VOODOO
La magia di Haiti


(sopra la locandona del film
Il Serpente e l'Arcobaleno)

VOODOO
di Fabio Di Cristina

Ringraziamenti

Prima di addentrarci nell’affascinante mondo del Voodoo, vorrei soffermarmi a ringraziare le persone che hanno reso possibile quest’opera.
Innanzitutto volevo ringraziare la mia defunta nonna, che ha instillato in me da piccolo la passione per il paranormale e per tutto quello che è misterioso, grazie ai suoi infiniti racconti di fantasmi, che ancora oggi ricordo con nostalgia. Grazie nonna, so che saresti stata orgogliosa di me.

Un ringraziamento particolare va a Marco Florio, meglio conosciuto come Enki sul Crop, che mi ha aiutato molto durante la realizzazione di quest’opera, e con cui conto di realizzare in seguito un lavoro a 4 mani.

Infine questa mia opera è dedicata alla memoria di tutte quelle persone che vennero deportate come schiavi, strappati alla loro patria perché ritenuti selvaggi ed inferiori, e mandati a morire per la fatica in molte parti del mondo, per merito dei “civili” europei.
A tutti voi va la mia solidarietà e il mio rispetto, sicuro che le vostre anime siano ascese al Ginen, libere do ogni forma di prigionia.

 

Il Voodoo

Bamboline piene di spilloni, magia nera, zombie, cannibalismo: sono le prime cose che vengono in mente sentendo la parola Voodoo.
Purtroppo non tutti sanno che il Voodoo è una vera e propria religione, in alcuni stati come il Benin è addirittura religione di stato, con i 4/5 della popolazione che vi aderisce, e non tutti sanno quanta sofferenza sia legata alle radici di questa religione, perpetrata da schiavi a rischio della loro stessa vita, e coraggiosamente difesa attraverso i secoli.
In questo speciale, tenterò di far luce sull’argomento, cercando di esorcizzare la brutta immagine esercitata sull’immaginario collettivo, e rendere giustizia a quella che ritengo una religione vera e propria, e visto che non posso rendere giustizia alle persone morte ormai da secoli, tenterò di rendere onore alla loro memoria.
Non abbiate preconcetti, siate aperti e ricettivi, come se vi approcciaste al Voodoo per la prima volta, e godetevi questo tuffo in un mondo affascinante,misterioso, pieno di storia e di rispetto per tutto ciò che esiste.
Buona lettura.

 

Storia del Voodoo

Il Voodoo, conosciuto anche come Hoodoo, Vodou, Vodoun, Voudou, Voudoun, Vodu, Vaoudou e Vaudoun, nasce in Africa, ed è probabilmente antico come lo stesso continente. Il termine Voudoum è di origine africana appunto, nella lingua Ewegbe, letteralmente lingua degli Ewe, un insieme di più di 30 dialetti, e significa “Dio Creatore o Grande Spirito”.
È anche riconducibile ad un appellativo della divinità serpente, ovvero Damballa-Ouedo, mentre appare assai improbabile l’interpretazione secondo cui, il termine Voodoo derivi dalla contrazione della parola francese Veau d’or, vitello d’oro, attorno al quale si celebravano danze e riti, e appare come un depistaggio di matrice cattolica, ricordando l’idolo del vitello d’oro osannato dai pagani, e presente nella Bibbia.

L’etnia maggiormente responsabile della nascita del Voodoo, è quella degli Ewe, ma non è la sola, sono infatti da citare almeno le più importanti, che sarebbero: Adja, Aizo, Anlo-Ewe, Asante, Bariba, Dindi, Fon, Ga (o Gwa), Goun, Holli, Mahi, Mina, Nago, Peulh, Phila-Phila, Taneka, Tchamba e Yoruba, ben 18 etnie, che comunque salgono almeno a 35, tutti nell’Africa occidentale, che si estendevano dal sud-est del Senegal (l’antico Ghana), fino alla citta di Abeokuta, in Nigeria, tale territorio era conosciuto anche come Dahomey ,Dahomè e Daromain.
Tutte queste etnie, anche se possedevano nomi e dialetti diversi, avevano tuttavia un antenato in comune, che tutte le tribù riconoscono come luogo natio degli avi, vale a dire l’antica nazione di Ketu, l’odierno Benin, conosciuta fra i vari popolo con diversi nomi quali Amedzofe, Mawufe, Ga-Dangme e Akhan.
Secondo la tradizione orale, l’unica presente presso molti popoli africani, la presenza delle varie etnie presso la nazione di Ketu risale addirittura all’XI secolo, e durò per almeno 300 anni, fino all’avvento dell’impero Oyo, che costrinse i popoli nativi dapprima a sanguinosi conflitti, e in seguito a migrazioni di massa; in particolare, gli Ewe, i Fon e i Ga verso le aree meridionali del fiume Niger.
Gli Ewe continuarono un graduale spostamento fra il XIII e il XIV secolo, stanziandosi presso l’odierno Togo in maggioranza, ma anche nel Golfo della Guinea, dalla Sierra Leone al Gabon, stabilendo tuttavia una sorta di capitale comune degli Ewe a Notsie, nel Togo.
In questa vasta area, oltre ad una moltitudine di dialetti, si concentravano anche diverse religioni, con alla base credenze e divinità molto simili, di cui le più importanti sono: l’Akan, l’Ifa, l’Orisha, la Reglas del Congo e la Mami Wata, ed è dall’unione dei fedeli di questi culti, uniti dalla tratta degli schiavi, che un giorno nascerà il Voodoo.
La quiete in cui versava la vasta area abitata dalle varie etnie era destinata a finire, infatti, fra il XV e il XVI secolo, gli esploratori portoghesi approdarono in quell’area dell’Africa, giudicando gli abitanti di quelle regioni ideali a sopportare la fatica di lavorare come schiavi nelle piantagioni delle Americhe, visto che gli Indios autoctoni erano stati sterminati dai “civili europei”, e si era venuta a creare un’immensa richiesta di schiavi, contribuendo a inventare il famigerato appellativo per tale regione di Costa degli Schiavi.

I nuovi arrivati si avvalsero della collaborazione degli Agasouvi, i figli della Pantera, così chiamati per via del mito della prima coppia da cui discenderebbero: la principessa Aligbonon di Tado e una pantera.
La dinastia degli Agasouvi regnò nel Dahomain per più di 3 secoli, e grazie all’ausilio di amazzoni guerriere(donne in grado di combattere come e meglio degli uomini, capaci di sgozzare con i soli denti e abituate a spolpare i nemici, i crani in particolare), facevano razzie nelle tribù vicine di donne e uomini in grado di lavorare.
Per il loro compito, gli Agasouvi erano ricompensati con il guscio di una particolare lumaca che abitava le acque del Mississipi, detta Cipride, molto preziosa per loro; è agghiacciante sapere come i commercianti di schiavi si procuravano queste lumache: degli schiavi venivano buttati legati per un piede nel Mississipi, e le cipridi si attaccavano al corpo del povero malcapitato per nutrirsene, recuperando poi il cadavere con il prezioso carico: uno schiavo poteva essere sacrificato per procurarsene molti altri.
Le persone catturate per divenire schiavi, venivano legate con ceppi fra le caviglie e i polsi, con morsi fra i denti stretti da una cinghia sul cranio, in modo che non potessero parlare né urlare, e ammassati in spazi angusti, neanche a dirlo, nella più assoluta mancanza di cura nei loro confronti, e lì potevano rimanere per settimane nell’attesa della loro nave, all’interno del tristemente famoso porto di Ouidah, nell’odierno Benin, consacrata come Città della memoria, dove oggi sorge un museo della memoria, e nella spiaggia si erge “La porta del non ritorno”, un grande arco di rame e cemento, “affinché l’oblio non li uccida una seconda volta.”
I deportati, prima di essere imbarcati, venivano fatti girare tre volte su se stessi, in modo che l’anima fosse in grado di ritrovare la via per tornare a casa, visto che sicuramente il corpo non sarebbe più tornato.
Si calcola che la cifra di persone deportate come schiavi sia di circa 10 milioni.

