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ESOTERISMO E MAGIA, FANTASMI, PARANORMALE, PERSONAGGI MISTERIOSI, PSICOLOGIA E PARAPSICOLOGIA, SOPRANNATURALE

MISTERI DELLA VALLE D’AOSTA

Il Ponte del Diavolo Il ponte di Saint-Martin è detto anche Ponte del Diavolo perché la leggenda racconta che il Maligno venne sfidato da S.Martino a costruirlo in una notte sola, in cambio dell’anima del primo che ci sarebbe passato sopra. Tuttavia, a lavoro finito, venne fatto passare per primo un cane ed il demonio rimase così beffato. Tale vicenda viene rievocata ancor oggi durante il carnevale del martedì grasso. Ma di ponti del diavolo ne esistono anche altri, perché in passato era molto difficile costruire ponti in luoghi impervi e proprio per questo, si pensava che solo il Diavolo potesse essere capace di tali opere. Si trattava di vere sfide per gli ingegneri del tempo. Ad esempio, nel XIII venne costruito sul massiccio del Gottardo un altro ponte del diavolo. Questo, univa, in una stretta ed impervia gola rocciosa, la Pianura Padana al territorio zurighese e renano. Fu un ponte importante per tutto il commercio dell’Europa di quel tempo e fece la fortuna della popolazione di quella parte delle Alpi, che proprio per questo, nel 1291, costituirono il primo nucleo della Confederazione Elvetica, a cui nel XIV aderirono altre importanti città, come Zurigo e Berna. Giorgio Pastore Il Tesoro Maledetto A Brusson, nei sotterranei del castello di Graine, esisterebbe un favoloso tesoro. Secondo le storie locali, un giorno un contadino che passava di lì lo trovò ed iniziò a raccoglierne le meravigliose gemme e monete d’oro. Si soffermò tutta la notte, ma la mattina seguente di lui non c’era più traccia! Che sia fuggito col tesoro altrove Altri pensano che per la troppa cupidigia, sia stato maledetto dal proprietario del tesoro. Comunque sia, il contadino scomparve nel nulla. Giorgio Pastore Il Fantasma della Contessa Bianca Maria di Challant A Issogne, in provincia di Aosta, sorge un Castello, abitato dal 1522 al 1525 dalla terribile contessa Bianca Maria. Abituata a vedere esauditi tutti i suoi desideri fin dalla tenera età, la contessa crebbe viziata e incline alla corruzione. Si sposò giovane, a soli quindici anni con un nobile del tempo che presto le rese vedova. Allora si risposò con l’ambiziosissimo Renato, luogotenente dei Savoia. Ma costui era sempre lontano dal castello e la contessa iniziò a farsi molti amanti. Proprio per la gelosia di uno di questi, che era stato da lei ripudiato a favore di un altro, venne calunniata, processata e condannata a morte. Venne portata a Milano e decapitata ancora ventenne nella piazza antestante il Castello Sforzesco. Ma ella vive ancora, e non solo nei ricordi della gente… La leggenda vuole che il suo fantasma compaia nelle notti d’estate vicino alla fontana ottagonale del Castello d’Issogne, detta fontana del Melograno. Il suo spirito adescherebbe ignari visitatori del castello ancora oggi, affascinati dalla bionda contessa Bianca Maria. Giorgio Pastore

