MISTERI BIBLICI

IL CODICE SEGRETO DELLA GENESI  
L'ARCA DELL'ALLEANZA L'ARCA DI NOÈ
IL SACRO GRAAL GESÙ DI NAZARET
IL DILUVIO UNIVERSALE SHARDANA, I POPOLI DEL MARE
LA TORRE DI BABELE LA PRIMA FAMIGLIA DEL PIANETA
RE SALOMONE E LA REGINA DI SABA NEFILIM: ANGELI O EXTRATERRESTRI?

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ARCA DELL’ALLEANZA

Nella Bibbia è scritto:

"Farai dunque un'arca di legno d'acacia (...). la rivestirai d'oro puro: dentro e fuori la rivestirai e le farai intorno un bordo d'oro (...). nell'arca collocherai la testimonianza che io ti darò. Farai il coperchio, o propiziatorio, d'oro puro (...). Farai due cherubini d'oro: li farai lavorati a martello sulle due estremità del coperchio. Fai un cherubino ad una estremità e un cherubino all'altra estremità (...). Porrai il coperchio sulla parte superiore dell'arca e collocherai nell'arca la testimonianza che io ti darò. (Es. 25-10). Cos'era realmente l'Arca dell'Alleanza di cui ci parla la Bibbia? La sua storia ci è raccontata nell'Esodo. In essa, Mosè nascose le tavole dei dieci comandamenti che Dio stesso gli dettò sul monte Sinai. Solo al sommo sacerdote era permesso visitarla nel tempio di Gerusalemme una volta all'anno. 

L'arca era capace di metterlo in "contatto" direttamente con Dio! fu usata per abbattere le mura di Gerusalemme Fulminò Uzza che la toccò incautamente.

Ma chi conosceva questa scienza in quell'epoca?

Nel 587 a.C. scomparve e di essa non si seppe più niente, se non nelle cronache di Salomone:

"(...), Axum, metropoli cristiana, secondo i sacerdoti, è ancora più antica: accoglie infatti la tomba del primo Menelik. Nella basilica di Axum, insieme con le toghe purpuree e le tiare imperiali, si custodisce l'Arca dell'Alleanza, che egli portò con se da Sion (...). quando Ibna Hakim, figlio di Salomone, farà ritorno in Etiopia, porterà con sè, a bordo di agili vascelli, l'Arca dell'Alleanza e la ricca gioventù di Sion."

Quindi, a quanto pare, ci sono buone possibilità che l'Arca dell'Alleanza sia conservata tutt'ora in qualche tempio cristiano in Etiopia. Non si può dire niente di certo, ma sicuramente siamo liberi di formulare questa ipotesi.

Giorgio Pastore

Per saperne di più:

Giorgio Pastore, Dèi del Cielo, dèi della Terra, Eremon Edizioni.

IL DILUVIO UNIVERSALE

Tra il 1928 ed il 1934, l'archeologo inglese Sir Leonard Woolley (1880-1960) compì una campagna di scavi archeologici nel sito su cui sorgeva l'antica città sumera di Ur. Usando il cosiddetto metodo stratigrafico, Woolley scavò fino ad arrivare a circa tredici metri d'altezza, trovando sempre oggetti più antichi. A quella profondità, si trovarono oggetti del 4000 a.C., periodo in cui in Mesopotamia non esistevano ancora città vere e proprie, ma semplici villaggi con case fatte in mattoni crudi, cioè non cotti, ma solo essiccati al sole. L'arte era ancora ai suoi inizi e in Egitto, probabilmente, non erano nemmeno sorte le piramidi. A questa profondità, gli scavatori trovarono uno strato di limo, di terra fangosa, ma ciò era un fatto strano, perché altrove si era arrivati negli scavi a profondità maggiori. Così, l'archeologo diede ordine di continuare negli scavi. Si scavò per altri quattro metri nel limo, finchè, con sorpresa di tutti, si ritrovò un nuovo strato attivo, con altri oggetti simili per fattezza a quelli rinvenuti più su. Cosa significava questo? Che quello strato di limo di quattro metri, doveva essere la testimonianza fisica di una grande alluvione avvenuta più o meno intorno al 4500/4000 a.C., in quello che gli archeologi chiamano periodo Halaf/Ubaid. Così, Woolley ebbe pochi dubbi, quello doveva essere il "Diluvio Universale" (...).