Il 12 Gennaio 1510 fu ufficialmente autorizzata la tratta degli schiavi verso l’America (Ilanèe-Colonisation et Conscience Chrètienne Plon, Paris 1957), e nello stesso anno le prime navi negriere arrivarono a Hispaniola, l’odierno Santo Domingo, ma ben presto il principale centro di smistamento divenne l’isola antilliana di Haiti, da dove gli schiavi venivano smistati verso le destinazioni più importanti dal punto di vista del mercato schiavista, cioè Salvador de Bahia e le isole delle Indie occidentali.
Proprio ad Haiti si è conservata la forma più pura del Voodoo, la più vicina alle credenze africane, mentre presso altre zone caraibiche e del sud America troviamo forme di culto più sincretistiche, come la Santeria Cubana, l’Umbanda, il Candomblè (o Quimbanda) in Brasile, la Macuba e il Lucumi.
Queste povere persone, private di quel poco che avevano, potevano portare con se solo la propria fede, l’unica cosa che li teneva in contatto con la propria terra, che li accomunava, e li faceva sentire meno soli.
Come se non bastasse la deportazione dall’altra parte del mondo, i vuduisti dovettero subire una pesante repressione per mano dei cattolici, dei musulmani e dei protestanti, a seconda dei luoghi in cui si trovavano.
Ad Haiti in particolare, un insieme di leggi per gli schiavi, il Codice per i Negri del 1685, impediva agli schiavi di praticare la propria religione, imponendo loro il battesimo e la “conversione” al cattolicesimo, pena la morte per i sacerdoti, l’imprigionamento e la deportazione ulteriore per i fedeli-
I vuduisti presero allora a riunirsi sulle montagne, per celebrare i propri riti, formando di fatto le prime Sociétés, le moderne comunità vuduistiche, con a capo i sacerdoti,i cosiddetti houngan e mambo (le donne) e contemporaneamente aggiravano i controlli cattolici, sostituendo le raffigurazioni delle proprie divinità, con santi e madonne cattolici, facendosi battezzare e presenziando a tutte le funzioni religiose cattoliche in massa.
Fu proprio dalle montagne che partì la loro rivolta, con l’houngan e schiavo Boukmann che il 14 agosto 1791 diede il via alla rivolta degli schiavi, che tenuti insieme dalla fede comune,e dopo molti scontri sanguinosi, ottennero nel 1803 la libertà e l’indipendenza dai francesi, e ancora oggi questa data è una festività nel Voodoo.

Gran parte delle paure ancestrali legate al Voodoo, diffusesi nell’occidente “civile”, furono figlie di un famosissimo libro, ma altrettanto in accurato e fazioso: “Haiti or the Black Republic”, 1884 di S. St. John , in cui il Voodoo veniva descritto come un culto oscuro, dedito al male e caratterizzato da sacrifici umani, cannibalismo, torture e i famigerati zombies, un’opera confezionata ad hoc, e riuscita in gran parte nel proprio intento.

Oggigiorno, il Voodoo è praticato da oltre 60 milioni di persone nel mondo, soprattutto in Togo, Benin, Ghana, Haiti, Repubblica Domenicana e grazie al fenomeno dell’emigrazione haitiana, anche in alcuni stati statunitensi, soprattutto a New Orleans, Miami e New York.
In particolare, in Benin e ad Haiti esistono 2 Chiese ufficiali centrali, tipo il Vaticano cattolico, che organizzano le varie congreghe, gestendo le cerimonie religiose e occupandosi dei seminari di formazione vuduisti.
Soprattutto nel Benin, ricordo che è un paese dove il Voodoo è religione di stato, la Chiesa Vuduista gestisce vari servizi pubblici, come ospedali, scuole e università, prendendosi anche cura dei meno fortunati con aiuti per le famiglie povere e servizi a favore dei più bisognosi.
A capo della Chiesa Vuduista troviamo un vero e proprio Papa Vuduista, la cui autorità è riconosciuta anche al di fuori dei confini del Benin.
Voglio ricordare anche il lodevole impegno profuso per l’ambiente da parte della chiesa vuduista, che si batte per la salvaguardia di aree naturali e zone boscose sacre al Voodoo, a fianco delle maggiori organizzazioni mondiali a difesa dell’ambiente, soprattutto nelle aree del Benin e del Togo.
Infine, è doveroso aprire una parentesi sulla concezione collettiva dei vuduisti nei confronti di persone affette da handicap fisici e mentali, ritenuti grandi manifestazioni del divino, in quanto “speciali e diversi”.

 

La struttura della società religiosa vuduista

I vuduisti si riuniscono fra loro in strutture sociali ben definite, chiamate Sociétés, l’equivalente vuduista delle comunità parrocchiali.
All’interno di tali Sociétés s’instaurano rapporti molto forti, al punto che in alcune zone decentrate di Haiti, le Sociétés locali sono in grado di fornire una struttura organizzativa sociale sostitutiva.
Ogni Société si riunisce per celebrare i propri riti, detti propriamente Ceremoni ,in strutture chiamate Hounfort.
A capo di ogni Société si trova un sacerdote, che può essere uomo o donna, prendendo rispettivamente il nome di Houngan o Mambo, sono detti anche Papaloa e Mamaloa.
L’Houngan è una figura estremamente importante, soprattutto nei piccoli centri meno accessibili, dove per citare Métraux : "IL sacerdote è al contempo sacerdote, guaritore, indovino,esorcista, organizzatore di feste e direttore del coro."

La strada per divenire Houngan o Mambo è senza fine, in quanto la cosiddetta Connaissance o , ovvero la conoscenza dei riti, dei Loa, o come esperienza in genere, si acquista in anni e anni di esperienza a partire dai ranghi più bassi dell’apprendistato, e pone il sacerdote al vertice della scala sociale.
Il primo gradino per diventare Houngan è partecipare ai riti presso gli Hounfort.
Il secondo passo è diventare Hounsi, che significa “Sposo dei Loa”, rango nel quale la distinzione fra i vari hounsi è in base agli anni di militanza, e ai rituali superati, dove i gradi sono:

• Hounsi bossale: il gradino più basso, dove l’hounsi è icaricato dei doveri più terreni e meno importanti;
• Hounsi ventailleur: il grado dove l’incarico principale è condurre gli animali sacrificali all’altare;
• Hounsi Cuisiniere: incaricato di cucinare gli animali sacrificali da dividere poi con gli altri fedeli;
• Hounsi Canzo: il grado hounsi più elevato, dove l’iniziato ha superato la prova del fuoco, ed è addetto ai canti durante i riti.
Il penultimo gradino del cammino verso il sacerdozio è costituito da due figure:
• La Place: detto anche Commandant La Place o Laplas, è la figura riservata agli uomini, il cui compito è di dirigere le cerimonie, portando la spada cerimoniale detta Ku-bha-sha, il cui compito è squarciare il velo di Maia e tagliare fuori il mondo materiale per preparare i fedeli alla venuta dei Loa, sventola le pesanti bandiere cerimoniali dette Drapeaux e dirige le percussioni;
• Houngénikon: figura femminile, addetta alla direzione del coro degli Hounsi canzo, incaricata della supervisione delle offerte alle divinità e richiama i Loa sulla terra.
Infine si diviene Houngan o Mambo, con la consegna dell’Asson,il sonaglio rituale fatto con una zucchetta dal manico lungo e sottile, ricoperto da una rete in cui sono infilate palline di porcellana colorate con il colore sacro del Loa d’appartenenza, e vertebre di serpente.
Un houngan è ritenuto buono quando lavora secondo le tradizioni popolari, privilegiando il benessere della comunità al suo personale, mentre sono visti sotto una luce negativa quegli houngan che, per conseguire ricchezza e potere, si rivolge ai Loa Achetès, comprati letteralmente, divinità oscure, e viene ritenuto capace di travailler de deux mans, ovvero lavorare con due mani, oltre la destra, la mano delle opere giuste e buone, amche la sinistra, la mano praticata per la stregoneria.
L’houngan non ha solo una vita diversa dagli altri, secondo le credenze vuduistiche infatti, i sacerdoti hanno una morte differente, detta morte mistica, mediante la quale anche il corpo scompare al momento della morte, portando così anima e corpo dell’houngan nel Ginen, il paradiso voodoo, che si trova nelle profondità dei mari.
Il voodoo è l’unica religione dove siste un’altra forma di sacerdozio, dedita al male per lo più, dove i sacerdoti, o stregoni in questo caso, prendono il nome di Bokors e Caplatas, la famigerata mano sinistra del voodoo.
Soprattutto i Bokors sonò famosi per la capacità di trasformare in zombies, manipolando alcune delle 5 parti dell’anima voodoo.

