MISTERI DI VENEZIA

 
LA VILLA E LA DAMA MALCONTENTA
I FANTASMI DI CAMPIELLO DEL REMER
CA' DARIO, LA CASA CHE UCCIDE
CASINO DEGLI SPIRITI
IL FANTSMA DEL GARIBALDINO
TEMPLARI: TRACCE A VENEZIA
 

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LA VILLA E LA DAMA MALCONTENTA

         La villa sorge sulle rive del fiume Brenta in un paese della provincia di Venezia di nome Malcontenta. È stata progettata dal Palladio e realizzata nel 1560 per Niccolò e Luigi Foscari. In questa villa, che è stata restaurata nel 1926, ha vissuto una nobile donna veneziana di nome Elisabetta, che nella Venezia settecentesca visse una vita piuttosto licenziosa e che la famiglia, per questi motivi, segregò nella villa, dove lei, sola e scontenta (da qui il nome Malcontenta), finì i suoi giorni.

Ancora oggi è possibile vedere il suo fantasma aggirarsi per le sale della villa; è un fantasma molto particolare poiché spesso accade che assuma un aspetto talmente definito e chiaro (derivato dal suo grande attaccamento alla vita terrena) da sembrare una persona vivente, ma non le si vedono mai i piedi sporgere dal suo lungo vestito nero e sembra quindi fluttuare nell'aria.

La villa è tutt'ora abitata ed è visitabile dai turisti in cerca di emozioni, anche se, come sembra giusto, la dama non si è ancora mai mostrata ai turisti curiosi, ma solo ai proprietari.

LINKS UTILI:
http://www.boglewood.com/palladio/malcontenta.html

.:::Gabriele:::.

Cà Dario, la Casa che uccide.

         Progettata da Giovanni Dario nel 1487, questa casa di Venezia ha l'oscura fama di essere la Casa che uccide. Tutti i proprietari di questa casa hanno avuto una morte violenta, o per incidente o per suicidio dello stesso, nulla invece accade ai semplici ospiti che hanno dormito nella casa. I Primi proprietari della casa erano la figlia illegittima di Giovani Dario e il marito, entrambi finiti in miseria e successivamente morti. Arbit Abdoll, ricco commerciante di diamanti perse tutte le sue ricchezze poco dopo esserne divenuto proprietario e ancora Charles Briggs, un americano che fuggì dall'Italia per un presunto scandalo morì suicida, tra i possessori della casa anche il manager degli Who, Raul Gardini e Fabrizio Ferrari, tutti morti tragicamente. Anche Mario del Monaco era interessato a Cà Dario ma fu proprio un incidente stradale durante un viaggio per le trattative dell'acquisto, che gli fecero pensare che fosse stato meglio rinunciare all'acquisto. venezia5.jpg (77107 byte)

(clicca per ingrandire)

Io sono personalmente passato davanti all'entrata di Cà Dario e vi assicuro che l'atmosfera che vi regna e la sensazione che provoca non è delle più piacevoli, si percepisce un qualcosa e sicuramente qualcosa non di positivo.

Immagine da: http://www.globalgeografia.com/album/veneto.htm

.:::Gabriele:::.

