MISTERI DELLA MESOPOTAMIA

 
IL CODICE DI HAMMURABI NIBIRU, IL DECIMO PIANETA DEL SISTEMA SOLARE
NEFILIM CRONOLOGIA DELL'ANTICA MESOPOTAMIA
LA TORRE DI BABELE LE SETTE MERAVIGLIE DEL MONDO
IL DILUVIO UNIVERSALE OANNES, MISTERIOSI UOMINI-PESCE
IL DODICESIMO PIANETA  
 

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IL CODICE DI HAMMURABI

          Hammurabi (XVIII secolo a.C.), re di Babilonia della prima dinastia. Regnò dal 1792 al 1750 ca. a.C. e, con le vittorie sugli amorrei e gli assiri, estese l'impero dal golfo Persico, attraverso la valle del Tigri e dell'Eufrate, sino alle coste del mar Mediterraneo. Fece di Babilonia la capitale del regno e, dopo aver consolidato le sue conquiste, si preoccupò di difendere le frontiere e di garantire la prosperità all'interno dell'impero. Abile amministratore e valoroso guerriero, Hammurabi è noto principalmente per il codice legislativo, conosciuto come Codice di Hammurabi, contenente disposizioni di diritto pubblico e privato, che regolavano la vita del regno babilonese. Il Codice è una raccolta di leggi risalenti al re di Babilonia Hammurabi. È il più antico codice di leggi conservatosi integralmente e la più lunga iscrizione babilonese che tratti di un unico argomento. Impresso su una stele di basalto risalente al 1780 a.C. circa e alta 225 cm, fu scoperto da un gruppo di archeologi francesi a Susa, in Iraq (l'antico regno dell'Elam), nel 1902. La pietra, spezzatasi in tre parti, è ora ricomposta e conservata al Museo del Louvre a Parigi. L'origine divina della legge scritta è sottolineata da un bassorilievo nel quale Hammurabi è ritratto mentre riceve il codice dal dio Sole, Shamash, che a Babilonia era simbolo di giustizia.

Il codice, in 282 leggi, è redatto su 3600 colonne orizzontali in scrittura cuneiforme e 49 verticali e riporta molte attinenze con le Tavole della Legge che il Signore diede a Mosè sul monte Sinai, secondo la Bibbia. Sarà un caso? Vediamo qui alcuni passi del codice di Hammurabi:

- Non commettere rapina.
- Non spostare una pietra confinaria.

- Non frodare.

- Non concupire.

- Non desiderare la roba d’altri.

- Non rapire.

- Non si faccia falsa testimonianza.

- Un uomo non deve avere rapporti sessuali ne’ con sua madre, ne’ con la sorella della madre, ne’ con un altro uomo, ne’ con la moglie di un altro uomo. Ne’ l’uomo ne’ la donna devono accoppiarsi con le bestie. Non si deve indulgere in comportamenti provocanti che possano condurre a un’unione proibita. Non sia castrato alcun maschio, ne’ uomo ne’ animale.

- Non si nutra il pensiero che esista altra divinità al di fuori del Signore. Non si intagli immagine alcuna. Non si facciano idoli per uso altrui. Non ci si inchini davanti a un idolo e non si facciano libagioni o sacrifici, né si bruci incenso davanti a un idolo. Non si facciano passare i figli attraverso il fuoco del culto del Moloch.

- Non profanare il nome di Dio (...)

 

È innegabile a questo punto l’incredibile somiglianza che c’è tra le varie raccolte di leggi. L’unica soluzione possibile, è quella che alcune parti della Bibbia sono in realtà “copie” di fonti più antiche, in questo caso di origine babilonese. I vari libri che costituiscono la Bibbia sono stati scritti in epoche diverse. Si sa che la Genesi fu redatta intorno al VI sec. a.C e si sa anche che in quel periodo (598 a.C.) il regno di Giuda fu sottomesso dalle truppe dell’impero Babilonese di Nabucodonosor II, che lasciò però una certa autonomia ai territori conquistati. Questo fece si che gli Ebrei mantenessero anche una discreta libertà religiosa, ma non impedì loro di entrare nella sfera d’influenza socio-culturale del paese.

