Per Kristy era difficile credere a quelle storie così simili alle leggende che le raccontava la mamma, ma in cuor suo, sentiva che era tutto vero. Quelle sensazioni indefinite che aveva sempre provato… quella strana nostalgia che provava solo guardando le stelle, ora avevano un fondamento.

“Ma non è tutto…”

Lanko si toccò la fronte e sospirò.

“L’altra sera sono uscito col forcone perché mi era sembrato di sentire qualcosa di strano intorno alla casa… non siamo più al sicuro. Gli uomini che ti volevano morta allora, potrebbero aver scoperto tutto ed ora che hai 21 anni, potrebbero venire qua a cercarti… per ucciderti. Non sei più al sicuro qui…”

La madre allora si alzò e istintivamente abbracciò Kristy.

“Tu sei stata una vera figlia per me…”

Kristy voleva bene a quella madre che non era la sua vera madre. Aveva conosciuto solo quella.

“Anche tu sei stata una vera madre per me…”

Il padre allora si alzò per abbracciarla, ma all’improvviso successe qualcosa di inaspettato. Sì udì come uno sparo. Il vetro di una finestra si ruppe e il sorriso di Lanko si trasformò in una smorfia di dolore. Senza nemmeno potersi lamentare, cadde a terra morto. Kristy e la madre si strinsero l’un l’altra. Ci fu un attimo di silenzio e di confusione, poi la donna spinse la ragazza verso le scale.

“Kristy! Devi andare via! Subito!”

Esitò un po’, ma la donna continuò a spingerla.

“Non preoccuparti per me… qualunque cosa succeda, sarò sempre con te! Corri ora! Presto!”

Allora Kristy si asciugò le lacrime e corse su per le scale. Entrò nella sua stanza, aprì nervosamente il cassetto del comodino, cercò la chiave, la trovò, la prese in mano e corse verso la soffitta, verso quella porta che le era stata preclusa fino a quel momento. Inciampò in un gradino, ma si rialzò subito, continuò a salire, arrivò alla porta. Sentì un altro colpo e immaginò che anche la madre doveva aver seguito Lanko nel loro destino… Fu colta dal terrore e dalla paura. Nell’agitazione le cadde la chiave dalle mani, la raccolse, cercò di infilarla nella toppa ma sembrava non volerci entrare. Alla fine ci riuscì, aprì la porta, entrò nella soffitta, e la richiuse a chiave dietro di sé. Era buio, ma presto gli occhi si abituarono a quella oscurità. Trovò il baule, l’aprì. Al suo interno c’era un oggetto simile ad una palla da tennis. Sembrava di metallo, ma emanava un certo calore e cambiava colore in continuazione. La ragazza mise l’oggetto in tasca, poi prese un cappotto che era lì appeso e aprì la finestra. Ad un tratto qualcuno o qualcosa iniziò a sbattere contro la porta della soffitta, nell’intento di abbatterla. Il vento della bufera entrava nella stanza e Kristy riusciva a vedere a fatica dove metteva i piedi. Iniziò a scendere giù tenendosi alla grondaia. I piedi scivolavano sul ferro umido e dei lievi scricchiolii facevano pensare che da un momento all’altro la grondaia avrebbe ceduto e si sarebbe piegata sotto il peso della ragazza. Per fortuna ciò accadde quando era già arrivata quasi a terra, così Kristy saltò giù nella neve e corse via più veloce possibile. Non sapeva con certezza dove andava per via della tempesta di neve che infuriava come mai le era parso di vedere. Cadde nella neve più volte, ma si rialzò sempre e sempre continuò la sua corsa, finché non le sembrò di aver percorso mezzo mondo. Trovò un albero col tronco cavo e decise di fermarsi lì per passare la notte. Lì, trovò un po’ di riparo dalla tempesta e poté riprendere fiato. Chiuse gli occhi, stanca della giornata appena trascorsa, ma non immaginava quanto sarebbe stata ancora lunga. La svegliò un rumore poco più tardi. Lì, nessuno poteva vederla. Così non si mosse e rimase lì ad osservare. Vide un ombra scura ad una ventina di metri da sé. Non poteva distinguere bene quella figura per via della neve che cadeva vorticosamente, almeno finché non fu davvero vicina. Vide quell’essere avvicinarsi sempre di più ed il terrore crebbe in lei tant’è che a fatica dovette trattenersi dall’urlare e dal fuggire via. Era un mostro, sembrava un Dynko, uno di quegli esseri pelosi di cui a volte le aveva raccontato la madre in passato, ma era molto più terribile di come se l’era sempre immaginato. Doveva essere alto almeno tre metri ed era completamente ricoperto da peli bianchi. Solo che aveva anche degli indumenti, forse fatti di pelli d’animali. Aveva anche un’arma con sé. Una sorta di fucile, forse lo stesso da cui erano usciti i colpi che avevano ucciso i genitori poco prima. Il volto di quel mostro era spaventoso. Aveva due occhi neri ed impenetrabili come il fondo di un pozzo senza fondo e due zanne lunghe un palmo gli salivano su verso l’alto fuoriuscendo dal labbro inferiore. Il suo respiro si poteva sentire a lunga distanza, così come il rumore dei suoi passi, che si trascinavano pesanti nella neve. Quando fu vicino all’albero si fermò un momento, come se non sapesse più per dove proseguire. Kristy ebbe davvero paura. Erano davvero vicini, almeno tre metri l’uno dall’altra. La ragazza rimase immobile, in un silenzio di tomba prodotto più dalla paura che da un ragionamento razionale. Passarono attimi interminabili, poi la bestia proseguì per la sua strada, attratto da un rumore, che sicuramente doveva essere stato prodotto da un qualche animale. La ragazza richiuse gli occhi e sospirò. Pensò ai genitori che erano morti. Ancora non riusciva a crederci, era successo tutto così di fretta… Non riusciva a dimenticare il fatto che il padre fosse morto prima di abbracciarla. Non era riuscita a dirgli nemmeno addio. Si chiedeva quale fosse stata l’ultima parola che gli aveva detto, sperava che almeno fosse morto con un buon ricordo di lei. Aveva paura di essergli sembrata arrabbiata in quegli ultimi attimi, troppo dura, come non lo era mai stata. E poi per cosa? Perché i genitori le avevano nascosta per così tanto tempo un così grande segreto? Ma in fondo, era stato il loro dovere, e loro l’avevo adempiuto al meglio. Non poteva di certo incolparli di alcuna colpa. Anzi, ciò che avevano sempre fatto, l’avevano fatto per il suo bene. Ed anzi, si sentiva fortunata di essere riuscita almeno a recuperare il contenuto del baule. Si chiedeva cosa potesse essere quella sfera metallica, ma non riusciva a trovare una risposta. Così ragionando, chiuse gli occhi e si addormentò. Quella notte, Kristy sognò i suoi genitori e nel sonno, sorrise, perché sapeva che nessuno mai le avrebbe tolto i sogni. Almeno quelli erano immortali.