. La domanda che dovremmo porci è: qual è la natura di questi oggetti? Quando si è riusciti a escludere che si tratti di oggetti spiegabili, cosa dovremmo pensare? La stragrande maggioranza delle persone crede che gli UFO provengano da altri pianeti, esterni al sistema solare. Se così fosse, ci troveremmo di fronte a extraterrestri molto evoluti, capaci di viaggiare nel cosmo, probabilmente usufruendo di una tecnologia che noi possiamo ancora solo sognare. Altri ipotizzano che questi oggetti volanti provengano da altre dimensioni, come è stato riportato in un rapporto dell’FBI risalente al luglio del 1947, reso pubblico di recente (https://vault.fbi.gov/UFO). Ogni anno, in tutto il mondo, numerosi testimoni, centinaia secondo le stime ufficiali, persone normalissime, affermano di aver visto un UFO. Tuttavia, esisteranno sempre persone scettiche, restie a credere nel fenomeno, e veri fanatici (esistono perfino religioni e sette incentrate sul discorso intelligenze aliene). E voi cosa ne pensate? Avete mai visto un UFO? Giorgio Pastore

PERSONAGGI MISTERIOSI

La misteriosa morte di Edgar Allan Poe

Il 27 settembre 1849 lo scrittore Edgar Allan Poe, divenuto poi celebre per i suoi racconti fantastici e horror, fece un viaggio che doveva portarlo da Richmond, dove viveva, a Philadelphia, tuttavia, non vi arrivò mai. Venne ritrovato il 3 ottobre a Baltimora, visivamente sciupato, con i vestiti logori e in stato di confusione mentale. Non ricordava assolutamente dove fosse stato in quegli ultimi giorni, né come fosse arrivato lì. Di fatto, delirava e le sue frasi erano sconnesse. Ripeteva solo un nome: Reynold. Non si è mai capito a chi si riferisse. Venne interpellato il suo editore, Joseph E. Snodgrass, il quale arrivò subito a Baltimora. Edgar nel frattempo era stato ricoverato in un ospedale in città. I medici dissero che poteva aver bevuto troppo. Si formularono varie ipotesi. Il povero scrittore poteva anche essere stato vittima di una frode, narcotizzato, avvelenato per poi essere derubato. Infatti, non era un alcolizzato, benché i suoi affari non andassero per nulla bene. Snodgrass tuttavia non riuscì a risolvere il mistero. Edgar smise di lottare la mattina del 7 ottobre 1849, a soli 40 anni. Uscì quindi di scena come uno dei personaggi dei suoi racconti, infatti, le circostanze della sua morte rimangono ancora oggi un vero mistero. Giorgio Pastore

ESOTERISMO E MAGIA, FANTASMI, PARANORMALE, PERSONAGGI MISTERIOSI, PSICOLOGIA E PARAPSICOLOGIA, SOPRANNATURALE

MISTERI DELLA VALLE D’AOSTA

Il Ponte del Diavolo Il ponte di Saint-Martin è detto anche Ponte del Diavolo perché la leggenda racconta che il Maligno venne sfidato da S.Martino a costruirlo in una notte sola, in cambio dell’anima del primo che ci sarebbe passato sopra. Tuttavia, a lavoro finito, venne fatto passare per primo un cane ed il demonio rimase così beffato. Tale vicenda viene rievocata ancor oggi durante il carnevale del martedì grasso. Ma di ponti del diavolo ne esistono anche altri, perché in passato era molto difficile costruire ponti in luoghi impervi e proprio per questo, si pensava che solo il Diavolo potesse essere capace di tali opere. Si trattava di vere sfide per gli ingegneri del tempo. Ad esempio, nel XIII venne costruito sul massiccio del Gottardo un altro ponte del diavolo. Questo, univa, in una stretta ed impervia gola rocciosa, la Pianura Padana al territorio zurighese e renano. Fu un ponte importante per tutto il commercio dell’Europa di quel tempo e fece la fortuna della popolazione di quella parte delle Alpi, che proprio per questo, nel 1291, costituirono il primo nucleo della Confederazione Elvetica, a cui nel XIV aderirono altre importanti città, come Zurigo e Berna. Giorgio Pastore Il Tesoro Maledetto A Brusson, nei sotterranei del castello di Graine, esisterebbe un favoloso tesoro. Secondo le storie locali, un giorno un contadino che passava di lì lo trovò ed iniziò a raccoglierne le meravigliose gemme e monete d’oro. Si soffermò tutta la notte, ma la mattina seguente di lui non c’era più traccia! Che sia fuggito col tesoro altrove Altri pensano che per la troppa cupidigia, sia stato maledetto dal proprietario del tesoro. Comunque sia, il contadino scomparve nel nulla. Giorgio Pastore Il Fantasma della Contessa Bianca Maria di Challant A Issogne, in provincia di Aosta, sorge un Castello, abitato dal 1522 al 1525 dalla terribile contessa Bianca Maria. Abituata a vedere esauditi tutti i suoi desideri fin dalla tenera età, la contessa crebbe viziata e incline alla corruzione. Si sposò giovane, a soli quindici anni con un nobile del tempo che presto le rese vedova. Allora si risposò con l’ambiziosissimo Renato, luogotenente dei Savoia. Ma costui era sempre lontano dal castello e la contessa iniziò a farsi molti amanti. Proprio per la gelosia di uno di questi, che era stato da lei ripudiato a favore di un altro, venne calunniata, processata e condannata a morte. Venne portata a Milano e decapitata ancora ventenne nella piazza antestante il Castello Sforzesco. Ma ella vive ancora, e non solo nei ricordi della gente… La leggenda vuole che il suo fantasma compaia nelle notti d’estate vicino alla fontana ottagonale del Castello d’Issogne, detta fontana del Melograno. Il suo spirito adescherebbe ignari visitatori del castello ancora oggi, affascinati dalla bionda contessa Bianca Maria. Giorgio Pastore

