UN NAVIGATORE DI NOME
THOR HEYERDAHL

Conosciamo la tecnologia marittima e la cultura dei popoli antichi anche grazie al recupero di numerosi relitti, anfore, piatti e utensili di vario genere. Grazie ai metodi dell'archeologia subacquea, che va migliorando sempre di più, sono venute alla luce spoglie di antiche civiltà, sfortunatamente non ancora ben identificate. Viene fatto il nome di Atlantide a Bimini, dove si troverebbero dei resti litici non ancora classificati. Si parla del continente di Mu a Yogunami nel Mar Cinese Meridionale, e le fortezze di Nan Mandol, insieme a molte altre nel continente oceanico sarebbero le sue più dirette testimonianze. Molti interessanti ritrovamenti li dobbiamo ad abili sub ed esperti navigatori, tra cui Thor Heyerdhal, un esploratore norvegese scomparso purtroppo da qualche anno. Su una rivista culturale di una decina d'anni fa troviamo scritto su di lui:

"Il più grande esploratore del nostro secolo è un norvegese di ottant'anni di nome Thor Heyerdhal e conserva la carica vitale di un ragazzo. Non ha mai preso una medicina, non ha mai visto un medico, tranne lo stregone che lo curò mezzo secolo fa nelle isole Marchesi. Fresco di laurea in Zoologia, Thor era approdato nel remoto arcipelago in viaggio di nozze: in cambio dell'abito della sposa e dello smoking, gli indigeni lo avevano aiutato a costruire una capanna con tronchi di legno e foglie di palma. All'inizio era stato un paradiso: gli sposi si bagnavano in acque limpide, tra foglie di hibiscus che la brezza del mattino staccava dagli alberi. Allungavano una mano e staccavano dai rami frutti succosi, usavano come piatti le conchiglie e come bicchieri i gusci delle noci di cocco. Poi arrivò la stagione delle piogge e la terra diventò un pantano infestato dalle zanzare. Per scappare, Thor e la moglie sfidarono il mare in tempesta, sino all'isola di Hilva Oa, a sessanta miglia di distanza, respirando a fatica tra un'ondata e l'altra. Fu proprio lo stregone a indicare all'uomo bianco una gigantesca statua di pietra che rappresentava un "tiki", divinità giunta dall'Oriente. Heyerdal si era già domandato come mai alle Marchesi c'erano la patata dolce e l'ananas, piante di origine americana, presenti già prima dell'arrivo degli europei. Chi le aveva portate? E come avevano potuto i colonizzatori delle Marchesi giungere dall'Asia navigando per migliaia di chilometri contro corrente? Non era più logico pensare che la migrazione fosse venuta dall'America con il favore del vento? Quando Heyerdahl stava per elaborare le sue scoperte, scoppiò la Seconda guerra mondiale. Thor combatte nell'esercito norvegese contro i nazisti. Poi, a pace raggiunta, ritornò in Polinesia, per immergersi nuovamente nei suoi progetti. Il "tiki" delle isole Marchesi non poteva identificarsi con il "Con Tici Viracocha" di Tiahuanaco, il re che secondo la leggenda si era avventurato verso Occidente? Un'ipotesi assurda, gli risposero, perché le popolazioni indigene del Sud America non sapevano navigare e comunque non avevano imbarcazioni capaci di affrontare il mare aperto. Una sfida per Heyerdahl, che voleva dimostrare come gli Incas avessero potuto navigare fino alla Polinesia con le loro zattere di tronchi di balsa. Si rifugiò in Perù, a Calao, e indebitandosi costruì una zattera come quella degli antichi Incas, chiamandola Kon Tiki. Poi fece vela in direzione ovest, spinto dai venti e dalla corrente di Humboldt: dopo 101 gironi approdò sull'atollo di Rarcia, superando le barriere coralline delle Marchesi. Così dimostrò che i navigatori preistorici potevano attraversare il Pacifico dal Perù alla Polinesia. Un trionfo. Era il 1947, e le sue opere vennero tradotte in 75 lingue. Con i quattrini ricavati acquistò una splendida villa in Liguria dove visse per 17 anni, progettando altre spedizioni. Nel 1957 fu il primo a organizzare uno scavo sistematico sull' isola di Pasqua, dove trovò delle amigdale di pietra che secondo lui furono usate dagli abitanti dell'isola per innalzare i moai. Nel 1970 costruì in Egitto una copia fedele delle navi faraoniche di papiro. La choamò "Ra". Con essa tentò l'attraversata dell'Atlantico: il costruttore aveva ritenuto inutile il cavo di tensione che unisce la poppa alla base dell'albero a scala. Heyerdahl ricostruì l'imbarcazione, osservando scrupolosamente i particolari che si vedono nelle pitture funerarie egiziane, e l'anno successivo, in circa due mesi, raggiunse le Barbados del Marocco, dimostrando che il papiro poteva galleggiare per molto tempo. Dieci anni dopo, con una barca di giunco, il Tigris, imitazione delle antiche navi dei Sumeri, navigò dal golfo Persico al Pakistan e di lì sino a Gibuti in Africa. Qui la bruciò per protestare contro la guerra che infuriava nei Paesi confinanti. Nel 1984 scoprì piramidi di pietra e di corallo nelle Maldive. Cinque anni più tardi, tornò in Perù con la figlia Mariane. All'esterno di una piramide nel villagio di Tucumà, padre e figlia scavarono per quattordici ore al giorno, per più di un mese: venne alla luce, tra mummie, argenti e tessuti, una nave circondata da pesci e uccelli. Continuarono a lavorare nel caldo torrido, insidiati dai guerriglieri di Sendero Luminoso e dal colera. Thor venne anche punto da un pesce velenoso e fu salvato da un vecchio pescatore. E continuò a raccogliere prove per dimostrare la sua tesi: le antiche civiltà comunicavano tra loro attraverso il mare. Non ha mai smesso di frugare nella Storia".

