I RACCONTI DI
FEDERICA STRACUZZI

Dal diario di Briseide, "Troia"
Storia di una cronaca vera

Dal diario di Briseide
Troia


Caro Diario,

        a volte la confusione non è altro che l’anticamera della totale chiarezza, sono Briseide e sette giorni fa sona nata di nuovo .Da allora … ho cominciato a provare veri sentimenti. Riuscivo a sentire tutto quello che lui stava provando. Riuscivo a percepire la sua forza. Per la prima volta vedevo realmente chi era un guerriero… E vedevo me stessa come lui mi vedeva. E la cosa più sorprendente era che, ai suoi occhi, io ero bellissima. 

Achille mi ha dato una tale forza... è come se tutta la mia vita fosse cambiata in un solo istante. Ma la cosa più assurda... è che questa cosa stupenda... Mi è capitata innamorandomi! Mi sono ritrovata in un limbo, dovevo soltanto scegliere se affidare tutta me stessa agli Dei o ad un uomo senza fede. Ho scelto la seconda opzione, ma gli dei mi hanno castigato per averli disertati. Prima che Agamennone ed il suo esercito di Sparta mi rapissero, ero felice, nella dimora di mio Zio a Troia,venerando gli Dei come una brava sacerdotessa. Se solo Paride,mio cugino, non avesse portato fra quelle mura, la sua amante Helena, la sposa del re di Sparta, Agamennone, suo fratello, non avrebbe mai dichiarato guerra alla tranquilla città di Troia. Egli mi rapì brutalmente e con la stessa ferocia mi consegnò ai soldati spartani come prigioniera, mi maltrattarono, mi ferirono, lesero la mia castità, fin quando un uomo, il più forte che abbia mai visto mi prese, ormai quasi moribonda, e mi portò nella sua umile dimora, dove lenì le mie ferite:era Achille. Con lui conobbi i sentimenti e le emozioni più belle di tutta la mia vita e lui per me decise di ribellarsi e non combattere più quella insignificante guerra. Ma fu proprio a causa mia che iniziarono le sue sventure… 

Caro diario,

        i sentimenti sono meandri pericolosi, a volte oscuri, della nostra anima, ma il cuore ama spingersi sino in fondo all'ignoto ed é disposto ad accettare il rischio di restare ferito, pur di poter mettere a tacere il suo desiderio di amare. Ed io lo ho amato, lo ho amato più di qualsiasi divinità, più della mia vita stessa. 

Ormai l’esercito spartano era in un palese svantaggio così decise di riconsegnare tutti gli schiavi ,compresa me,alla città di Troia. E così fu, fui riconsegnata a mio zio, strappata dalle braccia del mio amore. Il giorno stesso, entrò fra le mura di Troia un cavallo trovato in mare come dono dagli Dei. La sera, quando la città era completamente deserta, uscirono dal cavallo decine di soldati di Sparta ed incendiarono ogni cosa. Achille venne a cercarmi, si arrampicò sulle alte mura del tempio, entrò nella mia stanza ma io non ero lì ad aspettarlo, ero andata a cercarlo tentando di riconoscerlo fra tutta quella marmaglia di soldati. Alla fine ci ritrovammo, in lacrime mi gettai fra le sue braccia, quelle che non avrei mai voluto lasciare, quando spuntò alle sue spalle, mio cugino Paride che col suo arco scagliò la sua freccia dritta dritta nel cuore di Achille. Invano chiesi l’aiuto degli Dei, che tanto mi avevano fatto soffrire, rinchiusa fra le mura di Troia a venerare qualcosa che non era mai esistita. Achille, quel guerriero forte ma dal cuore tenero che lungo questa battaglia aveva ottenuto quello che cercava, la gloria, morì fra le mie braccia per salvarmi dal mio destino, e riposerà per sempre fra queste, lontano dagli Dei. Non mi resta solo che abbandonarmi al fato e sognare come sarebbe stata la mia vita se tutto questo non fosse mai accaduto. 