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MISTERI DELLA LOMBARDIA

MISTERI DI MILANO Milano. Anch’essa nasconde molti segreti. Segreti antichi, di cui si è persa memoria. Storie di fantasmi, mostri e diavoli. Misteri entrati ormai nella dimensione del leggendario, del mito, ma che nascondono un fondo di realtà storica. Una verità cancellata dai ricordi delle persone, ma che rimane presente, come un ombra… di cui si teme la presenza. Questo perché da sempre, l’umanità teme ciò che non conosce, mentre invece, solo facendo luce questi misteri potrà sconfiggere questa arcana paura. Questo è il nostro scopo, la ricerca della verità, della conoscenza. I MISTERI DELLA SUA FONDAZIONE Augusta Flavia Mediolanum, ovvero Milano. La città del Duomo, della Madonnina, crocevia di un mercato internazionale molto attivo, metropoli multietnica e culla di molti misteri. Misteri molto antichi, avvolti nelle nebbie del passato, legati a leggende, luoghi e tradizioni locali. Ad esempio, secondo una leggenda tramandataci da Tito Livio, la fondazione di Milano verrebbe attribuita al re gallico Ambigato, che, seguendo insieme ai suoi figli il volo di uno stormo d’uccelli, raggiunse la Pianura Padana e vi costruì una città, Mediolanium. Tale nome fu scelto perché nello stesso luogo venne ritrovata una scrofa col manto per metà ricoperto di lana intenta ad allattare i suoi cuccioli. Da qui, il nome Mediulanum, cioè, Medio-lanae: mezza-lana. Una raffigurazione della scrofa si trova su una facciata del Palazzo della Loggia in Piazza Mercanti, a pochi passi dal Duomo (a destra). Ma vi è un’altra leggenda, riguardante l’origine della città. Questa, vede come fondatori, nel 600 avanti Cristo, i Celti di Belloveso, i quali diedero al loro nuovo insediamento il nome di Mediolanum, “luogo di mezzo”, per via della sua centralità. Infatti, Milano, in tempi antichi, era un centro di passaggio dal quale si poteva accedere all’Italia così come all’Europa d’oltralpe o alle terre d’oriente. Città dal tragico destino, Milano subì sempre le angherie di invasori che ne volevano la sottomissione e le innumerevoli ricchezze. Il Barbarossa (a destra) la rase al suolo nel 1066. Da allora, fu ricostruita, assediata e ridistrutta diverse volte, specialmente da chi era fedele al Sacro Romano Impero. Questi vedevano nella potenza del Comune, una minaccia per l’impero, così come, era una minaccia il continuo accrescersi del potere del popolo, che nel XII secolo poté finalmente identificarsi nel Comune, simbolo d’indipendenza, contrapposto al potere dell’imperatore. Giorgio Pastore   L’ENIGMATICA SCACCHIERA DI SANT’AMBROGIO Ma accanto alla storia narrata nei libri, vi è una storia di Milano più velata, di cui a volte si è cercato di dimenticare l’esistenza; come ad esempio la storia dei misteri della Basilica di Sant’Ambrogio. Fondata nel 386, la basilica è l’edificio sacro più rilevante della Milano medievale. Al piano superiore su una facciata delimitata da due archi, vi è incastonata una scacchiera di sette caselle per sette, posta in diagonale. Sotto di essa compare una triplice sottolineatura. Qual è il suo significato? E’ solo un adornamento, oppure tale disegno nasconde un qualche significato simbolico esoterico a noi sconosciuto? Sta di fatto che la scacchiera ricalca la pianta radiocentrica della città che ha per centro il Duomo circondato da tre evidenti anelli di vie principali, traccia delle grandi cerchie di mura che un tempo delimitavano la città. Cosa voleva comunicarci il costruttore? Quale messaggio nasconde la scacchiera di Sant’Ambrogio? “La predilezione di Ambrogio per questa basilica che lui stesso fece costruire presso l’area cimiteriale cristiana dove desiderò essere sepolto è ampiamente intuibile da un passo della lettera che indirizzò alla sorella Marcellina dove afferma che era sua abitudine recarsi quotidianamente al cimitero dei martiri passando accanto al Palazzo Imperiale. Il cimitero si trovava fuori le mura della città, vicino all’attuale via san Vittore. Nei primi secoli questo cimitero era di uso pagano, ma dal IV secolo, dopo l’editto di Costantino , la situazione mutò e fu possibile anche ai cristiani seppellire i loro morti con riti pubblici. Era un luogo frequentato abitualmente tanto che ben presto si arricchì di edicole e di piccoli edifici. Ambrogio aveva fatto seppellire nel 378 il fratello Satiro. Questo edificio un secolo dopo sarà abbellito con mosaici così splendidi e ammirevoli da venir chiamato San Vittore in Ciel d’Oro (più tardi sarà incorporato nella basilica, dedicata a tutti i martiri).” [Sofia M.]   Giorgio Pastore   LA COLONNA DEL DIAVOLO Su una colonna romana eretta nella piazza della Basilica di Sant’Ambrogio è possibile notare due fori circolari. Essi emanano perennemente un forte odore di zolfo. Secondo la leggenda, in tempi antichi, la piazza fu luogo di scontro tra Sant’Ambrogio e il demonio. Il santo scagliò il diavolo sulla colonna e questi vi rimase incastrato con le corna, producendo così tali fori. Solo a fatica riuscì a svincolarsi ed a fuggire via. Secondo la tradizione, infilando le dita nei fori si attira la fortuna e si scaccia il malocchio, ma accostandovi l’orecchio è anche possibile sentire rumori provenienti direttamente dall’inferno. Su un’altra colonna all’interno della chiesa, possiamo notare il serpente di bronzo, il quale, si dice, risale addirittura all’epoca di Mosè. Lo portò qui, dall’Oriente, l’arcivescovo Arnolfo al tempo di Ottone III, intorno all’anno mille. Le donne attribuiscono alla statua virtù miracolose contro alcuni mali. Da allora il serpente divenne il simbolo della città e cominciò ad apparire sui suoi stendardi. Giorgio Pastore   LA TOMBA SENZA NOME E L’INQUISIZIONE La prossima tappa del nostro itinerario e la chiesa di Sant’Eustorgio in corso di Porta Ticinese. Costruita nell’XI secolo, sede dell’inquisizione a Milano nel medioevo, la chiesa è ricca di misteri. Al suo interno, lungo il muro di sinistra, c’è un’antica pietra tombale, ma nessuno potrà mai sapere chi vi riposa all’interno: mani impetuose la scalpellarono cancellandone così completamente l’epitaffio. Perfino la figura scolpita non è distinguibile. Probabilmente, l’uomo di cui si volle dimenticare l’esistenza subì la “Damnatio Memoriae”, una delle più terribili condanne in cui ci si poteva imbattere negli anni bui del medioevo. Una condanna post-mortem che subivano coloro che, essendo morti, non potevano più essere toccati dalla giustizia terrena. Questi erano ritenuti colpevoli di delitti e peccati imperdonabili