Così, passarono le primavere e gli autunni, le estati e gli inverni ed arrivò il momento in cui Kristy avrebbe festeggiato il suo ventunesimo anno d’età. Ogni anno, i preparativi per la festa iniziavano sempre almeno un mese prima. Babbo andava in paese a comprare tutti gli addobbi necessari e le carte per i regali e mamma iniziava a compilare e mandare le cartoline d’invito ai parenti. Ma quest’anno era tutto diverso. Kristy notava a volte un velo di tristezza negli sguardi dei genitori. La madre l’abbracciava forte forte, più del solito e a volte, mentre erano abbracciati, la ragazza sentiva una goccia, una lacrima cadere giù sul suo braccio, una lacrima della madre. E non ne capiva il perché. Pensava che fossero lacrime di contentezza, ma non era così.

Inoltre, in quegli ultimi tempi, erano successe cose strane intorno a casa sua. Addirittura, una volta aveva visto il padre uscire di corsa tutto preoccupato, con un forcone in mano e l’aveva sentito urlare contro il vento, contro la bufera. E una volta ritornato in casa, la ragazza le aveva chiesto cosa fosse successo, ma lui non aveva detto una parola. Aveva solo chiuso i suoi occhi, troppo intelliggibili, e se n’era andato a dormire. Kristy era preoccupata, perché non aveva mai visto suo padre comportarsi in quel modo. Poi, in quegli ultimi tempi, le era tornata in mente una cosa. C’era una porta in casa sua che era rimasta sempre chiusa, fin da quando lei poteva ricordarsene. Ogni volta che iniziava a parlarne con i genitori, loro cambiavano subito discorso. Cosa nascondeva quella porta? Qual era il segreto che i suoi genitori non volevano rivelarle. E una sera, successe un fatto ancor più strano. Sentii i suoi genitori parlare animatamente, come se fossero preoccupati per qualcosa, ma non riuscii a capire di cosa stessero parlando, poi, il padre venne nella sua stanza e le parlò con voce grave.

“Tesoro mio, ti devo dire una cosa, e per ora ti dovrà bastare…”

S’inginocchiò vicino al suo letto, appoggiò i gomiti sul materasso e le si avvicinò, come se ciò che stava per raccontarle qualcosa di così oscuro, segreto e tremendo che nemmeno i muri avrebbero dovuto sentire.

“Ascoltami bene, è difficile per me dirti… vedi… ti dovrà bastare questo, non dovrai farmi altre domande, va bene?”

Kristy annuì con la testa, impaziente di sentire cosa il padre aveva da dirle.

“…bene. Sai quella porta… la soffitta…”

Il padre tirò fuori dalla tasca dei pantaloni una chiave e l’appoggiò sul materasso, vicino alla ragazza.

“…questa è la chiave di quella porta. Ma non devi aprirla.”

Kristy si sentiva molto confusa.

“Allora papà, perché mi dai la chiave…?”

“Te la do nel caso che… dovesse accadere qualcosa a me o alla mamma… nel caso dovessimo… dovessero…”

Il respiro della ragazza si interruppe per un momento e il cuore iniziò a batterle molto forte. Era preoccupata. Non le sembrava vero che il padre potesse dirle quelle cose. Fino a qualche giorno prima era stato tutto così perfetto ed ora… cos’era quella cosa che era giunta lì, nella loro casa, a rovinare la loro quiete?

“Papà! Cosa dovrebbe accadervi? A chi ti riferisci? Cosa sta succedendo…?”

“Capisco che tu possa sentirti confusa, ma ti ho detto che per il momento deve bastarti questo… va bene?”

Detto questo, il padre si alzò e a testa bassa se ne andò. Kristy potè sentire i suoi passi affievolirsi sempre di più, mentre l’uomo scendeva le scale per ritornare in soggiorno. E sul suo letto era rimasta quella chiave. La prese, la osservò incuriosita, poi la ripose nel cassetto del suo comodino, anche se la voglia di scoprire il segreto dei genitori era troppo grande. Infatti quella notte, non riuscì a chiudere occhio. Aveva ancora davanti a sé il volto scuro di suo padre, un volto che non aveva mai visto prima di quella sera. Cosa mai poteva accadere ai suoi genitori? A chi alludeva il padre?

Kristy non poteva nemmeno immaginare cose le avrebbe riservato il destino.