TERRA AUSTRALIS
IL SEGRETO DI AYERS ROCK

Le tradizioni come si sa non muoiono mai. Le società meno progredite o provinciali custodiscono le strutture più arcane nonché un abile spirito di continuazione e preservazione della propria cultura, sempre più a rischio dalla cultura del mondo moderno. Distaccandoci per un attimo da quella antropologia mirante a studiare un po’ la cultura dei nuclei rurali europei ci proiettiamo con lo spirito critico dell’etnologo verso quelle terre per certi sensi ancora selvagge dove vissero gruppi con una stupenda cultura, consolidata da secoli. Osservando meglio queste tribù avremo sicuramente modo di imbatterci in aspetti culturali tanto profondi e cristallizzati in sé da simboli di difficile interpretazione. Ci colpisce in particolare la ricca cosmogonia e il mito delle origini della loro razza: quali modelli e in base a quali processi culturali è stato possibile creare tante strutture culturali? In un certo senso, da spirito tipicamente di ricerca e di classificazione, si entra in un certo tipo di speculazione metafisica o, se vogliamo, tipicamente filosofica, mirante a cercare le cause remote di un certo modo di guardare e percepire il reale. Se ci facciamo caso, ovunque nel mondo si parla di una stirpe di progenitori celesti o comunque facenti parti di dimensioni non umane. Classificati con i più disparati nomi, nell’inconscio collettivo questi esseri ultraterreni sono i responsabili della stessa vita sulla Terra. Cosa è quindi il mito delle origini se non un tentativo astratto di dare un proprio senso all’esistenza? Antichi popoli ci descrivono divinità che giungono dal nulla per creare la vita. Dagli starchildren dell’Amazzonia passando per gli spiriti celesti dei Kajuti siberiani, giungiamo in Australia dove le sacre tradizioni raccontano di un tempo mitico in cui la cultura fu portata direttamente dal cielo. È il mito di Wondjina, nome locale che identifica misteriosi esseri arrivati dal cielo durante un periodo conosciuto come il dreaming. Centinaia di pitture rupestri rappresentano questi esseri con volti non umani circondati da qualche cosa che sembra un cappuccio spaziale o una sorta di aureola di luce. Perché il periodo è ricordato come “the dreaming”?
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PASQUALE ARCIUOLO
Bibliografia:
Charles P. Mountford, Ayers Rock: Its People, Their Beliefs
and Their Art, Angus & Robertson;
Bruce Chatwin, Australian Dreaming: 40,000 Years of Aboriginal
History. Lansdowne Press, Sydney;
Bruce Chatwin, Le vie dei canti, Adelphi 1995;
James Cowan, Myths of the dreaming: interpreting Aboriginal
legends. Unity Press. Roseville, (1994) N.S.W;
A. P. Elkin, Studies in Australian Totemism. Oceania
Monography No. 2. (1938) Sydney;
A. Van Gennep, Mythes et Legendes d'Australie. (1906)
Paris;
R. Boyer, Approccio Antropologico al sacro;
William R. Gray, Voyages to Paradise, Exploring in the Wake of Captain Cook,
National Geographic Society;
Donald A. Mackenzie, South Seas - Miths and Legends,
Random House – UK;
Cochrane Glynn, Big Men and Culto Cargo;
Camilla Gilberto, Le Piante sacre. Allucinogeni di origine
vegetale;
Mark McElroy, Sogni lucidi, Macro Edizioni (2008);
Foto tratte da:
Wikipedia e
http://www.velistipercaso.it/geonext/testo.asp?id=292
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