IL CONTINENTE SOMMERSO DI 
MU (LEMURIA)

LEGGENDE DAL PACIFICO 

        Tra bianche spiagge, acque cristalline, natura incontaminata questo oceano che apparentemente non ha molto da offrire agli archeologi e storici, fatta eccezione per l’isola di Pasqua, racchiude in realtà una storia particolare, molto più antica di quanto possiamo pensare. Proprio qui infatti gira l’ormai nota leggenda del famoso continente di Mu che un po’ di secoli fa avrebbe ospitato una civiltà rinomata e tecnologicamente avanzata per l’epoca ma che purtroppo, non si sa bene come, sia da un giorno all’altra scomparsa: chi protende per una autodistruzione causata dalla loro stessa tecnologia e chi protende per cataclismi naturali che la avrebbero inabissata. Nel corso degli anni sono state fatte numerosissime ricerche, ipotesi per tentare di chiarire il mistero di questo luogo attingendo spesso da leggende, miti tramandati dagli sciamani locali ancora custodi degli antichi saperi di ormai vecchia data. Tra le tante leggende ce n'è una in particolare proveniente dalle isole Caroline narrata da Peter Kolosimo in “Non è terrestre” dov, ancora una volta, sono protagonisti misteriosi “uomini bianchi con strani arti di magia ”. Essa racconta: 

"Un giorno molto lontano giunsero a Ponhpei, su strane barche lucenti alcuni stranieri bianchi. Non parlavano la nostra lingua ma portavano con sé genti della nostra razza che noi comprendevamo, benché la loro lingua fosse diversa dalla nostra, per il fatto di aver adottato, da molto tempo i costumi degli stranieri. Questi ultimi narravano belle favole su una terra che si estendeva dove ora c’è il mare, con edifici meravigliosi e uomini e donne felici. Gli stranieri ci mostrarono strane arti di magia e così nacquero nell’oceano isole nuove e le nostre navi volarono sulle onde e nessuno nemico per quanto fosse forte e armato poteva abbattere le nostre fortezze. Ma un giorno venne una grande tempesta che riuscì a fare quello che gli avversari non avevano fatto. Le superbe costruzioni furono distrutte nel corso di poche ore e molte isole che prima rallegravano il mare con i loro fiori e con il canto degli abitanti, sprofondarono negli abissi. Gli stranieri che sopravvissero ci invitarono a ricominciare il lavoro; ma i nostri conterranei erano troppo pigri e non seguirono le esortazioni dei maestri che anzi cacciarono dalle loro terre. Così il popolo delle isole decadde e il fratello non riconobbe il proprio fratello."

