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CIVILTÀ SEPOLTE, CULTURA GENERALE, ESOTERISMO E MAGIA

Il Medioevo

Il 476 d.C. è un anno molto importante per la storia dell’umanità: questo infatti è l’anno in cui tramontò l’Impero Romano, esteso su metà del mondo allora conosciuto, creato a partire dalla battaglia di Azio, del 31 a.C., che vide la sconfitta di Marco Antonio e Cleopatra e la glorificazione di Ottaviano, che da lì a poco sarebbe divenuto il primo Augusto di Roma, il primo imperatore. Ma la civiltà romana era più vecchia, ed era passato per una repubblica (dal 510 a.C.) e una monarchia, dal 753 a.C. (anno della fondazione di Roma). Nel 476 d.C. tramontava il grande sogno di un impero universale e iniziava l’era buia del Medioevo. Ma già da almeno due secoli, Roma aveva cominciato il suo declino. “Quando l’impero romano divenne vasto e i romani non ebbero più terre da conquistare, iniziarono ad uccidersi tra loro…”, infatti così fu. Nel 212 d.C. l’imperatore Caracalla, con un editto, permetteva a chiunque nell’impero (quindi non solo in Italia) di diventare cittadino romano. Questo portò a degli sanguinosi scontri tra i diversi pretendenti al trono imperiale, ora a portata di tutti, e non più solo dei “romani” di Roma. A partire dal III secolo d.C. iniziarono ad alternarsi ai vertici del potere generali eletti dal loro soldati, usurpatori del titolo imperiale, in molti casi provenienti dalle province, e non più italici. Ricordiamo Filippo l’Arabo, Massimino il Trace, etc. E barbari entrarono a far parte anche del Senato. Questa intromissione portò ad una perdita di unità dell’impero, alla nascita di un nuovo tipo di visione imperiale, non più prettamente “romana”, ma provinciale. Perduta questa ideologia, venne meno la ragione d’essere dello stesso impero, ormai in mano ai barbari, da cui per molti anni i romani stessi avevano cercato di difendersi inutilmente. Nel 476 fu un barbaro, Odoacre, eletto re di tutte le popolazioni barbariche in Italia, a prendere il potere. L’impero romano cessava d’esistere ufficialmente. Solo nell’800 d.C. Carlo Magno avrebbe dato vita ad una sorta di continuazione ideologica del primo, il Sacro Romano Impero, dopo una parentesi di circa 300 anni di dominazione ostrogota, bizantina e longobarda. In oriente, dall’età di Costantino (prima metà del IV sec. d.C.) esisteva l’Impero Bizantino, consolidato da Teodosio e suo figlio Arcadio e continuato da altri imperatori che riuscirono a rendersi indipendenti dalla pars occidentale e quindi a rimanere in piedi, quando questo crollò nel 476 d.C. E l’Impero di Bisanzio (Costantinopoli, fondata da Costantino nel 330 d.C.; l”odierna Istanbul), riuscì a resistere alle invasioni dei barbari, dei musulmani e delle popolazioni del nord/est dell’Europa di quel tempo, per molti secoli, finché nel 1458 d.C. non trovò anch’esso una conclusione. Il medioevo è un’età buia, sotto molti aspetti ancora da scoprire; è l’età delle streghe e dei sabba, dell’inquisizione, delle leggende di draghi, nobili cavalieri, santi, prodigi e luoghi favolosi, come il misterioso regno del Prete Gianni. Non è solo il periodo degli anni bui della peste e delle sanguinose guerre, ma anche quello di Dante, Petrarca e della rinascita culturale dal IX secolo, della rinascita della cultura attraverso i monasteri e le università. Così come, è l’età in cui si affermò l’indipendenza dei comuni del nord Italia dall’Impero. Dopo la caduta dell’Impero Romano e di una breve dominazione ostrogota e bizantina, giunsero nel VI secolo d.C. in Italia i Longobardi (il nome potrebbe derivare dal fatto che avevano lunghe lance, o lunghe barbe). Questi dovettero vedersela coi Bizantini del sud e col Papato, fino a ché, nel 774, Carlo Magno non riuscì a conquistare Pavia e piegare il loro re Desiderio. Nell’800 nacque il Sacro Romano Impero, sotto un unico imperatore, il grande Carlo. Ma alla morte di suo figlio, Ludovico il Pio (nell’840), questo impero venne diviso tra i figli di quest’ultimo, Carlo il Calvo, Lotario (che riceveva anche la corona imperiale) e Ludovico il Germanico. Da allora, iniziarono anche a crearsi gli stati nazionali di Francia e Germania. Da allora queste parti dell’impero avrebbero conosciuto destini propri e separati l’uno dall’altro, sotto il comando di propri re.Quando morì Carlo il grosso, nell’888, la dinastia dei Carolingi si estinse e l’Italia finì in mano di signori ricchi e potenti che rivendicarono una discendenza di sangue imperiale, finché non scesero dalla Germania gli Ottoni. Ottone I, Ottone II e Ottone III regnarono in Italia nella seconda metà del X secolo d.C. Nel 1002 moriva Ottone III e con lui il suo sogno di una “Renovatio Imperii”, cioè di un ritorno ad un impero universale, come lo era stato al tempo dei romani. Ma non era tanto credibile un imperatore tedesco in abiti romani. Ormai l’Italia e la Germania, di fatto, non facevano più parte dello stesso Impero, ma di due regni distinti, diversi. Dopo gli Ottoni ci fu un’altra breve parentesi italiana, con Arduino d’Ivrea (dal 1002 al 1004) e poi ritornò un sovrano tedesco, Enrico II. Dopo alcune iniziali rivolte popolari, alla fine, rimasero in Italia imperatori di stirpe germanica, i quali ebbero sempre a che fare coi diversi poteri locali presenti nella penisola, il Papato, i Longobardi dei principati di Benevento e Salerno, i Bizantini, nonché con invasori come gli Arabi (nell’827 conquistarono la Sicilia, nell’846 saccheggiarono addirittura Roma e dall’847, e per un trentennio, costituirono un emirato arabo a Bari), gli Ungari (che si convertirono al cristianesimo nell’anno 1000 cessando le ostilità) e i Normanni, che scesero in Italia come invasori, ma poi vi rimasero come alleati del Papa e delle forze locali del meridione. Questi riuscirono a conquistare tutto il sud Italia respingendo Arabi e Bizantini. Dall’unione della normanna Costanza d’Altavilla con Enrico VI, imperatore tedesco del Sacro Romano Impero, nacque alla fine del XII secolo Federico II. Suo nonno era stato quel Federico I Barbarossa che nella seconda metà del XII secolo aveva dato tanto filo da torcere ai Comuni del nord Italia (alleati nella cosiddetta “Lega Lombarda”, sorta nel 1167), per via dell’attribuzione delle regalìe, cioè i diritti imperiali. Nel 1183, con la Pace di Costanza, terminava questa lotta, con la vittoria dei Comuni, che tuttavia riconoscevano solo formalmente di essere sottomessi all’Impero. Di fatto, invece, ottennero l’indipendenza e la possibilità di autogestirsi. Da allora infatti, vennero redatti Statuti e ordinamenti comunali, si cominciarono a costruire palazzi del municipio e giunsero i Podestà, esperti del diritto in grado di governare meglio in una realtà comunale più evoluta rispetto a quella degli inizi dell’XI secolo, quando ancora c’erano solo i consoli (governatori non professionisti) e i consigli cittadini. Tuttavia, questi comuni ebbero ancora a che fare con Federico II, sempre per gli stessi motivi. La sovranità dell’imperatore, doveva essere riconosciuta di fatto, ma i comuni non ne volevano sapere. Dopo aspre lotte, la vinsero i Comuni, alleati al Papa (Federico II venne scomunicato due volte da Gregorio IX e venne deposto nel 1245, al Concilio di Lione, da Innocenzo IV). federico II venne bollato addirittura come l’anticristo! Nel 1248 veniva sconfitto a Parma dai Comuni e nel 1249 capitolò anche suo figlio Enrico a Fossalta. Nel 1250 moriva Federico II e aveva termine questo conflitto tra Impero, Papato e Comuni del nord-Italia. Da allora, l’Impero non fu più presente in Italia, detenendo solo un potere formale. Il potere, di fatto, passò in mano alle Signorie, che avevano avuto una parte sostanziale durante la lotta contro l’Impero, impugnando le armi dalla parte dei Comuni. Questi Signori, nelle diverse città italiane, fecero strada e alla fine finirono per ottenere il comando di ampi territori regionali. I Visconti (poi sostituiti dagli Sforza) a Milano, i Medici a Firenze, gli Estensi a Ferrara, I Gonzaga a Mantova, etc.Tale situazione durò fino alla fine del XV secolo, quando la Francia, l’Impero (ora in mano agli Asburgo) e la Spagna iniziarono a espandersi e di conseguenza a guerreggiare tra loro in territorio italiano . Nel 1492 veniva anche scoperta l’America e cambiava di fatto la visione del mondo, che dal Mediterraneo, diveniva davvero globale. Con l’estendersi dei confini del mondo conosciuto, si incrementavano i traffici commerciali, che ora interessavano anche l’Africa (circumnavigata agli inizi del ‘500) e le Americhe. Il mondo stava cambiando, divenendo più simile a quello che conosciamo noi oggi. L’età medievale era terminata, per lasciare posto a nuovi drammi, nuove guerre, ancor più sanguinose delle precedenti (a causa dell’invenzione della polvere da sparo), a nuove vicende, sotto certi aspetti molto simili alle precedenti. Giorgio Pastore