e venivano maledetti pubblicamente; i loro resti bruciati e le ceneri sparse al vento. Inoltre, veniva cancellata ogni traccia della loro esistenza: il nome veniva cancellato dagli archivi, la pietra tombale distrutta o resa indecifrabile. In tal modo si impediva che qualcuno potesse pregare per loro. Ma qualche anima pia, ogni tanto, sosta ugualmente davanti alla tomba di Sant’Eustorgio e mormora una preghiera. Chi riposa veramente dietro quella pietra? Cosa fece per subire tale condanna? È risaputo che, nel medioevo, la chiesa era molto cauta nell’attribuire la santità alle persone che il popolo identificava come “santi”. Molto spesso era il popolo stesso a dichiarare santa una persona, ma spettava alla chiesa l’ultima parola, così che in molti casi, i miracoli del presunto santo potevano essere visti sotto un’altra ottica, più come espedienti demoniaci che opere divine. Questi, così, dopo una serie di lacunose indagini, potevano essere dichiarati dalla chiesa sudditi del demonio, maghi e stregoni ed essere dannati anche dopo la morte. Sulla forca, con l’accusa di stregoneria, potevano salire anche elementi scomodi alla chiesa, predicatori pericolosi, politici o anche semplici innocenti. Giorgio Pastore   IL MISTERO DEI RE MAGI Sempre all’interno della chiesa di Sant’Eustorgio, troviamo ripetutamente incisa sulle pareti la stella a otto punte, simbolo con il quale viene identificata la misteriosa stella che guidò i re Magi, sapienti venuti dall’oriente, fino alla capanna di Gesù. I vangeli non precisano il numero dei Magi, ma considerando il fatto che portavano tre doni, la tradizione volle che anche loro fossero tre. Sant’Eustorgio è direttamente collegata a questa tradizione e, addirittura, custodirebbe parte dei resti dei tre sapienti. Questi resti sarebbero rimasti per 700 anni a Costantinopoli. Nel 325 Eustorgio, vescovo di Milano, li ricevette in dono dall’imperatore Costantino. Dal IV al XII secolo rimasero nella chiesa di Sant’Eustorgio. Nel 1165, Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero, li trafugò e li portò a Colonia. Soltanto nel 1904 i Milanesi ebbero la restituzione di alcuni frammenti ossei. I “tre” re Magi, coi loro “tre” doni sono parte del simbolismo mistico-esoterico che avvolge la città e spesso sono stati identificati come allegoria del Trimundio, cioè i tre regni o mondi aristotelici: fisico, parafisico e metafisico. Ma chi erano in realtà questi Magi sapienti provenienti dall’oriente? Quali conoscenze portavano? Che relazione avevano con il Cristo? Furono loro ad istruire in oriente il giovane Gesù? In effetti nel racconto della vita del Messia tramandataci dai vangeli, troviamo un vuoto di diversi anni relativo alla sua infanzia. Nessun vangelo ci riporta l’adolescenza di Gesù. Lo ritroviamo già adulto e preparato nella predicazione. Dove sparì realmente in quest’arco di tempo? Perché questa parte della sua vita non ci fu tramandata? Cosa si voleva nascondere ai posteri? Studi recenti, ci portano a pensare che i magi fossero una sorta di profeti, stregoni venuti dall’oriente. Questi, dediti all’astrologia ed alle scienze più occulte, dovettero seguire il passaggio di una cometa, forse quella di Halley, fino a Betlemme. Lì trovarono una capanna ed un bambino appena nato e, probabilmente, in base a degli scritti profetici, lo scelsero per divenire il messia. Ad una certa età lo condussero in Oriente, si pensa fino in Tibet. Lì, Gesù avrebbe appreso i rudimenti della loro scienza, una nuova arte di curare i mali, l’arte di compiere i cosiddetti miracoli e di praticare la magia. Sempre per chi crede che Gesù sia realmente esistito. Giorgio Pastore   CACCIA ALLE STREGHE Piazza Sant’Eustorgio. Qui, nel medioevo bruciavano le streghe. Nel 1390 vi arsero vive Sibilla Zanni e Pierina Bugatis, accusate di aver partecipato a dei sabba, assemblee di streghe e demoni che si tenevano nella zona milanese di Porta Romana. La tradizione vuole che in via Laghetto, al numero 2, abitasse una fattucchiera che comandava le altre streghe del Verziere. Lacrime e sangue hanno macchiato piazza Vetra, così come San Lorenzo, altra piazza milanese davanti all’omonima Basilica (a destra), luogo dei delitti dell’inquisizione. Luoghi maledetti dove, si dice, di notte gironzoli il diavolo in persona. Piazza Vetra: qui normalmente si bruciavano le streghe. Qui, fu arsa sul rogo Caterina de’ Medici, accusata di stregoneria nel 1617. In realtà non era una strega, ma la vittima di un complotto organizzato dal capitano Vaccallo, indispettito contro la donna, che un tempo aveva rifiutato le sue lusinghe. Questi sono solo alcuni dei molti luoghi di Milano connessi coi misfatti dell’Inquisizione. Milano naturalmente non è l’unico caso. In Italia, per quanto riguarda i processi per stregoneria, è doveroso ricordare Triora (a 30 km da Sanremo), la città delle streghe, e Benevento, dove tra l’altro, ancora nel medioevo, sopravvivevano culti pagani, di derivazione longobarda. Giorgio Pastore   IL DUOMO E LO ZODIACO Costruito a partire dal 1386 sotto Gian Galeazzo Visconti sul luogo dove sorgeva il battistero di San Giovanni, dove Sant’Ambrogio aveva battezzato Sant’Agostino. Si tratta di una tarda espressione dell’arte gotica, una simmetria di ispirazione germanica comune anche alle altre cattedrali europee. Infatti, particolari numeri e figure geometriche come il triangolo e il quadrato fanno parte del segreto dei costruttori di questa grande opera architettonica. Maestoso e imponente, vero rompicapo anche per gli architetti contemporanei, il Duomo ha una lunghezza esterna di 157 m e un’area interna di 11.700 metri quadri. La guglia, con la statua dorata della “Madonnina”, è alta 109 metri. “Si dice che sotto il Duomo ci sia un laghetto, il quale era adorato dai Celti; infatti, il popolo Celta credeva nella Dea Belisama, che viene ricordata dalla Madonnina sulla punta del Duomo (questa Dea aveva una duplice funzionalita`,quella lunare, che ricordava la femminilita`, la madre col bambino, e quella solare, che ricordava il territorio, un tempo ricco di boschi) la quale era considerata Dea dell’acqua, cioè Dea della vita (infatti l’acqua era sinonimo di ricchezza vitale). Questa Dea, tra l’altro, a Milano veniva raffigurata (e chiamata con un nome specifico) come una scrofa pelosa (la scrofa semi lanuta di via Mercanti). Da qui cominciò tutto, i Celti edificarono un tempio o “cromlech”, cioè grandi cerchi formati dai menhir (pietre erette verticalmente) e dai dolmen (camere megalitiche); dopo questi tempiContinue reading

