LA LEGGENDA DEI LAURI

        La leggenda dei Lauri è un aspetto importante della cultura della mia bellissima terra: il Salento. Qua da noi esiste una curiosa e radicatissima credenza popolare: la leggenda dei Lauri. Questi sono una specie di folletti, molto simili ai Brownie britannici, che spesso in passato sono stati avvistati da una miriade di persone. Il folklore popolare racconta che questi strani esseri (secondo alcuni sono elfi, secondo altri spiriti o folletti) vivevano nei boschi o tra le mura domestiche di tutte le case di campagna, nelle masserie sperdute nel verde, oppure nelle abitazioni di città. Potevano essere benigni, ed aiutavano i contadini nei lavori più disparati; ad esempio badando agli animali durante la notte e, in alcuni casi, mungendoli o strigliandoli; oppure regalando monete d’oro; o tenendo gli animali selvatici lontani dai campi. Poi c’erano i Lauri maligni, che si divertivano a fare i più svariati tipi di dispetti, come rompere i coperchi delle pentole nel cuore della notte, facendo un gran baccano; intrecciare le criniere dei cavalli in treccine indistricabili (ed io, da bambino, le ho viste veramente sulla criniera di un cavallo), turbare il sonno e i sogni delle giovani fanciulle; oppure dormire sul petto delle persone togliendo loro il respiro. Non a caso, nei vari dialetti salentini tra i nomi di questi “folletti” figurano anche i nomi Scazzamurieddhru (Schiaccia coperchi) e Carcaluru (che deriva dal verbo calcare, premere). Secondo la tradizione, i Lauri altro non erano se non anime di bambini morti prematuramente, o anime di uomini morti senza ricevere i sacramenti. Il nome di Lauri, probabilmente, deriva dall’albero in cui si diceva abitassero (il Lauro, appunto). Si dice che fossero dotati di velocità soprannaturale, e di svariati poteri magici che li rendevano quasi invulnerabili, specie nel cuore della notte. Tuttavia, si diceva che il loro potere si affievolisse con l’avvicinarsi dell’alba, momento in cui era possibile per un uomo affrontarli. Se, lottando con uno di loro, l’uomo fosse stato capace di togliergli il cappellino rosso a sonagli (che si dice fosse la fonte dei loro poteri) avrebbe vinto la sua lotta, e il folletto avrebbe perso i suoi poteri magici. Inoltre, in questi casi si diceva che il folletto chiedesse la restituzione del cappello; e il dialogo con il Lauro, la contrattazione per il possesso ed infine la restituzione del cappello avrebbe consentito all’uomo di vivere in maniera diversa la propria vita futura, tra i favori delle forze soprannaturali e la gratitudine del folletto da lui affrontato. Quanto detto finora è, in linea di massima, ciò che racconta la tradizione popolare. Certo, sembra solo il classico “racconto della nonna”, una storiella inventata per far star buoni i bambini. Naturalmente, sembra impossibile che qualcuno possa credere ad una storia simile, i folletti, si sa, sono esseri che appartengono all’immaginario, sono parte del folklore di tutte le popolazioni. Ma, incredibilmente, le persone che lo hanno avvistato sono veramente molte e i loro racconti sono straordinariamente simili tra loro, e presentano degli aspetti comuni, un ripetersi di situazioni, sensazioni ed avvenimenti che non possono essere spiegati come semplici coincidenze. Anzitutto va notato che il fenomeno dell’avvistamento di questi strani esseri (e persino i loro dispetti!) non è affatto riservato al passato e alla tradizione, ma è andato avanti nel corso del tempo, e continua a verificarsi anche al giorno d’oggi, anche se con minor frequenza. Gli ultimi casi di cui ho notizia risalgono al 2000, quindi cinque anni fa. Se in passato l’avvistamento di questi esseri poteva essere spiegato come condizionamento culturale, suggestione, pazzia, esaurimento nervoso e mitomania, non credo proprio che ai nostri giorni, nel terzo millennio, queste giustificazioni possano essere valide. Del resto, anche io ho avuto la fortuna di avvistare uno di questi esseri; lo stesso è capitato a mio padre e a numerose persone che hanno descritto tutte un essere alto circa mezzo metro o poco più, con uno strano cappellino in testa, vestito di panni di color marrone scuro (talvolta strappati), coi piedi scalzi, gli occhi piccoli e rossi, e talvolta con qualcosa in pugno, una specie di sacco (vedi il sottoparagrafo “Avvistamenti ed esperienze”, più in basso). E questo è perfettamente in sincronia con il folklore salentino, che descrive questi esseri come “piccoletti altri tre spanne, bruttini, foschi, pelosi, vestiti di panni color tabacco, con cappellini in testa e d’ordinario scalzi” (Cfr. L.G. De Simone, La vita nella terra d’Otranto, 1876). Ma c’è dell’altro. È sicuramente