LA STORIA
DI FAUST
E DEL
SUO PATTO CON MEFISTOFELE

"Storia
del dottor Johann Faust, ben noto mago e negromante, di come si è promesso al
diavolo per un determinato periodo della sua vita, di quali straordinarie
avventure egli fu protagonista o testimone, fino al momento in cui ricevette la
ben meritata mercede. ... un esempio orrendo per tutti i superbi, i saccenti e
gli empi, un esempio disgustoso oltre che amichevole ammonimento ... Siate
sottomessi a Dio, combattete il diavolo, cosicché egli fugga da voi."
(da: "Storia del dottor Johann Faust",
1587)
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La terribile "Historia Doctoris Johannis Fausten" pubblicata a
Francoforte dall'editore Spies in forma di libro popolare nell'anno del
Signore 1587 rispecchia e sintetizza una serie di leggende preesistenti in
terra germanica: la Historia narra di un mago di nome Faust, dalla nascita
fino alla morte, passando per lo scellerato patto con il diavolo, vera e
propria koinè della cultura di lingua tedesca. Il mago, negromante, alchimista, di cui si narrano le vicende nel Volksbuch, racchiude in sé molti dei tratti comuni a diverse figure storiche realmente esistite: dal medico austriaco Paracelo al Conte di Cagliostro, facendo però esplicito riferimento alla figura di un certo Johannes Faust (che si autoproclama Sabellicus nei suoi scritti), vissuto tra Heidelberg e la Foresta nera nel XV secolo, le cui vicende erano già testimoniate da precedenti testi tedeschi a partire dall'inizio del XVI secolo. Alcune fonti parlano di un mago di nome Georg, altri di Johannes Faust. Alcuni storici arrivano supporre la coesistenza di due maghi diversi, poi sintetizzati in un'unica figura. Altra teoria è quella che fossero due cugini che si spostavano da una città all'altra, da un'università all'altra predicendo il futuro e compiendo mirabilia. |
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Alcuni
documenti del municipio di Ingolstadt citano un tal Johannes Faust nato a
Heidelberg, altre fonti lo vogliono di Württemberg nato attorno al 1480. "Quell'uomo,
del quale tu mi scrivi, che ebbe la sfrontatezza di definirsi principe dei
negromanti, è un vagabondo, chiacchierone e giramondo, degno di essere
frustato" (Dalla lettera di un abate, 1507).
Georg (o Johann) Faust nasce nel 1480 a Knittlingen (Württemberg).
Fa il maestro di scuola girando
per tutta la Germania. Dopo fa il mago, forse anche il medico e il barbiere (che
nel '500 era spesso la stessa persona che, in caso di necessità, faceva anche
il dentista) e il consigliere di varie corti. Viaggia sempre e opera
incantesimi. Più volte viene cacciato via da una città perché accusato di
sodomia, pedofilia o di aver portato male a qualcuno. Ricorre spesso a
soprannomi per mascherare le precipitose partenze oppure la presenza stessa in
una città dove aveva commesso qualche misfatto. Si dice che a Krakau insegnava
la magia. Già quando era ancora in vita cominciarono a formarsi le leggende più
avventurose intorno a lui ed è difficile separare verità e invenzioni. Faust
muore attorno al 1540 a Staufen (Breisgäu). Non sono dei
ritratti molto lusinghieri che le fonti dell'epoca tracciano del personaggio
storico di Faust.
In verità, di lui si sa poco di sicuro.
Faust
avrebbe comunque - per la maggior parte dei biografi - studiato magia a
Cracovia, dove poi la insegnò pubblicamente (in odore d'eresia..), morendo nel
1540 in una notte di tempesta, trasportato con tutto il corpo all'inferno da
Mefistofele, il demone con cui 24 anni prima aveva stretto un patto dannato.
| La leggenda di Faust giunge quasi immediatamente oltre Manica, fino a Christopher Marlowe. Di tale leggenda si occupa anche il genio di William Shakespeare. L'altro autore europeo che sarà segnato irrimediabilmente dal mito di Faust è Johann Wolfgang von Goethe (1749/1832). Nel poema in due parti su Faust, Goethe ha fuso le testimonianze sulla vita del Dottor Faust, tramandate in un libro popolare del XVI secolo, con il motivo del patto col diavolo diffuso nel medioevo. Negli anni tra il 1773 e il 1775, l'autore ne redige una prima stesura, detta Urfaust (Faust originario); il mago scienziato del Volksbuch viene trasformato in una personalità geniale e titanica che anela alla realizzazione piena e totale della vita e dei sensi. Due sono i nuclei tematici: il vecchio Faust che, insoddisfatto delle proprie conoscenze e della propria vita, stringe il patto con il diavolo, che lo ringiovanisce, e la tragica vicenda amorosa di Gretchen, la semplice fanciulla del popolo, sedotta e resa madre dal protagonista. Durante il viaggio in Italia, Goethe riprende in mano il romanzo, per pubblicarlo nel 1790 con il titolo Faust, ein Fragment (Faust, un frammento). Solo nel 1808 apparirà la versione definitiva di Faust. Der Tragödie erster Teil (Faust. Prima parte della tragedia), dove la vicenda di Gretchen si amplia maggiormente. | ![]() |
Il Faust è
l'opera più famosa di Goethe ed era anche l'opera della sua vita: dai primi
frammenti al termine della seconda parte dell'opera passarono 60 anni, in cui si
susseguono varie versioni, anni di febbrile lavoro e decenni di interruzioni, in
cui Goethe ha altri progetti. Faust è uno scienziato, insoddisfatto dei limiti
del sapere umano che vende l'anima al diavolo per avere in cambio tutto quello
che vuole, amore, gioventù e conoscenza dei segreti della vita. Ma Goethe non
vede in Faust il grande peccatore come lo voleva la tradizione popolare. Per lui
è giusto che l’uomo tenda sempre più ad elevarsi.
Goethe conobbe Faust per la prima
volta in uno dei tanti spettacoli popolari di attori viaggianti che
rappresentarono queste storie fantastiche nelle piazze. E così "lo
spaccone degno di essere frustato" del '500 entrò nella grande
letteratura.
Ma l'uomo di quell'epoca doveva capire che uno come Faust che vendeva la sua
anima al diavolo per avere in cambio conoscenze, oltre che una bella vita,
doveva fare la fine più crudele e sanguinosa che si potesse immaginare. L'uomo
non doveva voler superare i limiti dello stretto mondo medievale. Le prime
storie di Faust erano di chiara ispirazione religiosa, dovevano mettere in
guardia il lettore: attenzione, il diavolo che ti tenta è sempre in agguato!
Quello che affascinava erano
piuttosto le infinite possibilità che si aprono quando, con questo patto, si va
oltre i limiti intellettuali e fisici dell'uomo. Il problema che si ponevano
tutti, anzi che spesso sta al centro del mito del Faust, è questo: è bene o
male se l'uomo vuole più dalla vita di quello che gli dà la natura. Per Goethe,
che voleva penetrare tutto con la luce della ragione, quest'aspirazione
dell'uomo a voler andare continuamente oltre i propri limiti non poteva che
essere positiva.
Giorgio Pastore