Massimiliano Casula

 
LA VECCHIETTA SEDUTA
LA CASA INFESTATA
VIAGGIO NEL TEMPO
DIMENSIONE 2
IL SOGNO
 

LA VECCHIETTA SEDUTA

        E’ l’ennesima volta che faccio questa strada per andare a lavorare, questa stradina stretta sembra non finire mai, alla mia destra vedo una vecchietta seduta davanti alla propria casa, la guardo e lei mi sorride.

Sono diversi mesi ormai che vedo la signora sempre seduta davanti alla propria casa, sempre vestita allo stesso modo, noto che vedo la signora solo quando in strada non c’è nessun altro, la cosa mi incuriosisce.

Oggi fa un freddo pungente, faccio la mia solita strada e la signora è li, sembra non patire il freddo, mi avvicino abbasso il finestrino "Signora scusi … non sarebbe meglio rientrare a casa… con questo freddo!!?", la signora sorride, procedo per la mia strada ma il fatto che questa signora stia quasi sempre seduta li al freddo, mi turba.

Parto da casa con l’intento di persuadere la signora a stare in casa al caldo, esco 30 minuti prima del previsto in modo da avere tempo per poter conoscere la signora e cercare di convincerla della bontà della mia proposta.

Parcheggio e mi avvicino a piedi alla casa, quando arrivo della signora non c’è traccia , guardo il portone di ingresso e mi accorgo che è un vecchio portone sicuramente abbandonato da tempo, rimango incredulo davanti a quello che vedo, l’erbetta cresce davanti all’ingresso ed appare evidente che la porta è rimasta chiusa da tempo, cerco di darmi una risposta …forse la signora abita più avanti …guardo l’ora …si è fatto tardi.

Il giorno dopo mi organizzo con videocamera, quando passo davanti a quel portone la signora è lì, prendo la mia telecamera ma mentre sto armeggiando per fare le riprese, la signora sparisce.

Domani è domenica, ho tutto il giorno per indagare e capire cosa sta succedendo.

Parcheggio e mi avvio verso la signora, non trovo nessuno , mi decido a chiedere informazioni ai vicini, suono un primo campanello ma non risponde nessuno, oggi è domenica la gente è in giro.

Mentre sto per suonare ad un altro campanello, vedo che da un altro portone esce una signora, lascio immediatamente il campanello e seguo quella signora, la raggiungo e cercando di non spaventarla…

"Signora…signora scusi le posso chiedere una cosa?!"

"Mi dica!!"

"Senta, io passo qui quasi tutti i giorni per andare a lavorare, e vedo quasi sempre una signora anziana seduta in quel gradino, c’era anche l’altro giorno…insomma con questo freddo… "

"Una signora anziana?!"

"Si …è vestita di nero, capelli bianchi raccolti dietro…", mentre proseguo nella mia descrizione la signora mi guarda con stupore 

"No non è possibile che abbia visto quella persona…senta se resta qui qualche minuto le faccio vedere una cosa."

La signora torna indietro , dopo qualche minuto riappare con una foto … me la mostra.

"Si!!!…è lei" faccio io...

"Non è possibile che sia lei, ma come non è possibile?!!…è proprio quella signora!"

La signora Maria è morta dieci anni fa… proprio in questa casa e da allora questa casa è rimasta chiusa…non aveva parenti e noi…insomma eravamo le sue figure di riferimento…forse tramite lei ha inviato il messaggio di non dimenticarla…povera signora Maria…era una brava persona
Rimango senza parole…per me quella signora era viva…ero convinto che fosse viva…penso che la signora Maria gradirà se faccio una messa per lei…forse era questo che voleva o forse… chissà!!! ancora stupito dell’accaduto , io incredulo fino a qualche giorno fa di tutte le manifestazioni paranormali, mi trovo dentro una di queste e se non l’avessi vissuta di prima persona forse non ci avrei creduto.

Ho organizzato la messa, c’erano tante persone.

Tramite la vicina sono riuscito a dare notizia a quasi tutte le persone che conoscevano la signora Maria, della messa.

Passo davanti alla vecchia casa ed ecco la signora è lì… mi fermo a guardarla faccio per scendere dall’auto ma lei sorride fa un gesto con la mano e sparisce all’interno della vecchia casa, risalgo in auto…da allora la signora non si è più presentata…penso che abbia gradito il mio pensiero …probabilmente voleva proprio quello.

MASSIMILIANO CASULA

LA CASA INFESTATA

        Ci siamo trasferiti da poco con la mia famiglia in questa vecchia casa. Mio padre dice che per il momento dobbiamo aver pazienza e viverci come l' hanno consegnata. Non è particolarmente mal messa ma alcuni lavori, a mio avviso, sono necessari. Prendo possesso di quella che sarà la mia nuova camera da letto, ci sono ancora dei vecchi mobili lasciati dai precedenti proprietari, una coppia anziana; mio padre ha detto che li venderà per lasciar spazio alla nostra roba. Mentre metto in ordine la mia roba in quella stanza, ho la sensazione che qualcuno mi osservi, sento come se qualcuno stia alle mie spalle e guardi quello che sto facendo, mi giro di scatto ma non vedo nessuno, forse il cambiamento di casa ed il fatto che in questa casa ci siano ancora oggetti appartenuti ai vecchi proprietari mi sta mettendo un po' d'ansia . Oggi è il gran giorno, passeremo la prima notte nella nostra nuova casa, che poi di nuovo non ha proprio nulla. Durante la cena, la corrente manca un paio di volte, mio padre cerca di tranquillizzare tutti dicendo che sarà la prima cosa che sarà messa a posto. Entrando nella mia camera da letto noto che un borsone che avevo poggiato in un angolo si trova da un'altra parte della stanza, non do tanto peso alla cosa, forse è entrata mia madre e l'ha spostato. Cercando un posto dove posizionare il mio televisorino mi imbatto in un vecchio libro, lo sfoglio. è una guida degli anni trenta della città. Mi corico lasciando perdere la tv e iniziando a leggere questo libro. Si è fatto tardi, poggio il libro su comodino e spengo la luce. La mattina dopo noto che il libro non c'è più lì sopra, la cosa mi sorprende ma soprattutto mi allarma, sono convinto che nessuno sia entrato in stanza e sono altrettanto convinto di aver posato quel libro sul comodino; comunque, certo di una spiegazione logica, chiedo ai miei se per caso siano entrati di notte in stanza, ma loro negano. Questa casa incomincia decisamente ad inquietarmi, cerco di auto convincermi che esiste una spiegazione più che logica, ma non so quale sia. A pranzo, parlo con i miei della mia nuova scuola e dei miei nuovi compagni, ma non parlo di quello che mi è successo ieri notte. Vedo mio padre un po' turbato.

- Papà tutto bene!?

- Come!? - il viso di mio padre è stranamente assente,

- Ti vedo un po'.. Stanco!!- in realtà il suo viso esprime un turbamento per qualcosa.   

- Bhe ecco, ieri, anzi già dall'altro giorno sono successe delle cose.. strane- papà guarda la mamma e, con lo sguardo, cerca di dirle "che faccio lo dico o non lo dico?"

- Strane in che senso?!

- Vedi Marco - interviene la mamma - in questa casa ha vissuto una ragazza, la figlia dei precedenti proprietari, che... ecco, lo so che può sembrare assurdo ma noi pensiamo che il suo spirito sia...

- Penso di aver capito.. Vedete l'altra notte ho trovato un libro nella mia camera, prima di dormire l'ho poggiato sul comodino ma la mattina dopo non c'era più. Poi ho spesso la sensazione che qualcuno mi osservi. Non vi ho detto nulla perché pensavo che fosse frutto della mia immaginazione; il cambio di casa, di città insomma.