CRIPTOZOOLOGIA, ESOTERISMO E MAGIA, FANTASMI, PARANORMALE, SOPRANNATURALE

MISTERI DEL PIEMONTE

MISTERI DI TORINO Torino è considerata la città misteriosa per eccellenza. Punto di incrocio di linee energetiche negative e positive, secondo una leggenda, sarebbe stata fondata nel 1500 a.C. addirittura dagli Egizi. I rapporti della città con l’Egitto sono molto intensi, non per niente Torino ospita il museo egizio più importante d’Europa, secondo soltanto a quello del Cairo. Torino, nell’antichità, ospito tra l’altro, importanti personaggi, come Nostradamus, Cagliostro, Saint-Germain, Fulcanelli e Paracelso. Fin dal ‘500 fu il luogo d’incontro di tutti gli alchimisti d’Europa, a causa della presunta presenza sotto il Palazzo Reale delle Grotte Alchemiche, luogo propizio naturale per gli esperimenti alchemici. Ho detto “presunta” perché la loro realtà non è stata ancora accertata. Tempo fa, durante i lavori della metropolitana, ci furono dei problemi e i progettisti, per ragioni a noi ignote, dovettero cambiare i loro piani e far deviare la linea della metro di novanta gradi dalla loro traiettoria originale. Non si sa perché. Probabilmente, ostacolati dalla presenza di questo luogo mistico. Ma allora, c’è ancora qualcuno che vi lavora all’interno? Qualcuno di potente, capace di far cambiare agli ingegneri i loro progetti? Ci sarebbe da indagarci sopra. Fantasmi di Torino Presso Palazzo Reale è possibile imbattersi nei fantasmi dei Savoia. Torino, come molte altre città della penisola, ha anch’essa i suoi fantasmi. Se ne trovano a Palazzo Reale, Palazzo Barolo, Palazzo Madama e in altri luoghi della città (tra cui il Castello Medievale sul fiume Po). Stiamo tutt’ora svolgendo delle indagini più approfondite. La Sacra Sindone Al Duomo di Torino è conservata una delle più importanti reliquie che l’umanità possegga, se non la più importante. Si tratta della Sacra Sindone, cioè del lenzuolo che avvolse il corpo di Cristo dopo la sua agonia sulla Croce, quando venne posto da Maria e Maddalena nel suo sepolcro. Il lenzuolo riporterebbe l’immagine di Gesù per intero, visto frontalmente e posteriormente. Il condizionale è d’obbligo, visto che non si ha la certezza che effettivamente l’uomo di cui rimane l’immagine sia proprio Cristo. Tempo fa il sacro lenzuolo è stato sottoposto ad alcune analisi che avevano suggerito l’idea che esso potesse essere appartenuto ad uno degli ultimi maestri templari, se non proprio a Giacomo di Moley, ultimo maestro del Tempio. Tuttavia, ulteriori studi recenti hanno rivalutato l’idea originaria che il lenzuolo avesse davvero avvolto il corpo di Cristo. Soprattutto, a prova di tale ipotesi, contribuiscono diverse prove, tra le quali la scoperta della presenza di due monete poste sugli occhi del defunto secondo un’antica usanza (dovevano servire al defunto per pagare Caronte, il traghettatore che li avrebbe condotti attraverso il Lethe negli inferi) appartenenti all’età storica di Ponzio Pilato, governatore romano di quel periodo (prima metà del I secolo d.C.). Inoltre, un’analisi al computer ha rivelato tracce di sangue sul costato dell’uomo e sulla fronte (forse per via della corona di spine). Nel 1997 la Sindone scampò miracolosamente ad un incendio che, tuttavia, la danneggiò in parte. All’interno del Duomo è possibile ammirare una copia a grandezza naturale della reliquia. La vera Sindone è conservata in un’altra parte del Duomo, a sinistra dell’altare, e viene esposta in pubblico solo in rare occasioni. L’ultima volta che ciò accadde fu nei giorni successivi all’incendio del 1997. Rimane comunque il dubbio che l’uomo immortalato possa non essere il Cristo. Ma se non si tratta di lui, di chi si tratta allora? Il mistero rimane, anche perché tale fenomeno è già strano di per sé. Infatti, in condizioni normali, un’immagine così nitida non sarebbe potuta rimanere. Ma allora, come è stato possibile tale prodigio? MISTERI DI NOVARA LA “FIERA BESTIA” DEL MILANESE “Ritratto della Fiera Bestia veduta sul contado di Novara dove ha fatto e sta facendo strage di uomini e donne d’ogni età, particolarmente nel territorio di Olegio di Ghemine di Momo, e di Barengho già come si è raguagliato da lettere e notizie riportate nella pubblica Gazzetta di Milano numero 26, del 30 Giugno 1728.” In passato non erano rari gli avvistamenti di esseri mostruosi e sanguinari, sia in Italia che altrove in tutta Europa. Vi ricordo il film “Il Patto dei Lupi”, che tratta appunto di un simile caso nelle campagne francesi. Anche l’Italia, più in particolare la Lombardia, ha da segnalare un caso simile, come avrete potuto apprendere dall’illustrazione più in alto. Si tratta di un essere mostruoso, dalla forma di un lupo, con muso suino, e dalla forma mostruosa. Essere molto sanguinario, fece molte vittime all’inizio del XVIII secolo per una decina d’anni. Poi non se ne sentì più parlare. Nello stesso periodo vennero registrati casi simili anche altrove. Cosa realmente accadde in quelle campagne? Si trattò davvero di un essere mostruoso o di una comune “demonizzazione” del lupo, che tanto era odiato in quei tempi, perchè causa di molte vittime? Non era infatti raro che venissero considerate demoniache da parte del clero, e quindi dei villaggi, molte creature come lupi, o simili, da cui la popolazione doveva sempre difendersi. IL MOSTRO DEL LAGO D’ORTA La leggenda narra che nel IV secolo d.C. giunsero dalla Grecia i fratelli Giulio e Giuliano. Essi si sistemarono sulle rive del lago d’Orta, su un’isola (che poi sarebbe stata chiamata di S. Giulio) e, abbracciato lo stato clericale, vi costruirono due chiese. Ma l’impresa non fu facile, visto che S. Giulio dovette affrontare ripetutamente l’ira di un drago che viveva nelle acque di quel lago. Questo mostro marino aveva il proprio nascondiglio in una grotta e da lì, continuò a terrorizzare tutti quelli che passavano da quelle parti. Ancora oggi tale grotta esiste. Intorno al 1600 alcune persone vi trovarono all’interno una gigantesca vertebra che, analizzata, si capì dovesse essere appartenuta ad un animale molto grande. Si pensò ad un dinosauro che un tempo doveva aver vissuto in quel posto. Tale reperto è tutt’ora visibile, appeso ad una catena nella sacrestia della Basilica di S. Giulio. Da molti anni, il mostro del lago non si fa più vivo, non si sa che fine abbia fatto, ma se quella vertebra gli è appartenuta, probabilmente oramai di lui ne è rimasto solo un vago ricordo.   