CRIPTOZOOLOGIA, ESOTERISMO E MAGIA, FANTASMI, PARANORMALE, SOPRANNATURALE

MISTERI DEL PIEMONTE

MISTERI DI TORINO Torino è considerata la città misteriosa per eccellenza. Punto di incrocio di linee energetiche negative e positive, secondo una leggenda, sarebbe stata fondata nel 1500 a.C. addirittura dagli Egizi. I rapporti della città con l’Egitto sono molto intensi, non per niente Torino ospita il museo egizio più importante d’Europa, secondo soltanto a quello del Cairo. Torino, nell’antichità, ospito tra l’altro, importanti personaggi, come Nostradamus, Cagliostro, Saint-Germain, Fulcanelli e Paracelso. Fin dal ‘500 fu il luogo d’incontro di tutti gli alchimisti d’Europa, a causa della presunta presenza sotto il Palazzo Reale delle Grotte Alchemiche, luogo propizio naturale per gli esperimenti alchemici. Ho detto “presunta” perché la loro realtà non è stata ancora accertata. Tempo fa, durante i lavori della metropolitana, ci furono dei problemi e i progettisti, per ragioni a noi ignote, dovettero cambiare i loro piani e far deviare la linea della metro di novanta gradi dalla loro traiettoria originale. Non si sa perché. Probabilmente, ostacolati dalla presenza di questo luogo mistico. Ma allora, c’è ancora qualcuno che vi lavora all’interno? Qualcuno di potente, capace di far cambiare agli ingegneri i loro progetti? Ci sarebbe da indagarci sopra. Fantasmi di Torino Presso Palazzo Reale è possibile imbattersi nei fantasmi dei Savoia. Torino, come molte altre città della penisola, ha anch’essa i suoi fantasmi. Se ne trovano a Palazzo Reale, Palazzo Barolo, Palazzo Madama e in altri luoghi della città (tra cui il Castello Medievale sul fiume Po). Stiamo tutt’ora svolgendo delle indagini più approfondite. La Sacra Sindone Al Duomo di Torino è conservata una delle più importanti reliquie che l’umanità possegga, se non la più importante. Si tratta della Sacra Sindone, cioè del lenzuolo che avvolse il corpo di Cristo dopo la sua agonia sulla Croce, quando venne posto da Maria e Maddalena nel suo sepolcro. Il lenzuolo riporterebbe l’immagine di Gesù per intero, visto frontalmente e posteriormente. Il condizionale è d’obbligo, visto che non si ha la certezza che effettivamente l’uomo di cui rimane l’immagine sia proprio Cristo. Tempo fa il sacro lenzuolo è stato sottoposto ad alcune analisi che avevano suggerito l’idea che esso potesse essere appartenuto ad uno degli ultimi maestri templari, se non proprio a Giacomo di Moley, ultimo maestro del Tempio. Tuttavia, ulteriori studi recenti hanno rivalutato l’idea originaria che il lenzuolo avesse davvero avvolto il corpo di Cristo. Soprattutto, a prova di tale ipotesi, contribuiscono diverse prove, tra le quali la scoperta della presenza di due monete poste sugli occhi del defunto secondo un’antica usanza (dovevano servire al defunto per pagare Caronte, il traghettatore che li avrebbe condotti attraverso il Lethe negli inferi) appartenenti all’età storica di Ponzio Pilato, governatore romano di quel periodo (prima metà del I secolo d.C.). Inoltre, un’analisi al computer ha rivelato tracce di sangue sul costato dell’uomo e sulla fronte (forse per via della corona di spine). Nel 1997 la Sindone scampò miracolosamente ad un incendio che, tuttavia, la danneggiò in parte. All’interno del Duomo è possibile ammirare una copia a grandezza naturale della reliquia. La vera Sindone è conservata in un’altra parte del Duomo, a sinistra dell’altare, e viene esposta in pubblico solo in rare occasioni. L’ultima volta che ciò accadde fu nei giorni successivi all’incendio del 1997. Rimane comunque il dubbio che l’uomo immortalato possa non essere il Cristo. Ma se non si tratta di lui, di chi si tratta allora? Il mistero rimane, anche perché tale fenomeno è già strano di per sé. Infatti, in condizioni normali, un’immagine così nitida non sarebbe potuta rimanere. Ma allora, come è stato possibile tale prodigio? MISTERI DI NOVARA LA “FIERA BESTIA” DEL MILANESE “Ritratto della Fiera Bestia veduta sul contado di Novara dove ha fatto e sta facendo strage di uomini e donne d’ogni età, particolarmente nel territorio di Olegio di Ghemine di Momo, e di Barengho già come si è raguagliato da lettere e notizie riportate nella pubblica Gazzetta di Milano numero 26, del 30 Giugno 1728.” In passato non erano rari gli avvistamenti di esseri mostruosi e sanguinari, sia in Italia che altrove in tutta Europa. Vi ricordo il film “Il Patto dei Lupi”, che tratta appunto di un simile caso nelle campagne francesi. Anche l’Italia, più in particolare la Lombardia, ha da segnalare un caso simile, come avrete potuto apprendere dall’illustrazione più in alto. Si tratta di un essere mostruoso, dalla forma di un lupo, con muso suino, e dalla forma mostruosa. Essere molto sanguinario, fece molte vittime all’inizio del XVIII secolo per una decina d’anni. Poi non se ne sentì più parlare. Nello stesso periodo vennero registrati casi simili anche altrove. Cosa realmente accadde in quelle campagne? Si trattò davvero di un essere mostruoso o di una comune “demonizzazione” del lupo, che tanto era odiato in quei tempi, perchè causa di molte vittime? Non era infatti raro che venissero considerate demoniache da parte del clero, e quindi dei villaggi, molte creature come lupi, o simili, da cui la popolazione doveva sempre difendersi. IL MOSTRO DEL LAGO D’ORTA La leggenda narra che nel IV secolo d.C. giunsero dalla Grecia i fratelli Giulio e Giuliano. Essi si sistemarono sulle rive del lago d’Orta, su un’isola (che poi sarebbe stata chiamata di S. Giulio) e, abbracciato lo stato clericale, vi costruirono due chiese. Ma l’impresa non fu facile, visto che S. Giulio dovette affrontare ripetutamente l’ira di un drago che viveva nelle acque di quel lago. Questo mostro marino aveva il proprio nascondiglio in una grotta e da lì, continuò a terrorizzare tutti quelli che passavano da quelle parti. Ancora oggi tale grotta esiste. Intorno al 1600 alcune persone vi trovarono all’interno una gigantesca vertebra che, analizzata, si capì dovesse essere appartenuta ad un animale molto grande. Si pensò ad un dinosauro che un tempo doveva aver vissuto in quel posto. Tale reperto è tutt’ora visibile, appeso ad una catena nella sacrestia della Basilica di S. Giulio. Da molti anni, il mostro del lago non si fa più vivo, non si sa che fine abbia fatto, ma se quella vertebra gli è appartenuta, probabilmente oramai di lui ne è rimasto solo un vago ricordo.   LE MASCHE Breve storia delle streghe in Piemonte Il termine “masca” è un termine dialettale piemontese che indica la “strega”, molto diffuso nelle Langhe e nel Canavese. La “masca”, secondo le credenze popolari, è in possesso di facoltà naturali ed opera incatesimi, toglie o indirizza fatture, utilizza medicamenti strani ed eredita la conoscenza dei poteri per via matrilineare dalla madre o dalla nonna. Oltre ai poteri ereditati per via orale, la strega eredita anche il “Libro del Comando”, dove con inchiostri di vari colori sono riportati formule e incantesimi. Nell’immaginario collettivo piemontese, le “masche” hanno un volto sgradevole, la pelle ruvida e scura, la fronte bassa e scavata da diverse rughe. Insomma, la vera immagine della strega cattiva delle fiabe di quando eravamo piccoli. Niente a che vedere con l’arcigna ma affascinante matrigna di Biancaneve. Nonostante ormai il potere di autosuggestione tipico del pensiero popolare, si sia nel corso del tempo affievolito con l’ingrandirsi delle città e dell’evoluzione industriale, in Piemonte pregiudizi e scaramanzie sono ancora largamente diffusi. Le streghe putroppo non sono appartenute solo alla fantasia ed anche il Piemonte possiede la sua triste realtà legata ai processi per stregoneria. L’immagine dei crimini commessi realmente o partoriti dalla fantasia di irragionevoli giudici della Chiesa e dei tribunali, portavano ad una sorta di esaltazione e dilatazione dei processi che a loro volta coinvolgevano interi paesi. La donna accusata di stregoneria veniva vestita di un camice bianco e portata in corteo fino al luogo dell’esecuzione. Un documento del 1474 rinvenuto tra le carte dei conti Valperga di Rivara, ci informa che il 23 settembre 1472, a Forno di Rivara vennero bruciate tre donne del luogo, si sa soltanto che si trattava di tre sorelle. Un altro documento sempre del 1474, riporta invece ben 55 capi d’accusa rivolti a quattro donne di Levone: Antonia De Alberto, Francesca Viglone, Bonaveria Viglone e Margarota Braya la quale riuscì a fuggire ed a evitare il rogo. A Pollenzo, si narra ancora oggi la leggenda della strega Micilina. Siamo nell’anno 1544 e Micaela Angiolina Damasius, detta appunto Micilina, avanza avvilita per le angherie subite, tra la folla. La poverina venne accusata di stregoneria e condannata al rogo, venne portata su un carro trainato da due buoi bianchi, alla sommità di una brulla collinetta e legata ad un vecchio castagno. La leggenda però vuole che la donna liberatasi dal bavaglio avvolta tra le fiamme, urlasse una maledizione al popolo che la guardava attonito: “Maledetti! Non saranno le fiamme a liberarvi di me, verrà una tremenda guerra che vi sterminerà che terminerà solo quando questi due buoi torneranno bianchi!”. A quel punto si udì un tremendo fragore e i due buoi che l’avevano trainata fin lì, da bianchi che erano divennero rossi come il fuoco ed impazziti si lanciarono contro la folla urlante. Ancora oggi su quella collina si possono notare delle strane macchie rosse sul terreno: si dice che sia il sangue della povera Micilina. Ma un’altra leggenda arricchisce il bagaglio culturale popolare piemontese: quella della Masca zoppa nemica degli amanti. A Villafranca, si narra che nei boschi accanto al paese, le coppiette di giovani amanti sparissero. I corpi degli amanti, venivano ritrovati giorni dopo annegati nel Po. Pare che una strega fosse capitata in paese e che di notte raggiungesse le coppiette appartate prima sotto forma di gatto e poi nelle sembianze di un’avvenente fanciulla che seducendo l’uomo attirava nell’acqua entrambi i giovani fino a farli annegare. Ma una sera un robusto ragazzo decise di eliminare la strega e si appartò con la fidanzata. Appena si vide davanti la graziosa fanciulla nella quale la strega si era trasformata, cercò di non farsi incantare ed incoraggiato dalla fidanzata prese un grosso bastone e picchiò forte contro la strega che recuperate le sembianze reali sparì in una spirale di fumo nero. Ancora oggi a Villafranca quando qualcuno cerca di ostacolare una storia d’amore gli si dice: “Che tu possa zoppicare!”   MISTERI DI CUNEO Sabba infernali Nei boschi di Boves (CN) sembra che da secoli, ogni anno nella ricorrenza della notte di S.Giovanni, si riuniscano maghi e streghe per celebrare dei sabba infernali. La popolazione è restia nel parlarne, come se temessero qualcosa. MISTERI DI ALESSANDRIA E PROVINCIA La Fonte Misteriosa Acqui Terme, in provincia di Alessandria, è una città ricca di fontane. Nella stessa città sono presenti i resti di un acquedotto romano del II secolo d.C. In una delle molte piazze della cittadina, è presente una fontana molto particolare. L’acqua sorgiva di questa fonte proviene dal sottosuolo ed è calda, ma non si sa con esattezza la ragione. Gli studiosi hanno ipotizzato l’esistenza di un vulcano sotterraneo inattivo. Circa due anni fa mandarono giù, lungo l’imboccatura della fonte, una sonda termica in grado di resistere ad altissime temperature, una di quelle usate per sondare l’interno dei vulcani. Il mistero sta nel fatto che tale sonda (così come altre successive) non ha resistito alle temperature eccessive ed è andata persa. Non avrebbe dovuto fondersi. Cosa c’è nel sottosuolo di Acqui Terme in grado di fondere le stesse sonde usate all’interno dei vulcani? L’interrogativo rimane. MISTERI DI VERCELLI E PROVINCIA S.Maria di Lucedio (Vc): Il segreto dell’abbazia del diavolo (di Gianpaolo Saccomano) L’antico Principato di Lucedio, che recentemente è stato trasformato in un’azienda agricola all’avanguardia, si trova a poca distanza da Trino (Vc), proprio nel mezzo della nebbiosa campagna vercellese, paesaggio che, soprattutto nella brutta stagione, di per sé contribuisce a mantenere intatta quell’atmosfera sinistra e corrotta che nel corso dei secoli gli è stata attribuita. La storia di questo piccolo agglomerato di case, sperdute tra gli acquitrini del vercellese comincia nel 1123, quando l’Abbazia fu fondata dai monaci cistercensi provenienti da La Fertè in Borgogna, grazie ad un lascito del Marchese Ranieri di Monferrato, e si snoda fino ai giorni nostri con un complesso susseguirsi di successioni e di donazioni nobiliari. Vale la pena ricordare soltanto la creazione del Principato, avvenuta nel 1861, con la nomina dell’allora proprietario, il MarcheseContinue reading

