INTERVISTA A
ROBERTO VOLTERRI

Foto tratta da
http://www.lostinn.com/lworld/Immagini/volterri.jpg
ROBERTO VOLTERRI, nato a Roma, laureato in archeologia,
conduce ricerche di carattere archeometallurgico in ambito universitario. A
partire dai primi anni ’60 si è occupato di apparecchi elettronici
dedicati alla ricerca ESP, poi descritti nei libri Psicotronica, Enigma Uomo
e Alla Ricerca del Pensiero, tutti e tre pubblicati da Sugarco e in corso di
riedizione aggiornata. Nel 2002 ha pubblicato Narrano antiche cronache…(Ed.
Hera). Nel 2004, presso Sugarco, ha pubblicato Dimensione Tempo e, insieme ad
Alessandro Piana, L’universo magico di Rennes-le-Château. Nel 2005
Archeologia dell’Impossibile (HeraBooks) e Rennes-le-Château
e il mistero dell’abbazia di Carol (Sugarco), quest’ultimo
insieme ad Alessando Piana. Autore di moltissimi articoli su riviste specializzate,
ha partecipato e partecipa a varie trasmissioni radiotelevisive sia su reti
nazionali che private.
[Biografia tratta da: http://www.ilgiardinodeilibri.it/autori/_roberto_volterri.php]
INTERVISTA A ROBERTO
VOLTERRI
CONDOTTA DAL DOTT. GIORGIO PASTORE
D: Secondo lei, che cos’è il Graal? Esiste o è realmente esistito?
R: La cosa più straordinaria riguardo
al Santo Graal è che ancora non è chiaro cosa esso sia effettivamente.
Esiste una miriade di ipotesi, ci sono mille teorie, infinite leggende,
possibili tracce e percorsi, ma il Graal sembra avere veramente ‘mille
volti’, come ho inteso ipotizzare nel mio libro I mille volti
del Gral (SugarCo 2005). Nel corso dei secoli, cavalieri, esploratori,
studiosi, archeologi alla ‘Indiana Jones’ hanno creduto di
avere identificato il Graal e di averlo localizzato in quasi ogni angolo
della terra, dal Medio Oriente al Nuovo Mondo, all’Europa. Ma anche
in Italia, come brevemente vedremo, ci sono località legate intimamente
alla tradizione di questo misterioso ‘oggetto’, se di ‘oggetto’
si tratta… Il Graal compare per la prima volta in un romanzo cavalleresco scritto da Chrétien de Troyes tra il 1180 e il 1190. Il romanzo si intitola Perceval e ad un certo punto della storia si parla del Graal. Non ne viene fatta la precisa descrizione, ma viene detto che da questo oggetto emana una luce fortissima. Il tema viene poi ripreso da altri autori e nel 1205 Robert de Boron scrive il Roman de l’Estoire dou Graal, nel quale si dice che il Graal sarebbe la coppa usata da Cristo durante l’ultima cena, la stessa coppa che poi Giuseppe d’Arimatea riempirà col sangue di Gesù in croce. Da quel momento, il Graal assume il suo aspetto più famoso, proprio quello di un calice. Però esistono tante altre ipotesi che lo identificano in un’infinità di modi diversi. Di volta in volta il Graal è stato la Corona di Spine o la Croce sulla quale Cristo è morto, la Lancia con cui il centurione Longino trafisse il costato di Gesù crocefisso oppure una Pietra, un vassoio oppure una spada, la Sindone oppure il Velo della Veronica. E ci sono tre autori inglesi, Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln che sostengono la tesi, poi ripresa da Dan Brown nel suo famoso romanzo, secondo cui il Santo Graal sarebbe in realtà il “Sang Real”, cioè il “Sangue Reale” ovvero la discendenza di Gesù Cristo a della Maddalena sua sposa. Come si vede, se non proprio ‘mille’, moltissime sono le sfaccettature che può assumere l’introvabile ‘reperto’… Anche per il luogo dove il Graal sarebbe nascosto esistono molte ipotesi. Ad esempio, esso sarebbe stato portato in Europa dai Templari e custodito in una loro fortezza fino al 1307, hanno in cui iniziò la distruzione del loro Ordine. |
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Esso sarebbe stato nascosto nei sotterranei del castello
di Montségur sui Pirenei, un castello che era la fortezza dei Catari,
la setta eretica perseguitata dalla Chiesa cattolica. Circa dieci anni fa mi
sono, faticosamente, arrampicato (era Agosto!) fino alla cima del rilievo montuoso,
per osservare ciò che rimane di tale fortezza: c’era un gruppo
di archeologi che ancora stava scavando appena sotto le mura…
Hitler, nel 1932, mandò nella zona l’archeologo Otto Rahn, poi
scomparso nel 1939 in circostanza misteriose, ma forse non in quell’area
geografica.