Giorgio Pastore

LA TORRE DI BABELE

          Per secoli si è creduto che la vicenda della Torre non fosse altro che una storia per dimostrare l’arroganza degli uomini, un esempio da non seguire, fino a quando Koldeway nel 1899,  iniziò gli scavi nella zona del Kasr. La torre di Babele quindi, non era altro che lo ziggurat di Babilonia. Secondo la Bibbia, Babilonia fu fondata da un certo Nimrod. Dopo poco tempo, egli divenne arrogante e si mise ad adorare idoli di legno e di pietra, e si convinse di sfidare per vendicare i suoi avi uccisi dal diluvio. Decise che avrebbe costruito una torre altissima, che sarebbe stata usata dal suo esercito per combattere contro Dio. Sul lato orientale e sul lato occidentale della torre, c’erano sette scale che agevolavano il lavoro.  Prima ancora che la torre fosse finita, Nimrod ordinò al suo esercito di scagliare delle frecce contro il cielo. Dio allora disse ai settanta angeli: "Scendiamo tra loro e confondiamo il loro linguaggio, in modo che invece di una sola lingua ne parlino settanta". Fatto ciò, gli operai smisero di capirsi e la costruzione della torre rallentò fino a fermarsi ed in seguito venne distrutta da un terremoto e da un incendio. Le stirpi degli uomini che avevano partecipato alla costruzione della torre vennero disperse sulla Terra. 

Alcuni studiosi hanno contestato l’ipotesi che la città di Nimrod fosse Babilonia a causa del seguente errore linguistico: il termine babilonese ba-bili, significava “porta di Dio”, mentre il termine ebraico balal voleva dire confusione. Quando Koldewey scavò alla ricerca della torre, trovo solamente le sue fondamenta.  Era possibile quindi che una volta crollata (come quella della Bibbia) fosse stata ricostruita, e questo è confermato anche da numerose iscrizioni. La torre si elevava in enormi gradini ed Erodoto ci dice che: “Nel centro del sacro edificio è costruita una torre massiccia, sopra questa torre ve ne è un’altra sovrapposta, e un’altra ancora sopra la seconda, e così fino a otto torri (gradini)”. Le terrazze a gradini erano ricoperte di piastrelle a colori brillanti ed ognuna di un colore diverso. Lo ziggurat era chiamato Etementaki, “la pietra angolare del cielo e della terra” e sorgeva all’interno di un recinto chiamato “Sachn”. I suoi lati erano orientati secondo i punti cardinali. Le fondamenta della costruzione erano larghe 90 m ed anche  l’altezza era di 90 m. L’altezza dei piani era così ripartita: primo gradino 33 m, il secondo di 18, il quarto e il quinto di 6, e 15 m misurava il tempio di Marduk, la divinità protettrice di Babilonia. Tutte le città babilonesi avevano il proprio ziggurat, che ogni qual volta cadeva, veniva ricostruito. Lo ziggurat  serviva a tutta la comunità che venerava il dio Marduk e sulla cima della torre di Babilonia, c’era infatti un tempio dedicato a Marduk, al cui interno non si trovavano né statue né ori ma solo un divano; questo edificio sacro era inaccessibile al popolo: c’era solamente una donna prescelta che notte dopo notte aspettava di soddisfare i piaceri del dio. Dopo  la morte di Nebukadnezar, Ciro il persiano nel 539 a.C. si impadronì della città, ma per non distrusse né la torre, né gli altri edifici sacri. Dopo di lui, Serse non lasciò che macerie, le stesse che  Koldewey  e la sua squadra dovettero sgomberare per riportare alla luce l’antica città: E sembrano adatte le parole del profeta Geremia: "E ci abiteranno gli animali del deserto e i cani selvatici, e non sarà mai più abitata, e nessuno vi abiterà per tutti i tempi che verranno". Fu solo a partire dal 1938, con gli archeologi Wetzel e Weissbach, quando le tecniche di costruzione delle gallerie per le ferrovie sotterranee (le metropolitane) trovarono un utilizzo anche nell'archeologia, che fu possibile liberare il sito dalle montagne di macerie che lo opprimevano. Ma ancora oggi molte zone del tempio Esagila e della città stessa che ospitava Etemenanki rimangono ancora nell'oscurità.

