TRIORA, LA CITTÀ
DEL MALE
Introduzione
del libro del dott. Diego Barzaghi,
nostro collaboratore.

Ci sono avvenimenti che entrano a far parte degli
archivi della storia e meritano l'eco del tempo, mentre altri sono cancellati
dalla memoria umana per tutta una serie di motivazioni e di "vergogne"
suscitate dal riverbero delle loro vicende.
Il mondo magico ed
esoterico offre senza ombra di dubbio una miriade di spazi e direttrici di
studio ben lungi dall'essere esauriti; con la mia ricerca mi sono prefisso di
fare "giustizia" in merito ad una serie di immagini stereotipate,
quasi una vera e propria mitologia in proposito, che emergono inesorabilmente
nel momento in cui il discorso sulla caccia alle streghe si estende al grosso
pubblico.
Vale a dire la
confusione fra magia e stregoneria; l'appellativo dei secoli bui scagliato
acriticamente sull'intero Medio Evo, come se tutta la complessità storica fosse
riconducibile alle categorie di ignoranza e superstizione; la conseguente
interpretazione della caccia alle streghe come ultimi fuochi di una realtà in
declino in contrapposizione alla logica, alla filosofia rinascimentale ed alla
rivoluzione scientifica, su cui si fonda la civiltà moderna e razionale.
In altre parole,
la concezione rassicurante della storia vista come sviluppo lineare, giocato tra
Bene e Male, ben riconoscibili e nettamente separati, che ci permette di
relegare la strega ed il suo persecutore nel mondo dei mostri prodotti dal sonno
della nostra ragione, per poi sentirci figli solo della parte buona del nostro
passato.
Chi credeva nella
stregoneria attribuiva alle facoltà soprannaturali tutto ciò che non sapeva
spiegare con le proprie conoscenze e poichè solitamente si supponeva che tutto
l'incomprensibile emanasse dal diavolo, si credeva che anche le streghe fossero
possedute da forze diaboliche; agli occhi dei cristiani ogni divinità diversa
dalla loro era nemica di Dio; le streghe erano quindi considerate seguaci del
nemico della salvezza, in altre parole del diavolo.
Questo assurdo ed
infame sillogismo venne applicato con estrema naturalezza nella vicenda di
Triora, la Loudun italiana, la Salem europea; ma forse è più corretto dire che
Loudun è la Triora di Francia e Salem la Triora del New England, poichè il
celebre processo alle streghe si svolse nell'antico borgo ligure nel 1588;
indubbia è quindi la sua priorità cronologica, e per nulla inferiore agli
altri due, la spaventosa tensione.
Il piccolo paese
arroccato sulle montagne liguri è uno dei punti del pianeta in cui si rompe la
catena rassicurante forgiata dalla cultura illuministica e in cui le tenebre
elementari emergono allo scoperto. Su tutta la superficie terrestre esiste una
rete di luoghi "censiti", con i quali si potrebbe disegnare una mappa:
gli incroci di coordinate malvagie, gli aleph
di cui non si dovrebbe
mai parlare; esiste una geografia, per nulla segreta, sulla quale
particolarissime isobare congiungono le opere di artefici infernali.
In merito ai
processi di stregoneria, è tipico un fenomeno che agisce nella coscienza degli
inquisitori; ne abbiamo esempio dalla visita pastorale del vescovo Luca Fieschi
a Triora nel 1590: l'alto prelato giunse alla conclusione che la stregoneria e
il quotidiano rapporto con gli elementi infernali non erano "nel"
borgo, bensì "del" borgo, e che anche gli apparentemente incolpevoli,
la gente comune, persino i parroci, ne partecipavano.
Ciò che in
origine appariva empietà e sacrilegio, irruzione del nemico nella cittadella
cristiana, si rivelava costume, indole, eredità genetica, natura. Quella terra
non era vittima del demonio bensì sua incubatrice.
Un fatto è certo:
il Cristianesimo non riuscì a distruggere la filosofia pagana, anzì se ne nutrì,
altrimenti sarebbe morto di asfissia in un breve volger di generazioni.
