UN CASO DI LICANTROPIA
NELLA GERMANIA DEL TARDO XVI SECOLO

Nel 1589 a Bedburg, presso Colonia, veniva giustiziato sotto l'accusa di stregoneria e licantropia un tale Peeter Stubbe, ritenuto responsabile della morte di numerosi esseri umani fra i quali donne e bambini. La sua attività sanguinaria di lupo mannaro era durata per ben 25 anni e aveva seminato il terrore nella Renania, grazie a una cintura magica datagli dal Diavolo in persone, col quale aveva stretto un patto scellerato. Le vittime accertate nel corso del processo non erano state meno di sedici. Così almeno risulta dall'ampia deposizione che egli rese alle autorità inquirenti prima di subire il supplizio.
Tanta era stata l'impressione destata dal processo, che le autorità municipali decisero di far stampare a proprie spese un resoconto tratto dall'inchiesta. Si tratta di un documento di notevole valore storico e sociologico, qualunque sia la conclusione che da esso si voglia ricavare. Non si tratta dei verbali dell'interrogatorio, bensì di un racconto in forma narrativa che riassume i punti principali della vita di Stubbe, a partire dall'inizio della sua attività di assassino. Con lucidità e coerenza, egli ripercorre le tappe della sua tremenda 'carriera', da quel giorno fatale in cui il Demonio gli fece dono di una cintura magica per trasformarsi in lupo, fino alla cattura che egli attribuiva all'impossibilità di servirsi essa. La storia ha uno scopo edificante, come si dice esplicitamente fin dalle prime righe, per cui non soddisfa le esigenza della nostra mentalità moderna, per esempio, non si dice nemmeno quale fosse la sua professione, mentre si indugia volentieri su particolari secondari o ci si diffonde in giudizi morali che possono apparire enfatici e magniloquenti. L'insieme, tuttavia, colpisce per la coerenza e consequenzialità della vicenda e per una nota di crudo realismo nella descrizione dei più raccapriccianti delitti.

Nel corso dell'inchiesta risultò che anche la figlia e l'amante di Peeter Stubbe erano state complici dei suoi crimini, per cui vennero condannate a morte insieme a lui. L'esecuzione della sentenza fu spietata: il principale imputato venne condannato al supplizio della ruota, le due donne al rogo. Infine i magistrati decretarono che i misteri resti dello stregone venissero esposti in una sorta di macabro monumento, a monito nei confronti di quanti fossero tentati di imitarne l'esempio e di vendere la propria anima al Demonio.
Una pagina di storia semi-dimenticata del tardo Rinascimento: fu quello, e il successivo secolo della cosiddetta Rivoluzione scientifica -il XVII - il periodo di massima recrudescenza della caccia alle streghe; e non, come a lungo si era affermato sulla scia di una visione illuministica e positivistica, il "buio" Medioevo. Tuttavia, il fatto che le pene erogate dall'Inquisizione e dai poteri civili fossero inumane e viziate da una vera ossessione del demoniaco, come testimoniano i numerosi manuali ad uso degli inquirenti (fra i quali il celebre "Trattato di demonologia" di Francesco Maria Guaccio, pubblicato a Milano nel 1608 e abbastanza recentemente ripubblicato dalla Casa editrice Fratelli Melita, nel 1988) non significa che la stregoneria fosse unicamente una sadica invenzione di menti superstiziose. Essa esisteva all'epoca, così come era esistita fin dai tempi più antichi e come continua ad esistere, per quanto non sembri, al giorno d'oggi.

(N. B.: per la trascrizione della storia di Peeter Stubbe abbiamo seguito la versione tradotta in italiano e riportata in appendice al libro di Italo e Paola Sordi, L'uomo lupo, Milano, Armenia Editore, 1974, pp. 191-201).

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VERA RELAZIONE OVE SI NARRANO LA VITA ABOMINEVOLE E LA MORTE DI PEETER STUBBE

Malvagissimo stregone che sotto l'aspetto di Lupo commise molti assassinii, continuando questa diabolica pratica 25 anni e uccidendo e divorando Uomini, Donne, e Bambini, e che per queste atrocità fu preso e giustiziato il 31 ottobre 1590 nel borgo di Bedburg presso la città di Colonia in Germania.

"Coloro ai quali il Signore ha lasciato seguire le Immaginazioni dei loro cuori, disprezzando la Grazia che egli offriva loro , a causa della durezza del loro cuore e per disprezzo della Sua partenza misericordia, finiscono per imboccare la strada che mena direttamente alla Perdizione e alla Distruzione eterna del corpo e dell'anima: come si potrà vedere perfettamente nella presente storia. La stranezza di essa, insieme alle crudeltà che vi si vedranno narrate, e la lunga durata dei fatti, potranno indurre molte persone a dubitare che la storia stessa sia vera e che racconti falsi e favolosi siano stati stampati invece di cose reali, inducendo incredulità nel cuore di molte persone. Io chiedo ai lettori di questa storia di abbandonare questa opinione e di affrontare questo racconto con pazienza, perché esso è stato pubblicato per fornire un esempio, e di considerare che lo si deve leggere secondo ragione e saggezza, pensando alle sottigliezze che Satana sa usare per operare la distruzione delle anime, e ai grandi effetti che può suscitare la maledetta pratica della stregoneria, i cui frutti sono la morte e la distruzione eterna, e che pure in un modo o nell'altro, secondo quanto il diavolo ha permesso all'uno o all'altro di esercitarla, è stata in tutte le epoche praticata dai reprobi e dai malvagi su questa terra. E fra tutti quelli che sono finora vissuti nessuno fu paragonabile a questo essere feroce, la cui disumana crudeltà dimostrò bene che egli era figlio del diavolo, che fu un assassino fino dalla giovinezza e la cui vitae la cui morte la storia che qui segue riferirà esattamente insieme alle sue azioni sanguinose.