Teologia e Genesi

Il voodoo è una religione da intendersi come monoteistica ma anche al contempo come panteistica, cerchiamo di capire la differenza ma anche il disegno nel suo complesso.
È innanzitutto monoteistica, perché crede nell’esistenza di un dio creatore del cosmo intero, da intendersi come sintesi di tutto ciò che esiste, del visibile e dell’invisibile, del materiale e dell’immateriale.
Tale divinità è conosciuta con molti nomi, che derivano dalle varie etnie che compongono il ceppo originario del vuduismo moderno. I nomi principali, e di origine africana sono Olorun, Mawu, Gran Met (contrazione di Gran Maitre, gran maestro in francese), Obatala e Yevhè (dall’affascinante e misteriosa traduzione di “potenza astuta della buca”), mentre presso gli haitiani è conosciuto come Bondyè (contrazione del francese Bon Dieu, Buon Dio tradotto), sviluppatosi come sincretismo durante la persecuzione ad opera dei cattolici.
Bondyè è un’entità ancestrale, ineffabile, eterna, inarrivabile e in conoscibile, che si rende comunque manifesto all’uomo, e alla sua capacità di comprensione. Attraverso l’universo infinitò, gli elementi della natura, che sono un’emanazione dell’entità divina, e consentono all’uomo d’intravedere il “divino nel normale”.
Secondo la teologia, Bondyè creò l’universo mediante il proprio spirito divino, dando “ordine, vita e moto” alla materia. Egli è la fonte mistica dell’esistenza, nutrimento per la materia e potenza che da forma alla sostanza, che senza la forma conferitale sarebbe soltanto caos.
Oltre a questa teoria sulla genesi dell’universo, che è comunque abbastanza vaga e confusa, se n’è sviluppata un’altra, nella quale Bondyè affida la creazione a Damballah Wedò, la divinità serpente:

“Egli creò tutte le acque della terra. Nelle sembianze di un serpente, il movimento delle sue 7000 spire formò le colline e le valli sulla terrà, ed innalzò i pianeti e le stelle nel paradiso.
Forgiò i metalli dal calore e scagliò fulmini e saette per formare le pietre e le rocce consacrate.
Quando lasciò cadere la sua pelle sul sole, mentre riversò tutte le acque sopra le terre, il sole splendette sulle acque e creò l’arcobaleno. Damballah s’innamorò dell’arcobaleno, e la fece diventare sua moglie, Ayda Wedo.”

Come già detto, nella teologia vuduistica tutte le cose che costituiscono la realtà e il mondo in cui viviamo sono distinte solo per una questione di praticità,infatti materia e spirito sono in sarebbero in realtà la medesima cosa, perché la materia sarebbe solo la forma condensata dello spirito, tutte parti della manifestazione divina, e sono tenute insieme dal cosiddetto Velo di Maia,che in teoria divide l’uomo da Bondyè.
È solo grazie ai rituali che l’uomo può attraversare il Velo di Maia, permettendogli di entrare in contatto diretto con le divinità, i cosiddetti Loa, emanazioni di Bondyè, e quindi con il dio stesso, con lo scopo di “contemplare ed intravedere il mistero del divino”.

Il voodoo è quindi al contempo anche una religione panteistica, in quanto tutto quello che esiste, dai Loa al sasso più piccolo, sono le parti di un’unica entità divina, Bondyè appunto, principio di tutto e al contempo inconoscibile alla natura umana, se non per mezzo delle sue emanazioni, i Loa, tradotti come Misteri, ma anche come Geni secondo altre interpretazioni, ognuno dei quali presiede ad un elemento come l’acqua, il tuono, o ad una virtù come la bellezza e l’amore, o a eventi della natura e del divino, come la morte o la nascita.
Ognuno dei Loa ha un elemento, un colore, un numero, un animale sacrificale che gli è più gradito e che lo rappresenta, e in seguito alla persecuzione cattolica, un equivalente cristiano, un santo, una Madonna, e Cristo stesso.

La schiera dei Loa, paragonata al cattolicesimo, è da interpretare come l’insieme dei santi e degli angeli, ed è in continua evoluzione, perché come nel cattolicesimo una persona che in vita si è distinta per le proprie virtù viene elevato a rango di santo o beato, nel vuduismo vengono elevati a Loa, che in questo caso prende il nome di Loa Petro, mentre la schiera originaria dei Loa è formata dai Loa Rada.
Molti Loa Petro sono stati eroi della guerra d’indipendenza haitiana, o re dell’antico Dahomey.

Le divinità del Voodoo:

I Loa

Secondo le credenze vuduiste, esistono centinai di Loa, ma in realtà molti sono le stesse divinità ripetute, con nomi e sembianze diverse, e inoltre, la schiera dei Loa è aperta all’elevazione a tale grado di persone che si sono distinte in vita, un po’ come i santi e i beati cattolici, e in più ci sono anche gli spiriti ancestrali.
I Loa possono essere di 2 tipi: i Loa Rada e i Loa Petro.

I Loa Rada

Tali Loa sono originari dell’antico Dahomey, conosciuti presso le varie etnie con diversi nomi, e arrivarono nel nuovo mondo insieme agli schiavi neri deportati.
Sono maggiormente Loa di indole benevola, caratterizzati quasi sempre dal colore bianco, lo stesso che indossano i loro fedeli nelle cerimonie.
Le richieste dei Loa Rada non superano mai il sacrificio di polli o colombi, anche se i fedeli sono piuttosto generosi nell’elargire offerte.
Una caratteristica dei riti Rada, è la presenza di un grande fuoco con una barra di ferro conficcata in mezzo ad esso, simbolo del Loa Ogou.

I Loa Petro

Sono Loa nati successivamente all’arrivo dei primi schiavi dall’Africa, fra i quali troviamo regnanti dell’antico Dahomey, o guerrieri che si contraddistinsero nella guerra d’indipendenza haitiana.
La loro natura non è altrettanto benevola quanto quella dei Rada, sono ritenuti depositari di poteri maggiori dei primi Loa, e vengono evocati prevalentemente per richieste di potere, denaro, o nel caso della magia nera per scopi molto poco benefici.
I Petro sono caratterizzati dal colore rosso e dal nero, e le offerte che tali Loa richiedono, vanno dal pollo al toro, sono grandi amanti di rum e tabacco, ma in alcuni casi, quando è un Bokor ad evocarli, essi possono richiedere in sacrificio delle vite umane o delle anime, in pratica: maggiore sarà la richiesta alla divinità, maggiore sarà il sacrificio richiesto.

 

Qui di seguito una piccolo schema riassuntivo dei Loa più importanti del Vuduismo:

Iniziamo con i Loa principali:

• Damballah Wedo: Il Loa più importante del Pantheon vuduista, creatore del cosmo secondo una leggenda, divinità serpente che prende anche il nome di “Serpente del cielo”, per merito suo i vuduisti vengono anche definiti “adoratori di serpenti”.
Oltre ad essere divinità creatore, Damballah è il Loa della fecondità e della forza, ed elargitore di ricchezze.
Il suo colore è il bianco, il colore delle divinità creatrici, ed il suo elemento è l’argento. Presiede ai fenomeni del cielo, alle fonti d’acqua ed ai fiumi, infatti è rappresentato anche come un serpente che vive fra i rami sulle sfonde fluviali.
È sincretizzato infatti con Mosè salvato dalle acque, e con San Patrizio, legato secondo la tradizione ai serpenti.
È conosciuto anche con i nomi di : Danballah, Danbhallah, The Great Serpent, Damballah Grand Chemin (nell’aspetto di guida sulla retta via), Damballah Le Flambeau (nell’aspetto di fiamma pura come energia), Damballah To Can, Damballah Ye-Wé e Grande Obatalah.

