UFO SULLA LUNA?

        In questo articolo tratterò degli strani oggetti volanti non identificati che sono stati visti da astronomi di tutto il mondo, nel corso degli anni, nei dintorni di Selene.
Il nostro satellite sembra un mondo morto e del tutto immobile. Ma in realtà non è così: gli astronauti che sono stati sulla Luna hanno detto infatti di aver visto UFO e altri curiosi fenomeni inesplicabili. Ma avvistamenti altrettanto singolari sono stati compiuti anche da decine di astronomi che, negli ultimi due secoli, osservando la spenta Selene, vi hanno scoperto davvero “cose” strane…

È un fatto che la scienza più progredisce e più sembra scoprire fatti misteriosi che essa medesima non può spiegare. 
Uno dei più singolari è il caso ancora abbastanza recente dei “segnali venuti dallo spazio”: giorno dopo giorno, ora dopo ora, strani segnali sono confluiti, verso la fine del 1957, alle stazioni di ascolto sparse sulla superficie del nostro globo dallo spazio interplanetario; ma chi li abbia inviati e perché è ancor oggi, dopo molto tempo, un mistero, per tutti gli osservatori che li hanno ricevuti. Si tratta di fenomeni verificatesi subito dopo l’invenzione dei satelliti artificiali e dei radiolocalizzatori destinati a seguirne le rotte nello spazio…

UN OVNI DIRETTO SULLA LUNA

        Nel 1958 è accaduto un altro evento inspiegabile e vagamente sinistro: nell’ottobre di quell’anno gli scienziati del Centro Missilistico di Cape Canaveral in Florida hanno cominciato a ricevere forti segnali radio sulla banda usata da uno degli sputnik sovietici. Per più di tre ore, ogni giorno, i segnali inspiegabili affluirono regolarmente, tanto che Cape Canaveral diffuse la notizia e si mise in contatto con gli altri centri analoghi, americani ed esteri. Risultò così che entro un’ora dalla ricezione a Cape Canaveral dei primissimi segnali, parecchi giorni prima, altre stazioni avevano ricevuto identici segnali, e almeno due radiotelescopi giganti nel territorio degli Stati Uniti avevano identificato e ricostruito la posizione apparente dell’"ordigno volante" da cui gli strani segnali venivano emessi. Non era difficile determinare la posizione e la rotta della trasmittente celeste. I segnali affluivano da un oggetto che sembrava in volo per la Luna alla velocità media di 16.000 chilometri orari, ma con notevoli variazioni.
Tutto faceva credere che i russi avessero lanciato un nuovo raggio della Luna: unico elemento di incertezza era la variazione della velocità media dell’oggetto volante sconosciuto. Nessun raggio spaziale costruito sino ad allora dall’uomo era infatti in grado di far scemare alternativamente la sua velocità e poi accelerare fino a valori elevatissimi, come il misterioso oggetto volante individuato dai radiotelescopi sembrava invece tranquillamente capace di fare.
Si fecero mille ipotesi, tra cui la più probabile era che forse si trattava di una sonda lunare russa non preannunciata. Tanto gli scienziati americani quanto quelli britannici addetti al gigantesco radiotelescopio di Jodrell Bank, allora il più grande del mondo, rimasero male quando i sovietici riposero alle loro indagini dimostrando di non aver lanciato nessun razzo nel periodo in cui erano stati ricevuti i misteriosi segnali lanciati dal corpo sconosciuto allontanatesi verso la Luna…
Il rompicapo cominciava ad assumere un aspetto sinistro. Perché nei giorni precedenti tanto gli americani quanto gli inglesi avevano identificato un “oggetto” che, a 5.000 km circa dalla superficie terrestre, si allontanava lungo una rotta che lo avrebbe portato inevitabilmente sulla, o presso, la Luna. Invece, il misterioso “Oggetto Volante Non Identificato” a un tratto aveva cominciato a muoversi in maniera quanto mai erratica, tentennando, diminuendo la velocità, riprendendo poi la corsa con rinnovato vigore, finché aveva cominciato a deviare e ad allontanarsi senza più riflettere lungo una nuova rotta che lo avrebbe portato sempre più lontano dalla Luna, via nello spazio illimitato.

