ROMOLO E REMO
E I FANCIULLI DIVINI

“Suo padre lo mise in una culla falcata da curve d’argento
e lo fece discendere nel mondo degli uomini, abitanti della terra inferiore.
Sul tetto dello zio-uomo dalle piume d’aquila cadde egli,
con il fracasso di un potente tuono...”.

[Leggenda del Dio dei Voguli]

Chi fondò veramente Roma? Da dove vennero le genti che diedero vita al più grande impero della storia? I due gemelli Romolo e Remo sfuggiti a un crudele destino oppure genti pre–indoeuropee stanziate già laggiù da numerosi secoli?
L’origine della città eterna è oggetto di discussioni da diversi anni, infatti, al di là della leggenda, si pensa che veramente altre razze abbiano concorso alla sua fondazione. La famosa leggenda della coppia di neonati potrebbe essere il ricordo sbiadito di una storia ancora più antica, la quale porta i chiari segni di un'origine non umana! Parlando dei presunti fanciulli divini che avrebbero colonizzato il mondo vediamo che nella leggenda romana trovano l’esempio più lampante. Un concetto molto importante in questione, prima di affrontare il discorso dei fanciulli non umani, è che la leggenda di Romolo e Remo sembra una storia non solo italiana; sono infatti stati ritrovate analoghe leggende in tutto il mondo, che parlano chiaramente di fondatori di imperi allevati da tigri, da orsi, da cani, cervi, uccelli, serpenti e così via. Si parla anche del ritrovamento di pitture rupestri nel palazzo reale di Bungikat, capitale dell’antico stato asiatico dell’Utrushan, che racconterebbe chiaramente la leggenda dei due fanciulli fondatori di Roma! Ci si è chiesti, come mai uno stato così lontano fosse a conoscenza della leggenda e si è optati per la teoria del paleocontatto, ovvero, che i Romani fossero giunti in questo stato asiatico trasmettendo la leggenda; oppure che gli abitanti dell'Utrushan abbiano appreso la leggenda direttamente in Italia, per poi immortalarla in una parete del palazzo del sovrano. Qual è la verità?
Perchè i Romani si sarebbero recati in Asia, o perché le genti Asiatiche si sarebbero mosse verso Roma? Forse il comune ricordo di un impero planetario spingeva queste genti ad affrontare questi viaggi? Oppure, contrariamente a quanto ci dicono le fonti storiche, i popoli di tutto il mondo affrontarono veramente gli oceani per incontrarsi con altri, scambiandosi le proprie conquiste culturali? Nessuna Atlantide? Né imperi scomparsi? I comuni simboli sparsi per il pianeta sono il frutto di viaggi e incontri avventurosi di popoli primitivi?
Allora, come mai le piramidi sono sparse per tutto il mondo? Forse gli Egizi in un passato ancora più antico furono tanto potenti da imporsi al resto del mondo fungendo così da mediatori nei contatti internazionali.
Ritornando ai famosi fanciulli, vediamo che vi è una fitta presenza di essi all’interno dei miti e delle leggende. Ci raccontano di fanciulli allevati da animali misteriosi. Secondo alcuni, gli animali in questione sarebbero in realtà il ricordo sbiadito di astronavi – culle attraverso le quali gli dèi fanciulli sarebbero giunti sulla Terra, inviati qui dagli dèi!

Tralasciando la storia di Romolo e Remo che conosciamo già bene. Ricordiamo il caso di Pan (dal greco pas- pasa- pav-, che significa "tutto"), figlio di Hermes (il Mercurio romano, nascosto in una pelle di coniglio! La combinazione animale- astronave risulta chiara! La pelle di coniglio in cui era avvolto il piccino potrebbe essere in realtà un'astronave! Perchè un veicolo di spostamento potrebbe essere finito per essere visto come un animale? Semplicemente perché i nostri antenati non sapevano ancora come interpretare e tradurre questa tecnologia, se non con termini del loro vivere quotidiano! Ancora oggi se ci avviciniamo tra le tribù primitive dell’Amazzonia e della Nuova Guinea la nostra tecnologia è interpretata con termini a loro più comuni: gli aerei li chiamerebbero serpenti delle nubi, raggi laser “bastoni che emettono fasci di sole”, i nostri computer “specchi dove gli uomini parlano”, e così via.
Una favola proveniente dal Nord Europa tratta la storia del “Forte Giovanni”, figlio di una fata allevata da una cavalla; il mito del Polinesiano Maui avvolto dalle Meduse; e ancora, quello del dio ellenico Eros che solca i mari a dorso di un delfino.
Prima di proseguire con l’elenco dei fanciulli divini analizziamo alcune cose concernenti questi ultimi casi. Notiamo da subito che i fanciulli divini non furono soltanto fondatori di imperi; i casi di Forte Giovanni, di Maui e di Eros ci fanno capire come nelle azioni degli uomini esseri soprannaturali o anche extraterrestri siano stati sempre al loro fianco. Dall’essere più insignificante al più brillante, ci furono probabilmente sempre loro: come se attraverso un programma speciale avessero deciso chi avrebbe dovuto governare, gli amori che sarebbero dovuti nascere, i figli che avrebbero dovuto avere, gli sviluppi culturali, le alleanza politiche, etc.