FANTASMI, PARANORMALE

FANTASMI: TEORIE

Fantasmi… Anime dannate di non vivi che vagano in cerca di riposo? Immagini di uomini del futuro che esplorano il passato della storia? Viaggiatori da altre dimensioni? Frutto della nostra fantasia? Anime sospese in un limbo, in una dimensione a noi ancora sconosciuta? Immagini di un passato che è stato, troppo forte e colmo di intense emozioni perché possa essere cancellato dal tempo? Ciò che rimane di coloro che non vorrebbero più lasciare questo mondo? Magari perché non hanno ancora risolto certe faccende… Spiriti di persone morte di morte violenta? Cosa sono i fantasmi? Molte sono le ipotesi. Difficile è dare una risposta sicura… Migliaia sono le storie tramandateci dalle tradizioni locali e migliaia le forme che questi esseri assumono a seconda del posto in cui si trovano, delle tradizioni e del tempo. Sicuramente i più famosi fantasmi sono quelli legati alla Gran Bretagna, che da sempre è stata la loro patria. Numerosi sono quelli della Torre di Londra, il luogo dove nel medioevo venivano rinchiusi i prigionieri politici e che dal settecento è meta delle loro visite. Il primo fantasma avvistato fu quello di Tommas Becket, nel 1241, il quale venne assassinato nella cattedrale di Canterbury settantuno anni prima. Successivamente fu (ri)vista Anna Bolena, seconda delle sei mogli di Enrico VIII e spirito avvistato più di frequente. Ella regnò 1000 giorni, dopodiché venne decapitata dal re, che se ne voleva sbarazzare. Il suo corpo senza testa fu avvolto in un fagotto, messo in una vecchia cassa e seppellito nella cappella della Torre di San Pietro in Vincoli. Da allora numerose guardie giurarono di averla vista, anche sotto corte marziale. Ma ella non infesterebbe solo la torre. Ogni anno all’anniversario della sua morte il suo corpo decapitato viene visto arrivare su un cocchio a Blickling Hall, la sua casa natale nel Norfolk. Il suo spirito, ogni volta che viene rivisto nella torre, è inoltre portatore di sciagure, specialmente in occasione di altre esecuzioni. Questo sarebbe un chiaro esempio di una persona morta e che si rifiuta di lasciare questo mondo, continuando a vivere le proprie abitudini. Oppure, potrebbe trattarsi della visualizzazione di avvenimenti così traumatici da rimanere impressi nella “pellicola della storia”, come l’assassinio della regina. Si dice che per poterla decapitare, il boia fu costretto ad inseguire la donna per tutto il palazzo regale. Con un po’ di immedesimazione potremmo metterci nei panni della Bolena e capire quale dramma abbia dovuto subire in quei momenti di terrore. Potrebbe quasi sembrarci evidente che un tale scena abbia potuto imprimersi così profondamente tanto da potersi ripetere ancora in determinati momenti. Il velo spazio-temporale potrebbe essere stato scosso duramente dalle forti emozioni di quella donna, tanto da lacerarsi irrimediabilmente. La storia, inciamperebbe in quella lacerazione e continuerebbe a ripetersi come un disco che si incanta. Ma si tratterebbe solo di immagini, suoni, visioni… niente di tangibile. Tragedie immortali o comunque impossibili da cancellare dai ricordi della storia dell’umanità. Giorgio Pastore UNA TEORIA Per facilitarci le cose, partiamo dal presupposto che i fantasmi esistano e che siano ovunque. Sì, non solo in vecchi castelli e ville, bensì ovunque, intorno a noi, sempre. Infatti, non c’è nessuna ragione di pensare che i fantasmi debbano per forza essere solo in determinati luoghi, escludendone altri, a meno che non volessimo prendere in considerazione motivi vincolanti tutt’ora sconosciuti, ma dubito. Quale differenze potrebbe esserci tra un castello e un’abitazione moderna? Alcuni potrebbero obiettare che i castelli debbono essere più soggetti ad infestazioni poiché in essi capitava che venissero giustiziate persone o morissero durante battaglie nel medioevo, ma non è abbastanza per poter dire niente di certo. Anche nei moderni appartamenti, infatti, possono morire persone, anche violentemente e possono morire anche per strada se per questo. Quindi non solo in vecchi e suggestivi ruderi. Sfatiamo il mito del vecchio castello infestato o della solita suggestiva casa stregata. I fantasmi devono trovarsi, per forza di cose, ovunque. Ora, passiamo alla seconda problematica: cos’è un fantasma? La parola “fantasma” si riferisce a un qualcosa che non esiste sul piano reale, un’immagine fantasiosa, o meglio, non del nostro mondo. Questo significa che non è una cosa concreta, tangibile, visibile, ma d’altro canto, non possiamo dire che sia una cosa di fantasia, almeno finché non lo potremo dimostrare. Nel passato, quando ancora la scienza era basata più sugli scritti degli antichi che sull’empirismo, molte erano quelle cose definite impossibili e fantasiose. Molte di quelle stesse cose, secoli dopo, trovarono anch’esse un loro posto nel panorama scientifico. Questo vuol dire che una cosa oggigiorno definita soprannaturale, in un futuro potrebbe divenire normale per la scienza. Ma per arrivare a ciò, si dovrà dimostrare scientificamente certi fenomeni tutt’ora inspiegabili. Si dovrà poter ripetere in laboratorio certi fenomeni, nella nostra era definiti paranormali. Non è un utopia, ma una possibilità, in quanto la scienza fa di giorno in giorno passi da gigante. Molte cose, oramai spiegate, un tempo facevano ridere gli stessi scienziati. La storia deve insegnare, altrimenti è inutile studiarla. Comunemente parlando, per fantasma, intendiamo quell’entità, quell’essenza “vitale” che sopravvive al corpo dopo la morte e, quindi, continua a “vivere” ma come relegato in una dimensione parallela alla nostra. Solo in certi rari casi, quando le soglie di queste due dimensioni si sfiorano ci è possibile vederli ed entrare in contatto con loro. Ci sono diverse teorie che cercano di spiegare “cosa è un fantasma”. Come dicevo all’inizio, io credo che i fantasmi siano ovunque, ma non ci è possibile vederli in normali condizioni, in quanto la loro dimensione non è la nostra. Cosa si intende per dimensione? Capisco la difficoltà del credere nell’esistenza in qualcosa che non si vede, ma d’altronde, non si crede forse nell’esistenza dell’aria, che pur non si vede? E non si crede anche nell’esistenza di Dio, pur non avendolo mai visto (almeno di recente)? Allora, perché non credere anche nell’esistenza dei fantasmi e di altre dimensioni oltre la nostra? Immaginiamo un libro. Se la nostra dimensione è la pagina numero uno del libro, un’altra dimensione sarà la numero due, o la tre e così via. E tutte, nel loro insieme, formano il libro, ovvero l’universo intero. Immaginiamo che ogni pagina sia simile ad un’altra, variando solo per pochi elementi, quindi se sulla pagina 1 ci sarà scritta solo la lettera “A” in stampatello per esempio, magari sulla seconda ci potrà essere la stessa lettera, ma scritta in corsivo e sulla terza, ancora una “A” ma scritta con un altro carattere differente dagli altri. E sulla pagina numero 3320 forse troveremo una parola più complessa, in modo che ogni pagina del libro corrisponda ad una delle infinite varianti disponibili e, naturalmente, per forza di cose, questo sarà un libro con un numero infinito di pagine. L’universo, allo stesso modo, è composto da un numero infinito di dimensioni. Io penso che durante il sognare, ci sia permesso di viaggiare attraverso queste dimensioni, per poi, al risveglio, ritornare nella nostra, cioè nel nostro corpo. E, così come l’anima viaggia nello spazio, può viaggiare anche nel tempo, ma non necessariamente nel nostro: in quello di altre dimensioni. Per questo, a volte, si fanno sogni premonitori. Noi siamo abituati a chiamare “sogno” quel determinato stato di coscienza, senza cercare di andare oltre, di darci una spiegazione scientifica o comunque, più soddisgfacente. Cos’è il sogno? Il sogno è il sogno… Ma, di fatto, il sogno è un’esperienza di per sè meravigliosa e unica, infatti è difficile fare lo stesso sogno più di una volta, in maniera identica. Forse perchè viaggiando in modo casuale attraverso l’universo in un numero infinito di dimensioni, di spazi, luoghi e tempi, è decisamente improbabile arrivare due volte in uno stesso identico punto. Ora, in determinati casi, per ragioni che possiamo solo ipotizzare, queste dimensioni si sfiorano l’un l’altra, per brevi istanti e, come se ci trovassimo in un incrocio, può capitare di incrociare presenze abitanti altre dimensioni. In questi casi, noi possiamo vedere i cosiddetti fantasmi. In tal caso, è difficile che essi possano interagire con la nostra dimensione, in quanto solo immagini, ricordi di altri luoghi e tempi. Impotenti, inconsapevoli forse di essere visti, o comunque, consapevoli di essere anch’essi a entità sconosciute, appartenenti ad un altro mondo. Così, in quei determinati momenti, noi “X” vediamo un fantasma “Y” e contemporaneamente, un’altra persona “Y” vede un fantasma “X”. O forse è solo possibile, per qualche strana ragione, poter vedere solo il passato e non il futuro. Ma c’è anche la possibilità che il fantasma appartenga invece a questa nostra dimensione, come essenza energetica, memoria di una persona morta, ma sospesa nel tempo e nello spazio, perché magari si crede ancora viva, o non ha adempiuto durante la vita a tutti i suoi compiti, non ha raggiunto una “soddisfazione” terrena, o non accetta l’idea di essere morta. Ci sono casi di fantasmi preoccupati del destino del loro “Io” materiale, del loro ex-corpo. Presso la rocca di Riva del Garda (TN) negli anni ’50 del ‘900 venne rinvenuta un’antica tomba romana. Particolare curioso? Il soldato riesumato era senza testa. I resti vennero trasportatati al Museo Civico di Riva, ma da allora, accaddero fatti strani. All’interno del museo si udivano rumori, si accendevano luci, si spostavano oggetti. La gente diceva che il soldato si era arrabbiato per essere stato trasportato al museo, oppure perché rivoleva la sua testa. Nel 1955 rinvennero un teschio a Malcesine, anch’essa di epoca romana. Anch’esso “non stava mai fermo” nelle ore notturne, si esibiva con salti, spostamenti e rumori. Si volle riunire i due pezzi, ma tale riunione non avvenne. Secondo un medium, il morto si sarebbe chiamato Lucius Paulus. Attualmente, le ossa del soldato sono esposte in una salette, la stanza delle torture, che si vede passando in un alto corridoio della Rocca di Riva che conduce alla torre. I fatti del 1954 rimangono tutt’ora senza spiegazione, ma sono un tipico esempio di attaccamento affettivo di un fantasma al proprio ex-corpo. C’è un altro quesito su cui soffermarci. Perché, di solito, si vedono solo fantasmi di persone morte “recentemente” e, ad esempio, non si è mai visto il fantasma di un dinosauro o di un uomo primitivo? Questo fatto potrebbe essere spiegato se si suppone una sorta di “presente continuo inertico”. Immaginiamo di lanciare un sasso in uno stagno. Questo farà una parabola per poi scomparire nello specchio acquoso. Lo stesso, probabilmente avviene nel caso dei fantasmi. Ricostruzione grafica L’anima di una persona, quando muore, inizia una parabola e per inerzia, continua ad “esistere” ma solo per un certo periodo di tempo, per poi concludere il suo “viaggio” ed abbandonare per sempre questo mondo, come se ogni fantasma avesse attaccato un timer. Allo scadere del tempo, l’anima smette di esistere come “coda” della sua esistenza passata, magari per diventare “testa” di un’altra vita. Potremmo immaginare che quest’anima, al termina del suo tempo, si reincarni in una nuova vita corporea. Ci sono molte testimonianze che proverebbero l’esistenza della possibilità di reincarnarsi. E perché “presente continuo”? Perché, probabilmente, per un fantasma, il tempo non esiste come l’intendiamo noi. Il fantasma è attivo in un presente perenne, che per lui vale un attimo di tempo, ma per noi può durare anche secoli. E il tempo che impiega questo “sassolino” a cadere nello stagno è per un fantasma equivalente ad un secondo. Ma queste sono tutte solamente ipotesi. Ci sto ancora lavorando sopra. Quando, e se, avrò delle risposte certe, le pubblicherò. Nel frattempo, possiamo solamente fantasticare. Giorgio Pastore QUANDO SI POSSONO VEDERE I FANTASMI? Questo è un quesito a cui apparentemente sembrerebbe impossibile rispondere. Tuttavia, anche in questo caso ho avanzato una ipotesi che, a mio avviso, non dovrebbe essere sottovalutata. Mi venne in mente un giorno, così, all’improvviso. Come si suol dire, mi si accese la fatidica lampadina! Erano giorni che ci pensavo su, perché una sera, ero con amici e parlando di misteri, si arrivò al quesito fondamentale: “quando e dove è possibile vedere i fantasmi (sempre se esistano naturalmente, perché finché non si avranno prove certe, è lecito avere dubbi a riguardo)?” Tutti ci guardammo in faccia, ma quellaContinue reading