- Vedo che ci siamo passati tutti- dice mio padre -avevo intenzione di chiamare un medium, io non sono pratico di fenomeni paranormali ma fatto sta che mi sono spariti diversi oggetti che poi ho ritrovato nei posti più impensabili. E poi anche io ho la sensazione che qualcuno stia alle mie spalle per vedere quello che sto facendo e la cosa non mi fa assolutamente piacere!

- Un medium!? E come lo troviamo? Non credo che si trovi nelle pagine gialle!!- cerco di sdrammatizzare la situazione che i miei stanno prendendo forse troppo a cuore. 

Rintracciamo un medium che si rende disponibile per la fine della prossima settimana, intanto la presenza, che inizialmente era discreta incomincia ad essere piuttosto invadente. Oggi sono solo in casa, rientro da scuola ed entro nella mia camera, trovo i miei libri di scuola per terra sparsi nel pavimento, raccolgo tutto; vado in cucina a prepararmi il pranzo, sento trambusto nella mia stanza entro e trovo di nuovo i libri sparsi a terra.

La cosa più che spaventarmi ora incomincia veramente a seccarmi, lascio la stanza così come la trovo e continuo a mangiare. Forse non soddisfatto della mia reazione, lo spirito incomincia a battere il muro della camera dei miei, prima piano poi forte. Come arrivano i miei i rumori di colpo cessano. Racconto subito quello che è successo, mio padre mi dice di avere un po' di pazienza che tra qualche giorno arriva il medium e risolveremo la questione. I miei ripongono molta fiducia in questo medium, speriamo bene! Mancano tre giorni all'arrivo di questo medium, lo spirito continua ad infastidirci sempre di più. Pensiamo che la nostra presenza non sia gradita e lo dimostra molto efficacemente; ieri ,ad esempio, durante la notte ha rotto tutti i piatti con un gran fracasso, poi non contento continua bussare sui muri, per ore. Mio padre è veramente stanco di questa situazione, pensava di aver fatto un ottimo investimento con la casa e invece .. Questo pomeriggio, stufo dei soliti battiti, stufo del fatto che le mie cose vagano per la casa.. Insomma stufo. ho urlato con tutta la forza della disperazione..Bastaaa!!! Eravamo in sala da pranzo e davanti a noi si è materializzata la figura di una ragazza sulla ventina con un abito azzurro con le braccia sui fianchi. ci ha fissato poi è svanita lentamente. Finalmente questa sera viene il medium, mio padre sembra più sereno, convinto che questa persona porterà via questa presenza scomoda. Il medium conferma che la presenza è la figlia dei precedenti proprietari, la sua anima non vuole lasciare questa casa che sente sua. Noi siamo, per lei, degli estranei, degli usurpatori della sua casa. E' passato un mese, il medium deve aver fatto un buon lavoro, finalmente il silenzio, finalmente le cose non spariscono. Ci stiamo godendo finalmente la nostra casa. All'interno di un vecchio libro, che francamente prima non avevo notato, trovo una vecchia foto in bianco e nero, ritrae una sorridente ragazza.. È la ragazza apparsa in sala da pranzo. Forse è sparita per sempre da questa casa o forse no! Per noi l'importante è vivere una vita tranquilla.

MASSIMILIANO CASULA

VIAGGIO NEL TEMPO

        Frugando nel solaio di mio nonno ho trovato questo diario che lui aveva preso a un soldato nemico, ucciso proprio da lui in una battaglia in alta montagna, durante la Prima Guerra Mondiale. Mio nonno ha preso questo diario come ricordo di guerra ma non capendo la lingua è rimasto in solaio, non tradotto per decenni. Quando venti anni fa lui è volato in cielo, io col permesso della nonna, ho portato via questo diario e l’ho fatto tradurre da un amico italiano che lavora a Vienna. Alcune pagine hanno colpito la mia attenzione… qui di seguito le riporto… così capirete il perché! 

"2 Novembre,

        Sono quasi due anni dall’inizio di questa tragedia, sembra lontano quel 1915 e invece è appena 2 anni fa. Tocca a noi il turno di vedetta in quella specie di casetta a 2000 metri di altezza. Arriviamo verso le dieci del mattino, i ragazzi che ci hanno preceduto erano delle persone piuttosto sporche, troviamo sporcizia dappertutto. Mettiamo un po' in ordine, dalla finestra possiamo vedere le strisce sulla neve lasciata dagli sci dei nostri nemici, ogni tanto vediamo anche qualche nemico, che procede a zig zag per evitare di essere colpito. I giorni passano noiosamente, niente azione, niente di niente… aspettiamo tutti il cambio turno. Sto guardando con i binocoli fuori per vedere se succede qualcosa quando improvvisamente dietro di me appare un uomo vestito in modo decisamente insolito, impugno la pistola e intimo l’alt, questi mi guarda poi si volta e corre. Rimango veramente sorpreso, chiamo subito i ragazzi di guardia questi accorrono, dico loro di non sparare, se possibile dobbiamo prenderlo vivo per sapere chi è e come ha fatto ad arrivare senza essere notato, mentre sto inseguendo lo sconosciuto noto che non ci sono tracce sulla neve. Inizialmente pensavo che gli uomini di guardia non avessero fatto bene il loro lavoro, poi mi rendo conto che questo è proprio apparso dal nulla. Riesco a raggiungerlo, gli salto addosso, cadiamo insieme e incredibilmente mi ritrovo con lo sconosciuto all’interno di una casa. Chiamo immediatamente gli uomini, ma lo sconosciuto si fa avanti dicendomi che non servirà come sarebbe è inutile chiamare; stringo nervosamente la mia pistola di ordinanza, non riesco a capire dove mi trovo né come sono arrivato qui e neanche chi sia lo sconosciuto… in sostanza sono spaventato e non so bene cosa fare. 

- Senta metta via quell’arma e le spiego cosa è successo. -

- Non metto via proprio niente ! -  Continuo a puntare la pistola allo sconosciuto quando dalla porta presente nel fondo della stanza entrano altre persone, tre uomini, tutti vestiti in modo insolito. 

- Senta dia retta… lasci l’arma, i suoi uomini non l’aiuteranno…non possono

- Sergente Tanzi! – grido a voce alta. Mi riesce difficile tenere sotto tiro tutte quelle persone, gli uomini non arrivano. Non sembrano nemici, ma chi sono?!. 

- Senta, siamo quattro a uno e altri stanno arrivando, i suoi qui non arriveranno mai, mi dia retta lasci quell’arma. -

Temo che dovrò dar retta allo sconosciuto, saranno passati cinque minuti, ho chiamato gli uomini anche col fischietto ma niente, temo di essere prigioniero di questi sconosciuti.

- Chi siete!? – abbasso l’arma e guardando lo sconosciuto ma rivolgendomi a tutti faccio la fatidica domanda.  

- Finalmente!!… mi spiace che lei stato coinvolto in questo fatto… mi creda è stato un incidente… lei non avrebbe dovuto vedermi…anzi, non sarebbe dovuto essere neanche qui…bene… io, con le persone che lei vede, abbiamo inventato una macchina… del tempo… 

- Come !? non vorrà che io creda a una sciocchezza del genere!? -

- Che anno è oggi? -

- Senta la mia pazienza… -

- Per favore sto cercando di farle capire quello che è successo… la prego -

- Mi sono arreso a voi che a dire il vero non mi sembrate dei militari… se lo racconto … e ora lei vuole prendersi gioco … -

- No!! che prendersi gioco!!… io voglio solo spiegarle cosa è successo… -

Uno degli uomini entrati successivamente nella stanza entra nel discorso

- Senta tenente Costa… le assicuro che noi faremo di tutto per riportarla dove era… quello che diceva il mio collega era questo… noi non abbiamo nessuna intenzione di trattenerla qui…il fatto che sia qui è stato solo un incidente… spiacevole ma un incidente. -

- Come fatte a sapere il mio nome… io non l’ho detto - decisamente la cosa incomincia a spaventarmi, questi sconosciuti sanno il mio nome e chissà cosa ancora!