• Ayda-Wedo: La dea serpente arcobaleno, moglie di Damballah, patrona del cielo e dell’arcobaleno, divinità delle acque dolci, sincretizzata con l’Immacolata Concezione.
Ebbe un ruolo importantissimo nella creazione del mondo, ed è protettrice del cosmo e dell’ordine delle cose, defiita anche datrice di fortuna.
I fedeli posseduti dalla coppia di Loa creatori, sono soliti strisciare sul ventre come serpenti, e arrampicarsi sugli alberi scendendone velocemente. E’ inoltre conosciuta con i seguenti nomi: Ayida Wedo e Ayidohwedò;

• Agwe: Il Loa re dei mari, protettore dei pescatori e delle creature marine come piante e animali; è ritenuto una divinità collerica, che riflette la natura del mare stesso. Presiede all’iniziazione dei sacerdoti,è sincretizzarto con San Ulrico e il suo simbolo è il corno di conchiglia, attraverso il quale suono i marinai richiedono benevolenza nei venti; era inoltre utilizzato per adunare i ribelli durante la guerra d’indipendenza haitiana. Attraverso particolari cerimonie, gli vengono tributate generose offerte in mare aperto, nella speranza che giungano nel suo palazzo nelle profondità marine. Altri nomi di Agwe sono: Aga-ou, Agoué, Agaou Comblé, Agaou Tonnere, Agaoue R Oyo e Agaoueh-Tha-Oyo;

• Erzulie: Loa femminile che governa l’amore, la bellezza e la ricchezza; Erzulie è dedita a vivere nel lusso, apparendo profumata e incipriata, è infatti rappresentata come una bellissima donna mulatta dai lunghi capelli, sincretizzata con la Mater Dolorosa, il cui simbolo è il cuore trafitto, proprio come il cuore di Erzulie, che ha perso l’unica figlia, avuta da Ogou, in mare, e contesa da tanti uomini, non a caso rappresentata anche con 3 fedi, in quanto moglie di Damballah (secondo alcune tradizioni), Agwe e Ogou appunto, ma nonostante ciò mai realmente felice; è anche sincretizzata con Santa Elisabetta e con La Vierge de la Caridad, la patrona di Cuba, e in queste vesti è protettrice delle abitazioni e delle acque dolci, rappresentata anche come serpente d’acqua. Ma la bella Erzulie ha anche un aspetto meno bello, terrificante direi, secondo il quale, con il nome di Mami Wata o Mayamata, detta anche La Siréne, nelle vesti di moglie di Agwe, e sincretizzata in questo caso con Santa Filomena e con La Madonna Assunta, secondo la leggenda durante il giorno prenderebbe la forma di Giacinto d’acqua, una pianta africana che cresce lungo i corsi d’acqua, dove affonda le sue radici intrecciate, caratterizzata dalla presenza di bellissimi fiori, che se venissero raccolti scatenerebbero la vendetta della dea, che nella notte, nelle spoglie della donna amata, attirerebbe il povero malcapitato nelle acque, dove lo annegherebbe trascinandolo sul fondo. È conosciuta inoltre con molti nomi, ognuno dei quali simboleggiante una sua caratteristica: E. Ge-Rouge(intenta a raccogliere le proprie lacrime piante per la brevità della vita e i limiti dell’amore), Ezili, Maîtresse E., E. –Séverine-Belle-Femme (nelle sembianze di donna bellissima), E. Taureau (con l’aspetto di un toro), La Belle Femme (come bellissima Venere), La Grande E. (nelle vesti di anziana donna segnata dal dolore), Tsilah-Wédo (rappresentazione di abbondanza e bellezza), E. Boum’Ba, E. Dantor, E. Dos Bas, E. Fréda Dahomin, E. Mapian, e nelle rappresentazioni più oscure è conosciuta come: E. Mapiangueh, E. Toho, E. Zandor e Marinette-Bois-Chèche.

• Azak Tonnere: Loa haitiano del tuono, patrono e protettore degli agricoltori e delle messi, è rappresentato con un’ascia dai cui fendenti si generano tuoni, e secondo la leggenda, a volte Azak perde la sua ascia, che cadendo sulla terra può essere trovata da una persona, il quale acquisterebbe la forza del dio e la facoltà di esaudire i propri desideri; è sincretizzato con San Pietro, ed è conosciuto anche come Azaca;

• Shango: divinità del fulmine, connessa al gruppo degli Ogou, loa guerrieri e fabbricanti d’armi; è ritenuto in grado di risolvere i problemi, e di guarire i malati. Pur essendo divinità guerriera, in periodi di guerra Shango non possiede i propri fedeli, mentre al contrario, in tempo di pace discende violentemente in loro. Il suo colore è il rosso, e l’offerta a lui più gradita è il rum, che è bevuto come l’acqua durante la possessione;

• Ogoun: loa fra i più importanti del pantheon intero, è ritenuto padre di tutti gli uomini, e nella sua rappresentazione più benevola è rappresentato accompagnato da una cane, e sincretizzato con San Giacomo maggiore; ad Ogou appartengono la guerra, il ferro, il fuoco, non a caso è patrono del fuoco e protettore dei fabbri; nel ruolo di loa della guerra, conosciuto come Ogou Badagri, viene rappresentato armato di machete, e sincretizzato con San Giorgio; è anche rappresentato come sacerdote e padrone delle arti medicinali, con il nome di O. Ashadè, e viene anche definito il più grande guaritore, con il nome di O. Balindjo, e sincretizzato con San Giacomo minore, e con San Giuseppe; in ogni caso il suo colore è il rosso, ed oltre al rum adora anche le offerte di tabacco. È conosciuto anche con altri nomi, e altre caratteristiche: O. Baba (nelle vesti di generale militare), O. Badagris (rappresentato in questo caso mettendo in risalto il proprio fallo, simboleggiante virilità e potenza), O. Bhathalah (Loa dell’alchimia), O. Fer o Ferraille ( loa della spada, del ferro e dei metalli, che simboleggia stabilità, ordine e autorità), O. Ashadah, O. Balisère, O. Bha-da-gri, O. Bha-lin-dyo, O. Can Can Ni Can, O. Dan Petro, O. Palama e O. Y-Am-San;

• Legba: importantissimo Loa rada dalla natura ambigua, in lui convivono il male e la vita, è intermediario fra i 2 mondi, è il primo loa ad essere salutato in ogni rito, per aprire la strada al Loa richiesto, è infatti l’unico Loa a conoscere entrambe le lingue, quella degli uomini e quella dei Loa, ed è posto a guardia del velo di Maia, in modo che nè uomini né Loa possano attraversarlo senza il suo consenso. Ecco le parole che si usano per salutare Legba:

“Atibon Legba, solleva la barriera per me
Papa Legba solleva la barriera
Affinché io possa entrare.
Quando ritornerò saluterò i Loa,
Voodoo Legba, solleva la barriera per me,
Affinché io possa ritornare.
Quando ritornerò saluterò o Loa.”

Il suo Vevè, è la sintesi di quello che rappresenta:

L’asse verticale (1), rappresenta il mondo dei Loa, mentre quello orizzontale (2), il mondo degli uomini, mentre al centro(3) si congiungono.
Legba fu colui che insegnò agli uomini l’interpretazione e l’uso degli oracoli, è rappresentato in uno dei vari aspetti, come un vecchio intento ad aspergere acqua, o un vecchio con una stampella, sincretizzato comunque con San Antonio da Padova, mentre in un’altra rappresentazione lo troviamo nelle sembianze di un feticcio dalla forma umana, intento ad osservare un fallo, che simboleggia la vita, in prossimità di piazze o incroci. Il suo animale è il cane. Ed è conosciuto anche come: Papa Legba, L. Atibon, Maître Ka-fu (nelle vesti di maestro dei crocevia) , L. Ati-G-Bô, Bòcò L., Linsah Legba, El niño Elegguà, Eshu, Exu, Lucero del Mundo.