FANTASMI, PARANORMALE, PSICOLOGIA E PARAPSICOLOGIA, SOPRANNATURALE

ORB, SFERE DI LUCE

Che cosa sono? Riflessi o difetti della macchina fotografica o… Esseri di luce provenienti da altri mondi o altre dimensioni? ORB, IL FENOMENO In alcuni casi compaiono nelle fotografie, in fase di sviluppo, delle sfere luminose chiamate ORB. Il fenomeno è riscontrato sia in seguito all’uso di macchine fotografiche tradizionali, sia (e suprattutto) di fotocamere digitali. La natura di queste sfere ci è sconosciuta. Tuttavia, è possibile formulare molte ipotesi. – Sembra che compaiano più facilmente in seguito all’uso del flash; – Ma compaiono anche in assenza di flash; – Possono essere di diversa grandezza; – Il 90 % delle volte sono di forma circolare (nel restante 10 % sono compresi orb di altre forme, soprattutto ovali); – In tutti i casi, presentano un bordo brillante; – Sono più o meno trasparenti; – Ne troviamo di due tipi: 1) a sfere concentriche (con nucleo) e 2) uniformi di forma non circolare; – Vengono fotografati soprattutto in luoghi particolari, quali case infestate, cerchi nel grano, cimiteri, etc.; – In rari casi sono stati anche filmati in movimento (guarda i links qui sotto); – Quelli concentrici somigliano a diafane diatomee circolari (ovvero alghe unicellulari silicee di dimensioni da 100 a 1000 micron); – In laboratorio sono stati rilevati nello stesso posto e con le stesse dimensioni pur usando contemporaneamente due differenti macchine fotografiche – Non si tratta di macchie di polvere sull’obiettivo fotografico, perché anche dopo aver pulito l’obiettivo, continuano a comparire nelle foto; – Non sono difetti delle fotocamere digitali, perché compaiono anche su pellicola tradizionale e non sembra neppure dipendere dal numero di pixel del sensore perché sono stati fotografati da sensori differenti, che variavano da 3,5 Mpixel a 8 Mpixel; – Non si tratta né di particelle di polvere in sospensione nell’aria, né di gocce di pioggia, né di insetti illuminati dal flash, poiché sia le gocce d’acqua che gli insetti risultano, nelle foto, in movmento. Gli Orb invece sono fissi nela foto, come se galleggiassero nell’aria; – Potrebbero essere sfere di plasma energetico che si illumina alla luce del flash, così come accade per l’effetto di luminescenza dato dal neon; – Entità extra-dimensionali, disincarnate o provenienti da un altro pianeta; – Oppure, sonde di esplorazione di natura aliena; Giorgio Pastore LINKS UTILI: http://orbstudy.com/BIZyCart.asp?NEXTPAGE=Index.htm&GROUP=Special&STYLE=Base&CLIENT=OrbStudy http://www.hwh22.it/ http://www.grottadimerlino.org/orbs.htm http://www.sjgr.org/video.htm (qui sono presenti anche dei rari video di Orb!)   LE NOSTRE INDAGINI Noi del C.R.O.P. abbiamo scattato molte fotografie in cui abbiamo visto, in fase di sviluppo, comparire degli Orb. Sono ancora in corso degli studi per cercare di venire a capo del fenomeno. Tutti questi posti tuttavia presentano una stessa caratteristica comune, ovvero un elettromagnetismo superiore alla media (che è 0,20 microtesla). Ad esempio, nel crop circle di Desio (Mi) arrivava fino a 0,68 microtesla. Nei luoghi infestati sono state rilevate ampie fluttuazioni di campi magnetici con picchi fino a 100 milligauss, contro gli 1/2 normalmente presenti. Per questo, molte volte, si è pensato che questa alterazione del campo magnetico sia la causa delle “visioni” di “fantasmi” nelle zone infestate, ma mai si è pensato invece che proprio questa anomalia possa essere l’effetto della presenza di una qualche entità sovrasensibile e incorporea. Quindi, non la causa, ma l’effetto. Abbiamo notato una somiglianza degli Orb con le diatomee circolari, ovvero alghe unicellulari silicee di dimensioni da 100 a 1000 micron che vivono nell’acqua degli oceani e dei mari. Forme di vita elementari, ce ne sono di vari generi; questo, di forma concentrica, è il genere della Cyclotella. Presenta una corona esterna e un nucleo. Potrebbe esserci un nesso tra queste semplici forme di vita e gli Orb? GIORGIO PASTORE