- Ci lasci un po' di tempo… ha fame? -

- Cosa? -

- Guardi, nell’arco di un ora la riportiamo dove era... -

- Questo l’ha già detto solo che non ho capito come -

Dalla solita porta, entra un’altra persona e poi un’altra ancora, tutti mi guardano come si guarda un leone in un circo, la cosa incomincia ad irritarmi. Non capisco perché mi guardano così.

Gli ultimi entrati parlottano fra loro e riesco solo a capire attacco e mitragliatrice.

- Come fatte a sapere il mio nome?… siete dello spionaggio austriaco?… bhe se è cosi oltre al mio nome non saprete altro- cerco di convincermi che gli sconosciuti siano dello spionaggio nemico, tutto sommato è la spiegazione più logica che riesco a darmi.

- Senta, creda a quello che vuole ora noi la lasciamo qui… torniamo quando siamo pronti.- 
Escono tutti, e io resto solo con i miei fantasmi, non riesco a spiegarmi come sono arrivato qui e cosa sia questo posto, penso ai "miei" uomini, spero che non siano stati presi anche loro…magari sono in un'altra stanza…forse come ho preso quello sconosciuto sono caduto in una stanza sotterranea … si deve essere successo così … altro che macchina del tempo… mi hanno preso per scemo.

Dopo un tempo che sembra un secolo lo sconosciuto rientra nella stanza. 

- La prego, mi segua! -

- Come mai non mi avete preso la pistola? -

- Come le ho detto, il fatto che lei sia qui è …un incidente…la rimanderemo indietro…. Quella le potrà essere utile in seguito…si fidi!! -

Percorriamo un corridoio, appese alle pareti ci sono delle foto a colori, ma con dei colori incredibili…mi fermo a osservane una …

- Come avete fatto a colorare cosi bene questa foto?… -

- Venga…se dovessi spiegare tutti i progressi della scienza…prego entri qui e mi scusi ancora. -

- Cosa c’è li dentro? -

Apro la porta, l’interno della stanza è vuoto entro dentro, chiudono la porta. Sto per dire qualcosa, quando improvvisamente mi ritrovo davanti all’ingresso del rifugio, uno dei miei uomini si avvicina.

- Signore, vi abbiamo visto prendere lo sconosciuto e poi sparire insieme... -

- Cosa avete visto di preciso? -

- Bhe, avete preso lo sconosciuto e poi siete spariti e ora siete riapparso…dal nulla!! -

- Sergente, non voglio che venga menzionato questo episodio…ci siamo capiti!?…come facciamo a spiegarlo? -

Lo so!! Forse non avrei neanche dovuto riportarlo in questo diario … ma quello che è successo è troppo incredibile per essere dimenticato…e anzi ho dovuto riportare subito tutto quello che ho visto e sentito per evitare di dimenticarmi qualcosa…chissà … tra qualche anno, quando tutto sarà finito, potrei imbastirci una storia… per ora la guerra continua anche se qui se ne sentono solo gli echi. 

3 Novembre.

        Questa mattina, notiamo uno strano movimento in direzione delle posizioni nemiche, mentre cerchiamo di informare il comando di questa attività insolita, un colpo di artiglieria, colpisce i dintorni della nostra postazione, poi un altro e altri ancora; dopo circa un'ora, il nemico si presenta alla nostra postazione, la mitragliatrice, scampata al bombardamento, riesce a bloccare solo momentaneamente il nemico.

Penso che la posizione sia persa."

Questa era l’ultima annotazione, purtroppo il tenete non è più tornato dalla guerra e il suo corpo giace in quella montagna.

MASSIMILIANO CASULA

DIMENSIONE 2

Oggi è il 5 marzo 2005.

        Questo non sarebbe qualcosa di importante da dire se non fosse che tramite una macchina dimensionale, sono riuscito a verificare l’esistenza di universi paralleli. Tutto è partito da una intervista, ho visto quell’intervista e boom! Non ho grandi basi in fisica e senza l’aiuto di un mio amico sarei riuscito a combinare ben poco. Grazie a Marco sono riuscito a mettere su un laboratorio fatto alla buona che ci ha permesso di verificare l’ipotesi degli universi paralleli. Io ho finanziato e lui ha costruito un laboratorio che è la messa in pratica dei suoi studi sulla teoria delle stringhe e sulla teoria degli universi paralleli. È partito avendo in mente un idea precisa che poi ha messo in atto. Ho appena attraversato la porta dimensionale che marco ha costruito come una porta vera e propria, a dire il vero davanti a me non noto grandi cambiamenti, tutto sembra come prima, il laboratorio è tale e quale, inizio a pensare che l’esperimento non abbia funzionato, mi giro e inizio a vedere che qualcosa di diverso c’è. Le varie attrezzature sono sparite, il locale è come era due anni fa, ci sono cataste di giornale qua e là, dell’attrezzatura non c’è traccia, non riesco a trattenere, tra me e me, un sorriso. Marco è un genio, è riuscito là dove tanti hanno fallito, con pochi mezzi, pochi confronto alle cifre astronomiche messe a disposizione di veri centri di ricerca che studiano questo campo. Impaziente di vedere i risultati dell’esperimento, e con poco tempo a disposizione, esco dalla stanza . Abbiamo convenuto che, siccome non vi sono studi a proposito e a dire il vero non pensavamo che lo strumento riuscisse veramente a funzionare, la mia permanenza non debba superare le sei ore. Marco ha consigliato di non espormi troppo e al minimo segno di difficoltà di rientrare subito nell’edificio dove c’è  lo strumento per rientrare nella mia dimensione. Esco dall’edificio e mi incammino, non noto nulla di diverso, la gente, le auto, tutto sembra come prima. Ho con me una telecamera digitale con cui testimoniare questo esperimento, faccio qualche ripresa, ma tutto pare come prima. Sono in via Roma, e anche qui non noto nulla di particolare, continuo a riprendere. Fermo un taxi. Prima di tutto chiedo se i soldi che mi sono portato a presso sono validi e poi quanto costa la corsa per fare un giro in città. Il tassista mi dice che per fare il giro dei monumenti più importanti della città si spende 6mila lire. Avendo teorizzato una evenienza del genere, Marco aveva insistito affinché portassi duecento mila lire, decisione saggia! Salgo sul taxi che, seppur ben tenuto, mi pare un modello decisamente superato. Prendo la videocamera e inizio a riprendere. Per capire un po’ la realtà che mi circonda inizio a chiacchierare con il tassista.

-          è da molto che fa questo lavoro?

-          Eh si! Sono quasi vent’anni… è in vacanza?

-          Sono qui per lavoro e ne approfitto per rivedere certi posti

-          Nostalgia!

-          Già!

-          Lei che lavoro fa?

-          Sono dipendente di un ministero

-          Anche mio figlio…pensi che il mese scorso è andato in America per lavoro

-          Davvero!

-          Si, e ha scattato delle bellissime foto dalla torre Galland… vedesse che panorama!

Mi chiedo dove sarà mai questa torre, chissà da quando esiste in questa realtà. Arriviamo fino al Poetto, le strade sono le stesse che c’erano dieci anni fa, il manto stradale non è molto curato, chiedo come mai questa incuria.

-          semplice non ci sono soldi

-          ma sapevo che c’erano dei progetti per nuove strade

-          guardi sono anni che se ne parla.

