TESORI NASCOSTI

Numerosi carichi d'oro, d'argento, di diamanti, di rubini, e di altre pietre preziose, 
giacciono da numerosi anni sul fondo del mare, sepolti nella terra, 
o nei posti più impensati, in attesa che qualcuno li riporti alla luce...

 
IL TESORO DI FEDERICO I, IL BARBAROSSA LA LEGGENDA DEI TESCHI DI CRISTALLO
I TESORI DEI GALEONI AFFONDATI ELDORADO
OAK ISLAND E IL POZZO DEL TESORO  
 

 

IL TESORO DI FEDERICO I, IL BARBAROSSA

A Trezzo d'Adda, in provincia di Milano, sorge un castello di origine longobarda. Nel 1158 passò nelle mani dell'imperatore del Sacro Romano Impero, Federico I, detto "il Barbarossa" e più tardi, passò in mano ai Visconti. Il soldato di ventura Facino Cane, il conte di Carmagnola e i Veneziani distrusero più volte il castello nel corso degli anni, ma non solo per motivi politici. Infatti, si narra che lì vi sia nascosto il tesoro del Barbarossa, in un punto imprecisato del giardino, oppure nel cunicolo sotterraneo (ormai inagibile purtroppo) che collegava questo castello ad altri della zona, passando addirittura sotto il letto del fiume Adda, che scorre proprio lì vicino. Un tesoro venne trovato qui nel '700, nel vano di un muro poco distante dalla torre. Furono rinvenute alcune monete d'oro e d'argento, ma molti sono convinti che non si sia trattato del vero tesoro, che ancora attende di essere ritrovato.

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Dott. Giorgio Pastore

I TESORI DEI GALEONI AFFONDATI

            Numerosi carichi d'oro, d'argento e di pietre preziose giacciono da numerosi anni sul fondo del mare in attesa che qualcuno li riporti alla luce. Se ne trovano in ogni angolo del globo, nelle Americhe, a largo delle coste dell'Africa, nel Mare del Nord, nel Mediterraneo, nel Pacifico, etc. Lungo le rotte seguite dalle imbarcazioni nel corso della storia, dall'antichità fino ai giorni nostri.

          Nel 1588 ci fu uno scontro navale nelle acque scozzesi, presso le Calais Roads, tra la flotta inglese e l'Invincibile Armata Spagnola, che voleva invadere la Gran Bretagna, al comando del Duca di Medina Sidonia, ma delle 130 navi che formavano l'equipaggio, solo 66 ritornarono in Spagna. Le 64 navi affondate portavano armi, munizioni, oggetti vari e... tesori. Una di queste navi, la San Juan de Sicilia, riportò gravi danni, ma riuscì a portarsi in salvo nei pressi dell'isola di Mull, dove cercò invano l'aiuto degli Scozzesi del clan McLean, inospitali e diffidenti. L'equipaggio fu costretto a vivere a bordo, in situazioni estreme per almeno tre mesi, dopo di ché, in seguito probabilmente ad un attentato da parte degli inglesi, la nave bruciò e con essa tutto il suo equipaggio e i suoi tesori. Colò a picco in quelle acque e nessuno ne parlò più. Ancora oggi, giace in quei fondali, a largo della Scozia. Il galeone Flor de la Mar era una nave ammiraglia di una piccola flotta del sedicesimo secolo comandata da Alfonso de Albuquerque, un soldato portoghese inviato nelle Indie orientali nel 1506 per fondare delle colonie portoghesi. Nel 1509 era già Governatore di tutti i possedimenti portoghesi in India.

Nel 1511 conquistò Malacca (ora chiamata Melaka) sulla penisola malese e si appropriò di grandi tesori, che caricò sulla sua nave. Albuquerque la caricò con 20 tonnellate di statue di elefantini, scimmie e tigri di oro massiccio a grandezza naturale, nonché tonnellate di monete, diamanti, rubini ed altre pietre preziose. Nel 1512 la flotta partì per ritornare in Spagna con questi tesori, ma nello Stretto di Malacca si imbatté in una forte tempesta che spinse la Flor de la Mar su una scogliera al largo del promontorio nord.orientale dell'isola di Sumatra. Albuquerque si salvò, ma la nave colò a picco con tutte le sue ricchezze in un fondale profondo 36,5 metri. Dei 400 uomini dell'equipaggio, ne sopravvissero solo 3.
Nel XX secolo, grazie alla tecnologia moderna, ci furono dei tentativi di recupero del tesoro, condotti da Bruno de Vincentiis, ricco cercatore di diamanti italiano, e Robert Marx. Ma ci furono problemi durante i negoziati coi governi malesi e indonesiani, che reclamavano il tesoro per intero senza scendere a compromessi. Il primo cercò il relitto, ma fu un insuccesso. Il secondo, invece, lo trovò, sotto uno strato di 15 metri di fango. Ma non ebbe molta più fortuna del primo, in quanto riuscì a recuperare solo qualche oggetto, statuette in oro e porcellana risalenti al periodo della dinastia Ming. Le condizioni per il recupero non sono delle migliori. Così, si può tranquillamente affermare che il tesoro della Flor de la Mar, dal valore approssimativo di 9 milioni di dollari, giace ancora in quei fondali a circa quaranta metri di profondità.

Dott. Giorgio Pastore

Fonte:

Wright John, Alla ricerca dei tesori sommersi, PIEMME, 1997;
C. Platt, J. Wright, Alla scoperta delle isole del tesoro, PIEMME, 1998.

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