Giorgio Pastore

 

Per saperne di più:

Giorgio Pastore, Dèi del Cielo, dèi della Terra, Eremon Edizioni.

LA TORRE DI BABELE

Quando Alessandro Magno conquistò Babilonia nel IV secolo a.C., la Torre di Babele era già in pessime condizioni. Lui stesso mobilitò migliaia di uomini con l'intento di restaurarla, ma quegli anni di lavoro servirono solo per sgombrare il sito dai molti detriti accumulati. Alessandro avrebbe voluto Babilonia come sua capitale, avrebbe voluto riportarla completamente alla luce, ma il destino non gli fu favorevole, infatti, nel 323 morì, ancora molto giovane e il suo sogno non poté mai realizzarsi. Così i progetti di ricostruzione della Torre vennero abbandonati e presto, non ne rimase altro che il ricordo.

Ma cos'era la Torre di Babele? Esisteva veramente? Gli archeologi non possono affermare con certezza quale fosse stata la vera Torre, ma molti sono concordi nel ritenere che fosse la ziggurat di Babilonia (Babele), costruita già all'inizio del secondo millennio a.C. e poi ampliata di alcuni piani dal re babilonese Nabucodonsor, che fu re intorno alla metà del VI secolo a.C. 

Doveva essere molto grande. Erodoto, il viaggiatore greco, la vide ancora in piedi ed è soprattutto grazie a lui che conosciamo molti particolari dell'antichità che altrimenti sarebbero stati dimenticati. Lui stesso ci dice che questa torre doveva essere alta un centinaio di metri, formata da sette piani sovrapposti, a gradoni. In sommità, era situato il tempio di Marduk, dio tutelare della città, cui pareti erano rivestite di mattonelle smaltate dagli splendidi colori, verde, blu soprattutto, come anche erano smaltate le mattonelle che ricoprivano altre mura della città. Nell'antichità, le ziggurat mesopotamiche erano più basse e non superavano i cinque piani d'altezza. Ne rimane un favoloso esempio a Ur, la ziggurat di Ur-Nammu, risalente alla fine del terzo millennio a.C. Poi, al tempo di Nabucodonsor, raggiunsero i sette piani elevandosi maggiormente in altezza.

La Torre di Babele era la ziggurat della città e stava al centro di essa, dominando sul complesso sacro della città, l'E-sagila, un insieme di templi a cui si giungeva, attraverso la favolosa Via delle Processioni, passando per una delle nove porte di Babilonia, quella dedicata alla dea Ishtar, ancor oggi presente sul sito della città (ma è una ricostruzione; i pezzi della porta originale hanno permesso un'altra ricostruzione ora conservata al museo di Berlino).

Tuttavia, non si può escludere la possibilità che in realtà la Torre di Babele fosse stata un'altra. Un tempo i viaggiatori volevano vederla nella ziggurat di Kurigalzu, a nord della Mesopotamia, o in quella di Samarra, a forma di cono rovesciato, con gradinate che le giravano intorno, ora restaurata. Molti altri invece pensano che non sia ancora stata scoperta, e altri invece credono non sia mai esistita. Ancora una volta, non possiamo affermare niente di certo.

Giorgio Pastore

RE SALOMONE E LA REGINA DI SABA

Intorno al 1000 a.C. sorse in Palestina (territorio a sud della Siria) il Regno di Israele. Saul fu il primo re. Dopo di lui, regnò Davide (lo stesso che secondo la storia biblica combatté col gigante filisteo Golia) e successivamente, salì al trono il Re Salomone. La leggenda narra che egli fosse molto saggio e che molte persone venissero da tutto il mondo allora conosciuto per conoscerlo ed apprendere dalle sue labbra. Si dice anche che la sua città, Gerusalemme, fosse diventata grazie a lui un vero splendore, colma di tesori e di bellezze. Fu Salomone che fece costruire il tempio, seguendo le indicazioni del Signore, in cui avrebbe posto, nella stanza più sacra (Sancta Sanctorum) l'Arca dell'Alleanza.