strano il fatto che questi esseri, oltre che nelle case e nei boschi, siano stati avvistati in luoghi del tutto particolari, e cioè nelle vicinanze di monumenti come Dolmen e Menhir (monumenti megalitici con valenze magiche, considerati antichi luoghi di culto) e soprattutto nelle vicinanze delle chiese. E qui ci si può ricollegare ad un altra leggenda: quella delle cosiddette acchiatùre. Questo termine deriva dal verbo cchiare, (trovare); e le acchiature sono dei tesori inimmaginabili nascosti sotto i Menhir o sotto i pavimenti delle chiese. È una credenza che in passato ha spinto molti uomini alla ricerca di questi fantasmagorici tesori, ricerca che spesso ha condotto allo sventramento dei pavimenti delle chiese. E sembra che siano proprio i Lauri ad essere i custodi e i guardiani di questi tesori. Non a caso, in cambio del cappellino sottratto loro, promettono spesso una pentola piena di monete d’oro; oppure indicano i luoghi dove giacciono nascoste le acchiature a persone che loro ritengono giuste o meritevoli di ricchezze. In passato, ci sono stati molti casi di persone arricchitesi esageratamente nel giro di pochissimo tempo, un po’ come è successo a Rennes Le Chateaux all’abate Saunière…possibile che anche lui abbia trovato una di queste acchiature? O magari la più grande in assoluto? Ma non finisce qui. È interessante notare il fatto che questa leggenda non è circoscritta al solo Salento, ma travalica qualsiasi confine regionale, lasciando tracce in pressocchè tutte le regioni italiane e in numerosi altri paesi dell’Europa occidentale. Infatti i Lauri sono noti anche nel napoletano, dove vengono chiamati Monacelli; in Sardegna e in Sicilia sono conosciuti come Ammutandori; nel Trentino Alto Adige vengono chiamati Calcàrot (parola molto simile a Carcaluru, altro nome dei nostri Lauri); nella toscana sono i Linchetti; in Calabria i Marrauchicchi o Monaci Folletti; Quagg nel bresciano e Nfate a Pantelleria. Tutti folletti con nomi diversi, ma con una tipologia fisica e comportamentale quasi del tutto simile tra loro: tutti esseri che fanno dispetti, che hanno vestiti molto simili a quello classico del Lauro salentino, che sono a guardia di grandi tesori o che abitano nelle case. In Europa se ne possono trovare le tracce specialmente in Gran Bretagna ed in Irlanda, dove questo tipo di folletti vengono in genere chiamati Brownie o Leprechaun. Ma anche gli altri paesi europei presentano tradizioni folkloristiche connesse con questi esseri. Ogni regione, città e paesino ha i suoi aneddoti da raccontare a proposito dei folletti, e in generale la diffusione geografica è davvero molto più vasta di quanto si sia comunemente disposti a immaginare. Credo che se una leggenda o una tradizione popolare sia geograficamente così estesa da abbracciare territori così diversi tra loro per cultura, morfologia e stile di vita, debba necessariamente avere in sé una certa dose di verità. Insomma, secondo me c’è qualcosa che non quadra, perché se fosse solo una storia inventata per far star buoni i bambini la sera non si sarebbe diffusa in tanti luoghi diversi in maniera tanto simile. Se, oltre a questo, aggiungiamo il fatto che le persone che hanno avvistato questi esseri sono in gran parte testimoni credibili, diversi tra loro per cultura, religione, estrazione sociale e stile di vita il quadro è completo. Non credo che tutti possano aver inventato storie così simili tra loro…è un argomento sicuramente controverso quello da me proposto, una tematica in cui leggenda e realtà si fondono, ma credo sia comunque molto interessante prenderlo in esame, magari con un ottica diversa di quella con cui è stato visto finora. Fino a questo momento, molte delle pubblicazioni riguardanti l’argomento, lo hanno trattato come un semplice aspetto della cultura popolare, senza mai chiedersi se in effetti sia possibile; e comunque senza mai cercare di approfondire le tematiche connesse alle origini di queste credenze e al loro radicarsi all’interno del tempo. La maggior parte degli studiosi considera quest’argomento poco interessante, io invece credo che le leggende e le storie fantastiche vadano sempre esaminate e studiate senza pregiudizi, per cercare di risalire agli elementi veritieri e tangibili che possono essere nascosti in esse. Credo che un qualsiasi uomo di cultura, nel nostro tempo, debba essere mentalmente aperto, in grado di accettare l’idea che possano esserci altre forme di vita intorno a noi che ancora non conosciamo. Ritengo molto interessante seguire il filo di questo mistero che se percorso con la dovuta cautela ed intelligenza potrebbe forse davvero portarci, come dicono quelli di "Voyager, ai confini della conoscenza".