LE MASCHE Breve storia delle streghe in Piemonte Il termine “masca” è un termine dialettale piemontese che indica la “strega”, molto diffuso nelle Langhe e nel Canavese. La “masca”, secondo le credenze popolari, è in possesso di facoltà naturali ed opera incatesimi, toglie o indirizza fatture, utilizza medicamenti strani ed eredita la conoscenza dei poteri per via matrilineare dalla madre o dalla nonna. Oltre ai poteri ereditati per via orale, la strega eredita anche il “Libro del Comando”, dove con inchiostri di vari colori sono riportati formule e incantesimi. Nell’immaginario collettivo piemontese, le “masche” hanno un volto sgradevole, la pelle ruvida e scura, la fronte bassa e scavata da diverse rughe. Insomma, la vera immagine della strega cattiva delle fiabe di quando eravamo piccoli. Niente a che vedere con l’arcigna ma affascinante matrigna di Biancaneve. Nonostante ormai il potere di autosuggestione tipico del pensiero popolare, si sia nel corso del tempo affievolito con l’ingrandirsi delle città e dell’evoluzione industriale, in Piemonte pregiudizi e scaramanzie sono ancora largamente diffusi. Le streghe putroppo non sono appartenute solo alla fantasia ed anche il Piemonte possiede la sua triste realtà legata ai processi per stregoneria. L’immagine dei crimini commessi realmente o partoriti dalla fantasia di irragionevoli giudici della Chiesa e dei tribunali, portavano ad una sorta di esaltazione e dilatazione dei processi che a loro volta coinvolgevano interi paesi. La donna accusata di stregoneria veniva vestita di un camice bianco e portata in corteo fino al luogo dell’esecuzione. Un documento del 1474 rinvenuto tra le carte dei conti Valperga di Rivara, ci informa che il 23 settembre 1472, a Forno di Rivara vennero bruciate tre donne del luogo, si sa soltanto che si trattava di tre sorelle. Un altro documento sempre del 1474, riporta invece ben 55 capi d’accusa rivolti a quattro donne di Levone: Antonia De Alberto, Francesca Viglone, Bonaveria Viglone e Margarota Braya la quale riuscì a fuggire ed a evitare il rogo. A Pollenzo, si narra ancora oggi la leggenda della strega Micilina. Siamo nell’anno 1544 e Micaela Angiolina Damasius, detta appunto Micilina, avanza avvilita per le angherie subite, tra la folla. La poverina venne accusata di stregoneria e condannata al rogo, venne portata su un carro trainato da due buoi bianchi, alla sommità di una brulla collinetta e legata ad un vecchio castagno. La leggenda però vuole che la donna liberatasi dal bavaglio avvolta tra le fiamme, urlasse una maledizione al popolo che la guardava attonito: “Maledetti! Non saranno le fiamme a liberarvi di me, verrà una tremenda guerra che vi sterminerà che terminerà solo quando questi due buoi torneranno bianchi!”. A quel punto si udì un tremendo fragore e i due buoi che l’avevano trainata fin lì, da bianchi che erano divennero rossi come il fuoco ed impazziti si lanciarono contro la folla urlante. Ancora oggi su quella collina si possono notare delle strane macchie rosse sul terreno: si dice che sia il sangue della povera Micilina. Ma un’altra leggenda arricchisce il bagaglio culturale popolare piemontese: quella della Masca zoppa nemica degli amanti. A Villafranca, si narra che nei boschi accanto al paese, le coppiette di giovani amanti sparissero. I corpi degli amanti, venivano ritrovati giorni dopo annegati nel Po. Pare che una strega fosse capitata in paese e che di notte raggiungesse le coppiette appartate prima sotto forma di gatto e poi nelle sembianze di un’avvenente fanciulla che seducendo l’uomo attirava nell’acqua entrambi i giovani fino a farli annegare. Ma una sera un robusto ragazzo decise di eliminare la strega e si appartò con la fidanzata. Appena si vide davanti la graziosa fanciulla nella quale la strega si era trasformata, cercò di non farsi incantare ed incoraggiato dalla fidanzata prese un grosso bastone e picchiò forte contro la strega che recuperate le sembianze reali sparì in una spirale di fumo nero. Ancora oggi a Villafranca quando qualcuno cerca di ostacolare una storia d’amore gli si dice: “Che tu possa zoppicare!”   MISTERI DI CUNEO Sabba infernali Nei boschi di Boves (CN) sembra che da secoli, ogni anno nella ricorrenza della notte di S.Giovanni, si riuniscano maghi e streghe per celebrare dei sabba infernali. La popolazione è restia nel parlarne, come se temessero qualcosa. MISTERI DI ALESSANDRIA E PROVINCIA La Fonte Misteriosa Acqui Terme, in provincia di Alessandria, è una città ricca di fontane. Nella stessa città sono presenti i resti di un acquedotto romano del II secolo d.C. In una delle molte piazze della cittadina, è presente una fontana molto particolare. L’acqua sorgiva di questa fonte proviene dal sottosuolo ed è calda, ma non si sa con esattezza la ragione. Gli studiosi hanno ipotizzato l’esistenza di un vulcano sotterraneo inattivo. Circa due anni fa mandarono giù, lungo l’imboccatura della fonte, una sonda termica in grado di resistere ad altissime temperature, una di quelle usate per sondare l’interno dei vulcani. Il mistero sta nel fatto che tale sonda (così come altre successive) non ha resistito alle temperature eccessive ed è andata persa. Non avrebbe dovuto fondersi. Cosa c’è nel sottosuolo di Acqui Terme in grado di fondere le stesse sonde usate all’interno dei vulcani? L’interrogativo rimane. MISTERI DI VERCELLI E PROVINCIA S.Maria di Lucedio (Vc): Il segreto dell’abbazia del diavolo (di Gianpaolo Saccomano) L’antico Principato di Lucedio, che recentemente è stato trasformato in un’azienda agricola all’avanguardia, si trova a poca distanza da Trino (Vc), proprio nel mezzo della nebbiosa campagna vercellese, paesaggio che, soprattutto nella brutta stagione, di per sé contribuisce a mantenere intatta quell’atmosfera sinistra e corrotta che nel corso dei secoli gli è stata attribuita. La storia di questo piccolo agglomerato di case, sperdute tra gli acquitrini del vercellese comincia nel 1123, quando l’Abbazia fu fondata dai monaci cistercensi provenienti da La Fertè in Borgogna, grazie ad un lascito del Marchese Ranieri di Monferrato, e si snoda fino ai giorni nostri con un complesso susseguirsi di successioni e di donazioni nobiliari. Vale la pena ricordare soltanto la creazione del Principato, avvenuta nel 1861, con la nomina dell’allora proprietario, il MarcheseContinue reading