"Nelle città di Peradt e di Bedburg presso Colonia in Germania nacque e crebbe un tale Peeter Stubbe, che grandemente inclinato al male e alla pratica delle malvagie arti fino dai dodici anni e poi sempre fino al giorno della sua morte, a tal punto che spingendosi avanti nel maledetto desiderio della magia, della Negromanzia e della Stregoneria si legò con molti spiriti e demoni infernali, dimenticando quel Dio che lo aveva creato e quel Salvatore che aveva sparso il suo sangue per la redenzione dell'uomo.
"Alla fine, dimentico della salvezza eterna, egli diede per sempre il suo corpo e la sua anima al diavolo, in cambio di piaceri di breve durata in questa vita, chiedendo di poter essere noto e celebre sulla terra anche se con ciò egli perdeva il cielo. Il diavolo, che ha l'orecchio pronto ad ascoltare le richieste di questi uomini maledetti, gli promise di concedergli tutto ciò che il suo cuore desiderava durante la sua vita mortale: e davanti a questa promessa quel feroce essere non espresse il desiderio di ricchezze o di successo, né la sua brama fu soddisfatta da nessun piacere esteriore, ma a causa della crudeltà del suo cuore e di un animo estremamente feroce e sanguinario, egli si limitò a chiedere che a proprio piacimento potesse esercitare la sua ferocia su uomini, donne e bambini sotto l'aspetto di qualche animale in cui egli potesse vivere senza timore e senza pericolo e senza essere riconosciuto autore di tutte le imprese sanguinose che egli intendeva commettere.

"Il diavolo, che vedeva in lui un ottimo strumento per compiere il male, da nemico dell'umanità che si rallegra dei desideri di persecuzione e distruzione, gli consegnò una cintura che, appena indossata sulla sua persona, lo trasformava immediatamente nell'aspetto di un bramoso e feroce lupo, forte e possente, con grandi occhi che nella notte scintillavano come braci infuocate, con una bocca grande e larga, con denti crudelmente aguzzi, corpo gigantesco e unghioni possenti: mentre non appena si fosse tolto quella cintura sarebbe immediatamente riapparso nella sua forma primitiva con le proporzioni e l'aspetto di un uomo, come se mai la sua forma fosse stata cambiata.

"Peeter Stubbe ebbe un'immensa gioia di questo, poiché la forma che il diavolo gli aveva permesso di assumere si adattava alle sue brame e si conformava nel modo migliore alla sua natura, perché egli era incline al sangue e alla crudeltà. E perciò, lieto di quello strano e diabolico dono, egli si volse a commettere i più odiosi e feroci assassinii. Se v'era qualche persona che lo aveva offeso egli si riempiva di sete di vendetta; e non appena quella persona o qualche suo parente si trovava solo nei campi e nei dintorni della città, egli andava ad assalirlo sotto l'aspetto di un lupo e non aveva pace finché non aveva lacerato loro la gola e dilaniato le loro membra. E dopo avere provato questo atroce piacere egli provava tale gusto a spargere sangue, che percorreva la campagna di notte e giorno perpetrando spaventose atrocità. Negli intervalli egli se ne andava in giro per le strade di Colonia, di Bedburg e di Peradt, vestito elegantemente e ostentando modi estremamente civili, come persona ben nota a tutti gli abitanti del luogo, e spesso si vedeva rivolgere il saluto da persone a cui egli aveva dilaniato gli amici o i figli, e che erano privi di qualunque sospetto nei suoi riguardi. Nelle strade di quelle città, ripeto, egli camminava su e giù tranquillamente; e se poteva scorgere ragazze, donne o bambini che piacevano ai suoi occhi e che la sua mente desiderava, aspettava che uscissero dalla città, li seguiva, e se in qualche modo riusciva a coglierli soli egli li rapiva trascinandoli in aperta campagna e poi, sotto il suo aspetto di lupo, li assassinava crudelmente. E spesso avveniva che mentre si aggirava lontano dalla città, nei campi scorgesse una compagnia di ragazze che giocavano tra loro; ed egli sotto l'aspetto di lupo si lanciava in mezzo ad esse, e mentre tutte le ragazze scappavano di qua e di là egli riusciva ad afferrarne una e dopo aver soddisfatto i suoi turpi desideri la uccideva immediatamente, anzi, se egli ne conosceva una in particolare o aveva qualche preferenza per una delle ragazze, inseguiva quella sola, e isolatala dalle compagne, la afferrava, perché quando era sotto l'aspetto di lupo era estremamente veloce, tanto che avrebbe superato nella corsa il più veloce levriere del paese.
"Aveva dato tali prove della sua malvagità che tutta la provincia era terrorizzata dalla crudeltà di quel lupo sanguinario e divoratore. Continuando le sue imprese diaboliche e atroci, nel giro di alcuni anni egli uccise tredici bambini e due giovani donne incinte, strappando i feti dai loro corpi nel modo più sanguinario e selvaggio e mangiando i cuori caldi, crudi e palpitanti, che egli considerava i bocconi più delicati e più confacenti al suo atroce appetito.