FANTASMI, PARANORMALE, PSICOLOGIA E PARAPSICOLOGIA, SOPRANNATURALE

FANTASMI

CLASSIFICAZIONI SPETTRI E GHOST HUNTER a cura di CIPRIANI DANIELE PRIMA TIPOLOGIA: SPIRITI Sono le anime delle persone morte che tornano nei loro luoghi di origine per mettersi in contatto con i viventi. Per comunicare con gli spiriti si è soliti riunirsi in sedute medianiche. Famosa è la storia delle due sorelle Fox che affermarono in passato di poter comunicare con loro tramite “l’alfabeto dei colpi”. SECONDA TIPOLOGIA: INFESTAZIONI In inglese “hauntings” dal verbo “to haunt”, ossessionare. Lo spettro infestatore è strettamente legato e vincolato ad un luogo o ad un oggetto. Le infestazioni possono essere di carattere maligno oppure innocue, il più delle volte è proprio quest’ultima a manifestarsi. Il loro modo di agire è conscio del fatto che convivono con esseri viventi. Famosi sono i casi delle dame bianche o dei monaci. Non si manifestano solo in luoghi chiusi ma anche in campi di battaglia, acquedotti e luoghi aperti. TERZA TIPOLOGIA: FAMILIARI Per i tedeschi “Banshee” sono legati ad una determinata famiglia. Le apparizioni risultano inquietanti per via dei loro lamenti notturni. Sono uditi solo dai componenti della famiglia e predicono un lutto imminente. GHOST HUNTER L’indagine di un ghost hunter non è un uscita serale in un luogo dove dicono di aver visto un fantasma. L’operazione si divide in 3 fasi importantissime e indivisibili se pur diverse tra loro. FASE 1: ATTIVITA’ D’UFFICIO Per prima cosa bisogna indagare sul luogo ove andare ad indagare successivamente. Documentarsi sulla storia del posto, conoscere le storie dei precedenti o attuali proprietari. Se il luogo è una casa allora sarebbe utile avere il progetto originale, indicazioni, cambiamenti e ristrutturazioni; nonché più notizie possibili. FASE 2: INDAGINE SUL POSTO Dopo aver ottenuto tutte le autorizzazioni del caso per accedere al luogo. Si eviti qualunque tipo di intervento esterno o burla che possa interferire con l’indagine. Solitamente le attività si svolgono in orari notturni ma una visita nel luogo di giorno è consigliabile per avere un po’ di conoscenza e per muoversi meglio. Prima di iniziare a tirar fuori le attrezzature necessarie bisogna attendere la prima apparizione e qui basterà una macchina fotografica per scattare una o due foto del luogo (Da considerare molto attentamente la suggestione e di conseguenza si stia attenti a non farsi ingannare da fruscii del vento rumori del tutto normali e così via). Quando si è riusciti a capire qual è il luogo dove è più probabile che avvenga l’apparizione si mira ad indagare proprio nel suddetto luogo. Si inizi a girare misurando temperatura,pressione con contatori Gauss ed EMF attivi pronti a cogliere cambiamenti di radiazioni e campi elettro-magnetici rilevanti; il tutto con i strumenti di registrazioni pronti ad essere attivati. Se si avvista un fenomeno paranormale si inizi a compilare la scheda tecnica di avvistamento. Si continuino a scattare foto, a spargere del talco per eventuali impronte e si proceda a scandagliare il posto con i raggi UV. Al termine della serata importane è sigillare porte e finestre per evitare l’intervento di estranei. Si torni la sera successiva e così via per una serie di sere a priori stabilite. FASE 3: ATTIVITÀ DI LABORATORIO Si tratta di analizzare tutte le prove ed i rilevamenti prelevati in loco. Analisi digitale di fotografie,audio e video. Si vedano i valori registrati da i contatori Gauss ed EMF per vedere se sono o meno nella norma. Dopo aver eseguito le sopraindicate fasi si archivi il tutto e se ne discuta con persone del campo; elaborare una teoria del fenomeno.   EQUIPAGGIAMENTO DI UN GHOST HUNTER BLOCK NOTES: utile per schizzi del luogo e per scrivere idee sul momento; REGISTRATORE PORTATILE: se si hanno sensazioni di rumori, è sempre bene registrare i suoni dell’ambiente per riascoltarli in seguito; TORCIA: essenziale per visite ed indagini notturne; TALCO: per rilevamento impronte; TERMOMETRO BAROMETRO IDROMETRO: per verificare cambiamenti di pressione temperatura ed umidità nel luogo (buoni identificatori di fenomeni paranormali); CRONOMETRO: per misurare la durata del fenomeno; EMF: “Electro magnetic field detector”, rilevatore di campi elettromagnetici; MACCHINA FOTOGRAFICA: per foto a colori o in bianco e nero; MACCHINA PER FOTOGRAFIE INFRAROSSE E UV: le foto normali difficilmente rilevano alcunché, più importanti quindi i negativi le foto UV e nell’infrarosso (fotografano la luce che non si vede con gli occhi); LAMPADA UV (Ultravioletta): certe tracce come il sangue rappreso si notano solo con lampade UV; WALKIE TALKIE: se si va in gruppo è un ottimo metodo di comunicazione; DANIELE CIPRIANI