ESOTERISMO E MAGIA, FANTASMI, PARANORMALE, PERSONAGGI MISTERIOSI, PSICOLOGIA E PARAPSICOLOGIA, SOPRANNATURALE

MISTERI DELLA VALLE D’AOSTA

Il Ponte del Diavolo Il ponte di Saint-Martin è detto anche Ponte del Diavolo perché la leggenda racconta che il Maligno venne sfidato da S.Martino a costruirlo in una notte sola, in cambio dell’anima del primo che ci sarebbe passato sopra. Tuttavia, a lavoro finito, venne fatto passare per primo un cane ed il demonio rimase così beffato. Tale vicenda viene rievocata ancor oggi durante il carnevale del martedì grasso. Ma di ponti del diavolo ne esistono anche altri, perché in passato era molto difficile costruire ponti in luoghi impervi e proprio per questo, si pensava che solo il Diavolo potesse essere capace di tali opere. Si trattava di vere sfide per gli ingegneri del tempo. Ad esempio, nel XIII venne costruito sul massiccio del Gottardo un altro ponte del diavolo. Questo, univa, in una stretta ed impervia gola rocciosa, la Pianura Padana al territorio zurighese e renano. Fu un ponte importante per tutto il commercio dell’Europa di quel tempo e fece la fortuna della popolazione di quella parte delle Alpi, che proprio per questo, nel 1291, costituirono il primo nucleo della Confederazione Elvetica, a cui nel XIV aderirono altre importanti città, come Zurigo e Berna. Giorgio Pastore Il Tesoro Maledetto A Brusson, nei sotterranei del castello di Graine, esisterebbe un favoloso tesoro. Secondo le storie locali, un giorno un contadino che passava di lì lo trovò ed iniziò a raccoglierne le meravigliose gemme e monete d’oro. Si soffermò tutta la notte, ma la mattina seguente di lui non c’era più traccia! Che sia fuggito col tesoro altrove Altri pensano che per la troppa cupidigia, sia stato maledetto dal proprietario del tesoro. Comunque sia, il contadino scomparve nel nulla. Giorgio Pastore Il Fantasma della Contessa Bianca Maria di Challant A Issogne, in provincia di Aosta, sorge un Castello, abitato dal 1522 al 1525 dalla terribile contessa Bianca Maria. Abituata a vedere esauditi tutti i suoi desideri fin dalla tenera età, la contessa crebbe viziata e incline alla corruzione. Si sposò giovane, a soli quindici anni con un nobile del tempo che presto le rese vedova. Allora si risposò con l’ambiziosissimo Renato, luogotenente dei Savoia. Ma costui era sempre lontano dal castello e la contessa iniziò a farsi molti amanti. Proprio per la gelosia di uno di questi, che era stato da lei ripudiato a favore di un altro, venne calunniata, processata e condannata a morte. Venne portata a Milano e decapitata ancora ventenne nella piazza antestante il Castello Sforzesco. Ma ella vive ancora, e non solo nei ricordi della gente… La leggenda vuole che il suo fantasma compaia nelle notti d’estate vicino alla fontana ottagonale del Castello d’Issogne, detta fontana del Melograno. Il suo spirito adescherebbe ignari visitatori del castello ancora oggi, affascinati dalla bionda contessa Bianca Maria. Giorgio Pastore