        Questa leggenda che pone serie domande su che cosa intendessero i polinesiani dell’epoca per strani arti di magia, barche lucenti, navi volanti ecc. viene, come abbiamo detto, dall’ isola di Ponphei che si trova nell’arcipelago delle Senyavin (Caroline), apparentemente un luogo poco archeologico per il profano ma, se guardiamo bene, a detta dell’autore ci sono rovine ciclopiche sorprendenti tra cui un tempio di basalto le cui mura superano i 10 m di altezza circondate da alte rovine e da un labirinto di terrazze e canali. Considerando quindi quanto dice la leggenda: gli uomini bianchi, le barche lucenti, isole che nascono dal nulla barche che volano e le rovine ancora nascoste dalla natura del Pacifico, possiamo dire di trovarci di fronte a un vero e proprio rompicapo dell’antichità di cui è difficile ricostruirne ogni pezzo dato che gli elementi a disposizione non sono tanti e anche quelli che ci sono portano notizie di avvenimenti degni più che altro di una società alla 2001 Odissea nello spazio, piuttosto che di una società della clava e della pietra come si suole definire le più primitive civiltà. Sebbene il materiale storico e archeologico tenda a scarseggiare nell’area del Pacifico per la ricostruzione delle fonti, tuttavia, nel continente Asiatico, troviamo stranamente degli elementi archeologici collegabili direttamente con Mu che permettono se non completamente almeno in parte di fare un po’ di luce su questa terra dell’antichità; infatti, il giornalista italiano Gianni Lucarini ci riporta la notizia di un’interessante scoperta archeologica avvenuta in Asia collegabile con l’antica civiltà in questione. Egli ci racconta che nel deserto del Gobi, una regione come sappiamo alquanto desolata, fu ritrovata da parte dell’archeologo sovietico Koslow una misteriosa città molto antica chiamata Khara Khota risalente a circa 5000 anni A .C. Apparentemente, non sembrava avere nulla di eccezionale ma, continuando gli scavi, trovarono resti che risalivano addirittura a 18.000 anni fa e, insieme a queste, una strana pittura murale raffigurante due giovani sovrani e un emblema al cui centro vi era una lettera simile a M ; il tutto inscritto in un cerchio diviso in quattro parti. Certamente è un simbolo abbastanza misterioso ma, secondo la teologia occulta dell’antica scuola ebraica, il cerchio rappresenta la terra, le quattro suddivisioni simboleggiano le sue componenti principali: aria, acqua, fuoco e terra; la figura centrale ha un significato preciso come l’occhio di Dio o il pentacolo di Ezechiele (simbolo adottato poi dalla massoneria); la M poteva avere un significato politico o rappresentare il simbolo del regno dei due sovrani secondo gli studiosi; inoltre, rimaneva il problema di quale fosse il nome dell’ultima città venuta alla luce e si decise di chiamarla secondo la fonetica della lettera M cioè Mu. La scoperta archeologica avvenuta non molto tempo fa pone nuove e interessanti basi per l’enigma di Mu; ma viene da chiedersi come mai una tale civiltà si trovava in un posto geograficamente diverso da come era stato ipotizzato? Tutto è abbastanza confuso anche perché i ritrovamenti archeologici con forte riferimento alla terra di Mu non furono limitati alla città di Khara Khota, ne avvennero altri da parte dell’autore del noto libro “The lost continent of Mu “: il colonnello James Churchward che vide nella città di Ponphei una delle sette leggendarie magnifiche città di Mu. Studioso inglese e del XIX secolo, traendo quanto detto dal racconto di Gianni Lucarini, trovò in quelle terre (in un’imprecisa data dell’anno 1868, mentre si trovava proprio nei pressi del deserto del Gobi) degli strani bassorilievi, per la cui interpretazione si rivolse a un noto sacerdote del posto. Il sacerdote comunicò che furono realizzate in tempi remoti dai Naacal (grandi fratelli), che venivano dalla terra madre Mu, i quali avrebbero dato origine alle più note civiltà antiche: Egiziani, Babilonesi, Cinesi, Fenici, Indù e via dicendo. Non soddisfatto, Churchward decise di entrare a fondo nella situazione e, sfruttando certi rapporti di amicizia, arrivò in possesso di tavolette che, secondo il mito, gli antichi saggi avevano lasciato agli eredi di quelle terre; esse trattavano della storia di Mu che doveva trovarsi tra l’Africa e il Sud America simile a un quadrilatero dove il lato superiore puntava verso il Nord America e l’Asia e il lato inferiore vero l’Antartide. Ma le sorprese non terminarono qua, infatti, leggendo le tavolette, venne a conoscenza di un fatto ancora più curioso e sorprendente: la narrazione dei cataclismi che travolsero il continente 12.0000 A. C. Essa dice: 

"Quando la stella Bal cadde là dove ora non c’è che mare, le sette città tremarono con le loro porte e i loro templi. Scoppiò una grande vampata e le strade si riempirono di fumo denso. Gli uomini tremarono di paura e una grande moltitudine si riparò nei templi e nel palazzo del re. Il re disse: -Forse non l’avevo annunciato?- e gli uomini e le donne vestiti con abiti preziosi e adornati con preziosi gioielli lo implorarono e lo pregarono: -Salvaci, Ra-Mu!- Ma il re predisse loro che sarebbero morti con i loro schiavi e loro figlie e che dalle loro ceneri sarebbe sorta una nuova razza umana."

        La leggenda degli uomini con le barche lucenti, la scoperta di Koslow, le tavolette e i bassorilievi di Churchward con le sue leggende pongono nuove e soprattutto diverse ipotesi al riguardo del continente, infatti: come mai tanti riferimenti si trovano in Asia piuttosto che nel Pacifico? Chi erano quegli uomini biondi con le barche lucenti? Che cosa era la stella di Bal? Perchè le tavolette riportano una diversa collocazione del continente di Mu (Nell'Atlantico piuttosto che nel Pacifico)? Una ipotetica risposta potrebbe essere spiegata con la teoria formulata da parte di alcuni ricercatori alcuni anni fa che ipotizzarono che in tempi antichi Mu fosse stato un grandissimo impero esteso su tutta la terra, tecnologicamente avanzato, dotato di uomini dalle doti eccezionali e che avrebbe avuto la sua capitale in una città proprio dell’Asia centro-orientale (approssimativamente vicino al deserto del Gobi ), ma che, per motivi naturali o per motivi "tecnologici"( forse la stella di Bal era una bomba nucleare?), abbia perso due delle terre che facevano parte del suo impero: una terra nel Pacifico e una nell’Atlantico, identificate dagli studiosi come Mu e Atlantide e, in seguito a questo disastro, una vero e proprio regno di decadenza che l’avrebbe portata definitivamente alla cancellazione e alla dimenticanza. Forse è un’ipotesi molto azzardata, forse la verità è un'altra ma le continue ricerche, le leggende che parlano di terre favolose dove vivevano umani sorprendenti che facevano grandi cose, che usavano mezzi alquanto insoliti per l’epoca, che fluttuavano nell’aria, che compivano insomma dei veri e propri miracoli, ci permettono appieno di porre quante più teorie possibili senza problemi. 

PASQUALE SKYWALKER