Esistono poi altre leggende che raccontano come il Graal fosse stato nascosto
nel villaggio di Rennes-le-Chateau, sempre in Francia – ove sono stato
più volte, raccogliendo materiale per ben due libri L’Universo
magico di Rennes-le-Chateau e Rennes- le -Chateau e il mistero dell’Abbazia
di Carol , entrambi editi abbastanza di recente dalla SugarCo. Sulla possibilità
che il Graal sia legato alle ben note, misterisose, vicende dell’abate
Sauniere, Dan Brown… ha fatto la sua fortuna con il celeberrimo Il
Codice Da Vinci!
Ma il Graal potrebbe essere anche in Italia: a Roma, nella Basilica di san Lorenzo
fuori le mura, a Siena, a Mantova, a Genova e così via, come ho ben illustrato
nel libro citato all’inizio…
D: E la Pietra Filosofale?
R: La pietra filosofale è, per eccellenza, il
‘simbolo’ dell'alchimia. Essa sarebbe dotata di tre proprietà
straordinarie, ovvero costituire una sorta di ‘elisir di lunga vita’,
in grado di conferire l’immortalità fisica o quantomeno essere
una vera e propria ‘Panacea’ in grado di debellare qualsiasi patologia.
Oppure potrebbe dare la conoscenza totale del passato del presente e del futuro,
quindi una sorta di vera e propria ‘onniscenza’.
O, infine, potrebbe essere un ‘composto’ chimico in grado di trasformare
i metalli ‘vili’ (il bistrattato Piombo, insomma!) in metalli ‘nobili’,
ovvero il ben più blasonato ‘Oro.
Su tali ipotizzate possibilità si sono costruite fortune e altrettante
disgrazie. Basti ricordare l’avventura del ‘mago’ elisabettiano
John Dee e del suo ‘medium’ Kelly alla corte dell’imperatore
Rodolfo II, a Praga!
Invito a leggere il bel romanzo di Gustav Meyrink , L'angelo alla finestra d'occidente…
D: Quale segreto nascondevano i templari? Perché vennero annientati?
R: “… In tutte le province essi possedevano
idoli, teste con tre facce, con una sola o anche crani umani… Nelle loro
assemblee e soprattutto nei Grandi Capitoli essi adoravano l’idolo come
un Dio, come il loro Salvatore, affermavano che questa testa poteva salvarli,
che concedeva all’Ordine tutte le sue ricchezze e che faceva fiorire gli
alberi e germinare le piante della terra…”.
Ma forse non è per queste accuse di blasfemia che i ‘poveri’
Cavalieri di Cristo vennero annientati in un tragico Venerdì 13 ottobre
1307…
Forse era l’eccessivo potere da essi conseguito, potere economico intendo.
Un potere che consentiva loro di finanziare i regnanti e, forse, di ‘ricattarli’…
Un potere che costituì la loro iniziale fortuna e che divenne la loro
rovina tra il 1307 e il 1314 quando a Parigi, sull’isolotto di Pont Neuf,
sulla Senna, quasi alle spalle di Notre Dame, Jacques de Molay, Gran Maestro
dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio, viene immolato tra le fiamme in
nome di blasfeme “verità” estorte anche con l’inganno
e con la tortura.
Ma, forse, essi portarono in Europea, in Francia, ‘qualcosa’ che
avevano rinvenuto in Terra santa durante i loro lunghi e faticosi scavi sotto
ciò che rimaneva del Tempio di Salomone. ‘Qualcosa’ che potrebbe
essere poi finito a Montsegur e da lì – la distanza è di
qualche decina di chilometri soltanto – essere nascosto a Rennes-le-Chateau
per poi venire scoperto da chi aveva preceduto Sauniere e, infine, venire in
possesso di quest’ultimo. Il seguito… lo sappiamo!
Dei Templari e del loro misteriosissimo ‘idolo’ ho parlato molto
diffusamente nel mio libro Baphomet (SugarCo 2006).
D: Quali, secondo te, sono i luoghi più interessanti d’Italia, i siti archeologici più antichi, misteriosi e che hanno ancora qualcosa da svelare?