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MISTERI DELLA LOMBARDIA

MISTERI DI MILANO Milano. Anch’essa nasconde molti segreti. Segreti antichi, di cui si è persa memoria. Storie di fantasmi, mostri e diavoli. Misteri entrati ormai nella dimensione del leggendario, del mito, ma che nascondono un fondo di realtà storica. Una verità cancellata dai ricordi delle persone, ma che rimane presente, come un ombra… di cui si teme la presenza. Questo perché da sempre, l’umanità teme ciò che non conosce, mentre invece, solo facendo luce questi misteri potrà sconfiggere questa arcana paura. Questo è il nostro scopo, la ricerca della verità, della conoscenza. I MISTERI DELLA SUA FONDAZIONE Augusta Flavia Mediolanum, ovvero Milano. La città del Duomo, della Madonnina, crocevia di un mercato internazionale molto attivo, metropoli multietnica e culla di molti misteri. Misteri molto antichi, avvolti nelle nebbie del passato, legati a leggende, luoghi e tradizioni locali. Ad esempio, secondo una leggenda tramandataci da Tito Livio, la fondazione di Milano verrebbe attribuita al re gallico Ambigato, che, seguendo insieme ai suoi figli il volo di uno stormo d’uccelli, raggiunse la Pianura Padana e vi costruì una città, Mediolanium. Tale nome fu scelto perché nello stesso luogo venne ritrovata una scrofa col manto per metà ricoperto di lana intenta ad allattare i suoi cuccioli. Da qui, il nome Mediulanum, cioè, Medio-lanae: mezza-lana. Una raffigurazione della scrofa si trova su una facciata del Palazzo della Loggia in Piazza Mercanti, a pochi passi dal Duomo (a destra). Ma vi è un’altra leggenda, riguardante l’origine della città. Questa, vede come fondatori, nel 600 avanti Cristo, i Celti di Belloveso, i quali diedero al loro nuovo insediamento il nome di Mediolanum, “luogo di mezzo”, per via della sua centralità. Infatti, Milano, in tempi antichi, era un centro di passaggio dal quale si poteva accedere all’Italia così come all’Europa d’oltralpe o alle terre d’oriente. Città dal tragico destino, Milano subì sempre le angherie di invasori che ne volevano la sottomissione e le innumerevoli ricchezze. Il Barbarossa (a destra) la rase al suolo nel 1066. Da allora, fu ricostruita, assediata e ridistrutta diverse volte, specialmente da chi era fedele al Sacro Romano Impero. Questi vedevano nella potenza del Comune, una minaccia per l’impero, così come, era una minaccia il continuo accrescersi del potere del popolo, che nel XII secolo poté finalmente identificarsi nel Comune, simbolo d’indipendenza, contrapposto al potere dell’imperatore. Giorgio Pastore   L’ENIGMATICA SCACCHIERA DI SANT’AMBROGIO Ma accanto alla storia narrata nei libri, vi è una storia di Milano più velata, di cui a volte si è cercato di dimenticare l’esistenza; come ad esempio la storia dei misteri della Basilica di Sant’Ambrogio. Fondata nel 386, la basilica è l’edificio sacro più rilevante della Milano medievale. Al piano superiore su una facciata delimitata da due archi, vi è incastonata una scacchiera di sette caselle per sette, posta in diagonale. Sotto di essa compare una triplice sottolineatura. Qual è il suo significato? E’ solo un adornamento, oppure tale disegno nasconde un qualche significato simbolico esoterico a noi sconosciuto? Sta di fatto che la scacchiera ricalca la pianta radiocentrica della città che ha per centro il Duomo circondato da tre evidenti anelli di vie principali, traccia delle grandi cerchie di mura che un tempo delimitavano la città. Cosa voleva comunicarci il costruttore? Quale messaggio nasconde la scacchiera di Sant’Ambrogio? “La predilezione di Ambrogio per questa basilica che lui stesso fece costruire presso l’area cimiteriale cristiana dove desiderò essere sepolto è ampiamente intuibile da un passo della lettera che indirizzò alla sorella Marcellina dove afferma che era sua abitudine recarsi quotidianamente al cimitero dei martiri passando accanto al Palazzo Imperiale. Il cimitero si trovava fuori le mura della città, vicino all’attuale via san Vittore. Nei primi secoli questo cimitero era di uso pagano, ma dal IV secolo, dopo l’editto di Costantino , la situazione mutò e fu possibile anche ai cristiani seppellire i loro morti con riti pubblici. Era un luogo frequentato abitualmente tanto che ben presto si arricchì di edicole e di piccoli edifici. Ambrogio aveva fatto seppellire nel 378 il fratello Satiro. Questo edificio un secolo dopo sarà abbellito con mosaici così splendidi e ammirevoli da venir chiamato San Vittore in Ciel d’Oro (più tardi sarà incorporato nella basilica, dedicata a tutti i martiri).” [Sofia M.]   Giorgio Pastore   LA COLONNA DEL DIAVOLO Su una colonna romana eretta nella piazza della Basilica di Sant’Ambrogio è possibile notare due fori circolari. Essi emanano perennemente un forte odore di zolfo. Secondo la leggenda, in tempi antichi, la piazza fu luogo di scontro tra Sant’Ambrogio e il demonio. Il santo scagliò il diavolo sulla colonna e questi vi rimase incastrato con le corna, producendo così tali fori. Solo a fatica riuscì a svincolarsi ed a fuggire via. Secondo la tradizione, infilando le dita nei fori si attira la fortuna e si scaccia il malocchio, ma accostandovi l’orecchio è anche possibile sentire rumori provenienti direttamente dall’inferno. Su un’altra colonna all’interno della chiesa, possiamo notare il serpente di bronzo, il quale, si dice, risale addirittura all’epoca di Mosè. Lo portò qui, dall’Oriente, l’arcivescovo Arnolfo al tempo di Ottone III, intorno all’anno mille. Le donne attribuiscono alla statua virtù miracolose contro alcuni mali. Da allora il serpente divenne il simbolo della città e cominciò ad apparire sui suoi stendardi. Giorgio Pastore   LA TOMBA SENZA NOME E L’INQUISIZIONE La prossima tappa del nostro itinerario e la chiesa di Sant’Eustorgio in corso di Porta Ticinese. Costruita nell’XI secolo, sede dell’inquisizione a Milano nel medioevo, la chiesa è ricca di misteri. Al suo interno, lungo il muro di sinistra, c’è un’antica pietra tombale, ma nessuno potrà mai sapere chi vi riposa all’interno: mani impetuose la scalpellarono cancellandone così completamente l’epitaffio. Perfino la figura scolpita non è distinguibile. Probabilmente, l’uomo di cui si volle dimenticare l’esistenza subì la “Damnatio Memoriae”, una delle più terribili condanne in cui ci si poteva imbattere negli anni bui del medioevo. Una condanna post-mortem che subivano coloro che, essendo morti, non potevano più essere toccati dalla giustizia terrena. Questi erano ritenuti colpevoli di delitti e peccati imperdonabili