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TEMPLARI
TRA ISTRIA E VENEZIA


Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam

SULLE TRACCE DEI TEMPLARI A VENEZIA

In epoca templare Venezia era uno dei porti più importanti, non solo dal punto di vista commerciale, da lì confluivano pellegrini e crociati diretti in Terrasanta, ma anche in altri luoghi di pellegrinaggio: Roma e San Giacomo di Compostela.
I rapporti di alleanza tra templari e veneziani rendevano quanto mai importanti da un punto di vista strategico le precettorie templari a Venezia.
Per non intralciare il commercio della repubblica furono allestite navi solo per il trasporto dei pellegrini. Inoltre la Serenissima istituì una speciale magistratura e un “Codex Peregrinorum” per tutelare i viandanti, ben 135 ospitali furono attivati a Venezia.
La repubblica di Venezia disponendo di una grande flotta navale era l’unica potenza in grado di fornire le navi per trasportare cavalieri, cavalli e viveri fino la Terrasanta. Fu così che la Serenissima guidata dal Doge Enrico Dandolo sarà la protagonista della IV a Crociata, indetta da Papa Innocenzo III.
Quando i crociati giunsero a Venezia fecero le loro richieste, il doge Enrico Dandolo dopo aver consultato il Consiglio dei Dieci approvò il patto e inviò il trattato al Papa Innocenzo III affinché lo ratificasse. I veneziani si erano assunti un impegno molto gravoso dal punto di vista economico e i crociati non si erano altrettanto attenuti alle scadenze. Ormai i crociati iniziarono a confluire nell’Isola del Lido, Dandolo minacciò di sequestrarli fino al pagamento del debito, ma non fu sufficiente per recuperare la somma di denaro così il doge propose appoggiato dai crociati di recuperare Zara e altri territori dell’Adriatico, da tempo contese dai re d’Ungheria.
L’otto ottobre 1202 la flotta salpò alla volta di Zara ma prima riconquistò Trieste, Muggia e Umago. Arrivati a Zara dopo cinque giorni di resistenza la città dovette arrendersi. Questo costò ai veneziani la scomunica da parte del papa. La flotta ripartirà alla volta di Costantinopoli.
Il 12 aprile 1204 i crociati presero d’assalto la città, ed elessero imperatore Baldovino IX delle Fiandre. Per tre giorni la città verrà incendiata e saccheggiata, molti tesori e reliquie verranno portati in occidente, ai veneziani spetterà più di un terzo della città, ma costerà la vita al doge Enrico Dandolo che sarà sepolto presso la Chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli.

Chiesa della Maddalena
Particolare della chiesa
Sarcofago con i resti mortali di Giacomo e
Lorenzo Tiepolo morti nel XIII secolo.

Tornando alla città di Venezia sono poche le tracce templari arrivate fino ai giorni nostri.
Delle due precettorie templari ne rimane una, quella di San Giovanni del Tempio. L’arcivescovo di Ravenna Gerardo, il 19 marzo 1169 concesse all’Ordine del Tempio alcuni terreni situati a Venezia in località “fossaputrida”, affinché venissero fabbricati la chiesa, il convento con il chiostro e l’ospizio per i pellegrini. La chiesa aveva cinque altari uno di questi era dedicato alla presentazione di Maria al Tempio (elemento comune anche ad altre chiese di appartenenza templare). Attualmente la chiesa è ad una sola navata e di epoca templare rimane solo il chiostro.
Dopo la soppressione dell’ordine fu fatta richiesta al doge Giovanni Soranzo da parte dei giovanniti frà Nicolò da Parma e il cavaliere frà Bonaccorso da Treviso di entrare in possesso dei beni templari esistenti in Venezia. La concessione fu fatta il 6 novembre 1312 anche se i cavalieri ne entrarono in possesso solo nel 1313 ( secondo alcuni storici addirittura nel 1316).
Il complesso di San Giovanni del Tempio passò poi ai cavalieri di Rodi ed infine a quelli di Malta.

