Arrivò così il giorno del suo compleanno. La festa sarebbe dovuta svolgersi la sera, ma stranamente, era già tardo pomeriggio e ancora non si era visto nessun parente. Kristy non ne capiva il motivo, poiché era loro abitudine presentarsi già nel corso della mattinata. Cercava spiegazioni negli occhi dei genitori, ma erano sfuggenti. Sembrava che per loro fosse tutto normale, non si facevano domande e continuavano a fare quello che facevano senza alzare mai la testa o dire una parola.

Finalmente arrivò la sera. Non si era presentato nessuno. Kristy in cuor suo si sentiva molto triste. Pensò che non ci sarebbe stata nessuna festa, ma la madre la rassicurò dicendole di non preoccuparsi, che la festa ci sarebbe stata lo stesso. Infatti fu così. Babbo Lanko iniziò a cantare e suonare il flauto e la madre prese per mano la figlia costringendola a ballare. Lentamente, il sorriso riaffiorò sul viso di Kristy. Più tardi, i tre si sedettero e la madre portò un regalo alla figlia. Kristy lo aprì. Vi trovò dentro una bellissima scarpa di una stoffa che a prima vista alla ragazza sembrò seta, di color azzurro. Sorrise, si alzò e diede un bacio ed un abbraccio ai suoi genitori, poi si risedette ed abbassò improvvisamente lo sguardo. Guardò la sciarpa che aveva tra le mani, si paralizzò e una lacrima solcò la sua guancia. I genitori si rattristarono.

“Cos’hai Kristy? Perché piangi? Non ti piace il regalo che ti abbiamo fatto?”

La ragazza trovò a fatica la forza per esternare i suoi sentimenti.

“Ci sono delle cose che… non capisco. Dove sono tutti gli altri? Gli altri anni non era così… eppure la mamma ha mandato come ogni anno le lettere agli zii… e poi, perché tutto questo mistero. Da un po’ di giorni qualcosa è cambiato, e non capisco cosa. Contro chi urlavi tu, papà, quella sera che sei uscito fuori col forcone? E di cosa parlavate ieri sera? E papà… cosa c’è nascosto dietro la porta della soffitta? Io…”

I genitori abbassarono lo sguardo, poi la madre guardò Lanko e annuì. Così il padre, con fatica, iniziò a parlare.

“È vero che mamma ha mandato le lettere agli zii. Ma non erano lettere d’invito. Dicevano proprio il contrario, cioè, di non presentarsi alla festa…”

Kristy aggrottò le ciglia.

“Non capisco…”

“Ti dobbiamo parlare. Ma sentirai delle cose che ti rattristeranno più di quanto lo sei già.”

“Voglio sapere la verità… oggi. Sono stanca di tutto questo mistero…”

Il padre cercò con fatica le parole giuste per cominciare, si allisciò la barba bianca, poi parlò.

“Oggi, Kristy, compi 21 anni. Sì… sono 21 anni che… sei qui. Sono passati 21 anni da quando… ti hanno affidata a noi.”

Kristy sospirò e si alzò in piedi. Non riusciva a credere alle sue orecchie. Non voleva crederci.

“Ma… cosa state dicendo… mamma? È vero?”

La mamma non trovava nemmeno la forza di guardare negli occhi la figlia e rimaneva in silenzio, immobile, con lo sguardo fisso verso il pavimento, come se fosse presa da altri pensieri. Kristy, nel vederla, non riconobbe la mamma di sempre, quella che era abituata a conoscere. Quella era una mamma nuova per lei, mai vista.

Il padre dopo quella pausa di silenzio, continuò.

“Kristy… è vero. Tu non sei nostra figlia, anche se ti abbiamo cresciuta e amata come tale. Perdonaci, ma avevamo promesso che non ti avremmo detto niente fino a che tu non avessi raggiunto il ventunesimo anno d’età.”

Kristy tornò a sedersi, anche se era difficile per lei sopportare quelle parole, che le tagliavano l’anima come un coltello taglia il formaggio.

“Ma allora… chi sono i miei veri genitori?”

“Non mi crederesti mai se te lo dicessi… forse non è ancora giunto il momento di sapere proprio tutto…”

Kristy si rialzò in piedi ed appoggiò le mani sul tavolo davanti a sé.

“No padre… o chiunque tu sia… ora! Voglio sapere tutto ora! Lo voglio…”

Lanko le fece cenno di calmarsi e la ragazza tornò una seconda volta a sedersi.

“E va bene… ma quello che ti racconterò, ti sembrerà assurdo…” così, iniziò a raccontarle la verità.

“Esattamente 21 anni fa, ero uscito a cercare della legna per il caminetto. Era una sera fredda e buia proprio come questa… la posso ricordare ancora benissimo. Camminai lungo il sentiero che porta al vecchio bosco per una decina di minuti, quando ad un tratto, vidi un qualcosa davanti a me. Era come se all’improvviso fosse divenuto giorno e mi ricordo che caddi in ginocchio perché aveva iniziato a anche a soffiare un forte vento. Ero accecato da quella luce. Mi coprii gli occhi con la mano e quando ritornai a vedere perché quella forte luce si era affievolita e il vento si era placato, vidi con stupore che davanti a me c’era la figura di una donna. Ma non era una donna qualunque. Era alta, bellissima e vestita con una veste azzurra e al collo aveva la stessa sciarpa che tieni ora tra le mani…”

Kristy la osservò e la strinse al petto…

“…Kristy, quella donna era tua madre, e in braccio aveva una bambina avvolta in un manto scuro. Quella bambina eri tu. Quella donna… non era di questo mondo. Era avvolta da una luce soave e brillante. Sembrava una Madonna, ma non era la Madonna. Mi si avvicinò ed io non riuscii a muovermi, ero come paralizzato da una forza invisibile che mi costringeva a rimanere a terra inginocchiato. La donna tese un braccio verso di me e sfiorò col palmo della sua mano la mia fronte. Rimase così per un attimo, poi la ritrasse con delicatezza e mi sorrise. Mi parlò senza muovere la bocca, col pensiero. Sentivo le sue parole echeggiare nella mia mente…

Disse di aver sentito che in me risiedeva il bene e quindi, sapeva che avrei fatto ciò che ella mi avrebbe detto di fare… Disse di chiamarsi Loreley, era la regina di un mondo molto lontano, chiamato Abzagor. Sul suo pianeta, in quello stesso momento, era in corso una lotta per la successione al trono. Se certe persone del suo mondo avessero saputo che tu eri nata, Kristy, ti avrebbero di certo uccisa, perché tu sei la legittima erede al trono di Abzagor, così tua madre decise di nasconderti sulla Terra, lontano da ogni minaccia. Ma mi lasciò delle istruzioni da rispettare per quando tu avresti raggiunto il ventunesimo anno d’età. Quelle istruzioni sono contenute nel baule su in soffitta… la chiave che ti ho dato l’altra sera, apre la porta di quella soffitta.”