e venivano maledetti pubblicamente; i loro resti bruciati e le ceneri sparse al vento. Inoltre, veniva cancellata ogni traccia della loro esistenza: il nome veniva cancellato dagli archivi, la pietra tombale distrutta o resa indecifrabile. In tal modo si impediva che qualcuno potesse pregare per loro. Ma qualche anima pia, ogni tanto, sosta ugualmente davanti alla tomba di Sant’Eustorgio e mormora una preghiera. Chi riposa veramente dietro quella pietra? Cosa fece per subire tale condanna? È risaputo che, nel medioevo, la chiesa era molto cauta nell’attribuire la santità alle persone che il popolo identificava come “santi”. Molto spesso era il popolo stesso a dichiarare santa una persona, ma spettava alla chiesa l’ultima parola, così che in molti casi, i miracoli del presunto santo potevano essere visti sotto un’altra ottica, più come espedienti demoniaci che opere divine. Questi, così, dopo una serie di lacunose indagini, potevano essere dichiarati dalla chiesa sudditi del demonio, maghi e stregoni ed essere dannati anche dopo la morte. Sulla forca, con l’accusa di stregoneria, potevano salire anche elementi scomodi alla chiesa, predicatori pericolosi, politici o anche semplici innocenti. Giorgio Pastore   IL MISTERO DEI RE MAGI Sempre all’interno della chiesa di Sant’Eustorgio, troviamo ripetutamente incisa sulle pareti la stella a otto punte, simbolo con il quale viene identificata la misteriosa stella che guidò i re Magi, sapienti venuti dall’oriente, fino alla capanna di Gesù. I vangeli non precisano il numero dei Magi, ma considerando il fatto che portavano tre doni, la tradizione volle che anche loro fossero tre. Sant’Eustorgio è direttamente collegata a questa tradizione e, addirittura, custodirebbe parte dei resti dei tre sapienti. Questi resti sarebbero rimasti per 700 anni a Costantinopoli. Nel 325 Eustorgio, vescovo di Milano, li ricevette in dono dall’imperatore Costantino. Dal IV al XII secolo rimasero nella chiesa di Sant’Eustorgio. Nel 1165, Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero, li trafugò e li portò a Colonia. Soltanto nel 1904 i Milanesi ebbero la restituzione di alcuni frammenti ossei. I “tre” re Magi, coi loro “tre” doni sono parte del simbolismo mistico-esoterico che avvolge la città e spesso sono stati identificati come allegoria del Trimundio, cioè i tre regni o mondi aristotelici: fisico, parafisico e metafisico. Ma chi erano in realtà questi Magi sapienti provenienti dall’oriente? Quali conoscenze portavano? Che relazione avevano con il Cristo? Furono loro ad istruire in oriente il giovane Gesù? In effetti nel racconto della vita del Messia tramandataci dai vangeli, troviamo un vuoto di diversi anni relativo alla sua infanzia. Nessun vangelo ci riporta l’adolescenza di Gesù. Lo ritroviamo già adulto e preparato nella predicazione. Dove sparì realmente in quest’arco di tempo? Perché questa parte della sua vita non ci fu tramandata? Cosa si voleva nascondere ai posteri? Studi recenti, ci portano a pensare che i magi fossero una sorta di profeti, stregoni venuti dall’oriente. Questi, dediti all’astrologia ed alle scienze più occulte, dovettero seguire il passaggio di una cometa, forse quella di Halley, fino a Betlemme. Lì trovarono una capanna ed un bambino appena nato e, probabilmente, in base a degli scritti profetici, lo scelsero per divenire il messia. Ad una certa età lo condussero in Oriente, si pensa fino in Tibet. Lì, Gesù avrebbe appreso i rudimenti della loro scienza, una nuova arte di curare i mali, l’arte di compiere i cosiddetti miracoli e di praticare la magia. Sempre per chi crede che Gesù sia realmente esistito. Giorgio Pastore   CACCIA ALLE STREGHE Piazza Sant’Eustorgio. Qui, nel medioevo bruciavano le streghe. Nel 1390 vi arsero vive Sibilla Zanni e Pierina Bugatis, accusate di aver partecipato a dei sabba, assemblee di streghe e demoni che si tenevano nella zona milanese di Porta Romana. La tradizione vuole che in via Laghetto, al numero 2, abitasse una fattucchiera che comandava le altre streghe del Verziere. Lacrime e sangue hanno macchiato piazza Vetra, così come San Lorenzo, altra piazza milanese davanti all’omonima Basilica (a destra), luogo dei delitti dell’inquisizione. Luoghi maledetti dove, si dice, di notte gironzoli il diavolo in persona. Piazza Vetra: qui normalmente si bruciavano le streghe. Qui, fu arsa sul rogo Caterina de’ Medici, accusata di stregoneria nel 1617. In realtà non era una strega, ma la vittima di un complotto organizzato dal capitano Vaccallo, indispettito contro la donna, che un tempo aveva rifiutato le sue lusinghe. Questi sono solo alcuni dei molti luoghi di Milano connessi coi misfatti dell’Inquisizione. Milano naturalmente non è l’unico caso. In Italia, per quanto riguarda i processi per stregoneria, è doveroso ricordare Triora (a 30 km da Sanremo), la città delle streghe, e Benevento, dove tra l’altro, ancora nel medioevo, sopravvivevano culti pagani, di derivazione longobarda. Giorgio Pastore   IL DUOMO E LO ZODIACO Costruito a partire dal 1386 sotto Gian Galeazzo Visconti sul luogo dove sorgeva il battistero di San Giovanni, dove Sant’Ambrogio aveva battezzato Sant’Agostino. Si tratta di una tarda espressione dell’arte gotica, una simmetria di ispirazione germanica comune anche alle altre cattedrali europee. Infatti, particolari numeri e figure geometriche come il triangolo e il quadrato fanno parte del segreto dei costruttori di questa grande opera architettonica. Maestoso e imponente, vero rompicapo anche per gli architetti contemporanei, il Duomo ha una lunghezza esterna di 157 m e un’area interna di 11.700 metri quadri. La guglia, con la statua dorata della “Madonnina”, è alta 109 metri. “Si dice che sotto il Duomo ci sia un laghetto, il quale era adorato dai Celti; infatti, il popolo Celta credeva nella Dea Belisama, che viene ricordata dalla Madonnina sulla punta del Duomo (questa Dea aveva una duplice funzionalita`,quella lunare, che ricordava la femminilita`, la madre col bambino, e quella solare, che ricordava il territorio, un tempo ricco di boschi) la quale era considerata Dea dell’acqua, cioè Dea della vita (infatti l’acqua era sinonimo di ricchezza vitale). Questa Dea, tra l’altro, a Milano veniva raffigurata (e chiamata con un nome specifico) come una scrofa pelosa (la scrofa semi lanuta di via Mercanti). Da qui cominciò tutto, i Celti edificarono un tempio o “cromlech”, cioè grandi cerchi formati dai menhir (pietre erette verticalmente) e dai dolmen (camere megalitiche); dopo questi tempiContinue reading