Dell’altra mansione templare Santa Maria in Capo Broglio non rimane più alcuna traccia. Da alcuni documenti si desume che fosse sita presso San Marco nell’attuale Calle dell’Ascensione. La precettoria fu fatta costruire con il denaro dell’erario pubblico, fu edificata anche come sede di rappresentanza per uomini di potere. In epoca templare la chiesa era ricca di reliquie tra cui un frammento della Santa Croce, dono fatto nel 1280 dal doge Giovanni Dandolo.
Da un documento apprendiamo che nel 1303 era precettore frà Simone da Osimo il quale fu eletto giudice nella controversia tra il vescovo di Capodistria e il clero. Il 9 aprile 1303 fu concesso da Bonifacio di Parenzo di amministrare il monastero di san Michele di Leme (P. Kandler, Codice Diplomatico Istriano). Un altro nome che compare nei documenti è quello di Frate Emanuele al quale fu intimato dal doge di lasciare la precettoria agli ospedalieri, successivamente gli ospedalieri la rivendettero ai procuratori di San Marco e questi la concessero alla confraternita dello Spirito Santo. Nel 1812 la chiesa fu chiusa al culto e nel 1824 tutto il complesso venne abbattuto. Attualmente nella calle dell’Ascensione si trova solo l’hotel Luna Baglioni che ha mantenuto il nome dato all’ospitale.

Sopra: Chiesa di S. Giovanni Battista
Sopra: Alcuni simboli templari a Venezia

SULLE TRACCE DEI TEMPLARI IN ISTRIA

I cavalieri templari ebbero diverse commende, monasteri, possedimenti anche in Istria dove poche testimonianze sono giunte sino ai giorni nostri e le documentazioni sono scarse e lacunose ma è comunque abbastanza per tracciare almeno un quadro generale della loro presenza in questa regione che in passato era parte della Serenissima Repubblica di Venezia e parte sotto la dominazione austriaca. Iniziamo con la primissima tappa dell’Istria, Muggia, oggi Italia ma un tempo parte con il resto dell’Istria della Repubblica marinara di Venezia.
Qui la presenza dei templari è certa, avevano la sede di un priorato, quello di San Clemente. Sorgeva nella valle dove un tempo c’erano anche le saline di Muggia, oggi del convento e delle saline non vi è più traccia in compenso sorse lentamente quella che oggi è la zona industriale di Muggia. Non ci sono documenti antecedenti al 1530, in quest’anno la chiesa apparteneva ancora all’ordine di Malta, ordine che ereditò tutti i beni dei templari, successivamente la chiesa passò a Muggia che ne assunse il controllo fino al 1823 anno presunto dell’abbandono definitivo. Curioso è il fatto che la sede triestina del O.S.M.T.J. (ordine…) che si definiscono gli autentici eredi dei templari, abbiano posizionato una cassetta della posta dove gli si può scrivere, proprio nel luogo dove sorgeva l’antico convento. In onore a quei cavalieri il comune ha anche dedicato a Templari ed ai Cavalieri di Malta due vie in quella precisa zona.

Nel centro storico di Muggia si trova una graziosissima chiesetta, è denominata chiesa del Crocefisso e venne fatta costruire nel 1370 dal templare ser Raffaele Steno, dove le sue spoglie oggi riposano. L’inconfondibile croce templare presente sull’architrave dell’entrata è ancora perfettamente conservata. Altre case a Muggia portano il segno della croce templare ma non ci sono documenti a confermare la presenza dell’ordine ne la presenza dei suoi componenti.
Continuiamo il nostro viaggio oltre il confine italiano entrando quindi nell’Istria Slovena dove sicure tracce templari non ci sono. Il capoluogo dell’Istria era un tempo Capodistria (oggi Koper), l’antica Giustinopoli o Capris dove vi erano svariati conventi, compresi ovviamente quelli dell’Ordine dei Benedettini, da dove i Templari si formarono come ordine. Sicuramente in una località così importante doveva pur esserci qualche convento templare ma non vi sono notizie certe in merito.