• Ghede: è il loa della morte, ma è anche il nome delle divinità associate alla morte, almeno 30! E’ un potente guaritore, e si dice che protegga i bambini, è descritto come molto saggio, in quanto in lui si concentrano le esperienze di tutte le persone che muoiono, e lo si trova sulla strada che conduce al ginen, il paradiso vuduista. È descritto come il primo becchino, vestito di nero, con occhiali da sole. I suoi fedeli si travestono da cadaveri, con frac rattoppati e batuffoli di ovatta o cotone nel naso e nelle orecchie, e ballano una particolare danza detta “La Banda”. È anche conosciuto come: Brav’Ghédé, Ghédé, Guéde, G. Cinq Jours Malheureux (della disgrazia dei 5 giorni), G. Docteur Piqueres (loa dottore degli organi interni), G. L’Orage (nelle vesti di tempesta), G. Morpion (nell’atto di scavare le fosse), G. Ratalon (altro nome pèer il primo becchino), G. Souffranì (nella personificazione della sofferenza di Cristo), G. Z’Eclairs ( altro loa dei lampi), G. Bon Poussière de la croix, G. Doube, Duedé Fatras, G. Macaca, G. Nibho , G. Nibbho o Nimbo, G. Nouvavou, G. Ti Clos, G. Ti Puce Lan de l’Eau, G. Ti Pété, G. Ti Wava e G. Vi.

Gli altri Loa

Oltre i Loa maggiori, esistono molti altri Loa, che sono quantomeno da citare:
• Adjassou Linguetor: loa delle acque primaverili, descritto con occhi sporgenti e carattere irritabile;
• Adjinakou: loa elefante conosciuto anche come Agaou;
• Adya Houn’Tò: loa delle percussioni e dei tamburi, specializzato nella costruzione di questi strumenti, e nella possessione di tamburi stessi, tramite un rito detto Àdya;
• Agasoou: loa che in veste di pantera o leopardo, fondò la dinastia regale africana del Dahomain, guardiano delle tradizioni dei primi vuduisti. E’ anche conosciuto come: Yangodor e Mam’Bo Atiasou;
• Ayzan: loa femminile, protettrice del mercato, delle porte, delle barriere e delle piazze, sincretizzata con Cristo, moglie di Legba, rappresentata come una vecchia nera intenta a camminare, o come un serpente avvolto attorno alla palma reale del Dahomain;
• Badessi: loa minore del cielo presso gli haitiani;
• Baron Samedì: loa della famiglia dei Ghede, è incaricato di fare da tramite per le richieste fra il mondo dei vivi e quello dei morti, un po’ come Legba, ma invece che presso i loa, Baron Samedì intercede presso i defunti, e sempre presso i crocevia, unici luoghi in cui le 2 realtà possono entrare in contatto; è rappresentato con un cappello a cilindro, una marsina nera, occhiali da sole e intento a fumare un sigaro; è il protettore dei Bokors, e degli stregoni sotto il nome di Mait’ Carrefour;
• Baron La Croix: loa della famiglia dei Ghede, incaricato di prelevare i morti all’obitorio e consegnarli a Baron Cemetière;
• Baron Cemetière: altro loa dei Ghede, incaricato di custodire i cimiteri, spesso i 3 Baron vengono identificati nell’unica opersona di B. Samedì;
• Bossouashadeh: elevazione a grado di loa di Tegbésou, uno dei re del Dahomey;
• Bugid y aiba Captain Debas: un altro loa della guerra presso haitiani e portoricani;
• Clermeil: loa in grado di far straripare i fiumi, rappresentato come un uomo bianco;
• Dan Petro: un loa haitiano minore dell’agricoltura, la cui origine è riconducibile al dio africano Dahn;
• Dan Wèdo: loa haitiano del re di Francia, lo stesso re che divenne poi Saint Louis;
• Dinclinsin: loa di origine europea, caratterizzato e temuto per la sua grande severità;
• Grans Bwa: loa della foresta e delle forze dela natura in genere, conosciuto anche come Grand Bois e Ganga Bois;
• Lemba: divinità del Congo, venerato anche ad Haiti e in Brasile;
• Limba: loa haitiano che vive fra le rocce, dall’appetito insaziabile, che lo spinge ad uccidere la gente per nutrirsene, senza salvare nemmeno i propri fedeli;
• L’Inglesou: loa haitiano che abita fra rupi e precipizi, che uccide coloro che lo offendono;
• Loko: loa degli alberi, protettore di piante, hounfort, sacerdoti e guaritori, a capo della scorta di Legba, sorveglia anche strade e case. È anche conosciuto come: Loko Atisou, Adahi L. , Adan-Hi L. , Ati Danhi, Ibo L. , L. Adan He-Co e Papa Loco Azam’Blo Guidi;
• Madame Travaux: loa femminile protettrice dei lavoratori, conosciuta anche come Miss Works;
• Mademoiselle Charlotte: loa femminile dai tratti europei, beniamina dei vuduisti bianchi;
• Maître Dèlai: loa haitiano protettore degli Hountor, i suonatori di tamburi;
• Maîtresse Hounon’Gon: loa haitiano personificazione del Canzo, il coro rituale e la prova del fuoco per l’iniziazione;
• Maman Brigitte: loa haitiana dei Ghede, guardiana femminile dei cimiteri e in particolare delle tombe segnate con la croce, i cui fedeli quando posseduti cadono come in catalessi, somigliando a cadaveri; è la controparte femminile di Baron Samedì, e a lei sono consacrati il salice e l’olmo;
• Marassah: loa gemelli haitiani, conosciuti anche con le caratteristiche di gemelli del mare o della spiaggia col nome di Marassah Bord-de-mer, con il nome di M. Bois come gemelli del legno, e M. Guinin in qualità di gemelli dell’Africa;
• Marie Lousie: elevazione a loa di un’eroina della guerra d’indipendenza haitiana;
• Marionette: loa femminile oscura e violenta, massima rappresentante della parte nefasta dei Petro;
• Mombu: loa balbuziente in grado di generare pioggie torrenziali;
• Mounan Chou: loa minore haitiano;
• Ogan Sih Wedo: loa dell’ogan, particolare strumento musicale africano connesso alle campane piatte tipiche dell’Africa;
• Ossangne negre goue-sih malor: loa del padre di Legba;
• Ou an ilé: elevazione a loa della madre del re Tegbèsou;
• Pie: loa ritenuto colpevole di inondazioni; vive sul fondo di fiumi e stagni;
• Reine Congo Franc: elevazione a loa della regina del Congo francese.

 

L’Anima nel Voodoo

Nelle credenze vuduiste, l’anima è composta da 5 parti:

1. Corps cadavere;
2. N’Âme;
3. Z’ Étoile;
4. Gros-bon-ange;
5. Ti-bon-amge.

Analizzeremo prima le parti meno importanti nel vuduismo:

• Corps cadavere: o il corpo mortale, è il corpo fisico che racchiude l’anima, e che dopo la morte si deteriora fino a scomparire;
• N’Âme: è lo spirito che anima la carne, e alla morte ritorna alla terra sottoforma di energia;
• Z’ Étoile: è la stella del destino che risiede nel paradiso,sulla quale è scritto il destino dell’uomo, molto probabilmente, la parte meno importante ai fini dei riti e della concezione dell’anima stessa.
Eccoci infine alle due parti fondamentali dell’anima, sulle quali si concentrano la stragrande maggioranza dei riti:
• Gros-bon-ange: tradotto letteralmente vuol dire Grande angelo buono; è una parte infinitesimale della forza cosmica emanata da Bondyè, la quale viene racchiusa all’interno della persona al concepimento, e che lo abbandonerà alla morte, per tornare alla riserva energetica cosmica. A tale proposito, è importante ricordare che nel vuduismo la forza cosmica è presente in ogni essere vivente, accomunando di fatto tutti in un’unica grande trama di energia divina. La mancanza o la perdita del Gros-bon-ange, comporta nell’individuo la perdita della forza vitale, riducendolo ad un morto che cammina, il famigerato zombie, che vedremo più avanti.
Per non correre rischi, nel vuduismo è pratica diffusa la separazione rituale del Gros-bon-ange dal corpo, senza causarne tuttavia la perdita di energia vitale, conservando questa parte dell’anima in un recipiente o un’anfora detta Govi, per liberarlo alla morte della persona, e prevenire un’eventuale passaggio in mani malvagie, quelle dei Bokors, che lo userebbero per i lori scopi.
• Ti-bon-ange: tradotto significa Piccolo angelo buono, è la parte dell’anima che contraddistingue ogni persona, all’interno della quale si trovano la personalità e la volontà, e dove si raccolgono i ricordi e le esperienze che nel tempo modificano appunto la personalità individuale. Durante la possessione di una persona da parte di un Loa e durante il sonno il Ti-bon-ange abbandona temporaneamente il corpo. E’ inoltre la parte più vulnerabile dell’anima, ambita preda degli stregoni che possono carpirla anche dopo la morte.