Salomone risolveva anche le liti che avvenivano in città e la sua parola era legge. Un giorno vennero a corte due donne. Entrambe affermavano di essere la madre di un bambino e se lo contendevano. Salomone così, ordinò ad una delle guardie presenti di prendere il bambino, dividerlo in due e darne un pezzo ad una e l'altro pezzo all'altra donna. Subito, una delle due si disperò più dell'altra, così Salomone seppe qual'era la vera madre. Naturalmente, Salomone non avrebbe mai permesso un atto simile, ma l'inganno servì per smascherare la bugiarda. Così, il bambino venne consegnato alla vera madre e la lite fu risolta.

La fama del re, giunse fino all'Africa e la Regina di Saba ne fu molto incuriosita. Ancor oggi, non sappiamo con certezza di quale regno fosse regina. Ci sono tre possibilità:

- dell'Etiopia (ancor oggi infatti, esiste qui una confraternita che rivendica l'appartenenza a quella stirpe di uomini su cui aveva regnato la regina e il re di questi, Menelik, sarebbe un discendente del primo Menelik, secondo la leggenda figlio della Regina di Saba e del Re Salomone); 

- dello Yemen (infatti, recenti scoperte archeologiche avrebbero riportato alla luce i resti di un antico centro, in quale potrebbe trattarsi della mitica Saba. Qui, tra l'altro, si narra di un'antica regina chiamata Bilquis, che avrebbe regnato nello Yemen proprio al tempo della regina di Saba. Che fosse lei?)

- terza possibilità: di un regno unico che comprendeva sia l'Etiopia, sia lo Yemen.

La Regina di Saba così si recò dal Re Salomone. Egli l'accolse alla sua corte, la ospitò e le offrì tutto ciò che voleva (chissà che la Regina non si portò via anche l'Arca dell'Alleanza contenuta nel tempio di Gerusalemme! Infatti, la confraternita presente in Etiopia afferma di essere in possesso della vera Arca, ma la tengono nascosta segretamente e solo un alto sacerdote la può vedere. Ciò avviene da secoli. Probabilmente, se è vero, essi stessi non immaginano neppure la grandezza dell'oggetto che conservano, il suo valore storico e archeologico. Ma molti hanno dubbi a riguardo. E sarà difficile venirne a capo, visto che non è assolutamente concesso a nessuno poterla vedere, tanto meno ai giornalisti).

Comunque, la verità su Salomone e la regina di Saba si perde tra le sabbie del tempo.

Giorgio Pastore

L'ARCA DI NOE'

Dimostrata da Woolley l'esistenza delle prove storiche del Diluvio Universale, ci rimane da risolvere il dilemma dell'Arca di Noè. La storia dell'Arca sulla quale trovarono posto le specie di animali che Noè volle salvare, si ritrova spesso in antiche storie mesopotamiche. Antichi testi sumeri, assiri e babilonesi parlano di un diluvio e di un "Noè" che salvò il genere umano. 

Presso i Sumeri si chiamava Re-Ziusudra e presso i Babilonesi aveva il nome di Ut-Napishtim. Di lui, veniamo a conoscenza nell'antico poema epico di Gilgamesh, rinvenuto da Layard nell'antica biblioteca di Assurbanipal a Ninive.

Nel 1960, il maggiore dell’aviazione turca S. Kurtis, incaricato di fotografare le pendici del monte Ararat (5165 mt.), immortalò dal suo aereo un oggetto simile ad uno scafo di nave. Fatta d’assi di legno, l’imbarcazione si stimò (dalle fotografie effettuate) dovesse essere lunga circa 150 metri, larga ca. 50 mt. e alta ca. 6 mt., posta sulle pendici del monte ad una altezza di circa 2000 metri. Kurtis fotografò forse la mitica Arca di Noè? Da allora, nessuno riuscì più a trovare lo stesso luogo fotografato dal maggiore e ancor oggi non esistono prove certe dell’esistenza dell’Arca. 

