ISTRIA: UNA STRANA PORTA

          Modesto, nostro collaboratore, ci segnala la presenza di un'interessante porta di pietra sita in Istria, nella Repubblica di Croazia. Essa è formata da tre monoliti: due pilastri ed un architrave, purtroppo rovinato per buona parte. Su questo, vi si possono ancora vedere dei simboli (probabilmente di natura cristiana) e delle lettere (una "E" inscritta in una "D"; una "A" inscritta in una "G" ed una L). Sul lato sinistro dell'architrave, è visibile una figura molto simile ad altre presenti a quasi 900 Km più a sud, in Serbia, nel monastero Deciani. Si tratta di oggetti celesti i quali lasciano dietro di sé delle scie, dei raggi all'apparenza luminosi. Nel monastero, questi oggetti sarebbero angeli, anche se alcuni vi vedono degli ufo pilotati da esseri viventi. Curioso, il fatto di ritrovare una simile iconografia in Istria, a molti chilometri di distanza. Ma misteriose sono anche le lettere. Peccato che manchi la parte centrale dell'architrave. Tale lacuna ci impedisce di decifrare l'inscrizione. Mentre sulla destra, compare una coppa dalla quale fuoriesce un'ostia consacrata; probabilmente si tratta semplicemente della rappresentazione del calice eucaristico. Ma alcuni credono vi possa essere un riferimento al Graal.

        Il Graal, ovvero, la coppa usata da Gesù nell'ultima cena e che raccolse il suo sangue durante la crocifissione. Il quale, a sua volta, potrebbe essere il simbolo della discendenza reale del Messia. A sostegno di tale ipotesi, la presenza delle lettere "G","A" ed "L" alla sinistra del calice. Ma si tratta solo di un'ipotesi. Più verosimilmente, l'architrave in questione sarebbe appartenuto ad una chiesa istriana ormai in disuso, utilizzata probabilmente in seguito come abitazione. Ma il mistero permane, e difficilmente potrà essere risolto. Ma la ricerca continua.

A sinistra:

gli "Angeli" del monastero Visoki Deciani, in Serbia. Dichiarato "patrimonio dell'umanità" dall'UNESCO.

Uno di essi  molto simile all'oggetto presente sull'architrave della misteriosa porta di Istria.

La Conchiglia (Cappa Santa)

Il simbolismo cristiano considera il guscio della conchiglia come immagine della tomba che racchiude l’uomo dopo la morte, prima della resurrezione. È il simbolo del primo alito di vita . Un emblema dei pellegrini, è l’attributo di alcuni santi, come S. Giacomo, S. Giovanni, S. Rocco... Parlando delle grandi conchiglie con cui sono spesso realizzate le acquasantiere, non abbandoniamo il simbolismo acquatico al quale è legata tutta l’idea di purificazione e di rinascita. La conchiglia, richiama l’utero e soprattutto l’utero universale che è il contenitore delle Acque originali e dei germi degli esseri. Si spiega così come la conchiglia sia diventata l’emblema della seconda nascita. Nel medioevo cristiano meta dei pellegrinaggi cristiani più importanti erano la Terra Santa, Roma e Santiago de Compostela. (Campo di stelle) .Si noti che la via di pellegrinaggio era mantenuta sicura e praticabile da una massiccia presenza di (monasteri-fortezze) dei Templari i quali troviamo anche in Istria. Terra di passaggio verso la Terra Santa.

A destra della conchiglia si può notare un triangolo detto anche Triangolo di Salomone, il Triangolo Equilatero prende il suo nome dalla forma maiuscola della terza lettera dell'alfabeto greco. Rappresentazione geometrica del tre (la triplicità è di fondamentale importanza nella simbologia muratoria), in quella cristiana la trinità, e compare in molte altre teosofie come simbolo della divinità come Perfezione.

GAL ED

Analizziamo il resto di questo architrave. Troviamo una "E" inscritta in una "D"; una "A" inscritta in una "G" e una L, le quali potrebbero formare la parola GAL ED. È una parola ebraica, e sta per "mucchio (forse, "raccolta di scritti", ndr) della testimonianza". Fu anche chiamato Iegar-Saaduta, che ha lo stesso significato in lingua aramaica, e Mispa , che significa "luogo di vendetta" [Gen 31:47-49].

È il nome dato al pozzo dove Labano e Giacobbe si incontrarono e si salutarono. Labano figlio di Betuel, figlio di Naor, figlio di Tera; così Abraamo era il suo prozio. Sua sorella era Rebecca, che sposò Isacco, e le sue due figlie erano Lea e Rachele che sposarono Giacobbe. Labano era di Paddan-Aram (cioè Mesopotamia), un Arameo ; e benché della stessa famiglia di Abraamo c'erano delle differenze: parlava aramaico, adorava degli idoli (ma riconosceva l'attività del Signore). Era molto generoso nella sua ospitalità, ma cercò diverse volte di ingannare Giacobbe . Quando Giacobbe partì, Labano fu avvertito da Dio di non parlargli [Gen 31:24], e fecero un patto insieme [Gen 31:44-54].

Giacobbe, figlio di Isacco e Rebecca, gemello di Esaù. Era un uomo tranquillo che se ne stava nella tende, e era amato da sua madre. Suo fratello gli vendette la primogenitura per una minestra. Poi con l'aiuto di sua madre ingannò suo fratello e suo padre per ottenere anche la benedizione. Fuggì in Mesopotamia, nella casa del suo parente Labano.Lavorò per Labano per 14 anni per avere le sue due figlie, Lea e Rachele, come mogli. Lea gli partorì Ruben, Simeone, Levi, Giuda. Bila, la serva di Rachele, gli partorì Dan e Neftali. Zilpa, la serva di Lea, gli partorì Gad e Ascer. Poi Lea partorì ancora Issacar, Zabulon e Dina, e infine Rachele gli partorì Giuseppe.Poi Giacobbe ritornò in Canaan.Dio apparve a Giacobbe a Peniel e a Betel, riaffermandogli le promesse che furono per suo nonno Abraamo, e cambiando il suo nome in Israele. Rachele poi gli partorì il suo ultimo figlio, Beniamino, e morì durante il parto.Molti anni più tardi, mandò i suoi figli in Egitto per trovare del grano, e ritrovando suo figlio Giuseppe, ci andò. Morì in Egitto all'età di 147 anni dopo aver benedetto i suoi figli.

La frase "il Dio di Abraamo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe" è usata spesso per descrivere il Dio della Bibbia, che si scelse il popolo di Israele del quale questi tre uomini sono gli antenati e ai quali fece delle promesse.

Labano chiamò quel mucchio Iegar-Saaduta e Giacobbe lo chiamò Galed.
Labano disse: «Questo mucchio è oggi testimone fra me e te». Perciò fu chiamato Galed 49 e anche Mispa, perché Labano disse: «Il SIGNORE tenga l'occhio su di me e su di te quando non ci vedremo l'un l'altro [Genesi 31:47-49].

Questa è solo un'ipotesi, visto la mancanza della parte centrale dell'architrave che ne faciliterebbe il significato reale. Chi erano gli autori e quale messaggio ci volevano lasciare? Il mistero rimane e la ricerca continua.

Modesto L.
Giorgio P.

Genesi: http://www.laparola.net
Fonte e materiale fotografico: Modesto L.

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