L’uomo sarebbe stato come una marionetta: in balia di queste forze; quando si dice che siamo nelle mani del destino, forse si vuole alludere agli esseri celesti che controllavano e controllano la nostra vita? Come se fosse stato un Matrix paleolitico (riallacciandoci al senso filosofico dell’omonimo film).
Anche il concetto degli insetti che creano la dea–madre mediterranea può calzare a pieno. Perchè non pensare che vi fosse una base dove gli dei celesti si erano installati per creare la vita sulla Terra? Potrebbero aver creato ad Atlantide un quartier generale che poi avrebbero sfruttato per modificare geneticamente l’uomo primitivo, che avevano trovato durante le loro esplorazioni! Mentre l’Homo Erectus vagava ancora per le terre selvagge in cerca del fuoco, poco più lontano una civiltà evoluta usava computer, progettava razzi, bombe, navi spaziali, veicoli di terra e di mare. L’immagine qui a fianco mostra il confuso ominide sovrastato da un'astronave o da una sorte di base a scopo scientifico. Essa rende bene il concetto. Abbiamo discusso poi di Eros, che esce dalle acque: perchè non pensare che una civiltà di un altro pianeta possa avere fondato un impero sottomarino per poi, al momento buono, aver inviato i suoi emissari a insegnare le scienze sacre? Vi è una seria possibilità di credere in questa ipotesi, infatti, il delfino può essere anche esso il ricordo sbiadito di un mezzo sottomarino attraverso il quale il fanciullo divino raggiunse la Terra ferma!
Anche i miti che vogliono i fondatori delle civiltà giunti dall’acqua possono essere visti nella stessa ottica. Magari potrebbero essere giunti dalle acque a seguito di un atterraggio di fortuna e, da lì poi risaliti sulla Terra e creare l’essere umano! Gli stessi fanciulli divini, scesi dallo spazio, potrebbero essere arrivati negli oceani, una volta creatisi i giusti mezzi di sopravvivenza. Forse alcuni animali furono resi più intelligenti per progetti di questo tipo, proprio come ad esempio il delfino che, oltre ad essere visto come un mezzo anfibio, si dice che sia stato modificato geneticamente per progetti di questo tipo.

Proseguendo, vediamo cosa ci dice la Prof.ssa Edy Minguzzi a proposito dei fanciulli divini:

“...La solitudine nel selvaggio mondo delle origini, ma soprattutto qualcosa che avvolge come un bozzolo il giovane e gli dà modo di preparasi alle nuove insidie; una specie d’incubatrice, insomma, nella quale il trovatello si plasma e si tempra per affrontare il mondo esterno (la cesta e la caverna di Zeus, la pelle di coniglio di Pan, la casa galleggiante di Dionisio). Questi fanciulli divini vengono dallo spazio e sovente dallo spazio ritornano. Tutti i fanciulli divini o quasi hanno a che fare con l’acqua, fuoriescono da un oggetto più o meno ovoidale o da una botte o da contenitori vari (chi non rammenta Perseo neonato, racchiuso nell’arca inchiodata, in balia delle onde?)... Un involucro indefinito, sconosciuto, che li protegge e li ritempra (...)”.

Presso gli antichi Armeni pagani si narra che "La canna sanguigna aveva le doglie, nel mare, era prossima a partorire. Dal grembo della canna uscì una fiamma e dalla fiamma balzò fuori un bambino: fuoco erano i suoi capelli e i suoi occhi erano il Sole”.

