STORIA DEL MONDO ANTICO

 

        L’archeologia come studio del reperto antico nasce nel momento in cui l’uomo comincia a produrre una qualsiasi primitiva forma artistica. I primi esempi di questo tipo sono le pitture rupestri prodotte dai nostri antenati in quell’arco di tempo che usiamo chiamare preistoria, cioè in quel periodo “prima della storia”, in cui non esistevano né una forma di scrittura, né quindi la possibilità di lasciare testimonianze scritte ai posteri. Di fatto, la storia dell’uomo che visse nella preistoria (così come la storia del mondo di milioni di anni fa) è possibile ricostruirla solamente con l’ausilio di reperti archeologici, che in tal senso, fungono da “libro scritto”, che l’archeologo dovrà “leggere” e interpretare, per ricostruire eventi di cui si è perduta la memoria. Quindi, il lavoro dell’archeologo è anche il lavoro del detective, che da pochi elementi a sua disposizione dovrà ricostruire la sequenza degli eventi. Questo è un lavoro arduo se si vuole indagare la preistoria dell’uomo, di cui ancora non si conosce bene l’origine, ma che dura almeno fino al 3000 a.C. in quasi tutta l’antichità.

La prima civiltà stabile in Europa, quindi non nomade, si ritrova in Anatolia, più precisamente a Catal Huyuk. Qui non abbiamo ancora una forma di scrittura, ma l’archeologia ci ha permesso di capire molte cose. Questo Tell dev’essere stato uno dei primi stabili nella storia dell’umanità. Qui ritroviamo un complesso di case, disposte l’una a ridosso dell’altra, le quali non presentano porte, ma solo finestre che venivano usate come ingressi. Qui ritroviamo dei primi esempi artistici di un certo interesse, come sculture di dee madri (tipiche dell’antichità dell’Europa) e delle caratteristiche “teste imbalsamate” di defunti, realizzate probabilmente per scopi rituali.

Dal 3000 a.C. si inizia a produrre una sorta di scrittura (però non ancora alfabetica) sia in Egitto, che in Mesopotamia, sia forse nell’Egeo e più precisamente nella Creta minoica. Una scrittura alfabetica si avrà soltanto coi fenici e coi greci, che si influenzarono a vicenda. Per cui dal 3000 a.C. si incomincia a scrivere su papiri e ad incidere geroglifici sulle pareti dei templi. I primi geroglifici ritrovati in Egitto in verità sono di poco più recenti, si tratta di quelli ritrovati nella piramide di Unas, costruita poco dopo quelle più famose di Giza. Per questo, le tre famose piramidi di Giza non è possibile datarle con esattezza, perché non presentano alcuna scritta al loro interno che ci permetterebbe di collocarle cronologicamente sulla linea del tempo e non è possibile nemmeno un esame col Carbonio 14, tecnica che non è applicabile per la pietra, in quanto agisce solo su sostanze organiche. Per questo, quando di recente è stata scoperta all’interno della Grande Piramide di Cheope una botola di pietra mai vista prima si è subito pensato di analizzare il rame consumato delle manigliette di questa. Ancora però non sono stati divulgati i risultati. Come al solito, la massa è l’ultima a sapere.

Sempre in quel periodo si incomincia a scrivere in Lineare A e Lineare B sull’isola di Creta. La Lineare A è la scrittura peculiare dell’isola, mentre la Lineare B è un incrocio tra questa e la scrittura greca arcaica dei micenei, che in quel periodo stavano invadendo l’Egeo. Per cui, si doveva trovare una scrittura che andasse bene per entrambi i popoli, cretesi e micenei. Questa Lineare B non è altro che la scrittura da cui, alcuni secoli più tardi si svilupperà la scrittura greca usata da Omero (nel VII secolo a.C.) e da cui si arriverà ulteriormente al greco moderno.

