LONGINO
IL CENTURIONE CONVERTITO

ALLA SCOPERTA DEI SEGRETI DELLA
LANCIA DEL DESTINO

Ma uno dei soldati gli trafisse il costato, e ne uscirono sangue ed acqua.
E colui che vide ne serbò il ricordo, e il suo ricordo è veritiero;
ed egli sa che ciò che dice è vero, affinché voi crediate.
Perché tali cose si compirono affinché si realizzasse ciò che è scritto:
“Non un osso di lui verrà spezzato”.
E un’altra scrittura dice: “Guarderanno colui che avranno trafitto”

[Giovanni, XIX, 34,37]

Il soldato in questione è il centurione Gaio Cassio Longino, il quale, per assicurarsi la morte di Gesù Cristo, ne trafisse il costato e vide che ne fuoriuscirono sia acqua che sangue (sangue raggrumato, tipico dei cadaveri e siero, la cui divisione avviene nel caso di un emotorace, vale a dire di un’entrata di sangue nella cavità polmonare e in quelle del cuore). Si pensa anche che sia stato lo stesso Longino, vedendo gli eventi incredibili che la morte del Cristo aveva suscitato, ad affermare: “Questi è davvero il figlio di Dio”. La leggenda vuole che il centurione fosse malato agli occhi e che il sangue del Cristo, zampillante dalla ferita al costato, l’avesse guarito; accaduto ciò, pose un po’ del sangue di Cristo in un’ampollina e lo portò via con sé a Mantova, dove fu martirizzato; tant’è vero che nel duomo di Mantova vi è un’ampolla contenente il “preziosissimo sangue del Cristo”. Comunque sia la sua lancia, che deturpò il corpo ormai morto di Gesù, fu considerata una reliquia a causa del contatto col sangue del Salvatore, di conseguenza un suo eventuale possesso avrebbe comportato un grande prestigio e grande forza al suo detentore.

Della lancia sappiamo che è appartenuta a molti centurioni, prima di passare nelle mani di Costanzo Cloro, il quale, nonostante avesse perseguitato i Cristiani, fu molto umano nei loro confronti, a differenza del suo predecessore Diocleziano. Costanzo diede la lancia al figlio Costantino che la impugnò durante la famosissima battaglia di Ponte Milvio, in cui ottenne una vittoria schiacciante su Massenzio e conseguì il principato. Costantino è celebre non solo per essere entrato in possesso di un così prezioso oggetto, ma anche per il sogno premonitore in cui gli comparve in cielo una croce, con la scritta “In hoc signo vinces” (sotto questo segno vincerai), che sancì un’iniziale conversione dell’imperatore. Col passare degli anni la portentosa reliquia giunge nelle mani di imperatori e di generali (si pensi che grazie alla Sacra Lancia, Teodosio riuscì a scacciare i Goti dall’impero Romano o che Flavio Ezio annientò le truppe unne al soldo di Attila presso i Campi Catalaunici).

Ma è nel Medioevo che la fama della lancia conosce un exploit senza precedenti: molti imperatori del Sacro Romano Impero Germanico si vanteranno di aver visto e impugnato la lancia di Longino, come ad esempio Ottone I, il quale, brandendola, riuscì a condurre una vittoriosa campagna bellica contro gli ungheresi, un popolo barbaro proveniente dalle steppe dell’odierna Ungheria (da cui deriva il loro nome). Ma occorre dire una fatto importante, e cioè che la lancia non ha segni di battaglia, dunque possiamo notare come il suo uso non fosse tanto bellico quanto rituale, in quanto essa dava onnipotenza al suo detentore. La presenza simbolica della lancia è notabile anche nello stemma della casata degli imperatori del Sacro Romano Impero Germanico. Come si nota dalla prima immagine della seconda pagina, la lancia presenta all’estremità un chiodo, precisamente un chiodo della Santa Croce di Cristo. Anche la copia di Cracovia presenta la “spina”, cioè il chiodo della croce, il che ci fa capire come esso fosse stato aggiunto nel X secolo (periodo della donazione al re di Polonia) o forse pure prima.

