STARCHILD
IL MISTERO DEL
RAGAZZO DELLE STELLE

Un'attenta analisi scientifica del cosiddetto cranio denominato "Starchild"
effettuata dal dottor Marco Garbati e da alcuni suoi collaboratori
il 31 maggio 2009 a Roma.

ANALISI DELLO STARCHILD

Il giorno 31 maggio 2009 il sottoscritto, con alcuni suoi collaboratori, si è recato presso l’hotel dei Congressi di Roma, per la presentazione europea dello starchild. Era presente il sig. Lloyd Pye, detentore dell'anomalo teschio. Secondo lui e altri studiosi, questo reperto dovrebbe rappresentare il tentativo di fusione genetica tra la razza umana e quella aliena; fusione che terminerebbe con la creazione di un ibrido umano-alieno, di cui questo teschio è l’unica prova restante.


A sinistra, il dott. Marco Garbati; a destra un suo collaboratore

La storia conosciuta della Starchild inizia nel 1930, quando una ragazza americana tredicenne in vacanza con la famiglia nei pressi del Messico, nella regione dei canyon, contro i pareri dei genitori andò ad esplorare un lungo tunnel in una miniera abbandonata. Al suo interno trovò uno scheletro umano di donna completo, in posizione supina. Accanto vi era un tumulo tombale con una mano deformata che sporgeva e che stringeva quella della donna. La ragazza iniziò a scavare, avendo cura di riporre le ossa in un cestino e di portarle all’esterno del tunnel in una piccola scarpata nascosta sotto un rovo. Quella notte vi fu una grande alluvione che riempì la scarpata trascinando i reperti verso valle. L’adolescente, l’indomani mattina, riuscì a recuperare solo i due teschi e parte della mascella del cranio deforme. Li ripose in una scatola di cartone e li abbandonò nel garage di casa, ammettendo che il secondo scheletro era affetto da qualche tipo di deformità. La donna morì nei primi anni novanta e nel 1998 i due teschi sono passati a Ray e Melanine Young di “el Paso”, Texas. Melanie, un'infermiera neonatale, capì che le deformazioni del cranio non erano in alcun mod, il risultato di una tipica deformità umana, ma potevano essere riconducibili ad altre spiegazioni, comunque non inerenti a malformazioni umane. Determinati a comprendere di cosa si trattasse, i coniugi Young, si rivolsero a Lloyd Pye, un autore e ricercatore nel campo della conoscenza alternativa, che diventò il custode del cranio e tuttora è coordinatore della ricerca inerente ad esso. Lloyd Pye fondò il "Progetto ricerca starchild” nel febbraio del 1999, e nel corso degli ultimi dieci anni ha supervisionato lo studio delle prove scientifiche sul cranio in tre paesi (Stati Uniti, Canada, ed in Inghilterra). Ricerca che, dopo innumerevoli peripezie economiche e non, continua ancora oggi.

Partendo dall’analisi della storia del ritrovamento del presunto starchild, ci sono da sottolineare alcune piccole incongruenze logiche, sia per quanto riguarda la struttura “fiabesca” del ritrovamento, sia per quanto riguarda l’autrice della scoperta stessa: una ragazzina di 13 anni, che non solo non fugge alla vista di due scheletri (come penso farebbero le ragazze della sua età), ma addirittura inizia a scavare per prelevarli! Li ripone in un cestino per portarseli a casa e, addirittura, in barba ad anni di studi in materia da parte d’illustri professionisti, riesce anche a comprendere in un lampo che, in uno di essi vi sono malformazioni umane, come se nella sua giovanissima vita fosse stata in continuo contatto con scheletri umani sani e non.
Nella seconda parte della storia del ritrovamento, il teschio guarda caso, arriva nelle mani di una specialista in materia, un’infermiera pediatrica che conferma l’anomalia del cranio sottolineando l’impossibilità di paragone con la “normale” malformazione umana

Approfondiamo lo studio del teschio in oggetto.