CRIPTOZOOLOGIA, ESOTERISMO E MAGIA, FANTASMI, PARANORMALE, SOPRANNATURALE

MISTERI DEL PIEMONTE

MISTERI DI TORINO Torino è considerata la città misteriosa per eccellenza. Punto di incrocio di linee energetiche negative e positive, secondo una leggenda, sarebbe stata fondata nel 1500 a.C. addirittura dagli Egizi. I rapporti della città con l’Egitto sono molto intensi, non per niente Torino ospita il museo egizio più importante d’Europa, secondo soltanto a quello del Cairo. Torino, nell’antichità, ospito tra l’altro, importanti personaggi, come Nostradamus, Cagliostro, Saint-Germain, Fulcanelli e Paracelso. Fin dal ‘500 fu il luogo d’incontro di tutti gli alchimisti d’Europa, a causa della presunta presenza sotto il Palazzo Reale delle Grotte Alchemiche, luogo propizio naturale per gli esperimenti alchemici. Ho detto “presunta” perché la loro realtà non è stata ancora accertata. Tempo fa, durante i lavori della metropolitana, ci furono dei problemi e i progettisti, per ragioni a noi ignote, dovettero cambiare i loro piani e far deviare la linea della metro di novanta gradi dalla loro traiettoria originale. Non si sa perché. Probabilmente, ostacolati dalla presenza di questo luogo mistico. Ma allora, c’è ancora qualcuno che vi lavora all’interno? Qualcuno di potente, capace di far cambiare agli ingegneri i loro progetti? Ci sarebbe da indagarci sopra. Fantasmi di Torino Presso Palazzo Reale è possibile imbattersi nei fantasmi dei Savoia. Torino, come molte altre città della penisola, ha anch’essa i suoi fantasmi. Se ne trovano a Palazzo Reale, Palazzo Barolo, Palazzo Madama e in altri luoghi della città (tra cui il Castello Medievale sul fiume Po). Stiamo tutt’ora svolgendo delle indagini più approfondite. La Sacra Sindone Al Duomo di Torino è conservata una delle più importanti reliquie che l’umanità possegga, se non la più importante. Si tratta della Sacra Sindone, cioè del lenzuolo che avvolse il corpo di Cristo dopo la sua agonia sulla Croce, quando venne posto da Maria e Maddalena nel suo sepolcro. Il lenzuolo riporterebbe l’immagine di Gesù per intero, visto frontalmente e posteriormente. Il condizionale è d’obbligo, visto che non si ha la certezza che effettivamente l’uomo di cui rimane l’immagine sia proprio Cristo. Tempo fa il sacro lenzuolo è stato sottoposto ad alcune analisi che avevano suggerito l’idea che esso potesse essere appartenuto ad uno degli ultimi maestri templari, se non proprio a Giacomo di Moley, ultimo maestro del Tempio. Tuttavia, ulteriori studi recenti hanno rivalutato l’idea originaria che il lenzuolo avesse davvero avvolto il corpo di Cristo. Soprattutto, a prova di tale ipotesi, contribuiscono diverse prove, tra le quali la scoperta della presenza di due monete poste sugli occhi del defunto secondo un’antica usanza (dovevano servire al defunto per pagare Caronte, il traghettatore che li avrebbe condotti attraverso il Lethe negli inferi) appartenenti all’età storica di Ponzio Pilato, governatore romano di quel periodo (prima metà del I secolo d.C.). Inoltre, un’analisi al computer ha rivelato tracce di sangue sul costato dell’uomo e sulla fronte (forse per via della corona di spine). Nel 1997 la Sindone scampò miracolosamente ad un incendio che, tuttavia, la danneggiò in parte. All’interno del Duomo è possibile ammirare una copia a grandezza naturale della reliquia. La vera Sindone è conservata in un’altra parte del Duomo, a sinistra dell’altare, e viene esposta in pubblico solo in rare occasioni. L’ultima volta che ciò accadde fu nei giorni successivi all’incendio del 1997. Rimane comunque il dubbio che l’uomo immortalato possa non essere il Cristo. Ma se non si tratta di lui, di chi si tratta allora? Il mistero rimane, anche perché tale fenomeno è già strano di per sé. Infatti, in condizioni normali, un’immagine così nitida non sarebbe potuta rimanere. Ma allora, come è stato possibile tale prodigio? MISTERI DI NOVARA LA “FIERA BESTIA” DEL MILANESE “Ritratto della Fiera Bestia veduta sul contado di Novara dove ha fatto e sta facendo strage di uomini e donne d’ogni età, particolarmente nel territorio di Olegio di Ghemine di Momo, e di Barengho già come si è raguagliato da lettere e notizie riportate nella pubblica Gazzetta di Milano numero 26, del 30 Giugno 1728.” In passato non erano rari gli avvistamenti di esseri mostruosi e sanguinari, sia in Italia che altrove in tutta Europa. Vi ricordo il film “Il Patto dei Lupi”, che tratta appunto di un simile caso nelle campagne francesi. Anche l’Italia, più in particolare la Lombardia, ha da segnalare un caso simile, come avrete potuto apprendere dall’illustrazione più in alto. Si tratta di un essere mostruoso, dalla forma di un lupo, con muso suino, e dalla forma mostruosa. Essere molto sanguinario, fece molte vittime all’inizio del XVIII secolo per una decina d’anni. Poi non se ne sentì più parlare. Nello stesso periodo vennero registrati casi simili anche altrove. Cosa realmente accadde in quelle campagne? Si trattò davvero di un essere mostruoso o di una comune “demonizzazione” del lupo, che tanto era odiato in quei tempi, perchè causa di molte vittime? Non era infatti raro che venissero considerate demoniache da parte del clero, e quindi dei villaggi, molte creature come lupi, o simili, da cui la popolazione doveva sempre difendersi. IL MOSTRO DEL LAGO D’ORTA La leggenda narra che nel IV secolo d.C. giunsero dalla Grecia i fratelli Giulio e Giuliano. Essi si sistemarono sulle rive del lago d’Orta, su un’isola (che poi sarebbe stata chiamata di S. Giulio) e, abbracciato lo stato clericale, vi costruirono due chiese. Ma l’impresa non fu facile, visto che S. Giulio dovette affrontare ripetutamente l’ira di un drago che viveva nelle acque di quel lago. Questo mostro marino aveva il proprio nascondiglio in una grotta e da lì, continuò a terrorizzare tutti quelli che passavano da quelle parti. Ancora oggi tale grotta esiste. Intorno al 1600 alcune persone vi trovarono all’interno una gigantesca vertebra che, analizzata, si capì dovesse essere appartenuta ad un animale molto grande. Si pensò ad un dinosauro che un tempo doveva aver vissuto in quel posto. Tale reperto è tutt’ora visibile, appeso ad una catena nella sacrestia della Basilica di S. Giulio. Da molti anni, il mostro del lago non si fa più vivo, non si sa che fine abbia fatto, ma se quella vertebra gli è appartenuta, probabilmente oramai di lui ne è rimasto solo un vago ricordo.   