LE SETTE MERAVIGLIE DEL MONDO

LE SETTE MERAVIGLIE DEL MONDO ANTICO
 
I – LA GRANDE PIRAMIDE DI CHEOPE A GIZA
II - I GIARDINI PENSILI DI BABILONIA
III – IL FARO DI ALESSANDRIA
IV – IL MAUSOLEO DI ALICARNASSO
V – IL TEMPIO DI ARTEMIDE AD EFESO
VI - IL COLOSSO DI RODI
VII - IL SIMULACRO DI ZEUS
 
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LA GRANDE PIRAMIDE DI CHEOPE A GIZA

        L’Egitto è una terra ricca di misteri. Uno dei più grandi tra questi è quello delle piramidi. Tra l’antico regno ed il medio (quindi all’incirca dal 3000 al 1800 a.C.) se ne costruirono parecchie, tutte a nord, nel basso Egitto, lungo il corso del Nilo. Nel Nuovo Regno non se ne costruirono più (fatta eccezione per le “allungate” piramidi di Meroe, nell’estremo sud dell’alto Egitto) ed i faraoni iniziarono a farsi seppellire negli ipogei scavati nella Valle dei Re, a Tebe. Tra tutte le piramidi, ne spicca una in particolare: quella costruita per il faraone Cheope (IV dinastia), a Giza, che è la più grande mai costruita. Di fatto comunque non si ha la certezza che risalga effettivamente a quel periodo, infatti potrebbe anche essere più antica. Maestosa, la sua altezza è 146 metri. Se moltiplichiamo tale altezza per un miliardo otteniamo la distanza tra la Terra ed il Sole. Strano pensare che gli egiziani fossero a conoscenza di tale nozione. Misura di lato ca. 230 metri. Se si divide l’area di base per l’altezza, otteniamo il famoso pi greco, scoperto ufficialmente solo qualche secolo fa. Potevano gli egiziani conoscere già il pi greco? Le fonti ci raccontano che la piramide di Cheope fosse interamente ricoperta da lastre di calcare bianco sui quali erano scolpiti dei geroglifici molto antichi, che nemmeno gli egiziani del III millennio a.C. erano capaci di leggere. In alto, spiccava il piramydion, la punta della piramide, la quale era un blocco unico di granito ricoperto da elettro, una lega di oro, argento e rame (col quale si ricoprivano anche i piramydion degli obelischi), capace di riflettere la luce del sole a lunga distanza. Tale artifizio era utile nel deserto per capire anche a lunga distanza dove si trovassero i centri abitati. Si dice che, all’interno della piramide, le leggi della fisica non valgano. Esperimenti hanno dimostrato anomalie temporali e elettromagnetiche. La Grande Piramide rimane uno dei più grandi misteri di tutti i tempi.

Giorgio Pastore

I GIARDINI PENSILI DI BABILONIA

        In Mesopotamia si alternarono diversi popoli e dinastie. Nel III millennio a.C. iniziarono ad espandersi i Sumeri, cui le città più importanti erano Ur e Uruk. Nel 2350 salì al potere il grande re accadico Sargon, che creò una propria dinastia fino a ché anche il suo momento di gloria finì e, dopo un breve nuovo regno sumero, fu la volta dei Babilonesi, che dettarono legge fino al 1600 a.C. circa, quando lo scettro del potere passò agli Assiri. Nel 612 i Babilonesi riacquistarono l’indipendenza e la mantennero fino al 539, quando i Persiani di Ciro il Grande conquistarono Babilonia. In quest’ultimo impero babilonese visse Nabucodonsor (605/562 a.C.), che per far sentire a casa propria la propria sposa elamita, creò dei giardini pensili (su più terrazze irrigate in modo ingegnoso) che raccogliessero una flora simile a quella del suo paese d’origine, l’Elam. Tali giardini sorgevano su una collina naturale, su terrazze impermeabilizzate con bitume, regolarmente bagnate e drenate da un sistema complesso di irrigazione, che faceva salire l'acqua anche nei punti più alti. Essi erano situati probabilmente vicino al palazzo reale, già in posizione sopraelevata e contenevano ogni tipo di vegetazione, compresi alberi ad alto fusto. Oramai è solo possibile ipotizzare il luogo in cui dovettero sorgere, in quanto il tempo ha cancellato ogni traccia di tale meraviglia.

Giorgio Pastore

 

IL FARO DI ALESSANDRIA

        Alessandro Magno fu il primo a dare il proprio nome ad una città, Alessandria, tappa fondamentale della sua marcia di conquista in Egitto. Egli disegnò personalmente la pianta della città nel 331 a.C.  ispirato dalla forma urbanistica delle città della Mesopotamia, specialmente Babilonia, che il grande conquistatore avrebbe voluto come capitale del suo impero. Costantino il Grande, imperatore di Roma, ca. 600 anni dopo seguirà il suo esempio, creando sul Bosforo la propria capitale, Costantinopoli (odierna Istambul). Alessandria, che presto arrivò a contare più di un milione di abitanti, viene anche ricordata per la sua famosa biblioteca, voluta da Tolomeo I, che si diceva dovesse contenere 700.000 volumi in cui doveva essere raccolto tutto il sapere dell’antichità, e che bruciò sotto il fuoco dei romani durante la loro conquista dell’Egitto, nel 47 a.C. Ma grande meraviglia doveva essere il famoso faro, che sorgeva sull’isola omonima (da qui il nome divenne proprio di tale sorta di edificio fino ai giorni nostri), di fronte alla città. Si trattava di una torre di marmo bianco, con in sommità un fuoco alimentato da legno o carbone che bruciava di notte segnalando alle navi la posizione della costa, anche a 60 km di distanza. La torre, alta ca. 130 metri, era alta tre piani ed era adornata da statue raffiguranti mostri marini. Anch’essa venne distrutta dai romani durante l’assedio della città.