Questo può essere ricollegato ai tanti miti dei Maya, degli Aztechi e delle civiltà Sudamericane, che parlano chiaramente di dèi alti, con capelli di fuoco o occhi di sole, giunti dal cielo con strani dischi! Potrebbe trattarsi quindi di dèi dall’aspetto di scandinavi che, cresciuti sulla Terra, incontrarono le popolazioni Americane?

Siddartha Guatama, il futuro Buddha (parola sanscrita che significa il risvegliato, l’illuminato), che appena nato potè reggersi autonomamente sulle gambe, poteva parlare comunicando di essere venuto al mondo per raggiungere l’illuminazione e liberare dalle sofferenza tutte le creature! Fatto particolare del racconto è che ovunque camminasse spuntavano fiori di loto. Al di là del racconto, si evidenzia subito che il fanciullo era divino: molto probabilmente i suoi genitori dovettero contare qualche dio tra i loro avi! Possiamo pensare infine che gli dèi del cielo potrebbero aver inviato sulla Terra i loro figli per fondare le religioni, antichi culti preistorici.

Negli antichi documenti indiani (Brahmana e Rg-Veda) si parla di Prajapati, uscito da un uovo sorto dalle acque. Anche il fanciullo finnico Munapojka nasce da un uovo, così come l’Eros greco prima di cavalcare il delfino.

Tages, il fanciullo divino, protagonista del folklore e delle leggende Etrusche, sorge dal seno della terra ("una caverna sotterranea?" Si chiede Kolosimo) davanti a un uomo intento ad arare, e insegna poi agli Etruschi i segreti della sacra dottrina dei suoi simili. Abbiamo trattato in precedenza di una civiltà giunta da altri pianeti, che potrebbe essersi costruita un impero sottomarino e che, al momento giusto, abbia inviato i suoi figli a civilizzare il mondo. Perchè non pensare allora che abbiano costruito un impero o città sotterrane e che, al momento favorevole, abbiano quindi inviato i loro emissari in superficie? Magari gente di altri pianeti giunti nell’Italia degli Etruschi (magari anche loro stessi originari di altri pianeti o originari di mondi perduti), costruirono città avanzate sotterrane dalle quali poi dovettero portare la civiltà in superficie.
Ecco cosa bisogna intendere per "sorgeva dal seno della Terra": il "fanciullo divino" veniva chiaramente inviato sulla Terra da una base extraterrestre costruita nel sottosuolo da genti di altri mondi. Così come la marionetta si muove e agisce ignara di quel qualcuno che la sta muovendo, così l’uomo preistorico ignorava che qualcuno muoveva i fili dell’evoluzione per lui. Probabilmente questi dèi stellari furono molto furbi, operarono in gran segreto (forse per questo costruirono città sottomarine o sotterranee) facendo risultare le conquiste dell’uomo frutto del caso e della fortuna. Invece, tutto potrebbe essere stato organizzato nei minimi particolari! L’uomo avrebbe dovuto conoscere il fuoco, la pietra, le armi; non si trattò di semplici conquiste culturali.

L’Immagine sopra e le vicende narrate nel film "2001 Odissea nello spazio" chiariscono ancora di più quanto stiamo dicendo!


La leggenda del dio dei Voguli sceso dal cielo perché figlio di una donna che ne era stata espulsa è esemplare; questa ultima giungendo dal cielo sulle rive del fiume Ob partorisce il figlio in un modo inconsueto. Forse la donna non è altro che una metafora. Ci viene da pensare ad un veicolo spaziale portatore di civiltà:

“Sotto l’ascella destra della madre si sono staccate due costole: esce alla luce un bimbo dalle mani e dai piedi d’oro” (carrello d'atterraggio in bronzo? n.d.r.).

Esiste tuttavia un’altra variante del medesimo mito che fa chiaramente riflettere su come la vita di questi fanciulli non fu facile; inizialmente deboli e per lo più non riconosciuti, oltre che maltrattati dagli uomini, decisero, secondo alcuni studiosi, di "rinchiudersi nella loro pelle" (veicolo cosmico o mezzo anfibio con il quale erano giunti sulla terra?) per temprarsi e affrontare il mondo:

“Suo padre lo mise in una culla falcata da curve d’argento e lo fece discendere nel mondo degli uomini, abitanti della terra inferiore. Sul tetto dello zio-uomo dalle piume d’aquila cadde egli, con il fracasso di un potente tuono”.