LE MASCHE Breve storia delle streghe in Piemonte Il termine “masca” è un termine dialettale piemontese che indica la “strega”, molto diffuso nelle Langhe e nel Canavese. La “masca”, secondo le credenze popolari, è in possesso di facoltà naturali ed opera incatesimi, toglie o indirizza fatture, utilizza medicamenti strani ed eredita la conoscenza dei poteri per via matrilineare dalla madre o dalla nonna. Oltre ai poteri ereditati per via orale, la strega eredita anche il “Libro del Comando”, dove con inchiostri di vari colori sono riportati formule e incantesimi. Nell’immaginario collettivo piemontese, le “masche” hanno un volto sgradevole, la pelle ruvida e scura, la fronte bassa e scavata da diverse rughe. Insomma, la vera immagine della strega cattiva delle fiabe di quando eravamo piccoli. Niente a che vedere con l’arcigna ma affascinante matrigna di Biancaneve. Nonostante ormai il potere di autosuggestione tipico del pensiero popolare, si sia nel corso del tempo affievolito con l’ingrandirsi delle città e dell’evoluzione industriale, in Piemonte pregiudizi e scaramanzie sono ancora largamente diffusi. Le streghe putroppo non sono appartenute solo alla fantasia ed anche il Piemonte possiede la sua triste realtà legata ai processi per stregoneria. L’immagine dei crimini commessi realmente o partoriti dalla fantasia di irragionevoli giudici della Chiesa e dei tribunali, portavano ad una sorta di esaltazione e dilatazione dei processi che a loro volta coinvolgevano interi paesi. La donna accusata di stregoneria veniva vestita di un camice bianco e portata in corteo fino al luogo dell’esecuzione. Un documento del 1474 rinvenuto tra le carte dei conti Valperga di Rivara, ci informa che il 23 settembre 1472, a Forno di Rivara vennero bruciate tre donne del luogo, si sa soltanto che si trattava di tre sorelle. Un altro documento sempre del 1474, riporta invece ben 55 capi d’accusa rivolti a quattro donne di Levone: Antonia De Alberto, Francesca Viglone, Bonaveria Viglone e Margarota Braya la quale riuscì a fuggire ed a evitare il rogo. A Pollenzo, si narra ancora oggi la leggenda della strega Micilina. Siamo nell’anno 1544 e Micaela Angiolina Damasius, detta appunto Micilina, avanza avvilita per le angherie subite, tra la folla. La poverina venne accusata di stregoneria e condannata al rogo, venne portata su un carro trainato da due buoi bianchi, alla sommità di una brulla collinetta e legata ad un vecchio castagno. La leggenda però vuole che la donna liberatasi dal bavaglio avvolta tra le fiamme, urlasse una maledizione al popolo che la guardava attonito: “Maledetti! Non saranno le fiamme a liberarvi di me, verrà una tremenda guerra che vi sterminerà che terminerà solo quando questi due buoi torneranno bianchi!”. A quel punto si udì un tremendo fragore e i due buoi che l’avevano trainata fin lì, da bianchi che erano divennero rossi come il fuoco ed impazziti si lanciarono contro la folla urlante. Ancora oggi su quella collina si possono notare delle strane macchie rosse sul terreno: si dice che sia il sangue della povera Micilina. Ma un’altra leggenda arricchisce il bagaglio culturale popolare piemontese: quella della Masca zoppa nemica degli amanti. A Villafranca, si narra che nei boschi accanto al paese, le coppiette di giovani amanti sparissero. I corpi degli amanti, venivano ritrovati giorni dopo annegati nel Po. Pare che una strega fosse capitata in paese e che di notte raggiungesse le coppiette appartate prima sotto forma di gatto e poi nelle sembianze di un’avvenente fanciulla che seducendo l’uomo attirava nell’acqua entrambi i giovani fino a farli annegare. Ma una sera un robusto ragazzo decise di eliminare la strega e si appartò con la fidanzata. Appena si vide davanti la graziosa fanciulla nella quale la strega si era trasformata, cercò di non farsi incantare ed incoraggiato dalla fidanzata prese un grosso bastone e picchiò forte contro la strega che recuperate le sembianze reali sparì in una spirale di fumo nero. Ancora oggi a Villafranca quando qualcuno cerca di ostacolare una storia d’amore gli si dice: “Che tu possa zoppicare!”   MISTERI DI CUNEO Sabba infernali Nei boschi di Boves (CN) sembra che da secoli, ogni anno nella ricorrenza della notte di S.Giovanni, si riuniscano maghi e streghe per celebrare dei sabba infernali. La popolazione è restia nel parlarne, come se temessero qualcosa. MISTERI DI ALESSANDRIA E PROVINCIA La Fonte Misteriosa Acqui Terme, in provincia di Alessandria, è una città ricca di fontane. Nella stessa città sono presenti i resti di un acquedotto romano del II secolo d.C. In una delle molte piazze della cittadina, è presente una fontana molto particolare. L’acqua sorgiva di questa fonte proviene dal sottosuolo ed è calda, ma non si sa con esattezza la ragione. Gli studiosi hanno ipotizzato l’esistenza di un vulcano sotterraneo inattivo. Circa due anni fa mandarono giù, lungo l’imboccatura della fonte, una sonda termica in grado di resistere ad altissime temperature, una di quelle usate per sondare l’interno dei vulcani. Il mistero sta nel fatto che tale sonda (così come altre successive) non ha resistito alle temperature eccessive ed è andata persa. Non avrebbe dovuto fondersi. Cosa c’è nel sottosuolo di Acqui Terme in grado di fondere le stesse sonde usate all’interno dei vulcani? L’interrogativo rimane. MISTERI DI VERCELLI E PROVINCIA S.Maria di Lucedio (Vc): Il segreto dell’abbazia del diavolo (di Gianpaolo Saccomano) L’antico Principato di Lucedio, che recentemente è stato trasformato in un’azienda agricola all’avanguardia, si trova a poca distanza da Trino (Vc), proprio nel mezzo della nebbiosa campagna vercellese, paesaggio che, soprattutto nella brutta stagione, di per sé contribuisce a mantenere intatta quell’atmosfera sinistra e corrotta che nel corso dei secoli gli è stata attribuita. La storia di questo piccolo agglomerato di case, sperdute tra gli acquitrini del vercellese comincia nel 1123, quando l’Abbazia fu fondata dai monaci cistercensi provenienti da La Fertè in Borgogna, grazie ad un lascito del Marchese Ranieri di Monferrato, e si snoda fino ai giorni nostri con un complesso susseguirsi di successioni e di donazioni nobiliari. Vale la pena ricordare soltanto la creazione del Principato, avvenuta nel 1861, con la nomina dell’allora proprietario, il MarcheseContinue reading