"Oltre a ciò, egli spesso uccise agnelli e capretti e altri animali di questo genere che poi divorava crudi e sanguinosi proprio come se fosse stato un vero lupo, tanto che nessuno avrebbe mai osato pensare che si trattava di un'opera di diabolica stregoneria.
"In quel tempo viveva con lui sua figlia, ragazza bella e giovane, per la quale egli concepì il più innaturale dei sentimenti, commettendo con lei un atroce incesto, peccato turpe e inumano, molto più terribile dell'Adulterio e della Fornicazione, anche se il minore di questi tre peccati già può spingere l'anima nel fuoco dell'inferno, a meno che non intervenga un pentimento di cuore e la grande misericordia di Dio.
"Questa figlia egli la conobbe quando non era ancora totalmente dedito al male: essa aveva nome Beel Stubbe e la sua bellezza e la grazia erano tali da meritarle l'ammirazione di tutti coloro che la conoscevano. La sua brama disordinata e i suoi turpi desideri nei suoi riguardi erano tali che egli ne ebbe un figlio e aveva rapporti quotidiani con lei come concubina; ma quella turpe ed insaziabile bestia ormai completamente dedita a fare il male anche giacendo con la propria sorella, e avendo rapporti con lei per molto tempo, al che lo spingeva la malvagità del suo cuore: una volta che la donna era andata da lui per fare quattro chiacchiere, prima che se ne andasse egli se l'era così guadagnata coi suoi discorsi dolci e carezzevoli e aveva così prevaricato sulla sua volontà che, prima che se ne andasse aveva giaciuto con lei e in seguito l'ebbe sempre ai suoi comandi.

"Questa donna aveva nome Katherine Trompin, era di alta statura e di corporatura aggraziata e godeva di ottima stima tra tutti i suoi vicini. Ma poiché queste se voglie turpi e disordinate non venivano soddisfatte dalla compagnia di parecchie concubine, e poiché i suoi malvagi desideri non si potevano accontentare della bellezza di nessuna donna, alla fine il diavolo gli mandò uno spirito maligno sotto l'aspetto e i ratti di una donna di viso così bello e di persona così attraente che assomigliava più a una silfide celeste che a una creatura mortale, tanto che la sua bellezza superava quella delle donne più eleganti, e con essa gli fu unito per lo spazio di sette anni, benché alla fine essa si dimostrasse e fosse trovata null'altro che una diavolessa,. Nonostante ciò il peccato della carne non appagava la sua mente crudele: ma quel Vampiro insaziabile non calcolava di avere avuto piacere in una giornata - tale era il gusto che ne provava - se non avesse sparso in qualche modo del sangue senza tener conto tanto di chi avesse assassinato quanto del solo fatto di uccidere e di distruggere, come poi fu rivelato, cosa che dimostra un grado insolito di crudeltà e di durezza di cuore. Egli aveva un figlio giovane e bello, nato quando egli si trovava nel fiore dell'età, il primo frutto del suo corpo, di cui egli provava grande gioia, tanto che spesso lo chiamava luce del suo cuore: eppure il piacere dell'assassinio superò la gioia che provava di quel so unico figlio; e assetato anche del suo sangue, un giorno lo invitò a seguirlo in campagna e di là in una vicina foresta dove si appartò con la scusa di fare i propri bisogni: e mentre il giovanetto andava avanti egli si nascose assumendo l'aspetto di lupo, e poi balzò sopra il proprio figlio e lo uccise con spaventosa crudeltà. Ciò fatto ne divorò il cervello dopo averlo estratto dalla testa, come se fosse il mezzo più delicato per calmare il suo appetito: fu questo l'atto più mostruoso di cui si abbia memoria, perché mai si è udito parlare di un malvagio la cui natura fosse così degenerata.
Per molto tempo egli continuò in questa vita feroce e inumana, ora sotto l'aspetto di lupo ora sotto l'aspetto di uomo, ora nelle città e nei borghi ora nei boschi e nelle foreste vicine ad esse.

I documenti fanno menzione del fatto che un giorno egli scorse due uomini e una donna che egli desiderò fortemente di uccidere, e per meglio portare ad effetto il suo diabolico proposito, poiché temeva di poter essere sopraffatto da essi, dato che conosceva uno di loro per nome, ,per ucciderli usò questo stratagemma. Corse molto avanti sul loro cammino e si nascose fuori di vista: non appena essi si furono avvicinati al luogo in cui egli si nascondeva, chiamò per nome quello che egli conosceva. Quegli, sentendosi chiamare una volta o due per nome, ritenendo che si trattasse di qualche persona sua amica che si voleva nascondere per scherzo, lasciò la compagnia e si diresse verso il luogo da cui sentiva provenire la voce, per vedere di chi si trattava: ma appena capitato davanti all'uomo trasformato in lupo egli fu ucciso sul posto. Il resto della sua compagnia si era fermata ad aspettare il suo ritorno, ma trovando che l'attesa era troppo lunga, l'altro uomo lasciò la donna e andò a cercarlo. In questo modo l'uomo-lupo poté uccidere anche la sua seconda vittima. La donna, vedendo che nessuno dei due ritornava, ebbe il sospetto che fosse capitata loro qualche disgrazia e cercò la salvezza nella fuga, allontanandosi con quanta forza aveva nelle gambe: ma ciò non le servì a nulla, perché fu subito raggiunta da quel velocissimo lupo, il quale, dopo averla violentata, la uccise in modo estremamente crudele. Infatti gli uomini furono trovati dilaniati nel bosco, il corpo della donna non fu mai più ritrovato: il mostro l'aveva avidamente divorata perché egli trovava dolce e delicata quella carne.