COSA POTREBBERO ESSERE I LAURI?

        Quella da me propostavi è una tematica che, lo ammetto, è in equilibrio tra leggenda e mito, due campi in cui è difficile risalire a conclusioni tangibili. Tuttavia occorre cercare di formulare qualche ipotesi, al fine di farsi una vaga idea sulla possibile natura di questi esseri, in modo da indagare poi nella direzione giusta. 
Un po’ di decenni fa si pensava che fossero manifestazioni pagane, diavoli o creature degli inferi; la cui venuta sulla terra era opera di satana, e si credeva che l’unica difesa contro di loro fosse la fede ed un crocefisso. Un’idea questa, che ha dominato l’opinione pubblica fino alla fine degli anni ’50, dato che l’influenza religiosa, e il condizionamento culturale che essa comporta, è stata forte nella realtà agricola del Sud fino, appunto, alla metà del ventesimo secolo.
Seguendo un po’ la tradizione mitologica britannica, si potrebbe pensare che i Lauri sono esseri appartenenti al “mondo delle fate”, esseri cioè che provengono da una dimensione immateriale e parafisica; da cui, occasionalmente si spostano per venire nella nostra realtà, con scopi che non ci è dato conoscere. Generalmente, chi prende sul serio quest’ipotesi, considera benigni questi esseri, come una sorta di visitatori che magari hanno persino paura di noi uomini, e che talvolta si divertono a prendersi gioco dei comuni mortali.
C’è chi dice invece che fanno parte di una “popolazione boschiva”, abitanti del boschi e delle macchie mediterranee, “animali strani” o forme di vita che non conosciamo, ma che non hanno nulla di soprannaturale. A tal proposito, va sottolineato che nella stragrande maggioranza dei casi gli avvistamenti sono avvenuti nei pressi di boschi, campagne o masserie, mentre sono assai rari i casi in cui esseri simili vengono segnalati in città. Anche nel caso dei Lauri domestici, sia benigni che maligni, questi spiritelli si sono quasi sempre manifestati in abitazioni vicine alle campagne o comunque in zone poco frequentate. 
Un'altra teoria identifica i Lauri come spiriti, fantasmi di varia natura, ad esempio è convinzione comune che siano una specie di anime dannate, uomini che non avevano ricevuto i sacramenti, o bambini periti in circostanze tragiche (annegati, uccisi, bruciati) che sfogavano sui malcapitati di turno la loro malvagità e/o voglia di giocare (a volte con scherzi piuttosto pesanti).
Altri ancora pensano che siano la materializzazione di forze naturali, “spiriti della natura”, che vengono dai boschi e rappresentano una sorta di anima delle piante e delle creature del bosco.
C’è invece chi ha sostenuto che i Lauri altro non sono se non una specie di “spirito della casa”, manifestazioni di energie sconosciute che prendono vita. Diverse persone credono in questa teoria, incoraggiati anche da una certa somiglianza etimologica dalla parola Lauri con la parola latina Larii. Per chi non lo sapesse, i Larii erano le divinità domestiche protettrici della casa presso gli antichi romani. 
Infine c’è un gran numero di persone che credono che tutto questo non esiste, e che questi esseri e i loro supposti avvistamenti altro non sono se non vivaci fantasticherie, suggestioni, allucinazioni, fandonie di gente che non ha di meglio da fare che chiacchierare o peggio ancora imbrogli. 

