ESPERIENZE
PRE-MORTE

Mentre si stava facendo giorno sulla piazza Rossa, a Mosca, una delle guardie del mausoleo, dove si trovava il sarcofago di Lenin, vide una strana ombra appesa al cancello. Dopo la fine del suo turno fece rapporto. A quel cancello si era impiccato un uomo.
La stessa mattina il professor Brunchanenko ed i suoi assistenti stavano ancora lavorando nel loro laboratorio, quando una telefonata lo fece sobbalzare. Il capitano della guardia chiedeva al luminare se volesse il corpo del suicida per testare la macchina che da un anno era in fase di studio dall’equipe del professore. Si trattava di una macchina in grado di sostituire, seppur temporaneamente, il cuore di una persona. Il medico accettò con estrema impazienza il cadavere, raccomandandosi di tenerlo al fresco e di non “maltrattarlo”troppo.
L’impiccato fu condotto nel laboratorio di Brunchanenko, e fu collegato alla macchina, mentre il cuore artificiale pulsava immettendo nel torrente ematico, con i vasi gia flosci, soluzione salina e quello che in quel tempo era l’ematogel, o sangue sintetico ricco d’ossigeno e sostanze nutritizie. Dopo lunghe ore di terapia, il cuore artificiale riportò alla vita il suicida. Si capisce che si trattava solo di una vita effimera, poiché non solo la laringe era stata lacerata dalla tensione della corda, ma anche i tessuti, specialmodo quello nervoso erano stati gravemente danneggiati dall’anossia. La rigidità cadaverica si era già attenuata, nemmeno gli stimoli elettrici dati da elettrodi conficcati abilmente nei fasci muscolari, sortivano effetto... l’uomo era stato appeso al cancello per molto tempo.
Dopo un continuo riscaldamento del cadavere, e dopo molte ore di “terapia” dalle labbra del suicida uscii un lungo lamento; il giorno seguente fu in grado di parlare! Il paziente racconto di paesaggi bellissimi, colloqui con persone luminose e non delineate, pace estrema in un mondo luminoso con fauna e flora esotica. Quattro giorni dopo il suicida era definitivamente deceduto.

Tratto da “Di ritorno Dall’aldilà”
Jean Baptiste Delacour edizione Arcana

Questo è solo un caso dell’enorme letteratura medica che tratta di casi simili.
Cosa accade nei soggetti che raggiungono la soglia della morte a causa di un incidente o di una malattia e che fortunatamente riescono a tornare? L'esperienza di pre-morte (Near-Death Experience) è una sensazione particolarmente intensa e carica di emozioni che alcuni soggetti vivono nel momento in cui percepiscono di esseri in prossimità della morte. Tale sensazione è accompagnata da visioni in genere costituite da una luce in fondo a un tunnel, sensazioni di benessere e soprattutto dalla l'impressione di abbandonare il proprio corpo e di osservarlo da un'altra prospettiva. Alcuni pazienti, usciti da una situazione di coma, affermano di avere osservato se stessi da un angolo della sala di ospedale mentre i medici operavano su di loro; altri raccontano di avere visto il proprio corpo giacente per terra mentre veniva soccorso dopo esser stati coinvolti in un incidente automobilistico.
Questa esperienza rappresenta per molti una delle prove dell'esistenza sia di un'anima in grado di rendersi autonoma, che di un “al di là” verso il quale quest’ anima cerca di dirigersi.
Cosa accade realmente a queste persone? Vi sono esperienze simili in situazioni diverse da quelle in prossimità della morte che ne possano spiegare la fisiologia?