FANTASMI, PARANORMALE

FANTASMI: TEORIE

Fantasmi… Anime dannate di non vivi che vagano in cerca di riposo? Immagini di uomini del futuro che esplorano il passato della storia? Viaggiatori da altre dimensioni? Frutto della nostra fantasia? Anime sospese in un limbo, in una dimensione a noi ancora sconosciuta? Immagini di un passato che è stato, troppo forte e colmo di intense emozioni perché possa essere cancellato dal tempo? Ciò che rimane di coloro che non vorrebbero più lasciare questo mondo? Magari perché non hanno ancora risolto certe faccende… Spiriti di persone morte di morte violenta? Cosa sono i fantasmi? Molte sono le ipotesi. Difficile è dare una risposta sicura… Migliaia sono le storie tramandateci dalle tradizioni locali e migliaia le forme che questi esseri assumono a seconda del posto in cui si trovano, delle tradizioni e del tempo. Sicuramente i più famosi fantasmi sono quelli legati alla Gran Bretagna, che da sempre è stata la loro patria. Numerosi sono quelli della Torre di Londra, il luogo dove nel medioevo venivano rinchiusi i prigionieri politici e che dal settecento è meta delle loro visite. Il primo fantasma avvistato fu quello di Tommas Becket, nel 1241, il quale venne assassinato nella cattedrale di Canterbury settantuno anni prima. Successivamente fu (ri)vista Anna Bolena, seconda delle sei mogli di Enrico VIII e spirito avvistato più di frequente. Ella regnò 1000 giorni, dopodiché venne decapitata dal re, che se ne voleva sbarazzare. Il suo corpo senza testa fu avvolto in un fagotto, messo in una vecchia cassa e seppellito nella cappella della Torre di San Pietro in Vincoli. Da allora numerose guardie giurarono di averla vista, anche sotto corte marziale. Ma ella non infesterebbe solo la torre. Ogni anno all’anniversario della sua morte il suo corpo decapitato viene visto arrivare su un cocchio a Blickling Hall, la sua casa natale nel Norfolk. Il suo spirito, ogni volta che viene rivisto nella torre, è inoltre portatore di sciagure, specialmente in occasione di altre esecuzioni. Questo sarebbe un chiaro esempio di una persona morta e che si rifiuta di lasciare questo mondo, continuando a vivere le proprie abitudini. Oppure, potrebbe trattarsi della visualizzazione di avvenimenti così traumatici da rimanere impressi nella “pellicola della storia”, come l’assassinio della regina. Si dice che per poterla decapitare, il boia fu costretto ad inseguire la donna per tutto il palazzo regale. Con un po’ di immedesimazione potremmo metterci nei panni della Bolena e capire quale dramma abbia dovuto subire in quei momenti di terrore. Potrebbe quasi sembrarci evidente che un tale scena abbia potuto imprimersi così profondamente tanto da potersi ripetere ancora in determinati momenti. Il velo spazio-temporale potrebbe essere stato scosso duramente dalle forti emozioni di quella donna, tanto da lacerarsi irrimediabilmente. La storia, inciamperebbe in quella lacerazione e continuerebbe a ripetersi come un disco che si incanta. Ma si tratterebbe solo di immagini, suoni, visioni… niente di tangibile. Tragedie immortali o comunque impossibili da cancellare dai ricordi della storia dell’umanità. Giorgio Pastore UNA TEORIA Per facilitarci le cose, partiamo dal presupposto che i fantasmi esistano e che siano ovunque. Sì, non solo in vecchi castelli e ville, bensì ovunque, intorno a noi, sempre. Infatti, non c’è nessuna ragione di pensare che i fantasmi debbano per forza essere solo in determinati luoghi, escludendone altri, a meno che non volessimo prendere in considerazione motivi vincolanti tutt’ora sconosciuti, ma dubito. Quale differenze potrebbe esserci tra un castello e un’abitazione moderna? Alcuni potrebbero obiettare che i castelli debbono essere più soggetti ad infestazioni poiché in essi capitava che venissero giustiziate persone o morissero durante battaglie nel medioevo, ma non è abbastanza per poter dire niente di certo. Anche nei moderni appartamenti, infatti, possono morire persone, anche violentemente e possono morire anche per strada se per questo. Quindi non solo in vecchi e suggestivi ruderi. Sfatiamo il mito del vecchio castello infestato o della solita suggestiva casa stregata. I fantasmi devono trovarsi, per forza di cose, ovunque. Ora, passiamo alla seconda problematica: cos’è un fantasma? La parola “fantasma” si riferisce a un qualcosa che non esiste sul piano reale, un’immagine fantasiosa, o meglio, non del nostro mondo. Questo significa che non è una cosa concreta, tangibile, visibile, ma d’altro canto, non possiamo dire che sia una cosa di fantasia, almeno finché non lo potremo dimostrare. Nel passato, quando ancora la scienza era basata più sugli scritti degli antichi che sull’empirismo, molte erano quelle cose definite impossibili e fantasiose. Molte di quelle stesse cose, secoli dopo, trovarono anch’esse un loro posto nel panorama scientifico. Questo vuol dire che una cosa oggigiorno definita soprannaturale, in un futuro potrebbe divenire normale per la scienza. Ma per arrivare a ciò, si dovrà dimostrare scientificamente certi fenomeni tutt’ora inspiegabili. Si dovrà poter ripetere in laboratorio certi fenomeni, nella nostra era definiti paranormali. Non è un utopia, ma una possibilità, in quanto la scienza fa di giorno in giorno passi da gigante. Molte cose, oramai spiegate, un tempo facevano ridere gli stessi scienziati. La storia deve insegnare, altrimenti è inutile studiarla. Comunemente parlando, per fantasma, intendiamo quell’entità, quell’essenza “vitale” che sopravvive al corpo dopo la morte e, quindi, continua a “vivere” ma come relegato in una dimensione parallela alla nostra. Solo in certi rari casi, quando le soglie di queste due dimensioni si sfiorano ci è possibile vederli ed entrare in contatto con loro. Ci sono diverse teorie che cercano di spiegare “cosa è un fantasma”. Come dicevo all’inizio, io credo che i fantasmi siano ovunque, ma non ci è possibile vederli in normali condizioni, in quanto la loro dimensione non è la nostra. Cosa si intende per dimensione? Capisco la difficoltà del credere nell’esistenza in qualcosa che non si vede, ma d’altronde, non si crede forse nell’esistenza dell’aria, che pur non si vede? E non si crede anche nell’esistenza di Dio, pur non avendolo mai visto (almeno di recente)? Allora, perché non credere anche nell’esistenza dei fantasmi e di altre dimensioni oltre la nostra? Immaginiamo un libro. Se la nostra dimensione è la pagina numero uno del libro, un’altra dimensione sarà la numero due, o la tre e così via. E tutte, nel loro insieme, formano il libro, ovvero l’universo intero. Immaginiamo che ogni pagina sia simile ad un’altra, variando solo per pochi elementi, quindi se sulla pagina 1 ci sarà scritta solo la lettera “A” in stampatello per esempio, magari sulla seconda ci potrà essere la stessa lettera, ma scritta in corsivo e sulla terza, ancora una “A” ma scritta con un altro carattere differente dagli altri. E sulla pagina numero 3320 forse troveremo una parola più complessa, in modo che ogni pagina del libro corrisponda ad una delle infinite varianti disponibili e, naturalmente, per forza di cose, questo sarà un libro con un numero infinito di pagine. L’universo, allo stesso modo, è composto da un numero infinito di dimensioni. Io penso che durante il sognare, ci sia permesso di viaggiare attraverso queste dimensioni, per poi, al risveglio, ritornare nella nostra, cioè nel nostro corpo. E, così come l’anima viaggia nello spazio, può viaggiare anche nel tempo, ma non necessariamente nel nostro: in quello di altre dimensioni. Per questo, a volte, si fanno sogni premonitori. Noi siamo abituati a chiamare “sogno” quel determinato stato di coscienza, senza cercare di andare oltre, di darci una spiegazione scientifica o comunque, più soddisgfacente. Cos’è il sogno? Il sogno è il sogno… Ma, di fatto, il sogno è un’esperienza di per sè meravigliosa e unica, infatti è difficile fare lo stesso sogno più di una volta, in maniera identica. Forse perchè viaggiando in modo casuale attraverso l’universo in un numero infinito di dimensioni, di spazi, luoghi e tempi, è decisamente improbabile arrivare due volte in uno stesso identico punto. Ora, in determinati casi, per ragioni che possiamo solo ipotizzare, queste dimensioni si sfiorano l’un l’altra, per brevi istanti e, come se ci trovassimo in un incrocio, può capitare di incrociare presenze abitanti altre dimensioni. In questi casi, noi possiamo vedere i cosiddetti fantasmi. In tal caso, è difficile che essi possano interagire con la nostra dimensione, in quanto solo immagini, ricordi di altri luoghi e tempi. Impotenti, inconsapevoli forse di essere visti, o comunque, consapevoli di essere anch’essi a entità sconosciute, appartenenti ad un altro mondo. Così, in quei determinati momenti, noi “X” vediamo un fantasma “Y” e contemporaneamente, un’altra persona “Y” vede un fantasma “X”. O forse è solo possibile, per qualche strana ragione, poter vedere solo il passato e non il futuro. Ma c’è anche la possibilità che il fantasma appartenga invece a questa nostra dimensione, come essenza energetica, memoria di una persona morta, ma sospesa nel tempo e nello spazio, perché magari si crede ancora viva, o non ha adempiuto durante la vita a tutti i suoi compiti, non ha raggiunto una “soddisfazione” terrena, o non accetta l’idea di essere morta. Ci sono casi di fantasmi preoccupati del destino del loro “Io” materiale, del loro ex-corpo. Presso la rocca di Riva del Garda (TN) negli anni ’50 del ‘900 venne rinvenuta un’antica tomba romana. Particolare curioso? Il soldato riesumato era senza testa. I resti vennero trasportatati al Museo Civico di Riva, ma da allora, accaddero fatti strani. All’interno del museo si udivano rumori, si accendevano luci, si spostavano oggetti. La gente diceva che il soldato si era arrabbiato per essere stato trasportato al museo, oppure perché rivoleva la sua testa. Nel 1955 rinvennero un teschio a Malcesine, anch’essa di epoca romana. Anch’esso “non stava mai fermo” nelle ore notturne, si esibiva con salti, spostamenti e rumori. Si volle riunire i due pezzi, ma tale riunione non avvenne. Secondo un medium, il morto si sarebbe chiamato Lucius Paulus. Attualmente, le ossa del soldato sono esposte in una salette, la stanza delle torture, che si vede passando in un alto corridoio della Rocca di Riva che conduce alla torre. I fatti del 1954 rimangono tutt’ora senza spiegazione, ma sono un tipico esempio di attaccamento affettivo di un fantasma al proprio ex-corpo. C’è un altro quesito su cui soffermarci. Perché, di solito, si vedono solo fantasmi di persone morte “recentemente” e, ad esempio, non si è mai visto il fantasma di un dinosauro o di un uomo primitivo? Questo fatto potrebbe essere spiegato se si suppone una sorta di “presente continuo inertico”. Immaginiamo di lanciare un sasso in uno stagno. Questo farà una parabola per poi scomparire nello specchio acquoso. Lo stesso, probabilmente avviene nel caso dei fantasmi. Ricostruzione grafica L’anima di una persona, quando muore, inizia una parabola e per inerzia, continua ad “esistere” ma solo per un certo periodo di tempo, per poi concludere il suo “viaggio” ed abbandonare per sempre questo mondo, come se ogni fantasma avesse attaccato un timer. Allo scadere del tempo, l’anima smette di esistere come “coda” della sua esistenza passata, magari per diventare “testa” di un’altra vita. Potremmo immaginare che quest’anima, al termina del suo tempo, si reincarni in una nuova vita corporea. Ci sono molte testimonianze che proverebbero l’esistenza della possibilità di reincarnarsi. E perché “presente continuo”? Perché, probabilmente, per un fantasma, il tempo non esiste come l’intendiamo noi. Il fantasma è attivo in un presente perenne, che per lui vale un attimo di tempo, ma per noi può durare anche secoli. E il tempo che impiega questo “sassolino” a cadere nello stagno è per un fantasma equivalente ad un secondo. Ma queste sono tutte solamente ipotesi. Ci sto ancora lavorando sopra. Quando, e se, avrò delle risposte certe, le pubblicherò. Nel frattempo, possiamo solamente fantasticare. Giorgio Pastore QUANDO SI POSSONO VEDERE I FANTASMI? Questo è un quesito a cui apparentemente sembrerebbe impossibile rispondere. Tuttavia, anche in questo caso ho avanzato una ipotesi che, a mio avviso, non dovrebbe essere sottovalutata. Mi venne in mente un giorno, così, all’improvviso. Come si suol dire, mi si accese la fatidica lampadina! Erano giorni che ci pensavo su, perché una sera, ero con amici e parlando di misteri, si arrivò al quesito fondamentale: “quando e dove è possibile vedere i fantasmi (sempre se esistano naturalmente, perché finché non si avranno prove certe, è lecito avere dubbi a riguardo)?” Tutti ci guardammo in faccia, ma quellaContinue reading

