I MISTERI DEL CASTELLO DI TREZZO D'ADDA

Le Leggende del Castello di Trezzo sull'Adda  
I Fantasmi  Fotogallery pag. 1 - pag. 2
Misteri Architettonici Analisi fotografica della foto col fantasma

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(da notare la precisione con cui è stato
lavorato questo blocco di pietra...)

LEGGENDE DEL CASTELLO

          Il castello di Trezzo sorge su una riva del fiume Adda, in provincia di Milano. Ci siamo stati in diverse occasioni, dal 2003 in poi. Sorto in età longobarda, fu poi una rocca del Barbarossa e poi dei Visconti. Si dice che il castello nasconda un grande tesoro, quello appartenuto proprio a Federico Barbarossa, imperatore del sacro romano impero nella seconda metà del XII secolo. Ma non solo. Storie di fantasmi interessano questo grande castello ormai in rovina. Si parla di fantasmi di interi eserciti e dello stesso Barbarossa, che si dice, voglia tutt’ora proteggere il suo tesoro. All’interno si trovano due pozzi. In uno di questi, i Visconti gettavano giù gli ospiti indesiderati ed i nemici catturati in guerra. Altri, venivano torturati. Nei sotterranei del castello infatti si trova la “stanza della goccia”. I sotterranei, scavati direttamente in grotte naturali, sono umidi, quindi in certi punti specialmente cadono gocce d’acqua in continuazione dal soffitto. Questa stanza sorge appunto in uno di questi punti. Il prigioniero veniva legato proprio sotto una di queste gocce che lentamente gli scavava il cranio provocandogli la morte atrocemente. Su alcune pareti dei sotterranei, vi sono delle macchie rosse. Si dice sia il sangue delle migliaia di persone morte lì sotto che sgorga dalla roccia per ricordare agli uomini di oggi quei tristi e maledetti momenti. Come ad esempio la figlia di Bernabò Visconti, signore alla fine del XIV secolo, che venne murata viva nelle segrete del castello, colpevole di essersi innamorata dello stalliere, il quale morì anch'egli nel tentativo di difenderla. Ma qui vi morì lo stesso Bernabò, avvelenato per volere di Gian Galeazzo Visconti. 

Ma i misteri non finiscono qui. Sempre nel castello, tempo fa, uno scavo archeologico ha portato alla luce lo scheletro di un longobardo, sicuramente un uomo importante, visto il ricco corredo funebre. La stranezza è questa: dalle ossa rinvenute, si capisce che la  persona in questione doveva essere alta più di due metri! Un vero gigante dell’antichità. Di sicuro, più di 2 metri e 40 cm, visto che queste erano le grandezze della tomba in cui furono rinvenute le ossa; l'uomo venne riposto in questo sepolcro, ma dovettero farcelo stare, visto che era anche più lungo! Tornando nei sotterranei, ad un certo punto, troviamo una porta che non conduce da nessuna parte. Il soffitto in quel punto è crollato, impedendo ai posteri di capire dove portasse quel passaggio. Tuttavia, si ritiene che tale via conducesse nelle profondità della terra e poi ad un altro castello distante qualche decina di chilometri, addirittura passante sotto il letto del fiume Adda. Nel medioevo infatti erano comuni questi passaggi sotterranei che collegavano i castelli tra di loro. Utili in caso di assedio, per fuggire senza passare dalla porta principale. Ma non è tutto. Alcuni pensano che proprio in queste gallerie, ormai chiuse dal tempo, il Barbarossa potrebbe aver nascosto il suo tesoro. 

Il sangue delle vittime del castello di Trezzo d'Adda sgorga dalle mura dei sotterranei!

Sopra: il gigante di Trezzo d'Adda

Chissà se un giorno si riuscirà ad esplorare queste gallerie sotterranee! Noi del C.R.O.P., e penso anche voi, siamo curiosi di sapere se questo tesoro sia esistito davvero o sia solo frutto della nostra fantasia. 