PRIMA CHIAVE DI STUDIO

Età del soggetto.
La prima cosa su cui indagare è la presunta età del soggetto. Il sig Pye afferma che dopo numerosi studi, in particolar modo della radice dentale, si possa affermare che lo “starchild” dovesse avere un’età compresa tra i 14 e i 17 anni.
Qui il discorso è di difficile sintesi; brevemente si può affermare che per stabilire l’età di un soggetto a partire dai reperti ossei, in questo caso del cranio, non ci si sofferma su un unico indice, ma si valutano gli insiemi degli stessi. In particolare, nello studio delle suture craniche dello starchild (nella foto del cranio originale, in quanto quello portato in conferenza è una copia) si nota che la sutura coronale, è circondata da un alone di colore diverso rispetto i margini delle ossa adiacenti (FOTO 1), indice di una fusione appena o non del tutto completata, il che avviene alla fine del 2° anno di vita, o nel primo periodo del 3°.
Foto n° 1

Nella visione basale del cranio (norma basale) in oggetto, si nota la mancanza della “lamina faringea” (FOTO2).

I nuclei di ossidificazione della quale si saldano intorno ai 5-6 anni. Se prendiamo in esame l’ossidificazione del cranio durante i primi anni di vita, si scopre inoltre che l’attività osteogenica si concentra prevalentemente con deposito di osso ai lati del cranio, questo per “adeguare” la curvatura della volta cranica stessa, tanto che nella prima infanzia, vi è la presenza di una tuberosità parietale/frontale sull’arco frontale esageratamente rilevabile sullo starchild (FOTO3).

Ora, lo sviluppo del cranio è didatticamente diviso in tre fasi:
1. Desmocranio: o blastema del cranio, che compare sin dalla fine del primo mese dal concepimento.
2. Condrocranio: o fase “cartilaginea” del cranio stesso.
3. Splacnocranio: inglobante le strutture craniche che non prendono rapporti con il neurocranio. In particolare quelle che interessano il cranio “masticatorio”.

Nello studio sullo starchild si nota la quasi completa mancanza dello splacnocranio, in particolare di tutto il blocco zigomatico-masticatorio e parte del nasale. Bisogna prima di tutto dire che nell’ossidificazione del cranio, anatomicamente si passa da una condizione di “condrocranio” sino ad una di “osteocranio”, in tempi differenti per singoli segmenti ossei, poichè il neuro cranio, cioè il cranio che ha rapporti con l’encefalo, cresce molto di più rispetto allo splacnocranio (la parte cranica che non prende direttamente rapporti con il tessuto cerebrale), proprio perché nei primi anni di vita la crescita del tessuto cerebrale avviene esponenzialmente rispetto al resto del teschio. Questo spiega il perché i bimbi presentano una testa molto più grande in proporzione al blocco masticatorio.

Se prendiamo quindi per buona l’ipotesi dell’inondazione e del successivo rotolamento a valle delle ossa, si può determinare che la mancanza del blocco masticatorio, è data con molta probabilità dal distacco “meccanico” che c’è stato tra il neuro cranio e lo splacnocranio, in un soggetto che presentava ancora nuclei di accrescimento osseo, i quali una volta decomposto e scheletrizzato il corpo, rendono più debole i punti di giunzione, favorendone l’ allontanamento.

Senza entrare nello specifico di ogni singolo nucleo di accrescimento, è bene dire che lo sviluppo della base cranica si produce principalmente in corrispondenza delle giunzioni cartilaginee, sia tra sfenoide ed etmoide sia soprattutto tra sfenoide ed occipite. In corrispondenza della sincondrosi sfeno-occipitale l’accrescimento si protrae sino ai 17-20 anni; vale a dire in rapporto con l’accrescimento della mandibola e la fine del processo di dentizione.
Etmoide, cavità orbitarie e la parte superiore delle cavità nasali completano il loro accrescimento entro il 5° anno di vita.
Quindi la mancanza del processo zigomatico, di quello mascellare e della cavità rino-faringea dello starchild, per frattura postuma dal cranio, è indice di un’età in cui non vi è saldamento dei nuclei di accrescimento.

Concludendo si può affermare che se da una parte la radice del dente studiata ci darebbe un’età puberale terminale, l’assenza della lamina faringea, del blocco masticatorio, del processo zigomatico nonché la presenza di una sutura coronale saldata da poco, ci fa orientare verso la più probabile età tra i 4 e 6 anni.


