MAGICO TIBET
I MISTERI DEL PAESE DELLE NEVI

Tra templi arroccati su cime inaccessibili, tra monaci contemplativi e sorridenti, tra le più alte catene del mondo, il Tibet è il paese del mistero per eccellenza. Sarà la sua secolare solitudine, sarà il mistero della sua fede, della sua filosofia e delle sue leggende che hanno dato a questo paese, dove tutti vorrebbero avventurarsi, il titolo di "magico". Ovunque si vada, e specialmente tra i templi e le statue di Buddha, si capisce come un tempo qualcosa di profondamente misterioso accadde in queste zone; in un certo senso le misteriose strutture architettoniche fanno da padrone in questo spaccato di enigmaticità.

Possiamo iniziare tranquillamente con il mistero della religione di questa zona del mondo. Sebbene il Buddhsimo nacque in India cinquecento anni prima della nascita di Cristo è in Tibet che si sviluppa ed ebbe la sua massima espansione grazie alla nascita di scuole religiose e all’aiuto economico dei primi governanti locali, anche loro coinvolti profondamente nella fede. Al di là del mistero che coinvolge gli Dei di questa religione ,che ha portato a vedere Buddha e gli altri angeli e demoni come extraterrestri discesi da altri pianeti, c’è poca chiarezza per quanto riguarda le numerose tecniche connesse con questo antico culto. Cosa ispirò i primi maestri indiani e quindi i loro allievi tibetani per sviluppare tecniche tanto soprannaturali e per lo più ignote agli occidentali? Si è ipotizzato un probabile arrivo di genti di Mu in quelle terre, genti pronte ad istruire i Tibetani; Trattasi sicuramente di teorie molto particolari, confermate da numerose e coloratissime leggende locali, che tuttavia non possono essere date per scontate, vista ancora la profonda enigmaticità della storia tibetana e la sovrapposizione di leggende con reali fatti storici. Il segreto del buddismo risiede essenzialmente nella sua arte e nei suoi precetti liturgici così complicati ed estesi da far apparire la letteratura e l’arte occidentale sia di stampo religioso che culturale ben poca cosa. Essenzialmente, se parliamo di arte buddhista ci riferiamo inizialmente alla scuola del Ghandara, sorta in Afghanistan e che, soggetta all’influenza dell’arte greco-romana, vista l’instaurazione di antichi regni di cultura indo-greca, fissò i canoni basi per la rappresentazione del Buddha.

Inizialmente, secondo ricerche archeologiche, l’immagine del Buddha era aniconica e a rappresentare la divinità vi erano elementi quali la ruota sacra del Buddhismo, elementi solari e così via. Con il tempo la figura, attraverso la statuaria e gli affreschi parietali, si è trasformata in quella di un uomo seduto nella posizione del loto, in atteggiamento di meditazione e di contemplazione. Sebbene la figura rappresentata differisca da zona a zona, generalmente essa è quasi sempre fissata in canoni precisi, sebbene inizialmente nelle aree vicino all’Afghanistan le statue avessero dei volti meno mongolizzati rispetto alle rappresentazioni cinesi, buddhiste e del sud est asiatico.

È chiaro che se parlarliamo di Buddhismo ci riferiamo a concetti cosmici molto particolari; infatti le statue sono quasi sempre posizionate, secondo alcuni, su assi che possono ricordare costellazioni così come i templi in cui sono poste. Ci accorgiamo il più delle volte che il Buddha è sovente rappresentato con lunghe orecchie: perché questa caratteristica? Curioso che anche nell’isola di Pasqua si parli di gente dalle orecchie lunghe (basti vedere i moai) e interessanti sono anche alcune statue di Angkor.

Perchè non pensare che in Tibet così come nell’Isola di Pasqua si siano insediati gruppi di uomini dalle lunghe orecchie? È possibile, e vediamo come nel Buddha i richiami a questa antica etnia siano tutti presenti nella statuaria ricorrente. Il più delle volte il Buddha è rappresentato con l’ulna, una sorta di diadema sulla fronte che vorrebbe essere un richiamo al terzo occhio e alla capacità di chiaroveggenza; sappiamo inoltre che nel Tibet, tra specifici iniziati, si è soliti ricevere l’apertura del terzo occhio, e sappiamo che questo occhio, un tempo posseduto da tutti gli uomini, fu chiuso dagli Dei che ancora si aggiravano nel Tibet!