         Spiegazioni diverse e contraddittorie cominciarono ad essere fornite dalle autorità ufficiali nordamericane: e, tra le spiegazioni, è molto significativa quella di uno scienziato della Lockheed, il quale avrebbe detto che i segnali, sebbene non identificati, erano simili a quelli trasmessi dallo Sputink numero Uno. Risposta che ovviamente però non significava nulla, dato che lo Sputink I taceva ormai da molti mesi ed era stato anche visto cadere in stato incandescente nell’Atlantico meridionale.
Poi, dagli ambienti scientifici controllati dal Pentagono, trapelò la notizia che vapori di gas ionizzati come quelli che solitamente vengono emessi dagli ugelli d’un razzo erano stati identificati nei pressi della Luna: notizia però chiaramente inventata e diffusa ad arte, dato che un radiotelescopio non può identificare vapori di gas ionizzati da una distanza di 380.000 chilometri.

        Segnali che non sono partiti dalla Terra non sono del resto fenomeno inusitato. Ci sono per esempio gli strani segnali radio che Marconi e Tesla ricevettero quando la radio era ancora ai primordi; gli strani disegni geometrici luminosi che per più di due anni furono visibili sulla Luna nei pressi del Mar delle Crisi, e infine l’inesplicabile radio-cicaleccio, se così possiamo dire, proveniente da Venere nel 1956, e ricevuto da numerosi osservatori degli Stati Uniti, tra cui quello dell’Università di Stato dell’Ohio.
Ma un fatto è certo: i radiosegnali intercettati dai radiotelescopi terrestri verso la fine del 1958 provenivano da un corpo in movimento nello spazio tra la Terra e la Luna e furono registrati durante periodi di tre ore ciascuno, in un momento in cui non si trovava in orbita nessun oggetto costruito dall’uomo e, per di più, in grado di trasmettere radiosegnali.
Che cosa fosse quell’UFO, ovvero quell’enigmatico corpo volante in movimento, donde venisse e dove fosse diretto sono domande destinate ancora oggi a restare senza risposta e, probabilmente, resteranno così per sempre: un’altra pagina che si aggiunge al quaderno dei misteriosi fenomeni dello spazio e delle oscure presenze che segretamente forse ci studiano.

UNO STRANO PONTE SULLA LUNA

        È un fatto che il nostro antico satellite non sembra, in certi periodi, quel mondo su cui “non avviene mai nulla” descritto dagli astronauti che ci sono stati e dalla scienza: arido globo senza atmosfera, alternativamente riarso per quattordici giorni dalla vampa atroce del sole e raggelato per altri quattordici dal freddo inimmaginabile dello zero assoluto notturno; dove le rocce si spaccano per i bruschi passaggi di temperatura dai cento e più gradi centigradi del giorno ai duecento e più sottozero della notte; e dove le valli desolate fra le vette aguzze delle catene montuose e in fondo dei crateri sono ricoperte da un altissimo strato di ceneri e pomici polverizzate, là dove il suolo non è interrotto da crepe e spacchi profondi…Un mondo dove regna continuo un silenzio allucinante e su cui, non trattenuti da nessuna fascia atmosferica, bolidi provenienti da tutte le regioni dello spazio, ogni tanto si abbattono e sprofondano con violenza sollevando pennacchi di polveri e ceneri, che ricadono poi lentamente, data la scarsa forza di attrazione gravitazionale…Ma qualcosa accade ogni tanto sulla Luna che ci induce a credere che no, non sia vero che su quel mondo non accade mai nulla. Diversamente, perché i consiglieri scientifici dell’allora Presidente degli Stati Uniti Eisenhower gli consigliarono, nel 1953, di non lanciare testate nucleari sulla Luna almeno finché l’inesistenza di una forma qualsiasi di vita sul nostro satellite non fosse stata definitivamente accertata? 
Forme di vita sulla Luna? Che cosa poteva essere definitivamente successo per convincere i consiglieri scientifici del Presidente a elargire così strane raccomandazioni? Questo: la sera del 29 luglio 1953, John O’Neil, l’oggi defunto redattore scientifico del potente quotidiano “New York Heral Tribune”, si pose al telescopio del suo piccolo osservatorio privato, dopo avervi inserito lenti con un ingrandimento di novanta volte. Il telescopio era già puntato sulla Luna. E quale non fu la sorpresa del giornalista-astronomo nel vedere tesa sull’orlo d’una vasta estensione aridissima e rocciosa, nota come Mar delle Crisi, l’ombra d’una struttura simile ad un ponte! Da un estremità all’altra quel ponte misurava poco meno di 19 km!
O’Neil portò allora il suo telescopio a un massimo di visibilità pari a duecentocinquanta ingrandimenti ed ecco che la bianca e gigantesca struttura apparve nitidamente rilevata. Un’ incredibile opera d’ingegneria e per di più compiuta in tempo di record, perché il giornalista non l’aveva vista quando aveva esaminato quella stessa regione lunare l’ultima volta, cinque settimane prima. 
O’Neil, non temendo ironie e attacchi, redasse coraggiosamente il suo bel rapporto per la “Association of Lunar and Planetari Observers”, riferendosi all’oggetto del Mar delle Crisi come un grandioso “ponte lunare”. Come s’aspettava, O’Neil fu immediatamente attaccato da alcuni astronomi che non attesero nel mettere in dubbio la sua serietà e perfino la sua sanità mentale; quando la serie di attacchi e di insulti era già al colmo, accorse in aiuto dell’astronomo-giornalista, il professor H. P. Wilkins, forse lo studioso più eminente e autorevole del mondo in cose lunari. 
Wilkins dichiarò con tutta calma, nell’agosto del 1953, un mese dopo la scoperta di O’Neil, di aver osservato egli pure la stessa struttura a forma di ponte, esattamente là dove O’Neil aveva detto di averla vista. Poi, nel settembre, un’altra autorità lunare, il britannico Patrick Moore, comunicò di aver visto il ponte e di averlo osservato ininterrottamente per più di un’ora. 
Il ponte di O’Neil si trova ai margini del cosiddetto Mar delle Crisi, uno strano deserto, questo, in quell’immenso deserto che è la Luna, che ha fatto spesso parlare di sé…