Foto n° 4

SECONDA CHIAVE DI STUDIO

Ricostruzione facciale: Lloyd Pye, con l’aiuto di tecnici della ricostruzione facciale ha presentato una possibile morfologia del presunto ibrido, inserita anche nella locandina pubblicizzante l’evento (FOTO 4).

Dalla conferenza è emerso che il sig Pye ha interrogato più di un esperto in ricostruzione facciale, e che abbia successivamente variato più volte l’elaborato finale di questi tecnici, sottolineando che secondo lui, la ricostruzione presentata non era giusta.
Ora è vero che tali operatori basano le loro ricostruzioni craniche su modelli di studio antropologici e quindi umani, ma nella ricostruzione dello starchild non si può assolutamente variare di proprio piacimento l’elaborato finale per farlo apparire come si vuole.

Dallo studio del cranio, in particolare delle cavità oculari, si comprende che il soggetto probabilmente presentava un esoftalmo di ampio grado, poichè la profondità della cavità oculare è minore rispetto a quella fisiologia; altresì gli eventuali occhi dello starchild, sarebbero orientati verso il basso (poiché il contorno esterno del margine orbitario esterno è diretto verso il basso - FOTO5) e non verso l’altro come ha volutamente fatto inserire nella ricostruzione il sig Pye.
Bisogna però affermare che le molte ricostruzioni proposte potrebbero avvicinarsi effettivamente al viso del soggetto. Orecchie basse, naso piccolo e pronunciato, grande testa, ma con occhi vicini, il cui margine esterno sia diretto verso il basso e non come nel classico “grigio” obliqui in altro. Facies tipica di alcune sindromi malformative.

TERZA CHIAVE DI STUDIO

Come terzo punto prenderemo in atto le anomalie genetiche e microstrutturali presentate da questo singolare reperto.
Sono state compiute più di una ricerca genetica sul DNA dello starchild. Il risultato del primo studio genetico del teschio lo colloca nella specie umana. Il DNA è indiscutibilmente quello di un umano. Studi più approfonditi hanno scoperto che il dna mitocondriale dello starchild non era uguale a quello dello scheletro ritrovato con esso, quindi poichè questo tipo di materiale genetico si trasmette per intero in linea materna, la donna deposta con lui al momento della morte, non era la madre.

Altresì, fa pensare al “come” sappiamo oggi che lo scheletro ritrovato con lo starchild sia di una donna; poichè dato che il resto delle ossa è andato disperso, dovremmo prendere per buona l’ipotesi che sia stata la ragazza a fornire tale dettaglio. Dubito fortemente, quindi, che una 13enne sia in grado di stabilire il sesso di uno scheletro, analizzando il bacino (indice più rapido per la distinzione sessuale) rispetto ad ossa come femore, clavicola o cranio ecc. Più probabilmente, e lo spero dato che non è saltato fuori durante la conferenza, sarà stato eseguito un test del DNA anche allo scheletro ritrovato con il presunto ibrido per definire se presentasse cromosomi XX quindi sesso femminile. Lo studio di reperti così vecchi è reso difficile dalla contaminazione con materiale genetico estraneo e dal problema del recupero di sequenze lunghe ed intatte di DNA. Nonché dalla veneranda età del campione stesso.

Non stupisce affatto dunque di trovare anomalie genetiche in quel poco DNA nucleare dello starchild ritrovato, poiché dopo più di 900 anni, datazione al carbonio del cranio, sicuramente lo si è trovato denaturato o addirittura inesistente, crtamente di più rispetto a quello mitocondriale, il quale dovrebbe “resistere” maggiormente al passare del tempo, anche se più facilmente “inquinabile” ma dal quale è impossibile determinare il sesso del soggetto.

