SHARDANA,
L’EREDITÀ: I TEMPLARI

Cosa andarono a fare i cavalieri Templari in Sardegna?
Indagini sulla misteriosa e poco conosciuta amicizia
del Judice di Torres con Bernardo di Clairvaux...

Cosa andavano a fare i cavalieri che, consigliati da S. Bernardo di Chiaravalle (Bernard de Clairvaux) e comandati da Ugo de Payens, si recarono in Terra Santa intorno al 1119 d.C.? La Storia dice: “A difendere i pellegrini cristiani che vi si recavano nonostante la Palestina fosse allora poco raccomandata ai forestieri non di fede mussulmana”. Ma cosa andavano a difendere in nove contro migliaia di guerrieri che praticavano la Jihad, la guerra santa? Noi pensiamo che avessero uno scopo ben preciso, che non era affatto quello di guerreggiare contro gli infedeli. I sospetti cominciano proprio dal “mandante”, quel Bernardo già santo quando era in vita che, interrogato sul suo concetto di Dio, rispose “Altezza, Lunghezza, Larghezza, Profondità”. Concetti questi che solo un “Muratore” può spiegarvi. E per “Muratori” intendiamo coloro che si rifanno al mito di Hiram Abi, l’architetto del Tempio che Salomone volle per conservare il Tabernacolo, l’Arca e le Leggi di Mosè.
Hiram, da non confondersi col re Hiram amico e suocero di Salomone, era un Danita di Tiro, erede quindi dei segreti dei Sher-Dan dell’Esodo e in particolare di Ooliab di Dan, il costruttore dell’Arca e del Tabernacolo, insieme a Belzaal-El di Juda. Egli era un provetto architetto, custode di segreti che facevano gola a molti. Dal padre aveva ereditato l’arte di fondere il bronzo e altre leghe. “Egli fondeva le statue in Sartan”. Questi segreti gli costarono la vita. Hiram fu affrontato da tre suoi subalterni e, al suo rifiuto di rivelare i progetti di costruzione, fu pugnalato e gettato nel pozzo scavato nel Tempio(?).Ma portò con sé anche i progetti, che rimasero sepolti per secoli, fino all’arrivo dei Cavalieri in questione. Sembra che gridasse: “Ma’at-Beb-men-aa, Ma-at-Ba-aa” , ossia: “Grande è il Maestro di Ma-at, grande è lo Spirito di Ma-at”.

Il tentativo di Jeroboam, divenuto poi re delle dieci tribù del Nord, di impossessarsi dei segreti, è narrato dalla Bibbia in modo “nascosto”. Jeroboam era un servitore di Salomone, fedele e benvoluto dal re. Ma il profeta Ahia predisse a Salomone lo scisma del suo impero, dicendo che dieci delle Tribù sarebbero andate a Jeroboam. Salomone pensò naturalmente di eliminare il suo servo fedele, come Saul fece con suo padre David. Ma Jeroboam fu avvertito e fuggì in Egitto. Qui trovò asilo presso il faraone Shesonk, un generale dei Mercenari Libu e Shardana impossessatosi del trono con un colpo di stato. Quando Salomone morì, Jeroboam rientrò in Israele, dove intanto il popolo si era ribellato al figlio di Salomone, Roboamo. Solo Juda (e Beniamino?) restò fedele, dando modo a Roboamo di conservare il dominio sulla capitale Jerusalem e quindi anche il potere sul Tempio. Ma Jeroboam voleva appropriarsi del tabernacolo e dell’Arca con tutto il suo contenuto e per farlo doveva entrare in Jerusalem, ma Roboamo era troppo potente, anche con una sola tribù.

Sopra: l'articolo della scoperta
effettuata da Leonardo Melis
(collaboratore del C.R.O.P.).