FANTASMI, PARANORMALE, SOPRANNATURALE

VITA, MORTE E REINCARNAZIONE

COSA C’È DOPO LA MORTE? Fin dall’antichità l’uomo si è posto la domanda di cosa ci sia dopo la morte. C’è il nulla, come sostenevano gli Epicurei? Marx esalta Epicureo come «il più grande illuminista greco», sottolineando il suo tentativo di liberare l’uomo dalla servitù degli dei. Epicureo riprende il materialismo atomista di Democrito. Tutto è composto di elementi indivisibili (gli atomi), eterni. Secondo lui, la vera conoscenza ci libera dalle nostre paure, in special modo da quella della morte: “finché ci siamo noi essa non è, quando è lei noi non ci siamo più”. Per cui, secondo gli Epicurei, la morte non deve preoccupare l’uomo, perché quando si muore non si è più nulla, quindi non si hanno più né paure, né preoccupazioni di alcun tipo. Tuttavia, altri hanno sentito il bisogno di credere in qualcosa dopo la morte. Questa ci spaventa, proprio perché ci è oscura. E immaginarsi cosa ci potrebbe essere dopo ci aiuta, in un certo senso, anche ad affrontarla più sereni. Per questo, ma anche per volontà di conoscenza, si sono scritti centinaia di libri su cosa ci può essere dopo la morte. Esistono anche varie testimonianze di quei pochi che sono “ritornati indietro”. Infatti, in certi casi, è capitato che persone morissero per qualche attimo e poi venissero riportate in vita dai medici, oppure abbiamo casi di persone che si risvegliano da un coma e raccontano storie molto suggestive. Queste, nella maggior parte dei casi, ci hanno raccontato di una sorta di “vita oltre la morte”, di un mondo parallelo al nostro, dove è possibile rincontrare i nostri cari defunti e vivere senza problemi in mezzo a loro. Ogni popolo e cultura ha il suo “paradiso” (e il suo “inferno”). Nell’antico Egitto, ogni persona si pensava fosse composta da cinque elementi diversi: l’ombra, l’ankh, il ba, il ka e nome. * L’ombra non altri che l’involucro materiale dell’ “anima” del defunto e veniva identificata con il cadavere; * l’ankh è la “chiave della vita”, cioè la chiave che metaforicamente consente al defunto l’accesso nell’aldilà; * il ba è la personalità del defunto, l’essenza posseduta in vita e a cui è permesso visitare la terra. Infatti è raffigurato come un falco dalla testa umana; * poi, c’era il ka. Gli Egizi pensavano che il ka fosse creato contemporaneamente al corpo di cui era un doppione; * il nome permetteva, se rievocato, al defunto di sopravvivere in eterno (nei ricordi delle persone). Senza il nome l’essere non può esistere. Per questo, in certi casi, quando qualcuno subiva la “damnatio memorie” di quei tempi, si usava cancellarne il nome dai vari monumenti che lo ricordavano. Il rito funebre è composto da varie fasi che vengono eseguite dai sacerdoti che seguono le indicazioni scritte nel Libro dei Morti. Una sorta di cartina per potersi orientare nell’aldilà egizio. Il corpo del defunto seguiva una via, l’anima un’altra: il corpo veniva mummificato dai sacerdoti, in tal modo si otteneva il mantenimento della forma fisica del morto, così come l’aveva avuta in vita. Si iniziava con l’asportare il cervello con dei ferri attraverso le narici, poi si procedeva con lo “svuotare” l’addome e i quattro organi più importanti (fegato, polmoni, stomaco e intestino) venivano deposti nei vasi canopi. Poi, il corpo veniva trattato con il nitron, e veniva riempito di aromi e sostanze che ne garantivano la conservazione. L’anima del defunto invece doveva essere giudicata da un tribunale divino. Ritroviamo tale scena (detta psicostasìa) numerose volte sui papiri egizi. Essa si ritrovava di fronte ad una bilancia, su cui piatti venivano posti, una piuma (simbolo di Maat, la dea della verità) e il cuore del defunto, che se era puro, pesava quanto la piuma. In caso contrario, il defunto non poteva accedere all’aldilà e non gli era concesso di congiungersi con Ra, così veniva dannato e divorato dalla “Divoratrice”, un essere metà coccodrillo, metà ippopotamo. Invece, nei miti scandinavi, troviamo il Walhalla, una stanza fantastica dell’Asgard, dalle pareti d’oro e bronzo, attraverso cui si giungeva passando cinquecentoquaranta porte dorate. Era il luogo in cui si ritrovavano gli eroi morti in battaglia, portati lì dalle Valkirie, dopo essere stati giudicati dal dio Wotan (Odino). Gli eroi defunti, detti anche Einherii, passano il tempo banchettando e allenandosi in visione della battaglia finale, che avverrà nel giorno del Crepuscolo degli dei. Sia i Greci che i Romani credevano fermamente che l’anima del defunto sopravvivesse e che vegliasse su di loro aiutandoli nei momenti di bisogno. In questo modo veneravano i loro defunti considerandoli come divinità protettrici delle loro case. Essi potevano essere consultati da chiunque, attraverso la divinazione, ovvero l’interpretazione dei “segni” che di volta in volta potevano manifestarsi. I romani avevano ripreso buona parte della mitologia greca, così come la tradizione che dovesse esistere un paradiso ed un inferno. Il regno degli inferi veniva collocato a seconda, nelle terre dei Cimmeri, in Campania presso il lago di Averno, in Sicilia, o in Arcadia. Di esso facevano parte i Campi Elisi (di cui parlò Virgilio), dimora ultraterrena degli eletti. Agli empi invece era riservato il Tartaro quale luogo di pena. L’Elisio viene localizzato da Omero all’estremità del mondo, e da Esiodo, col nome di Isole dei Beati (Avalon? Atlantide?), presso le correnti dell’oceano. Gli induisti invece credono nella reincarnazione, ovvero nella trasmigrazione dell’anima da un corpo ad un altro nel momento della morte (o da lì a poco). Un uomo può reincarnarsi in un altro uomo, in una donna, ma anche in un qualche animale. Nelle sue vite precedenti Buddha era stato ad esempio una tartaruga, una scimmia, un elefante e una lepre. A queste bestie, perciò, viene portato rispetto, ma anche a tutte le altre che pure, per successive reincarnazioni, possono raggiungere il “Nirvana”. Il Nirvana è il “paradiso” degli induisti. Rappresenta la pace dei sensi, la pace assoluta che l’anima del defunto può trovare alla fine del suo ciclo di reincarnazioni. La chiave di tutto è il Karma. Ognuno di noi ha il suo Karma, cioè lo scopo finale che si dovrà raggiungere passando attraverso diverse reincarnazioni, diverse vite in cui la persona troverà sempre più la perfezione e la pace, avvicinandosi sempre più alla sua meta. Il Karma è una legge di causa-effetto, ad ogni azione corrisponde una reazione. Per cui è un percorso soggettivo e non è fatto solo di conquiste, ma anche di retrocessioni (in seguito ad errori commessi durante la propria vita). Così, la vita attuale di ognuno di noi è il risultato delle esperienze e delle azioni accumulate in tutte le vite precedenti, e ciò che faremo in questa vita, ci servirà nella prossima. I Musulmani, così come gli Ebrei e i Cristiani, credono che la vita presente sia solo “una prova” in attesa della vita dopo la morte, che sarà “la vera vita”. La vita terrena è una sorta di preparazione e di processo in visione della vera vita ultraterrena. I punti fondamentali della fede comprendono: il Giorno del Giudizio, la Resurrezione, il Paradiso e l’Inferno. Quando un Musulmano muore, viene lavato, di solito da un familiare, avvolto in un lenzuolo candido e sepolto con una semplice preghiera, di preferenza lo stesso giorno del decesso. Durante tale cerimonia la brevità della vita del defunto viene ricordata e celebrata. Secondo il Profeta sono tre le cose che aiutano il defunto anche dopo la morte: la carità che ha svolto durante il suo “passaggio” sulla terra, la conoscenza che ha trasmesso e le preghiere a lui rivolte da parte di un figlio giusto. Giorgio Pastore   REINCARNAZIONE Chi eravamo nelle nostre vite passate? Gli induisti, ma non soltanto loro, credono nella reincarnazione, ovvero nella trasmigrazione dell’anima da un corpo ad un altro nel momento della morte (o da lì a poco). Un uomo può reincarnarsi in un altro uomo, in una donna, ma anche in un qualche animale. Nelle sue vite precedenti Buddha era stato ad esempio una tartaruga, una scimmia, un elefante e una lepre. A queste bestie, perciò, viene portato rispetto, ma anche a tutte le altre che pure, per successive reincarnazioni, possono raggiungere il “Nirvana”. Il Nirvana è il “paradiso” degli induisti. Rappresenta la pace dei sensi, la pace assoluta che l’anima del defunto può trovare alla fine del suo ciclo di reincarnazioni. La chiave di tutto è il Karma. Ognuno di noi ha il suo Karma, cioè lo scopo finale che si dovrà raggiungere passando attraverso diverse reincarnazioni, diverse vite in cui la persona troverà sempre più la perfezione e la pace, avvicinandosi sempre più alla sua meta. Il Karma è una legge di causa-effetto, ad ogni azione corrisponde una reazione. Per cui è un percorso soggettivo e non è fatto solo di conquiste, ma anche di retrocessioni (in seguito ad errori commessi durante la propria vita). Così, la vita attuale di ognuno di noi è il risultato delle esperienze e delle azioni accumulate in tutte le vite precedenti, e ciò che faremo in questa vita, ci servirà nella prossima. Anche i primi cristiani credevano in una sorta di reincarnazione. Il cristianesimo nacque in un periodo storico in cui una parte del mondo greco-romano aveva accettato, sulla scia dell’orfismo, del pitagorismo e soprattutto del platonismo, una dottrina secondo cui le anime sono soggette a successive reincarnazioni (metempsicosi = passaggio delle anime). Col tempo, la Chiesa ha definito meglio il dogma secondo cui i cristiani, in base alle azioni che compiono in vita, devono raggiungere il Paradiso oppure l’Inferno. Nel Purgatorio invece sostano coloro di cui il giudizio è incerto, in attesa del verdetto finale. “La reincarnazione non è un fenomeno a sé stante, non avviene da solo, indipendentemente. Utilizzando una metafora, forse riuscirò a spiegare meglio il concetto. Provate ad immaginare che la reincarnazione sia simile a uno specchio: ecco, può avvenire soltanto se c’è qualcosa che si riflette nello specchio stesso. Lo specchio da solo non ha nessuna utilità. L’immagine che vediamo nello specchio è certamente il riflesso di qualcosa che si trova altrove (…) A questo punto, proviamo a sostituire lo specchio con qualcos’altro. Al posto dello specchio, poniamo le persone che desiderano e che hanno bisogno di questa reincarnazione. La reincarnazione è la conseguenza diretta dei desideri, del karma e del contesto sociale delle persone fra le quali la reincarnazione si manifesta. Per semplificare, possiamo tranquillamente dire che il karma e la reincarnazione sono strettamente collegati fra loro. Non possono manifestarsi da soli (…) Il Dalai Lama non è importante soltanto perché è una reincarnazione di una serie di precedenti Dalai Lama. Prima di lui, ce ne sono stati altri tredici, alcuni dei quali anche molto famosi e popolari in Tibet. Il Dalai Lama ha sue proprie eccelse qualità. Egli è un esempio incomparabile d’intelligenza e di compassione (…) [Ven. Gedun Tharchin, Geshe Lharampa]. Esistono casi evidenti di reincarnazione. Ad esempio, celebre è il caso di quel bambino di cinque anni che portato dai genitori tra le vie di una città a lui straniera e che vedeva per la prima volta, ad un certo punto, iniziò a “ricordare” di essere già stato lì precedentemente, corse via, i genitori lo inseguirono, finché il bambino non si fermò di fronte alla porta di una casa dicendo: “io abito qui”. Naturalmente non era così, tuttavia, visto l’insistenza del bambino, che non voleva più andarsene via da quel posto, i genitori furono costretti a bussare alla porta. I proprietari della casa si dimostrarono ospitali e lasciarono che il bambino andasse per la casa in giro per le stanze. Il fatto strano fu che sembrava proprio averla già vista quella casa, sapeva bene dov’era la camera da letto, il bagno, la cucina e… quando entrò in un’altra buia stanza disse: “questa è la mia stanza”, “questi sono i miei giocattoli”. Le persone che vivevano lì confermarono di aver avuto un bambino, che era morto guarda caso poco più di cinque anni prima. Allora chiesero al bambino come si chiamasse, e lui rispose con un nome che non era il suo. Era il nome del bambino defunto, che un tempo aveva davvero abitato lì. E lui non avrebbe dovuto saperlo.Continue reading