“Così questo atroce peccatore che fu Peeter Stubbe trascorse venticinque anni senza destare alcun sospetto di essere l’autore di tanti assassinii così crudeli e innaturali e in questo periodo egli uccise e divorò un numero incalcolabile di uomini, donne e bambini, oltre alle pecore, agli agnelli e alla capre, e ad altri animali, perché quando egli per la guardia che facevano i cittadini non era n grado d attirare nel pericolo uomini, donne e bambini, quale bestia crudele e feroce egli esercitava la sua avidità bestiale sugli animali nella maniera più crudele, compiendo più atrocità di quanto sarebbe credibile, anche se tutta la Germania è stata costretta ad ammettere la verità d questi fatti.
“I cittadini di Colonia, Bedburg e Peradt si sentivano in un così terribile pericolo, e così, perseguitati e molestati da questo vorace e crudele lupo, che causava continuamente perdite e danni, che pochi o nessuno ormai osava viaggiare dall’una all’altra d queste località senza una grossa difesa di uomini e di armi, sempre per timore di questo lupo feroce e indomabile, poiché molte volte gli abitanti della zona avevano trovato sparsi qua e là per campi braccia e gambe di uomini, donne e bambini, con loro grande spavento e dolore, e tutti si rendevano conto che ciò era dovuto a quello strano lupo che in nessun modo potevano sopraffare o catturare, cosicché se un uomo o una donna smarrivano un figlio essi potevano considerare perduta la speranza di mai rivederlo in vita perché erano certi che il lupo lo aveva divorato.

“Ma qui va riferito un caso estremamente strano che dimostrò una volta di pù la grande potenza e la misericordiosa provvidenza di Dio per il conforto di ogni cuore cristiano. Non molto tempo fa alcuni bambini giocavano in un prato vicinissimo alla città, prato n cui per caso pascolavano anche alcune vacche, molte delle quali avevano con loro i vitelli da latte: improvvisamente il lupo s lanciò di corsa in mezzo a questi bambini ed afferrò per il collo una ragazzina volendo dilaniarle la gola: ma tale fu la volontà d Dio che esso non riuscì a lacerare l colletto del vestito della bambina che era spesso e fortemente inamidato; inoltre l’urlo che lanciarono gli altri bambini mentre scappavano in tutte le direzioni attrasse l’attenzione dei bovini che pascolavano: gli animali temendo per i oro vitelli si precipitarono tutti insieme sul lupo, con tanto impeto che esso fu costretto ad abbandonare immediatamente la sua preda e a fuggire il più rapidamente possibile. In questo modo la bambina fu salvata dalla morte e grazie a Dio è ancora in vita.

“La verità di questo fatto può essere testimoniata in qualsiasi momento da Maestro Tichertine, birraio dimorante a Puddlewarfe, a Londra, originario di quella città, uomo di ottima reputazione e oltre a tutto anche parente prossimo di quella bambina e che per questo ha ricevuto due volte delle lettere a proposito della bambina stessa e della sua avventura; la prima lettera, avendo suscitato n lui una certa incredulità in merito ai fatti che vi erano affermati, egli chiese che gli venisse inviata una seconda lettera con maggiori particolari, lettera da cui fu completamente persuaso. E con lui diverse altre persone di grande credito dimoranti a Londra e che hanno ricevuto lettere analoghe da loro amici dimoranti n Germania. Nelle predette città della Germania venivano continuamente indette preghiere a Dio perché volesse compiacersi di liberarle dal pericolo costituito da quel feroce lupo.

“Benché gli uomini avessero messo in atto tutti i mezzi consigliati dalla ragione per catturare ed uccidere il feroce animale, essi non poterono n alcun modo ottenere quel risultato sinché il Signore non stabilì la sua fine. Nonostante tutti gli insuccessi essi continuavano ogni giorno nel loro proposito e ogni giorno tentavano di far cadere in trappola il lupo e allo scopo mantenevano grossi mastini e cani di grande forza per cacciare la bestia dovunque potessero trovarla. Alla fine piacque a Dio che un giorno n cui essi si erano preparati e provveduti per catturarlo essi riuscirono a scorgerlo sotto l’aspetto di lupo. Subito gli inseguitori circondarono il licantropo e con grande circospezione gli mandarono contro cani in modo che esso non avesse alcuna possibilità d fuga, cosa che essi non erano mai riusciti a fare n precedenza. Così, come il Signore consegnò Golia nelle mani di Davide, allo stesso modo questo Lupo fu da Lui dato in potere di quegli uomini. Ed esso, vedendo come ho detto sopra, che non vi era modo di sfuggire all’imminente pericolo e scorgendo gli inseguitori che gli erano alle calcagna, subito s tolse dalla persona la cintura: al che l’aspetto d lupo scomparve improvvisamente ed esso apparve sotto il suo vero aspetto e nella sua forma reale, con in mano un bastone, come una persona qualsiasi che fosse in cammino verso la città.

