FANTASMI DEL SALENTO

Un collaboratore del C.R.O.P. deve tenere orecchie e occhi aperti nella zona in cui vive
per captare tutto ciò di anomalo e curioso che può succedere; riferire il fatto al C.R.O.P.
in visione di un approfondimento dello stesso. È questa la prima regola del buon collaboratore,
che personalmente seguivo già prima di conoscere il crop,
spinto dal mio grande interesse per tutto quanto è mistero.
Nella mia bellissima terra, il Salento, gli eventi anomali e singolari non mancano di certo.
Ora voglio raccontarvi due tra i più clamorosi.


Il fantasma autostoppista

Credo sia capitato a tutti di sentir parlare di questo particolare tipo di fantasma, che più di qualche volta ha fatto delle comparse in giro per il mondo (celebre il caso di Montpellier in Francia nel 1981). Di solito questa entità si manifestava sui cigli delle strade come un semplice autostoppista, una volta trovato un passaggio spesso dava indicazioni all’automobilista sui pericoli della strada percorsa, e poi di colpo svaniva nel nulla. Nel Salento, anni fa, è capitato un caso simile ma, a parer mio, assolutamente clamoroso, per una serie di ragioni. Eccovelo qui:

Una sera di fine estate un ragazzo (non sono riuscito, purtroppo, a risalire ai nomi dei protagonisti del fatto) si trovava in un disco pub locale, il Rio Bo. Verso la fine della serata, a notte fonda, inizia a piovere intensamente, il classico violento temporale estivo. Proprio mentre pioveva, questo ragazzo decide di tornare a casa. Sale in macchina e, mentre usciva dal parcheggio del locale, vede una ragazza davvero carina, ferma sotto la pioggia. Le si avvicina, abbassa il finestrino e le chiede:
- Qualcosa non va?
Lei risponde che è tutto ok, ma che ha un problema: la sua macchina non va, ed ha bisogno di un passaggio per tornare a casa.
- Di dove sei? - le chiede il ragazzo
- di Nardò (una cittadina salentina, nda) - risponde lei.
- Che coincidenza, anch’io! Allora ti do io un passaggio a casa.
- Grazie!
Si mettono in macchina diretti verso casa; chiacchierano, ridono e scherzano, la ragazza, oltre che carina, è anche simpatica. Chiacchierando chiacchierando, arrivano in prossimità della loro città.
- Dove abiti? Da che parte devo andare? - le chiede lui
- Prendi la vecchia strada, abito nelle vicinanze del cimitero.
Fuori continuava a piovere. Il ragazzo guidava tranquillo, aguzzando gli occhi nell’acquazzone per vedere meglio la strada, battuta da una pioggia incessante e violenta. Proprio mentre passavano di fronte al cimitero, lei lo guarda e dice:
- Fermati qui, sono arrivata.
Sulle prime il ragazzo pensò che quella ragazza abitasse in una delle villette sparse che ci sono nelle vicinanze del cimitero, com’era logico pensare.
- Dai, dimmi dov’è casa tua che ti ci lascio proprio sotto, almeno non ti bagni…
- No - replica lei - non preoccuparti, casa mia è proprio qui vicino.
- Niente da fare, non mi va di lasciarti andare sotto questa pioggia! - insiste il ragazzo
- Ti ho già detto di non preoccuparti - replica lei - tanto è qui.
Dopo un'altra breve insistenza, il ragazzo si arrende. Lei scende. Non appena chiude lo sportello, lui si accorge che c’è qualcosa sul sedile passeggero: una piccola agendina. Subito si precipita fuori dalla macchina per restituire l’oggetto alla ragazza che, come ho già detto, era appena scesa dall’auto. Ma era sparita. Il ragazzo guardò in tutte le direzioni, ma di lei nemmeno la traccia. Anche se si fosse messa a correre, avrebbe dovuto essere ancora in vista, e comunque non avrebbe avuto il tempo di allontanarsi un granché dall’auto, dato che il ragazzo era sceso appena dopo di lei. Invece niente, sembrava essere svanita nella pioggia. Un po’ stupito il ragazzo torna in macchina e guarda l’agendina che, probabilmente, era caduta alla ragazza senza che lei se ne rendesse conto. Sulla prima pagina erano segnati nome ed indirizzo, nelle apposite caselle che tutte le agende hanno alla prima pagina. Siccome era un ragazzo gentile ed aveva anche voglia di rivedere quella bella ragazza, pensò di compiere un gesto gentile e di andare a casa di lei per restituire l’agendina.
- Lo farò domani, ovviamente, visto che ora è molto tardi - pensò, e così se ne torna a casa.
La mattina successiva si accinge a compiere quanto aveva stabilito. Si mette in macchina e con sorpresa nota che, secondo l’indirizzo riportato sull’agendina, la casa della ragazza era situata ben lontano dal cimitero. Allora pensò che probabilmente si era fatta lasciare lì per qualche altro motivo; magari lì vicino abitava qualche suo parente, o qualche amica…
Giunto a casa della ragazza, dopo aver controllato che l’indirizzo fosse proprio quello giusto, suona il campanello. Ad aprire la porta è un’anziana signora, sicuramente la madre della ragazza.
- Buongiorno, signora - si presenta il ragazzo - ieri sera ho dato un passaggio a, credo, vostra figlia. L’ho incontrata al Rio Bo, mi ha detto che la sua macchina era rotta; mi dispiaceva lasciarla sotto la pioggia e così l’ho accompagnata in città.
- È sicuro di non aver sbagliato indirizzo, giovanotto? - chiede la donna
- Assolutamente sì, signora, questo è l’indirizzo segnato sull’agendina che sua figlia ha dimenticato nella mia macchina.
Così dicendo mostra l’agendina alla donna, che impallidisce spaventosamente. Prende l’agendina in mano e, con le lacrime agli occhi, dice al giovane di entrare.
- Qualcosa non va, signora? - chiede il ragazzo, un po’ spaesato.
La donna, piangendo, gli mostra una fotografia della figlia.
- E’ lei? - riesce a chiedere, tra i singhiozzi.
- Sì. È lei, certo.
- Oddio, Dio mio… Gesù mio… - inizia a pregare la signora, piangendo a dirotto.
- Cosa c’è, signora?
Tra le lacrime, la donna riesce a balbettare una frase:
- La ragazza nella foto è veramente mia figlia… ma tu non puoi averla accompagnata a casa, non è possibile…
- Per la verità non l’ho accompagnata qui, signora, ma vicino al cimitero. Mi ha chiesto di lasciarla lì.
- Ho capito - dice la donna, piangendo - E sai perché? Perché mia figlia è morta, dieci anni fa!
- Non è possibile, signora. L’ho vista ieri, e l’agendina che mi ha lasciato è qui, davanti a lei.
- No, figliolo. Questa agendina è uno degli oggetti che abbiamo sepolto assieme a lei (non so nel resto d’Italia, ma nel Salento si usa seppellire, assieme ai morti, alcuni degli oggetti a loro più cari, nda).
Lo shock del ragazzo fu terribile. Da quel giorno iniziò ad avere seri problemi mentali, diventò quasi pazzo; l’immagine di lei lo ossessionava.