 

Giorgio Pastore

Per saperne di più:

Giorgio Pastore, Dèi del Cielo, dèi della Terra, Eremon Edizioni.

Sarà questo il sito dell'Arca di Noè?
(
tratto da: http://www.biblediscoveries.com/arkvisit.html)

        “Mia moglie ed io eravamo parte di un gruppo di tredici persone (tutte statunitensi tranne una persona di Hong Kong) che ha visitato il sito dell'Arca di Noè e i suoi resti [...] nell'ottobre 2000. Dai primi anni 90 nessun viaggio organizzato s'è potuto fare nell'area a causa dell'instabilità politica della regione che confina con l'Iran ed è teatro di scontri dei nazionalisti curdi.  [...]. Il nostro capogruppo ha saputo pochi mesi fa che ora la zona e' di nuovo sicura per i turisti. [...]

Siamo partiti dagli USA e siamo arrivati a Istanbul [...]. Il giorno dopo abbiamo preso un aereo per Van, nella Turchia sudorientale e poi abbiamo affittato un bus per arrivare a Dogubayazit, la città più vicina all'Arca.

[...] La forma dell'Arca è inconfondibile, si allunga per una distanza di circa 157 metri in direzione sud-nord. Questa misura corrisponde esattamente a 300 cubiti come dice la Bibbia, assumendo che il cubito sia il cubito reale egiziano di 52.3 centimetri. La prua è sollevata rispetto alla poppa di circa 38 metri e guarda la catena montuosa verso sud. In effetti le montagne circondano il paesaggio [...]

Circa 29 km oltre c'è il monte Ararat [...] Il picco del Grande Ararat misura circa 5.180 metri. Così l'Arca di Noè si è arenata navigando da nord verso sud [...]. La vallata doveva essere ancora piena d'acqua quando è arrivata ma il livello deve essere sceso a quella attuale, circa 1.981 metri sul livello del mare al momento dell'incagliamento. [...]

[...] Il giorno dopo siamo tornati sul luogo dell'Arca. [...] Andare dal Centro Visitatori al sito dell'Arca (a circa un chilometro di distanza) non e' cosa facile. Il terreno è roccioso, con pezzi di roccia vulcanica (questa è un'area di flusso lavico) e cespugli spinosi. Inoltre, abbiamo dovuto evitare alcuni crepacci probabilmente causati dai terremoti. L'Arca non sembrava molto grande dal Centro Visitatori ma una volta lì, era davvero grossa. Siamo saliti dalla poppa verso nord fino alla prua. Lungo il centro c'è una gobba ed è come salire su una collina. Entrambi i lati sono sollevati, come ci si aspetterebbe da una barca. Naturalmente non c'è legno da vedere, tutto è fossilizzato.

Sulla cima ci sono rocce differentemente colorante, da rosso chiaro a rosso scuro. I lati sollevati sono scuri con una pesante struttura rocciosa. In definitiva, nella stagione secca, la forma è quella di una barca piena di grano e rigonfia nella metà. La larghezza dell'Arca e' di circa 48.7 metri, circa il doppio dei 50 cubiti (26.8 metri) del racconto biblico. Questo si pensa sia dovuto alla spaccatura nel mezzo dell'Arca che nel corso dei secoli ha teso a scivolare verso il basso a causa della lava. La grande roccia vicino al centro è probabilmente quella che ha fermato l'Arca dal continuare a scendere.

Abbiamo sentito di rivetti di ferro nel corpo della barca sottoterra. C'era un rivetto esposto sulla cima a destra, verso la poppa. [...] Un metal detector di uno dei membri del tour ha determinato che si tratta di ferro (o altri metalli). Altri esploratori sono riusciti ad estrarre almeno un rivetto intero dall'interno.

