ZOMBI

ZOMBI, IL SEGRETO DEI MORTI VIVENTI 
COME FAR USCIRE LO ZOMBI DALLA TOMBA
POLITICA E RELIGIONE AD HAITI
LA MAGICA POLVERE DEI BOKOR
ANALISI SCIENTIFICA DELLO ZOMBI
VOODOO

ZOMBI, IL SEGRETO DEI MORTI VIVENTI 
Di A. Lissoni (per gentile concessione di: www.ufoitalia.net )


        Gli dei vudù nel pantheon del Benin. Haiti: politica e magia. Il rito del mandamorti. William Seabrook incontra i non-morti. Il terribile veleno del  pesce-palla. Scoperta la tecnica per realizzare uno zombi. 

        Gennaio 1996, nella sperduta repubblica africana del Benin, nel golfo di  Guinea. Il presidente Nicephoro Soglo annuncia alla popolazione che «una secolare ingiustizia è stata finalmente riparata. Il vudù, religione  tradizionale del Paese, diventa un credo ufficiale, con una propria festa,  al pari delle altre confessioni praticate in Benin, il cristianesimo e 
l’islamismo. Quattrocento anni fa, proprio da queste spiagge chiamate  sinistramente Costa degli schiavi, milioni di uomini venivano strappati  alla loro terra e trascinati a forza in altri continenti, a morire nelle  piantagioni di cotone. Ma l’antica religione, il vudù, non è mai andata  perduta, e torna oggi più potente che mai...». 

Alfredo Lissoni


POLITICA E RELIGIONE AD HAITI 

        Il vudù, parola che in dialetto africano significa dio, è una religione  sincretica nata durante il periodo del colonialismo dalla mescolanza delle  credenze spiritiche e animistiche delle popolazioni di colore (Malgasci,  Bantu, Dahomey, Mandinghi) deportate in America. Questo credo, che ospita  tutti gli dei delle religioni africane, è attualmente praticato ad Haiti  e Cuba, in Brasile, nelle Antille e persino in parte degli USA, con il  nome di hoodoo, presso le comunità nere della Florida e della Louisiana.  Si tratta di una religione magica. I suoi sacerdoti si chiamano hungan se  stregoni bianchi, bokor se neri. Costoro possono invocare indifferentemente gli spiriti rada, divinità benefiche del focolare, ed i  petrò, le anime demoniache. Queste ultime sono però difficilmente  controllabili, e la loro evocazione è praticata in genere solamente dai  maghi neri particolarmente abili. Questi stregoni satanisti hanno avuto,  durante la dittatura della famiglia Duvalier (Papà e Baby Doc), una  funzione politica fondamentale. I Duvalier, difatti, utilizzavano la  magia nera (o quanto meno, il terrore che essa incuteva) per sottomettere  la superstiziosa popolazione di Port-Au-Prince. La magia nera sarebbe  servita poi per scacciare dall’isola sia Baby Doc sia i marines americani  mandati dalle Nazioni Unite dopo il colpo di stato. 

La più temibile stregoneria, sulla quale si basa il prestigio ed il  potere illimitato dei bokor sulla popolazione locale, è 
l’oscuro e segretissimo rito del mandamorti, meglio conosciuto come la resurrezione di uno zombi. 

Alfredo Lissoni

COME FAR USCIRE LO ZOMBI DALLA TOMBA 

        Tutti sanno, grazie alle fantasiose e romanzate pellicole horror di George  Romero, cosa sia uno zombi, il morto vivente resuscitato per magia e costretto ad obbedire per sempre al suo mago-padrone. 