Situazioni del tutto simili a quelle appena descritte sono riportate in numerose altre occasioni e spiegabili mediante i normali processi neurofisiologici e psicologici. La visione del tunnel, per esempio, potrebbe essere prodotta da un naturale meccanismo neuropatologico in cui viene a trovarsi il cervello(in particolare il chiasma ottico) dopo un minor apporto d’ossigeno, come può accadere in un trauma cranico, che inibisce l'attività delle cellule nervose; ne consegue quindi un restringimento del campo(emiopsia) visivo dando così la sensazione di vedere attraverso un tunnel. Con un visus anche cognitivo ridotto ad alcuni spettri luminosi tendenti al bianco.
Anche la sensazione di abbandonare il proprio corpo e vedere quest'ultimo da un'altra prospettiva (otoscopia) non è un'esclusiva dell'esperienza di pre-morte. Situazioni identiche vengono descritte da diversi soggetti ogni qual volta si trovano in particolari stati di affaticamento o in situazioni altamente emotive. Tale meccanismo è noto in psicopatologia come "depersonalizzazione somatopsichica" e appartiene alla sfera dei disturbi dissociativi. In situazioni di grande stress emotivo - un incidente stradale, la prossimità di un'operazione chirurgica, il timore immediato di dover morire o addirittura una brutta notizia - un individuo può allucinare il proprio corpo come se si trovasse in un'altra zona e viverlo come distaccato da sé, proprio per alleviare l'angoscia di quella situazione. Un esempio indiretto di tale situazione si ha, quando ci si immagina nello svolgere un’azione quotidiana. Se alla domanda :”ricordati di quando hai fatto colazione questa mattina” il soggetto rivede mentalmente la scena da terza persona. Non si rivede in una visione in soggettiva! Cioè, più che immaginare il cucchiaino che va alla bocca, o il cornetto che sparisce sotto al naso mentre viene mangiato, si inquadra la scena dal di fuori e ci si vede intenti a mangiare la colazione. La stessa cosa avviene nei casi sopra descritti, il soggetto ricordando l’accaduto, o percependolo nel momento in cui avviene sposta la sua visuale dall’esterno e vede se stesso dal di fuori. Non per ultima, c’è l’ipotesi di un collegamento telepatico tra il malato e gli operatori sanitari che lo stanno assistendo, i quali fungerebbero da occhi, ed orecchie del moribondo, il quale successivamente lo leggerebbe in forma telepatica. Situazioni di forte stress emotivo, conscio od inconscio, potrebbero attivare delle facoltà mentali site nella profondità di noi stessi!
La percezione di suoni o la cognizione di rumori (e di quello che accade intorno) è data dal fatto che le cellule non muoiono tutte nello stesso momento; in particolare nell’encefalo, i neuroni corticali del lobo frontale e parietale cessano in primis la loro attività; mentre quelli reputati al sistema di captazione dei rumori siti nel lobo temporale tendono a “spengersi” dopo, quindi non è impossibile che funzionino ancora, lasciando sentire al malato quello che gli sta capitando intorno (voci dei medici, rumori di fondo ecc), che in qualche modo vengono registrati e poi successivamente, al momento della “resuscitazione” rielaborati. In più si potrebbe associare un fenomeno stereognosico-sinestetico in cui in soggetto crede di aver visto delle cose, ma in realtà le ha udite. Un altro esempio per spiegare quest’ultimo concetto potrebbe venire dal fatto che nell’udire un rumore ad occhi chiusi, senza impiegare la vista ci viene quasi automatico immaginarsi la causa del suono, magari con una scenetta mentale. La percezione del benessere assoluto in cui si trovano i soggetti clinicamente morti, potrebbe essere data dall’alterazione del sistema nocicettoriale, che nella normale fisiologia di vita, ci da le sensazioni dolorifiche. È un sistema fortemente legato al sistema nervoso, e dato che i neuroni sono tra le prime cellule a soffrire di ipossia, non sarebbe errato pensare che sia uno del primi sistemi sensitivi a fare tilt.
La credenza in una vita oltre la morte fa sì che il soggetto, ricostruisca il suo ricordo aggiungendo involontariamente elementi e immagini che appartengono esclusivamente alla sua fantasia,al suo credo ed alla sua coscienza (chi dice di aver visto le fiamme dell’inferno, generalmente sa di non aver vissuto una vita virtuosa). In particolare un’ottima chiave di studio ci viene dalla cultura tibetana, in particolare del libro dei morti il quale introduce un’esistenza appena dopo la morte della BARDO di durata 49 giorni. Successivamente l’anima del defunto, attraversato questo periodo di sconforto o illuminazione, che dipende dalla coscienza del moribondo, il quale sa come si è comportato in vita, arriverà alla meta, che sarà il paradiso o inferno per i cattolici, la reincarnazione per i buddisti, le 7 vergini e fiumi di miele per i mussulmani ecc. ovvero sarà la proiezione mentale dell’IO religioso dell’individuo!
Concludendo, la scienza da delle possibili spiegazioni al fenomeno pre-morte, inteso anche come resuscitazione di un individuo dichiarato morto. Sarebbe però riduttivo spiegare quello che per molti è inspiegabile con la sola, mera, fisiologia della vita di relazione.
Le situazioni in cui viene a trovarsi chi sa di stare per morire sono indescrivibili, e non si conoscono probabilmente mai si conosceranno, le risposte mentali e organiche\cellulari che il nostro corpo ci da in quei momenti di forte stress.

Dott. T.O. Marco Garbati