Tua per sempre
Briseide

Federica Stracuzzi

27/08/05

Storia di una cronaca vera

        Orube o Rebecca? È la domanda che mi pongo ogni giorno, sempre di più, in questa piccola cittadina di Hetherfield. Io sono Rebecca Rudolph, in questo Mondo, e sto per raccontarvi la mia storia … Tutto ebbe inizio due mesi fa, quando l’oracolo mi ha convocato in una missione sul pianeta Terra per aiutare le guardiane di Kandrakar, facendo morire Orube nel Mondo di Basiliade per tornare a vivere in un Mondo sconosciuto, con abitudini e gente diverse. Tutto questo mi ha cambiato profondamente, ha cambiato il mio aspetto, il mio linguaggio, il mio comportamento e perfino le mie emozioni, tuttavia, è rimasto tale e tale rimarrà il coraggio del guerriero che c’è in me. I ricordi di un tempo non svaniranno mai, ma i sapori e gli odori di quel posto faccio già fatica a ricordarli nonostante non sia passato molto tempo. All’inizio mi sentivo molto estranea in questo posto, la gente si domandava chi fossi realmente, ma non lo sapevo neppure io, così s’incuriosiva e diventava diffidente nei miei confronti. Grazie alle mie amiche, però, ho ritrovato la pace che era in me un tempo, infatti, proprio loro mi hanno consigliato di frequentare l’università, per ampliare non solo il mio sapere, ma anche le mie conoscenze. E così ho fatto, anche se all’inizio è stata davvero dura, volevo perfino rinunciare a questa grande opportunità che il Mondo mi avrebbe offerto. Un giorno ho incontrato un ragazzo che mi ha convinta a frequentare il suo stesso corso di giornalismo. All’inizio l’ho trovato davvero noioso, il professore stava tutto il tempo a blaterare, bla, bla e ancora bla, ma quasi al termine della lezione, ha detto una cosa che mi ha colpito profondamente. È così che è iniziata la mia carriera giornalistica. Ripenso sempre a quelle parole . . . “un bravo giornalista si distingue sempre dagli altri per il suo coraggio, e vive questa professione come un addestramento continuo”, parole sante, come dite voi terrestri! Così mi sono resa conto che non solo questo mondo ha bisogno di una come me, ma io ho bisogno di un Mondo così. Ho deciso di iscrivermi per frequentare questo corso assiduamente e fare tirocinio nella redazione giornalistica dell’università. Joshua, il ragazzo del mio stesso corso(pompiere nel pomeriggio mi ha presentato la caporedattrice, Isabel Pilgrim, una ragazza molto fredda e diffidente, ma davvero in gamba! Dopo una breve chiacchierata, l’ho convinta a mettermi alla prova scovando il ladro che la sera precedente si era introdotto in redazione per rubare tutti i computer. Per prime cosa sono andata da tara per chiederle gentilmente se poteva insegnarmi ad usare quello strano apparecchio per catturare le immagini. Adesso sono davvero una brava fotografa, ma dire che circa tre settimana fa non sapevo neanche cosa significasse “ fotografia”. Tara è stata davvero molto paziente con me, nonostante i miei ripetitivi errori, ma alla fine, ne è valsa davvero la pena, anche lei era soddisfatta di ciò che avevo imparato in poco più di due ore. Forse un po’ del mio successo lo devo proprio a lei! Poco dopo mi sono recata nuovamente in redazione per trovare qualche indizio ed ho trovato proprio quello che cercavo. Un uomo, che lavorava per un’altra redazione giornalistica, si aggirava per il nostro ufficio in cerca di prove. Mi sono nascosta e furtivamente, con la macchina fotografica appesa al collo, l’ho seguito sino al suo ufficio. Sono salita attraverso il balcone ed accostandomi appena alla finestra l’ho fotografato con le mani nel sacco, con i nostri computer rubati. Poi ho fatto sviluppare le foto e le ho portate alla polizia che ha fatto il resto. Avevo compiuto la mia missione grazie al mio coraggio di guerriera. Isabel non esitò a farmi entrare nel suo staff e ne fui davvero molto felice. Ogni tanto ripenso alla mia terra d’origine, Basiliade, e mi viene in mente ogni ricordo che mi trafigge il cuore come la lama di un coltello molto affilato appena limata e mi fa male. Così distolgo l’attenzione sul mio lavoro e sui miei studi per cercare di dimenticare ed andare avanti perché . . . “il vero guerriero esercita coraggio e volontà! Se cadi sette volte, otto volte ti rialzerai, la tua vita sarà un eterno addestramento, quando crederai di aver raggiunto la perfezione, avrai perso. Se la spada si spezza usa le mani, se non puoi usare le mani … serviti delle gambe. Il vile colpisce chi non può difendersi. Il vero guerriero non esibisce la sua forza ed evita di lamentarsi”.

E da oggi so anche una cosa importante su di me. Io sono Rebecca Rudolph così come sono anche Orube e sono felice di nuovo . . . sento . . . respiro. 

Federica Stracuzzi

02/09/05