“Ma i cacciatori i cui occhi erano sempre stati fissi sull’animale senza mai perderlo di vista, scorgendolo inaspettatamente trasformato nel luogo stesso in cui stava il lupo, furono presi da un profondo stupore; e se non si fosse dato il caso che essi lo riconobbero appena lo videro, avrebbero certamente pensato che si trattasse di un Diavolo che avesse assunto la forma umana. Invece, conoscendolo bene come abitante da sempre in quella città, lo afferrarono e lo portarono con loro fino n città nella sua stessa casa per completarne il riconoscimento. Là riconoscendo che s trattava proprio di quella persona e non di un inganno o di una illusone fantastica, lo trascinarono immediatamente davanti ai Magistrati perché questi lo interrogassero.

“Così il licantropo, finalmente catturato, fu dopo breve tempo posto alla tortura nella città d Bedburg: ma per timore de tormenti confessò spontaneamente i misfatti della sua intera esistenza e rese note le atrocità che aveva commesso per il periodo d venticinque anni; e confessò anche come mediante la Stregoneria avesse ottenuto dal Demonio una Cintura che una volta indossata lo trasformava immediatamente in lupo. Confessò anche di avere gettato quella Cintura al momento del suo arresto in un certo burrone dove doveva essere rimasta. Udito ciò, i Magistrati mandarono a cercare la cintura in quel burrone ma non fu assolutamente possibile ritrovarla, tanto che si deve pensare che essa fosse tornata al Diavolo da cui essa proveniva. Infatti il Diavolo, dopo aver portato il disgraziato a quella condizione obbrobriosa, lo lo abbandonava a subire tormenti che le sue azioni gli avevano meritato.

Dopo averlo tenuto in carcere per qualche tempo i Magistrati, attraverso le loro indagini sui fatti, scoprirono che la figlia dell’accusato Beel Stubbe e la sua amante Katherne Trompin erano ambedue state complici dei molti assassinii compiuti dal licantropo. Stubbe Peeter fu condannato insieme alle sue complici da quel tribunale e la sentenza venne pronunciata il 28 ottobre 1589 n questi termini: «Peeter Stubbe, quale principale colpevole, venne condannato a essere legato su una ruota e ad essere dilaniato in dieci punti diversi del suo corpo con pinze roventi, in modo che la carne si stacchi dalle ossa, e poi ad avere le gambe e le braccia spezzate con una mazza o martello di legno, poi ad essere decapitato e infine ad essere ridotto in cenere.»

“Anche la sua Figlia e la sua Amante furono condannate ad essere bruciate fino a ridursi in cenere nello stesso giorno e nello stesso momento in cui sarebbe stato bruciato il cadavere del predetto Peeter Stubbe. Il giorno 31 dello stesso mese, essi subirono la morte nel modo sopraddetto nella città di Bedburg, alla presenza di molti principi e pari di Germania.
“Così, Gentile Lettore, io ho posto per iscritto il vero racconto della vita di quell’uomo malvagio che fu Peeter Stubbe: e le mie parole desidero siano un ammonimento per tutti gli stregoni e per tutte le streghe che indegnamente seguono la propria Immaginazione diabolica per la spaventosa Rovina e la totale Distruzione eterna delle loro anime, pratica malvagia e condannabile: da essa e dalla atrocità dei loro cuori malvagi voglia Iddio preservare tutti i buoni. Amen.

“Dopo l’esecuzione, per decreto dei Magistrati della città di Bedburg venne innalzato un alto palo solidamente fissato al suolo, sul quale venne infilata la ruota su cui erano state spezzate le membra del licantropo; un po’ più sopra della ruota venne attaccata l’immagine di un lupi incorniciata in legno per mostrare a tutte le persone l’aspetto sotto cui il colpevole aveva compiuto le sue atrocità. Ancora al di sopra, all’estremità del palo, venne piantata la testa stessa dello stregone, e tutto intorno alla ruota vennero attaccati sedici pezzi di legno lunghi circa una iarda ciascuno dei quali rappresentava una delle sedici persone che, come era stato assodato, erano state assassinate da Peeter Stubbe. Gli stessi Magistrati ordinarono che tutto ciò dovesse rimanere là come perpetuo ricordo alle età future delle atrocità compiute da Peeter Stubbe, con lo svolgimento del suo Giudizio, come il disegno qui riportato spiegherà più chiaramente.
“Testimoniano della verità di quanto su esposto:
“Tyse Artyne
William Brewar
Adolf Staedt
George Bores
“Con diversi altri che assistettero a tutto il fatto.”