Distrusse,
apparentemente i culti pagani, ma in realtà li seppellì, ed essi continuarono
a germogliare intrecciandosi al seppellitore, e questa sopravvivenza favorì
sicuramente lo sviluppo delle discipline occulte: energia pura, impulso
liberatorio, individualismo, orgogliosa affermazione di sè, manifestazione
libera della corporeità e dei sensi: tutto questo è nello stesso tempo
femminilità e stregoneria.
Ed ecco che entra
in scena e s'impone un tema molto delicato: la possibile identificazione tra
questi due elementi. Una formula, più di lusinga che di censura, sentenzia che
ogni donna è una strega; non sappiamo se ogni donna sia riuscita a stregare
almeno un uomo, ma è certo che ogni uomo è stato stregato, almeno una volta
nella vita, da una donna. Vorrei lasciare a questa formula il suo fascino
inebriante, e purificarla da quanto in essa si annida di rozzamente
maschilistico, di ecclesiastico e penitenziale, di poliziesco e di censorio.
Ci sono in gioco i
quattro elementi; nel suo desiderio di dominare la donna, l'uomo la vuole
assimilata alla terra, sostanza stabile, plasmabile, non sfuggente.
Nell'ininterrotta tradizione del maschilismo, la donna dev'essere carne, vaso di
piacere e generatrice di figli, e la stretta relazione tra carne e terra in cui
la carne si riconverte non ha soltanto valore penitenziale ed escatologico, ma
accentua l'idea del possesso esercitato dalla virilità sulla femminilità.
Il dominio
maschile è invece scosso da ventate di angoscia quando la femminilità gli
sfugge, ed allora la donna diventa un essere soprannaturale e da dominata si fa
dominatrice: donna-acqua, che guizza libera ed inafferrabile; donna-aria, fata o
fantasma; donna-fuoco, sembianza cangiante dell'elemento infernale: strega.
La sequenza
acqua-aria-fuoco segna la liberazione della donna dal dominio maschile, ma se
l'assimilazione della femminilità all'acqua suscita nell'uomo ira e delusione e
se la donna-aria lo sgomenta, la donna-fuoco è per lui fonte di paura, anzi
vero terrore che si tramuta in odio e volontà di distruzione: la donna-fuoco
deve essere distrutta con il fuoco. Di qui i roghi delle streghe, e la cenere
che si alza da quei roghi e ricade, è l'estremo tentativo compiuto dal potere
maschile per riassimilare la donna alla terra.
Fortunatamente i
roghi a Triora non si accesero e a questo punto il discorso dovrebbe andare
molto oltre, e fatalmente finirebbe con la sdrammatizzazione della caccia alle
streghe. Oggi sappiamo molto bene che la Santa Inquisizione, tristemente celebre
per la sua crudeltà, in realtà, (ed è il caso di Triora) in non poche
circostanze si comportò con moderazione nei confronti di alcuni casi di
stregoneria tra il Quattrocento ed il Seicento.
Sappiamo altresì
che furono semmai le magistrature laiche, come presto vedremo, e i bravi
cristiani del luogo nel quale questa o quella strega veniva accusata di esser
tale, ad insistere per condanne plateali ed esemplari.
La stregoneria, a
mio avviso, non è studiabile; mancano le fonti storiche di parte stregonica per
poterlo fare. Fino ad ora abbiamo esaminato questo fenomeno attraverso le
documentazioni di coloro i quali le hanno perseguitate e spesso spinte verso
l'estremo supplizio. Le streghe non furono un fenomeno di parziale e transitoria
obnubilazione della ragione. Al contrario, era necessario che i teologi
chiarissero precisamente quel che si intendeva per poteri demoniaci e possibilità
di contatti col diavolo, che i giuristi spiegassero bene in che modo e in quale
misura tale possibilità di contatti costituiva reato, che il potere politico si
rendesse conto che quella possibilità, che da un certo punto di vista si poteva
definire ereticale, (altrimenti la Chiesa non ne avrebbe autorizzato la
persecuzione) coincideva drammaticamente con la possibilità che dietro il non
conformismo religioso si nascondesse un anelito alla ribellione politica e
sociale.