Charun, un antico demone venerato dagli Etruschi.
Trattasi dell'ennesimo essere extraterrestre forse giunto
nell’Italia antica. Le ali e le orecchie a punta farebbero
pensare ad esso come a un viaggiatore spaziale capitato
nell’Italia degli Etruschi.

Il mito prosegue poi con il triste destino del fanciullo “percosso ogni giorno con un battitoio di ossa di mammut” e disegnato come vittima per un sacrificio. Il fanciullo poi, secondo il mito, si erge nella sua forza terrificante e fa piazza pulita del nemico. Un passo particolare poiché fa notare come la conquista della fiducia degli uomini di quell'epoca fosse molto difficile da ottenere, nonostante il fanciullo fosse molto “speciale”. Possiamo immaginare antichi indigeni chiamare "culle" antichi veicoli cosmici giunti sulla Terra dentro al quale vi era il fanciullo divino.

Il caso di Achille (così come quello di Ercole), che mentre era nella culla uccise con la forza delle braccia due serpenti che volevano attentare alla sua vita è anch'esso significativo. Sebbene si tratti solo di un racconto epico, la forza sovraumana del fanciullo, reso invulnerabile come sappiamo dalla immersione del suo corpicino, eccetto i talloni, in acque da parte della madre, fa sospettare chiaramente come anche lui fosse un fanciullo divino inviato sulla Terra dagli dèi.

Poniamo l’accento sull’aspetto di questi fanciulli, descritti con occhi di fuoco e capelli di sole, e sul fatto che gli dèi del pantheon greco erano descritti come esseri biondi dagli occhi chiari; potremmo anche comparare questi fanciulli alla razza degli Elohim, che secondo alcuni giunsero diversi secoli fa sulla Terra per creare la vita. Non è possibile che si tratti di un'unica razza che assunse nomi diversi a seconda delle varie civiltà con le quali venivano in contatto? Facciamoci caso. Sia presso gli Egizi sia presso gli antichi Americani sia presso i popoli orientali che oceanici, inclusi i popoli nordici, tutti gli esseri sono descritti come biondi, alti e dagli occhi azzurri! Così presso i Greci si chiamavano Zeus, Minerva, Poseidone, etc. Mentre, presso gli Aztechi si chiamavano Quetzacoatl, Tlaloc, e così via!
Immaginiamo un antico mondo: degli astronauti extraterrestri arrivano sulla Terra per portare l'umanità verso uno stadio di evoluzione superiore. A quanto pare, molti esseri curiosi che la letteratura e l’arte antica hanno avuto modo di descrivere, potrebbero essere stati il frutto di esperimenti e di modificazioni genetiche condotte da questi antichi visitatori spaziali.

Simile a quelli già narrati è il mito di Kullervo, figlio di una povera schiava. Si tratta di un racconto che fa parte del Kalevala, il poema epico finnico. Il mito vuole che, ancora neonato, sia uscito dalla culla e abbia ucciso i suoi padroni, che lo volevano morto. Il mito ci narra:

“I nemici cercarono di annientare Kullervo con tre mezzi che sembrano simboleggiare le forze della natura: acqua, fuoco e aria. Infatti lo mettono in una botte e lo gettano in mare, ma il fanciullo, dopo tre notti, si adegua all’elemento liquido, tanto che lo si trova seduto in mezzo ai flutti, che impugna uno strano arnese “dal manico di rame, che regge un filo di seta”con il quale misura l’acqua ("Una sonda? Un’arma? Un ignoto mezzo di sopravvivenza?" Si chiede Kolosimo!). Viene buttato allora nel fuoco: di lì a tre gironi lo si vede illeso, intento ad ammucchiare i carboni con un altro strumento fabbricato dal nulla. In seguito è impiccato, ma ancora non muore: eccolo subito dopo occupato ad incidere sulla corteccia di un albero strane figure, con qualcosa che pare un punteruolo” (Un messaggio spaziale?" Si chiede ancora Kolosimo).
Leggendo bene il mito ci si accorge che il bimbo torna in vita dopo tre giorni: non sono gli stessi giorni che impiegò Gesù per risorgere? Sappiamo inoltre che Gesù già da bambino manifestava segni di maturità, parlando ai saggi del tempio: forse fu anche lui uno dei tanti fanciulli divini di cui stiamo discutendo? Basti ricordare che anche la vita di Gesà sembrerebbe essere stata costruita a dovere. Il suo giorno di nascita, il 25 dicembre, coincide guarda caso con quello di un dio pagano risalente a centinaia di anni prima, Mitra, adorato dai romani prima dell'avvento del Cristianesimo.