Pensò quindi di rivolgersi al suo antico benefattore: il Faraone Shesonk. Questi non se lo fece ripetere, armò l’esercito e puntò dritto in Palestina. Sbaragliò, o si alleò, con le città Pheleset a Sud di Juda ed entrò in Jerusalem. Qui accadde una cosa strana. Il potente esercito egizio, una volta depredato il tempio, invece di saccheggiare, come era ovvio, il resto della città e del regno, se ne andò e proseguì verso Nord. La Bibbia naturalmente spiega questo fatto singolare con l’intervento Divino; gli Ebrei si sarebbero pentiti e Dio fece in modo che Shesonk ripartisse senza saccheggiare la capitale. Può darsi ma, se non vogliamo scomodare Dio ogni volta che ci capita qualcosa di poco chiaro, dobbiamo cercare una spiegazione che sia logica e, possibilmente, documentata. Shesonk Trafugò l’Arca. Certo, l’Arca valeva più di mille tesori per chi la conosceva. E Shesonk ne era a conoscenza, vuoi perché informato da Jeroboam (la voleva anche lui per affermare il suo potere su tutte le Tribù), vuoi perché anche lui, come il suo costruttore, era un appartenente o imparentato con i Shardana. Alcuni studiosi citano una località al confine tra l’Egitto e Israele, Djhaharya, dove sarebbe stata portata l’Arca dai soldati di Shesonk. Michael Sanders sostiene addirittura di aver individuato un tempio su cui si trova una moschea in mano ai ribelli di Hamas. Lo stesso tempio veniva citato nel 1.830 dall’esploratore Edward Robinson, il quale scoprì una citazione del Papiro Harris attribuita a Shesonk in occasione della costruzione di questo tempio: “Ho costruito per il Dio una casa misteriosa nella terra di Zahi... ho forgiato una grande statua che vi riposa nel mezzo... e gli Asiatici (Israele, n.d.A.) sono venuti per portare il loro Tributo, che per loro è divino”. Una riflessione su questo passo è d’obbligo. Per gli Ebrei Dio è puro spirito e abita ovunque, quindi non vi è bisogno di rappresentarlo. Non è logico che essi si recassero in Egitto per portare doni a una statua o un tempio. Vi era un’unica cosa che essi veneravano quale sede del Dio Vivente: l’Arca!
Abbiamo accennato in altro capitolo alla sete di vendetta che animava Shesonk nei confronti della tribù di Juda. Odio dovuto al trattamento che le tribù semitiche, guidate da Juda e dal madianita Jetro riservarono a Mose e al suo culto di Aton, oltre che a Dan. La vendetta si consumò nell’asporto dell’Arca dal tempio di Jerusalem a opera di Shesonk stesso e dalla restaurazione del tempio di Aton a Bubastis ad opera di un suo discendente: Osorkon. Quest’ultimo ha stranamente un nome che riprenderanno i Judici di Arborea in terra shardana. Questi Judici che qualche parentela con Israele l’avevano, visto che in tutto il mondo i monarchi hanno nomi diversi, ma solo in Israele e in Sardinia esiste questo appellativo (Anche in Romania, ma questa è un’altra storia). Come una parentela la dovevano avere anche con i Templari, visto che il loro emblema era l’Albero Sradicato con i sette rami, raffigurato a fianco alla Menorah nei petroglifi del Monte di Dio (Har Harkom) nel Sinai. Albero sradicato che i Templari, come i Judici, rappresentavano con le tre radici indicanti la Trinità cristiana e la Triade vedica. Quest’albero oggi figura nel gonfalone della Provincia di Oristano e in molti altri Comuni dell’ex Judicato di Arborea.
Josia di Juda (642 a.C.) rimetterà l’Arca nel tempio, ma si trattava sicuramente di una copia, la stessa che Jeremia nascose nel Monte ....ma tornando ai Templari...

Il Toson d’oro è un altro dei simboli legati ai Templari e ai loro eredi e continuatori. Un simbolo, il Toson d’oro, ancora oggi presente a diversi livelli e sinonimo di religiosità e prestigio. In Sardegna è facile trovarlo in bella mostra in alcune ricorrenze religiose. Il Patrono eletto dal popolo dell’Isola è un santo naturalmente guerriero che si festeggia il primo di maggio nell’antica festa della primavera (Beltain per i Celti) da oltre mezzo millennio (Quello ufficiale è S. Agostino, si proprio il vescovo di Ippona, nemico dei Vandali).