SOPRANNATURALE, UFO

CHI FA I CROP CIRCLES?

Si parla di crop circles dalla metà degli anni ’70, anche se potrebbero esserci sempre stati. Inizialmente, si trattava di semplici cerchi, Poi, nel corso degli anni ’80, si è avuta una vera e propria evoluzione che ha portato a figure sempre più complesse… Ma chi è l’autore dei cerchi nel grano? Ecco qui di seguito le varie possibilità: 1 – Extraterrstri, per comunicare con noi, o mandarci semplicemente dei messaggi subliminali. Infatti, non è detto che lo scopo sia interpretarli. Infatti, in molti casi, basta semplicemente osservarne uno per acquisire qualcosa in più a livello animico; Forse, inizialmente, tentarono una comunicazione meno appariscente, mirata ad una comunicazione con i potenti della Terra. Visto l’insabbiamento delle informazioni a cui siamo soggetti, potrebbero aver scelto intelligentemente di usare una forma di comunicazione più alla luce del Sole. Diretta, non più solamente ai Governanti delle grandi Nazioni, ma a tutti gli abitanti della Terra; 2 – Extraterrstri, per comunicare tra loro; ma forse, allora, potrebbero utilizzare metodi meno evidenti, senza rischiare che qualcuno decodifichi questi loro messaggi; 3 – Potrebbe trattarsi di una serie di esperimenti militari. Ma, anche in questo caso, perché così in vista? 4 – Alcuni cerchi sono opera dichiarata e comprovata di esseri umani. Ma questi cerchi non hanno nulla a che fare con “veri” cerchi; quelli davvero grandi (come Milk Hill, 2001 ad esempio) o quelli in cui vengono rilevate tracce di radioattività ed elettromagnetismo. I cosiddetti “Circlemakers” si vantano si aver realizzato numerosi cerchi, anche tra i più belli; ma fin’ora non hanno mai dato prova della loro bravura in pubblico. 5 – Infine, ma non per ultima, esiste la teoria di Gaia. La Terra sarebbe viva e sarebbe capace di comunicare con noi attraverso la creazione di questi simboli. Questa ipotesi sembrerebbe assurda, ma basti pensare alla cimatica o al numero Phi (1,1618) per capire quanto possa essere vera. Infatti, la geometria e la matematica sarebbero leggi universali e naturali. Tutto, nell’universo, tenderebbe verso una perfezione armonica matematica. Inoltre, è risaputo che le piante possiedono una certa intelligenza. Basti pensare ai girasoli, capaci di seguire la luce solare, o alle piante carnivore, o alle piante capaci di deviare il loro busto adattandosi all’ambiente circostante. Giorgio Pastore CERCHI NEL GRANO INDIZI SULLA PROBABILE CREAZIONE NON MANUALE (di Valentino Rocchi) Nei mesi di Giugno e Luglio 2004 in Italia si sono registrati circa 20 casi relativamente all’apparizione di crop circles, il fenomeno dei cerchi nel grano che fino a qualche anno fa comparivano quasi esclusivamente nei campi di cereali inglesi. Le formazioni erano tutte apparentemente semplici e non molto elaborate, che si allontanavano di molto dai livelli di perfezione ed elaborazione rispetto a quelli inglesi, ma anche questi come gli altri presentavano una serie di anomalie al suolo e sulle piante che si sono riscontrate in tutti i crop circles inglesi, tedeschi, olandesi, polacchi e di altre località investigate, a parte qualcuno di esecuzione modesta e chiaramente impreciso e non molto simmetrico, con minimi effetti di schiacciamento delle piante. Le caratteristiche principali dei crop circles investigati dal centro ufologico nazionale (ma anche da molti altri ricercatori), consistono nelle seguenti anomalie, cioè discrepanze fisiche e strutturali sia delle piante che del terreno rispetto alle condizioni normali, oltre a ad altre anomalie di carattere ambientale : · piante piegate molto in basso, al massimo due centimetri rispetto alla base, e schiacciate con pressioni molto elevate non compatibili con tecniche manuali; · piante disidratate e private della massa fibrosa (clorofilla, acqua e sali minerali); · spighe spesso private dei chicchi, con effetti di tostatura e piegate sul fusto come se sottoposte a fonte di calore; · piante attorcigliate tra loro, spesso a gruppi di tre o più e piegate sul terreno in maniera spiraliforme in senso antiorario; · Nell’analisi delle foto aeree si nota chiaramente come le piante piegate a terra sono schiacciate in maniera impressionante, con il risultato di creare un effetto ottico molto evidente e facendo risaltare il contrasto con le piante rimaste erette, come se si trattasse di un vero e proprio disegno in rilievo su di una tela. La simmetria riscontrata è assoluta e non troverebbe riscontro con tecniche puramente manuali; · Le piante schiacciate sul terreno presentano l’ingrossamento dei noduli sullo stelo e spesso la piegatura è avvenuta sullo stesso, La crescita viene mantenuta con lo stato della pianta abbassato e nemmeno in fase di trebbiatura la mietitrebbia che raccoglie il grano riesce a sollevare le spighe abbassate; · Analisi di laboratorio in Inghilterra hanno rilevato una crescita delle piante irradiate superiore del 75% rispetto a quelle trovatisi all’esterno della formazione, ed il volume della spiga spesso ha superato il 50%; · insetti trovati cotti e spesso incollati alle spighe, privati degli organi interni e disidratati come se sottoposti anch’essi ad una fonte di calore; · Tracce di elettromagnetismo anomalo sul campo. A Desio nell’area interessata dal crop circles il valore misurato all’esterno dopo circa 2 giorni dalla comparsa è stato di 0,20 microtesla, mentre all’interno del crop (a circa due metri dal bordo) il valore era salito a 0,60 microtesla, ed al centro (a circa 16 metri dal bordo) era di 0,75 microtesla. A ridosso di un traliccio dell’alta tensione nei pressi del campo il valore misurato è stato di 0,45 microtesla; · Disturbi più o meno evidenti riscontrati negli apparecchi elettronici che sono entrati nei campi interessati, come i telefoni cellulari, le macchine e le videocamere fotografiche digitali e gli orologi. Spesso essi davano segni di cattivo funzionamento o addirittura si spegnevano autonomamente, alcuni telefoni cellulari perdevano lo stato di carica o non segnalavano i dati sul display o li segnalavano errati; · Persone che all’interno del campo interessato avevano disturbi di vario genere come nausea, capogiri, euforia o senso di spossatezza, agitazione e tachicardia, eritemi cutanei ed arrossamenti, stati di disagio e di ipereccitabilità, oppure una lucidità straordinaria (provata dal sottoscritto) ed in genere una sensazione di trovarsi in un luogo “carico energeticamente” come le aree a ridosso di terme naturali, vulcani, siti religiosi etc..; · Terreno che presenta segni di disidratazione superficiale e con la mancanza totale di insetti a terra. Sassi che hanno un peso specifico molto basso e che sembrano stati sottoposti ad una fonte di calore anomala (dopo qualche minuto che li avevo in mano mi si è arrossata la pelle e sentivo un forte formicolio alle mani); · mancanza di ingressi esterni sul campo al momento della scoperta. Le uniche tracce presenti di solito nei campi coltivati a cereali (dove più frequentemente appaiono le formazioni) sono i solchi lasciati dai trattori al momento della semina, ma questa traccia (dove non crescono le piante) è larga circa 15 cm e quindi assolutamente inadatta per essere usata come strada. In questo caso si noterebbe il passaggio della persona con l’effetto di un’allargamento del tracciato e dello schiacciamento delle spighe a ridosso del solco. In nessun caso è stata rilevata questa anomalia di origine umana; · mancanza totale di esecutori umani scoperti all’opera così come di suoni, luci o rumori riconducibili ad attività di matrice umana e provenienti dal campo interessato; · segnali di irritabilità e nervosismo apparentemente ingiustificati oppure totale assenza di interesse da parte di cani da guardia o di animali da fattoria come cavalli, bovini etc. trovatisi a ridosso dei campi interessati e manifestati nelle ore precedenti la scoperta del crop circles; · sfere o corpi luminosi avvistati da testimoni oculari prima della comparsa dei crop circles ed anche casi di decollo o allontanamento degli stessi dal campo. In molti casi sono state notate sfere che “materializzavano” i crop circles mentre sul campo interessato si formavano vortici d’aria che pressavano le piante a terra; Considerando che anche qualcuna di queste condizioni “anomale” fosse esagerata o priva di attendibilità, non possiamo affermare che tutte siano inesistenti ed inattendibili, anche in base all’alto numero di crop circles analizzati, che solo in Inghilterra sono oltre un migliaio in circa vent’anni. Esistono delle basi comuni e delle “matrici” che si riscontrano in tutti i crop e che è buona premura tenere in considerazione quando ne viene scoperto uno nuovo. La prima cosa da fare in questo caso è tutelare il più possibile la formazione neonata avvisando il proprietario del terreno e recintando il crop circles impedendo che sprovveduti possano penetrarvi e rovinare il tracciato, quindi chiamare gli esperti dei centri ufologici più vicini al luogo interessato e procedere alle analisi ed alla campionatura del terreno e delle piante, rilevare le misure e la forma, effettuare se possibile le foto aeree e cercare eventuali tracce di ingressi precedenti. Non sempre la qualità e l’elaborazione del disegno sul campo sono sinonimi di origine esogena o comunque extraterrestre, ma sono i dati comparativi la reale chiave interpretativa, la misurazione e la comparazione dei dati rilevati all’esterno ed all’interno del crop circles, oltre alla preziosa raccolta di eventuali testimoni che possono avere avvistato luci o sentito strani rumori provenienti dai cieli sopra i campi in cui è stato trovato il tracciato.   Valentino Rocchi   MESSAGGI DAL COSMO Nel 1974 il radiotelescopio di Arecibo, a Porto Rico, mandò nello spazio un messaggio… Circa trent’anni dopo, abbiamo avuto una risposta. 2001, L’ANNO DEL CONTATTO Nel 1974 il radiotelescopio di Arecibo trasmise nello spazio, in direzione dell’ammasso di stelle M13 (nella costellazione di Ercole) un messaggio, ideato da Frank Drake. Si trattava di un semplice schema di 73 righe, per un totale di 23 punti. Entrambi numeri primi, quindi facilmente percepibili da un’intelligenza aliena, considerando il fatto che la matematica e la geometria sono delle scienze “universali”. Il messaggio venne mandato per tre minuti in una banda compresa tra due frequenze intorno ai 2.380 MHz. Nel 2000 comparve nel campo di Chilbolton, in Inghilterra, un interessante pittogramma, cui interpretazione fu data l’anno dopo, quando nello stesso campo, comparvero a distanza di solo quattro giorni due tra i più enigmatici agroglifi della storia, precisamente il 16 agosto ed il 20 agosto 2001. Infatti, nella parte bassa del messaggio del 20 agosto è raffigurato un oggetto molto simile a quello rappresentato nello stesso luogo l’anno prima, ovvero un probabile radiotelescopio alieno. Tra l’altro, questi pittogrammi comparvero in un campo adiacente un altro telescopio radioastronomico recintato e sorvegliato da telecamere a circuito chiuso che, naturalmente, non filmarono niente di anomalo. Tra l’altro, questi due disegni nel grano sorsero a soli quattro giorni dalla “madre di tutti i crop circles”, quello ai piedi della Milk Hill formato da più di 400 cerchi su 90.000 mq, sorto in una notte molto piovosa! (vedi fotogallery) Il pittogramma del 16 agosto rappresenta un viso, forse alieno. Mentre quello del 20 agosto è la “risposta” al messaggio di Arecibo, mandato il 16 novembre 1974 nello spazio. Risulta difficile pensare ad una burla, perché gli autori in questione, chiunque essi siano, devono per forza conoscere il linguaggio binario, essere matematici e biologi. Per questo, l’”ipotesi aliena” sembra, per ora, la più probabile. Secondo i dati riportati in questa “risposta”, questi alieni vivrebbero in un sistema solare simile al nostro, formato da nove pianeti, di cui tre abitati. Tant’è che alcuni hanno supposto potersi trattare proprio del nostro stesso Sistema Solare. In tal caso i tre pianeti abitati, indicati dalla “risposta” sarebbero la Terra, Marte (infatti di recente è stata scoperta l’acqua ghiacciata ai poli e forse anche dei microrganismi) e Giove, con le sue lune, specialmente Europa, Io, Ganimede e Callisto (sui quali è stata riscontrata, ancora, la presenza di acqua ghiacciata). Questi esseri extraterrestri dovrebbero essere alti all’incirca un metro, il loro elemento base dovrebbe essere il silicio (a posto del carbonio) e non dovrebbero superare i 10 miliardi di abitanti. Giorgio Pastore Qui sotto, il confronto tra il messaggio di Arecibo (1974) e quello di Chilbolton (2001).     QUEL VOLTO NEL GRANO (di Alfredo Lissoni) È apparso improvvisamente a Crabwood Farm House, ad ovest di Winchester, in Gran Bretagna. Se ne sono accorti il 15 agosto 2002, in piena campagna pubblicitaria del film “Signs” (rilanciato addirittura in Brasile come “Sinais”); lo hanno chiamato Alien Face. Si trattaContinue reading