Palazzo Pretorio - Capodistria
La Rotonda del Carmine dedicata a S. Giovanni Battista nel 1317 come ci fa sapere la lapide commemorativa collocata sopra la porta della chiesetta.
Sulla facciata ,sopra la porta della Rotonda, troviamo due stemmi di casa Falier e altre due lapidi. Una rappresenta S.Giovanni mentre l'altra reca un bellissimo e il più antico LEONE MARCIANO della città, tra i più antichi della Repubblica Veneta, comunque unico Leone veneziano a presentarsi coronato e con il libro chiuso.

I podestà di Capodistria, carica più importante di tutta la regione, i quali allo stesso tempo dovevano occupare anche la carica di Capitano, facevano parte delle famiglie più nobili e più potenti di Venezia. Le stesse famiglie che parteciparono alla IV crociata a fianco di Enrico Dandolo. La simbologia degli stemmi di alcune di queste antiche e nobili famiglie, ci ricorda i tipici simboli dell'Ordine dei Templari.

CAPODISTRIA (Giustinopoli)

Qui di seguito, arma e stemmi di alcune famiglie nobili Veneziane a Capodistria.

Dandolo
Querini
Morosini
Bembo
Contarini
Barbo
Arma Valier
Baseggio
Verzi
Loredan

Proseguendo arriviamo in Croazia che oggi possiede la parte più grande dell’Istria e anche la più importante.
A Visinada nel comune di Parenzo, importante postazione romana come testimoniato da moltissimi reperti, l’antica romana Vicinatus, sull’antica strada via Flavia che portava da Trieste a Pola, su un colle solitario si erge ancora la chiesa di Santa Maria di Campo denominata anche Beata Vergine dei Campi, unica chiesa templare sopravissuta in Istria ai secoli e agli uomini. Ora veglia al riposo dei defunti che la circondano visto che è stato scelto già in tempi antichi di affidarle nel suo circondario il cimitero. Del convento attiguo che c’era un tempo ora non vi è più traccia ma la chiesa ha ancora molto da dire.

VISINADA (Vicinatus) - Santa Maria del Campo

Santa Maria del Campo ed il suo territorio furono, nel medioevo, un feudo che passò a vari personaggi. La località Campi, detta anche Villa S. Maria, come tutta la costiera meridionale del Quieto, fu donata nel 929 dal re d'Italia Ugo di Provenza al vescovo di Parenzo e tale donazione fu confermata nel 983 dall'imperatore Ottone II.
Dopo il 1077 Santa Maria del Campo fu donata agli Eppenstein dai vescovi di Parenzo.
Nel 1177 il vescovo Pietro di Parenzo ottenne l'attribuzione ecclesiastica, con la protezione apostolica di papa Alessandro III, della chiesa pievanale di Santa Maria del Campo. Poi, soggetta alla diocesi di Parenzo, fu sottomessa dai vescovi, con Visinada, alla giurisdizione civile del conte d'Istria Mainardo de’ Eppenstein della casa goriziana e fu compresa nella Contea pisinese.
Al principio del 1300, il convento passò in commenda al monastero benedettino di S. Giovanni in Prato (Monastero templare), sito a Parenzo.
Nel 1315 un tale Vargento, servitore di Dietalmo di Rifembergo, vendette la proprietà territoriale di Santa Maria al fiorentino Cozio, abitante a Grisignana.
Santa Maria, con Visinada, fece parte della Contea pisinese ma fu soggetta alla Signoria staccata di Piemonte(Istria) già nel XII secolo e vi rimase fino all'inizio del 1500. Fu compresa fra le località che il vescovo Gilberto di Parenzo reinvestì il conte Alberto IV di Pisino nel 1368.
Il territorio fu occupato dai Veneziani nel 1508 e fu annesso alla Repubblica Veneta nel 1523, a seguito della pace di Worms che pose fine alla guerra contro Massimiliano I d'Austria, nel frattempo deceduto. Nel 1530 Santa Maria del Campo con Visinada fu una delle località messe all'asta a Venezia, aggiudicata al nobile veneziano Girolamo Grimani.