Si dubita che il Santo sia effettivamente esistito, e qualcuno sostiene che la ricorrenza abbia origini pagane, come altre che si festeggiano in tutta l’Isola. Per tornare al Toson d’oro, dicevamo che è visibile, in questa ricorrenza, al collo dell’Alter Nos, il Primo Cavaliere che apre la sfilata dei gruppi in costume (centinaia, provenienti da tutta l’Isola) e che attualmente rappresenta il sindaco della città di Cagliari. Sappiamo che i Judici di Arborea e degli altri tre Judicati, si fregiavano di tale ambito simbolo.... Il Toson d’Oro rappresenta il Vello d’Oro che Giasone e gli Argonauti trafugarono, guarda caso, dalla Colchide dove, sempre per caso, era custodito da un Drago. Sappiamo bene che la Colchide era patria dei Shardana (vedi “Shardana i Popoli del Mare”), come sappiamo che il Drago (o serpente alato) era il loro simbolo, come poi lo fu dei loro discendenti. Se quindi ritroveremo spesso il Toson d’Oro associato a Templari, Principi Nordici e Judici Sardi, non ci dovrà sorprendere più di tanto.

La Battaglia di Lepanto: ne abbiamo accennato nel capitolo dell’Arca e ricordiamo che includeva i guerrieri sardi e la loro bandiera templare. Bandiera Templare, perché? Ma la Bandiera Sarda non era di origini Catalano – Aragonesi? Certo, questo è quanto sostenuto dagli Storici fino a oggi. Ma siamo abituati a veder cambiare molte delle “certezze” dei nostri Storici, i quali si stanno adeguando finalmente a un andazzo che fino ad alcuni anni addietro li faceva inviperire e lanciare strali su chi, come noi e altri pochi coraggiosi, osava mettere in discussione quanto ormai accertato (secondo loro) e accettato dalla gente.

Negli anni Ottanta – Novanta sostenemmo con altri tre amici una battaglia per convincere il Consiglio Regionale a votare una proposta di Legge che ufficializzava la Bandiera dei Mori come Bandiera della Nazione Sarda. Le ricerche le conducemmo personalmente noi (Leonardo Melis), mentre gli altri portavano avanti la battaglia da Amministratori: Chicco Frongia nel suo Comune di Ballao e soprattutto nella Provincia di Cagliari, dove fece issare per primo nella storia dell’Autonomia la Bandiera con i 4 mori bendati. Carlo Mura, sindaco di Samugheo (OR), che fece riempire di Bandiere Sarde lo sbarramento della nuova diga del Tirso, che il Presidente Scalfaro era venuto a inaugurare. Ricordo che nell’occasione Carlo Mura si presentò a Scalfaro come “Sindaco Sardo nello Stato Italiano”. Salvatore Bonesu, allora Consigliere Regionale, fu anche l’unico che mi diede subito credito, quando cominciai a parlare di una Bandiera Nazionale Sarda. Quando poi gli spiegai che si trattava di Bandiera Templare si entusiasmò tanto da decidersi a presentare la proposta in Consiglio. Posso spiegare che il suo entusiasmo era dovuto alla sua probabile appartenenza alla “Libera Muratoria”, senza che si adombri per questo (la sua appartenenza era nota e egli stesso lo dichiarò ai giornali). Leonardo Melis (ossia il sottoscritto, che allora faceva politica attiva... eravamo ancora giovani ed erano tempi eroici!) ad ogni assemblea o consiglio del Partito faceva come Catone Uticense: prendeva la parola per esortare il Partito a prendere seriamente la questione per cui “Bisogna ufficializzare sa Bandela”.