In ogni cultura, gli dèi inviano i loro figli in mezzo agli uomini per civilizzarli e aiutarli nel loro cammino evolutivo.

CIVILTÀ MISTERIOSE ED EXTRATERRESTRI NELL’ITALIA ANTICA

Abbiamo quindi parlato dei fanciulli divini. Vediamo ora, nello specifico, il mito della fondazione di Roma, descritto dallo storico Tito Livio. Procediamo per ordine. Sia nella nascita che nella vita i gemelli romani potrebbero essere stati assistiti da esseri di altri mondi. Analizziamo per un momento la figura di Numa Pompilio, secondo (ancora leggendario, n.d.r.) re della dinastia regia. È noto per la riforma del calendario romano, con l’introduzione di vari miti, e per il suo regno di bontà e giustizia. Si dice che avesse come consigliere la ninfa Egeria, con la quale s'incontrava di nascosto. Le ninfe potrebbero essere state degli esseri soprannaturali che avrebbero operato nel nostro passato, guidando gli esseri umani.
Si dice che questa ninfa abbia consigliato di rapire gli dèi Picus e Faunus, così da chiedere a Giove un riscatto. Il dio dell’Olimpo manifestò la propria volontà tramite un fulmine e promise al re protezione inviando uno scudo dal cielo. Il mito potrebbe tradursi, per diletto, come l’arrivo di una viaggiatrice spaziale che, innamoratasi dell’eroe terrestre, gli consigliò di rapire gli extraterrestri sopra citati chiedendo in cambio al comandante, il nostro Giove, un solenne riscatto. Peter Kolosimo sospetta che Numa abbia potuto ricevere in cambio un dono anacronistico, o poteri con il quale avrebbe potuto compiere miracoli che avrebbero sbalordito i Romani, guadagnandosi la loro stima e ottenendo in tal modo la corona. Diogene di Alicarnasso ci dice infatti di come Numa convocavava persone a casa sua, mostrando loro il povero arredamento domestico inadatto ad ospitare persone, intimandoli poi di tornare per l’ora di cena. All’ora stabilita gli invitati tornavano da Numa e rimanevano sbalorditi quando notavano una casa ricca di mobili e di tavole colme. Vedendo tutte quelle meraviglie pensavano che fosse assistito da una dea. È possibile quindi che a un certo punto della storia, esseri di altri mondi scesero nell’antico Lazio e decisero di fondare una genealogia di re e di genti.
Questa teoria và a braccetto con quella secondo la quale gli extraterrestri avrebbero potuto fondare specifici gruppi culturali, come nel caso degli Annunaki, che avrebbero creato i Sumeri.