Accanto alla chiesa sorgeva un tempo anche un monastero dei Templari, eretto al tempo delle crociate e detto della Madonna dei Campi. Attorno a questa abbazia sorsero alcune leggende, tra cui quella che ne fa risalire l'origine ai primi secoli dopo Cristo, al tempo dell'imperatore Costantino; un'altra vuole che Attila abbia sostato qui, anche se da un punto di vista storico è certo che gli Unni non scesero mai in Istria.

Un documento del 1321 attesterebbe che, accanto al monastero, sorgeva un ospizio.
Quando l'Ordine dei Templari fu soppresso,il monastero passò all'Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni, al principio del XVI secolo, noto dopo il 1310 con il nome di Cavalieri di Rodi e successivamente di Malta, quale membro del convento di San Giovanni in Prato, a Parenzo. Nel 1530 i Cavalieri dell'Ordine lasciavano definitivamente Parenzo e S. Maria di Campo.
L'11 giugno1536, il nobile veneziano Girolamo Grimani, signore di Visinada, consegnò il convento ai terziari, cioè ai Francescani della provincia dalmata.

Sulla facciata, si trovano incastonate quattro sculture in pietra; da sinistra a destra si vede una corona comitale, uno stemma il cui scudo è attraversato da una fascia, probabilmente dei Grimani, ed una figura medioevale che regge la croce; l'ultimo riporta un simbolo che potrebbe raffigurare un ostensorio.
Sotto le sculture e sopra il portale è murata una testa coronata, con larghi baffi, con orecchie di cane, e con la lingua fuori dalla bocca: questa scultura, del VII secolo, fece probabilmente nascere la leggenda di Attila.

Un fatto constatato da tutti coloro che hanno visitato le chiese romaniche e gotiche è la grandissima importanza data dalle decorazioni delle porte e soprattutto del portale principale. Ciò si spiega facilmente dal momento in cui si consideri che i diversi motivi ornamentali, concertati minuziosamente, servono a sottolineare e a esplicitare il simbolismo fondamentale della porta.

A questo punto potremo dire che la testa murata potrebbe rappresentare il "Baphomet", idolo Templare vista la descrizione, e il quarto simbolo a posto dell'ostensorio, una zampa d'oca. Non entriamo nel merito dell'interpretazione, è comunque certo che questa forma a zampa d'oca si trova di frequente lungo le vie di pellegrinaggio verso Santiago.
Un altro esempio curioso è interessante di questo simbolismo è il Cristo della chiesa di Nostra Signora di Huertos a Puente la Reina.

Oppure la lettera "psi" dell'alfabeto greco:

Al di là di questa considerazione la dedicazione, il luogo e anche la simbologia dei motivi della chiesa rimandano tutti all'Ordine del Tempio. Un facoltoso possedente, Selmone (o Telmone), aveva fondato in Diliano ( da carta di ricognizione di confini del 1203 dal cod.dipl.istr. di Kandler, Diliano comparisce quale termine del territorio proprio di Parenzo verso Santa Maria di Campo presso Visinada.) un convento dedicato a S.Michele, il convento di San Michele di sottoterra, donandogli tutti i suoi beni; ed egli stesso n’era divenuto il primo abate. Naturalmente il vescovo di Parenzo pretendeva che il suo nuovo monastero fondato nella sua diocesi fosse a lui subordinato nella giurisdizione spirituale e temporale. Ma rivoltosi l’abate all’Imperatore Lodovico II, ottenne da questi, a Pavia, nel novembre 852, che il nuovo convento venisse preso sotto la Protezione imperiale, (come si legge nel privilegio del 3 aprile 857) con pienissima immunità, compresovi pure il pieno diritto di elezione dell’abate, senza ingerenza alcuna del vescovo parentino. Ma com’è noto, i monaci avevano allora due grandi nemici: le donne ed i vescovi. Delle prime non è qui il luogo a discorrere; dei secondi sappiamo, nel nostro caso, che il Vescovo di Parenzo non era troppo disposto a rispettare la concessione imperiale. L’instancabile abate, dopo di aver nominato, d’accordo coi suoi conventuali, a tutela degli interessi del convento, due Procuratori o Messi, nelle persone dei fratelli Petronasio e Tadasio, ottenne nell’857, con la mediazione di persone influenti, che l’Imperatore concedesse ai due sopradetti fratelli l’autorità di Messi imperiali (omnem Missaticum), affinchè potessero validamente difendere, quali rappresentanti della potestà tutrice dell’imperatore, le franchigie ed i privilegi del neoeretto monastero, ed impedire ogni ingerenza del vescovo parentino, cui non era riservata che la sola consacrazione dell’abate. Ottenne inoltre che il suo convento il diritto di eleggersi il proprio avvocato, che invigilasse sugli interessi materiali del medesimo, ne proteggesse i possedimenti da invasioni e soperchierie, ed impedisse che altri si arrogasse le attribuzioni dei Messi. Al detto convento fu pure concesso di poter pascere il gregge, di tagliare legna e di pescare nei luoghi appartenenti al pubblico erario senza contribuzione di sorta, concessioni di cui fruivano anche gli altri monasteri.