Continuo a riprendere. Scendo dal taxi e cammino per la spiaggia verso il mare. La spiaggia è stata erosa dal mare, fa un strano effetto vedere questa realtà. Risalgo sul taxi e mi faccio riportare al punto di partenza. Sono in giro da un ora. Inizio a girare a piedi la città, vedo una banca e mi dirigo in quella direzione. Camminando noto che c’è poca gente in giro. Noto, vedendo meglio i palazzi e la gente, un certo impoverimento. Arrivo in banca e mi colpisce che non ci siano le porte che limitano gli ingressi come nella nostra realtà. Mi presento allo sportello con venti Euro li porgo all’impiegato, questi li guarda e poi mi dice:

-          signore questi soldi non sono validi

-          come non sono validi!? Sono venti Euro… mi hanno detto che un Euro vale 3500 lire

-          si è vero ma questi soldi qui non hanno valenza, anzi le confesso che io non li avevo mai visti prima e sinceramente non so dove li ha trovati.

Ho capito cosa è successo, in pratica in questa realtà l’Euro italiano non è mai stato usato è quindi logico che l’Euro che ho portato io non fosse conosciuto. Esco dalla banca, e mi incammino verso il palazzo che nella mia realtà contiene il laboratorio. Continuo a riprendere con la mia telecamerina. Tutto sembra come dieci anni fa. Sono di nuovo in via Roma, entro dentro un bar per fare colazione, la televisione è accesa e annuncia che il papa Giovanni Paolo IV° effettuerà un viaggio in Canada, seguo la tv quasi in adorazione, il telegiornale è una fonte veramente interessante di notizie. Finisco la mia colazione e mi dirigo subito in edicola a prendere diversi quotidiani e settimanali. Incomincio ad essere impacciato con tutta questa roba da portare a presso. Faccio la salita del largo Carlo Felice e noto che ci sono ancora le bancarelle, poggio i giornali e le riprendo, nella mia realtà sono sparite da un decennio circa. Sono passate tre ore ed essendo la prima volta che attraverso la porta dimensionale è meglio non strafare. Ho con me le riprese fatte e diversi giornali. Arrivo al palazzo dove nella mia realtà c’è il laboratorio. Entro dentro il palazzo e mi reco nella stanza dove c’è la porta dimensionale, io non la vedo perché è nell’altra dimensione, ma so che è lì. Passo attraverso la porta e rivedo il laboratorio e tutte le strutture, Marco si avvicina sorridente. Esperimento riuscito! Mostro i giornali che sono riuscito a prendere, racconto per sommi capi le maggiori differenze che ho notato. Prima di rendere pubblica questa sensazionale scoperta dobbiamo studiare meglio il caso anche noi e questo richiede tempo. Leggiamo attentamente tutti i quotidiani e notiamo tante notizie curiose, sia a in ambito locale che in generale. Ma la cosa che colpisce di più è la maggiore povertà, avevo subito notato che confronto alla mia realtà tante strutture che per noi sono ormai date per scontate, lì non sono presenti, non avevo invece notato che le auto in circolazione erano vecchie macchine. Decidiamo di non rivelare l’esperimento a nessuno. Io ho solo finanziato, per quanto le mie finanze lo permettessero, questo progetto, la parte teorico pratica l’ha sostenuta Marco. In base alla lettura dei giornali e alla visione dei filmati fatti, ci siamo convinti che questa realtà ha avuto “vita” nel 1995, in pratica era la stessa nostra realtà fino al 1995 poi per ragioni misteriose se ne è distaccata facendo una realtà a se, parallela, che ha “marciato” in modo indipendente dalla nostra. Sono passati dieci giorni dall’esperimento, decidiamo di riprovare, di ritentare e continuare a studiare questa realtà parallela. Sono pronto a fare il salto dimensionale. Eccomi di nuovo nell’altra realtà, esco dall’edificio, noto che c’è poca gente in giro e i pochi passanti vanno veloci. Mi dirigo come la precedente volta in via Roma in cerca di un taxi. Non vedo l’ombra di un taxi, vado allora verso una edicola a cercare un biglietto dell’autobus, l’edicola è chiusa.  Si avvicina un signore, ha il volto sofferente, pallido mi dice qualcosa di incomprensibile, faccio in tempo a dirgli che non capivo, che questo cade a terra, mi inchino subito per prestare soccorso, grido aiuto ma la poca gente che c’è anziché avvicinarsi scappa a gambe levate. Andiamo bene! penso tra me e me. Il signore che ho tentato di soccorrere è morto, non so che fare. Prendo il mio cellulare e chiamo il 118 solo che scopro che in quella realtà il 118 non esiste! Resto ancora lì, con questo sconosciuto a terra e nessuno che mi da una mano. Sono indeciso sul da farsi, non ho molto tempo e se chiamo la polizia è possibile che loro mi trattengano per farmi delle domande, potrebbero sbrigarsi subito come potrebbero metterci molto tempo. Pur non essendo nella mia dimensione, ho comunque una coscienza, non posso lasciare lì questa persona e andarmene. Vedo un signore che si avvicina, lo fermo e gli spiego la situazione, gli dico che ho trovato questo signore , che ho provato a soccorrerlo ma non c'è stato nulla da fare. Mi sembra inopportuno riprendere la scena. Intanto si è formato un capannello di persone. Visto il numero delle persone presenti e visto che oramai io non posso fare più nulla, decido di allontanarmi per visitare meglio la città, sono venuto qui per quello. Un auto della polizia si avvicina, scendono due agenti e si avvicinano a me.

-          può favorire i documenti per favore?

-          Certo agenti!

Mostro la mia carta di identità, il poliziotto la guarda e poi guarda a me.

-          un testimone ha detto che quando il signor Randi è caduto a terra, privo di vita, voi eravate lì

-          si mi trovavo lì per caso

-          conoscevate il signor Randi ?

-          no non l’avevo mai visto prima!

-          È strano sa!

-          Strano?!

-          Vede un altro testimone giurerebbe di avervi visto nel suo ufficio la settimana scorsa

-          Penso decisamente che mi abbia confuso con un altro

-          Senta signor Linas vorremo che ci seguisse per chiarire meglio la faccenda

Mi trovo in una situazione delicata, guardo gli agenti pensando il da farsi, io da canto mio sono sicuro di non aver fatto nulla, solo che sono in un posto sconosciuto, anche se è la mia città, non sono nella mia dimensione. Se scappo potrebbero sparami, se li seguo… Decido di seguirli, mi pare la scelta migliore. Saliamo in auto e questa si dirige verso la periferia. In auto i poliziotti sono silenziosi. Passiamo il centro, che tranne qualche piccola differenza qua e là, non si discosta molto dalla mia realtà. In periferia le cose cambiano, superata Pirri, noto la mancanza di tanti edifici, ho nella tasca del giubbotto, la videocamera, ma decisamente non voglio creare seccature con questi poliziotti. Come arriviamo a Monserrato,  noto che alcune strade sono non asfaltate, inoltre anche qui mancano molti edifici. Decisamente non riesco a capire dove mi stanno portando, dove è questa stazione di polizia? Continuiamo a camminare, il traffico è rado i poliziotti silenziosi e io preoccupato. Superiamo Dolianova, a questo punto non resisto più.

-          scusate ma dove mi state portando?

-          Alla direzione centrale

-          E dove sarebbe questa direzione?

-          Siamo quasi arrivati

-          Come mai non è in città?

-          Dovrebbe saperlo anche lei

-          No io non lo so

-          Stento a crederlo!

-          Di cosa sono accusato?

-          Abbiamo bisogno di verificare le sue deposizioni con quelle rilasciate da un testimone e capire quindi come sono andate a finire le cose

-          E bisognava venire qui?

-          E dove voleva che andassimo?