[...] Il lato occidentale della barca [...] è stato studiato più attentamente dai ricercatori precedenti. Quando questo lato è spazzato, mostra bande verticali di colore alternato chiaro e scuro a distanze regolari. [...] Se qualcuno dice che la forma della barca è una formazione naturale, allora come si possono spiegare queste bande? Le bande più scure sono le ordinate della barca (le ordinate sono le “costole” della barca, nota mia) Abbiamo anche visto che la presenza di rivetti di ferro (si sospetta l'esistenza di numerosi di essi nell'interno) supporta ulteriormente la teoria del manufatto di natura umana.

A circa 24 chilometri dal sito dell'Arca, a nordovest di Dogubayazit c'è un villaggio che si chiama Kazan, anche chiamato Il Vilaggio degli Otto. Abbiamo fatto una breve visita al villaggio dove vivono dei Curdi.

[...] Non lontano dalle case abbiamo trovato qualcosa di simile ad un cimitero con grandi lastre di pietra, alcune in piedi, altre cadute. Tutte hanno delle croci sopra. Una grande lastra stava ancora in piedi ed aveva un grosso buco (10 centimetri) sulla cima. Era alta circa 2 metri, larga circa 1 e spessa circa 1 metro non uniforme. Anche questa aveva croci e una nave scolpita sopra.

Gli abitanti del villaggio sono Curdi musulmani e sono gli ultimi occupanti di questo sito e non sanno niente di queste pietre o di chi le ha scolpite. Prima c'erano i cristiani armeni che hanno vissuto in quei luoghi per secoli. Si pensa che loro hanno scolpito queste forme per ritrarre il Diluvio e i suoi sopravvissuti. Alcune pietre ancora hanno esattamente otto Croci. Perché si chiamano pietre ancora? I ricercatori dell'Arca come Ron Wyatt e David Fasold pensavano che esse fossero sospese ai lati dell'Arca per imprimere stabilità e furono eliminate qualche tempo prima dell'incagliamento. Penso che una spiegazione migliore sia che esse siano cadute quando le corde di sono spezzate spiegando perché non si trovano tutte nello stesso posto. Questa valle era piena d'acqua per una profondità di diverse centinaia di metri e quindi non si spiega perché avrebbero dovuto essere tagliate. [...]

Breve storia del sito

        Il sito che abbiamo visitato è conosciuto alle persone moderne dal 1959 ma è stato pubblicizzato solo dal 1987 quando il governo turco ha costruito un Centro Visitatori. Anche dopo quel momento i turisti raramente vengono qui a causa della poca pubblicità, delle paure sul viaggio in una zona politicamente instabile […]

Il sito è talvolta chiamato il sito Durupinar dal nome del capitano turco Ilhan Durupinar che ha esaminato i negativi di alcune foto aree scattate nella regione dell’Ararat nell’estate 1959 dal maggiore Sevket Kurtis, uno studente turco dell’Istituto di Geodesia dell’Università dell’Ohio a Columbus […] Queste erano foto per un progetto NATO. Il 23 settembre 1959 si imbattè nelle famose fotografie che ritraggono il piano dell’Arca. Non sapeva di cosa si trattasse ma il colonnello che gestiva il laboratorio gli assicurò si trattasse dell’Arca. In seguito il Dottor Brandenberger sotto la cui supervisione ricadeva il progetto, esaminò il pianoro e si convinse che era la forma di un oggetto di fattura umana.

Una spedizione fu organizzata da Gorge Vandeman, noto tele evangelista USA e includeva una mezza dozzina di personalità tra cui il Capitano Durupinar. […] Il secondo giorno decisero di usare la dinamite ma ciò che trovarono non era di alcun valore. Fine della spedizione.