PARENZO - Chiesa di S. Giovanni in Prato

Il 23 gennaio 1240, la chiesa di S.Giovanni in Prato (chiamata anche S. Giovanni oltre mare) viene donata dal vescovo Adalpero ai cavalieri Gerosolimitani (Manfredo e Girardo) verso l'obbligo della protezione e di assistenza dell'ospitale. Il 9 aprile 1305, passo per concessione del vescovo Bonifazio, ai Templari di Venezia e precisamente a Fra Simone "Ord. Militie Templi Priori S. Marie in Capit. Brolli de Venetijs". Nello stesso giorno passò all'ordine, anche l'ospitale di S. Michele di Leme e S. Maria di Campo. Nel dominio della Serenissima i Templari ebbero la buona sorte di finirla abbastanza bene, passando con quasi tutti i loro possedimenti all'ordine degli Ospedalieri, i quali essendosi domiciliati sull'isola di Rodi, dal 1310 avevano preso il nome di Cavalieri di Rodi.
Ed è così che gli Ospedalieri i quali nel 1305 si erano ritirati nella loro casa di Venezia, riebbero l'ospitale di S. Giovanni di Prato nel 1314 con tutti i suoi beni, che erano rimasti al vescovo di Parenzo, sebbene fosse stato stabilito, che i beni dei Templari passassero in amministrazione all'arcivescovo di Ravenna. Gli Ospedalieri rimangono a Parenzo fino al principio del XVI secolo ( 1530).

Nella foto:
Cattedra abbaziale proveniente dalla
chiesa di S. Giovanni in Prato,
attualmente collocata nella mostra
permanente del complesso
della basilica Eufrasiana
a Parenzo.

I pellegrinaggi ai luoghi più venerati della cristianità furono frequentissimi sin dal VIII secolo; crebero poi dopo le prime crociate.Mentre i franchi accorrevano a Tours alla tomba di S.Martino, gli spagnoli a S. Giaccomo di Compostella, i Longobardi al monte Gargano, luogo d'apparizione di S. Michele, e gli Italiani a Montecassino alla tomba di S. Benedetto, i fedeli tutti, e in modo speciale i Settentrionali, accorevano a Roma e in Palestina. I pellegrini slavi, tedeschi e ungheresi, per giungere in più breve tempo alla meta, si recavano in Istria e particolarmente a Parenzo, per partire verso la Palestina.

Nelle tre foto qui in alto, la Basilica Eufrasiana

POLA (Pietas Julia)

Intorno al 1200, i vescovi di Pola donarono la basilica di S.Felicita ai Cavalieri del Tempio, che vi fondarono un ospizio per i numerosi pellegrini di Terrasanta, in maggioranza tedeschi, i quali su navi venete, scendendo l'Adriatico, facevano sosta a Pola. L'ospizio passò poi, nei primi decenni del secolo XIV, in successione dei Templari, ai Cavalieri Giovanniti di Gerusalemme e di Rodi, assumendo il nome di S. Giovanni, titolare e protettore dell'ordine. Le due istituzioni decaddero e scomparvero già nella seconda metà del XV secolo. S.Felicita passò al priorato Gerosolimitano di Venezia, che aveva la sua sede nel sestiere di Castello, presso S. Giorgio degli Schiavoni. La chiesa di S. Giovanni divenne sede d'una confraternità, ma dopo la peste del 1527 fu abbandonata.