Il Buddhismo è forse connesso al continente perduto di Mu? Il Buddha non sarebbe altro che uno dei tanti illuminati che avrebbero ripresto l’antico culto. Tutto è possibile ed ecco spiegati i numerosi riferimenti cosmici nel pantheon buddhistico, dalla credenza dell’esistenza di numerosi ed infiniti mondi, alla creazione di elitè culturali segrete, dedite all’esoterismo, quali i Mikkyo ad esempio; alla compilazione di testi segreti che ci parlano di antichi riti quali i Tantra, alla figura di Siddharta Guatama, così misteriosa che farebbe pensare a un depositario di antichi segreti o iniziato da specifici esseri cosmici.

Che dire poi dell’uso in tempi remoti dei Vajra: fulmini che usavano gli dei per scacciare i demoni? Vuole essere forse un riferimento ad antiche tecnologie avute in dote da esseri superiori o da antiche civiltà? Come spiegare poi il ricorrente modo di rappresentare i buddha giganti? Ciò vuole forse alludere a quella antica razza di giganti di Mu che si aggiravano nel Tibet millenni or sono?

Il famoso Lobsang Gampo ci racconta dell’aggirarsi nel Tibet di un antica stirpe di uomini alti e con gli occhi chiari, facenti parti della casta dei nobili: un altro elemento che ci conferma la presenza di civiltà aliene ed avanzate nell’antico Tibet? Il Buddha forse fu solo un intermediario di un antico ed elaborato sapere spirituale dettato e custodito da antiche etnie che vivevano nel Tibet e poi scomparse. Nel corso del nostro viaggio in Tibet capiremo come tutti i misteri di questa terra siano in qualche modo connessi a tempi molto antichi, in cui razze aliene si diedero da fare per costruire la cultura che ancora oggi dimora in queste lande isolate. La statuaria buddhistica e gli affreschi parietali ci mostrano spesso il Buddha attorniato da misteriosi simboli cosmici e il suo corrente essere associato al loto. Come spieghiamo questi misteriosi simboli e cosa dire del loto?Si dicono che Badsambambawa, noto maestro yoga che portò in Tibet questa religione, sia nato in un loto. Può essere il loto il ricordo sbiadito di un veicolo cosmico su quale giunse il famoso maestro? Si dice che questo uomo fu un santo, e perché non pensare che una creatura così perfetta possa essere, al pari delle altre religioni, un essere di un altro mondo che istruì gli uomini? Le sue complicate tecniche riportate nel Bardo Thol, ovvero il libro tibetano dei morti, ci fanno pensare ad esso come un uomo di una razza evoluta proveniente da altri pianeti. Forse potrebbe essere stato anche uno dei tanti "eroi" creati in laboratorio per opera dell'elitè di Mu dimorante in queste zone. Forse è solo fantascienza ma stando a precisi richiami cosmici ed elementi culturali, questa religione forse fu profondamente influenzata da esseri di altri mondi. Non sappiamo in che modo, un passato mitico deve aver costellato il Tibet e forse furono protagonisti esseri non umani come anche la antica religione Bon ci lascerebbe credere.

Il nostro viaggio prosegue con l’esplorazione di un misterioso luogo chiamato Agharti. Osannato e cercato a lungo, questo luogo enigmatico continua a far parlare di sè da migliaia di anni; sfortunatamente, nessuno ha mai capito se si tratta di un luogo reale, di una leggenda oppure di un piano dimensionale diverso, abitato da iniziati. Tantissime leggende contribuiscono a infittire il mistero di Agharti. Si dice ad esempio che sia la porta di accesso verso un mondo di gallerie abitato ancora da presunti superstiti di Mu, si dice che dentro vi dimorino demoni, entità non umane e altre specie viventi. Forse si tratta solo di un'invenzione oppure solo favole tibetane. Non lo possiamo dire anche perché finora non è stata provata la veridicità della presenza di un luogo simile. Molti hanno pensato ad esso come a uno stato di beatitudine, che si raggiunge in seguito ad enormi sacrifici e prove durissime. Forse un giorno lontano sapremo con sicurezza di cosa si possa trattare.