FANTASMI, PARANORMALE

FANTASMI: TEORIE

Fantasmi… Anime dannate di non vivi che vagano in cerca di riposo? Immagini di uomini del futuro che esplorano il passato della storia? Viaggiatori da altre dimensioni? Frutto della nostra fantasia? Anime sospese in un limbo, in una dimensione a noi ancora sconosciuta? Immagini di un passato che è stato, troppo forte e colmo di intense emozioni perché possa essere cancellato dal tempo? Ciò che rimane di coloro che non vorrebbero più lasciare questo mondo? Magari perché non hanno ancora risolto certe faccende… Spiriti di persone morte di morte violenta? Cosa sono i fantasmi? Molte sono le ipotesi. Difficile è dare una risposta sicura… Migliaia sono le storie tramandateci dalle tradizioni locali e migliaia le forme che questi esseri assumono a seconda del posto in cui si trovano, delle tradizioni e del tempo. Sicuramente i più famosi fantasmi sono quelli legati alla Gran Bretagna, che da sempre è stata la loro patria. Numerosi sono quelli della Torre di Londra, il luogo dove nel medioevo venivano rinchiusi i prigionieri politici e che dal settecento è meta delle loro visite. Il primo fantasma avvistato fu quello di Tommas Becket, nel 1241, il quale venne assassinato nella cattedrale di Canterbury settantuno anni prima. Successivamente fu (ri)vista Anna Bolena, seconda delle sei mogli di Enrico VIII e spirito avvistato più di frequente. Ella regnò 1000 giorni, dopodiché venne decapitata dal re, che se ne voleva sbarazzare. Il suo corpo senza testa fu avvolto in un fagotto, messo in una vecchia cassa e seppellito nella cappella della Torre di San Pietro in Vincoli. Da allora numerose guardie giurarono di averla vista, anche sotto corte marziale. Ma ella non infesterebbe solo la torre. Ogni anno all’anniversario della sua morte il suo corpo decapitato viene visto arrivare su un cocchio a Blickling Hall, la sua casa natale nel Norfolk. Il suo spirito, ogni volta che viene rivisto nella torre, è inoltre portatore di sciagure, specialmente in occasione di altre esecuzioni. Questo sarebbe un chiaro esempio di una persona morta e che si rifiuta di lasciare questo mondo, continuando a vivere le proprie abitudini. Oppure, potrebbe trattarsi della visualizzazione di avvenimenti così traumatici da rimanere impressi nella “pellicola della storia”, come l’assassinio della regina. Si dice che per poterla decapitare, il boia fu costretto ad inseguire la donna per tutto il palazzo regale. Con un po’ di immedesimazione potremmo metterci nei panni della Bolena e capire quale dramma abbia dovuto subire in quei momenti di terrore. Potrebbe quasi sembrarci evidente che un tale scena abbia potuto imprimersi così profondamente tanto da potersi ripetere ancora in determinati momenti. Il velo spazio-temporale potrebbe essere stato scosso duramente dalle forti emozioni di quella donna, tanto da lacerarsi irrimediabilmente. La storia, inciamperebbe in quella lacerazione e continuerebbe a ripetersi come un disco che si incanta. Ma si tratterebbe solo di immagini, suoni, visioni… niente di tangibile. Tragedie immortali o comunque impossibili da cancellare dai ricordi della storia dell’umanità. Giorgio Pastore UNA TEORIA Per facilitarci le cose, partiamo dal presupposto che i fantasmi esistano e che siano ovunque. Sì, non solo in vecchi castelli e ville, bensì ovunque, intorno a noi, sempre. Infatti, non c’è nessuna ragione di pensare che i fantasmi debbano per forza essere solo in determinati luoghi, escludendone altri, a meno che non volessimo prendere in considerazione motivi vincolanti tutt’ora sconosciuti, ma dubito. Quale differenze potrebbe esserci tra un castello e un’abitazione moderna? Alcuni potrebbero obiettare che i castelli debbono essere più soggetti ad infestazioni poiché in essi capitava che venissero giustiziate persone o morissero durante battaglie nel medioevo, ma non è abbastanza per poter dire niente di certo. Anche nei moderni appartamenti, infatti, possono morire persone, anche violentemente e possono morire anche per strada se per questo. Quindi non solo in vecchi e suggestivi ruderi. Sfatiamo il mito del vecchio castello infestato o della solita suggestiva casa stregata. I fantasmi devono trovarsi, per forza di cose, ovunque. Ora, passiamo alla seconda problematica: cos’è un fantasma? La parola “fantasma” si riferisce a un qualcosa che non esiste sul piano reale, un’immagine fantasiosa, o meglio, non del nostro mondo. Questo significa che non è una cosa concreta, tangibile, visibile, ma d’altro canto, non possiamo dire che sia una cosa di fantasia, almeno finché non lo potremo dimostrare. Nel passato, quando ancora la scienza era basata più sugli scritti degli antichi che sull’empirismo, molte erano quelle cose definite impossibili e fantasiose. Molte di quelle stesse cose, secoli dopo, trovarono anch’esse un loro posto nel panorama scientifico. Questo vuol dire che una cosa oggigiorno definita soprannaturale, in un futuro potrebbe divenire normale per la scienza. Ma per arrivare a ciò, si dovrà dimostrare scientificamente certi fenomeni tutt’ora inspiegabili. Si dovrà poter ripetere in laboratorio certi fenomeni, nella nostra era definiti paranormali. Non è un utopia, ma una possibilità, in quanto la scienza fa di giorno in giorno passi da gigante. Molte cose, oramai spiegate, un tempo facevano ridere gli stessi scienziati. La storia deve insegnare, altrimenti è inutile studiarla. Comunemente parlando, per fantasma, intendiamo quell’entità, quell’essenza “vitale” che sopravvive al corpo dopo la morte e, quindi, continua a “vivere” ma come relegato in una dimensione parallela alla nostra. Solo in certi rari casi, quando le soglie di queste due dimensioni si sfiorano ci è possibile vederli ed entrare in contatto con loro. Ci sono diverse teorie che cercano di spiegare “cosa è un fantasma”. Come dicevo all’inizio, io credo che i fantasmi siano ovunque, ma non ci è possibile vederli in normali condizioni, in quanto la loro dimensione non è la nostra. Cosa si intende per dimensione? Capisco la difficoltà del credere nell’esistenza in qualcosa che non si vede, ma d’altronde, non si crede forse nell’esistenza dell’aria, che pur non si vede? E non si crede anche nell’esistenza di Dio, pur non avendolo mai visto (almeno di recente)? Allora, perché non credere anche nell’esistenza dei fantasmi e di altre dimensioni oltre la nostra? Immaginiamo un libro. Se la nostra dimensione è la pagina numero uno del libro, un’altra dimensione sarà la numero due, o la tre e così via. E tutte, nel loro insieme, formano il libro, ovvero l’universo intero. Immaginiamo che ogni pagina sia simile ad un’altra, variando solo per pochi elementi, quindi se sulla pagina 1 ci sarà scritta solo la lettera “A” in stampatello per esempio, magari sulla seconda ci potrà essere la stessa lettera, ma scritta in corsivo e sulla terza, ancora una “A” ma scritta con un altro carattere differente dagli altri. E sulla pagina numero 3320 forse troveremo una parola più complessa, in modo che ogni pagina del libro corrisponda ad una delle infinite varianti disponibili e, naturalmente, per forza di cose, questo sarà un libro con un numero infinito di pagine. L’universo, allo stesso modo, è composto da un numero infinito di dimensioni. Io penso che durante il sognare, ci sia permesso di viaggiare attraverso queste dimensioni, per poi, al risveglio, ritornare nella nostra, cioè nel nostro corpo. E, così come l’anima viaggia nello spazio, può viaggiare anche nel tempo, ma non necessariamente nel nostro: in quello di altre dimensioni. Per questo, a volte, si fanno sogni premonitori. Noi siamo abituati a chiamare “sogno” quel determinato stato di coscienza, senza cercare di andare oltre, di darci una spiegazione scientifica o comunque, più soddisgfacente. Cos’è il sogno? Il sogno è il sogno… Ma, di fatto, il sogno è un’esperienza di per sè meravigliosa e unica, infatti è difficile fare lo stesso sogno più di una volta, in maniera identica. Forse perchè viaggiando in modo casuale attraverso l’universo in un numero infinito di dimensioni, di spazi, luoghi e tempi, è decisamente improbabile arrivare due volte in uno stesso identico punto. Ora, in determinati casi, per ragioni che possiamo solo ipotizzare, queste dimensioni si sfiorano l’un l’altra, per brevi istanti e, come se ci trovassimo in un incrocio, può capitare di incrociare presenze abitanti altre dimensioni. In questi casi, noi possiamo vedere i cosiddetti fantasmi. In tal caso, è difficile che essi possano interagire con la nostra dimensione, in quanto solo immagini, ricordi di altri luoghi e tempi. Impotenti, inconsapevoli forse di essere visti, o comunque, consapevoli di essere anch’essi a entità sconosciute, appartenenti ad un altro mondo. Così, in quei determinati momenti, noi “X” vediamo un fantasma “Y” e contemporaneamente, un’altra persona “Y” vede un fantasma “X”. O forse è solo possibile, per qualche strana ragione, poter vedere solo il passato e non il futuro. Ma c’è anche la possibilità che il fantasma appartenga invece a questa nostra dimensione, come essenza energetica, memoria di una persona morta, ma sospesa nel tempo e nello spazio, perché magari si crede ancora viva, o non ha adempiuto durante la vita a tutti i suoi compiti, non ha raggiunto una “soddisfazione” terrena, o non accetta l’idea di essere morta. Ci sono casi di fantasmi preoccupati del destino del loro “Io” materiale, del loro ex-corpo. Presso la rocca di Riva del Garda (TN) negli anni ’50 del ‘900 venne rinvenuta un’antica tomba romana. Particolare curioso? Il soldato riesumato era senza testa. I resti vennero trasportatati al Museo Civico di Riva, ma da allora, accaddero fatti strani. All’interno del museo si udivano rumori, si accendevano luci, si spostavano oggetti. La gente diceva che il soldato si era arrabbiato per essere stato trasportato al museo, oppure perché rivoleva la sua testa. Nel 1955 rinvennero un teschio a Malcesine, anch’essa di epoca romana. Anch’esso “non stava mai fermo” nelle ore notturne, si esibiva con salti, spostamenti e rumori. Si volle riunire i due pezzi, ma tale riunione non avvenne. Secondo un medium, il morto si sarebbe chiamato Lucius Paulus. Attualmente, le ossa del soldato sono esposte in una salette, la stanza delle torture, che si vede passando in un alto corridoio della Rocca di Riva che conduce alla torre. I fatti del 1954 rimangono tutt’ora senza spiegazione, ma sono un tipico esempio di attaccamento affettivo di un fantasma al proprio ex-corpo. C’è un altro quesito su cui soffermarci. Perché, di solito, si vedono solo fantasmi di persone morte “recentemente” e, ad esempio, non si è mai visto il fantasma di un dinosauro o di un uomo primitivo? Questo fatto potrebbe essere spiegato se si suppone una sorta di “presente continuo inertico”. Immaginiamo di lanciare un sasso in uno stagno. Questo farà una parabola per poi scomparire nello specchio acquoso. Lo stesso, probabilmente avviene nel caso dei fantasmi. Ricostruzione grafica L’anima di una persona, quando muore, inizia una parabola e per inerzia, continua ad “esistere” ma solo per un certo periodo di tempo, per poi concludere il suo “viaggio” ed abbandonare per sempre questo mondo, come se ogni fantasma avesse attaccato un timer. Allo scadere del tempo, l’anima smette di esistere come “coda” della sua esistenza passata, magari per diventare “testa” di un’altra vita. Potremmo immaginare che quest’anima, al termina del suo tempo, si reincarni in una nuova vita corporea. Ci sono molte testimonianze che proverebbero l’esistenza della possibilità di reincarnarsi. E perché “presente continuo”? Perché, probabilmente, per un fantasma, il tempo non esiste come l’intendiamo noi. Il fantasma è attivo in un presente perenne, che per lui vale un attimo di tempo, ma per noi può durare anche secoli. E il tempo che impiega questo “sassolino” a cadere nello stagno è per un fantasma equivalente ad un secondo. Ma queste sono tutte solamente ipotesi. Ci sto ancora lavorando sopra. Quando, e se, avrò delle risposte certe, le pubblicherò. Nel frattempo, possiamo solamente fantasticare. Giorgio Pastore QUANDO SI POSSONO VEDERE I FANTASMI? Questo è un quesito a cui apparentemente sembrerebbe impossibile rispondere. Tuttavia, anche in questo caso ho avanzato una ipotesi che, a mio avviso, non dovrebbe essere sottovalutata. Mi venne in mente un giorno, così, all’improvviso. Come si suol dire, mi si accese la fatidica lampadina! Erano giorni che ci pensavo su, perché una sera, ero con amici e parlando di misteri, si arrivò al quesito fondamentale: “quando e dove è possibile vedere i fantasmi (sempre se esistano naturalmente, perché finché non si avranno prove certe, è lecito avere dubbi a riguardo)?” Tutti ci guardammo in faccia, ma quellaContinue reading

