LE
MILLE E UNA NOTTE
IL SEGRETO DELLA
LAMPADA D’ALADINO

Molto spesso, dietro a una frase
o una leggenda si nasconde un lungo elenco di vicende e avventure dalle sfaccettature
sociali più radicalmente disparate. L’Islam non conosce eccezioni.
Dietro ai racconti delle Mille e una notte si possono riconoscere i segni di
avvenimenti molto particolari, nonché fantastici, forse realmente accaduti.
In questa sede non enunceremo tutti i presunti fatti reali che si nascondono
dietro la maschera allegorica della letteratura araba, ma solamente un racconto
molto noto in Occidente, ovvero, quello di Aladino e la lampada magica.
Sebbene voler tentare di intravedere vicende reali o soprannaturali in racconti
che sconfinano già di per sé nel magico e nel meraviglioso non
sia la stessa cosa che farlo con testi epici quali L’Iliade, l’Odissea,
Il Popol Vuh, possiamo ugualmente tentare di trovare tracce di questi avvenimenti,
appellandoci al fatto che certi aspetti delle leggende potrebbero richiamare
alle ipotetiche presenze di esseri di altri mondi. Sappiamo molto bene della
vicenda di Aladino e della sua lampada. Una volta sfregata, appare un genio
che invita il ragazzo a esprimere tre desideri. Secondo il racconto, il protagonista
trovò, a seguito di una precisa richiesta, la lampada in una caverna
sotterranea ricca di oggetti preziosi di enigmatica origine. La vicenda molto
misteriosa è dotata, con le giuste interpretazioni, di un aspetto molto
particolare nonché curioso. Stando ad alcuni studiosi la lampada sarebbe
il ricordo sbiadito di un astronave con tanto di essere a bordo che, capace
di cose misteriose quali appunto esaudire i desideri, apparve come un genio.
Anche la camera in cui fu scoperta ha qualcosa di misterioso: perché
non pensare ad essa come ad una sorta di rifugio dove il genio con la sua astronave
si sarebbe potuto rifugiare? La parola “genio” serve infatti a identificare
quegli esseri invisibili tanto decantati nella letteratura araba, più
volte definiti con questo termine poiché ritenuti di capacita straordinarie.
Spesso visti come abitanti di altri piani, dediti a pratiche devianti. In parole
povere, “genio” ed “extraterrestre” tenderebbero ad
identificarsi (visto che si pensa che i demoni siano in realtà esseri
extraterrestri).
Ricordiamo che il “genio” è un essere particolarmente abile
in qualcosa, nonché a praticare veri e propri miracoli. Grazie ad illusioni
o a una grande tecnologia fu possibile realizzare i miracoli descritti nella
favola. Il genio della lampada fu forse un benevole viaggiatore astrale che,
giunto in Medio Oriente, vi soggiornò, prendendo contatto con gli esseri
umani del luogo. Ciò troverebbe dei riscontri nel mito sumero degli Oannes,
esseri anfibi giunti dal mare per istruire l’umanità primordiale.
L’ipotesi è suggestiva e merita sicuramente di essere presa in
considerazione. Tuttavia, le leggende arabe ci parlano anche di città
immemorabili sepolte nella sabbia e di oscure caverne con preziosi tesori. Potremmo
rileggere allo stesso modo anche altre favole simili, come quella di Ali Babà
e i quaranta ladroni, nella quale troviamo uomini favolosi ed enigmatici, che
potremmo supporre di natura extraterrestre.
Il silenzio e la vastità del deserto nascondono tanti tesori ai nostri
occhi, di un valore inestimabile e di una bellezza che supera la nostra immaginazione.
PASQUALE ARCIUOLO
BIBLIOGRAFIA
David H. Childress, Lost Cities
& Ancient Mysteries of Africa & Arabia;
Cino Boccazzi, Città perdute
del deserto, Sugarco Edizioni;
Gabriele Mandel Khân, ISLAM,
Electa;
Zecharia Sitchin, Dio, angeli,
extraterrestri ed esseri multidimensionali, Gruppo Editoriale Futura, 1997;
Terry Lynn Taylor, Messaggeri
di luce, Ed. Amrita, Torino 1993;
D. Amaldi, Storia della letteratura
araba classica, Bologna, Zanichelli, 2004.

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