


"Frankenstein" nasce dal genio romantico di Mary Shelley, che per il
"mostro" del suo romanzo (pubblicato per la prima volta nel 1818) si
ispirò agli esperimenti del dottor James Lind (1736-1812) che Percy Shelley,
marito della scrittrice, conobbe ad Eton e di cui
divenne amico. Cercò a lungo di studiare una storia in cui mettere le proprie
personali emozioni, in cui far vivere i propri sogni. Infatti la scrittrice fu
sempre attratta dal pensiero di poter far rivivere un corpo ormai morto e una
notte sognò di vedere risorgere il suo secondo figlio, ancor prima che morisse
(infatti, morirà da lì a poco). Nel suo diario leggiamo:
"Ho sognato che il
piccolo tornasse di nuovo alla vita, che aveva soltanto preso freddo e che lo
abbiamo massaggiato presso al fuoco fino a che ha ripreso vita". La
sua, fu una triste esistenza, segnata da eventi unici e affascinanti, secondo
una visione tipicamente romantica, ma anche tristi in certi casi. A soli 15 anni
conobbe il poeta Percy Bysshe Schelley, suo futuro
marito, già sposato. Così iniziamo i problemi. Nel 1814 fuggono insieme.
Sempre nel suo diario leggiamo:
"La prima volta che feci l’amore con Percy fu sulla
tomba di mia madre". Da quel momento cominciò a frequentare i salotti
romantici, frequentati dai più grandi artisti del tempo, come Lord Byron, il
famoso poeta, e John Polidori, che da lì a poco scriverà il suo romanzo sul
"vampiro", che lo renderà celebre. Mary partorisce due bambini, ma
entrambi avranno vita molto breve. Proprio in seguito a questi eventi, matura in
sé l'idea di scrivere un romanzo che sia anche testimone del suo dolore e del
suo desiderio di riavere indietro i suoi cari defunti. La morte può essere
superata? Il 21 giugno 1816, Mary ascolta
una discussione tra Percy e Byron, incentrata su un articolo scritto da Madame De
Stael che trattava della vita e della morte e della possibilità di poter
ricomporre e rivitalizzare galvanizzandolo il corpo di una persona morta. La notte
seguente fa un vero incubo: "Vidi uno studente pallido
inginocchiato dietro alla cosa che aveva costruito. Vidi il fantasma orribile di
un uomo che si allungava mentre alcuni potenti macchinari si stavano muovendo.
All’improvviso la cosa dette segni di vita, e lo studente spaventato corse via
mentre quella cosa aveva già aperto gli occhi ed era già riuscita ad alzarsi e
a camminare con le sue gambe". Così nasce il suo "Frankenstein",
che tratta proprio di un dottore, Viktor Frankenstein, che riesce a riportare in
vita un corpo ormai morto. Il suo sogno diveniva realtà, anche se soltanto
sulla carta. Così si legge nella prefazione del suo libro:"Io mi detti molto da fare a pensare una
storia… che parlasse delle misteriose paure sepolte nella nostra natura e che
risvegliasse brividi di terrore". Così è stato.
Giorgio Pastore
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