FANTASMI, PARANORMALE, PSICOLOGIA E PARAPSICOLOGIA, SOPRANNATURALE

ORB, SFERE DI LUCE

Che cosa sono? Riflessi o difetti della macchina fotografica o… Esseri di luce provenienti da altri mondi o altre dimensioni? ORB, IL FENOMENO In alcuni casi compaiono nelle fotografie, in fase di sviluppo, delle sfere luminose chiamate ORB. Il fenomeno è riscontrato sia in seguito all’uso di macchine fotografiche tradizionali, sia (e suprattutto) di fotocamere digitali. La natura di queste sfere ci è sconosciuta. Tuttavia, è possibile formulare molte ipotesi. – Sembra che compaiano più facilmente in seguito all’uso del flash; – Ma compaiono anche in assenza di flash; – Possono essere di diversa grandezza; – Il 90 % delle volte sono di forma circolare (nel restante 10 % sono compresi orb di altre forme, soprattutto ovali); – In tutti i casi, presentano un bordo brillante; – Sono più o meno trasparenti; – Ne troviamo di due tipi: 1) a sfere concentriche (con nucleo) e 2) uniformi di forma non circolare; – Vengono fotografati soprattutto in luoghi particolari, quali case infestate, cerchi nel grano, cimiteri, etc.; – In rari casi sono stati anche filmati in movimento (guarda i links qui sotto); – Quelli concentrici somigliano a diafane diatomee circolari (ovvero alghe unicellulari silicee di dimensioni da 100 a 1000 micron); – In laboratorio sono stati rilevati nello stesso posto e con le stesse dimensioni pur usando contemporaneamente due differenti macchine fotografiche – Non si tratta di macchie di polvere sull’obiettivo fotografico, perché anche dopo aver pulito l’obiettivo, continuano a comparire nelle foto; – Non sono difetti delle fotocamere digitali, perché compaiono anche su pellicola tradizionale e non sembra neppure dipendere dal numero di pixel del sensore perché sono stati fotografati da sensori differenti, che variavano da 3,5 Mpixel a 8 Mpixel; – Non si tratta né di particelle di polvere in sospensione nell’aria, né di gocce di pioggia, né di insetti illuminati dal flash, poiché sia le gocce d’acqua che gli insetti risultano, nelle foto, in movmento. Gli Orb invece sono fissi nela foto, come se galleggiassero nell’aria; – Potrebbero essere sfere di plasma energetico che si illumina alla luce del flash, così come accade per l’effetto di luminescenza dato dal neon; – Entità extra-dimensionali, disincarnate o provenienti da un altro pianeta; – Oppure, sonde di esplorazione di natura aliena; Giorgio Pastore LINKS UTILI: http://orbstudy.com/BIZyCart.asp?NEXTPAGE=Index.htm&GROUP=Special&STYLE=Base&CLIENT=OrbStudy http://www.hwh22.it/ http://www.grottadimerlino.org/orbs.htm http://www.sjgr.org/video.htm (qui sono presenti anche dei rari video di Orb!)   LE NOSTRE INDAGINI Noi del C.R.O.P. abbiamo scattato molte fotografie in cui abbiamo visto, in fase di sviluppo, comparire degli Orb. Sono ancora in corso degli studi per cercare di venire a capo del fenomeno. Tutti questi posti tuttavia presentano una stessa caratteristica comune, ovvero un elettromagnetismo superiore alla media (che è 0,20 microtesla). Ad esempio, nel crop circle di Desio (Mi) arrivava fino a 0,68 microtesla. Nei luoghi infestati sono state rilevate ampie fluttuazioni di campi magnetici con picchi fino a 100 milligauss, contro gli 1/2 normalmente presenti. Per questo, molte volte, si è pensato che questa alterazione del campo magnetico sia la causa delle “visioni” di “fantasmi” nelle zone infestate, ma mai si è pensato invece che proprio questa anomalia possa essere l’effetto della presenza di una qualche entità sovrasensibile e incorporea. Quindi, non la causa, ma l’effetto. Abbiamo notato una somiglianza degli Orb con le diatomee circolari, ovvero alghe unicellulari silicee di dimensioni da 100 a 1000 micron che vivono nell’acqua degli oceani e dei mari. Forme di vita elementari, ce ne sono di vari generi; questo, di forma concentrica, è il genere della Cyclotella. Presenta una corona esterna e un nucleo. Potrebbe esserci un nesso tra queste semplici forme di vita e gli Orb? GIORGIO PASTORE