Molto misteriosa è la città di Lasha, la capitale del Tibet. Per diversi anni è stata chiusa agli stranieri e vi potevano accedere soltanto Tibetani. Quali segreti nascondeva Lasha per essere chiusa agli stranieri? Molto probabilmente succedevano o accadevano cose meravigliose che non potevano essere svelate al mondo occidentale, che sicuramente non avrebbe capito.

Un altro regno mitico affine ad Agharti sarebbe Shangri-La, racchiuso tra le montagne dell’Himalaya. Stando ad alcune leggende si tratterebbe di un regno di perfezione abitato da iniziati sganciatisi dalle convenzioni del mondo moderno. Come nel caso di Agharti non si hanno prove dell’esistenza di questo mondo e si pensa che possa essere soltanto un concetto spirituale o uno stadio di perfezione raggiunto con uno specifico addestramento. Dove esiste quindi veramente Shangri–La? Nel nostro io oppure si tratta effettivamente di un regno parallelo veramente esistente?

Passando alla presenza di ipotetici extraterrestri nel passato, vediamo che il Tibet è ricchissimo di riferimenti a queste creature. Se potessimo compilare una casistica dei paesi più visitati da extraterrestri nel passato il Tibet sarebbe sicuramente al primo posto. Libri, leggende e riferimenti religiosi ci fanno pensare alla presenza di antichi extraterrestri scambiati per dèi, che sarebbero potuti diventare addirittura capi e fondatori di religioni. La testimonianza ci viene dal testi tibetani, in particolare dal Kanjnr, che per pagine e pagine ci racconta di dèi di fuoco arrivare su luci abbaglianti o conchiglie volanti arrivare su nubi dense attorniate da luci misteriose. La mole di questi testi sarebbe impressionante visto che si tratterebbe di 1083 opere e solo il Tanjur consisterebbe di 225 libri. Non si parla soltanto dell’arrivo di esseri misteriosi ma anche dell’instaurazione, come abbiamo detto pocanzi, di veri e propri imperi sanciti da alleanze che potremmo definire cosmiche.

Due leggende molto speciali chiarirebbero quanto stiamo dicendo. La prima narra di un ragazzo dal capo deformato che sposò la figlia di un dio dimorante nelle regioni celesti, scendendo di tanto in tanto sulla Terra sotto forma d’anatra splendente. A che cosa vuole alludere la storia? Alla presenza di extraterrestri nell’universo che a un certo punto si unirono con gli umani creando importanti dinastie? È possibile, e il Tibet con i suoi misteri ci richiama a tempi immemorabili in cui potenti monarchie spaziali si installavano sul territorio.

Il noto autore Walter Raymond Drake, nell’esplorare le tracce che richiamavano a una presenza di antichi extraterrestri nelle terre asiatiche, ci racconta di una favola tibetana che richiama a realtà sconosciute e a potenti imperi di cui oggi non si sa più nulla. Vediamo come si esprime Drake a riguardo:

“Una colorita fiaba tibetana descrive Sudarsoma, la città di trentatrè dei, che sorgeva nello spazio, circondata da sette cerchia di mura d’oro…una meraviglia architettonica scintillante d’oro, argento, berillio e cristallo, dove le divinità avrebbero posseduto il potere della materializzazione, traendo dagli alberi tutto quanto desideravano… Dopo aver conquistato il mondo intero, il re Mandhotar sarebbe stato spinto dalla brama di potere a sottomettere anche il cielo, ma la sua sfrenata ambizione lo avrebbe condotto a perdere tutto, anche la vita. Ora, mentre Mandhotar si trovava nello spazio, la città di trentatrè dèi sarebbe stata attaccata dagli Asura, i quali , dopo una dura battaglia combattuta con armi incredibili, vennero sconfitti e ricacciati nello spazio.”

Il Tibet delle origini poi ci racconta chiaramente di monarchi potenti dotati tuttavia di caratteristiche che li fanno apparire come dei viaggiatori giunti sulla Terra in chissà quale modo, pronti a conquistare il potere locale vista la loro superiorità, non solo tecnologica ma anche biologica. Si racconta infatti del primo monarca conosciuto con il misterioso nome di Shipuye, di cui si ignora l’origine. Si parla dei “sette troni divini”e delle “due alte creature” (Peter Kolosimo, in Non è terrestre ci fa notare un parallelismo con leggende vietnamite, greche, giapponesi ,egizie ed indiane che ci accennano a periodi ancestrali in cui ci furono monarchie divine) seguite poi dai “quattro potenti”, dai “sei regnanti saggi” e dagli “otto monarchi del mondo” per giungere poi al primo monarca tibetano, di cui è registrata la vita e le opere, conosciuto come Nami Sontson, che durante il VII sec. creò un forte impero in Oriente.

