Quando riaprì gli occhi, era giorno. La bufera era cessata e tutto intorno a lei sembrava avesse riacquistato la propria calma naturale. Kristy uscì dal suo nascondiglio, ma nel mettere un piede a terra, scivolò sul ghiaccio e cadde. Cadendo, la misteriosa sfera metallica le uscì dalla tasca e rotolò nella neve finché la sua corsa fu interrotta da una pietra sul viale. Nel colpirla, avvenne qualcosa di inaspettato.

La sfera si illumino e dal suo interno uscirono dei raggi colorati che formarono una figura tridimensionale di dimensioni reali. Era l’immagine di una donna, la stessa che le aveva descritto il padre la sera prima, sua madre. Ella parlò.

“Cara Shamai, figlia mia, se stai vedendo questo mio messaggio vuol dire che oramai hai raggiunto il tuo ventunesimo anno d’età e quindi, non sei più al sicuro qui sulla Terra. Gli uomini di Lurk verranno fin lì per ucciderti ed eliminare così l’unica legittima pretendente al trono di Abzagor. Sono uomini spietati, senza scrupoli. Devi fuggire, per tornare qui su Abzagor e reclamare il posto che ti spetta di diritto, il trono. Shamai, tu sarai la nuova regina di Abzagor. Non devi permettere che gli usurpatori di Lurk abbiano la meglio. Ma ritornare sul tuo pianeta natale non è semplice. Devi raggiungere entro quarantotto ore terrestri un mio amico fidato, Dakutil, che dovrebbe già essere giunto nel luogo dell’appuntamento, stabilito sulla vetta del monte Pyhat. Lì, troverai la navetta che ti riporterà a casa, piccola mia… Non devi aver paura Shamai, questo è il tuo destino… spero di rivederti presto.”

Dette tali parole, l’immagine scomparve e la sfera ritornò pallida come prima. Kristy si alzò da terra, raccolse la sfera e più confusa di prima si rimise in cammino. Doveva raggiungere la vetta del monte Pyhat e non era cosa facile, soprattutto per una ragazza, ma sapeva di non essere una ragazza qualunque. Non l’aveva mai pensato, ma ora ne era convinta più che mai. Ogni tanto guardava attentamente in lontananza, perché sapeva che quel mostro peloso non aveva di certo smesso di cercarla. A volte le sembrava di sentire i suoi passi o il suo respiro, ma per fortuna erano sempre suoni prodotti da altri animali o dalla sua stessa paura. Camminando, dopo circa tre ore, giunse nei pressi di un altro villaggio, ma stranamente, sembrava disabitato. O meglio, sembrava fosse stato abbandonato in tutta fretta. C’erano ancora i fuochi accesi nei caminetti delle case, ma tutte le porte erano spalancate, come se chi da lì fosse uscito non avesse avuto nemmeno il tempo di richiuderle. C’erano vestiti ed oggetti sparsi per le strade e mille orme si incrociavano nella neve, come se tutti gli uomini, le donne ed i bambini fossero corsi via confusamente, senza nemmeno sapere dove andare, incrociandosi tra di loro. Kristy continuò a camminare tra le baracche del villaggio, quando ad un tratto vide una persona. In un primo tempo si nascose e rimase ad osservarla. Poi, quando capì che era inoffensiva, le si avvicinò. La conosceva quella persona, di vista. Era Jegghins, un vecchio cieco che viveva in quel villaggio. La ragazza lo conosceva perché a volte, specialmente quand’era più piccola, il babbo Lanko l’aveva portata spesso in quel villaggio a fare compere ed il vecchio aveva un negozietto di spezie. Kristy gli si avvicinò e quando fu abbastanza vicina, capì dall’espressione stampata sul suo volto che il vecchio era terrorizzato.

Borbottava cose senza senso, tremava ed era pallido come se… avesse potuto vedere un fantasma.

“Vattene! Chiunque tu sia, vattene! Non uccidermi… ti prego…”

La ragazza gli si avvicinò e con voce rassicurante gli parlò.

“Signor Jegghins, sono io, Kristy Steevens, si ricorda di me? Venivo qua con mio padre a comprare spezie nel suo negozio… si ricorda?”

“Sì che mi ricordo di te, giovane Steevens… fuggi via, finché sei ancora in tempo!”

Kristy gli si avvicinò ancor di più e gli prese le mani tra le sue.

“Cos’è successo in questo villaggio, signor Jegghins? Perché non c’è più nessuno…”

“Anch’io sarei scappato, se avessi potuto vedere… ma nessuno ha pensato a portarsi via questo povero vecchio. Mi hanno lasciato qui a morire!”

“Signor Jegghins… cos’è che ha fatto scappare tutti quanti? Se lo ricorda?”