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FANTASMI

CLASSIFICAZIONI SPETTRI E GHOST HUNTER a cura di CIPRIANI DANIELE PRIMA TIPOLOGIA: SPIRITI Sono le anime delle persone morte che tornano nei loro luoghi di origine per mettersi in contatto con i viventi. Per comunicare con gli spiriti si è soliti riunirsi in sedute medianiche. Famosa è la storia delle due sorelle Fox che affermarono in passato di poter comunicare con loro tramite “l’alfabeto dei colpi”. SECONDA TIPOLOGIA: INFESTAZIONI In inglese “hauntings” dal verbo “to haunt”, ossessionare. Lo spettro infestatore è strettamente legato e vincolato ad un luogo o ad un oggetto. Le infestazioni possono essere di carattere maligno oppure innocue, il più delle volte è proprio quest’ultima a manifestarsi. Il loro modo di agire è conscio del fatto che convivono con esseri viventi. Famosi sono i casi delle dame bianche o dei monaci. Non si manifestano solo in luoghi chiusi ma anche in campi di battaglia, acquedotti e luoghi aperti. TERZA TIPOLOGIA: FAMILIARI Per i tedeschi “Banshee” sono legati ad una determinata famiglia. Le apparizioni risultano inquietanti per via dei loro lamenti notturni. Sono uditi solo dai componenti della famiglia e predicono un lutto imminente. GHOST HUNTER L’indagine di un ghost hunter non è un uscita serale in un luogo dove dicono di aver visto un fantasma. L’operazione si divide in 3 fasi importantissime e indivisibili se pur diverse tra loro. FASE 1: ATTIVITA’ D’UFFICIO Per prima cosa bisogna indagare sul luogo ove andare ad indagare successivamente. Documentarsi sulla storia del posto, conoscere le storie dei precedenti o attuali proprietari. Se il luogo è una casa allora sarebbe utile avere il progetto originale, indicazioni, cambiamenti e ristrutturazioni; nonché più notizie possibili. FASE 2: INDAGINE SUL POSTO Dopo aver ottenuto tutte le autorizzazioni del caso per accedere al luogo. Si eviti qualunque tipo di intervento esterno o burla che possa interferire con l’indagine. Solitamente le attività si svolgono in orari notturni ma una visita nel luogo di giorno è consigliabile per avere un po’ di conoscenza e per muoversi meglio. Prima di iniziare a tirar fuori le attrezzature necessarie bisogna attendere la prima apparizione e qui basterà una macchina fotografica per scattare una o due foto del luogo (Da considerare molto attentamente la suggestione e di conseguenza si stia attenti a non farsi ingannare da fruscii del vento rumori del tutto normali e così via). Quando si è riusciti a capire qual è il luogo dove è più probabile che avvenga l’apparizione si mira ad indagare proprio nel suddetto luogo. Si inizi a girare misurando temperatura,pressione con contatori Gauss ed EMF attivi pronti a cogliere cambiamenti di radiazioni e campi elettro-magnetici rilevanti; il tutto con i strumenti di registrazioni pronti ad essere attivati. Se si avvista un fenomeno paranormale si inizi a compilare la scheda tecnica di avvistamento. Si continuino a scattare foto, a spargere del talco per eventuali impronte e si proceda a scandagliare il posto con i raggi UV. Al termine della serata importane è sigillare porte e finestre per evitare l’intervento di estranei. Si torni la sera successiva e così via per una serie di sere a priori stabilite. FASE 3: ATTIVITÀ DI LABORATORIO Si tratta di analizzare tutte le prove ed i rilevamenti prelevati in loco. Analisi digitale di fotografie,audio e video. Si vedano i valori registrati da i contatori Gauss ed EMF per vedere se sono o meno nella norma. Dopo aver eseguito le sopraindicate fasi si archivi il tutto e se ne discuta con persone del campo; elaborare una teoria del fenomeno.   EQUIPAGGIAMENTO DI UN GHOST HUNTER BLOCK NOTES: utile per schizzi del luogo e per scrivere idee sul momento; REGISTRATORE PORTATILE: se si hanno sensazioni di rumori, è sempre bene registrare i suoni dell’ambiente per riascoltarli in seguito; TORCIA: essenziale per visite ed indagini notturne; TALCO: per rilevamento impronte; TERMOMETRO BAROMETRO IDROMETRO: per verificare cambiamenti di pressione temperatura ed umidità nel luogo (buoni identificatori di fenomeni paranormali); CRONOMETRO: per misurare la durata del fenomeno; EMF: “Electro magnetic field detector”, rilevatore di campi elettromagnetici; MACCHINA FOTOGRAFICA: per foto a colori o in bianco e nero; MACCHINA PER FOTOGRAFIE INFRAROSSE E UV: le foto normali difficilmente rilevano alcunché, più importanti quindi i negativi le foto UV e nell’infrarosso (fotografano la luce che non si vede con gli occhi); LAMPADA UV (Ultravioletta): certe tracce come il sangue rappreso si notano solo con lampade UV; WALKIE TALKIE: se si va in gruppo è un ottimo metodo di comunicazione; DANIELE CIPRIANI