Mi sento come don Chisciotte con i mulini a vento, non riesco a farmi dire perché sono così lontano dalla città. Sono preoccupato, seriamente preoccupato, temo che potrebbe succedermi qualcosa. Questa realtà non mi piace, devo assolutamente trovare un modo per scappare. Chiedo di fermarsi un attimo per fare i bisogni, ci fermiamo in un bar. Riesco a svincolarmi  saltando dalla finestra del bagno, corro a più non posso verso la campagna, non sono allenato e si vede, sono costretto a fermarmi ansimante. Mi riposo un paio di minuti per capire che fare, i miei “custodi” si saranno già accorti della mia assenza e staranno cercandomi. Dovrei essere a circa quindici chilometri dalla città, cammino per un  po’ non  so quanto tempo, sempre costeggiando la strada ma facendo attenzione a non essere notato. Il numero di auto che passano è davvero esiguo se confrontato al numero della mia realtà. Dopo un po’ vedo anche passare anche l’auto della polizia che mi aveva prelevato, mi nascondo tra la vegetazione, l’auto procede piano, io mi sdraio letteralmente a terra e noto i due poliziotti, sono proprio loro, per fortuna sono nascosto bene e non mi vedono. Sono passate diverse ore, se non trovo un mezzo di locomozione temo che dovrò restare in questa realtà per più di 6 ore. Vedo passare un auto, mi armo di coraggio e faccio l’autostop, non l’ho mai fatto. Fortunatamente l’auto si ferma, è guidata da un signore sulla quarantina.

-          dove deve andare?

-          In città

-          Salga

Non me lo faccio ripetere due volte.

-          Pensavo che in questa zona ci fossero più macchine

-          Lei da dove viene?

-          Dal Friuli

-          Bel posto

-          Già!

-          Qui come avrà visto la disoccupazione ha fatto partire tanta gente. La gente si arrangia come può e l’economia qui è ferma, avrà visto che di giovani in giro ce ne sono pochi.

-          Si ho visto

-          La crisi del 96 e quella del 98, più la crisi internazionale ci ha fatto precipitare in questa situazione. I soldi sono pochi e anche se la roba costa di meno non ci sono ugualmente i soldi per prenderla

Vedo dal finestrino che siamo vicino alla mia meta, chiedo al signore di fermarsi per scendere. Scendo dall’auto e mi incammino verso il palazzo dove c’è la porta dimensionale. Nel tragitto vedo una libreria, entro dentro e mi dirigo verso i libri di saggistica , il costo di questi volumi è veramente basso. Il costo  medio di un volume, che nella mia realtà potrebbe aggirarsi sui venti Euro, circa quaranta mila lire, è di cinquemila lire. Prendo due volumi , uno è un saggio sugli Stati Uniti nel 2000, l’altro parla della crisi petrolifera del 2002. Mi avvicino alla cassa, all’interno della libreria noto dei poliziotti, forse non sono qui per me però è meglio non farsi notare. Esco con il mio sacchetto, continuo a camminare sono passate già cinque ore, la mia palazzina è vicina. Per qualche motivo che non sono riuscito a comprendere bene, c’è stata la creazione di un mondo parallelo al nostro e questo ha avuto una “vita” propria , diversa dal nostro mondo. Essendo nato nel 1970 sicuramente ci deve essere anche il mio doppio in questa realtà, la cosa assurda è che tutti quelli nati prima del 1995 hanno un doppio da qualche parte in questa realtà. Arrivo finalmente in prossimità del mio punto d’arrivo, un auto viene riflessa da un vetro, è un auto della polizia, mi fermo prendo un libro e lo apro in modo che questo copra il mio viso, mi giro dando le spalle all’auto, lentamente l’auto passa, guardo con la coda dell’occhio, dentro l’abitacolo riconosco i due poliziotti. Mi chiedo cosa potrà succedere al mio omologo di questa dimensione. In pratica ora la polizia non cerca me, ma il me di questa dimensione che, però, è totalmente all’oscuro del fatto che la polizia lo cerca. Ripenso alle parole di Marco, ma penso di aver agito in coscienza e in modo moralmente corretto nel non lasciare quello sconosciuto a terra senza nessuno che si occupasse di lui. Sono arrivato al mio palazzo, finalmente! Entro dentro e mi accorgo della presenza di qualcuno, sento delle voci, e dei rumori che denunciano la presenza di più di una persona. Questo non ci voleva, magari sono dei barboni che hanno trovato alloggio all’interno di questo palazzo oppure sono i proprietari di qualche appartamento. Continuo a camminare, sperando che le mie supposizioni siano esatte, non è così!. Dal buio escono fuori due figure mal vestite e maleodoranti, si avvicinano a me.

-          cosa ci hai portato?

-          Prego!?

-          Dacci tutto quello che hai

Faccio finta di non sentire e continuo a camminare verso la porta dimensionale che sta al primo piano, lo so è rischioso. Il tipo più puzzolente tira fuori una pistola e la punta verso di me.

-          senti un po’ tu saresti il 40esimo, vuoi diventare il 40esimo?

Mi fermo, prendo il portafoglio in mano per dargli le lire ma loro me lo strappano dalle mani, poi si avvicinano e puntandomi l’arma alla tempia, mi portano via tutto anche i libri. Davanti alla videocamera hanno un momento di distrazione, la loro curiosità è la mia salvezza, corro per le scale, i due mi seguono ma per fortuna riesco a passare la porta dimensionale. Vedo Marco e gli dico di bloccare subito la porta per evitare di trovarmi i due anche in questa dimensione. Purtroppo mi hanno portato via tutte le prove raccolte, compresa la videocamera. Per fortuna ho salvato il primo nastro registrato. Racconto a Marco tutta la mia seconda permanenza in questa dimensione e decidiamo che è troppo pericolosa. Ci rendiamo conto che questo esperimento è troppo grande per essere gestito facilmente, in modo artigianale, da noi. Ci sono troppe incognite, troppi rischi. I mezzi a nostra disposizione sono limitati e questo pregiudica il buon andamento dell’esperimento. Siamo riusciti nell’intento, senza precedenti, di riuscire a costruire una porta dimensionale regolabile, con pochi fondi, ma ora non siamo più in grado di mandare avanti la baracca senza rischi accettabili. In quell’altra realtà potevo essere ucciso, potevo venire incriminato per omicidio, troppo pericoloso. Decidiamo di far entrare nel progetto altre persone .

Visto che è lui l’esperto, deciderà Marco, in base alle necessità del progetto stesso, chi fare entrare nel progetto.

Massimiliano Casula

IL SOGNO

        Sono le 23 domani devo andare a lavoro ma non riesco proprio a prendere sonno.
Accendo la tv e cerco i programmi più barbosi, ne ho trovato uno veramente noioso.
Finalmente il sonno.

