LA MALEDIZIONE DELL'ETRUSCO

È fatto risaputo che le necropoli etrusche siano luoghi particolarmente inquietanti
e che molto spesso celino oscuri segreti e indecifrabili misteri.
Circostanza davvero singolare è, invece, che attorno ad esse
si concretizzi una sorta di spaventosa maledizione.
Eppure i sanguinosi accadimenti verificatisi a Veio alcuni anni or sono,
fanno ipotizzare che, ancora oggi, una sorta di nemesi maligna
sia pronta a colpire i profanatori o i visitatori troppo curiosi...

La necropoli etrusca di Veio, nel territorio di Formello (a pochi chilometri da Roma), oltre ad avere una notevole importanza dal punto di vista storico-archeologico, mantiene intatte tutto il fascino caratteristico dei luoghi di culto di una civiltà, per certi versi ancora misteriosa ed enigmatica, come quella etrusca.
La necropoli di Veio presenta molte affinità con altri territori dell’Etruria del sud, come Vulci e Tarquinia e, anche se ripartita in più di un sepolcreto villanoviano, risulta ben collegata da una serie di antichi sentieri e da una rete di gallerie e cunicoli. Tutti questi passaggi sono stati scavati nel tufo, all’interno dell’altopiano sul quale sorgeva l’antico centro abitativo, dal cui santuario (dedicato a Vei, una divinità infera) è derivato il nome.

A conferirle quell’aura misteriosa e quel fascino occulto che a lungo ne hanno fatto una meta ideale per studiosi d’esoterismo, sensitivi e sette esoteriche, certamente hanno contribuito, nel corso degli anni, tutti quei fenomeni e fatti inesplicabili che in questa zona sono stati segnalati (vi sono stati talmente tanti avvistamenti Ufo, ad esempio, che qualcuno ha addirittura supposto l’esistenza di una base aliena nel sottosuolo!). Quello sul quale mi soffermerò stavolta è, però, un fatto tragico ed inspiegabile che, a distanza di anni, suscita ancora molti interrogativi e getta un alone sinistro e sanguinoso su quelle rovine cariche di storia e di mistero.
L’inquietante vicenda risale al 1986: per l’esattezza alla notte tra il 23 e il 24 giugno.
La fatidica notte di S.Giovanni, infatti, non è ancora trascorsa, quando un’automobilista di passaggio lancia l’allarme segnalando la presenza di un uomo, molto spaventato e in stato confusionale, che si aggira nei pressi della necropoli.

La gazzella dei carabinieri, quasi subito intercetta uno dei protagonisti di questa brutta storia: si tratta del professor Giuseppe Costa, molto noto nella zona, che pur essendo in evidente stato di shock, guida i militi attraverso il viottolo sterrato della necropoli, raggiungendo uno dei suoi templi più antichi. Qui giace, privo di vita e in una pozza di sangue, il corpo di un giovane studente di biologia, Luciano Hani, 29 anni, figlio di un immigrato egiziano, che come risulterà dalla perizia necroscopica è stato freddato con un colpo di pistola al cuore.
Col passare delle ore, la versione dei fatti, dapprima incoerente e confusa, data dal professor Costa, si va dettagliando e sotto l’incalzare degli eventi e delle domande degli inquirenti, porta alla luce una storia sconcertante.
Entrambi appassionati di occultismo e discipline magiche, il professore e la giovane vittima, approfittando della valenza esoterica della notte di San Giovanni, si sarebbero recati alla necropoli etrusca con il preciso intento di “captare le misteriose energie che il luogo sprigiona” e, magari, assistere ad una delle inquietanti manifestazioni spiritiche che da tempo si susseguono nella zona: infatti, figure evanescenti che spuntano dal nulla, fantomatici personaggi in tunica e calzari, strani bagliori e addirittura avvistamenti ufo, si segnalano fin dagli anni Cinquanta in questo luogo, che viene da molti considerato come un vero e proprio epicentro di energie occulte e forze demoniache.

Inerpicatisi a fatica lungo il sentiero fino al tempio pagano, Costa e Hani, intravedono alcune figure muoversi furtivamente nell’oscurità; visibilmente spaventati i due visitatori cercano allora di allontanarsi, ma si rendono subito conto di essere circondati. Dall’oscurità arrivano grida e pietre contro di loro. A nulla valgono le esortazioni a farsi riconoscere o a lasciarli allontanare e, ad un certo punto, un colpo d’arma da fuoco riecheggia nell’aere incantato: il giovane studente s’accascia a terra senza vita, il colpo gli ha spaccato il cuore. I misteriosi assalitori, a questo punto, si dileguano in quelle stesse tenebre dalle quali sono spuntati e al professor Costa non resta che guadagnare di corsa la statale per chiedere aiuto.
Naturalmente il racconto del professore solleva subito una ridda d’interrogativi cui gli inquirenti tenteranno invano di dare una risposta sicura: dai rilevamenti della scientifica e dei carabinieri non emergono elementi o indizi che possano confutare o smentire la sua versione dei fatti e testimoni in tal senso proprio non ce ne sono.

Il caso, com’era prevedibile, attrae l’attenzione dei media ed i sospetti nei confronti del professore si fanno via via più incalzanti. Il fatto, in particolare, che lui e la vittima si interessassero d’esoterismo, scatena le illazioni dei giornalisti e mette in luce le molte circostanze misteriose che fanno della necropoli di Veio un luogo, se non sicuramente “maledetto”, di certo non comune. Il posto in cui è stato ucciso Luciano Hani poi, è particolarmente inquietante ed è più volte stato indicato come epicentro di fenomeni inspiegabili ed apparizioni spaventose.
Del misterioso omicidio si occupa anche la trasmissione televisiva “Telefono giallo” di Corrado Augias e molte sono le ipotesi che vengono sostenute per dare una spiegazione razionale alla tragedia: dall’ eliminazione accidentale di un testimone scomodo da parte di malavitosi o balordi, alla reazione eccessiva di tombaroli colti in flagrante, fino alla solita ipotesi della setta satanica sanguinaria, disturbata durante la celebrazione di chissà quali innominabili riti...
L’inchiesta, pur non approdando a nessun risultato sicuro, si colora sempre più di giallo, anzi sarebbe meglio dire “di nero”, dato che nei mesi seguenti muore prematuramente un noto giornalista che s’era interessato a fondo del caso e a breve distanza di tempo un ristoratore del luogo, che sembra fosse a conoscenza di particolari interessanti, s’impicca, senza motivazioni plausibili.
Pian piano cadono tutte le accuse nei confronti del professor Costa e la vicenda, alla fine, viene archiviata, ma la necropoli di Veio, aldilà delle pregevolezze storico-archeologiche, rimane meta di curiosi e studiosi dell’insolito e, a tutt’oggi, non sono soltanto i sensitivi a far notare come il luogo abbia mantenuto intatto tutto il suo afflato demoniaco.
Qualcuno tira in ballo il demone Tuchulcha o altre spaventose divinità infere della tradizione etrusca e si dice convinto che tra quelle rovine aleggi ancora una maledizione secolare, pronta a colpire malintezionati e profanatori.
È difficile dargli torto, soprattutto dopo averle visitate al tramonto, lontano da comitive vocianti e festaiole, magari con quel brivido leggero lungo la schiena e quella sensazione di fuggevole movimento che si coglie appena, con la coda dell’occhio, tra sepolcri ed altari.

GIAMPAOLO SACCOMANO