PITAGORA

Pitagora (forse Samo 572 a.C. ca. - Metaponto 490 a.C. ca.) fu un matematico, legislatore, filosofo e mago. Alcuni storici mettono in dubbio la veridicità storica di tale personaggio. I biografi antichi gli attribuirono una natura semidivina, che gli permetteva di compiere prodigi tra i quali guarire dalle malattie. Fondò l'omonima scuola filosofica ma, convinto della superiorità della tradizione orale rispetto alla scrittura, non lasciò scritti. Inoltre, siccome vietò a seguaci di scrivere e di parlare con estranei delle proprie teorie, risulta impossibile accertare quali idee furono sue e quali dei seguaci [http://it.wikipedia.org/wiki/Pitagora].

LA FILOSOFIA PITAGORICA

La filosofia pitagorica si sviluppò nelle colonie italiche della Magna Grecia e fu influenzata certamente dalle precedenti filosofie ioniche e orfiche. Proprio da queste ultime trarrà gli aspetti più misteriosi che hanno fatto riflettere tutti i filosofi successive. Prima di tutto bisogna dire che l’orfismo era una filosofia tramandata per mezzo di sette segrete dedite ai culti bacchici. L’orfismo predicava la metempsicosi, cioè la trasmigrazione delle anime subito dopo la morte. L’orfismo era anche una setta religiosa in quanto credeva nell’influenza degli dei in ogni azione umana e soprattutto nella “cosmogonia”, cioè nella genesi dell’universo. Però non c’erano prove dell’esistenza degli dei, dunque gli adepti si servivano della narrazione di miti, di racconti fantastici che davano una spiegazione più o meno plausibile riguardo alla creazione del mondo e della razza umana. Che questa setta conoscesse alcuni segreti di Atlantide e li avesse tramandati a pochi adepti? Nessuno lo sa. Esiodo ad esempio compone una “Cosmogonia” e per dare credito a ciò che scrive dice che alcune dee gli sono comparse in sonno e gli hanno ordinato di scrivere ciò che gli suggerivano. Tornando al nostro discorso, gli orfisti credevano che per evadere dal corpo e per vedere con occhio divino, bisognasse giungere ad uno stato di estasi (condizione a cui si giungeva dopo l’ebbrezza e dopo il piacere carnale orgiastico). Dunque l’orfismo influenzerà moltissimo la scuola pitagorica. Essa era accessibile anche alle donne e agli stranieri (per la prima volta non esistono disparità di sesso). Pitagora era circondato da un’aura sacrale, e ciò è dimostrato dal fatto che il maestro parlava da dietro una tenda e nessuno poteva porre domande e nemmeno discutere ciò che egli diceva. Ciò che diceva Pitagora era legge, poiché “ipse dixit” (lui l’ha detto). I discepoli si suddividevano in due gruppi: c’erano gli acusmatici che dovevano solo ascoltare e non potevano porre domande, essi corrispondono ai novizi della scuola, e il loro noviziato durava minimo 5 anni; accanto ad essi vi erano i matematici, a cui era autorizzato porre domande e dare opinioni personali. All’interno della scuola vigevano delle regole importanti, quali non spezzare il pane, non cibarsi di carne e non raccogliere il cibo da terra. Sembra ovvio il perché non mangiare carne: la carne animale conteneva un’anima reincarnata, che era trasmigrata dal corpo di un essere umano ed era giunta in quello dell’animale. L’anima era prigioniera del corpo e per potersi liberare doveva giungere alla catarsi, cioè alla purificazione, ma non attraverso l’estasi, ma bensì attraverso il puro sapere, soprattutto quello matematico. Per Pitagora la matematica era alla base di ogni cosa, era “l’archè”, era l’origine di tutte le cose. Chi non conosce il famoso teorema di Pitagora. Si narra che si trovasse in un palazzo a Crotone e che avesse visto una decorazione nel pavimento a forma di triangolo circondato da tre quadrati aventi come dimensione la misura dei lati del triangolo (3-4-5; la terna pitagorica). A differenza nostra, gli antichi vedevano il numero come una cosa concreta, come una grandezza spaziale, avente dimensione, forma ed estensione: il numero 1 era il punto, il 2 la linea, il 3 il triangolo, ecc… Il numero, invece che l’acqua o l’aria, era l’archè (l’acqua lo era secondo Talete mentre l’aria lo era per Anassimene), nel senso che ogni cosa è esprimibile attraverso determinazioni numeriche. I numeri esprimono la sostanza delle cose e ad ogni cosa corrisponde un numero. L’opposizione numerica fondamentale è quella tra pari e dispari: i numeri pari sono indefiniti, sono imperfetti poiché se li disponiamo a coppie, attraverso essi passa una linea e se li disponiamo a squadra otteniamo un rettangolo, che una figura imperfetta poiché è la deformazione del quadrato.

Al contrario i numeri dispari sono perfetti poiché disponendoli a coppie la linea sarà bloccata sempre da un numero, mentre se li disponiamo a squadra otteniamo un quadrato.

Solo il numero 1 si sottrae a questa regola, in effetti è definito “parimpari” poiché sommato a un numero pari dà un numero dispari e viceversa (proprietà che vale per tutti i numeri dispari). I numeri sono anche dei simboli: il numero 1 esprime l’intelligenza immobile e identica a sé stessa; il 2 esprime la mobile opinione; il 4 o il 9 rappresentano la giustizia; il 5 rappresenta il matrimonio (2+3=5 primo numero pari + primo numero dispari); il 7 è il tempo (7 anni caduta dei denti da latte, 14 anni pubertà, 21 anni maturità, 70 anni morte). Infine rimane il 10 che è il numero perfetto per eccellenza, poiché contiene ugualmente il pari (2,4,6,8) e il dispari (3,5,7,9). Dieci sono le opposizioni fondamentali: limitato – illimitato, pari - dispari, uno - molti, destra – sinistra, maschio – femmina, luce – tenebra, buono – cattivo, retta – curva, immobile – mobile, quadrato – rettangolo.

La cultura di Pitagora era senza confini; si narra infatti che avesse conosciuto delle pecche nella sua filosofia e che le abbia insegnate ai matematici. Ma volendo evitare problemi all’interno della scuola, decise di far giurare agli iniziati di non rivelare mai questi segreti pena la morte. Ad esempio se prendiamo un quadrato ed esprimiamo il rapporto tra lato e diagonale, non si può esprimere sotto forma di frazione con numeratore e denominatore interi: questa teoria, definita dell’incommensurabile, minava alle basi delle teorie pitagoriche, secondo cui il rapporto fra grandezze fosse espresso sempre da numeri interi. La leggenda vuole che un certo Ippocrato avesse svelato questo segreto e che fosse stato ucciso.
Si dice anche che Pitagora avesse dei poteri soprannaturali, primo fra tutti la bilocazione. Si diceva infatti che Pitagora fosse maestro nella scuola di Crotone e anche di Taranto e che qui venne poi sostituito da Archita. Questo è ciò che ci è pervenuto su Pitagora, anche se si narrano molte leggende e molti aneddoti riguardo alla sua cultura e ai suoi poteri. Potrebbe trattarsi di un temponauta, come si pensa per il papa Silvestro II? Oppure avrebbe potuto conoscere dei segreti degli antichi abitanti di Atlantide? Sono delle leggende, ma in ogni leggenda c’è sempre un fondo di verità!!

F.G.I.