Vediamo di esaminare una ad una le teorie proposte. 
L’ipotesi che era in auge fino ad una cinquantina di anni fa, cioè quella che sosteneva che i Lauri fossero una sorta di demoni, non può reggere più ai nostri giorni. Mi spiego: la forte influenza della religione e della Chiesa è andata via via diminuendo dagli anni ’60 in poi, mentre il fenomeno dell’avvistamento dei Lauri non è affatto diminuito con l’indebolimento del condizionamento culturale religioso, anzi si è protratto nel tempo ed è sempre stato presente nelle diverse realtà dei decenni ’60, ’70, ’80 e ’90 fino, pare, ad arrestarsi pochi anni fa. In più, va considerato il fatto che molte delle persone che hanno avvistato questi esseri o hanno avuto esperienze connesse ai Lauri, non erano propriamente religiosi ed anzi, in diversi casi si trattava proprio di persone fortemente scettiche verso questo tipo di cose. 
Coloro che associano i Lauri al mondo delle fate ed alla mitologia britannica, non prendono in considerazione il fatto che i Lauri il più delle volte sono stati segnalati in “solitario”, senza cioè i tanto paventati “cerchi delle fate”. Tra i folletti britannici gli esseri solitari, relativamente pochi, sono sempre malvagi (proprio perché sofferenti di solitudine), e nessuno presenta quel carattere così marcatamente ambivalente che è proprio dei Lauri. Inoltre i Lauri, in moltissimi casi, si sono dimostrati incredibilmente aggressivi e schivi, un tratto che spesso non si osserva negli elfi e nei folletti britannici che, a parte qualche esemplare (come ad esempio i Goblin, gli Spriggan, ed i Boggan), sono generalmente burloni e spesso non disdegnano affatto il contatto con l’uomo, cosa che non è sempre avvenuta nel caso dei Lauri. 
Chi invece sostiene che si tratti di abitanti del bosco, non considera il fatto che spesso sono stati segnalati nelle case, e che quelli domestici e quelli boschivi non differiscono quasi in nulla tra di loro, almeno fisicamente. Vero è che nella maggior parte dei casi i Lauri sono stati segnalati vicino a campagne o boschi, ma è anche vero che sono stati spesso avvistati in luoghi magici o comunque distanti dalle campagne; luoghi in cui di solito un animale dei boschi (sempre che di animali si tratti) non si avventurerebbe mai. E che dire di quelli domestici, che mangiano sul tavolo, rompono i coperchi e fanno dispetti? E se sono creature del bosco, che ci fanno nelle case?
Coloro che sostengono invece che siano anime o fantasmi non considerano un aspetto importante: i Lauri sono “fisici”. Non presentano quella immaterialità ed evanescenza che di solito è propria dei fantasmi o delle anime; non passano attraverso i muri (in qualche caso gli scavalcano) e soprattutto, alcune persone lo hanno toccato e alcune sono quasi riuscite a togliergli il cappellino a sonagli. Inoltre, dalle descrizioni finora fatte dei Lauri, è venuto fuori un identikit che presenta tratti singolari e che non è riconoscibile nelle forme “classiche” in cui si presentano anime di defunti o fantasmi. Inoltre, gli avvistatori, nel raccontare le loro esperienze, non hanno mai segnalato elementi come vento improvviso e freddo, brivido gelido lungo la schiena e sul collo o oggetti che si muovono, luce o nebbia improvvisa; situazioni che invece hanno sempre descritto le persone che hanno avuto contatto con anime o fantasmi.
La teoria che identifica i Lauri come personificazioni degli spiriti delle creature dei boschi, non regge per quanto detto sopra: la loro presenza non si incontra solo nei boschi ma anche nella case, e non in modo passeggero. Mi spiego: quando una casa è abitata da un Lauro, questo si manifesterà su base pressoché quotidiana coi suoi dispetti o comunque con segni della sua presenza. Se davvero si tratta di una personificazione concreta dell’energia delle creature del bosco, è lecito supporre che non possa stare troppo tempo al di fuori del suo habitat naturale (il bosco, appunto). Anzi, in molti casi è davvero difficile convincerlo a sloggiare da un’abitazione e, secondo quanto racconta la tradizione, non serve cambiar casa: il Lauro ti segue sempre e comunque. L’unica maniera per aver ragione di lui è quella di appendere delle corna di montone sull’uscio di casa: questo lo spaventa e il più delle volte, lo convincerà a non farsi più vedere. A parer mio questa qui è in definitiva una teoria un po’ troppo semplicistica e indefinita, che non sta sostanzialmente in piedi, dato che non poggia su nessun argomento concreto. 
L’ipotesi che i Lauri siano una sorta di divinità protettrici della casa, invece, è più interessante. Tuttavia quest’ipotesi è venuta fuori quando qualcuno ha connesso etimologicamente la parola Lauri con Larii. Un’audace salto di logica, dato che entrambi (Lauri e Larii) sono entità soprannaturali in qualche modo connesse alle mura domestiche, alle superstizioni e al paganesimo. Ma occorre tener presente che solo nel Salento esistono ben 7 diversi nomi per i Lauri: Uri, Carcaluri, Mininceddhri, Sciacuddhri (o Sciacuddhruzzi), Scazzamureddi, Rumpicuperchi, Lauri. Per non parlare poi di nomi simili ma non uguali diffusi in Puglia, e di nomi completamente diversi che si presentano in altre regioni italiane. Quindi il criterio “etimologico” rischia di arenarsi in un vicolo cieco, anche perché, tra i tanti nomignoli affibbiati a questi esseri molti non hanno nulla a che fare con i Larii romani, sia in senso etimologico che comportamentale. Comunque è un’idea interessante su cui riflettere, anche perché è innegabile che, in un buon 50% dei casi, questi esseri abbiano comunque a che fare con le mura domestiche.
Coloro che invece negano categoricamente l’esistenza di questi esseri, a parer mio, evitano di confrontarsi con un qualcosa che si è sempre dimostrato presente nella nostra realtà e, fatto molto più grave, negando a priori queste cose tendono a screditare e banalizzare un aspetto importante della cultura popolare che, a mio avviso, è utile e auspicabile studiare e approfondire, indipendentemente dal fatto che i Lauri esistano o meno. Vero è, però, che gli scettici sono supportati dal fatto che, testimonianze a parte, non esistono altri segni tangibili della presenza di questi esseri.
In qualche caso, ci sono state persino delle burle. È noto il caso di una giovane vedova che spesso, di notte, subiva i dispetti del folletto, e i suoi lamenti erano ben avvertibili dal vicinato. Solo in seguito si scoprì che il Lauro, che tanto filo da torcere dava alla donna, in effetti si chiamava “Mestru Totu”, ed era un simpatico burlone che importunava la donna e le tormentava i seni fingendosi uno spiritello. Possono sicuramente esserci stati altri casi simili, ovvio, ma nel corso del tempo le persone che hanno avuto a che fare con questo fenomeno erano così diverse tra loro per educazione, carattere, cultura, realtà sociale e religione che sembra improbabile che abbiano messo in piedi tutte quante fandonie così simili tra loro. E poi molte delle persone che hanno sostenuto di aver avuto a che fare coi Lauri avevano tutto da perdere e nulla da guadagnare nel fare un’affermazione simile. C’è anche da dire che nessuno ha mai fotografato o filmato un Lauro, questi esseri sono sempre stati segnalati tramite testimonianza. È vero, non esistono prove come foto o filmati, ma bisogna considerare che la stragrande maggioranza degli avvistamenti è avvenuta in passato, quando le telecamere e le macchinette fotografiche non avevano l’odierna diffusione. E poi è anche vero che la gente non se ne è mai interessata molto. È un po’ come il caso degli UFO: ci sono sempre stati, ma gli avvistamenti più massicci e documentati sono avvenuti dopo la seconda guerra mondiale proprio perché, da quando l’argomento è divenuto noto, la gente ha cominciato a guardare i cieli appositamente per scorgere i dischi volanti. Con i Lauri potrebbe forse accadere la stessa cosa: se la gente si mettesse ad osservare più attentamente…