Giorgio Pastore

 

IL MAUSOLEO DI ALICARNASSO  

           Verso la metà del IV secolo a.C. si costruì il Mausoleo di Alicarnasso, la tomba costruita per il satrapo della Caria (in Anatolia) Mausolo (che governò dal 377 al 353) da sua moglie (nonché sorella) Artemisia. Si trattava di un monumento cubiforme, di 46 metri di lato, coronato in sommità da un tempietto di 36 colonne ioniche, sormontato da una piramide a gradoni sulla quale era stata posta una quadriga d’oro su cui imperavano le statue di Mausolo e di Artemisia. Lo stesso mausoleo era adornato da numerose statue ritraenti alcuni personaggi facenti parte della dinastia del satrapo (tale carica era ricoperta dal governatore locale sottoposto al re di Persia). Il mausoleo era inoltre decorato su tutti e quattro i lati da dei favolosi rilievi, opera di altrettanti grandi artisti del tempo: Briasside decorò il lato nord (tra l’altro fu autore di altre importanti opere come il “Serapide” voluto da Tolomeo I, etc.), Scopas il lato est (autore delle statue frontonali del tempio di Athena Alea a Tegea etc.), Timotheos il lato sud (realizzò la Leda col cigno, gli acroteri del tempio di Asclepio ad Epidauro, il simulacro di Asclepio per il tempio di Trezeni, etc.) e infine Leochares il lato ow (sue opere sono l’Apollo del Belvedere, Demetra di Cnido, etc.). Il mausoleo venne completato da Ada, altra sorella di Mausoleo, incoronata da Alessandro Magno e venne distrutto nel XV sec. dai crociati. È possibile ammirarne alcuni resti al British Museum di Londra.

Giorgio Pastore

 

IL TEMPIO DI ARTEMIDE AD EFESO

Un’altra grande meraviglia dell’antichità è il grande tempio di Artemide (o Artemision), costruito a Efeso (in Anatolia) all metà del VI secolo. 

Il tempio, dedicato ad Artemide (Diana per i romani), la dea della caccia, verrà distrutto da un terremoto all’inizio del VI secolo, ma poi sarà nuovamente ricostruito nel 356 a.C. Si tratta di un tempio diptero (formato da più file concentriche di colonne) ottastilo, cioè con otto file di colonne sul fronte alte una ventina di metri, alla cui base c’era una ricca decorazione. 

Fu distrutto dai Goti nel 262 d.C. I resti rimasero sepolti a causa di un’alluvione del fiume Castro. Oggi rimangono solo una colonna, dei materiali reimpiegati negli edifici vicini e la descrizione degli storici del tempo, che lo videro ancora in piedi.

Giorgio Pastore

 

IL COLOSSO DI RODI

        Sull’ingresso del porto di Rodi, il grande scultore Chares creò, nel 290 a.C. una grande statua, alta all’incirca 30 metri, rappresentante il dio Helios in piedi. L’opera, davvero notevole, era stata concepita per intimorire i visitatori giunti a Rodi, ma doveva servire anche come faro, in quanto il colosso teneva stretta in pugno una grande fiaccola, la quale doveva brillare giorno e notte. Un terremoto fece cadere a pezzi la statua nel 266 a.C., quindi soltanto 24 aani dopo che era stata creata, ma i suoi frammenti continuarono ad essere ammirati fino al 672, quando gli arabi li depredarono per riutilizzarli come materiale di costruzione. Viene ricordato come una delle sette meraviglie del mondo antico. Tale colosso dovrebbe risorgere in occasione del “ritorno” delle Olimpiadi in Grecia, nel 2004. Tale impresa costerà circa 30 milioni di euro e impegnerà ingegneri di tutto il mondo.

Giorgio Pastore

IL SIMULACRO DI ZEUS  

 Nel tempio di Zeus ad Olimpia, all’interno della cella della divinità, vi era la favolosa e gigantesca statua crisoelefantina di Zeus assiso, cioè creata in oro, per le parti coperte del corpo, e in avorio, per le parti scoperte, come il viso, le braccia e le gambe. Il dio, seduto su un trono, era alto circa 13 metri e teneva una nike (vittoria alata) sul palmo aperto della mano destra. La mano sinistra impugnava invece uno scettro. L’opera è da attribuire al genio di Fidia, lo stesso che diresse i lavori sull’acropoli voluti da Pericle intorno al 450 a.C. e che creò altre opere memorabili, come i marmi del Partenone e l’Athena Parthenos (altra statua crisoelefantina posta all’interno dello stesso tempio), l’Athena Lemnia, l’Apollo di Kassel, etc.  

Lo Zeus di Olimpia venne portato via dal tempio dall’imperatore Teodosio II a Costantinopoli, dove finì distrutto in un incendio nel 475 d.C. Venne riconosciuto dalle fonti come una delle sette meraviglie del mondo.  

Giorgio Pastore

 

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