 

I Rituali voodoo

Le cerimonie voodoo hanno lo scopo di far discendere i Loa desiderati sulla terra, per richiedere consiglio ed oracoli, o riceverne salute e buona sorte, tributando loro delle offerte, oppure in alcune festività particolari, esclusivamente per celebrare il giorno di festa del Loa con offerte e sacrifici.
La discesa di un Loa è casuale, non è dato sapere chi verrà scelto come cheval, ovvero cavallo, di cui si servirà la divinità per manifestarsi, quindi prima di ogni cerimonia, l’houngan riunirà tutti gli iniziati, gli hounsi, all’interno del Djévo, dove verrà loro praticato il rituale detto “Laver tête”, un vero e proprio battesimo mediante il quale purificare l’hounsi, e renderlo degno di ricevere nel proprio corpo il Loa. Gli hounsi vestiti di bianco, il colore delle divinità creatrici e benefiche, vengono fatti stendere su stuoie di fronde di banano, o su giacigli di rametti aromatizzati con fiori e sciroppi, ricevendo dall’houngan il lavaggio della testa, il quale si serve di un recipiente bianco per contenere l’acqua benedetta. Sempre nel Djévo, verranno benedetti tutti gli strumenti che saranno utilizzati nel rito, tramite un rituale chiamato Baptême.
Quindi si procederà al rito, al quale si arriverà dopo una festa per caricare fedeli e partecipanti al rito, che comincia con il segno della croce, e dei canti cattolici che poi lasciano il posto a canti in Langage, l’espressione usata per indicare l’antica lingua, nel quale verranno elencati molti Loa, e si crede che tale canto sia il primordiale sibilo di Damballah. Si procederà quindi con l’invocazione di Legba, tramite questa formula:

“Atibon Legba, solleva la barriera per me
Papa Legba solleva la barriera
Affinché io possa entrare.
Quando ritornerò saluterò i Loa,
Voodoo Legba, solleva la barriera per me,
Affinché io possa ritornare.
Quando ritornerò saluterò o Loa.”

Quindi l’Houngan, procederà alla consacrazione dell’Hounfort, tramite il rituale detto Siyale, che prevede l’aspersione di acqua benedetta verso i 4 punti cardinali, quindi l’Houngan continuerà aspergendo 3 volte il Peristyle e 3 volte il Poteau Mitan, formando una sorta di sentiero sacro che dal Peristyle arriva al Poteau mitan, tracciando il cammino per il Loa. Quindi procederà baciando la superficie del Poteau Mitan, per 2 volte, ognuna delle quali sarà il segnale d’inizio per il ritmo formato dal battito delle mani dei fedeli, e dal suono dei 3 tamburi cerimoniali, che prendono il nome in ordine decrescente di grandezza: Manman, Second e Cata.
Quindi viene la volta del La Place, che dopo aver salutato con la spada sacra detta Ku-bha-sha, verso i 4 punti cardinali, con un fendente della stessa squarcerà il velo di Maia, escludendo il mondo materiale dalla presenza dei Loa, e questo atto verrà concluso con lo sbandieramento dei Drapeaux, le pesanti bandiere cerimoniali, sventolate dagli hounsi, che infine procederanno all’accensione delle candele sacre all’interno del cerchio creato.
All’interno di questo cerchio, l’Houngan creerà il Vévé del Loa desiderato, cioè la rappresentazione risalente al regno del Dahomain mediante il quale viene raffigurato ogni Loa, ecco i principali Vévé dei Loa:

Da http://it.wikipedia.org

Tali Vévé verranno tracciati con una particolare farina consacrata, detta Farine o con un tipo di farina mista a ceneri del fuoco sacro, il Boucan, detta Farine Guinée.
Sul Vévé verranno poste le offerte per i Loa, e la Farine avanzata verrà o sparsa verso i 4 punti cardinali, o mista al sangue durante i riti con sacrifici animali.
Giunge quindi il momento dell’Houngénikon,che darà il via ai cori dei Canzo, e si occuperà della supervisione delle offerte, avvalendosi della collaborazione dell’hounsi Venteilleur, colui che conduce gli animali sacrificali, e dell’Hounsi Cuisinier, il cuoco addetto alla cottura delle offerte al Loa, e tutto il rituale che prende il nome di Mangé Loa, sarà arricchito dallo spargimento e dall’offerta di Kleren, il rum puro.
A questo punto l’Houngan batterà sul Vévé col proprio Asson, per evocare il Loa nell’atto detto Reler, e secondo le credenze, il Loa evocato salirà dagli abissi del Golfo di Guinée dove risiede, e attraverso lo Chemin de l’eau,o cammino dell’acqua, si manifesterà ai suoi fedeli, giungendo fra di loro.
Questa parte della cerimonia sarà caratterizzata da un crescendo di canti e danze, al culmine dei quali, un hounsi comincerà ad essere come affetto da convulsioni, perdendo il controllo del proprio corpo, e rimanendo in piedi si getta in avanti, come un burattino tenuto da un filo, in una posizione innaturale da tenere, e in tale posizione gira su se stesso, cadendo infine in trance divenendo uno cheval del Loa, che per discendere in lui separerà temporaneamente il Gros-bon-ange dal corpo, prendendo possesso del corpo, e in tale atto il posseduto si muoverà a seconda del Loa che lo possiede, ad esempio strisciando sul ventre se posseduto da Damballah, o giacere come un cadavere se posseduto da Maman Brigitte.
Quindi lo cheval, consumerà nelle vesti di Loa le offerte a lui tributate, e risponderà alle domande dell’houngan.
Il rituale si concluderà con un ritmo di percussioni e battiti di mani volti a rimandare il Loa nel proprio regno, in un rito chiamato Renvoyer.
Al termine di ogni rito infine, le offerte rimaste saranno divise fra i partecipanti, durante una grande festa che si protrarrà fino a notte fonda.
Le cerimonie praticate nel vuduismo non sono solo atte a ingraziarsi i Loa e chiederne i favori, un altro tipo fondamentale di cerimonie vengono praticate ai fini di manipolare le principali parti dell’anima: il Gros-bon-ange e il Ti-bon-ange, praticate da Houngan e Bokor, rispettivamente per salvaguardare e per assoggettare le 2 parti dell’anima, infatti l’Houngan cercherebbe di evitare che una persona diventi il famigerato zombie, in quanto sarebbe peggio della morte essere per sempre legato al volere del Bokor, senza poter ascendere al paradiso.