Un giovane ventisettenne, Ron Wyatt del Tennessee vide la fotografia pubblicate su Life e ne fu affascinato. Non aveva modo di raggiungere il sito ma fece tutto quello che poteva per sapere di più sull’Arca di Noe e fece anche esperimenti con barche di carta galleggianti per capire il meccanismo dell’approdo in una zona collinosa. […] Nel 1977 decise di prendere la situazione in mano e il 7 Agosto partì per Istanbul […] Da li raggiunse Dogubayazit via Ankara e Erzurum […] Al terzo giorno raggiunse il sito dell’Arca […] Ron crede di essere stato guidato da Dio alla località […]

Ron mise insieme abbastanza soldi dal suo lavoro in un ospedale e continuò ad andare sul sito per 15 anni. Presto altri ricercatori si unirono a lui […] Usarono metal detector e un radar per mappare la forma dell’Arca. Una forma a X fatta di spazi sottostanti emerse dalle scansioni. Fu anche trovata evidenza dell’uso di rivetti di ferro nella struttura. […]
Gli esami hanno stabilito che si trattava di legno laminato. Questo significa che i popoli pre-Diluvio avevano conoscenze avanzate di metallurgia e di costruzione […]
Ron trovò una larga pietra piatta ancora più sopra alla collina che si dimostrò essere ricca di manganese. Egli pensava fosse la zavorra dell’Arca. Il manganese contenuto nella pietra non è nativo della zona e probabilmente era scoria del processo di raffinazione del minerale di ferro nel periodo pre-Diluvio.

Nel 1978, un anno dopo la prima visita di Ron, un terremoto squarciò il fianco occidentale esponendo una struttura costolata verticale dando ulteriore prova della “barca”. […]

Ho già menzionato il fatto che gli archeologi turchi hanno condotto loro studi indipendenti e hanno concluso che quelli erano in verità i resti pietrificati dell’Arca di Noe. Il più prominente esperto archeologo turco, professor Ekrem Akurgal è d’accordo con questa conclusione.

Può essere menzionato il fatto che dopo qualche anno dalle loro considerazioni sui ritrovamenti nel sito dell’Arca di Noè, sia il dottor Baumgardner che David Fasold (che scrisse il primo libro sulle ricerche sul sito dell’Arca nel 1988) hanno ritrattato le loro conclusioni e detto che la forma della barca era una formazione naturale. E’ noto che il dottor Baumgardner ha una volta chiesto di essere dichiarato lo scopritore del sito e che le autorità turche hanno rifiutato. Per quanto riguarda Fasold, è rimasto implicato in alcuni processi e per uscire dai suoi problemi finanziari ha dovuto ritrattare a favore di un finanziere creazionista che aveva interesse nel gettare discredito sul sito. Fasold in seguito si è pentito ma era troppo tardi. […]

Tradotto da Harika
Tratto da: http://www.biblediscoveries.com/arkvisit.html
(dove potrete vedere anche delle foto inerenti l'articolo)

