LA “PORTA MAGICA” DI ROMA

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foto di Giacomo Mirto)

          La “Porta Magica” (detta anche "Porta Alchemica" ndr.) era l’ingresso alla dependance posta nel giardino segreto della villa del marchese Massimiliano Palombara. Questi era famoso come cultura di esoterismo, occultismo ed alchimia ed era un amico della regina Cristina di Svezia (nota mecenate che nel 1655 si stabili a Roma, a seguito della propria abdicazione).
La Porta fu costruita nel 1655 e venne in seguito rimossa dalla collocazione originaria e incassata nelle mura che circondano Piazza Vittorio Veneto, dove può essere ammirata ancora oggi.
La leggenda narra che il marchese ospitò un giovane milanese, tale Giuseppe Francesco Borri, scacciato dal collegio dei Gesuiti dove studiava perché più interessato all’occulto che alla teologia e quindi ricercato dall’inquisizione. Il Palombara gli offri un rifugio sicuro e gli prestò il proprio laboratorio per continuare i suoi studi che verteva sulla ricerca della trasmutazione del piombo in oro. Un giorno l’alchimista sparì, lasciando a testimonianza del suo lavoro un po’ d’oro e alcune pergamene su cui erano tracciati segni e formule latine. Furono interpellati i maggiori sapienti del tempo, ma nessuno riuscì a decifrare quei segni e quelle formule. Alla fine il nobiluomo rinunciò e fece incidere il tutto sulla porta, nella speranza che qualche esperto di passaggio riuscisse ad illuminarlo sul significato. A guardia della porta furono poste due statue di Bes, divinità egizia della notte che presiede al divertimento, alla virilità e alla riproduzione.
Sopra: la "Porta Magica" conservata nei giardini di P.zza Vittorio Emanuele a Roma. L'ultima rimasta di una serie di sei porte tutte simili tra loro.

Secondo altre leggende non sarebbe stato l’alchimista Borri, il misterioso ospite del marchese, ma un mendicante che non disse mai il proprio nome, altri ancora sostengono che la trasformazione del piombo in oro avvenne negli appartamenti privati della regina Cristina, la quale diede poi al marchese le pergamene perché ne scoprisse il segreto.

L’ARCHITRAVE

        Il bassorilievo che sormonta l’architrave, è identico al frontespizio dell’Aureum Seculum Redivivum (Francoforte, 1677), di Hirnicus Madathanus. Nella cornice estena del bassorilievo circolare troviamo un’epigrafe in cui è espresso il concetto della Trinità: “Tre sono le cose mirabili: Dio e Uomo; Madre e Vergine; Trino ed Uno”.
Sul fondo troviamo due triangoli incorciati che formano il sigillo di Salomone, o stella a sei punte. Sulla parte inferiore del sigillo, vi è un cerchio più piccolo con la scritta “centrum in trigono centri” sormontato dalla croce dei quattro elementi e recante al centro il simbolo alchemico del Sole. Le lettere B e S indicano altri due fondamentali elementi alchemici: il bismuto e lo zolfo. In alto scritta in ebraico è l’invocazione allo Spirito Santo: Ruah Elohim (Spirito Vitale).
Segue l’avvertimento che non si entra nel Giardino delle Esperidi, cioè attraverso la porta, senza uccidere il drago che ne sta a guardia: Il drago (le passioni e gli istinti) delle Esperidi custodisce l’ingresso del magico giardino e senza Alcide (Ercole la volontà), Giasone non avrebbe assaporato le delizie della Colchide.

GLI STIPITI

        Lungo gli stipiti sono incisi dei simboli alchemici, tratti dalla Commentatio de Pharmaco Cattolico pubblicati nella Chimica Vannus nel 1666.

        Quando nella tua casa neri corvi partoriranno bianche colombe, allora sarai detto saggio.
Simbolo di Saturno. Saturno rappresenta il Piombo (corvi neri) che verrà trasformato in argento (le bianche colombe).

        Il diametro della sfera, il tau del circolo, la croce del globo non giovano ai ciechi
Simbolo di Giove. Giove, lo Stagno, rappresenta il Nous, la mente illuminata. L’iscrizione ammonisce che la scienza ermetica non può essere capita, né essere utile, ai profani.

         Chi sa bruciare con l’acqua e lavare col fuoco, fa della terra cielo, e del cielo terra preziosa.
Simbolo di Marte. Marte, il Ferro, corrisponde alla volontà. Il concetto dell’Alchimia è “solve e coagula”, sciogli e combina.

        Se avrai fatto volare la terra sopra la tua testa con le sue penne convertirai in pietra le acque dei torrenti.
Simbolo di Venere. Venere, il Rame, corrisponde all’Amore 

        L’Azot e il fuoco imbiancando Latona verrà senza veste Diana
Simbolo di Mercurio. Mercurio, l’argento vivo, indica la fase al Bianco. L’Azot è il mercurio dei saggi, l’intelletto agente, mentre il fuoco è quello interiore, della volontà.
Quando la Materia (Latona) sarà stata completamente purificata Diana (la chiarezza e la purezza mentale) apparirà nuda, si realizza l’argento, l’Iside Svelata.

        Il nostro figlio morto vive, torna Re dal fuoco e gode dell’occulto accoppiamento
Simbolo del Sole. La nascita del figlio regale ed è simboleggiata dall’araba fenice che rinasce dalle proprie ceneri. Spirito e materia sono diventato un tutt’uno: è il frutto delle “nozze alchemiche”
L’accoppiamento alchemico, l’unione di Maschile e Femminile, dà origine al Rebis, l’androgino, l’essere perfetto. Il Sole simboleggia l’oro.

LA SOGLIA

        Sul piano della soglia è l’iscrizione Se siede, non procedi (SI SEDES NON IS), che può anche essere letta al contrario Se non ti siedi, procedi (SI NON SEDES IS). Si tratta di un invito a non indugiare. La finalità delle azioni suggerite deve essere rivolta al bene, come recita l’iscrizione finale accompagnata dal simbolo della monade:

E’ opera occulta del vero sapiente aprire la terra
affinché germini la salvezza per il popolo.

Raffaella "Adsartha"