Da questo resoconto della sua avventurosa vita possiamo trarre alcune considerazioni. Ci fu realmente una qualche comunicazione tra i popoli antichi sparsi nelle diverse parti del mondo, come Heyerdal sostenne fino alla sua morte? Se così fosse, come avvenne ciò? Possiamo formulare due ipotesi:

1) Questi navigatori provenivano forse da Atlantide. I loro spostamenti avvennero in seguito all'inabissamento delle loro terre madri? Ciò spiegherebbe il ritrovamento di tante immagini di piramidi Egiziane in Sud America, delle numerose iscrizioni celtiche e fenice ritrovate in tutto il continente americano, delle numerose analogie architettoniche, sociali, gerarchiche tra popoli così distanti tra loro.

2) Oppure, dobbiamo pensare che la Storia ha sottovalutato troppo le abilità marittime di certi popoli? Tutto può essere. Questi popoli, mossi dal desiderio di scoprire nuove terre, di portare la loro civiltà altrove, o semplicemente, desiderosi di trovare nuovi spazi abitabili, in seguito a catastrofi naturali che portarono alla distruzione del loro mondo, presero il mare, unendosi lungo le loro rotte con altri popoli, dando così vita a nuove civiltà. Oggi, gli studiosi trovano sulle isole dell'Oceania i loro monumenti, le loro piramidi, i segni di queste rinate civiltà. Thor Heyerdal potrebbe aver interpretato correttamente questi segni, ma solo il tempo potrà dargli ragione.

PASQUALE ARCIUOLO

Bibliografia:

Thor Heyerdahl, Aku Aku, Aldo Martello Editore;
Thor Heyerdahl, Kon Tiki, Biblioteca del tempo;
Thor heyerdahl, Isole Maldive, Le guide del gabbiano;
Thor Heyrdahl, Ra, Martello Editore;
Serge Bertino, Civiltà sommerse, SugarCo Editore;
Roger Frison, Roche David Lewis, Grandi Esploratori;
The Voyaging Stars, Secrets of the Pacific Islands Navigators, W W. Norton & Company;
William Willis, The Epic Voyage of the Seven Little Sisters, The Companion Book Club, London;
Donald A. Mackenzie, South Seas - Miths and Legends, Random House, UK;
Mary Ritchie, Key Polynesian and American Linguistic Connections, A Jupiter Pr.;
William R. Gray, Voyages to Paradise, Exploring in the Wake of Captain Cook, National Geographic Society;
Stephen D. Thomas, The Last Navigator, Henry Holt & C. - New York;
http://www.ruggeromarino.it

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