Durante le analisi effettuate sul cranio, risultano delle anomalie riguardanti la mineralizzazione dell’osso e la presenza di fibre anomale all’interno della matrice ossea. Il sig. Pye afferma che il tessuto osseo dello starchild è più resistente e duro nonché più leggero di quella dell’osso “normale”. Per necessità di studio si deve affermare che l’osso va fisiologicamente incontro a continui processi metabolici che gli permettono di espletare efficacemente le funzioni per cui è preposto (sostegno, difesa, deposito calcio ed emopoiesi). Le alterazioni del suo metabolismo sono alla base di numerose patologie e malattie scheletriche.
Dal punto di vista istologico, l’osso è un tessuto connettivo, la cui componente cellulare è immersa in una sostanza fondamentale ricca di sostanze nutritive e di sali minerali. Le cellule del tessuto osseo sono di tre tipi: osteoclasti (distruttori dell’osso), osteoblasti (costruttori dell’osso) ed osteociti (cellule a riposo dalla attività di costruzione/riassorbimento osseo). Il tutto è immerso in una matrice ricca di fibre collagene a disposizione parallela. La matrice ossea non ancora del tutto mineralizzata si chiama osteoide ed è molto scarsa nell’osso adulto ma presente e ricca di fibre collagene in quello del bambino.

Le proporzioni minerarie variano con l’età, la sede ossea studiata, le condizioni metaboliche di vita e l'alimentazione del soggetto esaminato. Non è quindi affatto anomalo trovare differenze sostanziali fra diversi tessuti ossei, in base al fatto che si deve analizzare dove il soggetto ha vissuto, cosa ha mangiato, se ci sono state esposizioni ad agenti chimici e se vi sono state patologie che avrebbero potuto alterare la matrice ossea stessa.
Il collagene osseo, d’altra parte, contribuisce notevolmente ad aumentare la resistenza dell’osso stesso alle forze di tensione, compressione e taglio, inoltre conferisce elasticità e leggerezza. Queste fibre collagene, nell’osso primario formano un’intrigata rete a maglie intrecciate (osso non lamellare) che, alla fine, viene quasi completamente rimpiazzato da fibre collagene ad andamento parallelo (osso lamellare) dopo il raggiungimento del completo accrescimento scheletrico.

“Attaccati” a queste fibre si trovano complessi macromolecolari come l’osteonectina, osteocalcina due proteine della matrice ossea, inglobate nell’osso stesso che legandosi con il collagene e con altre sostanze favoriscono il deposito minerale e, quindi, la compattezza dell’osso.

Questo studio ultrastrutturale ci dà ulteriore prova dell’età evolutiva, in cui la mineralizzazione ossea non è completata, dello starchild; e ci fa anche comprendere il perché l’osso del cranio in oggetto sia più resistente e più leggero rispetto a quello di un adulto; in quanto la presenza di queste fibre anomale (FOTO 6) non ancora identificate per motivi di budget economico, ma probabilmente di tipo collagenoso, conferirebbero leggerezza, durezza e resistenza al taglio.

La differenza di mineralizzazione tra i due teschi ritrovati, (concetto fondamentale è che, spero che le analisi comparative siano state effettuate tra i due teschi ritrovati, poichè altrimenti non sarebbero accettate comparazioni con matrice ossea moderna!) potrebbe essere dovuta ad un'alimentazione diversa, un'esposizione ad agenti chimico/fisici diversi o a una patologia ossea in due soggetti che non sono parenti, come accertato previo esame DNA mitocondriale eseguito.

 

C’è da dire che non ci ne sono spiegazioni per le strie rosse che appaiono dopo un taglio diamantato (FOTO 7). Per lo meno è impossibile affermare che non siano dovute ad agenti esterni intervenuti post mortem ancor più che a sostanze con cui il presunto ibrido sia entrato in contatto durante la sua vita, senza ulteriori indagini scientifiche. Va spezzata anche una lancia a favore dell’anormalità del reperto, quella della resistenza dopo esposizione ad EDTA da parte di un laboratorio biologico. Tale acido, è utilizzato oltre che come coagulante anche per “ammorbidire” i reperti da analizzare. Ma dato che questa non è la mia materia, lascio le relative conclusioni a chi di dovere. Credo però che la presunta resistenza a tale sostanza acida possa essere messa in relazione alla componente molto collagenosa o alla mineralizzazione che il cranio presenta.

