YETI
L'abominevole uomo delle nevi

Non appena ascoltiamo la parola Tibet, pensiamo subito allo Yeti (dal nepalese YEH-TEH, quella cosa), altrimenti detto “abominevole uomo delle nevi” (nome tradotto dal nepalese “METOH KANGMI”). Notiamo come anche l’etimologia del termine dia una spiegazione piuttosto imprecisa riguardo l’essenza di questo mostro. Numerosi fonti asseriscono tuttavia che lo yeti assomigli ad un grosso scimmione, di peluria biancastra, alto circa 2 metri. Secondo gli sherpa, esistono due tipi di yeti: il “Dzu-Teh” (cosa grande), d’altezza superiore ai 2 metri, e il “Meh-Teh”, d’altezza simile a quella degli umani (1,75 metri circa). L’esploratore italiano Reinhold Messner ha provato a dimostrare che lo yeti è il comune orso tibetano, comparato ad un uomo nei diversi riti della popolazione locale. Al contrario gli yeti di minima statura sarebbero degli uomini ipertricotici (molto pelosi), in effetti, nelle razze mongole, i peli sorgono in tutta la superficie corporea, dunque un ipertricotico potrebbe essere considerato simile ad una scimmia.

Il mito dello yeti è nato nel 1925, quando un fotografo inglese, giunto in Tibet, dichiarò di aver visto un uomo d’alta statura, così pieno di peli da sembrare una scimmia, che camminava in posizione eretta e che si fermava per raccogliere le radici di un rododendro. Nel corso degli anni si sono susseguiti numerosi altri avvistamenti e sono state ritrovate alcune orme impresse nella neve.

Questa foto a sinistra, ad esempio, fu scattata da Don Whillans, il giorno dopo aver sentito delle strane urla e dei versi mostruosi. Il suo sherpa lo aveva avvertito dicendogli che era il richiamo dello yeti e il ricercatore statunitense, incuriosito, andò alla sua caccia: reperì l’orma, ne fu fatto il calco e questo fu il risultato. Lo vediamo qui a destra.

Inoltre, durante le riprese di un documentario televisivo in Bhutan, la troupe trovò una ciocca che, come fu dimostrato dall’esame del DNA, non apparteneva né ad un animale conosciuto, né tantomeno ad un essere umano. Di conseguenza è stata attribuita allo yeti. Molto spesso, infatti, le ciocche ritrovate appartenevano ad animali selvatici, come cinghiali, maiali, ma in questo caso non appartenevano a nessuna razza animale conosciuta. Il ritrovamento di due peli circa 5 anni fa ha fatto sperare nell’esistenza dello yeti, ma anche questo si è rivelato un buco nell’acqua, nonostante l’entusiasmo iniziale. Lo scalatore italiano Reinhold Messner, nel suo ultimo libro “Yeti: Leggenda e verità”, parla dapprima delle ricerche da lui eseguite su quest’intricato enigma che tanto lo affascina, e in seguito racconta la sua esperienza personale. Secondo Messner lo yeti non è un parente dell’orso tibetano, poiché emette un verso scimmiesco (quasi come un fischio lungo e modulato), ma potrebbe trattarsi di un discendente del Gigantopiteco a causa della sua postura “a quattro zampe” e della sua forza muscolare.

È curiosa una leggenda nepalese che spiega la presenza esigua degli yeti: un gruppo di Sherpa si accorse che gli yeti li imitavano e che, dunque, rubavano il loro raccolto di patate; la comunità decise di far ubriacare gli yeti, facendo in modo che essi si uccidessero a vicenda; dell’eccidio rimase una yeti incinta, che fece proseguire la specie.
Ma non solo l’Himalaya è teatro delle apparizioni di scimmioni antropomorfi. Un esempio è la Malaysia, in cui esistono delle leggende riguardanti il Sasquatch, una specie di yeti dal manto bruno. Proprio il Sasquatch (oppure Momo) è quello che è stato fotografato maggiormente nelle jungle nei pressi di Kuala Lumpur e nelle grandi foreste pluviali del Borneo. A queste leggende asiatiche, si accostano altre nordamericane, che narrano di un essere chiamato Bigfoot (piedone).

Il mito del Bigfoot risale al 1958, anno in cui un operaio trovò casualmente un’impronta gigantesca: si credette subito che le orme appartenessero al Bigfoot, scimmione dell’immaginario collettivo delle comunità pellerossa stanziate nella zona del ritrovamento. È l’unica bestia ad essere stata immortalata in un video, durato pochi secondi, da Roger Patterson, sebbene oramai lo si consideri un falso.

In Siberia, invece, l’esploratore russo Semionov ha trovato la gamba di un essere misterioso dal piede lungo 43 cm, arcuato come un piede umano, ma con l’alluce più corto delle altre dita. Le ricerche scientifiche hanno rivelato che l’essere ha una postura eretta (dunque non è un lupo, come inizialmente si supponeva) e che non appartiene a nessuna razza conosciuta né di orsi, né tantomeno di scimmie.

F.G.I.

Webgrafia

-- http://www.ndonio.it/Yeti.htm
-- http://it.wikipedia.org/wiki/Bigfoot
-- http://ourworld.compuserve.com/homepages/dtrapp/bigfoot.htm
-- http://it.wikipedia.org/wiki/Yeti
-- http://www.italysoft.com/curios/yeti-it.htm
-- http://www.isolachenonce-online.it/et/tabloid/zoom/yeti.html
-- http://occultopedia.com/y/yeti.htm
-- http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100402
-- http://www.moebiusonline.eu/fuorionda/Yeti.shtml
-- http://www.montagna.org/node/4106
-- http://web.genie.it/utenti/m/mysteryworld/yeti.html
-- http://www.bluedragon.it/non_fantasy/misteri/mostriario/yeti.htm
-- http://www.distrofici.it/forum/topic.php?TID=4036&PAGE=1
-- http://www.majuro.it/yeticongelato.php

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