I GIGANTI DEI
MONTI PRAMA

Penisola del Sinis (1). Estremo nord del golfo di Oristano, Sardegna occidentale. Là durante il 1970 vengono riscoperte dai contadini in un campo frammenti di statue enormi (2). Solo dopo quattro anni (3) vi si effettueranno scavi che riporteranno alla luce circa 30 statue di arcieri e lottatori; statue alte 2,60, gambe e braccia possenti, acconciature celtiche, occhi simili a dischi solari. Guardiani forse del mare che porta in occidente, ricordano nei tratti decisi del viso i signori dell’isola di Pasqua e forse non a caso.

Sepolti e muti per trent'anni nel museo di Cagliari, finalmente hanno rivisto la luce nella sala restauri del museo della stessa città, ottenendo la fama che spetta loro. Ciò è stato possibile grazie all'intraprendenza di "Indipendetzia telebisione" che nonostante i divieti ha diffuso sul suo sito il video con le sconvolgenti immagini dei Giganti (4): Cultura Nuragica Megalitica, quindi risalente all'incirca a mille anni prima di Cristo, e trecento prima della statuaria greca. Epoca di Minosse, Creta, dei Popoli del mare, come i Pelasgi. Epoca cruciale per il mediterraneo, di cui sappiamo ancora veramente poco. E ancor meno sappiamo della Sardegna dei suoi enigmi, dei suoi nuraghi, pozzi, tombe, delle sue file di Menhir, e ora dei suoi giganti.
Trovati in un campo senza cercarli, abbandonati lì da secoli in una terra che, seppur in rovina, sentono ancora loro. Gli scudi alzati sopra le teste come a proteggersi; ma da cosa? Da un’eclisse forse (5)? O da un’immensa onda di fango che ha seppellito decine di nuraghi nel Sinis, definiti da F. Cubeddu, immortalandoli dal suo ultraleggero, i Giganti Abbattuti (6)?

Cosa ci dicono allora gli occhi solari di questi guerrieri? Il loro ritrovamento di cosa ci avverte? Perché ora riemergono dagli abissi della storia e solo adesso si fanno vedere così arcigni e primitivi, misteriosi come i loro cugini dell’isola di Pasqua? Sono un ennesimo messaggio proveniente dall’azzurro regno di Poseidone, che regna accigliato tra i flutti? Guarda caso è il signore di Atlantide, da alcuni identificata proprio con la Sardegna (7)! Proprio ora che il baricentro mondiale si sta spostando sul Pacifico.
Avete mai provato a guardare il mondo sulle cartine cinesi? Altro che Europa!!!

Al centro, in primo piano, c'è la macchia azzurra del Pacifico che divide e unisce 2mondi! Sì, il Pacifico: dove la Korea sembra voler testare le sue atomiche mentre è proprio un sud koreano a prendere la guida dell-ONU! Le solite coincidenze.

O, come afferma il regista Night Shamalaian nel suo film "The Lady in the Water" (8), "un messaggio che di sirena in sirena, di tritone in tritone, di onda in onda, arriva sulle nostre coste per risvegliarci le coscenze forse. Perché possiamo ancora cambiare la rotta se lo vorremo, se ne avremo il tempo."

"Passavamo sulla terra leggeri come acqua,
come acqua che scorre, salta,
giù dalla conca piena della fonte,
scivola e serpeggia fra muschi e felci,
fino alle radici delle sughere e dei mandorli
o scende scivolando sulle pietre,
per i monti e i colli fino al piano,
dai torrenti al fiume, a farsi lenta
verso le paludi e il mare,
chiamata in vapore dal sole a diventare nube
dominata dai venti e pioggia benedetta."

[Sergio Atzeni, 1954-1995] (9).

Federico Gueli

Note:

1) Esattamente nel territorio del comune di Cabras il Sinis presenta un’altra concentrazione nuragica di notevole interesse, inoltre presso lo stagno di cabras il villaggio Cuccuru is Arrius con un notevole pozzo nuragico raggiungibile solo via nave, una necropoli di 19 tombe, da cui fu estratta una statua di dea madre in arenaria.
http://www.scuolecabras.it/Cabras Un mondo di risorse/cuccuru_is_arrius,monti Prama, i nuragici.htm

2) Oltre i giganti nei campi i contadini trovarono modelli in scala di nuraghi alti 1,30-1,40 mt.

3) Dal 1970 al 1974 la zona è stata lasciata in preda a tombaroli e curiosi; chissà quante altre teste di guerriero ora ornano i salotti dei collezionisti in italia e all’estero! Inoltre gli scavi non andarono oltre gli 80 cm di profondità, lasciando interrati chissà quali e quante altre sorprese: «Questi eroi sono ignoti perché a loro è mancato un Omero», ha dichiarato il sovrintendente archeologico di Sassari Francesco Nicosia.

4) Il video disponibile su www.teleindipendentzia.net è particolarmente significativo. Trasforma la riscoperta dei giganti di Prama in una riappropriazione dell’identità sarda, e se si guarda l’effetto a catena che ha provocato nei vari blog e siti sardi, i colleghi di Itb hanno visto giusto: il guerriero dagli occhi come dischi solari potrebbe veramente divenire il simbolo e il veicolo di un’identità celata, ma fortemente presente, un’identità di un popolo indomito. È incredibile quanta forza ed energia vitale possano comunicare tutti i monumenti megalitici. Gli esseri umani accorrono in pellegrinaggio fisico o virtuale in questi siti preistorici. Pensate alle folle che giornalmente affluiscono a Giza, Stonehenge, Machu Picchu: come se questi posti suscitassero il sentimento dell’"anello mancante"; quel pezzo di storia e di identità che sentiamo non poter apprendere dai libri, ma dobbiamo apprendere toccando con mano, ricercando, ragionando su questi enigmi di pietra che gli uomini, gli uomini spazzati via da diluvi, dai vulcani, dalle ere e dai millenni ci hanno lasciato.