FANTASMI, SOPRANNATURALE

I FENOMENI PARANORMALI

Cosa sono i fenomeni paranormali? Secondo la scienza, paranormale è tutto quello che non è spiegabile con leggi fisiche e\o matematiche. Viviamo in un mondo materialistico, aggrappato sempre più alla materialità che ci circonda; questo anche nel mondo scientifico, in cui regna sovrana la mentalità che se un fenomeno non è spiegabile, non ha ragione di essere studiato, né tantomeno di esistere. Storicamente parlando, la cultura umana, delle civiltà e delle razze, ha passato periodi ben delineati riguardo questo frangente: si è passati, in altre parole, da una mentalità prettamente religiosa o simil-religiosa, che regnava sino a pochi secoli fa, ad una concezione dell’essere più materiale che deve rispondere a leggi naturali di concezione razionale. Da uomo di scienza, quale mi ritengo, so che il metodo scientifico, è uno strumento indispensabile per la ricerca della verità dei fenomeni (naturali e non), ma allo stesso tempo è doveroso condannare l’atteggiamento di repulsione che si è instaurato intorno alle varie comunità scientifiche, verso il “non conosciuto”. Alla domanda: “come si fa ad essere un genio?” A. Einstein ha risposto candidamente che bisogna pensare al di fuori dei normali canoni, bisogna porsi delle domande prettamente assurde, per poi trovarne soluzione. Su questo punto è basata l’idea di una ricerca della verità a 360°; basti pensare che prima della scoperta dei Rx, neanche se ne immaginava una possibile esistenza, in quanto non essendo visibili ad occhio nudo, non sarebbero dovuti esistere. Invece erano, e sono lì… Sul finire dell’ottocento, un gruppo di scienziati e filosofi del tempo, iniziò a studiare il paranormale come fenomeno esistente, in una visione materialistica. Nel 1890 circa, raggiunsero una fama talmente alta, da essere chiamati “Società per la ricerca psichica”. Pur dichiarandosi scettici, non esitarono ad indagare su fenomeni di poltergeist e apparizioni di fantasmi, proponendo oltremodo un possibile punto di incontro tra scienza e paranormale. La ricerca proposta dalla Società fu abbandonata poco dopo, sia per l’accumularsi di frodi e inganni, sia per convinzione che i fenomeni studiati erano derivazione della psiche umana o, nel migliore dei casi, da personaggi senza scrupoli. La religione, il mistero della morte, le apparizioni dei fantasmi, ecc… possono trovare soluzione solo in un meticoloso studio, nel quale devono essere lasciate aperte tutte le possibili porte, in modo da non creare da una parte quell’accanimento religioso quasi fondamentalista, né dall’altra, un mero scetticismo scientifico. Personalmente, mi trovo in un contrasto tra il possibile fenomeno e l’oggettività razionale dello stesso, al quale raffronto tutto il mio sapere scientifico in un’ottimistica visione generale, che mira a darne una spiegazione, sicuramente in primis fondata sulla scienza, seppur non bandendo come inesistente uno o più fenomeni apparentemente non spiegabili. Studi effettuati sul fenomeno della Rabdomanzia, per esempio, hanno dimostrato una possibile spiegazione che è legata al campo elettro magnetico che genera l’acqua in movimento (per chi non lo sapesse, il rabdomante è colui che trova l’acqua nel sottosuolo con la forcina di legno). La spiegazione della riuscita della ricerca è legata alla percezione, magari inconscia, del CeM generato dal corso d’acqua sotterraneo; è risaputo, infatti, che gli esseri umani, come gli animali, sono sensibili a questa forma d’energia. Il che fa supporre che non ci sarebbe niente di sbagliato nel pensare che tra qualche tempo saremo in grado di spiegare altri tipi di fenomeni potenzialmente inspiegabili, ai quali la scienza tuttora, più che non spiegarli, non li reputa oggetto di studio. Un altro esempio che potrebbe calzare a pennello è quello delle apparizioni di spettri… senza scatenare polemiche, vorrei porre l’attenzione sullo studio delle leggi fisiche relative all’energia; essa non si crea né si distrugge, ma si trasforma! L’attività cellulare trasforma in energia per il nutrimento della cellula stessa. L’uomo, partendo da tale presupposto, risulta essere una centrale energetica che come un enorme radiatore irradia muri, tessuti, persone stesse, che gli sono accanto in un continuo gioco di energie… ora, nell’atto della morte, questa energia si libera. In soggetti notevolmente sensibili, il tessuto celebrale potrebbe funzionare come una puntina di un giradischi, leggendo l’energia immagazzinata, precedentemente irradiata. Per questo, i “sensitivi” percepiscono la presenza di spettri, maggiormente nei luoghi in cui essi sono vissuti (logicamente da vivi). L’energia rimarrebbe impregnata e compattata negli oggetti d’uso comune del defunto, disperdendosi lentamente. Quest’ultima frase spiegherebbe oltremodo il perché, nelle sedute spiritiche, è più “facile” entrare in contatto con chi è morto relativamente da poco, rispetto a chi lo è, magari da secoli! L’energia di quest’ultimi è più dispersa! Logicamente si sta tentando di inquadrare il fenomeno in modo diverso, togliendo, mio malgrado, tutte le possibili patologie celebrali e non, che potrebbero dar luogo a visioni mistiche (alterazioni del lobo frontale, in specialmodo le apparizioni divine). Concludendo questo mio piccolo elaborato, è d’obbligo affermare che uomo, scienza e fenomeni paranormali, sono legati assieme indissolubilmente, e come tali vanno inquadrati in un’ottica che tenti di rilevarne le verità e non di discriminarli o esaltarli in una visione prettamente religiosa, né tantomeno di non affermarne l’esistenza. La verità è nel mezzo! dott. Marco Garbati