Era necessario
aspettare che la situazione sociale dell'Occidente si usurasse e che
affiorassero quegli elementi di breve o di lungo periodo che potevano
configurare una grave crisi del nostro continente. Le streghe quindi furono
tradizionalmente un capro espiatorio, e quando una società si sente prospera e
sicura non ha certo bisogno di vittime su cui sfogarsi.
Ma d'altronde,
l'ipotesi che la stregoneria non abbia mai corrisposto a nulla di concreto e di
reale, e che quindi la sua persecuzione sia solo frutto di una perversa follia
collettiva, è totalmente infondata. L'Occidente pre-industriale è pieno di
fattucchiere, di operatrici dell'occulto, di levatrici e mezzane d'amore
clandestine.
Questi personaggi,
che operano nella marginalità e nell'ambito di una serie di azioni illegali o
semilegali, preoccupano molto il potere precostituito sia laico che
ecclesiastico. Sono un elemento destabilizzante, sono causa di preoccupazione e
di non conformismo. La stregoneria è antica quanto il mondo, ma sotto questa
fatidica parola siamo abituati a comprendere una varietà di fatti e di
atteggiamenti: le malie, gli incantesimi erotici o assassini, la metamorfosi di
esseri umani in animali, il volo notturno di esseri mutati in uccelli rapaci,
insomma tutta una serie di fatti che l'antichità classica conosceva molto bene.
L'Occidente però,
inserisce in questo quadro un nuovo fattore, costituito dal presupposto che
certe persone, per desiderio di lucro, di potere, di godimento, di vendetta,
possano accordarsi non con generiche forze della natura, ma con l'Avversario in
persona; per sostenere questa tesi, è necessaria la presenza del diavolo
cristiano, nemico e contrapposto rispetto a Dio; ed era indispensabile che i
poteri del maligno venissero accuratamente circoscritti.
Finché la Chiesa,
nell'Alto Medioevo, resterà tutto sommato tollerante nei confronti dei vecchi
culti e delle vecchie tradizioni pagane, non si avrà nulla di paragonabile alla
caccia alle streghe. Ma quando, con la razionalizzazione della filosofia
scolastica, si potrà parlare specificatamente e con cognizione di causa dei
poteri effettivi del diavolo, la caccia alle streghe potrà essere avviata.
Una società come
quella tardomedioevale e protomoderna, la quale si sentirà profondamente
insicura e minacciata anche a causa della sfavorevole congiuntura economica dei
secoli XIV-XVII, andrà alla caccia del capro espiatorio, e lo troverà nella
presenza di questo corpo estraneo. Questo gruppo di esseri malvagi in combutta
col demonio, guarda caso corrispondeva, socialmente parlando quasi sempre (a
Triora non fu totalmente così) a strati emarginati, dotati di poco potere e
facilmente criminalizzabili.
Siamo insomma al
primo vero e proprio esempio di diffusa credenza di complotto universale; una
società in crisi, ma sostenuta da una visione del mondo coerente e per così
dire "forte" si accanisce contro pochi gruppi emarginati che sono
rimasti fedeli ad una visione antica arcaicizzante, "debole" del
mondo. E' l'Europa della Santa Sede, dei re, dei giuristi, delle università,
che insorge contro i residui dell'Europa profonda e popolare, che ne sdradica
gli ancor vivi contenuti pagani o paganeggianti, e che ciò facendo proclama di
star scardinando un ben congegnato piano diabolico-umano per la conquista del
mondo.
La strega è il
prototipo della devianza, del nemico interno, contro cui la lotta si svolge sul
livello emozionale. Il processo a suo carico non è che una canalizzazione
dell'odio ed il suo sacrificio è la risposta rassicurante della crisi
confusionale, che in contingenze particolari, può sconvolgere una data comunità.
Sorgono dei dubbi:
forse non è solo il sonno della ragione a produrre mostri, forse la
criminalizzazione del diverso e la caccia alle streghe sono tentazioni costanti,
sempre in agguato lungo la storia dell'uomo, di ogni uomo; se da qualche parte,
in qualche tempo, c'è stato un patto tra uomini e demoni è senz'altro in quel
luogo che ha preso origine la barbarie dell'intolleranza.
dott. DIEGO BARZAGHI