LA PRIMA FAMIGLIA DEL PIANETA

        Leggendo la Bibbia sappiamo che dio dopo aver creato il cielo, la Terra, i mari, i monti, i fiumi e via dicendo, decise di creare un essere a sua immagine e somiglianza: l’uomo e decise di porlo nell’Eden dove avrebbe potuto mangiare liberamente tutti i frutti di ogni albero eccetto i frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male, perché se l’avesse mangiato sarebbe senz’altro morto. Se riflettiamo su questo passo della Bibbia possiamo vedere che c’è qualche cosa di misterioso: che cosa era questo albero del bene e del male, perché era così particolare per Dio da non essere toccato? Forse, un albero i cui frutti avrebbero portato a un particolare tipo di sviluppo celebrale molto intenso e quindi se ci fosse stata una piccolissima perdita di controllo anche alla morte! oppure un archivio con manuali dove avrebbero potuto apprendere la conoscenza della creazione e quindi diventare esseri più potenti di lui; qualunque ipotesi possiamo fare sembri non scalfire mai il mistero che si cela dietro queste parole anche perché teologi, filosofi, ricercatori, filologi, biblici mai si sono soffermati più di tanto su questo passo della Bibbia; la chiave del mistero potrebbe risiedere invece nelle due principali parole del contesto: "BENE" e "MALE". Forse, questo Dio era principalmente un essere come noi che creò la vita mostrandosi dietro una maschera mistica, di figura non umana, aleatoria e sfruttando questo suo potere si impose sull’uomo per renderlo in un certo senso schiavo. Egli però sapeva benissimo che l’uomo, se avrebbe mangiato da questo albero, avrebbe attinto la conoscenza ovvero la verità: che lui era uno schiavo di qualcosa o di qualcuno che voleva semplicemente essere adorato, la cui natura era uguale a quella degli uomini; questo albero potrebbe essere stato un laboratorio, una torre (visto che si tratta di qualcosa con forma alta e affusolata), ma anche una stanza dove gli uomini mangiando i frutti (magari vedendo persone con particolari attrezzature, libri particolari, ecc.) avrebbero potuto attingere tante cose “curiose” su se stesso, sulla natura di Dio, su certe tecnologie che gli sarebbero apparse strane o con le quali avrebbe potuto anche distruggersi, e certamente Dio, per un fatto di sicurezza personale o per assicurarsi le sue stesse creature così ignare di quanto avrebbero potuto trovarsi di fronte, lo proibì  per assicurarsi il dominio su di loro; infatti Dio dice: 
I vostri occhi si apriranno e sarete come me”. Continuando a leggere, come già sappiamo, a causa del serpente, che la Bibbia ci dice essere satana (figura a sua volta misteriosa, era semplicemente un rivale di Dio, incarnazione del male, o di un identità aliena?), Adamo ed Eva vengono tentati e mangiano il frutto dell’albero e, per questo, vengono scacciati dall'Eden; come possiamo spiegare questo? Perché per un frutto Dio avrebbe dovuto allarmarsi così tanto? Era realmente un frutto, o cos'altro? Che cosa stavano per apprendere di tale importanza i due, che Dio decise di scacciarli con una furia così potente? Addirittura, ponendo dopo il loro esilio due angeli e una spada fiammeggiante a sbarrare la strada ("fiammeggiante", cosa potrà mai significare? Un’arma spaziale che lanciava razzi? Un’arma elettrica?).

Sicuramente le vicende misteriose riguardanti la prima famiglia del pianeta non si esauriscono qua. Infatti, nel corso della narrazione, avviene un episodio misterioso ma allo stesso ingiusto che pone però un problema di natura più che altro morale, che ognuno a partire dalla chiesa dovrebbe porsi, mettendo forse in gioco (per chi ha un pizzico di scrupolosità su quanto ha attinto) la natura dello stesso Dio benevolo che perdona settantasette volte sette! Infatti, i due figli di Adamo ed Eva, Caino e Abele, (attenendoci a quanto dice la Bibbia) in una giornata qualunque, offrono dei sacrifici a Dio: Abele, un capretto e Caino, della frutta: Vediamo così che entrambi trovano il modo di lodare il Signore, convinti che la propria offerta sia giusta; ma subito Dio rifiuta l’offerta di Caino e vedendo quest'ultimo arrabbiato gli dice: "perché sei adirato, se fai bene non sarai ben accetto?"
Ma, Dio non era colui che accettava tutto, che voleva bene a tutti? Come mai rifiuta una offerta così generosa? C’era qualche specifica ragione? Il dio che conosciamo considera tutti gli uomini uguali, non dovrebbe fare certo discriminazioni. Perché si verifica ciò? Dovremmo supporre che il dio che tutti ci hanno sempre portato a credere come benevolo e rispettoso con i suoi figli sia forse una persona come noi, dotata probabilmente di un potere straordinario, capace di imporsi, di dominare ma, come tutti gli uomini, dotato di debolezza e forse di preferenza verso questo o quell'uomo? Certo che il mistero rimane anche perché quando Dio lo condanna Caino risponde che, errando per la terra, tutti lo avrebbero incontrato e lo avrebbero ucciso! Ma cosa si intendeva con tutti? C’erano forse altri uomini all’epoca sulla terra oltre a loro? Chi li aveva creati e perché: forse lo stesso Dio scontento della prima creazione? Inoltre, come poteva Caino essere a conoscenza di ciò? Ma la cosa più particolare da chiedersi è: che fine avevano fatto i suoi genitori? E lui cosa fece? Come visse? Interrogativi spesso post,i ma senza mai una risposta; il mistero permane. 

PASQUALE ARCIUOLO

 

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