FANTASMI

DIMORE INFESTATE

WAVERLY HILLS SANATORIUM E IL TUNNEL DELLA MORTE Il Waverly Hills Sanatorium venne inaugurato e aperto nel 1910 a Louisville, nel Kentucky. Agli inizi del secolo, nello stato scoppiò un’epidemia tremenda di tubercolosi e l’ospedale fu costruito con l’intento di curare i malati e di trovare una cura efficace contro il diffondersi della malattia. Nel centro vi lavorava un’equipe di medici ricercatori molto importante, che utilizzava strumenti all’avanguardia per quei tempi. Era un centro troppo piccolo per poter fronteggiare l’avanzata della “morte bianca” (così era chiamata la tubercolosi a quei tempi, ndr), infatti era provvisto di soli quaranta posti letto, così nel 1924 vennero stanziati diversi milioni di dollari per ampliare lo stabile e nel 1926 il sanatorio venne definitivamente aperto al pubblico. Purtroppo non si era ancora scoperta la causa scatenante della malattia, quindi medici ed infermieri continuarono ad applicare le loro “cure” e a fare esperimenti sui poveri pazienti già debilitati. Ci sono testimonianze che portano fino ai giorni nostri le terribili torture che subivano i malati in nome della medicina e della ricerca… Si pensava che per debellare il male bastasse una rigida dieta basata su un tipo di alimentazione corretta (di cui non si hanno ulteriori dettagli), oppure semplicemente respirando per molto tempo aria fresca: parecchi pazienti vennero lasciati in locali con correnti d’aria anche d’inverno, possiamo immaginare che molti morirono per questo, visto che già le loro difese immunitarie erano rese nulle dalla malattia. I medici pensavano che oltre all’aria aperta bisognava aiutarli anche a respirare meglio, e a molti vennero impiantati dei palloncini nel torace con lo scopo di ampliare la superficie polmonare, altri venivano bombardati da raggi UV ad alta concentrazione per uccidere i batteri, ma l’unico risultato che ottennero fu quello di uccidere i degenti. Si calcola che in questo luogo vi morirono circa 63.000 persone. Nei sotterranei del Waverly Hills c’era un tunnel fornito di rotaie ferroviarie che serviva inizialmente al personale per arrivare al sanatorio in caso di cattivo tempo. Quando i morti iniziarono ad essere troppi e subentrò la necessità di nascondere i cadaveri ai parenti e all’opinione pubblica, il tunnel venne trasformato in un enorme fossa comune. Prese così il nome di tunnel della morte: i medici lasciavano appesi i corpi e vi praticavano dei lunghi tagli in corrispondenza dei polmoni in modo che si svuotassero dai batteri della malattia, dopodichè venivano sepolti o cremati. Tutta la verità rimase nascosta li sotto per anni. L’Orrore continuò fino al 1961 quando il sanatorio venne chiuso, ma già nel 1962 venne riaperto col nome di Woodhaven Geriatrics Sanitarium. Girarono ancora voci sulle torture a cui venivano sottoposti gli infermi: si parla di sevizie, percosse e persino dell’uso, o meglio dell’abuso tramite elettroshock. Finalmente questo martirio ebbe definitivamente fine agli inizi degli anni ’80, quando la struttura venne chiusa per sempre. Oggi è un luogo totalmente abbandonato a se stesso e all’opera dei vandali. Molti curiosi e ricercatori entrano nel sanatorio per vedere di persona questo luogo orrendo e per raccogliere prove delle forze misteriose che ancora sembrano abitare quei luoghi. Addirittura, alcune agenzie di viaggi organizzano vere e proprie gite nel tunnel! Strane voci (che sembrano dire di allontanarsi), presenze anomale (strane immagini in movimento davanti alle finestre) e strani aumenti improvvisi della temperatura, sono stati registrati in corrispondenza del quinto piano, in particolare intorno alla stanza 502. In quella stanza, si dice, morirono due infermiere. Nel 1928 un’infermiera di 29 anni, incinta, venne trovata impiccata, ma il corpo venne scoperto parecchio tempo dopo. Dalle indagini e soprattutto dall’esame autoptico, venne dichiarata come causa della morte il suicidio. Nel 1932 un’altra infermiera si tolse la vita nella stessa stanza gettandosi dal balcone. Questi fatti hanno ispirato il film “The death tunnel” principalmente girato proprio all’interno del Waverly Hills Sanatorium. Negli extra del dvd si possono vedere tutte le scene tagliate e soprattutto i momenti di pausa tra una scena e l’altra dove si notano strani fenomeni. Anche internet e zeppo di video strani, soprattutto su youtube. Anche molte trasmissioni americane dedicate al paranormale si sono interessate al caso e sono reperibili sempre in rete in lingua originale. Teo Fonti: http://en.wikipedia.org/wiki/Waverly_Hills_Sanatorium http://www.waverlyhillstbsanatorium.com http://spookhunters.com/spookhunt/waverly/hunt.php http://www.abandonedonline.net/index.php?catid=84 http://www.deathtunnel.com http://www.prairieghosts.com/waverly_tb.html   AMITYVILLE, LA CASA STREGATA Questo è il caso più famoso di Ed e Lorraine Warren, forse la coppia di demonologi più famosa d’America; l’indagine sulla casa che ispirò il film Amityville Horror. I Warren erano solo due delle nove persone che ebbero il permesso di studiare la casa. Anche ora, dopo 24 anni, le investigazioni su Amityville sono oggetto di conferenze e domande. Nel corso degli anni, le voci che sostengono di dimostrare il caso di Amityville come una frode,sono cresciute. Come queste voci siano cominciate e come si siano sparse ovunque non è chiaro, quello che è chiaro è che i Warren hanno visto quella casa per ciò che è ed hanno sperimentato alcuni fenomeni che vi si sono verificati. Hanno fotografie e rapporti che mostrano la prova inconfutabile dell’esistenza dei fenomeni a dir poco “notevoli” che accadono in quella casa. Si pensa che le voci che parlano di “frode” siano cominciate con un uomo chiamato Dott. Steven Kaplan, anche se non ha mai ottenuto il dottorato in alcuna università. Questo fatto è stato discusso in molte occasioni, tuttavia non ha fatto demordere Kaplan dal mettere in giro certe dicerie. Si era auto affermato presidente della Società di Parapsicologia di Long Island, e di alcune altre società relative, presumibilmente fondate da lui. Il Sig.Lutz, il proprietario di Amityville, chiamò il Sig. Kaplan prima di chiamare i Warrens, e chiese a lui di investigare sulla situazione. Kaplan arrivò alla casa con sei “streghe” e un team dell’emmittente televisiva “Channel 7”, così Mister Lutz buttò fuori Kaplan dalla sua proprietà e chiamò i Warren. Questo è stato l’inizio di vent’anni di vendetta da parte di Kaplan. Le teorie di Kaplan che insistono nel affermare che Amityville sia solo una farsa sono state discusse con Ed Warren in un programma alla radio di Long Island. Kaplan insisteva del dire che Amityville era una truffa perché nel libro di Jay Anson, “Amityville Horror” vi erano delle incongruenze e non era esatto al 100%. Anche Ed Warren riteneva che il libro di Anson non fosse esatto al 100%, ma soltanto perché l’autore non aveva famigliarità con i termini propri del campo della Demonologia, non a causa di un errore volontario da parte di Mr.Lutz. Kaplan semplicemente non poteva permettersi di non essere implicato in quella che probabilmente è stata la più famosa ricerca nel campo del paranormale, e così iniziò a spargere la voce che era tutta una truffa. Kaplan scrisse un libro sulla storia di Amityville, intitolato “The Amityville Cospiracy”(“La Cospirazione di Amityville”) ed una settimana prima che il libro fosse pubblicato morì di un attacco di cuore. Il libro contiene molte più contraddizioni e molti più mezzi fatti, che “The Amityville Horror” di Jay Anson. Kaplan non era mai stato all’interno della casa, malgrado lui dicesse il contrario. Kaplan tuttavia giurò di avere le fotografie e i materiali che confutavano la sua teoria. Ed Warren gli offrì 5000 dollari per mostrargli le prove della truffa, ma Kaplan rifiutò. Quando Ed gli chiese come aveva condotto la sua ricerca Kaplan non poté neppure specificare che apparecchiatura aveva usato. In qualche modo riusciva a trovare una bugia come scappatoia alla richiesta di particolari. Alla fine a Babylon, una stazione radiofonica di New York, Kaplan chiese scusa ai Warren poiché avevano scoperto che le sue teorie erano solo menzogne per screditare il nome della casa. Durante la trasmissione Kaplan dichiarò ” Non andrò mai più contro i Warren”. I Warren trovarono che Lutz, pur non avendo mai studiato demonologia, aveva dato una descrizione molto precisa ed accurata delle attività sovrannaturali all’interno della casa. Descrizioni che senza ombra di dubbio erano quelle di un’infestazione demoniaca. Lutz non avrebbe mai potuto mettere insieme una storia come quella per una farsa. Ma perché la storia della farsa è così popolare? Una parte del motivo era che il figlio del capo della polizia era un giornalista, e la polizia aveva sperato di tenere intrusi e vandali fuori dalla zona, poiché la storia si era sparsa e l’assalto alla Casa era continuo. Una storia erronea fu stampata sul giornale Newsday che diceva che il caso di Amityville era una truffa. Ma a chi sarebbe venuto un tornaconto dal mettere insieme una farsa del genere? I Lutz avevano ricevuto poco o niente dai libri e dai film. Jay Anson, l’autore di “The Amityville Horror” sicuramente ha guadagnato dal suo libro, ma sembra non l’abbia fatto nessun altro. Un’altra voce dice che sia stato l’avvocato dei Lutz, l’avvocato Webber, a mettere insieme la storia, d’accordo con i Lutz, accompagnati da parecchie bottiglie di vino. La verità è che i Lutz non bevono alcolici ed avevano in tutta la casa una sola benedetta bottiglia di vino regalatagli da Padre Pecararo. Un’altra voce ancora dice che l’avvocato Webber avrebbe voluto scrivere il suo libro su Amityville ma che Anson semplicemente l’abbia battuto sul tempo. Jay Anson, ebbe un attacco di cuore mentre stava scrivendo l’ultimo capitolo del libro. Fu ricoverato ma ebbe un altro attacco, questa volta mortale, mentre stava scrivendo un secondo libro, “666”, sull’anticristo. Queste sono soltanto due delle molte “coincidenze” nella storia della piaga di Amityville. Quella che segue è la versione abbreviata della storia di Amityville che risultò dalla ricerca dei Warren. Questo resoconto è stato stilato dalla storia orale presa durante un raduno N.E.S.P.R ( New England Society for Psychic Research) nell’Ottobre del 1997. La proprietà venne usata come una sorta di asilo per gli indiani d’America, che erano malati e andavano in contro alla morte. Vi era una recinzione nella proprietà, dove i pazienti venivano alloggiati. Gli spiriti inumani, si divertono in tali situazioni di sofferenza e possono infestare le tombe di coloro che sono stati sepolti in terra non consacrata. I problemi della casa di Amityville, sembrano provenire dagli omicidi di Ronald DeFeo del 13 novembre 1974. Quella che segue è più o meno la ricostruzione dell’omicidio. DeFeo era un drogato, e suo padre era venuto a saperlo. Successivamente disse che c’era un fantasma accanto a lui, nell’ombra, durante gli omicidi, che lo ha costretto a sparare hai suoi due fratelli e alla sorella intorno alle 3:15 del mattino, il 13 novembre 1974. Anche se le case nelle vicinanze non sono lontane, nessun vicino si è svegliato ed ha sentito gli spari. Tutte le vittime sono state trovate supine. I Warren credono che le vittime siano state tutte in mano allo spettro e che le abbia paralizzate rendendole incapaci di corre fuori per chiedere aiuto. Quando i Warren furono chiamati per investigare, incontrarono Padre Pecoraro, e i Lutz. I Lutz in quel periodo vivevano a casa della madre della signora Lutz a Deer Park, New York, perché erano troppo impauriti per rimanere ancora nella loro dimora. Era così profondo il loro timore che erano persino impauriti di parlare dei fenomeni. Avevano lascito tutto il loro mobiglio e i loro averi lì poiché aspettare ulteriormente per poterli portare via semplicemente non valeva il rischio. La prima volta che i Warren entrarono nella Casa erano accompagnati da un reporter molto importante dell’emittente televisiva “Channel 5”, da un professore della Duke University e dal presidente della “American Society for Psychic Research”. Quel primo giorno fu sconvolgente. Lorraine riceveva senza sosta messaggi riguardanti i fenomeni che vi erano accaduti. Ansioso di vedere con i suoi occhi se i fenomeni erano reali, Ed, che normalmente è leggermente sensitivo, è entrato nella cantina. La cantina è il tipico posto dove gli spettri diabolici passano i loro giorni, quindi Ed. lo ritenne il posto migliore da dove cominciare. Malgrado non succeda mai nulla quando Ed è presente, nella cantina vide delle ombre con migliaia di puntini di luce. Queste ombre hanno tentato di buttarlo a terra. Ed si affidò alla religione per resistere all’attacco delle ombre, e comandò allo spirito di andarsene. Immediatamente ebbe una sensazione di qualcosa che tentava diContinue reading