Il vecchio abbassò lo sguardo e ricominciò a tremare. La ragazza allora gli strinse ancor più forte le mani.

“Non potrei mai dimenticarlo… tutti urlavano e correvano intorno a me e… tutti ripetevano un solo nome… Dynko! Dynko! Dynko! Il terribile mostro delle favole dei bambini è giunto fin qui in questo villaggio dal mondo dell’impossibile! Dynko! Il diavolo in persona…”

La ragazza, nel sentire quelle parole, si scostò spaventata. Doveva fare qualcosa per quel vecchio. Se l’avesse lasciato lì sarebbe morto certamente di fame, o di paura… Così, lo prese per un braccio e lo convinse ad alzarsi.

“Venga con me signore, dobbiamo andarcene da qui…”

“Non preoccuparti per me, mettiti in salvo almeno tu, che puoi vedere e puoi correre… io ormai sono un povero vecchio…”

“Non la lascio qui a morire… andiamo…”

Così dicendo, Kristy iniziò a camminare col vecchio cieco tenendolo per un braccio. Sapeva però che se avessero incontrato davvero il mostro, sarebbe stato impossibile fuggire.

“Signor Jegghins, io devo raggiungere il monte Pyhat, sa forse qual è la strada più breve per arrivarci?”

Il vecchio alzò la testa come se ci vedesse, insospettito da un qualche cosa… poi rispose alla ragazza.

“Devi seguire il corso del fiume Kemi, non è molto distante da qui… dobbiamo seguire il sentiero attraverso il bosco degli alberi bianchi…”

“Sì, lo conosco, me ne ha parlato a volte mio padre… sono quegli alberi coperti sempre dalla neve, per via del freddo con…”

“alt!”

Il vecchio Jegghins interruppe la ragazza all’improvviso e le fece segno di stare in silenzio, poi entrambi si appoggiarono con la schiena alle travi in legno di una baracca alla periferia del villaggio. Kristy poteva vedere solo davanti a se. Poco più distante c’era il bosco di cui parlava il vecchio. Lo poteva vedere. Ma aveva solo una visuale a 180°. Non le era possibile guardarsi dietro, perché la parete della baracca le toglieva la visuale. La ragazza sussurrò al vecchio

“Cosa c’è signor Jegghins?”

“Non lo senti anche tu?”

“Cosa?”

Il vecchio sembrava stesse sentendo col naso un odore che c’era nell’aria.

“Sarò anche cieco, ma il mio olfatto funzione molto bene. Sento lo stesso odore di poco fa, quando mi stavi parlando. E lo stesso odore anche di… stamattina. L’odore di quel mostro!”

Kristy strinse i pugni e si guardò intorno impaurita.

“Vuol dire che è qui? È qui?”

“Non lo so di preciso… ma penso che sia molto molto vicino… faremmo meglio a non parlare… potrebbe sentirci…”

I due rimasero per un attimo in silenzio. Kristy poteva vedere il volto del vecchio tendersi sempre di più, come se sapesse che quella cosa gli era sempre più vicino. La ragazza ora sentiva anche lei un forte odore. Vide il vecchio agitarsi un po’, come se sentisse più vicina la presenza di quel mostro, quando ad un tratto, successe l’imprevedibile. Il mostro era all’interno della stessa baracca che c’era alle spalle dei due. Dall’interno, ruppe le travi di legno e trafisse con gli artigli la schiena del vecchio Jegghins. Nello stesso istante il mostro urlò e fu un urlo disumano che riecheggiò per miglia e miglia. Il vecchio cadde nella neve e presto sotto di lui iniziò a formarsi un lago di sangue. Kristy si chinò per un secondo, ma vide che l’uomo a terra non si muoveva più, così iniziò a correre verso il bosco. Subito dopo vide il mostro abbattere facilmente la parete della baracca. Questi, una volta all’esterno, vide il vecchio a terra e capì di aver sbagliato bersaglio, emise un altro urlò, poi si voltò e vide la ragazza che fuggiva veloce verso il bosco, così iniziò a seguirla compiendo lunghi balzi. Era troppo veloce e Kristy lo sapeva. Presto l’avrebbe raggiunta. E ancora mancava qualche minuto prima di raggiungere il bosco. Non c’era niente dietro cui ripararsi questa volta, ed il mostro era sempre più vicino. Poi, ad un tratto, ogni sua speranza svanì del tutto, quando scoprì che quell’essere non era l’unico. Vide uscire dalla boscaglia davanti a sé, almeno altri cinque mostri identici in tutto e per tutto al primo che aveva alle spalle. Così, si bloccò ed in pochi secondi si vide circondata da quegli esseri. Non c’era via di fuga. Era finita.

O no?