La resurrezione dello zombi è praticata solo da quei bokor che conoscono  le giuste preghiere rituali ed hanno l’animo saldo quanto basta. Per poter  resuscitare un morto, difatti, è indispensabile recarsi di notte in un  cimitero ed evocare, davanti alla lapide, un demonio. Proprio quest’ultimo  fornisce l’energia che permette al corpo morto di tornare in vita. Ma per  poter comandare lo zombi, lo stregone deve possederne l’anima, che viene  evocata, catturata ed imprigionata dentro un vaso, una specie di lampada  di Aladino il cui possesso permette al bokor di annullare la volontà del  resuscitato. Si invoca allora Baron Samedi, il signore dei cimiteri  custode delle anime, e lo si addormenta con la formula creola Do' mi pa fumé, Baron Samedi, Dormite bene Baron Samedi. Non appena il signore dei 
cimiteri abbassa la guardia, il bokor può sottrargli l’anima dello zombi, chiamandola a sé con la frase Mortoo tomboo miyi, Morto, dalla tomba, a me! 
A questo punto il cadavere viene disseppellito e resuscitato. Privo della  propria anima, e quindi di volontà, lo zombi, mosso dal demonio, è ora  pronto ad eseguire, su ordinazione, qualsiasi azione, anche la più  efferata. La moderna cinematografia ha inventato moltissimi dettagli finti sugli  zombi (si dice, ad esempio, che mangino solo carne umana e che muoiano  soltanto se colpiti alla testa); l’unico resoconto fedele alle credenze  haitiane è quello dello scrittore William Seabrook, un esploratore che  negli anni Venti visse ad Haiti e ne fu in parte introdotto ai misteri. Seabrook, nel volume L’isola magica (1929), racconta: «La luna piena  saliva lentamente nel cielo, sbiancando le colline e le piantagioni di  cotone, ed io me ne stavo seduto davanti alla porta di casa con Costantino 
Polinice, un fittavolo haitiano, a parlare di demoni, licantropi e vampiri. Il discorso cadde sugli zombi. Avevo sentito dire che lo zombi è un corpo privo di anima, clinicamente morto, che riacquista magicamente un’apparenza di vita puramente meccanica; un cadavere che agisce, si muove, cammina come se fosse vivo, grazie alle arti di uno stregone. Questi sceglie un cadavere sepolto di fresco che nonabbia ancora avuto il tempo di decomporsi e lo sottopone ad una specie di galvanizzazione. Poi lo asservisce sia per fargli commettere qualche delitto, sia per affidargli, come capita più sovente, lavori agricoli o domestici pesanti. Non appena il morto accenna a rilassarsi, questi lo bastona come una bestia da soma. Quando ne parlai a Polinice, il mio scettico amico mi rispose: ’Creda a me, non si tratta di una superstizione. Fa parte purtroppo dei nostri usi e costumi. Sono cose vere ad un punto che voi bianchi non sospettate neppure. Lei non si è mai chiesto perché i contadini più poveri seppelliscono i loro morti sotto massicce torri di muratura? Che altro motivo vuole che ci sia se non quello di difendere i propri morti?». Seabrook prosegue citando il caso di «un vecchio negro, tale Ti-Joseph du Colombier, che un bel mattino arrivò davanti ai campi di Hasco seguito da una banda di nove straccioni dall’espressione inebetita, che avanzavano con passo strascicato. Ti-Joseph li mise tutti in fila e quelli lo lasciarono fare, restandosene con lo sguardo fisso e vuoto». Dopodiché Ti-Joseph mise gli zombi al lavoro nei campi. Quegli strani esseri, tenuti lontani dalla curiosità dei passanti, lavoravano molte ore al giorno, sotto il sole; non parlavano, non mostravano alcuna emozione e si limitavano a zappare la terra. Dormivano pochissimo e mangiavano soltanto banane bollite e scondite. Questa insolita forma di sfruttamento andò avanti molto a lungo sin che, un giorno, mentre Ti-Joseph era assente, una venditrice di pistacchi salati incontrò gli zombi ed offrì loro un po' di cibo. Ora, secondo le tradizioni haitiane, i morti viventi possono mangiare di tutto, fuorché carne e cibo salato, pena la rottura dell’incantesimo che li mantiene in vita. «Bastò che gli zombi avvertissero il gusto del sale - prosegue Seabrook - perché si rendessero conto di essere morti. Con urla spaventose corsero verso il cimitero. Appena vi giunsero si misero a correre in mezzo alle tombe. Ciascuno, trovata la sua, si diede subito a raspare alacremente le pietre e la terra per potervi entrare. Al primo contatto con i loro sepolcri, vi caddero di peso, già carogne in putrefazione...». L’episodio più impressionante citato da Seabrook come autentico è però ilsuo faccia a faccia con uno zombi. «Un pomeriggio, alla luce del sole, io e Polinice percorrevamo il sentiero che porta a Picmy. Rallentando all’improvviso l’andatura del suo cavallo, Polinice mi indicò, sul fianco della montagna, a un centinaio di metri da noi, una terrazza pietrosa ove tre uomini e una donna stavano vangando la terra in mezzo a piante di cotone. La prima impressione sugli zombi fu strana; certo non appartenevano all’ordine naturale delle cose. Lavoravano come bruti, come automi...Polinice toccò la spalla di uno zombi e questi girò docilmente il viso. Quel che vidi, benché fossi preparato, mi colpì profondamente e ne provai un senso di nausea. Non crediate che fossi sotto l’effetto di una suggestione, erano davvero gli occhi di un morto, non di un cieco. Erano fissi, spenti, privi di sguardo. Tanto bastava per rendere orrendo il volto, profondamente vuoto, come se dentro non avesse nulla. Non è sufficiente dire che era senza espressione...In seguito mi convinsi che quegli zombi non dovevano essere altro che dei mentecatti, degli idioti cronici sfruttati per il lavoro nei campi. Era una spiegazione razionale. Ma la storia non doveva concludersi qui. Giorni dopo mi trovai 
a parlarne con il dottor Antoine Villiers, uno spirito scientifico ferreo e pragmatico, che mi disse: ’Non credo affatto che sia possibile 
resuscitare i morti. Non credo alla resurrezione di Lazzaro e nemmeno a quella di Cristo. Tuttavia, non sono sicuro che nella questione degli zombi non ci sia sotto qualcosa di orribile. Penso sia il caso di parlare di stregoneria criminale‘. E così facendo mi mostrò una pagina del codice penale di Haiti che diceva: Articolo 249. Sarà imputato di omicidio chiunque somministri al suo prossimo sostanze che, senza essere letali, siano suscettibili di provocare un sonno letargico più o meno lungo. Chi poi seppellisca la persona che abbia assorbito tale sostanza, verrà imputato di omicidio...» 