 

I rituali sull’anima

È opportuno premettere che nelle credenze vuduistiche, il ti-bon-ange è ritenuto di natura malvagia, e che solo il fatto di essere rinchiuso nell’uomo, e comandato dalla mente e dal cuore della persona, gi impediscano di perseguire la propria malvagità.
Alla morte dell’individuo, il ti-bon-ange libero dalla prigionia del corpo, diventa un Duppy, che si aggira attorno al corpo per 9 giorni e diventa vulnerabilissimo.
Qui entrano in campo le due diverse fazioni, l’Houngan e il Bokor.
Il Bokor cercherà di prendere il Duppy tramite un rito che prevede l’aspersione di rum sulla tomba del malcapitato, e il lancio di 3 monete da 1 Penny, battendo infine sulla tomba con il proprio asson.
Il duppy nelle mani di un Bokor diverrà quindi uno Zombie Astral, e sarà mandato in giro a compiere la volontà dello stregone.
Per evitare che ciò accada, l’Houngan separa il Ti-bon-ange dal corpo, purificandolo attraverso l’immersione in acque oscure come quelle di uno stagno per un anno e un giorno, al termine del quale, il duppy divenuto puro prende il nome di Esprit, e fatto ascendere al Ginen oppure conservato in un Govi, dove verrà adorato come un Loa, da dove comunque potrà essere liberato bruciando il Govi in un fuoco sacro detto Boule Zen , oppure rompendolo presso un crocevia e lasciandone lì i cocci.

Il Gros bon ange è ambito dai Bokor, per rendere schiavi i corpi, trasformandoli in Zombie corps cadavere, e utilizzandoli per i lavori più pesanti.
Il dovere dell’Houngan è impedire che ciò avvenga, cercando di separare il Gros-bon-ange dal corpo, tramite un rito detto Dessounin.
In questo rito, l’Houngan procede a tappare narici e orecchie dei cadaveri con del cotone o dell’ovatta, e la bocca che può essere cucita, o riempita di terra sacra, per chiudere le vie d’uscita dell’anima dal corpo, lega fra loro le ginocchia e gli alluci, quindi rovescia le tasche e pone nella bara dei semi di Hoholi, un particolare tipo di sesamo, aspergendo poi con il Kleren i 4 punti cardinali e il cadavere stesso, infine invoca un Loa per allontanare il Gros-bon-ange dal cadavere e rinchiuderlo in un Govi, che affidato alla famiglia verrà trattato e servito come un Loa, o liberato e fatto ascendere come nel caso del Ti-bon-ange.

Per pararvi del fenomeno degli zombies, ho trovato un articolo di Monica Valcarenghi che è scritto così bene, che mi sembra un peccato mortale il solo pensare di alterarne una singola virgola, e vi propongo per esteso.

Fabio Di Cristina
(Byron Rage)

Fonti:
http://www.pcosta.net/pol/showthread.php?&tid=17178&t=Il%20Voodoo

IL MISTERO DEGLI ZOMBI

di Monica Valcarenghi

Il Vodu è una delle così dette religioni sincretiche afro-americane, che la letteratura non ha mancato di travisare e di trasmettere al resto del mondo come orrenda superstizione, come ripugnante insieme di rituali di magia nera praticati da una massa di negri esaltati e posseduti dal demonio.
Tra le immagini più care alla letteratura e a noi più note, si trova senza dubbio quella degli zombi, esseri mostruosi, cadaveri risuscitati, corpi in putrefazione usciti dalle proprie bare e dai cimiteri per terrorizzare la gente.
Gli zombi ad Haiti sono in effetti una realtà, non sono una semplice fantasia di qualche contadino sprovveduto o di qualche cronista spaventato. E' quindi necessario incominciare ad affrontare il fenomeno zombi inquadrandolo nella propria cultura e liberandolo da ogni alone di superstizione.

Per i voduisti l'uomo ha due anime, il ti bon ange, il piccolo angelo buono, e il gros bon ange, il grande angelo buono. Quest'ultimo rappresenta la forza vitale, entra nel corpo di un individuo al momento del concepimento e lo abbandona al sopraggiungere della morte. Il piccolo angelo buono invece è il responsabile della personalità, del carattere e della volontà. Gli zombi, ad Haiti, possono dunque essere di due tipi, uno è lo zombi astral o zombi ti bon ange, cioè uno spirito, una parte appunto dell'anima vodu (il ti bon ange) che è stata venduta o catturata dal bokor, lo stregone. L'altro è lo zombi Jardin o zombi corps cadavre, il famoso morto-vivente, l'immancabile protagonista dei film dell'horror, ciò che rimane di un individuo a cui è stato tolto il ti bon ange.
Lo zombi spirito, una volta catturato, è conservato in un vaso e, al momento opportuno, trasformato dallo stregone, in un insetto, animale o uomo per fargli compiere la sua malvagia volontà.

Una schiavitù di questo tipo, permanente, senza dubbio fa orrore a un popolo che ha per secoli conosciuto il significato della perdita della libertà. Gli Haitiani perciò non temono tanto gli zombi di per sé, quanto la zombificazione, ovvero l'essere ridotti in uno stato di schiavitù dal quale non si può essere liberati e dal quale non si può fuggire. Il terrore della zombificazione è tale che quando un individuo muore i familiari, per assicurarsi che sia veramente morto e quindi di poco valore per lo stregone, mettono in atto alcuni espedienti. Al cadavere può essere tagliata la testa o gli arti, una spada può essere infilata nel cuore o una pallottola sparata in una tempia.

Oppure, poiché un corpo può essere resuscitato solo se risponde alle domande del bokor, le sue labbra possono essere cucite e dei semi di sesamo o un ago senza cruna possono essere messi nella bara per distrarre il morto, per tenerlo occupato e impedirgli quindi di rispondere.
Un morto può essere resuscitato o per vendetta, o come sacrificio per ricompensare uno spirito dei beni ricevuti o, infine, perché qualcuno ha bisogno di un corpo da impiegare come bestia da soma. In realtà non si resuscita nessun morto e i potenziali zombi non sono veri cadaveri, bensì morti apparenti.
Alle vittime è somministrato in vari modi, più spesso topicamente, un "veleno", una polvere "magica" dalla complessa preparazione e dagli svariati e disgustosi ingredienti, che induce uno stato di morte apparente.
Responsabile di questo stato, oltre l'importantissimo lavoro dello stregone, senza dubbio efficace da un punto di vista magico-culturale, è una potentissima sostanza, la tetrodotoxina, contenuta in un ingrediente base di questa polvere, il puffer- fish, il pesce palla. Questa sostanza rallenta a tal punto le funzioni vitali, da ingannare e far dichiarare morto un individuo anche da parte di efficenti e preparate équipes mediche.

Ma la vera domanda, a prescindere dall'efficacia magico- culturale o chimica di questo veleno, è un'altra: in base a quale criterio è scelta la vittima da zombificare? La vittima è scelta a caso, è un innocente?
La zombificazione, in realtà, è un processo sociale, non è una attività criminale e casuale. La vittima non è un indifeso innocente e il bokor agisce con il consenso della intera comunità. La zombificazione è una sanzione sociale, una pratica per rinforzare l'ordine, non per distruggerlo.

È a questo punto necessario introdurre il discorso sulle Società Segrete e sulla loro funzione di controllo sociale. Gli Haitiani hanno paura di uscire di notte, il loro timore è quello di imbattersi in particolari individui, i membri delle Sette Rosse detti anche Zobop, Bizango, Senza Pelo, Vlanbindingue. Gli appartenenti a queste società, solitamente persone insospettabili, spesso docili e pacifiche, si crede si riuniscano in segreto per dedicarsi alla stregoneria, per fare il male per il gusto di farlo, per cibarsi di carne umana e per seminare il terrore. Le loro azioni malvage, i loro crimini sono compiuti durante riunioni notturne durante le quali i membri indossano lunghe vesti bianche e rosse e portano sul capo corone di ceri accesi. L'adesione a questi sodalizi è selettiva, per unirsi a loro bisogna conoscere la parola d'ordine e una serie di gestualità esclusive. In genere si incontrano nei cimiteri, quindi si mettono in agguato per le strade aspettando la vittima che viene catturata con corde fatte di budella secche.