Questo testo straordinario si presta ad una serie di considerazioni sia dal punto di vista strettamente giudiziario, sia sotto l'aspetto della cultura, della scienza e della psicologia del tardo XVI secolo nell'Europa centrale e, più in generale, dell'Occidente.
Per quel che riguarda l'aspetto giudiziario, è evidente che il procedimento a carico di Peeter Stubbe fu viziato - come diremmo con linguaggio e con mentalità tipicamente moderni - da una linea processuale pregiudizialmente colpevolista. L'imputato era considerato colpevole fin dall'inizio: l'essersi trovato presente alla caccia al lupo, a quel lupo che, forse, la voce pubblica già identificava con un lupo mannaro, fu considerato un decisivo elemento di colpevolezza. La piena e dettagliata confessione dell'imputato, ottenuta con l'uso o con la minaccia della tortura - peraltro, prassi assai comune nell'Europa dell'epoca, e non solo nei processi di stregoneria - fornì quella assoluta evidenza che i giudici, quasi certamente, consideravano acquisita fin dal momento dell'arresto. In realtà, gli elementi in mano all'accusa erano due: l'evidenza dei delitti e l'arma - per così dire - con cui essi erano stati perpetrati. Ma le vittime erano cadute sotto gli artigli di un lupo, e la cintura magica non venne mai ritrovata. Il teorema accusatorio poté superare entrambe le difficoltà, sostenendo che il lupo che aveva ucciso quelle sedici persone era un uomo che poteva trasformarsi in lupo, e cioè l'imputato; e che la cintura era stata probabilmente fatta scomparire dal Diavolo in persona, cui lo Stubbe si era votato. Mancava ancora un elemento importante, il movente: a ciò provvide la confessione dell'imputato, che affermò di aver chiesto al Diavolo di potersi trasformare in una bestia feroce, allo scopo di sfogare impunemente i suoi istinti sanguinari.

Le modalità delle uccisioni, spesso precedute dallo stupro, fanno pensare che si trattasse in primo luogo di delitti sessuali, cui si aggiungeva, post mortem, l'oltraggio dei cadaveri e, in alcuni casi, degli atti di vero e proprio cannibalismo. Riesce però difficile immaginare come l'uomo potesse trasformarsi in maniera istantanea in lupo e, poi, di nuovo in uomo, anche perché in alcuni delitti egli ammise di aver prima abusato sessualmente delle vittime, e poi di averle sbranate. Riesce altrettanto difficile immaginare come, allorché si trovava in forma di lupo, lo Stubbe potesse togliersi la cintura, operazione che richiederebbe una struttura delle zampe e una mobilità delle dita che certo il lupo non possiede, anche se animato da intelligenza umana. Infine, ci si potrebbe domandare che fine facessero i vestiti dell'uomo prima e dopo la trasformazione in lupo mannaro: dato che nella confessione non se ne parla, mentre si afferma che tutte le uccisioni erano state attribuite, inizialmente, a un grosso e feroce lupo e non a un lupo mannaro. La preferenza per le vittime impuberi fa pensare a una forma di pedofilia sadica, come nel caso del maresciallo Gilles de Rais; mentre l'incesto con la figlia e con la sorella e la smania di rapporti sessuali suggerisce che lo Stubbe fosse afflitto da una libido perennemente insoddisfatta, distorta e patologica. Purtroppo non ci viene detto nulla sulla condizione sociale dell'imputato, sul suo livello di cultura, sulla sua professione, per cui il quadro dell'inchiesta appare curiosamente a-temporale, con un che di astratto e quasi di artificioso che contrasta con l'estrema minuzia e con la ripetitività di certe descrizioni degli agguati alle vittime e delle loro uccisioni. Anche l'antefatto appare sfumato e nebuloso: poco o nulla ci vien detto delle pratiche di magia nera dello Stubbe che lo avrebbero portato, a un dato momento, a stringere lo scellerato fatto di licantropia col Demonio in persona. Di solito, nei processi per stregoneria questi aspetti venivano approfonditi molto di più: si cercava di capire come, quando e perché l'imputato si era dato alle arti malvagie, da chi le aveva apprese, dove le praticava e con l'assistenza di chi.

Tutte queste considerazioni farebbero pensare a un classico caso di errore giudiziario. Le uccisioni di uomini e animali compiute da un lupo feroce, o magari da più lupi (cosa tutt'altro che infrequente nell'Europa del XVI secolo: vedi il nostro saggio L'uomo e il lupo: una convivenza (quasi) impossibile) sarebbero state attribuite ad un uomo lupo; e il primo sventurato essere umano che si trovava a passare nelle vicinanze della battuta di caccia al lupo - data anche la coincidenza della scomparsa quasi inspiegabile dell'animale, ormai braccato da vicino - si vide immediatamente sospettato ed accusato di essere un licantropo. Tutto chiarito, dunque? Sì e no. Pur non possedendo elementi circostanziati e sufficienti, a oltre quattro secoli di distanza, per maturare un certo grado di certezza intorno alla consistenza degli indizi a carico dello Stubbe, esistono anche alcuni elementi che farebbero pensare che egli possa essere stato veramente uno stregone, che possa aver evocato veramente il Demonio per averne l'aiuto nel compiere i suoi delitti, ed infine che possa realmente essere stato un licantropo.