        Mi ritrovo in un sogno strano, ma si sa i sogni, di regola, sono strani.
Sono dentro il palazzo delle scienze e davanti a me c’è un mio amico, Marcello, che sorridente mi viene incontro.
Io sorrido ma poi penso che lui è andato a lavorare a Torino e che quindi non dovrebbe essere qui.
- ciao Marcello!
- Oh ciao, ti stavo aspettando sai!
- Aspettando?
- Vieni entriamo in aula
Senza fare domande lo seguo verso l’aula che una volta era stata la “mia aula”, tanto tempo fa.
Saliamo le scale monumentali ed entriamo nell’aula magna.
- vieni accomodati
mi siedo in una sedia che c’è davanti alla cattedra, Marcello è in piedi davanti alla lavagna.
- ho bisogno di dirti una cosa – l’aria di Marcello si fa seria
- certo dimmi!
- Ho fatto delle scoperte eccezionali che però non posso più pubblicare
- E perché?
- Perché non posso!
Nel sogno rifletto sullo strano comportamento del mio amico, erano forse dieci anni che non lo vedevo ma, mi è sembrato tutta un’altra persona, era irriconoscibile.
- senti ho scoperto delle “falle” nella teoria di Einstein, in pratica , in base ai calcoli da me fatti, la velocità della luce non è costante nell’universo ma varia a seconda della densità del sistema che gli sta’ vicino. Noi siamo talmente immersi nel nostro campo gravitazionale che ci è impossibile verificare la distorsione della luce delle stelle più lontane, in quanto questa distorsione viene modificata dal campo gravitazionale della nostra galassia. In realtà l’universo non è come noi lo conosciamo. La distanza delle stelle non è quella che comunemente noi pensiamo che sia.
- Ecco io non …
- Pensi che sia tutto un sogno? – dice rivolgendosi a me con tono alterato
- Certo…ma è un sogno. Scusa perché ti alteri? E poi io che centro? Sono quasi dieci anni che non ci vediamo e vieni a dire queste cose a me! 
- Sei l’unico che mi dà fiducia
- Ma per favore! È stato bello vederti. – mi alzo e faccio per andarmene 
- Sto lavorando anche ad un altro studio
- Ah si!
- Secondo me il “big bang” non è mai avvenuto
- Davvero?! 
- Stavo effettuando gli studi sulla luce quando mi sono imbattuto…insomma in base ai miei studi, nell’universo ci sono una miriade di buchi neri, ogni galassia ha uno o più buchi neri che si comportano da creatori/distruttori di materia, causando la nascita o la morte del sistema circostante. In pratica ogni galassia ha il proprio big bang, anzi è probabile che abbia diversi big bang. Il rumore di sottofondo che noi imputiamo al big bang dell’universo, è in realtà il rumore del big bang della nostra galassia.
- Scusa ma si è fatto proprio tardi- faccio di nuovo per andarmene 
- Tardi per cosa?
Improvvisamente mi ritrovo nella saletta del computer.
Quando ero studente negli anni 80 c’era una saletta con un computer, che ora farebbe “ridere” se confrontato con quelli attuali.
- ti ricordi cosa mi dicesti in questa stanza? – mi dice Marcello con tono di rimprovero
- a dire il vero no!
- Mi dicesti che …
La sveglia suona e le immagini oniriche spariscono.
Mi alzo con la sensazione di aver visto veramente Marcello, naturalmente non è così.
Mi vesto per andare a lezione, in macchina ripenso a Marcello, che strano! sembrava preoccupato.
Parcheggio la macchina ma prima di entrare in aula vado a prendere il quotidiano.
Durante l’ora buca apro il giornale e inizio a sfogliarlo.
Nella pagina dei necrologi leggo: “trigesimo” e sotto la foto di Marcello.
Resto fermo un attimo, naturalmente io non sapevo che lui non fosse più con noi.
Mi spiace, mi chiedo come se ne sia andato.
L’averlo sognato è sicuramente un caso, il mio inconscio vuole dirmi qualcosa ed usato l’immagine di Marcello a questo scopo.
Sono fermo davanti ad un semaforo quando, alla mia destra sul marciapiede, vedo la figura di Marcello.
Naturalmente non può essere lui; il fatto di averlo sognato e poi scoprire che se ne andato, mi ha messo un po’ a disagio.
Sicuramente il mio inconscio non ha gradito la scomparsa di una persona in gamba come Marcello, povero Marcello!
Torno a casa, racconto del sogno, e di averlo “visto” su un marciapiede, ad Anna.
- forse nel profondo sei dispiaciuto di non averlo potuto vedere prima che se ne andasse per sempre e quindi il tuo inconscio ti ha “gratificato” facendotelo vedere vicino ad un semaforo- dice Anna mettendo i piatti in tavola per il pranzo
Anna non conosceva Marcello, ci siamo conosciuti dopo l’università, ormai Marcello era già partito, io invece sono rimasto qui a fare l’insegnante.
- come l’avevi conosciuto?
- Mi ricordo il primo giorno di università, eravamo tutti ragazzini appena usciti dalle superiori…sembra ieri …e lui è stato il primo che aveva capito dove si trovava la nostra aula in quel labirinto. Poi era arrivato il professore che ci aveva ricordato che la fisica non rende ricchi. Era sempre un passo avanti…però era modesto, non si vantava mai …e ne avrebbe avuto motivo
- Come è morto?
- Non lo so! Ho trovato un articolo sul quotidiano…o meglio un necrologio…povero!
- Magari su Internet si trova qualcosa…dove abitava?
- A Torino…magari cercando il quotidiano locale del mese scorso
Dispiaciuto, ma curioso di sapere come una persona sulla quarantina abbia finito i suoi giorni, mi collego ad Internet e cerco la notizia della sua dipartita.
Nulla! Anna si avvicina e mi guarda.
- se non c’è scritto nulla sicuramente è morto di morte naturale, magari un infarto.

Oggi è domenica, mi vesto con lentezza, oggi relax.
Anna è già in piedi che prepara il caffè.
- che facciamo oggi?
- Che ne dici se andiamo a trovare Nadia e il marito?
- No ti prego non ho voglia di uscire di casa per entrare in un’altra casa
- Magari ci facciamo un paio d’ore di mare
- Si …penso che il mare…l’aria pura ci faranno bene…altro che casa di Nadia!
L’idea di andare al mare non è solo nostra e ci imbattiamo in una fila di auto.
Davanti a una fermata del pullman rivedo a Marcello.
- Anna è lui…guarda lì – indico col dito la fermata
- Lì dove? Non c’è nessuno! 
- Come nessuno? – la figura di Marcello, anche se relativamente distante, è ben visibile ed identificabile
- Aldo nella fermata non c’è nessuno…anzi sai cosa faccio? – Anna tira fuori la macchina fotografica digitale, che aveva preso per immortalare la giornata la mare, e scatta delle foto in direzione della fermata.
Le macchine riprendono a camminare e la fermata lentamente sparisce dalla nostra visuale.
La cosa inizia seriamente a preoccuparmi.
In spiaggia riguardo la foto ed obiettivamente non c’è nessuno, eppure io l’ho visto.

Lunedì, la settimana ricomincia.
Il bidello mi dice che un signore mi ha cercato.
- le ha detto come si chiama?
- Mi pare Marco…guardi ha detto che ritorna domani
- Le ha detto cosa voleva?
- No! Ha solo chiesto di lei poi è andato via e come andava via ha detto che sarebbe passato domani
- Chissà chi era?
- Non aveva una bella cera…aveva un maglione rosso…con il caldo che fa era col maglione
- Un maglione rosso? – mi viene in mente che Marcello nel mio sogno aveva un maglione rosso - Grazie Dino
Entro in aula e sulla lavagna trovo una serie di formule, che strano.
sembrano equazioni sull’elettromagnetismo, le cancello.
I primi studenti iniziano a prendere posto in aula, la lezione incomincia.

Tornando a casa mi imbatto nella solita coda, improvvisamente il volume della radio si abbassa, sento che qualcuno dice il mio nome, mi volto a sinistra e, in una macchina che procede nell’altra corsia, affianco al guidatore, vedo Marcello.
Resto fermo, è troppo!
Arrivo a casa e racconto tutto ad Anna, per fortuna di pomeriggio il Dott. Pelaghi riceve nel suo studio, non posso certo andare avanti così.
Alle 16 usciamo di casa per andare dal medico, solo che l’auto non parte.
Pazienza andiamo a piedi, tanto è qui vicino.
Arrivati lì scopriamo che il medico ha avuto un malore e che oggi non riceve.
Rientriamo casa, Anna sale mentre io resto a vedere cosa è successo alla macchina, apro il cofano, metto in moto e l’auto parte perfettamente, tutto sembra in ordine.
Naturalmente io non posso credere che lo spirito di Marcello stia tentando di comunicare con me, la spiegazione deve sicuramente essere un’altra e deve sicuramente trovarsi nei miei nervi.
Un lavoro che, a distanza di anni, non mi piace più.
Un lavoro che ha dato e continua a dare molti problemi e poche soddisfazioni, anche economiche, forse la vista di Marcello è un modo, per il mio inconscio, di manifestare il disaggio di questa situazione.
La macchina che si ferma e altri fatti, che associati alla vicenda sembrano correlarsi intimamente, sono in realtà dei casi, semplici casi.