Ma nel 3000 a.C. si incomincia a scrivere in una scrittura cuneiforme anche in Mesopotamia. Sono i Sumeri (che si assestarono tra il fiume Tigri e l’Eugrate proprio in quel periodo) che diedero vita a questa forma di scrittura, formata da una serie di “cunei” appunto, che disposti in un certo modo davano forma a parole. Tale scrittura nacque si pensa per esigenze commerciali. Infatti, le prime tavolette in cuneiforme (che sono di forma rettangolare o quadrata ed arrivano ad una larghezza e lunghezza massima di 25/30 cm) raccoglievano inventari e venivano conservate nei magazzini del tempo. Una cosa che accomuna sia le tavolette di Lineare B di Creta, sia le tavolette cuneiformi di Ebla o Mari è il fatto che paradossalmente fu proprio la distruzione dei palazzi in cui queste erano custodite che permise la loro conservazione nei secoli. Infatti, al tempo si usava l’argilla. Questa non veniva ancora cotta in forni, ma fatta essiccare al sole. Con questo procedimento venivano anche realizzati “mattoni crudi” (quelli “cotti” verranno quindi realizzati successivamente) per la costruzione di abitazioni molto semplici. Per cui, la maggior parte delle tavolette scritte, siccome venivano fabbricate in argilla non cotta, non sopravvissero fino a noi, ma quelle di Cnossos e di Eba sì, perché il fuoco degli invasori, inconsapevolmente, agì da forno e queste vennero cotte e sepolte per molti secoli sotto le rovine dei palazzi che le aveva custodite. La distruzione di quegli invasori fu paradossalmente una fortuna per gli archeologi dei nostri tempi. L’archivio di Ebla ad esempio, il più ricco della Mesopotamia, ha regalato agli studiosi almeno 30.000 tavolette in cuneiforme e in altri centri della mezza luna fertile ne sono state ritrovate ancora molte altre, tutte in palazzi che subirono una distruzione ed un incendio.

Mentre in Mesopotamia si sviluppava la civiltà dei Sumeri (dal 3000 al 2000 a.C. circa), in Egitto il faraone Menes riunificata il sud ed il nord del suo paese, dando vita alla prima dinastia (intorno al 3000 a.C.). Dopo i Sumeri, sarà la volta degli Akkadi (dal 2350 al 2100), poi nuovamente dei Sumeri (dal 2100 al 2000 a.C.), dei Babilonesi (dal 2000 a.C. al 1150 a.C. circa), degli Assiri (dal 1150 a.C. al 614 a.C.), nuovamente dei Babilonesi (614 a.C. al 539 a.C.) e poi sarà la volta dei Persiani. Invece in Egitto si susseguono le dinastie, una trentina in tutto, fino alla conquista degli Assiri, nel 670 a.C. e di Alessandro Magno, nel IV secolo a.C. Poi, nel 31 a.C. con la battaglia di Azio, Ottaviano, futuro augusto di Roma, conquisterà l’Egitto facendolo diventare una provincia imperiale. Dal 753 a.C. (data della fondazione di Roma secondo molti storici latini) i Romani iniziano ad espandersi, dapprima in Italia, poi tramite fortunate guerre e acquisizioni nei territori appartenuti un tempo ai Greci della Magna Grecia, agli Etruschi ed ai Cartaginesi. Nella metà del I secolo a.C. Caio Giulio Cesare conquisterà le Gallie con una fortunata campagna di otto anni (dal 58 al 51 a.C.) e s’impadronisce anche della stessa Roma, lottando contro il rivale Pompeo, che insegue fino in Egitto e in Medio Oriente. Alla fine del I secolo a.C. Roma è cambiata e la Repubblica (succeduta alla monarchia nel 510 a.C.) non può più funzionare. L’impero è troppo esteso e necessita una guida forte e carismatica, così il popolo ed il senato eleggono loro imperatore Ottaviano, che diventa il primo Augusto di Roma, intorno al 25 a.C. inaugurando una nuova forma statale destinata a sopravvivere fino al V secolo a.C., tra alti e bassi. E quando i Romani non ebbero più popoli da conquistare, perché avevano raggiunto il massimo della loro espansione, iniziarono ad uccidersi tra di loro. Molti imperatori morirono per mano del loro stesso esercito, del Senato e di altri candidati all’impero e, di questa crisi interna e latente, ne approfittarono i barbari, che dal II secolo d.C. avevano iniziato a premere sui confini dell’Impero. A nulla valsero le contromisure adottate dagli imperatori. Presto Visigoti, Alani, Vandali e Unni invasero l’Impero Romano e non solo: alcuni dei loro capi riuscirono a diventare magister militum, cioè generali romani. Questa fu una breccia all’interno del saldo unitarismo romano, inviolato fino ad allora e generò una crisi di coscienza all’interno dell’esercito (che era formato da barbari e combatteva contro altri barbari) e del popolo di Roma. Roma, quando nel 476 venne conquistata dal generale goto Odoacre, non esisteva più già da almeno un secolo, ovvero, esisteva ancora, ma non era più quella di un tempo.

Dopo Roma, nel 476 d.C. incomincia il Medioevo e durerà altri mille anni, fino alla fine del XV secolo. Ma nella storia così come nell’archeologia, non esistono nette distinzioni cronologiche ed ogni evoluzione avviene gradualmente. I limiti cronologici sono solo invenzioni degli storici per facilitare l’apprendimento della materia, ma non sono da prendere così alla lettera. Di fatti, prima ho detto che il medioevo inizia nel 476 d.C., ma se si vuole ben vedere, come ho già detto, Roma non era più quella di un tempo, e già da almeno un secolo.

Giorgio Pastore

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