Partiamo da quest'ultima affermazione, che certo farà sobbalzare sulla sedia quanti si pongono di fronte alla complessità del reale con le lenti colorate e distorte di un positivismo altrettanto rozzo e tendente a semplificare arbitrariamente i problemi, quanto lo era lo spirito credulo e superstizioso dei secoli passati. Cominciamo con una semplice constatazione: licantropi e vampiri esistono, anche al giorno d'oggi, e sovente sono collegati al satanismo; di alcuni di essi si sono occupate le cronache dei mezzi di comunicazione di massa degli ultimi anni. Anche se l'uomo non si trasforma fisicamente in animale, ne assume però il comportamento, la ferocia, la sete di sangue; alcuni celebri casi, come quello del vampiro svedese di cui parla l'esorcista Donald Oman nel libro La mia vita col diavolo (a cura di Marc Alexander, tr. it. Torino, M.E.B., 1980), sono documentati al di là di ogni dubbio. Moltissimi casi sono anche riportati nel libro di Sondra London Vampiri (tr. it. Milano, Mondadori, 2006), mentre una ricostruzione storica completa e puntuale della licantropia in Europa è quella di Massimo Introvigne La stirpe di Dracula (Milano, Mondadori, 1997). Nell' Europa centro-orientale, la credenza nei lupi mannari era profondamente radicata ed è sopravvissuta più a lungo che altrove; in Livonia, ad esempio, ancora nel XVIII secolo era talmente diffusa tra la popolazione locale, da non destare alcuna meraviglia; mentre colpiva non poco i viaggiatori stranieri.

D'altra parte, non si deve credere che la licantropia sia semplicemente un disturbo psichiatrico, per quanto spettacolare e impressionante. Il lupo mannaro non è necessariamente 'solo' un povero malato di mente che si mette a ululare alla luna, o un sadico omicida che vuole ricoprire con un manto di tetro folklore le sue tendenze deviate; e neanche un satanista che compie i suoi delitti sotto la supposta protezione del demonio, da cui riceverebbe la forza, l'agilità e l'astuzia del lupo, oltre alla sua ferocia. Il lupo mannaro può essere qualcosa di molto più complesso e difficilmente spiegabile secondo i parametri della scienza accademica occidentale, qualcosa che però molte culture primitive d'Asia, Africa, America e Oceania ammettono tranquillamente, anzi, che conoscono fin dalla notte dei tempi.

Sempre nel libro di Italo e Paola Sordi, da cui abbiamo tratto la storia del processo a Peeter Stubbe riportata all'inizio, si parla di una particolare tribù dei Naga, popolo dell'Assam (posta all'estremità nord-orientale dell'Unione Indiana, e incuneata fra l'Himalaya, la Birmania e il Bangla Desh) presso la quale era ben nota e praticata una forma di licantropia psichica. Si sarebbe trattato, in buona sostanza, di questo: lo spirito di un essere umano, in circostanze particolari (e non sempre volontariamente, tutt'altro!) può venire proiettato nel corpo di un animale selvaggio, di solito una tigre o un leopardo; e, da quel momento, tra le due creature si creerebbe una corrispondenza inestricabile. Se l'animale viene ferito, anche l'uomo riceve la ferita; se l'animale viene ucciso, l'uomo immancabilmente muore. Gli indigeni erano così convinti dell'esistenza di questa forma di licantropia, che in alcune circostanze si comportavano come se ne avessero avuto la più assoluta certezza. La cosa straordinaria era che i licantropi, chiamiamoli così, involontari, essendo perfettamente a conoscenza delle imprese sanguinarie del 'loro' animale, arrivavano al punto di segnalare il luogo ove il bestiame domestico di amici o parenti era stato ucciso, perché potessero recuperarne almeno i resti. In un'altra circostanza, un uomo morì dopo che la 'sua' tigre era stata ferita mortalmente da una pallottola: il medico dell'ospedale britannico cui si era rivolto aveva rifiutato di operarlo, pur avendo constatato la presenza di un corpo metallico sotto la pelle dell'addome. Naturalmente, la telepatia psichica (ammessa e conosciuta anche da svariate popolazioni dell'Africa e dell'America meridionale) può essere raggiunta anche per mezzo di una pratica volontaria delle arti malvagie, ossia della stregoneria. In tal caso, la facoltà di proiettarsi nel corpo di un animale viene conseguita mediante un sorta di patto con le forze demoniache. Presso alcune popolazioni della Nuova Guinea, poi, si ritiene che non la mente o lo spirito dello stregone si trasferiscano nel corpo dell'animale (in quel caso, il casuario: ne parliamo nell'articolo sul missionario francese André Dupeyrat che verrà pubblicato sul prossimo numero della rivista Il segno del soprannaturale), ma che l'essere umano possa realmente trasformarsi in quello dell'animale. Certo, la cosa può destare tutto il nostro scetticismo; però testimoni occidentali del tutto degni di fede, come il missionario Dupeyrat, riferiscono fatti che lasciano semplicemente senza parole, i quali farebbero supporre che qualche cosa di vero, nelle credenze e nei racconti degli indigeni, deve pur esservi.

Tornando al caso di Bedburg (e ad altri casi analoghi che si verificarono in Europa, specialmente nel XVI e XVII secolo) e fatta la tara ai processi chiaramente viziati dal fanatismo degli inquisitori e dalla credulità delle masse, che certo furono la maggioranza, non si può tuttavia escludere che la pratica della stregoneria abbia consentito a Stubbe di sviluppare dei poteri psichici fuori del comune, ad esempio proiettando la sua mente e la sua coscienza in un lupo antropofago, ai cui banchetti egli avrebbe partecipato, godendone, per via telepatica, mediante un affratellamento del suo corpo astrale con quello dell'animale. Il lupo, in tal modo, può essere divenuto il veicolo della volontà assassina dello stregone. Quanto agli stupri, si può ipotizzare che egli li abbia commessi sui corpi delle vittime, compiendo degli atti di necrofilia; e che abbia poi infierito su quei corpi senza vita, smembrandoli, vuoi per sfogare i suoi istinti sadici, vuoi per adempiere a un cerimoniale di magia nera (cfr. i moderni delitti del "mostro" di Firenze), vuoi, infine, per sviare i sospetti facendo ricadere ogni indizio su un lupo feroce che notoriamente si aggirava nella zona; o anche per far scomparire le tracce della violenza sessuale perpetrata sui cadaveri.