QUARTA CHIAVE DI STUDIO

Analogie anatomo patologiche: In letteratura medica, esistono più di una patologia che potrebbe dare spiegazione delle malformazioni che questo cranio presenta. Risulterebbe quindi molto prolisso elencare ogni patologia deformativa che possa portare ad una possibile soluzione dell’enigma. Verranno per tanto analizzate le patologie che con più probabilità avrebbero potuto creare questa situazione; in particolare vorrei porre l’attenzione sul morbo di Paget, sulla sindrome di Apert, sulla Sindrome di Saethre-Chotzen, sul capitolo delle B-Talassemie ed il grande capitolo delle idrocefalie infantili.

Nella sezione sagittale del tessuto osseo del cranio si nota subito la differenza di spessore tra lo starchild ed un cranio normale. Dopo un esame più approfondito si nota che l’osso del cranio deforme è più sottile rispetto a quello fisiologico, ma presenta una diploe più spessa (FOTO 8). Ora, la Diploe è un tessuto emopoietico che produce costituenti del sangue, presente tra i due tavolati ossei cranici, che conferisce anche resistenza ad eventuali traumi.

Senza addentrarci troppo nella casistica, si può ricordare che patologie abbastanza comuni come le B-talassemie, danno un aumento notevole dello spessore di questo tessuto (ciò è causato da un’iperplasia midollare dovuta ad un aumento della produzione dell'eritropoietina in risposta alla presente anemia), con riduzione dello spessore dell’osso, per diminuzione della larghezza dei tavolati ossei contenenti diploe. In altre parole, aumenta la diploe e diminuisce lo spessore dei due piatti ossei che la contengono, alleggerendo quindi l’osso stesso.

La sindrome di Apert (prevalenza 1/50.000 nati) è una malformazione maggiore, che associa facio-craniostenosi e sindattilie ossee e cutanee alle mani e dei piedi. La craniostenosi, che è presente alla nascita, è sempre bicoronale e salvaguarda il sistema longitudinale, deformando in lunghezza e larghezza la parte posteriore del cranio. La mascella è molto piccola, con inversione dell'articolazione dentaria, il viso è magro, con naso a becco, con orbite notevolmente prominenti ed esoftalmiche. Si presenta anche con una sindattilia (unione di due o più dita) a livello delle dita della mano e del piede completa oppure esclude il pollice e/o il quinto dito (per questo sarebbe stato indispensabile studiare l’intero scheletro). Il ritardo mentale è molto frequente e grave, spesso associato a malformazioni cerebrali (FOTO 9).

Segni clinici della patologia (dati tratti da orphanet - in evidenza le affinità con lo starchild):

• Arcate sopraorbitali piatte (molto frequente)
• Brachicefalia/occipite piatto (molto frequente)
• Craniostenosi (molto frequente)
• Eredità autosomica dominante (molto frequente)
• Faccia piatta (molto frequente)
• Fronte curva/bozze frontali (molto frequente)
• Infossamento della faccia (molto frequente)
• Orecchie a basso impianto/attaccatura (molto frequente)
• Radice del naso schiacciata (molto frequente)
• Sindattilia delle dita (molto frequente)
• Sindattilia delle dita del piede (molto frequente)
• Anomalie del sistema nervoso (struttura) (frequente)
• Anomalie della trachea (frequente)
• Fontanella larga/ritardo di chiusura (frequente)
• Palato ogivale/stretto (frequente)
• Rime palpebrali antimongoloidi (frequente).
• Ritardo mentale/psicomotorio (frequente)
• Strabismo (frequente)
• Atresia dell'esofago (occasionale)
• Naso sottile (occasionale)
• Schisi palatina (occasionale)

Il morbo di Paget fa parte delle osteiti deformanti metaboliche dell’osso. Ha un’eziopatogenesi ancora non del tutto compresa (si sospettano affinità virali), caratterizzata dall’alternarsi d’aree di riassorbimento osseo ed aree di osteoproduzione conseguenti ad un rimodellamento osseo molto attivo e persistente. Colpisce maggiormente le tibie, il bacino, i femori e il cranio. Questa malattia causa una deformità ossea dovuta a una crescita anomala che le rende più grandi e più morbide e leggere (e quindi più soggette a fratture); il morbo aumenta la rapidità di “rimaneggiamento osseo” con la conseguenza che gli strati nuovi risultano disorganizzati e deformati rispetto alla norma.