Ma chi lo ha detto che la Bandiera dei quattro Mori, anzi dei Mori (esistono anche vecchie rappresentazioni con cinque mori) è, o era, una bandiera templare? La Storia, come al solito. Guardiamo l’immagine rappresentata nello scudo.

Sono i Mori Bendati. Abbiamo detto che il numero non è importante, esistono rappresentazioni anche con cinque Mori: ve ne è una in Castello a Cagliari, che chiunque può controllare di persona. Entrando dalla via Manno, sotto il secondo portico, dopo quello della “Porta dei Leoni”, sulla sinistra, alla sommità di una porta (credo del palazzo Boyle).

La cosa singolare è che questo stemma che noi presentiamo è uno stemma templare!

Per la precisione è lo stemma del Primo Gran Maestro dell’Ordine: Hugo de Payns. E finalmente sappiamo anche che la benda era sulla fronte e non calata sugli occhi. Opera questa, si dice, dei Piemontesi in atto di sfregio e disprezzo della Sovranità dei Sardi. Una benda che forse era il cerchio di bronzo che adornava la fronte dei Celti e la stessa benda che portava lo Judex Ampsicora.
Lo stemma a fianco è, invece, quello della Provincia di Oristano e rappresenta il Desdicado, l’Albero Sradicato degli Arborea, gli antichi Judici del Regno sardo (quello vero, non la burletta del Regno di Sardegna degli Spagnoli, che comprendeva solo Cagliari e Alghero). L’Albero Sradicato è anch’esso uno stemma templare, le sue tre radici rappresentano la Trinità e le tre grandi Religioni, esso è rappresentato in alcune chiese templari anche in Italia (vi è un esempio nel Duomo di Sovereto).

Le sette braccia rappresentano le sette potenze planetarie che ancora si ritrovano nei nomi dei giorni della settimana e che gli Ebrei vollero raccogliere in un’unica entità: la Menorah. La mia generazione ricorderà uno dei romanzi di cappa e spada più amati in gioventù: Hivanoe, romanzo in cui compariva per la prima volta un eroe allora secondario, Robin Hood. Hivanoe doveva combattere con un soldato templare per liberare la fanciulla ebrea accusata di stregoneria, ma doveva essere egli stesso appartenente all’Ordine. Il suo scudo era, infatti, decorato con lo stemma del Desdicado.

Il Desdicado, che ricorda anche la Menorah, il candelabro a 7 braccia del popolo d’Israele. I due simboli riteniamo abbiano molto in comune, dato che abbiamo visto un dipinto ritrovato dagli archeologi nelle rocce del Negeb che li raffigura affiancati. La presenza anche in Sardinia dei Templari è alquanto rintracciabile dai monumenti e da alcuni testi da noi rintracciati. Vi sono delle date precise:

• 1118 Costituzione dell’Ordine.
• 1150 Cominciano a stabilirsi nell’isola.
• 1312 Clemente V scioglie l’Ordine.

Abbiamo rintracciato alcune chiese: San leonardo di Siete Fuentes, presso Macomer. San Giovanni a Laconi (dove abitiamo attualmente). San Francesco di Stampace e Santo Sepolcro a Cagliari. Sant’Antioco di Bisarcia presso Ploaghe. A san Pietro di Sorres, presso Sassari è conservato dai frati il sarcofago di Goffredo il Benedettino, medico di San Bernardo di Clairvaux! Inoltre la magnifica chiesa visibile sulla superstrada Carlo Felice, Nostra Signora di Saccargia riporta scolpiti nei capitelli esterni alcuni “Garkoils” del tipo di quelli di Notre Dame di Paris. Tutto ciò si può spiegare col fatto che il Judice di Torres, Gonario, oltre ad essere amico personale di Bernardo di Clairvaux, al ritorno dalle crociate si mise a costruire abbazie e santuari in tutto il suo regno e tutte sulle rovine di Pozzi Sacri dedicati alla Dea Madre.
Egli ospitò Bernardo in Sardinia e poi si recò con lui a Clairvaux, ove prese i voti dopo aver abdicato in favore del figlio Barisone.
Notre Dame de Paris nell’illustrazione è circondata da altre sei cattedrali disseminate in modo tale da indicare in Terra la Costellazione della Vergine: Bayeux, Rouen, Amiens, Evreux, Chartres, Reims. Invitiamo, come al solito, il lettore a prendere un atlante geografico, un righello e una penna e controllare di persona.
Tornando ai Templari, non saremo noi i primi a parlarne e, come per Atlantide, preferiamo non dilungarci in fatti e notizie che ormai il lettore ben conosce, per il gran proliferare di romanzi e saggi più o meno seri sull’argomento. Il grande architetto danita ingaggiato da Salomone fu quindi ucciso da tre dei suoi subalterni. Sembra che egli, pur di non consegnare i suoi scritti segreti riguardanti le opere da lui eseguite, si gettasse in un pozzo scavato all’interno del Tempio. Che cosa poteva conservare di tanto prezioso da preservare al costo della sua stessa vita?