Quando il cronista tedesco del 1590 definisce Stubbe "figlio del demonio" e "anima perduta", l'effetto che tali espressioni produce sul lettore moderno è generalmente di rifiuto e di compatimento per l'ignoranza allora imperante. Eppure noi sappiamo che esistono delle anime votate al male, al Male assoluto; e che, forse - come ipotizza lo psicologo James Hillmann - vengono al mondo con una precisa vocazione ad esso, una vocazione demoniaca. Se è vero quel che sostiene Platone, alla fine della Repubblica, nel mito di Er - che ogni anima, cioè, in qualche modo si sceglie il proprio destino prima d'incarnarsi - allora non si può escludere che talune anime compiano, in piena libertà, la scelta della ribellione radicale all'ordine cosmico e alla legge universale dell'Amore; e che, in vita, esse perseguano con coerenza quei sinistri propositi, seminando dolore e paura attorno a sé, con l'unico scopo di gioire del male altrui. È una riflessione che fa spavento e davanti alla quale si è tentati di arretrare istintivamente; anche perché essa pone dei gravi interrogativi teologici, là dove il libero volere umano confina con quella sfera a noi poco accessibile che ha a che fare con il mistero dell'onnipotenza divina e della stessa Grazia. Ma non è questa la sede per aprire una discussione teologica su temi così ardui e impegnativi. Ci limitiamo pertanto ad ammettere la possibilità che, così come esiste la scelta della disponibilità totale alla chiamata del piano divino, esiste pure la possibilità di una sua ripulsa radicale e definitiva: anche se si tratta di una possibilità che ci fa tremar le vene e i polsi.

Quanto al contesto culturale, scientifico e psicologico in cui si verificò il processo a Peeter Stubbe, senza dubbio possiamo ammettere che le condizioni generali della società tedesca (ed europea) dell'epoca fossero tali da dare adito a credenze infondate, a procedimenti giudiziari sommari, a pregiudizi di ogni genere nei confronti di un determinato tipo di persone (per quanto pare che Stubbe, prima dell'arresto, non godesse affatto di una sinistra nomea, dato che girava per le strade cittadine salutato amichevolmente da tutti). Con tutto ciò, bisogna guardarsi dall'errore di gettare il bambino con l'acqua sporca e di pensare che gli uomini del Rinascimento fossero così stupidi e incolti da credere ciecamente, sempre e in qualunque situazione, a ogni genere di diceria e di sospetto indiscriminato. Avevano delle ferme convinzioni, questo sì, su ciò che è possibile sia nel soprannaturale che nel preternaturale; non escludevano affatto, come tendiamo a fare noi oggi, che tali piani di realtà interferissero con quello naturale, e che il Male o il Bene potessero manifestarvisi apertamente. Erano semplicemente degli sciocchi a credere questo, oppure erano capaci di pensare più in grande di noi, tenendo anche conto di una millenaria saggezza popolare che in tali manifestazioni dell'Invisibile aveva sempre fermamente creduto? La risposta, ovviamente, dipende dalle personali convinzioni di ciascuno di noi. Una cosa, tuttavia, ci sembra sostenibile contro ogni timore di smentita: l'intelligenza media degli esseri umani non è aumentata dai tempi di Leonardo e nemmeno da quelli di Platone; la disponibilità dei nostri antenati ad accettare l'esistenza di piani di realtà diversi da quello dell'esperienza ordinaria non è, necessariamente, un sintomo della loro ingenuità e della loro debolezza logica. Infine, la loro convinzione che esistano, nella vita, dei sentieri di diverso valore etico, e che non sia indifferente imboccare l'uno oppure l'altro; che le strade del bene portino alla pace interiore, all'armonia e alla gioia di vivere, mentre quelle del male producono - nonostante i successi apparenti - sofferenza, angoscia e disperazione: tutto questo depone a favore di una loro chiarezza e coerenza esistenziale. Le persone comuni sapevano che le strade della vita non sono indifferenti né equivalenti, e che a Dio - per usare l'espressione del dottor Manson ne La Cittadella di A. J. Cronin - non la si fa. Sapevano che c'è un prezzo da pagare, per le scelte che si compiono nel cammino della vita: e che il prezzo dovuto a un'anima che si sforza di cercare il Bene è la riunificazione finale con l'Ordine e con l'Amore divini, mentre quello che attende l'anima che si vota al servizio del Male è la sua stessa distruzione.
E con tali convinzioni - poche, ma ben chiare nella mente e nel cuore - i nostri progenitori dell'epoca pre-moderna (che si prolunga, nell'ambito della civiltà contadina, fino a pochi decenni or sono) ritenevano di essere attrezzati a sufficienza per affrontare le incertezze, i turbamenti e le tempeste della vita umana; e sempre tenevano a mente che quidquid agis, prudenter agas, et respice finem (qualunque cosa fai, falla con discernimento, e con la mente sempre rivolta al fine che ti sei proposto).

Francesco Lamendola

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