Alfredo Lissoni

LA MAGICA POLVERE DEI BOKOR 

        E forse il segreto degli zombi è proprio nella somministrazione di «sostanze capaci di causare un sonno letargico». L’antropologo americano Wade Davis, autore del libro Il serpente e l’arcobaleno (da cui è stato tratto anche un film), sostiene di avere scoperto il trucco utilizzato dai bokor per trasformare gli esseri umani in zombi. Questi spruzzano nelle narici delle loro vittime, ben vive, una polvere giallastra capace apparentemente di causare una morte istantanea. Questa polvere, che Davis ha fatto analizzare da una società farmaceutica statunitense, contiene tetrodotossina, un veleno che si estrae dal pesce palla haitiano, capace di paralizzare i centri nervosi. A questa droga i bokor mescolano sostanze tanto inutili quanto folkloristiche, come terra di cimitero e polvere di penne di gallo nero, giusto per creare un po' di scena. Quindi la spruzzano contro la vittima. Questa cade in catalessi e, data per morta, viene sepolta. E, terrorizzata, assiste cosciente al proprio funerale e alla propria inumazione, senza potersi muovere! 
Proprio quest’ultima traumatica esperienza, unita ad una buona dose di superstizione, distrugge la lucidità mentale della vittima, che finisce con il perdere la ragione, cadendo in uno stato di autismo perenne e continuato. 
Quando la notte stessa il bokor disseppellisce il malcapitato e lo rianima somministrandogli un antidoto la cui ricetta non è stata ancora scoperta, questi, ormai muto e semideficiente, si crede effettivamente un morto risorto. E si rassegna a questa nuova esistenza di schiavitù e lavoro. Negli anni Settanta la televisione francese riuscì addirittura ad intervistare un ex-zombi che era riuscito a riconquistare sia la libertà che parte della ragione (il che si verifica assai raramente). L’uomo, un certo Narcisse Clovis, viveva comunque in una clinica psichiatrica, non avendo smaltito del tutto gli effetti deleteri della droga dei bokor. 
Sebbene la medicina occidentale sia riuscita a spiegare in parte il segreto della trasformazione in zombi, Davis ha dichiarato, nel 1987: «La polvere zombi ed il suo ingrediente attivo, al tetrodotossina, sono oggetto di studi negli Stati Uniti ed in Europa; pure, la dinamica con cui la polvere agisce rimane un mistero...».

Alfredo Lissoni

(per gentile concessione di: www.ufoitalia.net )

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