Troviamo ancora nel 1488 notizie di Moisè Morosini commendatore gerosolomitano dell'Istria beneficato della chiesa di S.Giovanni e S. Felicita del Prato di Pola. Nel 1542 riceve la commenda stessa M. Agostino Brati assieme a quella di Aquilea. Nel 1756 abbiamo notizia riflettente la nomina di Mirelli Cavaliere dell'Ordine di Malta, napoletano e commendatore anche dell'antica commenda di S. Giovanni di Prato presso Pola.

Il trasferimento della sede dell'Ordine da Rodi a Malta influì specialmente sull'amministrazione dei possessi equestri di minor entità, ma furono le pesti e la malaria che desolarono il territorio polese dal XIV fino al XVII secolo, e costrinsero i Cavalieri ad abbandonare quel territorio. L'abbazia benedettina di S. Maria Formosa o del Canneto venne donata nel 1001 da Ottone III all'arcivescovo di Ravenna ed entrò a far parte, pertanto, del "feudo di S. Apollinare". Secondo la tradizione questo edificio è stato danneggiato nel 1242 dalle ciurme venete del Tiepolo e del Querini. Dopo il sacco della città il doge Giacomo Tiepolo portò a Venezia, quale preda di guerra, le quattro colonne diafane di alabastro orientale che sostengono il ciborio dell'altare del Sacramento posto dietro l'altare maggiore della basilica di S. Marco. Altre colonne furono usate nella chiesa della Madonna della Salute e nel Palazzo Ducale di Venezia.

Isole Brioni

La leggenda narra della presenza dei Templari anche su questo piccolo arcipelago. Gli storici sostengono ciò in base a vecchi documenti purtroppo scomparsi, effetivamente tra le macerie dell'antica chiesa, dedicata alla Vergine, una colonna regge un ultimo tratto di muro; è ornata da un capitello con quattro teste di leone agli angoli, e in ogni faccia una croce di tipo templare.Sappiamo per certo che nel IX-X secolo i Benedettini vi avevano retto un monastero, probabilmente poi donato ai Templari.

LUDOVICO I IL GRANDE

Ludovico I il Grande, della casa d'Angiò di Francia XXV Re di Ungheria, figlio di Carlo di Zoppo, discendente di Carlo I, Conte d'Angiò fratello del Re San Luigi nacque il 5 marzo 1326; successore al trono d'Ungheria nel 1342 all'età di 17 anni, e fu eletto Re di Polonia nel 1370 dopo la morte del Re Casimiro, suo zio. Riporto replicate vittorie sopra i Transilvani, i Croati, i Tartari, ed i Veneziani. Con un armata di 18 legioni passo per l'Istria, Friuli, il Litorale Adriatico, e si portò in Italia a vendicare la morte di suo fratello Andrea, re di Napoli che era stato ucciso nel 1345. Il 12 settembre 1382 muore al età di 57 anni e 40 del suo regno. A questo Lodovico appartengono le monete ungheresi indicate, con il nome del detto Re e lo stemma con i gigli della famiglia reale di Francia.
Nel 1801, fu scoperto un deposito di monete in Istria nel colle Gradischia, vicino il Castello di Barbana presso Pola (Oggi Croazia).

Quasi tutte queste monete sono ungheresi tranne l'ultima che sembra avere L'epigrafe Andreas Dandolo quale regnava nel 1340 (Santus Marcus Venetiarum). Come si può vedere dalla foto sopra indicate, troviamo dei simboli tipo la doppia croce, il giglio, la stella a sei raggi, l'Agnus Dei, il Tempio, la croce gigliata; tutti simboli che ci ricordano i Templari.
Un altro fatto curioso e interessante. La prima moneta in questione con il profilo del Re Ludovico ci ricorda la bandiera dei Mori (Sardegna).