I MISTERI DEL MAR DELLE CRISI

        Nel lontano 1869, dopo che una serie di brillanti punti di luce erano comparsi a formare delle figure geometriche sempre nella regione del Mar delle Crisi, la britannica “Royal astronomy Society” incaricò tutta una schiera di astronomi di osservare e registrare ogni particolarità dello straordinario fenomeno. In un periodo di due anni, essi registrarono più di un centinaio di quelle figure luminose, principalmente rettangoli, linee rette, triangoli, molte delle quali disposte proprie intorno al Mar delle Crisi. Se quelle figure geometriche, che sparivano e ricomparivano sempre nella stessa zona lunare, sempre eguali e sempre diverse, volevano essere delle segnalazioni invitanti i terrestri a rispondere con disegni consimili, il loro messaggio andò comunque perduto per gli osservatori terresti. Ed alla fine, del 1871, le luminose figure geometriche che tutti avevano distintamente visto cessarono di comparire. 
Nel 1912, l’astronomo americano F. B. Harris riferì invece di aver osservato un gigantesco “oggetto volante nero”, un vero e proprio UFO di enormi proporzioni, che, con un diametro di ottanta chilometri circa, passava lentamente attraverso lo sfondo luminoso della Luna; e così vicino alla superficie lunare da gettarci sopra un’ombra chiaramente visibile. 
Il 30 marzo 1950 il celebre astronomo britannico citato più sopra, Percy Wilkins, osservò invece un bagliore spettrale comparso improvvisamente presso il cratere Aristarco. Egli lo descrive a forma ovale, luminescente, e libratesi a una certa altezza sul fondo del cratere. 
Tre mesi dopo, James Barteltt Jr., un astronomo americano, osservò a sua volta un oggetto analogo proprio nello stesso punto. 
Di che cosa si trattava?

Messaggi e oggetti spaziali non identificati, figure geometriche e singolari strutture individuate in certi punti della superficie, altri inesplicabili fatti…che cosa scopriranno e impareranno gli uomini nei prossimi anni, quando grazie agli astronauti cinesi e a quelli americani, l’uomo tornerà a mettere di nuovo il suo piede sulla Luna? 

Sperando di essere stato esauriente…

“Chi ha occhio, se ne intende!” 
(Marco Lorenzo Bizzarri)

MARCO LORENZO BIZZARRI

Fonte: "Mystero", il n° 50 -anno V- Luglio 2004