Giorgio Pastore



IL DILUVIO UNIVERSALE

        Si può affermare categoricamente che nessuna scoperta archeologica abbia mai contraddetto i riferimenti biblici. Relativamente all'Antico Testamento, l'evento biblico maggiormente documentato è quello del diluvio descritto nella Genesi. Il racconto del diluvio si trova in più di 500 miti, nelle diverse civiltà, in popoli lontani geograficamente e culturalmente. Differentemente a quanto si potrebbe credere, la leggenda del Diluvio Universale, o comunque di una catastrofe di varia natura, che avrebbe colpito la Terra in epoca remota, non è caratteristica peculiare della tradizione giudaico-cristiana, anzi si buon ben affermare che essa stessa sia un retaggio di miti sumerici, di cui gli Ebrei, le cui prime antichissime sedi erano in Mesopotamia, avevano avuto modo di assimilarne il contenuto. Infatti il mito sumero di Gilgamesh, l’eroe vissuto nel III millennio a.C. per due terzi divino e per un terzo umano, racconta come, dopo la morte del suo amico Enkidu, vaghi disperato alla ricerca del suo antenato Utnapishtim (in possesso della sapienza per far rivivere l’amico). Una volta trovato il suo antenato, Gilgamesh viene a sapere che lo stesso Utnapishtim, per volere del dio Ea, era l’unico sopravvissuto di un diluvio voluto dagli dei per punire l’umanità corrotta. Lo stesso dio Ea diede a Utnapishtim le misure di un’imbarcazione da costruire per salvare se stesso e condurre con sè il "seme di tutte le creature viventi". Dopo giorni e giorni di navigazione in acque agitate dalla furia degli elementi, finalmente la collera degli dei parve placarsi e Utnapishtim liberò prima una colomba e poi una rondine che non trovando dove posarsi fecero ritorno, e fù solo allorché liberò un corvo, che trovando da mangiare in quantità, per il gran numero di carcasse, non tornò più, che si decise a discendere sulla terra libera dalle acque. Similmente a Utnapishtim ed al biblico Noè altri popoli della zona eurasiatica ricordano, nei propri miti, catastrofi simili ed eventuali eletti dagli dei affinché potessero salvarsi e dar nuova linfa al genere umano. Così nella tradizione greca troviamo Deucalione e Pirra, marito e moglie, che si salvarono su un ‘arca e ripopolarono la terra lanciando sassi alle loro spalle; in Iran è ricordato Yima, mentre in India è citato Baisbasbata. Anche in Sud America troviamo leggende che parlano di diluvi universali, ma anche di altre catastrofi naturali ad esse collegate. Quale fu la causa di questi sconvolgimenti? L’ipotesi più probabile da considerare è un immane impatto con un asteroide o un meteorite di grandi proporzioni o un susseguirsi di impatti con vari oggetti provenienti dal cosmo, intorno a 15.000/10.000 anni fa. Sir Leonard Woolley (1880-1960) compì una campagna di scavi archeologici tra il 1928 ed il 1934 nel sito su cui sorgeva l'antica città di Ur. Come accerterà Woolley a UR, il Diluvio della leggenda è uno dei tanti finora accertati  catastrofici diluvi-alluvioni . La piana Mesopotamica è 5 volte più grande della pianura padana (anch'essa soggetta ad alluvioni) e vi scorrono 2 fiumi il Tigri e l'Eufrate. Durante tale campagna gli operai addetti agli scavi si imbatterono in uno strato di fango alluvionale, tale strato  insospettì Woolley, esso si trovava parecchi metri più in alto rispetto al livello circostante, il che poteva significare che, al di sotto di tale strato di limo, ci potesse essere una stratificazione di reperti di epoca anteriore. Due metri più sotto, li aspettava la sensazionale scoperta di strumenti di selce e frammenti di vasellame identificati successivamente come risalenti al Terzo periodo di Ubaid, convenzionalmente datato tra il 4500 ed il 4000 a.C. L'analisi microscopica dei sedimenti fangosi escluse un'origine marina e suggerì quale possibile causa una catastrofica inondazione riconducibile allo straripamento del fiume Eufrate. Inevitabile, di conseguenza, associare tale scoperta alla vicenda di Noè ed ai racconti sumerici svelati in tutta la loro misteriosa somiglianza con la saga biblica del Diluvio grazie alla decifrazione della scrittura cuneiforme.

Giorgio Pastore


Sopra: Mushushu, il leggendario mostro protettore della città di Babilonia.