I CAVALIERI TEUTONICI

L'ordine dei cavalieri teutonici fu fondato nel 1190 ad Acri, in Palestina. Era formato da crociati di Brema e Lubecca e fu da prima una sorta di ospedale di campo per l'assistenza dei feriti. Già nel 1191 l'Ordine era sotto l'esplicità protezione del pontefice Clemente III.
Nel 1198 prende il nome di "Ordo domus Sc.tae Mariae Teutonicorum in Jerusalem", ma viariamente nei secoli era anche disegnato "Ordo S.tae Mariae Teutonicorum"(Ordine di Santa Maria dei Teutonici). Essi promisero di uniformarsi alle regole ed agli scopi dei Templari e dei cavalieri di S. Giovanni. Lo stesso papa Innocenzo III assegnò loro anche la diffesa dei pellegrini e la lotta armata contro gli infedeli, unitamente al loro originario compito assistenziale. A fianco dei nobili, che erano i cavalieri armati per eccellenza, esistevano anche i fratelli conversi disarmati, e, ben presto, l'Ordine Teutonico fu affiancato anche della congregazione femminile.
La loro divisa originaria era il mantello bianco con la croce patente nera.

Cacciati da re Andrea II d'Ungheria nel 1225, essi sono invitati ad intervenire nelle lotte fra polacchi e prussiani e più tardi, autorizzati dal papa a conquistare la Prussia.La sede del Gran Maestro dell'ordine viene trasportata a Venezia nel 1291. Da Venezia a Marienburg nel 1309, ed infine a Konibsberg nel 1457. L'Ordine viene soppresso, come tanti altri, nel 1809, da Napoleone I Bonaparte ma già in questa congiuntura storica il sodalizio cavalleresco aveva perso molto della sua potenza. Nel 1816 l'Orfine fu ripristinato da Francesco I d'Asburgo, il quale nominava il fratello arciduca Antonio Vittorio d'Asburgo, Gran Maestro dell'Ordine.
Albero Genealogico
(clicca per ingrandire)

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MODESTO L.
FRANCESCA M.

Fonti bibliografiche:

http://www.templespana.org
Bianca Capone Ferrari, Quando in Italia c’erano i Templari - Italia Settentrionale, edizioni Capone, Torino 1997, pp. 159-161;
Capone-Imperio, Valentini, Guida all’Italia Dei Templari, Mediterranee, Roma 1989, pp. 80-83;

Francesco Basaldella, Tau simbolo Templare, Quaderno di Cultura Giudecchina;
Francesco Basaldella, Onomastikos e testimonianze templari, giovannite, teutoniche e Venezia nelle fonti, Quaderno di Cultura Giudecchina;
Francesco Basaldella, Sulle tracce dei Templari, Quaderno di Cultura Giudecchina, Venezia, pp. 69-72;
Alvise Loredan, I Dandolo, edizioni Dall’Oglio, Varese 1983;
M. Brusegan - A. Scarsella - M. Vittoria, Ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Venezia, in Guida Insolita ai misteri, Newton & Compton editori;
Archeografo triestino Vol III, 1831;
M. G. Altan, Precenicco, 1981, p. 47;

L'Archeografo Triestino - Raccolta di opuscoli e notizie per Trieste e l'Istria, vol III, Edito per cura della società del Gabinetto di Minerva, Trieste1831;
Giuseppe Caprin, Istria Nobilissima, vol. I e II, Edizioni Italo Svevo, Trieste 1905;
Pietro Kandler, Codice diplomatico istriano, Tipografia del Lloyd Austriaco, Trieste 1862-1865;
Dario Alberi, Istria storia arte e cultura, Edizioni LINT, Trieste 1997.
"Atti e memorie della società istriana di archeologia e storia e patria", Tipografia Coana Parenzo, XXXIII (1921), pp. 243-249;
"Atti e memorie" XXXIV (1927), pp. 313-319;
"Atti e memorie", X (1894), p. 371;
"Atti e memorie", XXIX (1913), pp. 146-151.

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