Passano gli anni e la sacralità della lancia inizia a diminuire a causa della demistificazione luterana, anche se, soprattutto nel 1700, per la crescente nascita di circoli esoterici e massonici, la Lancea Longini (o in tedesco Heilige Lanze), custodita a Norimberga, divenne assieme al Graal una delle principali reliquie del Cristianesimo e in più venne associata alla ben nota lancia di Lugh, arma dai poteri sovrannaturali donata dal dio Lugh (un dio proveniente dallo spazio; forse un alieno?) ai Celti per difendersi dai propri nemici.

La sua fama aumenta anche nell’arte, in quanto Richard Wagner, principale caposaldo della lirica tedesca ottocentesca, componendo il Parsifal, congiunge la vicenda del Graal a quella della Lancia di Longino, considerata come uno dei quattro simboli sacri dei Celti (è celebre l’episodio, ripreso da Chrétien de Troyes, del ferimento del Re Pescatore grazie alla lancia).
Infine il circolo esoterico del Nazionalsocialismo tedesco prende di mira l’oggetto, custodito a Vienna e, in seguito all’annessione dell’Austria alla Germania, Hitler (guarda caso ammiratore della musica wagneriana) e il suo fedelissimo Himmler, cercando di appropriarsi di tutte le reliquie del Cristianesimo al fine di ottenere l’onnipotenza, rubano la Lancia.

Hitler conobbe l’esistenza della lancia non solo grazie alle opere di Wagner, ma anche per esperienza diretta, infatti lui stesso si recò a Vienna e, udita una guida che diceva che chi avesse posseduto la lancia avrebbe ottenuto il potere, rifacendosi alla filosofia hegeliana, il Fuhrer pensò di essere uno di quei famosi eroi che compivano il piano dello Spirito del Mondo, giusto o sbagliato che fosse. Impossessarsi della reliquia voleva dire essere un superuomo, un uomo del tutto simile a Dio, il che affascinava Hitler. Inoltre, come ci raccontano le cronache, Hitler, dinanzi alla lancia e in tutti i rituali misterici e medianici ebbe delle visioni, in cui i morti indicavano il Fuhrer come l’eletto, in pratica come il detentore della Lancia di Longino. In stato di estasi il Fuhrer aveva visto di essere la reincarnazione di uno degli uomini più temuti dal Cristianesimo: il mago nero del IX secolo d.C. Landolfo di Capua, signore dell’Italia meridionale. Inoltre, entrato in contatto con i membri della Thule, Hitler si dedicò sempre più all’estasi orgiastica. Lo sfrenato desiderio carnale del Fuhrer connotava sempre più la sua natura maligna e sottolineava la sua sete di potere. Ottenuta la Lancia, Hitler iniziò una lunga ed estenuante guerra mondiale, pensando che il possesso della reliquia gli conferisse l’onnipotenza. Ma Hitler non aveva fatto bene i calcoli: molti generali americani erano venuti a conoscenza dell’importanza della Lancia e, invasa la Germania, iniziarono a cercarla in tutti i bunker. Ironicamente il caso volle che gli americani la ritrovassero in un bunker a Berlino il 30 di aprile, giorno in cui, come la storia ci insegna, Hitler si suicidò, probabilmente all’ora precisa del ritrovamento.

Il generale Patton restituì la Lancia all’Austria…. ma un dubbio sorge spontaneo: è questa la vera lancia? È possibile che Hitler abbia realizzato una copia e che proprio quella sia stata ritrovata, mentre invece l’originale si cela ancora in qualche oscuro sotterraneo della Germania? È possibile che gli Americani abbiano volutamente restituito una copia all’Austria e che l’originale sia nascosta fra i tesori di un qualche generale inglese o americano (o forse a qualche capo di governo)?

C’è chi sostiene che Himmler abbia portato la lancia sacra in un luogo top secret dell’Antartide, dove tuttora resta celata, o che sia stata ritrovata da una rinomata società esoterica, l’Ordine dei Cavalieri della Lancia Sacra, e che sia nascosta in qualche luogo segretissimo, custodita da alcuni “puri” cavalieri dell’ordine.

Sopra, a sinistra:
Immagine tratta dal sito
http://www.illuweb.it/
misteri/longino/longino04.htm
F.G.I.

Fonti:

http://www.illuweb.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Lancia_del_Destino

 

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