Ecco quindi un caso di fantasma autostoppista. Solo che, a differenza che negli altri casi finora noti, la ragazza non è sparita di colpo, ma ha chiesto di essere lasciata vicino al cimitero, a “casa” sua, quindi. E lì è scesa ed è sparita dalla vista. Ma è davvero possibile che la ragazza, o la sua anima, sia veramente uscita dalla tomba, assieme a un oggetto (l’agendina) che era stato sepolto insieme a lei? Si potrebbe pensare a un caso di allucinazione o ad una coincidenza se, dopo quest’episodio, non fosse accaduto un altro fatto straordinario. Non conosco gli usi funerari nel resto d’Italia, ma nel Salento si usa riesumare i cadaveri dopo dieci anni dalla loro morte. Il corpo, che dopo dieci anni si è completamente decomposto, non esiste più, ma restano le ossa, che vengono trasferite in un nuovo loculo. Dopo il fatto che vi ho raccontato, si è proceduto all’esumazione del corpo della ragazza. Era presente anche il ragazzo protagonista dell’episodio. Ebbene il corpo, dopo 10 anni, non era decomposto, ma perfettamente intatto, così come l’avevano seppellito. Inoltre il ragazzo riconobbe i vestiti che la ragazza aveva indosso quella sera del passaggio. Gli stessi vestiti con cui era stata sepolta. E, naturalmente, tra gli oggetti che erano stati deposti nella bara della ragazza, mancava l’agendina. Che la madre ha poi rimesso al suo posto.
Questo è un caso assolutamente clamoroso secondo me, soprattutto per la presenza di quell’agendina, una prova tangibile dell’avvenuto fenomeno straordinario. Ma anche il fatto che il corpo, dopo 10 anni dalla morte, sia rimasto completamente intatto è altrettanto incredibile. Che cosa può essere successo? Forse l’anima della ragazza aveva voglia di parlare con qualcuno, qualcuno della sua età, un giovane come lei. Ma perché il corpo era intatto? Non poteva essere intatto. Che la ragazza sia uscita dal suo sepolcro assieme al corpo? E l’agendina? La ragazza l’ha dimenticata in macchina volontariamente o davvero le è caduta? Domande destinate a restare senza risposta.
Un fatto, questo, assolutamente straordinario e commovente, che ci fa capire, una volta di più, la presenza di mondi invisibili attorno a noi. E che ci da la consapevolezza, assieme a tanti altri casi, che chi se ne va da questo mondo non scompare nel nulla, ma resta vicino a noi.
Per buona pace degli scettici e di chi non crede in nulla.