Sono una settimana che non vedo più l’immagine di Marcello, finalmente, probabilmente il livello di stress che avevo accumulato sta’ diminuendo.
Anna mi dice che mi ha cercato una persona al telefono.
- che era?
- Ma non so, ha detto che chiamava da Torino e che doveva dirti una cosa
- Da Torino? E chi può essere?
- Non so! non ha detto altro.
Sto riflettendo sul chi possa essere quando squilla il telefono.
- Aldo è per te…è il signore che ti dicevo- Anna mi passa la cornetta del telefono
- Si pronto
- Pronto, buonasera signor Orpelli
- Buonasera
- Io sono Giuliano Farisei, sono un medium …o meglio ho facoltà di medium ma non esercito in questo campo
- In cosa le posso essere utile?
- Si…ecco...io a volte ricevo dei messaggi tramite scrittura automatica da parte entità
- Si
- Ecco ieri sera ho ricevuto un messaggio di un certo Marcello Bendi
- Senta se è un scherzo…ma chi le ha dato questo numero?…ma roba da matti
- Signor Orpelli, la prego mi lasci spiegare…lo so è difficile accettare queste cose
- Allora chi le ha dato il mio numero e come fa a sapere di Marcello?
- Senta signor Orpelli ho capito che lei …vedrò di inviarle quello che mi è stato dettato …scusi se l’ho disturbata…arrivederci. 

Domani ho l’appuntamento con lo specialista, il dott. Pelaghi mi ha detto che nel suo campo è un dei migliori, sinceramente mi da un po’ di ansia l’idea di dover andare da uno psichiatra, il mio medico mi ha fatto tutto un discorso tranquillizzante, non lo so!
Oggi devo correggere degli elaborati degli studenti, inizierò dopo pranzo, sono un bel mazzo di fogli.
All’interno di un elaborato trovo un vecchio foglio dell’università, è una fotocopia di appunti scritti da me e datati a vent’anni fa.
Stanno succedendo troppe cose strane, mi domando se veramente l’anima di Marcello non stia tentando di comunicare con me, lo so suona assurdo ma sono successe troppe cose che il solo caso, a mio avviso, non è in grado di spiegare.
Decido di non andare dallo specialista, non sono psichiatrico e non ho bisogno di essere curato come tale.

Anna mi racconta del sogno di questa notte.
- Aldo ho fatto un sogno strano questa notte
- Cosa hai sognato?
- Ero in una stazione ferroviaria a Trento, però non era Trento…sai di quei sogni che sei in un posto che però non è quello …insomma hai capito
- Perché Trento? 
- Non lo so! Allora arriva il treno , un vecchio treno a vapore, di quelli che si vedono nei film western, salgo in carrozza entro in uno scompartimento e trovo un signore che si presenta come Marcello
- Tutta questa storia deve aver influenzato anche a te
- Aspetta…mi dice di aver fatto delle scoperte incredibili ma a causa di un incidente non le ha potute ne terminare e ne far pubblicare le parti già completate
- Come era vestito?
- Aveva un maglione rosso, l’ho notato perché nel sogno eravamo tutti in jeans e camicia e l’unico ad avere il maglione era lui…mi ha detto che un suo amico una volta aveva dato un esame scritto e casualmente il giorno prima aveva fatto lo stesso esercizio dell’esame…mi ha parlato di due molle
- Era l’esame di fisica…nel mio esame di fisica c’era da calcolare…no sicuramente te ne devo aver parlato ed hai elaborato l’informazione
- Possibile!…poi mi ha detto che questo amico aveva una ragazza, Caterina, che era fidanzata con il suo coinquilino…poi Caterina aveva lasciato gli studi ed era ritornata nella sua città
- Non ti ho mai parlato di Caterina…sono certo di non avverti mai detto nulla…non è stata una bella storia
- Vuoi dire che 
- Si! Frequentavo questa ragazza che era la ragazza del mio coinquilino, lo so non è una bella storia e non ho mai detto nulla perché c’è poco da vantarsi…mi sta venendo in mente che forse Marcello non sia del tutto morto…lo so è assurdo e poi detto da me suona ancora più strano…ci sono troppe cose…vedi anche il sogno
- Non ho finito
- Come?
- Il sogno…il tipo mi ha detto che si è ripresentato al “medium” e gli ha chiesto di richiamati domenica mattina 

Domenica mattina, aspetto con ansia la telefonata di questo “medium”, ma sono le 13 ed il telefono è ancora muto.
Rifletto che tutta questa storia non ha senso, perché ha cercato proprio a me?
Negli ultimi tre anni ci siamo solamente scambiati gli auguri per le festività, ormai il buon rapporto, che indubbiamente prima esisteva, si è allentato da anni.
Sono ormai le 15, chiamo Anna e le chiedo se vuole fare una passeggiata al centro commerciale.
Parcheggio l’auto e vedo a Fedele Madera, un collega.
Anche Anna lo vede.
- ma quello non è Fedele?
- Si e proprio lui.
Ci avviciniamo, è solo. Anche lui, con molta probabilità, sta facendo una passeggiata.
- ciao Fedele
- oh carissimo
- anche tu a prendere aria?
- Eh già! Ciao Anna
- Ciao Fedele
Entriamo insieme al centro commerciale, parliamo del più e del meno, poi vinto dalla curiosità di sapere cosa ne pensa e, forse, dalla voglia di condividere “ l’esperienza “ di Marcello, prendo a raccontare le mie ultime vicende su questo caso.
- ti ricordi di Marcello Bendi?
- Si era nel nostro corso
- Già…purtroppo è venuto a mancare a causa di un incidente
- Ma dai! Mi dispiace
- Lavorava a Torino, non so cosa facesse in realtà…senti lo so che ti sembrerà assurdo…è assurdo anche a me…ma…non so come dirlo
Fedele mi guarda e aspetta che io continui, intanto Anna si è fermata davanti ad una vetrina.
- ecco da qualche tempo ho tutta una serie di …come posso chiamarli? Messaggi?! Si messaggi!…che mi dicono due cose…primo che la teoria di Einstein ha delle “falle” e secondo che Marcello le ha scoperte e sta’ cercando di farmele conoscere
- ricordo che tra te e Marcello c’era un rapporto di amicizia profondo, forse, anche se eravate anni che non vi sentivate questo lutto ti ha “scavato” psicologicamente in modo maggiore di quello che ritenevi
- e la storia della teoria? 
- Cioè?
- L’ho visto in sogno. Secondo lui la luce non ha velocità costante in tutto l’universo ma varia a secondo del campo di forze che gli sta’ attorno. 
- L’hai sognato?
- Si…in pratica ora noi stiamo considerando l’universo come nel medioevo consideravano la terra, cioè si era talmente radicata la teoria della terra piatta e l’apparenza…
- Guarda nel medioevo non c’erano certamente gli strumenti che ci sono ora e poi la difficoltà di giungere a delle teorie fisiche nuove era legata alla religione. Le teorie di Einstein continuano ad avere sempre nuove conferme…scusa ma devo proprio andare…salutami Anna
Fedele si allontana lasciandomi con la sensazione di aver fatto la figura del matto.
Forse ho fatto male a parlargliene, chissà cosa dirà in giro? Che sono fuori di testa, ecco cosa dirà!
Rientriamo a casa.
Se avessi delle formule forse riuscirei, no così non va bene! Se mi dovesse capitare di nuovo di sognare Marcello allora gli devo assolutamente dire di lasciarmi in pace, io non sono la persona giusta per mandare avanti il suo progetto.