CA’ DARIO, IL PALAZZO MALEDETTO

  “Una vecchia cortigiana decrepita piegata sotto la pompa dei suoi monili”, è così che Gabriele D’annunzio descrive Ca’ Dario. 
Lo scrittore si riferisce alla facciata che dà sul Canal Grande, in pietra d’Istria ornata di marmi policromi ed inclinata sul lato destro, nella quale campeggia l’iscrizione “ URBIS GENIO JOANNES DARIUS” voluta da Giovanni Dario per omaggiare il “genio” della città.
Ca’ Dario è legata ad una misteriosa leggenda che sembra colpire i proprietari del palazzo, una lunga scia di drammi, di disgrazie e morti; diversamente ne escono indenni gli ospiti tra i quali il poeta francese Henry De Regnier.
Il palazzo fu fatto costruire da Giovanni Dario nel tardo “400, secondo dicerie popolari , in quel luogo, anticamente vi era una necropoli o addirittura un cimitero dei Templari.
Le disgrazie iniziano con la morte di Marietta (figlia di Giovanni Dario), morta di crepacuore a seguito dei tracolli economici del marito, Vincenzo Barbaro. Fu così che la famiglia Barbaro ereditò il palazzo. Nel XVI secolo Giacomo Barbaro fu ucciso in un agguato a Candia.
Toccò poi una tragica fine ad alcuni uomini d’affari proprietari del palazzo. 
Il commerciante di diamanti Arbit Addoll che fallì e morì in miseria.
Nell’ '800 ci fu un doppio suicidio Radon Brown, studioso di Venezia, ed il suo coinquilino.
Toccò poi a Charles Briggs, ricco americano che scappò dall’Italia per una scandalosa storia di omosessualità, si rifugiò in Messico, dove il suo amante si suicidò.
Negl’anni “70 Filippo Giordano delle Lanze venne assassinato dal suo amante Raul, che gli spaccò la testa con una statuetta ; Raul fuggito a Londra perché ricercato, sembra sia stato assassinato a sua volta.
Acquistò il palazzo anche Cristopher Lambert, manager Who ( gruppo rock considerato maledetto), morì suicida. Negl’anni “80 comprò Ca’Dario un uomo d’affari veneziano, Ferrari , subì tracolli economici e la perdita della sorella Nicoletta (che risiedeva nel palazzo), trovata morta in un prato a pochi metri dall’auto capovolta.

Sopra: Il retro di Palazzo Ca’Dario visibile da Campiello Barbaro

Sopra: il disegno del palazzo, dal quale si possono osservare  chiaramente i particolari della facciata e l’iscrizione.
Ed infine nel 1993 in piena Tangentopoli è la volta del suicidio di Raul Gardini, si tolse la vita con un colpo di pistola (anche se si è parlato di un’uccisione mascherata).

Per molti la maledizione del palazzo è solo una leggenda, ma una curiosa coincidenza potrebbe spiegare il mistero: sul portone acqueo del palazzo a fianco a Ca’Dario, c’è un Talismano mistico che servirebbe al allontanare le negatività……

Si sono dette molte cose su questo palazzo secondo alcuni sarebbe abitato anche da fantasmi, tra i quali, quelli degli sventurati proprietari.
Personalmente l’ho visitato e devo dire che una sensazione inquietante l’ho avvertita all’esterno più che all’interno del palazzo (è però da considerare che quel giorno, in occasione della giornata del Fai, c’erano molti visitatori).

FRANCESCA M.


La fontana nel cortile interno del palazzo "Ca'Dario".

IL FANTASMA DEL GARIBALDINO

          Questa storia di Fantasmi possiamo definirla conclusa, infatti non abbiamo più apparizioni, ma il motivo per cui queste apparizioni sono iniziate e terminate è interessante. Tutto accadde piuttosto di recente, nel 1921, quando Vinicio Salvi, andò nei giardini (vicino a dove oggi si tiene la Biennale di Venezia) in cerca di lumache, come faceva abitualmente ogni settimana  In questo giardino esisteva, ed esiste tutt'ora, una statua dedicata a Garibaldi. Vinicio, arrivato in prossimità della statua, avvertì un forte colpo ed uno strattone sul braccio, tanto da farlo cadere per terra. Mentre si rialzava, vide un "ombra rossa" dileguarsi. Quando la notizia dell'accaduto giunse ai suoi amici, tutti lo schernirono dicendo che le uniche "ombre rosse" che vedeva erano quelle dell'osteria (A Venezia un "ombra" è il bicchiere vino rosso che viene venduto, sfuso nei locali e nei bacari). La notizia passò poi in secondo piano ma, una settimana dopo, una coppietta che si era appartata nei pressi della statua, venne disturbata da un' ombra rossa, e così successe anche ad un pescatore, che tornò anche a casa con un bernoccolo! Questi successivi episodi iniziarono a creare un po' di inquietudine e fu istituita una ronda di vigilanza. Quando la ronda si avvicinò troppo alla statua, la solita ombra rossa li fece sbalzare indietro, ma stavolta l'ombra
non si fermò, e si materializzò davanti a loro la figura di un Garibaldino in divisa con tanto di camicia rossa. Nessuno lo riconobbe subito ma, fra la folla, uno ci riuscì: era Giuseppe Zolli nato nel 1838, che durante la spedizione dei 1000 fece la promessa di guardare le spalle di Garibaldi anche dopo la morte. Tutti presero in simpatia questo personaggio e alla originaria statua di Garibaldi fu aggiunta, alle sue spalle, la statua bronzea di un garibaldino con le braccia incrociate e con le fattezze di Giuseppe Zolli che vigila proprio "le spalle" del proprio generale. Da allora, non vi furono più apparizioni ne sopratutto, attacchi alle persone.