In conclusione è quindi impossibile avere un’idea precisa su che cosa siano questi esseri. Essendo, per ora, nel campo della pura immaginazione, ognuno può dire quel che vuole. Personalmente non ho mai dubitato dell’esistenza dei Lauri, dato che ho visto sia le conseguenze di alcuni dei suoi dispetti, sia un Lauro vero e proprio, anche se solo per qualche secondo. Inoltre conosco personalmente la maggioranza delle persone che mi hanno raccontato la loro esperienza, e vi posso assicurare che, se non tutte, un buon 90% di esse sono testimoni altissimamente credibili. Eccovi dunque qualcuno dei casi più incredibili che ho raccolto…

AVVISTAMENTI ED ESPERIENZE

        Vengo ora ad esporvi qualche caso di avvistamento dei Lauri. Preciso già da ora che alcuni resoconti sono meno dettagliati rispetto ad altri, questo perché spesso il testimone non è stato in grado di fornire indizi precisi su questo o quel particolare, per le cause più disparate. Inoltre, i nomi delle persone protagoniste delle storie, saranno sostituiti da lettere appuntate o da pseudonimi; e in generale non verranno date informazioni troppo dettagliate sui protagonisti.

1) 20 Ottobre 2000, ore 23.30 c. a. : Un’esperienza accadutami personalmente. Ero poco più d’un ragazzino, non avevo ancora compiuto 16 anni. Una sera come tante, ero uscito in centro, qua nel mio paesino, con un mio amico. Verso le 23.20 circa, decidiamo di tornare a casa. Dato che il mio amico abita poco lontano da casa mia (in periferia) facciamo, come sempre, la strada insieme, a piedi. Verso le 23.30, minuto più minuto meno, arriviamo alla casa del mio amico. Ci salutiamo ed io mi accingo a percorrere i 300 metri che mi separano da casa. Percorro il marciapiede e, ad un certo punto, arrivo all’angolo per casa mia. Mentre guardo la strada per vedere se è possibile attraversare, un rumore attrae la mia attenzione. Tendo l’orecchio. Il rumore viene dalla mia destra, dalla campagna vicina, piena d’alberi d’ulivo. Il rumore proveniva dai rami dell’ulivo più vicino alla strada. Mi avvicino e guardo, pensando di scorgere un rapace notturno, o un gatto. E invece cosa vedo? Un piccoletto alto non più di mezzo metro arrampicato tra i rami, che muoveva per far cadere le olive nelle reti sottostanti l’albero. Vestito di panni color marrone, aveva un cappellino in testa e piedi nudi e pelosi. Non avevo dubbi, era un Lauro! La cosa incredibile è che non si accorse di me, ed io riuscii ad osservalo da una distanza di circa tre metri. Purtroppo, essendo all’epoca un ragazzino, dopo pochi secondi, appena realizzai bene di che cosa si trattava, fui sopraffatto dalla paura e corsi via come una saetta; anche perché sapevo che se il Lauro si fosse accorto di me sarebbero stati dolori. Infatti si dice che, se vengono disturbati, i Lauri possono diventare aggressivi; e il loro sguardo può far svenire (vedi più in basso). Fu proprio questo episodio a far scattare in me il grandissimo interesse per questa leggenda, ed i miei studi su di essa. Prima ne ero a conoscenza e mi interessava, sì; ma è stato quell’ “avvistamento” ciò che mi ha spinto ad approfondire la cosa.
Per quanto riguarda le mie esperienze personali, ricordo anche quest’altra seppur in maniera più vaga, data la mia giovanissima età. Avevo sei anni circa, ed ero a casa di mia nonna. Era mattina presto. D’un tratto, io e mia nonna udiamo un gran trambusto giù in strada, scendiamo e la gente dice che è successo qualcosa di incredibile a casa di U, un simpatico e anziano contadino che abitava proprio di fronte a mia nonna. La sua casa aveva all’epoca una stalla sul davanti (poi tolta circa otto anni fa), in cui U. aveva un cavallo ed un trainu (una specie di calesse) che usava per andare in campagna a lavorare. La stalla dava proprio sulla strada, ed è lì che io entrai assieme a nonna e ad altre persone del vicinato. Ebbene, una volta entrati lì dentro rimasero tutti di sasso: il cavallo, che fino al giorno prima era stato usato per lavoro ed era un comunissimo cavallo come se ne vedono tanti, aveva la criniera completamente intrecciata in piccolissime trecce, che sembravano impossibili da sciogliere, tanto erano numerose e piccole. Inoltre era insolitamente agitato, come se qualcosa lo avesse turbato. Corsero un sacco di voci, ma tutti gli anziani della zona concordarono nel dire che quella era opera del Lauro. Non ricordo molto altro di quell’esperienza, essendo all’epoca molto piccolo. Di sicuro però ricordo bene le trecce sul cavallo, erano così numerose che sarebbe occorsa ben più di una notte per farle. Sicuramente, sarebbe stato più facile tagliarle che scioglierle, ma non so se U. l’abbia fatto. Anche perché, mi raccontava mia nonna, si diceva che portasse grande sfortuna disfare le trecce intrecciate dal Lauro. Comunque, dopo quest’episodio, in quella casa non c’è più stata alcuna segnalazione di fenomeni strani. O meglio, U. non ne ha raccontati, ma è probabile che ne siano successi altri. Recentemente, U. ha avuto un infarto mentre dormiva ma, miracolosamente, è stato salvato grazie alla moglie che, ha raccontato a nonna, durante la notte si è sentita percuotere sul petto e si è svegliata; ed ha potuto quindi accorgersi del problema del marito e telefonare così all’ospedale. Ma chi l’ha percossa sul petto, facendola svegliare? Il caso non capita mai a caso…