I testi egizi raccontano che “Toth nascose i 36.535 rotoli nella Terra e solo gli adepti potevano accedevi e usarli di volta in volta per il bene dell’umanità”. Nel libro di Enoch, il patriarca che camminò con Dio, è scritto che Dio consegnò ad Enoch i libri della sapienza, raccomandandogli di custodirli per l’Umanità, preservandoli dal Diluvio distruttore. Cosa che egli fece, affidandoli a Matusalemme suo figlio, che li consegnò a suo figlio Lamech, che li consegnò a suo figlio Noè, che li postò con se nell’Arca. In LXXXI, Enoch scrive: <<Ed egli (Uriel, l’arcangelo) mi disse: “Osserva Enoch, queste tavolette celesti, e leggi ciò che vi è scritto e segnati ogni singolo fatto” Ed io osservai... e compresi tutto di tutte le azioni dell’Umanità e dei figli della carne che vivranno sulla terra fino alle generazioni più lontane>> E ancora: “Ed ora, figlio mio Matusalemme... ti ho dato i libri scritti dalla mano di tuo padre e fà in modo di preservarli per tramandarli alle generazioni future... Io ho consegnato la saggezza a te e ai tuoi discendenti perché possano trasmetterla alle future generazioni: saggezza che passa di pensiero in pensiero” (Enoch Etiopico LXXXII-2) Enoch è paragonato a Toth egizio, ma anche a Etana sumerico “Il primo uomo che ascese al cielo”. Hiram conosceva questi libri? Da chi li aveva avuti? Il suo avo Ooliab, che Mose incaricò di costruire l’Arca, aveva questi scritti? Li aveva avuti forse da Mose, il condottiero del popolo d’Israele e sacerdote-mago di On (Eliopolis). Mose principe di sangue, discepolo di Akenaton-Amenophe, il faraone mistico, il faraone monoteista. Enoch stesso cita di frequente delle montagne che ricordano le piramidi (XXVI). Akenaton, Mose, Ooliab, Hiram erano quindi i custodi di questi segreti. Ricordiamo che Mose portò via la mummia di Giuseppe dall’Egitto e Giuseppe era erede delle misteriose “Benedizioni” che i patriarchi tramandavano di generazione in generazione. Insieme alla mummia portò via altro materiale altrettanto prezioso. Akenaton non era del tutto egizio (inteso come egizio della stirpe dei principi di Tebe. Sua madre era di sangue “Fenicio”, anzi Hyksos! E Giuseppe era vissuto al tempo degli Hyksos-Popoli del Mare, anzi ne era un dignitario di grado inferiore solo al faraone. Amenophe-Akenaton discendeva da Giuseppe? Aveva ereditato la “Benedizione” di Giacobbe? Lo stesso Mose era principe di sangue reale, ma discendente forse proprio da Akenaton, per parte di madre. La leggenda della sua nascita, infatti, ricalca in modo del tutto identico quella di Sargon di Akkad, il capostipite dei Shardana! Del resto il grande Leonard Wooley scriveva: “E’ noto che in Sumeria al tempo di Urnammu vi erano Hapiru”. Rovesciando il discorso, gli “Ebrei” erano presenti nella terra d’origine dei Shardana, la Mesopotamia, al tempo della grande diaspora (2.300-2000 a.C.). Come dire che vi era almeno una stretta parentela fra Hapiru-Israele e Hyksos-Shardana dai tempi più antichi.
I Templari, quindi potevano aver ritrovato i resti di Hiram con tutto il suo “tesoro” di progetti di costruzione e altro. Fatto sta che dopo due anni di permanenza in Palestina, passati a scavare sotto le fondamenta del tempio, tornarono in Europa e ottennero dal papa Innocenzo II la possibilità di costruire le loro chiese. I monaci degli altri ordini non erano autorizzati a farlo personalmente. Essi cominciarono con la chiesa a pianta circolare di Londra (la chiesa del Tempio). Tra il 1130 e il 1140 compare quindi l’architettura gotica. All’improvviso è un proliferare di chiese che svettano come grattacieli. Costruirono 80 cattedrali e 500 e passa abbazie. In una delle più famose località in cui sorsero le chiese, vi era stata la residenza di un re che si dice fosse discendente della dinastia Davidica e capostipite dei Templari. Stiamo parlando di Rennes le Chateau e il re era Dagoberto avo di Goffredo de Boullion. Dagoberto fu rapito e portato in Irlanda e al ritorno fu assassinato dal suo maggiordomo, Pipino il Grosso, nonno di Carlo Magno l’usurpatore. Ma chi aveva insegnato ai Templari l’arte dei muratori? Da dove veniva tanta scienza? Ci ha incuriosito un particolare: il ritorno della Tholos nuragica in questa architettura. Avete mai osservato le volte a ogiva e gli archi della stessa forma? Non ricordano le Tholos? E l’altro segno o “Traccia di Dan” lasciato dai Popoli del Mare in tutto il mondo, il misterioso labirinto, non è stato forse ripreso dai templari in molte chiese, anche in Italia? Citiamo Chartres, Amiens, Saint Quentin in Francia e Lucca,Cremona e Osimo in Italia.