R: Può darsi…
A furia di esplorare polverosi tomi insieme all’amico Dott. Osvaldo Torres,
ho infatti verificato che la battaglia in cui morì Manfredi, figlio naturale
di Federico II di Svevia e di Bianca Lancia, si sarebbe svolta nella piana di
S. Vitale e il re sconfitto sarebbe stato sepolto dapprima presso il Ponte delle
Maurelle, sul fiume Calore, affluente del Volturno nei pressi dell’abitato
di Castelpoto, a soli 12 chilometri da Benevento. Il suo corpo fu subito seppellito
sul campo di battaglia, sotto un tumulo realizzato con delle pietre. Ma, in
seguito, l’insulsa damnatio memoriae attuata dal cardinale Bartolomeo
Pignatelli, arcivescovo di Cosenza, avrebbe fatto disseppellire le spoglie del
sovrano per gettarle lungo le rive del vicino fiume Verde, ora noto come Liri.
In ciò, forse istigato dal papa Clemente IV, ferocemente avverso a Manfredi,
come l’Alighieri ebbe a sottolineare, senza rèmore, nel suo Purgatorio.
"Se ‘l pastor di Cosenza, che alla caccia
di me fu messo per Clemente allora,
avesse in Dio ben letta questa faccia, l’ossa del corpo mio sarieno ancora
in co’ del ponte presso a Benevento, sotto la guardia della grave mora.
Or le bagna la pioggia e move il vento di fuor dal regno, quasi lungo ‘l
Verde,
dov’ei le trasmutò a lume spento.”
(Purgatorio, III, 124-132)
Bene, forti di tali indizi ho
però voluto indagare di persona sui luoghi ove avrebbe potuto venire
sepolto definitivamente il corpo del valoroso Manfredi. Così, io
e l’amico Torers, armati di buona volontà – coadiuvati
da altri amici appassionatisi, man mano al ‘mistero’ della
sepoltura di Manfredi – abbiamo esplorato in maniera un po’
più approfondita i luoghi in cui tali oscure vicende avvennero,
lungo il Liri, nel paese di Ceprano (Frosinone), dove è stata posta
un’epigrafe a perenne ricordo delle vicende su cui stiamo ancora
indagando. Non contenti, armati anche delle ‘regolamentari’
pala e piccone, ci siamo recati in una località poco distante –
le cui ‘coordinate’ precise ho riportato nel libro Archeologia
dell’Introvabile (SugarCo 2006) – località in
cui, in anni ormai passati sarebbe stata rinvenuta una tomba vuota a pochi
metri da un cippo marmoreo indicante l’antico confine tra il territorio
appartenuto alla Chiesa al tempo di Manfredi e la « terra sconsacrata
». Insomma, per dirla con l’Alighieri «di fuor dal Regno».
Aveva realmente contenuto il corpo di Manfredi? C’è ancora
nei pressi qualche interessante testimonianza relativa a quei significativi
versi danteschi che sopra abbiamo riportato? Si mormora infatti che qualcuno
dei fedeli soldati – o, forse, proprio suo zio Giordano Lancia,
fratello di Bianca, che aveva combattuto fedelmente al suo fianco? –
riconobbe, tra i vari morti, la salma del sovrano caduto nella battaglia
di Benevento, avrebbe recuperato il suo corpo e, dopo aver deviato momentaneamente
il corso del fiume Liri, lo avrebbe sepolto nel letto del fiume stesso.
Proprio come sarebbe avvenuto più di otto secoli prima, più
a sud, alla confluenza tra il Crati e il Busento, con un altro valoroso
re: Alarico. La solita leggenda locale? Forse sorta a seguito della suggestione
dovuta all’altra inconsueta sepoltura che, appunto, sarebbe avvenuta
nel fiume calabro per occultare per sempre il corpo del re dei Visigoti?
Non lo so, però la vicenda non è affatto priva di una sua
suggestiva atmosfera quasi ‘magica’ e forse varrebbe la pena
di indagare ancor di più in qualche «polveroso» libro,
magari custodito in locali biblioteche, raccogliere ulteriori dati e –
perché no? – continuare un’esplorazione nei luoghi
in cui, secondo i vecchi del posto, la leggenda ha maggiori probabilità
di divenire… storia. Non si sa mai… |
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Buone ricerche, dunque!
Dott. Roberto Volterri
Approfondimenti:
http://www.sugarcoedizioni.it
http://www.eremonedizioni.it
http://www.heraedizioni.com/j_hera
http://www.croponline.org/bibliografia.htm
LEGGI LA SCHEDA DEL NUOVO LIBRO DI ROBERTO VOLTERRI, "MIRACOLI".
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