Storicamente, la malattia era già presente nell'antichità, infatti, crani deformati risalenti al 1000 a.C. sono stati ritrovati anche in Egitto. Testimonianza ancora più arcaica è segnalata nel sito di Monte Covolo (prealpi bresciane), anche qui un cranio deformato, cronologicamente correlabile al calcolitico (IV millennio a.C) è stato ritrovato in un luogo sepolcrale.

Il morbo si manifesta abitualmente dopo i quarant'anni ma rare forme precoci si sono presentate anche nelle prime decadi di vita. Gli uomini sono colpiti in maggior misura delle donne.

Segni clinici del Morbo di Paget

• Dolore osseo. Questo è un sintomo comune che può presentarsi in ogni distretto scheletrico affetto dalla malattia di Paget.
• Cefalea. Si può verificare qualora la malattia di Paget interessi le ossa del cranio.
• Dolori alla schiena e alle gambe. Questi problemi possono verificarsi quando la malattia ossea di Paget interessa la colonna vertebrale.
• Sordità. Si può verificare quando la malattia ossea interessa l’orecchio interno a causa del coinvolgimento delle ossa del cranio. Da sottolineare il frequente interessamento delle strutture ossee dell’orecchio interno ed esterno con, talvolta, deformità anatomiche marcate.
• Deformità ossea. Le deformità, come un aumento della circonferenza del cranio, una deformazione degli arti o una curvatura del rachide, sono causate da un ingrandimento e/o indebolimento delle ossa affette e insorgono tipicamente allo stadio avanzato della malattia.
• Fratture. Le ossa indebolite dalla malattia di Paget possono fratturarsi più facilmente delle ossa di soggetti normali.
• Artrosi. Questa è una condizione che porta a dolore articolare a causa di un danno della cartilagine delle articolazioni in prossimità dei distretti ossei colpiti.

Sindrome di Saethre-Chotzen

Questa sindrome è caratterizzata da un interessamento asimmetrico a carico delle suture coronali e delle sincondrosi sfeno-basilari, e ricalca il capitolo della sindrome di Apert. Viene descritta in letteratura come una dismorfia congenita ereditaria, caratterizzata da asimmetria craniofacciale, anomalie oculari, auricolari ed occlusali, nonché sindattilia e\o clinodattilia.
L’epoca di comparsa della sintomatologia è molto precoce e, quando è misconosciuta alle ecografie morfologiche del feto, la sindrome è sempre evidente alla nascita.
Anche se è noto il meccanismo patogenetico, rappresentato dalla precoce saldatura della sutura coronale e della sincondrosi sfeno-basilare, il difetto di base rimane sconosciuto.
In letteratura sono riportati numerose manifestazioni patologiche a carico dei soggetti affetti, a costituire un panorama di quadri clinici non sempre omogeneo:

• Regione cefalica: Asimmetria craniofacciale, plagiocefalia (deformazione del cranio del neonato alla nascita) da interessamento unilaterale del difetto suturale, impianto dei capelli basso, rime palpebrali a decorso antimongoloide, esoftalmo, ptosi palpebrale uni o bilaterale, miopia, deviazione del setto nasale, orecchie piccole, malformate ad impianto basso; retrusione mascellare con prognatismo relativo della mandibola, malocclusione dentaria (incisivi laterali superiori aguzzi o mancanti).
• Agli arti: sindattilia cutanea parziale tra 2°-3° e talvolta 4° dito della mano, brachidattilia con 4° metacarpo corto,pollice largo, alluce valgo (talvolta bifido), sindattilia cutanea tra 2°-3° o 4°-5° dito del piede, escursione articolare limitata nei movimenti di estensione dei gomiti e delle ginocchia.
• Sviluppo psicofisico: intelligenza normale (talvolta ritardata per craniostenosi precoce). Statura bassa.
• Aspetti Radiologici Lo studio radiologico del cranio assenza o scarso sviluppo dei seni frontali e mastoidei, ipoplasia della mascella con prognatismo relativo della mandibola e possibile anchilosi della articolazione temporo-mandibolare.