Egitto-Shardana-Templari. Abbiamo notato un particolare che potrebbe rafforzare questo legame e l’altro che include Juseppe-Hiram-Templari: la presenza del segno del Drako all’interno della Grande Piramide. All’interno della Camera del Re si trovano due strani condotti che gli studiosi hanno definito “condotto delle anime”, “prese d’aria” e altro. Fatto sta che i condotti puntano su precise stelle di altrettante costellazioni. Una su Zeta di Orione e l’altra su Alpha Drakonis. Scriveva Marija Gimbutas ne Il Linguaggio della Dea: “Quando il Dragone indicava la stella del Nord, Orione segnava l’equinozio di primavera”. La cosa che ci sconcerta maggiormente è che noi abbiamo sempre avvalorato la tesi secondo cui le piramidi sono molto più antiche del periodo del faraone Cheope... e allora?

E allora, se accettiamo il coinvolgimento dei Shardana (vista la presenza della loro costellazione)... Alpha Drakonis era conosciuta come stella del Nord nel 2.500 – 2.000 a.C. (vedi i nuraghes di Cuccurada a Mogoro, in “Shardana i Popoli del Mare”)... oppure i Shardana sono più antichi di quanto noi stessi abbiamo datato precedentemente? Ma se così fosse, potremmo comunque confermare le conoscenze che Mose e i suoi antenati avevano riguardo alle piramidi e all’Antica Scienza.
Il Nazireo. Judici XIII - 2: <<Or vi era un uomo di Saraa, della Tribù di Dan, il quale aveva una moglie... A costei apparve l’Angelo del Signore e le disse: “Ecco tu concepirai e darai alla luce un figlio... Egli sarà Nazireo.”>>