2) Il secondo caso che vi riporto è accaduto all’inizio degli anni ’90 circa. Non posso purtroppo fornire informazioni dettagliate sulla data e su alcuni particolari; dato che il caso mi è stato riferito un paio d’anni fa da persone cui era stato raccontato dall’interessato (purtroppo perito tragicamente nell’estate del ’98). Ve lo espongo comunque, così come è stato riferito a me, perché è uno dei più singolari di cui ho notizia.
In un giorno di primavera, M. ed alcuni suoi amici erano in giro nelle campagne alle spalle del paese; una scampagnata in bicicletta tra ragazzi la domenica pomeriggio. Era quasi il tramonto quando giunsero alla Cava; un luogo tutt’altro che normale del mio paese*. Scesero giù nella cava, per andare a caccia di lucertole con cappi e pietre. Ad un certo punto, M. provò ad acchiappare una lucertola; quella gli scappò e lui per seguirla si allontanò dagli altri amici. Quando rinunciò all’inseguimento (era ormai a più di 100m dagli altri ragazzi), nel voltarsi, vide ad appena mezzo metro da lui una persona piegata verso terra, a testa in giù; sembrava che stesse scavando o cercando qualcosa. Sul momento M. pensò che si trattasse di qualcuno dei suoi amici, anche se il tipo piegato davanti a lui aveva uno strano cappello in testa; ed in quel giorno nessuno dei suoi amici portava il cappello. M. lo chiamò: “Hey!”; ma quello sembrava non averlo sentito e non essersi accorto di lui. M. allora gli si avvicino e gli poggiò una mano sulla spalla…
Appena qualche minuto dopo i suoi amici lo trovarono steso per terra, svenuto. Si precipitarono su di lui che, grazie a qualche sberla ed una bottiglia d’acqua, si riebbe. Appena svegliatosi disse: l’ho visto.” “che cosa?” gli fecero eco gli altri. “Il Lauro. Era proprio qui, piegato per terra, sembrava cercasse qualcosa. Ho pensato fosse uno di noi, gli ho poggiato una mano sulla spalla e quello ha alzato la testa per guardarmi. Aveva degli occhi rossi come il fuoco, appena gli ho visti si è fatto buio.” . Gli amici presero a fargli domande, ovviamente; e, tra le altre cose, M. disse che il piccolo era vestito con degli abiti marroni e che il suo cappello aveva come dei sonagli o campanellini. 

Un caso veramente impressionante, considerando la ridottissima distanza cui il Lauro è stato avvistato. Purtroppo è impossibile, ovviamente, chiedere conferma all’interessato; ma i suoi amici ricordano molto bene quest’episodio. Ancora una volta, mi preme sottolineare che l’interessato era un ragazzo sveglio, in gamba; l’ultimo al mondo che potesse sognarsi una cosa simile. In più godeva di ottima salute; e non è mai svenuto a parte quella volta. Il caso è notevole soprattutto perché l’interessato è arrivato addirittura a toccare il Lauro, quindi ad assodare che non poteva trattarsi di un allucinazione, un fantasma o qualcosa simile; ma si trattava di un che di fisico. Per di più, aveva il cappellino del Lauro a portata di mano. Se gliel’avesse tolto, che cosa sarebbe successo?Avrebbe davvero perso i poteri, come dice la tradizione? Magari sarebbe stata un occasione per dimostrare l’esistenza dell’essere… o magari, per riavere il suo cappellino, il Lauro gli avrebbe offerto una protezione magica… e magari oggi M. sarebbe ancora vivo.

3) Anche il terzo caso che voglio esporvi non ha una data precisa, in quanto capitò a mio padre un po’ di anni prima del mio interessamento alla questione. Quindi non riesce a ricordarsi la data precisa, ma a parte questo ricorda tutto perfettamente, data la sua ottima memoria. Il suo racconto (che riporto quasi integralmente) è completato da alcune domande che gli posi quando me lo raccontò.
È un caso raccontato con grande dovizia di particolari da un testimone più che attendibile che, lo sottolineo, non ha mai creduto a queste cose e non ci crede neanche ora, nonostante l’esperienza capitatagli. Mio padre è un uomo vissuto, nella sua esistenza ha visto tante cose. È un tipo che non è assolutamente impressionabile; è appassionato di mare e vela, ha circumnavigato l’Italia ed è stato in giro per 30 anni nel Mediterraneo. È dunque un osservatore altamente attendibile, dato che uno spirito d’osservazione più che efficace è indispensabile a chi va per mare. Inoltre, l’inverno si diletta andando a caccia; lo fa da 40 anni ed è quindi espertissimo nel riconoscere gli animali anche in lontananza e in condizioni di scarsa visibilità. Ed è proprio andando a caccia che fece il suo avvistamento:

“ Ero appena giunto nelle vicinanze del bosco dove intendevo andare a caccia. Era una fredda mattina di dicembre, e non era ancora spuntato il primo chiarore, l’ alba doveva ancora giungere. Arrivo, parcheggio l’auto e scendo; nell’aspettare che faccia luce osservo il cielo per scrutare eventuali movimenti di uccelli. Il bosco davanti al quale mi trovavo ha la forma di un grande quadrato, ed è circondato da un muro di mattoni chiari (tufina), alto almeno due metri e mezzo. Mi trovavo proprio di fronte al muro (uguale su tutti e quattro i lati N. d. A. ), verso l’angolo destro, quasi al limite del muro. Alla mia destra (e quindi a destra del bosco) c’era una radura di terra rossa e, poco oltre, una campagna incolta punteggiata qua e là di mucchietti di Cuti (i Cuti sono un particolare tipo di pietre grosse tonde e quasi lisce, tipiche delle campagne salentine, con cui si costruiscono i famosi muretti a secco; N .d. A.). D’un tratto, la mia attenzione viene catturata da un movimento davanti a me ma un po’ verso destra, proprio in fondo alla campagna incolta. Vedevo muoversi un qualcosa, che sembrava correre in direzione del bosco, quasi verso me. Cercava di nascondersi dietro i mucchietti di pietre, e si muoveva velocemente. Sul momento ho pensato che si trattasse di una volpe; sembrava proprio la tipica andatura circospetta delle volpi. Ma, man mano che si avvicinava, mi accorsi che non si trattava di una volpe, ma sembrava un uomo, anzi un bambino, vista la sua piccola statura. Ovviamente questo mi incuriosì, e prestai ancora più attenzione nel guardare quella cosa che si avvicinava a me, sempre cercando di non farsi vedere. Ad un certo punto, i mucchietti di pietre erano finiti, e l’”animale” puntò verso la radura di terra rossa. In quel momento, con un veloce scatto, mi sporsi dall’angolo del muro per vedere meglio e, seppur per un attimo, vidi di che cosa si trattava: non era una volpe o un altro animale, bensì un ometto alto circa mezzo metro, come un nano. Lo vidi solo un attimo perché appena feci il movimento per oltrepassare l’angolo del muro e quindi vedere bene, la “cosa” fece uno scatto di velocità inaudita verso il bosco, lasciando una scia luminosa dietro di sé. Sembrava che avesse saltato o scavalcato il muro del bosco. Sorpreso mi avviai verso il punto del muro verso cui si era diretto così fulmineamente, e cosa vedo? Due impronte sul muro, due piccoli piedini impressi sulla superficie liscia e bianca del muro. Evidentemente, camminando sulla terra rossa resa umida dalla rugiada del mattino, il nanetto si era sporcato i piedi. Ma, mi sono subito chiesto, come diavolo ha fatto a lasciare due impronte su un muro verticale? E, soprattutto, come ha fatto a saltare in un infinitesimo di secondo un muro alto due metri e mezzo, che per di più non aveva appigli di alcun tipo?L’unica spiegazione che seppi trovare fu che quella cosa, qualunque cosa fosse, ha saltato coi piedi su un muro verticale, (ponendosi quindi in posizione perpendicolare rispetto al muro) ed è poi balzato nel bosco. La cosa più incredibile è stata la velocità: non ho nemmeno fatto in tempo ad alzare il fucile, e sì che sono velocissimo.

D: Riusciresti a dire di che colore era vestito l’essere che hai visto?
R: Credo fossero abiti scuri, ma non ho prestato molta attenzione al colore. Tutto si è svolto in non più di dieci secondi, contando a partire dal momento in cui ho intravisto dei movimenti in lontananza. Ricordo di sicuro che aveva un cappellino in testa e sembrava che facesse una sorta di rumore, come un tamburello (il tamburello salentino ha dei sonagli che si agitano mentre lo si suona, N. d. A.). 
D: Come erano le impronte sul muro? Le hai fotografate?
R: Purtroppo non avevo la macchina fotografica, ma posso dirti che erano due piedini piccoli, sembravano quelli di un bambino o di un nano.
D: Dopo che cosa hai fatto?
R: Sono entrato nel bosco e sono andato a caccia come se nulla fosse successo. Però sono stato attentissimo per vedere se mi capitava di rivedere quella strana cosa. Ma io non l’ho mai più rivisto, né tanto meno l’hanno annusato i cani. Se fosse stato un animale, sarebbe stato scovato dai miei setter, credo. L’ho cercato quindi, ma non l’ho trovato. Ero molto curioso di sapere che accidenti era.
D: E che cos’era, secondo te? 
R: Non saprei proprio. Di sicuro non era un animale di quelli che si trovano nei boschi, e nemmeno un uomo, dato che per scavalcare quel muro, occorre un aiuto o un appiglio anche per un uomo alto; ed un uomo ci metterebbe comunque qualche secondo per superarlo. Mentre invece quella cosa lo ha quasi saltato in un millesimo di secondo, benché la sua altezza non arrivasse nemmeno al metro. E poi, se era un uomo o un nano, perché non è entrato dall’ingresso (un punto del muro crollato, N. d. A.) da dove si entra di solito? No, non era né uomo né animale; era qualcosa, ma non saprei dirti che cosa. Di sicuro non me lo sono sognato, dato che quando sono uscito dal bosco le impronte si vedevano ancora. Nonostante una pioggia stesse cominciando a lavarle via.
D: Pensi di aver visto un Lauro?
R: Non lo so. Come ben sai, non credo a queste cose. Non saprei proprio dirti di cosa si trattava. Non credo nell’esistenza di fantasmi, spettri o folletti, ma posso affermare di aver visto qualcosa di veramente strano.