GIORGIO PASTORE

IL FANTASMA DEL CASTELLO

        Come per ogni castello che si rispetti, anche quello di Trezzo ha i suoi fantasmi. Si racconta che, durante la II guerra mondiale, dei militari tedeschi si accamparono tra le mura del castello. La stessa notte, furono svegliati da strani rumori. Nello svegliarsi, si trovarono faccia a faccia con dei soldati in armatura che li invitarono ad unirsi a loro. Li portarono al cospetto del loro Signore e diedero loro da bere. La mattina seguente, i militari si svegliarono e pensarono fosse stato tutto uno strano sogno. La cosa strana e che tutti avevano fatto lo stesso identico sogno! Si pensò subito che dovettero essere stati i fantasmi di un vecchio esercito. Infatti, in molti soggiornarono in questo castello, fin dall'età dei Longobardi (VI/VIII sec. d.C.). Successivamente, venne visto il fantasma di Federico I detto il Barbarossa (1121/1190), imperatore del Sacro Romano Impero, rimasto nel castello forse per difendere il suo ambito tesoro... ancora inviolato. 

Alcuni sostengono di aver visto passeggiare tra le sue mura lo spettro di una delle molte figlie (tra maschi e femmine se ne contano più di trenta!) di Bernabò Visconti, Signore di Milano nella II metà del XIV secolo d.C., colpevole di essersi innamorata di uno stalliere. La fanciulla venne gettata in un pozzo in fondo al quale vi erano delle lame. In questo pozzo, i proprietari del castello usavano buttar giù chiunque fosse "di troppo". Un'altro modo possibile per eliminare gli ospiti più sgraditi consisteva nella "camera della goccia". La vittima veniva legata all'interno di una cavità naturale da cui soffitto, a cadenza irregolare, cadeva giù una goccia, proprio sulla testa dello sfortunato, in modo da farlo impazzire e nello stesso tempo, per effetto dell'erosione, bucargli il cranio. Il 19 dicembre del 1385 moriva proprio in questo castello, ove era stato rinchiuso qualche mese prima, lo stesso Bernabò, ucciso da una porzione di fagioli avvelenati per volere del nipote, Gian Galeazzo, che gli succedette alla testa della Signoria. 

Sopra, il ritratto di Bernabò Visconti e un particolare della sua Statua Equestre conservata nei Musei del Castello Sforzesco di Milano.

          Noi del C.R.O.P. ci siamo recati diverse volte all'interno del castello. L'8 settembre del 2004 le nostre indagini hanno avuto alcuni riscontri positivi ed interessanti. Due persone del nostro gruppo, innanzi tutto, in momenti ed in luoghi diversi del castello, hanno sentito "cantare" un coro di donne. "Sembrava come se stessero pregando, sembravano dei mantra...!" ci racconta Valentino Rocchi, nostro collaboratore e membro del CUN, il quale ebbe tale percezione proprio quel giorno. Ma non è tutto. Il galvanometro, strumento capace di misurare le microcorrenti presenti in un determinato luogo, segnalò la presenza di qualcosa di anomalo. Tuttavia, proprio sotto il castello scorre un fiume sotterraneo, per cui la prova del galvanometro è da prendere con le pinze. Ma il fatto sensazionale è un altro. Quel giorno scattammo molte foto. Successivamente, in fase di sviluppo, ci accorgemmo di qualcosa di molto curioso e particolare. Sul lato destro di una fotografia scattata in direzione delle scale che portano alle stanze inferiori, quelle che danno sul fiume, notammo la presenza di una sagoma antropomorfa. Sembra proprio la forma di un cavaliere, si nota l'armatura, stretta in vita e, con attenzione, noterete anche il braccio sinistro e il polso ben delineato. Non sembra portare alcun elmo. Potrebbe forse essere il fantasma di Bernabò Visconti? O forse quello di qualche altro cavaliere? O forse solo un gioco di luci e ombre? Vi proponiamo qui a destra, in esclusiva, la foto in questione. Per esaminare la foto nella sua integrità, visitate la fotogallery. L'indagine continua.

GIORGIO PASTORE

LEGGI L'ANALISI DELLA FOTO COMPIUTA DAL DOTT. MATTEO STOPPINI, PRESIDENTE DEL C.I.O.