No, non stiamo parlando di Jesus e la donna non era Maria. Il personaggio in questione è Sansone (Sandone). Le Scritture, parlando del Messiah, dicevano che egli sarebbe nato da un uomo di Juda e da una donna di Dan. Esattamente l’opposto di Sansone.
Abbiamo seguito il dibattito creatosi in seguito all’uscita del Triller di Dan Brown (bel nome!). le contestazioni seguite a quanto egli scrive sul personaggio Jesus, il suo matrimonio con Maria di Magdala, la Discendenza di Jesus in Francia ecc. non abbiamo intenzione di schierarci a favore o contro tali teorie, del resto sostenute da altri autori anche in passato.

Abbiamo sempre sottolineato che la Religione è un fatto personale e ognuno ha le sue convinzioni. Anche noi abbiamo le nostre, ma non vogliamo imporle agli altri. Vi è però in questo dibattito qualcosa che riguarda quanto stiamo scrivendo sui templari. Esaminiamo intanto quanto si dibatte sull’argomento.
Jesus sarebbe (sempre secondo Dan Brown e altri autori), in quanto uomo (lo scrivono anche i vangeli che egli era Dio fatto uomo), regolarmente sposato con Maria di Magdala...
• Perché era un Rabby e un Rabby doveva, per legge, essere sposato.


• Perché le nozze di Canaan indicano chiaramente che a lui (anzi alla madre che poi chiederà a lui) si rivolgono i servi per il problema del vino mancante. In effetti non si chiede a un ospite di risolvere un problema che riguarda il padrone di casa.
• Egli era Dio fatto uomo, quindi era normale che, come un qualsiasi uomo, fosse anche sposato.
• La citazione della discendenza da David attraverso suo padre Joseph ne fa un uomo in carne e ossa e quindi anch’egli poteva avere una discendenza, a cui poi si riferiranno i re Merovingi e lo stesso Goffredo di Bouillon.
L’altro argomento trattato è la sua possibile “non morte”. Le teorie in proposito sostengono che i Vangeli avrebbero “costruito” la passione e morte di Jesus attingendo da religioni e antichi miti e sopratutto dall’Antico Testamento:

 

Sopra, un'immagine del Baphomet
adorato dai cavalieri Templari.

Nella foto a sinistra il diavolo all'interno
della chiesetta di Rennes le Chateau.

 

• L’annunciazione, l’abbiamo visto, è riferita alla nascita di Sansone.
• La Strage degli Innocenti è riferita a Mose e alla strage dei primogeniti voluta da Seti I.
• La fuga in Egitto (vedi Matteo II-15): “ Si ritirò in Egitto e vi rimase fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quanto il Signore aveva detto per bocca del profeta: dall’Egitto ho richiamato mio figlio”. E confrontando con le Antiche Scritture (Osea XI-1): “Quando Israele era fanciullo, io l’amai e richiamai mio figlio dall’Egitto”.
• La flagellazione (O scorticazione) del Re sacro, la sua morte e resurrezione... sono presenti in molti miti dell’antichità: Adone, Dioniso, Marsia, Osiride, Tammuz...
Persino l’Assunzione in cielo di Maria Madre è presente nel mito di Dioniso, la cui Vergine Madre è assunta nell’Olimpo. Molto inoltre si sostiene sia stato preso dalla religione dei Magi e dei seguaci di Zarathustra (Zoroastro).
Ecco, abbiamo descritto alcune delle teorie su questo discusso e amato Personaggio vissuto duemila anni fa, che ha dato origine alla Religione più diffusa del mondo intero. Non intendiamo pronunciarci in proposito, ma intendiamo sottolineare il fatto che le Sacre Scritture ne sostengono la discendenza Danita da parte di madre. Mentre da molte parti si sostiene che i Templari discendessero da Jesus attraverso la dinastia Merovingia...

Leonardo Melis

fonti:

Leonardo Melis, Shardana i Principi di Dan, 2002
www.shardana.org