Chi erano, escludendo quindi l’ultimo monarca dotato di caratteristiche totalmente umane, i misteriosi esseri che diedero vita a questi favolosi imperi? A che epoca risalirebbero questi mitici regni? Perchè si è persa ogni traccia di questi imperi e dei loro governanti? Si tratta solo di opere di fantasia oppure gli antichi testi tibetani ci raccontano la verità?

Le tracce della presenza di esseri più evoluti o di civiltà potenti non finisce qua. Infatti nello stato del Yunnan, esattamente tra i fondali del lago Tungfling, sono stati ritrovate piramidi enigmatiche di cui non si conosce l’origine, e che fa sospettare ci sia lo zampino di ipotetici abitanti di Mu. È possibile che il luogo fu visitato da esseri di altri mondi visto il ritrovamento di strani geroglifici su un isola del lago citato. Questi geroglifici rappresenterebbero esseri a bordo di navicelle, reggenti strane trombe. I geroglifici risalirebbero a 45.000 anni fa. È forse la cronaca di antichi sbarchi di alieni? È possibile e possiamo pensare che i geroglifici possano anche rappresentare gli abitanti di Mu che giungono in Tibet con astronavi.. Chi era il popolo che giunse in quest'angolo del mondo millenni or sono?

Secondo il prof. Chi-Pen-Lao, furono antichi astronauti. Giunsero sulla Terra. Ciò sarebbe comprovato dal ritrovamento sulle montagne Nimu di un antica popolazioni di uomini alti 130 cm. Stando a lui ed altri studiosi questi piccoli uomini sarebbero i diretti discendenti di antichi visitatori cosmici, rappresentati nelle caverne e sulle montagne che numerose circondano queste zone. Nelle montagne di Bayan Kara Ula sono stati ritrovate misteriose tombe contenenti esseri dagli enormi crani e affiancati da dischi circoncentrici. Non si sa di chi fossero quegli scheletri, ma ricordandoci del caso della lamaseria di Thuerin in Mongolia è probabile che si trattasse di esseri di altri mondi. I dischi contenevano geroglifici che riportavano una verità sconcertante. Vediamo cosa ci dicono:

“Da un pianeta lontano 12.000 anni luce giunsero un giorno delle astronavi. Atterrarono in Tibet con gran fragore, dieci volte, sino al sorgere del Sole. Gli uomini, le donne ed i bambini (terrestri) si rifugiarono nelle caverne. Questi viaggiatori vennero chiamati Dropa o Kham. Infine gli Umani compresero, dai segni e dal comportamento, che i visitatori venuti dal cielo avevano intenti pacifici e i Dropa poterono avvicinarli".

È possibile quindi che uomini di altri mondi abbiano visitato il Tibet di molti millenni or sono. Le tracce sono molto chiare a tal riguardo. Forse il Tibet è stato solo uno dei tanti paesi che subirono l’influenza di antichi visitatori cosmici.

La presenza di qualche potente civiltà di origine ovviamente non umana ci viene anche da Lobsang Rampa, famoso lama tibetano autore di libri sui segreti del Tibet. Durante la sua vecchiaia avrebbe scoperto una misteriosa grotta con magnifici oggetti di una civiltà superiore e molto antica. Vediamo cosa ci dice in proposito:

“…ero con altri tre Lama e stavamo esplorando alcune catene montuose tra le più remote, allo scopo di scoprire la causa di un forte boato udito qualche settimana prima. Perlustrando le vette circostanti, individuammo una grande crepa molto profonda che immetteva in una caverna degli antichi. Penetrammo tutti e quattro nella crepa e dopo alcuni metri notammo che una debole luce argentea, mai vista prima, illuminava un'ampia ed enorme sala, come se la montagna fosse vuota. Mentre avanzavamo constatammo con grande stupore che la luce argentea illuminava anche degli apparecchi e altri meccanismi strani. Alcuni di questi si trovavano dentro dei contenitori di vetro, mentre altri si potevano toccare. Così cominciammo tutti a ispezionare questi strani macchinari e l'immensa sala, attraversando porte che si aprivano e si chiudevano automaticamente, mentre le apparecchiature sembravano illuminarsi o entrare in azione al nostro passaggio. In una di queste macchine si trovava uno schermo (molto simile ad un odierno televisore), dove il gruppo poteva rivedere, registrati, alcuni episodi di vita della civiltà perduta degli 'antichi'. Questo è quello che vedemmo e sentimmo. Una civiltà evoluta, esistita migliaia e migliaia di anni fa, che poteva volare nel cielo e costruiva apparecchi che imprimevano pensieri nella mente di altre persone. Possedevano armi atomiche e infatti una di queste esplose e distrusse quasi tutto il mondo. Alcuni continenti sprofondarono sotto le acque ed altri ne emersero".

È chiaro che il lama venne a conoscenza di qualcosa decisamente enigmatico, ma come si deve considerato tale ritrovamento? Reale? Si tratta forse di veicoli degli antichi abitanti di Mu che si sistemarono in Tibet? Il riferimento alla civiltà degli antichi e all'avanzata tecnologia ci fanno davvero credere che qualcosa del genere possa essere successo. L'autore tibetano, raccontando la sua biografia, ci fa credere che il Tibet in passato possa essere stato una fiorente colonia di un antico impero antidiluviano. Infatti egli cita la presenza nel Tibet di uomini alti più di due metri e dagli occhi chiari; il padre era solito raccontargli di un'antica età dell’oro dove gli dèi camminavano con gli esseri umani e dove questi ultimi possedevano il terzo occhio, che erano solito sfruttare per visualizzare il vero carattere delle persone. Gli uomini di due metri e dagli occhi chiari, e il mito dell’età dell’oro, ci portano da un lato a credere che ci fu una qualche civiltà antidiluviana (Mu?) e da un altro lato che i suoi discendenti si aggirino ancora per il Tibet. Gli abitanti di Mu erano spesso descritti come alti e dai capelli chiari e quindi se ammettiamo una loro emigrazione in Tibet è possibile che i loro discendenti siano presenti ancora nel paese delle nevi.

Cosa possiamo dire del terzo occhio? La leggenda allude chiaramente a un tempo mitico in cui tutti gli uomini lo possedevano e sappiamo che nelle lamaserie, esistono degli iniziati, come Lobsang Rampa, che ricevono l’apertura del terzo occhio. Forse i gruppi di monaci promulgano un tipo di religione il cui scopo era quello di tornare all’antico culto? Sappiamo che le statue del Buddha sono soventi essere rappresentate con questo terzo occhio. Forse il Buddhismo non è che il proseguimento di un’antica religione esistita durante il regno dei signori di Mu in Tibet. Tutto può essere, e potremmo anche ipotizzare che le lamaserie furono portate a un livello tecnologico tale da consentire ad alcuni di loro i viaggi interstellari, come alcune leggende tibetane ci farebbero credere. Forse ebbero modo di imbattersi in esseri cosmici il cui contatto fu mantenuto utilizzando apposite tecniche telepatiche, che a questo punto possono essere tanto originarie di un’antica civiltà situate in queste zone quanto acquisite in seguito al contatto con esseri di altri mondi.

Abbiamo tracciato essenzialmente e in breve i misteri del Tibet e siamo venuti a conoscenza che civiltà aliene e presunte civiltà antidiluviane possano essersi installate lì. Purtroppo la complicatezza, la confusione e la lontananza nel tempo di certe tracce spaziali non ci chiariscono le idee di cosa realmente sia successo nel Tibet. In un giorno non lontano forse saremo in grado di capire tutti i segreti di questa regione ed avere un quadro chiaro di come fosse la realtà all’epoca. E studiando il Tibet, potremo anche far luce su tutti i segreti che avvolgono il passato della Terra.

PASQUALE ARCIUOLO

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Klaus K. Klostermeier, Buddhismo. Una introduzione;
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A. Santoro, I bodhisattva nell’arte gandharica, Palamita;
Peter Kolosimo, Non è terrestre, Arnoldo Mondatori Editore.

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