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(sopra: il galvanometro mentre rileva 
la presenza di microcorrenti)

 

MISTERI ARCHITETTONICI

          Ma i misteri del castello non finiscono qui. Furono in molti ad abitarvi nel corso dei secoli. Abbiamo già parlato dei Visconti, ma prima di loro vi fu Federico I Barbarossa, prima di lui i Longobardi (da ricordare la presenza di cinque tombe ritrovate in località San Martino). si racconta che il castello venne iniziato per volere della regina Teodolinda. Ma prima ancora... probabilmente, il luogo era già frequentato, prima del VI secolo d.C., tuttavia non se ne hanno prove certe. Forse furono i Celti i primi ad insediarsi lì, forse nel IV secolo a.C. Trezzo viene citata per la prima volta dallo storico Polibio come terreno di una importante battaglia tra i Romani e i Galli nel 222 a.C. In una tomba di età longobarda, vennero trovati i resti di Rodchis, un guerriero alto più di 2,50 mt. Per questo, il sepolcro venne denominato "Tomba del Gigante". Chissà se esistevano altri giganti in quell'epoca. Viene da chiederselo guardando gli enormi blocchi di pietra costituenti ciò che oramai rimane delle mura, della torre alta 42 metri e dei sotterranei. Incredibile pensare che tale meraviglia è ancora in piedi, dopo più di mille anni, pur non essendo stata usata alcun tipo di malta. 

Sopra: Valentino Rocchi mentre esamina i blocchi di pietra del castello.

Le pietre sono appoggiate le une sulle altre, sono incastrate tra loro e nelle fessure non passa nemmeno la lama di un coltello, proprio come accade in altre parti del mondo. Basti pensare alle mura megalitiche costruite dagli Incas. Troviamo basamenti forse d'età più antica, forse d'età ancor più antica dei Celti. Le popolazioni che si susseguirono successivamente nella storia del castello potrebbero aver usato elementi architettonici già presenti in loco, appartenuti a qualche civiltà dimenticata. Si ipotizza ciò per via di alcuni ritrovamenti anomali. Difficile credere che in età medievale potessero "creare" il granito, eppure, visitando il castello, ci accorgiamo della presenza di strani blocchi monolitici, all'apparenza monolitici, in verità agglomerati. Perché non ne sappiamo più nulla? Perché tale tecnica architettonica non è giunta fino ai giorni nostri? Lo zoccolo sul quale sorge la torre sembra costituito in un unico blocco di pietra. Potrebbe essersi già trovato sul posto? Sotto al castello, si trova l'entrata di una galleria sotterranea, ormai franata. La leggenda racconta che, un tempo, questa collegasse il Castello Visconteo ad altri castelli della zona, anche fino a Bergamo, quindi passando sotto il letto del fiume Adda. Difficile credere che la civiltà di quel tempo potesse essere in possesso di una tecnologia capace di simili cose. E se invece tali gallerie fossero più antiche? Già antiche per i Celti...
I blocchi di pietra costituenti il castello sembrano piuttosto degli agglomerati di materiale pietroso.

         Ci stiamo riferendo ad Agharti, un mitico mondo sotterraneo, costruito da una civiltà ormai dimenticata. Vecchie gallerie aghartiane si troverebbero in ogni parte del mondo. Alcune di esse vennero utilizzate da altri popoli, come dai Romani, dagli Egizi, i costruttori del Castello di Trezzo... altre invece, quelle più profonde, si trovano ancora lì, dimenticate. Chissà poi se gli Aghartiani le usino ancora. Anche in questo caso, si tratta solo di teorie, anche in questo caso, l'indagine continua, inevitabilmente. 

GIORGIO PASTORE

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foto di Marta Croft

LINKS UTILI:

http://www.prolocotrezzo.com
http://www.storiadimilano.it/Personaggi/Visconti/bernabo.htm

http://www.melegnano.net/storia/pagina004sf.htm
http://temi.provincia.mi.it/cultura/metropoli/scheda_com.asp?ID=48