Sopra:
la statua di Garibaldi e, in basso,
 alle sue spalle, quella di Giuseppe Zolli.

 .:::Gabriele:::.

I FANTASMI DI CAMPIELLO DEL REMER

          Nei pressi del Ponte di Rialto, e più precisamente in Campiello del Remer, affacciandosi sulla riva lungo il Canal Grande si potrebbe assistere ad una scena agghiacciante: il corpo che affiora dall’acqua di Fosco Loredan, e la testa di sua moglie Elena.

La vicenda si è svolta nel 1598: protagonisti di questa storia il doge di Venezia Marino Grimani ( zio della vittima), la nipote Elena e suo marito Fosco (uomo assai geloso). Una sera mentre il doge passeggiava per la città, sentì una donna gridare, era inseguita da un uomo armato di spada; la donna fuggiva verso Campiello del Remer. Il Grimani intervenne, e raggiunti i due, riconobbe la nipote e il marito di questa. Fosco giustificò il suo gesto dicendo che Elena lo aveva tradito. 

La donna si difese sostenendo che la sua gelosia era infondata, dato che l’uomo di cui era geloso, era semplicemente suo cugino. Anche se la situazione sembrò acquietarsi, ad un tratto Fosco si scagliò contro la moglie e la decapitò; si rivolse al doge chiedendogli quale dovesse essere il suo castigo.

Grimani gli rispose che doveva recarsi a Roma dal papa per avere l’assoluzione, ma doveva portare con sé il cadavere della moglie e la testa. Arrivato a Roma il pontefice non volle neppure riceverlo, Fosco ritornò a Venezia e recatosi nel luogo dove aveva commesso quell’atroce delitto si gettò nel Canal Grande. E’ da allora che il corpo di Fosco riemerge, tenendo tra le mani la testa di Elena…..

Francesca M.

Casino degli Spiriti

          A lato delle Fondamente Nove, nella zona vicino alla Madonna dell’Orto, si trova Palazzo Contarini dal Zaffo; del complesso fa parte il Casino degli spiriti, chiamato così perché da secoli ritenuto un luogo di ritrovo di spiriti irrequieti.

Sembra che di notte si vedano luci ondeggianti di candele, e si sentano suoni che si spandono nella laguna con un forte eco.
L’edificio fu costruito nel Cinquecento da una nobile famiglia che ospitava convegni ed incontri letterari.
Sono diverse le storie che spiegherebbero questa sinistra nomea.

Secondo alcuni si ritiene che nei saloni del palazzo si tenessero delle cerimonie magiche, e che gli adepti di qualche setta facessero sedute spiritiche ed invocassero demoni.

Un’altra versione racconta che l’edificio era abitato da uno strano personaggio che vedeva i fantasmi.

Ma lo spirito più famoso è quello di Luzzo pittore del “500, che in quelle stanza si incontrava con Giorgione, Tiziano, Sansovino. Luzzo è morto suicida per un amore non corrisposto da una delle amanti del Giorgione, Cecilia.

Gli ultimi proprietari abbandonarono la casa perché disturbati dagli spettri, attualmente il palazzo è adibito a casa di riposo.

(Per chi viene a Venezia merita fare una piccola deviazione ed andarlo a vedere, c’è una bella visuale della laguna delle sue isole).

Francesca M.