ZUIYO MARU,
IL MOSTRO 

Il mostro dello Zuiyo-maru
Strani resti nelle reti di un peschereccio giapponese


        Il giorno 25 aprile 1977, l’equipaggio del peschereccio nipponico Zuiyo-maru, in navigazione a 30 maglia dalla costa neozelandese, trovò intrappolati nelle reti i resti di uno strano animale: questa enorme creatura aveva un peso approssimativo di 1800 chilogrammi e una lunghezza stimata in 10 metri. Una volta issata sulla barca, la carcassa fu oggetto di osservazione e sgomento: si pensò inizialmente di portarla a terra per analizzarla, ma il forte odore che la putrefazione emanava indusse l’equipaggio a fotografarla in diverse pose e a ributtarla in mare, per paura che la nave si infettasse. Tuttavia, alcuni resti rimasti sopra il ponte della nave poterono essere studiati dal dottor Yano, un oceanologo che raccolse campioni di tessuto il cui studio avrebbe potuto svelare la vera natura dell’essere incontrato.

Dai suoi primi appunti si poté osservare che la testa dell'essere, priva di mandibola, misurava approssimativamente 45 centimetri, con un collo di 1,5 metri. Parte degli organi era stata divorata da altri pesci. Si stimò la bestia morta da circa un mese. Al suo ritorno in Giappone, il 10 luglio 1977, Yano sviluppò le foto scattate a bordo del peschereccio: con chiarezza spiccava il lungo collo e la testa sproporzionatamente piccola; scienziati locali dichiararono di non aver mai visto nulla di simile e sottolinearono la somiglianza dei resti con la fisionomia di un plesiosauro, un animale marino estinto milioni di anni prima. Il clamore della notizia suscitò l’entusiasmo della stampa, che esordì con titoli altisonanti riguardo al presunto ritrovamento di un plesiosauro. Anche scienziati come il Prof. Yoshinori Imaizumi e il Prof. Tokio Shikama affermarono senza ombra di dubbio l’autenticità della scoperta, già catalogata come rivoluzionaria per il genere umano. Più scettici rimasero gli studiosi europei e americani, che ricordarono casi in cui carcasse di squali, balene o tartarughe vennero scambiate per animali misteriosi. Nonostante ciò, la macchina mediatica si era già messa in funzione: televisioni, radio e mezzi di stampa dedicarono ampi spazi alla notizia, la mostro-mania contagiò le industrie di giocattoli, lo stato del Giappone emise una serie di francobolli commemorativi sul fatto e si iniziò anche a parlare di un’ipotetica ricerca di esemplari di plesiosauro vivi. 
Tuttavia, il 26 luglio 1977 il Professor Fujio Yasuda scoprì nei resti analizzati un amminoacido presente anche in resti di squali in putrefazione. Ma anche questi studi non poterono spiegare particolari strani quali il lungo collo e il ridotto volume della testa. 
Nel frattempo, pescherecci di tutte le nazioni si misero in cerca della carcassa buttata a mare dai giapponesi, sperando di ritrovarla e sfatare così il mistero.
Giorni dopo, la scienza diede la sua risposta definitiva: le controanalisi dei resti confermavano l’ipotesi che si trattasse di un cadavere di squalo balena in decomposizione. La strana forma della testa era dovuta alla mancanza della mandibola inferiore. Con un comunicato di 9 fogli vennero enunciati in dettaglio tutti i componenti che supportavano la tesi: la struttura cartilaginea delle ossa, la lista degli amminoacidi e persino il numero di vertebre corrispondeva a quello di uno squalo balena. 
Tuttavia, l’ipotesi che si trattasse di un plesiosauro non fu completamente negata, ma semplicemente sminuita...

Riccardo Pelucchi

Fonti:

http://www.angelfire.com/mi/dinosaurs/zuiyomaru.html

Charles Berlitz, "Il libro dei fatti incredibili ma veri"