Ecco qui un caso davvero straordinario, sia per l’affidabilità del testimone, sia per una cosa che accade raramente quando si avvista un Lauro: la presenza di una traccia, delle impronte in questo caso. Di solito, quando un Lauro viene avvistato, sparisce immediatamente e talvolta attacca in vari modi chi si trova di fronte, specie se disturbato. Ma in questo caso, nello sparire dentro il bosco ha lasciato una traccia, cosa che capita solo coi Lauri domestici, che spesso lasciano sul tavolo i residui dei loro pasti, oppure rompono coperchi o altre cose simili. A parte questo, non ho altri casi di avvistamento così dettagliati e con una traccia. 

Vediamo ora di desumere delle caratteristiche comuni dai tre casi da me citati. Innanzitutto va notato che l’avvistamento di questi esseri avviene sempre di notte o nelle ore crepuscolari (alba e tramonto); mentre fin ora non si è avuto notizia di avvistamenti fatti alla luce del giorno. Anzi, in alcuni casi di cui ho notizia, sembra che i Lauri siano come più “deboli” man mano che si avvicina l’alba. In tutti e tre i casi, poi, le descrizioni coincidono: tutti hanno segnalato un ometto basso, mezzo metro al massimo, piedi piccoli e pelosi, vestito d’abiti color marrone/scuri e provvisto di un cappellino adorno di sonagli. E questa descrizione concorda esattamente con le altre decine di descrizioni fattemi di quest’essere. Eccovene ora un’immagine secondo l’iconografia tradizionale:

Certo, non corrisponde alle descrizioni per tante cose, ma altre ci sono, anche se si tratta di un disegno piuttosto antico. Ad esempio i piedi scalzi, piccoli e pelosi; lo strano cappello e, nella mano destra, un sacchetto colmo di monete d’oro. Alla sinistra ha una specie di cerchio (che non ho capito cos’è); ma spesso nelle segnalazioni, la gente mi ha detto che il Lauro ha in mano una specie di sacco. La presenza della coda non mi è mai stata segnalata e, in generale, la gente non presta tanta attenzione a questo tipo di particolari, per la meraviglia o per la paura. Questo per quanto riguarda gli aspetti prettamente fisici. 
Per quanto riguarda altre caratteristiche, da tutti e tre i casi emerge la fisicità dei Lauri. M. l’ha visto piegato in terra mentre cercava qualcosa; mio padre l’ha visto saltare un muro in men che non si dica ( e lasciare sul muro l’impronta dei piedi), ed io l’ho visto tra i rami di un albero, mentre li muoveva con le braccia per far cadere le olive. M. lo ha addirittura toccato! Poi, nella maggior parte dei casi, sono impegnati nel compiere azioni, cosa che non avviene spesso quando si avvistano fantasmi. Quindi, qualunque cosa siano, i Lauri non sono fantasmi o spiriti. Tuttavia hanno dei poteri soprannaturali; riassumendo un poco possiamo dire che: 
1) Sono dotati di velocità soprannaturale, che consente loro di spostarsi con una rapidità incredibile;
2) Hanno gli occhi rossi come fiamme e, se si incrocia il loro sguardo, si può svenire.
3) Spesso lasciano dietro di loro una sorta di scia luminosa, specie quando si muovono con rapidità;
Nei tre casi sopra citati, i Lauri sono stati avvistati in zone di campagna. Va sottolineato che i Lauri “di campagna” (quelli cioè avvistati presso boschi o in campagne) sono più schivi rispetto a quelli “domestici”, i quali si divertono a compiere scherzi di vario tipo.

Ed eccoci così giunti alla fine di questa breve panoramica su questa curiosa leggenda. Ognuno può farsi l’idea che più ritiene sensata riguardo all’argomento, ma ritengo che l’elevatissimo numero di testimonianze così concordi tra loro forniscono, se non una prova, quanto meno un indizio. Occorre cercare di muoversi quanto più cautamente possibile nel delicato campo delle ipotesi e, una volta che ci si orienta verso una qualche teoria, cercare di indagare per appurarla, nella maniera più soddisfacente possibile. Molto dipende senz’altro dall’attenzione che la gente dedica a questo tipo di questioni. Bisogna guardarsi intorno… ad esempio se sentite rumori nei cassetti, se perdete le cose e poi le ritrovate nei posti più impensati, se trovate sparse per casa delle cose che siete sicuri di non aver usato, se vi sentite un senso di pesantezza al petto o sentite rumori e risate nel corso della notte, potreste avere in casa un Lauro. State attenti e prima o poi salterà fuori!

Emiliano “Phoenix” Rizzo