La fotografia di un trapassato?

Nell’agosto del 1998 due ragazzi, miei compaesani, persero la vita in un incidente stradale. Erano nel mezzo dei vent’anni, la loro morte fu uno choc per tutto il paese. Di loro, uno morì sul colpo, mentre l’altro si spense dopo una breve agonia in ospedale. Quest’ultimo, prima di andarsene, chiamò per nome tutti i parenti accorsi al suo capezzale (nonostante lo stato comatoso), salutandoli e dicendo loro di non preoccuparsi per lui. Ma naturalmente una famiglia che perde uno dei suoi membri più giovani non riesce a darsi pace. Per aiutarli a risorgere dalla disperazione Angelo (questo era il nome del ragazzo) iniziò a mandare dei segni alla sua famiglia. Sua madre, svegliandosi una mattina, trovo il rosario (la collanina per pregare, nda), lasciato sul comodino la sera prima perfettamente in ordine, pieno di piccoli nodi che lei non aveva fatto. All’inizio la cosa non stupì più di tanto, quando ecco che anche le zie ed altri parenti di questo sfortunato ragazzo cominciarono a riscontrare lo stesso fenomeno nelle loro case: i rosari, in ordine la sera prima, il mattino dopo venivano trovati pieni di nodi. La famiglia iniziò allora a credere che forse quello era un segno del defunto. Voleva comunicare qualcosa, ma cosa? Nessuno poteva saperlo, e più di qualcuno si è chiesto se questa storia, in realtà, non sia stata tutta una montatura o magari frutto delle farneticazioni di persone comprensibilmente stravolte dal dolore. Ma la prova che l’anima di Angelo era veramente vicina si verificò qualche mese dopo la sua scomparsa. Una sua cugina, che abita a pochi metri da casa mia, si recò in gita in un qualche luogo d’Italia (purtroppo non so quale). Scattò delle fotografie, con una comune macchinetta fotografica. Una volta sviluppata, la pellicola mostrò qualcosa di eccezionale: immediatamente vicino alla ragazza c’era una fortissima luce e, al centro di questa, si vedeva chiaramente il volto di Angelo. E non solo. Anche in altre foto compariva questa luce come accecante, al cui centro, nitidamente e non in maniera confusa, si vedeva il volto del trapassato. Al momento dello scatto delle foto, ovviamente, chi le ha scattate non ha visto nulla di strano. Ma la pellicola, acquistata nuova di zecca, ha mostrato che in realtà Angelo era lì, accanto a sua cugina. La cosa ebbe ovviamente un grande impatto sulla famiglia del ragazzo che, finalmente, poteva avere la consapevolezza che il loro amato figliolo non li aveva lasciati, ma era sempre stato presente nella loro vita, vicino a loro anche se invisibile.
Oltre a quello delle foto, mi è stato riferito anche un altro fatto inspiegabile: alla messa celebrata in suffragio ad Angelo, alcune persone asseriscono di aver visto il rosario, impugnato dalla madre del ragazzo, muoversi e fare dei nodi. Non ero presente al fatto, e non posso giurare sulla credibilità di questa affermazione, non potendo considerare sicura la fonte che me l’ha fornita. Quindi non mi sento di confermare la cosa. Ma non mi sento neanche di smentirla…

Anche questo è quindi un caso eccezionale, in quanto vi è una prova fotografica concreta della presenza di uno spirito. Purtroppo, il caso è avvenuto otto anni fa, ed io , all’epoca, ero solo un ragazzino. Il mio interesse per il campo dell’ignoto era ancora lieve, quindi al caso non mi interessai quasi per nulla. Non ho visto queste foto “magiche”, ma ho raccolto la testimonianza di chi le ha viste coi suoi occhi, tra cui mia sorella. In questi ultimi anni ho raccolto qualche informazione sul caso, ma non ho sinceramente avuto il coraggio di andare a chiedere ai parenti del ragazzo di vedere quelle foto; per il semplice motivo che non ritengo giusto andare a turbare, con la mia curiosità, l’equilibrio che quella famiglia ha faticosamente ritrovato dopo la sciagura che l’ha colpita. In questo caso, ho preferito anteporre una rispettosa discrezione alla mia volontà di conoscere.


Eccovi quindi raccontati due interessanti casi anomali capitati nella terra in cui vivo. Sono episodi molto toccanti che, a parer mio, devono indurre a riflettere su quanto sia sottile il confine tra noto e ignoto, tra corpo e spirito, tra visibile ed invisibile. E soprattutto ci danno la consapevolezza che esiste un piano di realtà che non conosciamo, a cui dovremmo interessarci senza preconcetti e con la massima serietà.

Emiliano “Phoenix” Rizzo