5) "A tal proposito comincia ad affacciarsi una tesi affascinante, che vorrebbe ricondurre tale postura a un evento che all'epoca veniva considerato dai popoli del Mediterraneo come foriero di sciagura e da cui nascondersi. Grazie alle cronache di Archiloco di Paro, sappiamo che nel 648 a.C. si verificò una portentosa eclisse di sole, un fenomeno che quindi sarebbe stato ricordato dalle nostre antiche genti proprio con l'elevazione delle monumentali statue, che avrebbero così assunto un compito divinatorio in difesa del popolo nuragico". [da "L’Obiettivo", quotidiano di Quartu Sant’Elena]. Ma il loro valore divinatorio sembra non essersi esaurito. Se (come apprendiamo dalla stessa fonte): "la ritrovata consapevolezza del valore storico di questi manufatti si deve però all’interessamento del Comitato internazionale olimpico, che ne aveva chiesto per tempo il restauro in occasione delle Olimpiadi di Atene, dove l’esposizione dei guerrieri nuragici, di questo incommensurabile tesoro artistico, avrebbe catapultato la Sardegna alla ribalta mondiale. Naturalmente l’occasione è sfumata: e a nulla valse un ordine del giorno bipartisan approvato dal Consiglio regionale nel dicembre 2003, che tendeva proprio a favorire questa "olimpionica" esposizione” [ibidem]. Secondo quanto affermato dal quotidiano di Quartu, la spinta a rianalizzare l’importanza di un adeguato restauro dei giganti dei monti Prama venne dal Comitato Olimpico di Atene! Questi giganti e il loro messaggio hanno sfiorato la ribalta più ampia immaginabile: le olimpiadi! e che olimpiadi? Proprio quelle di Atene" Dell’estate non posso non rammentare la bizzarra finale dell’Europeo di calcio Portogallo-Grecia, vinta su terreno portoghese a sorpresa dai Greci, trascinati da un ispirato Xariste. Né posso tralasciare il risvolto messianico del Portogallo rivelato a/da Fatima, e la funzone simbolica dei Giochi Olimpici che stabilivano un periodo di pace "divina" in terra! Mi sento di poter affermare che quei giochi furono loro stessi un messaggio per l'umanita. Oltre al preambolo portoghese degli Europei di Calcio, ricordiamoci poi le morti di suor Lucia e di Giovanni Paolo II, a pochi mesi di distanza l'una dall'altra, avvenute nel 2005. Tutto questo mi induce a intuire il carattere divinatorio, nel senso più profondo del termine, di collegamento tra il piano umano e quello divino di questo ri-ritrovamento nel Sinis (Nda).

6) Francesco Cubeddu ha sorvolato l’area del Sinis riuscendo a fotografare aree inequivocabilmente riferibili a nuraghi sepolti. Vedi le foto nell’ambito di "Atlantika Sardegna, Isola Mito": http://lnx.colonnedercole.it/cde_article.php3?id_article=65&id_rubrique=19

7) Vedi: Sergio Frau, Le Colonne d'Ercole - Un'inchiesta (2002) e ATLANTIKA: Sardaigne, Ile Mythe: http://lnx.colonnedercole.it
Oppure Al di là delle "prime" Colonne d’Ercole... in "Atlantikà Sardegna, Isola Mito" - Immagini e testimonianze di una grande Storia nascosta dalla geografia, a cura di Sergio Frau, 1 dicembre 2006 - 25 febbraio 2007, Museo Regionale di Scienze Naturali, via Giolitti 36, Torino: http://lnx.colonnedercole.it/cde_article.php3?id_article=105&id_rubrique=27
O ancora: SHARDANA, UNA STORIA DIMENTICATA, di Leonardo Melis: http://www.croponline.org/shardana.htm

8) Lady in the water: film stroncato dalla critica, è intrecciato su una favola coreana che racconta come gli esseri del mare, con cui all’inizio della storia vivevano gli uomini, dopo essersi separati, cerchino comunque di guidare gli uomini, di avvisarli, e per far questo cercano di stabilire un contatto con il genere umano. È interessante notare come chi abbia tramandato le favole coreane alla modernità sia un americano, Homer Hulbert (Nel nome il destino, Dicevano i Latini: Homer, Omero il cantore dei cantori, Dei viaggi sui mari di Ulisse e dell’assedio di Troia), 1863-1948, sepolto a Seoul nel cimitero degli stranieri; sulla sua lapide è scritto "preferisco essere seppellito in Korea che nell’abbazia di Westminster!" (www.corea.it/favole_coreane.htm).

9) Tratta da “passavamo sulla terra leggeri”, romanzo postumo di Sergio Atzeni (1954-1995), autore e poeta sardo. Qui egli ricostruisce la mitologia di un’antica popolazione orientale, sbarcata su un’isola magica e deserta: la Sardegna. Questa breve prosa poetica si percepisce essere il frutto di ore, giorni, mesi, anni tracorsi in pura Meraviglia e Fatica, su e giù dai monti alle coste, dall’interno al mare di un continente-isola: è la descrizione perfetta del ciclo dell’acqua e di come questo ciclo compenetri e vivifichi la terra di Sardegna, misteriosamente, in modo particolare. Con un’intuizione oracolare "Indipendentzia Telebisione" pone questi versi, recitati con cadenza, a chiusura del video sui giganti dei monti Prama, sigillando il legame di queste statue e del loro ritrovamento con il mondo acquatico di cui erano posti a guardia (www.teleindipendentzia.net).

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