Idrocefalia

L'idrocefalo è una condizione in cui si ha un accumulo di liquido cefalo rachidiano a livello dei ventricoli cerebrali che si dilatano. Il liquido cefalo rachidiano viene prodotto dai plessi corioidei nei ventricoli cerebrali. Vengono prodotti 350-450 ml di liquido al giorno. Quando vi è una iper-produzione di liquor cerebrale, un blocco della circolazione liquorale e/o una riduzione del riassorbimento del liquido stesso, si ha un aumento volumetrico che porta ad una deformazione cranica in un soggetto le cui suture craniche non sono ancora completamente saldate. Tali deformità possono essere le più varie, e presentarsi in modalità asimmetrica; in altre parole possono interessare l’intera “sfericità” cranica o colpire solo alcune aree in base all’ossificazione delle suture craniche.
Da sottolineare che nell’idrocefalia, come nelle sindromi sopra descritte, vi è un aumento del volume intracranico, che non comporta assolutamente un aumento significativo del volume del tessuto cerebrale. Tantomeno, l’aumento cranico in termini volumetrici non è assolutamente legato ad un aumento dell’intelligenza del soggetto colpito. Più probabilmente vi sarà una di munizione delle capacità mentali proprio in relazione ad un aumento della pressione intracranica con successiva sofferenza tessutale neurologica.

Concludendo

Indubbiamente ci troviamo ad analizzare un singolare reperto che probabilmente durante la sua vita terrena, agli albori della civiltà, fu venerato come un Dio, proprio per l’anormalità del suo essere. Sfortunatamente, la scarsità dei reperti, la mancanza di termini di paragone e di testimonianze dell’epoca, ci danno solo possibilità di formulare delle ipotesi di studio. Tali ipotesi devono necessariamente basarsi su un metodo di studio empirico-scientifico; questo proprio per avere un punto di partenza da cui, se necessario, distaccarsi successivamente per analizzare nuove teorie, sconfinando in quello che viene denominato “paranormale”.

A mio avviso questo è l’unico metodo di studio possibile per poter avere un punto fermo, e da lì, aprire la mente anche all’impossibile. Questa deve essere la nuova scienza e la nuova ricerca.
La spiegazione più probabile e logica dello starchild è quindi da ricercare tra una sindrome deformante (probabilmente tra quelle sopra descritte) e la presenza di una patologia di palatoschisi, in parte correlate tra loro; in un soggetto “trattato”, come da cultura del tempo, con fasciature e/o tavole per ottenere un cranio ancora più dolicocefalo.
Bisogna però dire che lo starchild apre orizzonti di studio molto interessanti, che ricalcano le più elaborate teorie sulla creazione della vita sulla terra; teorie che ultimamente vengono sempre meno viste come folli o inattuabili, ma i cui concetti fondamentali, se visti con una mente meno scettica, potrebbero dare nuove ed interessanti chiavi di studio al mondo scientifico odierno.

T. Ortopedico dott. Marco Garbati

FOTOGALLERY (con altre foto, non incorporate nell'articolo)
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Bibliografia:

• Osteopatie pediatriche emergenti:Piccin Di Nella A. Greggio, Franco Rigon, Franco Zacchello;
• Anatomia del Gray;
• Trattato di ortopedia pediatrica: Giuseppe Canepa, G. Stella;
• Le malattie dello scheletro nell'età evolutiva Di Giuseppe Canepa, Aldo Pellizza, Vincenzo Pietrogrande;
• Tesi di laurea: Monitoraggio della pic in paziente con trauma cranico severo. M.Garbati;
• Tesi di laurea: Trattamento fratture e cedimenti vertebrali con cifo e vertebroplastica percutanea. M.Garbati;
• Giorgio Pastore, Dei del cielo Dei della terra, Eremon Edizioni, 2007.
http://www.edicolaweb.net/ds190601.htm
http://www.starchildproject.com
http://ilblogdiadrianoforgione.myblog.it

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