In effetti, ad Haiti, queste Società Segrete, liberate dalle fantasie, non sono nulla di orrendo e di gratuitamente crudele. Hanno scopi religiosi-cerimoniali e un ruolo politico e sociale, la loro funzione è benevola, aiutano i bisognosi e le loro famiglie e, quando puniscono, puniscono chi è colpevole di aver trasgredito il codice comportamentale della Società. Tra i comportamenti punibili ci sono l'eccessivo arricchimento alle spese della famiglia o di dipendenti, il diffamare la Società Bizango, il danneggiare materialmente o moralmente qualcuno, il rubare la donna di un altro.
Dunque le Società Segrete sono la sicurezza, ma anche la paura: chi trasgredisce le regole è prima giudicato e poi punito tramite, appunto, la zombificazione.
Lo zombi, in definitiva, non è una vittima indifesa , ma un individuo colpevole di non aver rispettato le norme che garantiscono ordine e giustizia e che perciò è stato punito.

Il fenomeno zombi è dunque da liberare da ogni interpretazione eurocentrica e folkloristica e da inquadrare invece nel paradigma culturale-religioso haitiano. Gli zombi sono individui che non hanno rispettato il codice comportamentale delle Società Segrete. Le quali, esplicitamente o implicitamente riconosciute dalla collettività, sono organismi di matrice religiosa ma di decisiva importanza per la vita politica e sociale del paese.

Dal sito www.airesis.net

L'articolo completo

A destra. La zombie Felicia Felix Mentor

Papyri Graecae Magicae 161-5

Risveglio di un cadavere: Ti scongiuro, o spirito vitale che ti muovi nell'aria, entra in questo corpo, riempilo del tuo alito, restituiscigli la forza, risveglialo al potere del dio eterno, fallo camminare in questo luogo! Perché io sono lo strumento del potere di Thayth, il santo dio. Pronuncia il nome.

L’oscuro e segretissimo rito per resuscitare uno zombi è praticato solo da quei bokor che conoscono le giuste preghiere rituali e hanno l’animo saldo quanto basta. E' infatti indispensabile recarsi di notte in un cimitero ed evocare, davanti alla lapide, un demonio. Proprio quest’ultimo fornisce l’energia che permette al corpo morto di tornare in vita. Ma per poter comandare lo zombi, lo stregone deve possederne l’anima, che viene evocata, catturata e imprigionata dentro un vaso.
Si invoca quindi Baron Samedi, il signore dei cimiteri custode delle anime, e lo si addormenta con la formula creola "Do' mi pa fumé, Baron Samedi" ("Dormite bene Baron Samedi"). Non appena il signore dei cimiteri abbassa la guardia, il bokor può sottrargli l’anima dello zombi, chiamandola a sé con la frase "Mortoo tomboo miyi" ("Morto, dalla tomba, a me!").
A questo punto il cadavere viene disseppellito e resuscitato. Privo della propria anima, e quindi di volontà, lo zombi è ora pronto ad eseguire, su ordinazione, qualsiasi azione, anche la più efferata.

Monica Valcarenghi
Silvia Callegari

Fonti:
http://www.pcosta.net/pol/showthread.php?&tid=17178&t=Il%20Voodoo

LA MAGICA POLVERE DEL BOKOR

Nel 1982 Wade Davis, antropologo americano, riuscì a procurarsi un campione della polvere misteriosa che i bokor usano nel rito di zombificazione. L’ingrediente principale è costituito dalla vescica del pesce palla, contenente la tetrodotossina, un potentissimo neurotossico in grado di agire attraverso i pori della pelle. A questo veleno vengono mescolate le secrezioni cutanee del rospo bouga (da cinquanta a cento volte più potenti della digitale), semi e foglie di piante velenose e altre sostanze inattive, ma decisamente folkloristiche, come terra di cimitero e polvere di penne di gallo nero. Altri componenti, come l'albizzia e i vetri, servono a provocare prurito, per costringere la vittima a grattarsi e fare così penetrare il veleno.

Il bokor soffia nelle narici o nella schiena del futuro zombi, ben vivo, questa polvere giallastra, capace di causare un sonno letargico. Questi cade in catalessi: dato per morto, viene sepolto e, terrorizzato, assiste spesso cosciente al proprio funerale e alla propria inumazione. Esperienza estremamente traumatica che, unita a una buona dose di superstizione, distrugge la lucidità mentale della vittima, che finisce così per perdere la memoria e la ragione, cadendo in uno stato di autismo perenne e continuato. La notte stessa, il bokor disseppellisce il malcapitato e lo rianima somministrandogli un pasto a base di patate dolci e datura stramonium, un potente allucinogeno che, se da un lato contribuisce a intontire ulteriormente la vittima, dall'altro interrompe l'azione progressiva di distruzione delle cellule cerebrali da parte della tetrodotossina. Non si tratta di un antidoto, poiché l'azione del veleno è irreversibile, ma è da considerarsi come uno degli ingredienti necessari per "fabbricare" uno zombi che, muto e semideficiente, si crede effettivamente un morto risorto. E si rassegna a questa nuova esistenza di schiavitù e lavoro.

Negli anni Settanta la televisione francese riuscì addirittura ad intervistare un ex-zombi che era riuscito a riconquistare sia la libertà che parte della ragione (il che si verifica assai raramente). L’uomo viveva comunque in una clinica psichiatrica, non avendo smaltito del tutto gli effetti deleteri della droga del bokor.

Scrive William B. Seabrook nel suo saggio etnografico sui costumi di Haiti The Magic Island (1929):

"… La luna piena saliva lentamente nel cielo, sbiancando le colline e le piantagioni di cotone, ed io me ne stavo seduto davanti alla porta di casa con Costantino Polinice, un fittavolo haitiano, a parlare di demoni, licantropi e vampiri. Il discorso cadde sugli zombi. Avevo sentito dire che lo zombi è un corpo privo di anima, clinicamente morto, che riacquista magicamente un’apparenza di vita puramente meccanica; un cadavere che agisce, si muove, cammina come se fosse vivo, grazie alle arti di uno stregone. Questi sceglie un cadavere sepolto di fresco che non abbia ancora avuto il tempo di decomporsi e lo sottopone ad una specie di galvanizzazione.

Poi lo asservisce sia per fargli commettere qualche delitto, sia per affidargli, come capita più sovente, lavori agricoli o domestici pesanti. Non appena il morto accenna a rilassarsi, questi lo bastona come una bestia da soma. Quando ne parlai a Polinice, il mio scettico amico mi rispose: “Creda a me, non si tratta di una superstizione. Fa parte purtroppo dei nostri usi e costumi. Sono cose vere ad un punto che voi bianchi non sospettate neppure. Lei non si è mai chiesto perché i contadini più poveri seppelliscono i loro morti sotto massicce torri di muratura? Che altro motivo vuole che ci sia se non quello di difendere i propri morti?…"

Secondo il CICAP, la spiegazione alla credenza negli zombi non è farmacologica, ma sociale.
" … In un clima caldo come quello di Haiti le sepolture vengono eseguite velocemente, e fino a pochi anni fa i certificati di morte erano compilati in modo piuttosto frettoloso; quindi qualche caso di morte apparente potrebbe essersi verificato. Inoltre alcuni macabri riti vodoo comportano effettivamente l'utilizzo di parti di cadaveri, che vengono illegalmente esumati, e certi aspetti della religione vodoo venivano assecondati da parte del regime dittatoriale di Duvalier per indurre terrore nella popolazione. Infine sono stati scambiati per zombi fuggiti anche alcuni vagabondi con problemi mentali, persi per le campagne di Haiti…"

Fabio Di Cristina
(Byron Rage)

Links:

http://www.pcosta.net/pol/showthread.php?&tid=17178&t=Il%20Voodoo
http://it.wikipedia.org/wiki/Vodun

http://www.1arkamilmago.com/religione-voodoo.htm
http://www.nkweb.net/eso/voodoo/glossario.html
http://www.nkweb.net/eso/voodoo/start.html
http://www.esonet.org/Miti/dettaglio.aspx?sezione=14
http://www.bluesiana.it/voodoo2.asp
http://violetfairy.altervista.org/voodoo.htm
http://www.magia.it/woodoo

Fonti iconografiche:

(La cartina dell'africa con le zone evidenziate)
http://www.1arkamilmago.com/images/togo.jpg

(I vevè completi)
http://altreligion.about.com/library/graphics/bl_veves.htm

(L'altare voodoo)
www.chupacabramania.com/.../altare_voodoo.jpg

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