Avendo dato l'avvio al popolo di Roma, gli stessi gruppi extraterrestri che scesero nel Lazio, avrebbero aiutato anche altri uomini valorosi nel diventare re, grazie alla loro tecnologia avanzata. La stessa dea celeste avrebbe impartito a Numa importanti conoscenze astronomiche e tecnologiche che il re riportò in dodici libri appositamente chiusi, per suo espresso desiderio, in un cassa (qualche analogia cono l’arca della alleanza?) di pietra.
Circa 400 anni dopo piogge intense fecero affiorare l’arca e si rischiò che il suo contenuto potesse essere letto dai cittadini. Il Senato, intuita la pericolosità, decise che i libri avrebbero dovuto essere incendiati, poiché rivelavano i più profondi segreti religiosi di Stato. Quali segreti conteneva questa misteriosa cassa? Qualche indizio lo potremmo trovare leggendo le gesta di altri re di Roma.
Tullio Ostilio, si dice, procurò diverse noie alle popolazioni circostanti il Lazio. Probabilmente, la cosa non andò giùagli dèi, che forse avevano un certo interesse a mantenere un controllo su quella porzione di terra, e lo ammonirono con "una pioggia di pietra". Preoccupato da tal disagio, decise di ingraziarsi gli dèi, ma il proposito fu vano tant'è che, stando a un interpretazione paleoastronautica, avrebbe letto dai testi di Numa, che sarebbero sopravvissuti in qualche copia, le istruzioni per fabbricare dei potenti lancia-laser che decise di usare contro gli dèi.
Il vecchio re dovette fallire; ricevette una potente scarica (non si sa bene di che cosa), che distrusse la sua casa. Come dovremmo interpretare quindi il fatto? Cosa successe effettivamente nell’antico Lazio? La storia che conosciamo non è che il camuffamento di una storia che vede antichi monarchi romani in contatto con esseri di altri mondi?
La storia dei primi quattro re si conclude con il re Anco Marzio, di cui nulla lascia sospettare un possibile contatto con esseri di altri mondi. Di lui si sa soltanto che dopo un periodo bellicoso instaurò un'era di pace, simboleggiato da numerose opere di cultura. Nuove ricerche ci svelano ancora profondi misteri di questi leggendari re. Ad esempio, si dice che in questi famosi libri, Numa spiegasse il segreto dell’elettricità, denominata “fuoco di Zeus”, e di come se ne servisse nel quotidiano, arrivando addirittura ad addobbare i suoi templi con dei parafulmini. Sappiamo di Tullio Ostilio che utilizzò queste tecniche per sfidare gli antichi dèi, ma il tentativo fallì visto che lo sfortunato individuo perì bruciato. Il segreto fu poi carpito da Porsenna, che usò questi fulmini per distruggere Bolsena e un misterioso mostro chiamato Volt. Cosa successe quindi? Antichi alieni istruivano i romani sulle tecniche dell’elettricità? Di quali misteriosi segreti furono detentori primi monarchi romani? Da chi li ebbero in dote?
La storia prosegue con la dinastia dei Tarquini dove i richiami ad esseri spaziali sono più vivi che mai. La storia della casata dei Tarquini inizia con Lucumone: un principe etrusco che emigrò nel Lazio in cerca di gloria. A quanto pare, fu lui il primo e vero re romano che ebbe la capacità di unire i vecchi villaggi, trasformandoli in quella che sarà l’antica e vera Roma. La storia inizia quindi nel 575 a.C. con questo misterioso individuo etrusco. La leggenda narra di come un aquila, arrivando dal cielo, gli prese il copricapo e glielo rimise in testa. Stando all’interpretazione della moglie, presto sarebbe diventato un monarca. Molti studiosi hanno tracciato parallelismi con le epopee americane, secondo le quali un episodio analogo si sarebbe verificato in America: il re sarebbe stato designato in un modo analogo, un condor gli mise una corona sulla testa. Da questo parallelismo si è pensato agli Etruschi come originari delle terre andine. Basandoci su quanto detto finora è possibile che a dare la il via alla storia di Roma sia stato un etrusco che originariamente avrebbe fatto parte di una cultura non europea, bensì andina, e non più il Romolo della leggendaria tradizione. Gli dei celesti non tardarono a farsi sentire: essi "regalarono" a Lucumone un figlio in modo inconsueto. Secondo la leggenda, la sua schiava, mentre cucinava, vide un fallo ergersi dalle fiamme e la vessatissima moglie di Tarquinio interpretò il fatto come una nascita. Il lucumone ordinò quindi alla schiava di sistemarsi fra le fiamme ed eccola quindi uscire con un bambino dai capelli rossi e dall’aspetto splendente. Quel bambino verrà chiamato Servio Tullio. Potrebbe questa leggenda mascherare una abduction e la nascita di un ibrido (Servio Tullio), per metà umano, per metà alieno?
L’ennesimo fanciullo divino, nonostante le numerose opere di bene, non ebbe una buona vita ed eccolo assassinato da un certo Tarquinio conosciuto poi come il superbo. Costui non fu ben voluto dal popolo romano visto il suo mal governo e gli atteggiamenti da despota assoluto. Un solo episodio ci fa pensare che, anche in questo caso, intervennero esseri di altri mondi. È il caso della Sibilla cumana, che durante l’attacco a Cuma offrì al monarca dodici libri per trecento pezzi. Tarquinio rifiutò e il giorno dopo la Sibilla si ripresentò con nove libri dichiarando di aver bruciato gli altri tre. Giunse un altro rifiuto e il giorno dopo l’anziana signora si presentò con sei testi, dichiarando che se il re non li avesse comprati allo stesso prezzo dei dodici, li avrebbe consegnati al nemico. I libri contenevano precetti per il futuro di Roma e il monarca si vide costretto, forse accortosi della serietà del fatto, a prenderli. Si trattava forse degli stessi libri custoditi a suo tempo da Numa Pompilio? Gli stessi dodici libri divini? C'è qualche attinenza con le 12 tavole della legge realizzate in epoca repubblicana?