Sono almeno una settimana che non ho più “messaggi “ da Marcello, forse mi ha lasciato in pace, ho proprio bisogno di dimenticare tutta questa vicenda, ora il mio amico Fedele pensa che sia fuori di testa e forse non è il solo a pensarlo.
Finisco di vedere il telegiornale e mi corico.
Mi ritrovo, in sogno, davanti alla porta del direttore della struttura dove lavoro.
Sono in piedi, la porta è chiusa e mi sento in ansia per qualcosa che mi deve essere detta.
La porta si apre ed esce Marcello, è decisamente seccato.
- vieni entra – mi fa con tono perentorio
- ciao – memore di quello che avevo pensato da sveglio, riesco a imporre al sogno le mie parole in precedenza pensate – senti io non sono la persona giusta per questo caso. Sono anni che non ci vediamo e né ci sentiamo e poi io non credo alla tua teoria, non c’è uno straccio di formula
- le hai cancellate…erano sulla lavagna che tu hai cancellato e poi te le stavo mandando tramite quel ragazzo di Torino…mi spiace sentirti dire questo però se è questo che vuoi.
Entriamo dentro lo studio del direttore, Marcello si siede dietro la sua scrivania ed io davanti.
Si accende una sigaretta.
- ti ricordi quando siamo andati alla mostra “dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande”?
- si…era al primo anno di corso
- è stato allora che mi è venuta questa intuizione…certo c’è Einstein, ci sono tutti i grandi della fisica moderna che mi hanno frenato psicologicamente…anche a me è sembrata una pazzia pensare che la luce possa viaggiare “più veloce della luce”…un giorno però nel laboratorio dove lavoravo è successo una cosa…una particella è stata fatta viaggiare più veloce della luce…in pratica la sua velocità, tramite degli acceleratori, è stata aumentata di poco più della velocità della luce…è stato un risultato che ha dato il via a tutta una serie di altri esperimenti e alla formulazione di nuove teorie che 
- mi spiace ma io non sono la persona giusta per questo scopo…mi spiace dirlo...io non credo alla tua teoria…ma poi scusa non sarai stato solo a fare questi studi?! Perché non ti sei presentato ad un tuo collaboratore? 
- Ti sei perso una grande occasione…prego puoi anche uscire 
Mi alzo ed esco, mi ritrovo davanti ad una edicola con appesi tanti giornali che portano in prima pagina la notizia della ” nuova rivoluzionaria teoria del nuovo Einstein, il professor Fedele Madera”, la foto di Fedele campeggia nell’articolo.
Mi avvicino per prendere una copia del giornale quando la sveglia suona ed interrompe il sogno.


È passato un mese, non ho più sognato né avuto manifestazioni di Marcello.
Tutta quella storia mi stava destabilizzando psicologicamente, sono proprio contento che, almeno spero, sia finita.
Con Anna abbiamo organizzato, per questa sera, una serata al cinema.
Davanti a noi, in fila per pagare il biglietto, c’è Marzia, la sorella di Marcello.
Marzia mi vede e fa un cenno di saluto, io ricambio.
- chi è? – mi fa Anna
- è la sorella di Marcello
Marzia si avvicina e dopo i convenevoli vari, come d’altronde c’era da aspettarselo, finiamo a parlare di Marcello.
- è caduto dai gradini di casa sua…una fine assurda
- mi spiace!
- Lo so …i suoi colleghi non ci hanno consegnato quasi nulla dei suoi effetti personali che aveva a lavoro…una vergogna
- Perché?
- Ma!…hanno detto che non aveva nulla più di quello che mi hanno dato…io so, però, che non è vero
- Sai che ho sognato più volte Marcello
- A me è anche venuto in mente che sia stato “incidentato”
- Cioè?!
- Ci sono tante cose, in questa vicenda, che non vanno come dovrebbero andare…Marcello, negli ultimi mesi, era cupo, aveva delle grane a lavoro
- Ma dove lavorava scusa?
- Lavorava per un istituto di ricerca…mi aveva detto che aveva scoperto delle cose sensazionali…stavi dicendo che hai sognato
- Si ho sognato più volte Marcello ed in sogno mi ha detto che aveva fatto una scoperta importante e voleva a me per divulgare questa scoperta.
Arriva anche il marito di Marzia, iniziamo ad entrare in sala.
Dopo le presentazioni di rito prendiamo posto nelle poltrone del cinema.
La presenza di Marzia ha creato un forte elemento di disturbo per la visione del film.
Penso e ripenso a Marcello, penso a quello che mi ha detto Marzia.
Perché mai avrebbero voluto farlo fuori? 
Il discorso di Marzia non regge, certo c’era probabilmente un clima ostile nel posto di lavoro, ma da qui ad ucciderlo ce ne vuole.
È difficile accettare che una persona se ne vada in un modo così assurdo.
Usciamo dal cinema ma di Marzia non c’è più traccia.
- forse ha voluto evitare di rivederti…la scomparsa di Marcello è ancora recente e tu non hai fatto altro che 
- forse hai ragione!…in effetti ha detto delle cose un po’ astruse…forse era solo il dolore che le ha fatto dire quelle cose.

Sono diversi mesi che non sogno e né “vedo” più Marcello.
Questa mattina mi sono preso un giorno al lavoro per poter sbrigare alcune pratiche.
Il centro è sempre caotico a quest’ora.
Come prevedevo un fila di una decina di persone mi annuncia che, forse, la mattinata sarà “persa” in questo modo, cioè aspettando in fila.
Mi siedo e aspetto il mio turno.
Dopo qualche minuto entra anche Fedele, mi vede e si avvicina.
- ciao anche tu qui?! – dice Fedele
- Eh si! Devo sbrigare delle cose. Forse dovremmo farcela in un’ora e mezzo - dico guardando la fila di persone che attendono di essere chiamate.
- Speriamo!…scusa se cambio argomento…ma ricordo che l’ultima volta che ci siamo visti mi hai parlato di Marcello
- Si!… povero!…era un persona in gamba – visto come si era comportato l’ultima volta, non mi va’ di dare molte spiegazioni. L’ultima volta che ci siamo incontrati mi aveva fatto sentire veramente un “matto”.
- Capisco! …mi è apparso in sogno anche questa notte
- Davvero?!
La fila, per fortuna, scorre più velocemente del previsto.
Il tono confidenziale di Fedele, dopo l’ultimo incontro, lo trovo fuori luogo e decisamente fastidioso, inoltre, per me, la storia di Marcello è chiusa per sempre, non amo che venga “rispolverata”.
Evito di essere sgarbato, ma la sua presenza mi mette a disagio.
Mentalmente cerco scuse per allontanarmi da lui.
- mi ricordo che mi dicesti di averlo visto in sogno!…l’ho sognato anche io
- scusa ma c’è un impiegato che mi fa cenni con la mano – mi alzo e mi avvicino ad uno sportello. Nessuno mi ha fatto cenni, era una scusa per allontanarmi.
Cerco un posto appartato dove poter attendere il mio turno.
Guardo con ansia il mio numeretto e guardo la velocità di chiamata.
Fedele è ancora seduto lì, non sono stato cortese, anzi ho fatto la figura del vero maleducato.
Penso di aver capito cosa sia successo: Marcello, dopo aver “fallito” con me, nel convincermi a portare avanti la sua causa, sta cercando di convincere Fedele.
Torno a casa riuscendo ad evitare di rivedere Fedele.
In macchina ripenso a tutta la vicenda di Marcello e spero di non rivederlo più in sogno e tanto meno davanti ad una fermata.

Massimiliano Casula