Questa pittura parietale rinvenuta nella tomba dell’Orco a
Tarquinia mostra Tuchulcha: un demone del pantheon
etrusco nell’attesa di colloquiare con un iniziato .Vuole
alludere a un tempo magnifico quando antichi extraterrestri
scesero nell’antica Italia per portarla verso un livello
culturale superiore.

La leggenda ci dice poi di come Tarquinio fosse spodestato dall’ istaurarsi della Repubblica; qui finiscono le incursioni spaziali nell’antica Roma. È possibile che gli antichi extraterrestri lasciassero antiche conoscenze che altri monarchi e personaggi importanti di Roma usarono, come i telescopi, le lenti o le tecniche delle lampade eterne? Dischi volanti, probabilmente, continuarono a solcare i cieli di Roma, per poi finire nei testi con il nome di Clypea Ardentes (da qui il termine clipeolgoia), ovvero, "scudi roventi". Le presenze di possibili antichi extraterrestri nell’antica Roma finiscono qua, almeno apparentemente. Non è escluso che fatti enigmatici possano essere accaduti ancora in seguito. È chiaro quindi che gli etruschi ebbero un ruolo significativo per il nascente nucleo romano. Gli etruschi di quel periodo entrarono in contatto con esseri di altri mondi, che poi raffigurarono con sembianze di demoni nelle loro tombe? Molto conosciuto è un affresco di Tarquinia, realizzato nella cosiddetta tomba dell’orco (lo possiamo vedere a fianco) che mostra un antico etrusco colloquiare con un essere alato, con testa di uccello. Che dire dei numerosi demoni etruschi rappresentati in queste pitture parietali tombali? Girando per le numerose città etrusche si avverte come un senso di infinito che ci proietta verso un passato mitico ed enigmatico. Ciò che è stato rappresentato nella tomba dell’orco potrebbe essere il ricordo di antiche cerimonie condotte nei luoghi sotterranei delle città etrusche, lì dove forse i sacerdoti etruschi venivano iniziati da esseri cosmici. Questa teoria è ancora più accentuata dalla misteriosa religione etrusca che, come abbiamo detto, era praticata in luoghi nascosti, seguendo specifici rituali di sapore esoterico; celebrata da monaci che indossavano maschere di demoni. Sappiamo che molti hanno voluto vedere nelle maschere rituali dei popoli primitivi il ricordo della discesa di antichi visitatori che li istruirono. I sacerdoti etruschi volevano forse fare lo stesso?Voleva ripetere quelle cerimonie che un tempo visitatori cosmici fecero iniziando capi etruschi?Quando si parla di religione etrusca si riferisce anche a quei culti, di stampo greco ma di origine sicuramente asiatica, che vedono precisi momenti in cui gruppi di persone si abbandonavano a pratiche lascive; queste cerimonie molto particolare sono rappresentati negli affreschi delle tombe delle città etrusche.

Potremmo pensare,con un piccolo sorriso,che queste cerimonie fossero diciamo condotte in un antico tempo da esseri spaziali?Condotte, come abbiamo detto, sempre in luoghi sotterranei ed enigmatici?Perchè poi questo continuo rivolgersi degli Etruschi a mondi dell’oltretomba che ci dicono popolati dai demoni ?
Sappiamo anche che un mito etrusco parla di Tages, il fanciullo divino che fuoriesce dal seno della Terra. Forse qui si allude a un avanzato regno sotterraneo fondato dagli dèi etruschi? Quando i signori dell’oltretomba andarono via, i sacerdoti etruschi continuano a condurre le cerimonie antiche indossando le maschere che riproducevano i volti degli antichi signori del cosmo, così come in molte altre parti del mondo (ricordiamo ad esempio le maschere dei Dogon africani, che raffigurano i loro dèi, i Nommo).

Tornando all’origine degli Etruschi si è spesso parlato della loro lingua, così diversa dagli idiomi indoeuropei. Alcuni studiosi di glottologia hanno notato una forte affinità con le lingue andine. Secondo la docente Natalia Rosi, i vocaboli etruschi sarebbero simili a quelli sudamericani, tanto che si è optato per l’origine amerinda degli stessi Etruschi. Questi ultimi e i popoli della Mesoamerica derivavano forse dalla medesima matrice culturale? Ancora una volta Atlantide riecheggia con la sua ombra sulle principali culture del mondo. Curioso che le mura delle città etrusche fossero in tutto e per tutto simili a quelle sudamericane: questo ci farebbe pensare all’arrivo degli Etruschi dal Sud America. Uno studio approfondito ha comparato i vocaboli delle due lingue, etrusco e Quechua-Aymara:

ETRUSCO
QUECHUA-AYMARA
Index: nome arcaico del dio Sole
Inti: dio del Sole
Ayta: divinità infernale
Aytha: grida di dolore
Anda: vento freddo del Nord
Anta: il vento freddo e impetuoso del Nord
Chiton: corta tunica
Chiti: corto, piccolo
Giove: divinità suprema
Jawa: colui che sta sopra tutto
Mercurio: dio del commercio
Marqai: trasportare merci
Velchan: dio del fuoco
Wilca: il dio Sole, calore, ardore

È chiaro che gli idiomi citati sono molto simili. Come si può spiegare questa cosa?
Le statue e le rappresentazioni italiche, specie quelle apule, ci rappresentano spesso esseri serpentiformi con lunghe braccia e con strani volti: potrebbe essere state realizzate a testimonianza dell’arrivo di esseri cosmici? Furono essi stessi a fare da tramite tra le diverse popolazioni del mondo antico? Cosa dire infine delle misteriose civiltà sorte nel Piemonte antico e nelle Alpi, dove ritroviamo il più delle volte rappresentazioni di esseri cosmici in numerose incisioni rupestri (vedi_Val Camonica, n.d.r.). Queste antiche popolazioni conoscevano benissimo l’astronomia, e lasciarono tracce monolitiche sul loro cammino, a guisa di grandi calendari di pietra. Opere incredibili, realizzate con tecniche a noi ancora sconosciute. Da chi le attinsero? Forse dai misteriosi esseri che si presero la briga di rappresentare? Ammettendo che esseri extraterrestri possano aver influenzato la Grecia antica, questi stessi viaggiatori spaziali potrebbero essere passati anche dalla Magna Gracia, suggerendo agli antichi italici i loro fantastici miti.
Quel che successe veramente nell’Italia antica rimane un mistero. Ancora lunghe ricerche ci attendano pronte a svelarci, un giorno, un mondo ignoto e magnifico.

PASQUALE ARCIUOLO

BIBLIOGRAFIA:

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L. Bernabò Brea, La Sicilia prima della Grecia, Il Saggiatore, Mondadori Milano 1958

E. Suss, Le incisioni rupestri in Val Camonica, Edizione del Milione Milano 1963

E. Anati, Civiltà preistoriche in Val Camonica, Il Saggiatore Mondatori Milano 1964

S.Moscati, Italia sconosciuta, Mondatori Milano 1971

E. Bernardini, Arte millenaria sulle rocce alpine, Sugarco Milano 1975

M. Pincherle, Il lanciafiamme di Archimede

Capone Bianca, Attraverso l'Italia misteriosa, Longanesi, Milano 1978

Cordier Umberto, Dizionario dell'Italia misteriosa, SugarCo, Milano 1991

Medail Giorgio, Italia misteriosa, Albero, Milano 1987

Flaiano Ennio, Un marziano a Roma, Einaudi, Torino 1960

Mario Signorelli, Nel Mondo allucinante degli Etruschi - Le vie segrete degli Etruschi, Sugarco Edizioni

R. Bloch, Le origini di Roma, Il Saggiatore, Mondatori

Marcel Holmet, Alla ricerca degli dei solari, Sugarco Edizioni

John C. Lilly, L’intelligenza dei delfini, Sugarco edizioni

A.B. Bandinelli, A.Giuliano, Etruschi e Italici prima del dominio di Roma, Rizzoli

D. Saurat, La civiltà degli insetti e la religione dei giganti, L’Atlantide e il regno dei giganti, Nuove edizioni d’Italia

J. Champeaux, La religione dei romani, Il Mulino, Bologna 2002

Staccioli, Romolo, Gli Etruschi. Mito e realtà, Roma 1980

N. Rosi de Tariffi, America, cuarta dimension, Monte Avila Editores

P. G. Guzzo, Le città scomparse della Magna Grecia, Newton Compton, Vicenza 1990

Le foto dei demoni etruschi sono stati tratti da: Peter Kolosimo Italia mistero cosmico Sugarco Edizioni;

La foto dell’uomo primitivo sovrastato da un disco volante è stata tratta dalla collana I libri dell'ignoto, "Abitanti occulti del pianeta", di Magdalena del Amo-Freixedo, Hobby & Work .

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