MISTERI DELL'ESTREMO ORIENTE

GLI AINU, IL POPOLO VENUTO DAL SOLE
CRIPTOZOOLOGIA IN CINA
T'UNG SHU (IL LIBRO ETERNO)
L'ESERCITO DI TERRACOTTA
YONAGUNI, UN MONDO SOMMERSO
ZUIYO MARU, IL MOSTRO RITROVATO
GIAPPONE SOPRANNATURALE
ASTRONAUTI NELL'ANTICO GIAPPONE

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T'UNG SHU (IL LIBRO ETERNO)

        Si tratta di un capiente almanacco pubblicato in Cina ogni anno. Nulla di strano, eccetto il fatto che viene pubblicato da più di 4200 anni! Il primo numero, infatti, venne realizzato nel 2256 a.C. per volere di Yao, uno dei leggendari "Cinque Augusti Imperatori" della Cina dei primordi, il quale desiderava che i suoi astronomi calcolassero l'esatto inizio delle stagioni e il movimento del Sole e della Luna. Tali nozioni vennero raccolte nel primo T'ung Shu. Ancora oggi l'almanacco viene stampato. Si tratta di un lungo foglio piegato a fisarmonica e rilegato su un lato, in modo da renderlo simile ad un classico libro. La rilegatura si prolunga nella parte alta e termina in un piccolo cappio che permette di appendere il libro alle porte delle case la notte di capodanno, secondo la tradizione cinese. Dal tempo di Yao, è un collegio di saggi ad occuparsi del libro ed il T'ung Shu venne realizzato con la massima cura, divenendo una vera e propria istituzione per il popolo cinese. Già nel 1000 a.C., nell'opera storica Shu Ching, troviamo una citazione tratta dal T'ung Shu, confermandone l'esistenza storica e la realtà delle leggende popolari, in quanto le copie più antiche sono andate perse e distrutte. La più antica in nostro possesso risale al 210 a.C, realizzata da Lu Pi Wei, primo ministro di Ch'in Shih Huang, l'imperatore dell' "esercito di terracotta". Marco Polo, nel XIII d.C., ebbe il privilegio di assistere alla preparazione di un numero del T'ung Shu. Riportò poi la sua esperienza nel "Milione". L'almanacco mutò nel tempo, rendendolo più adeguato ed al passo coi tempi. Nel XVII/XVIII secolo, per 108 anni, la redazione venne affidata addirittura ai Gesuiti. Nel 1949, Mao Tse Tung lo dichiarò fuori legge e ne vietò la stampa in tutta la Repubblica Popolare Cinese, ma continuò a venire pubblicato e venduto a Hong Kong ed a Taiwan. Ritornò in Cina solo negli anni '70 e, da allora, continua ad essere pubblicato.

Giorgio Pastore

Fonte: Martin Mystère, "Almanacco del Mistero 1993"

CRIPTOZOOLOGIA IN CINA

        Anche in estremo Oriente troviamo delle leggende che narrano di esseri fantastici e mostruosi. In particolare, alcuni di essi sono ritenuti anche sacri:

- L'UNICORNO (protettore dei quadrupedi, simbolo di saggezza);

- LA FENICE (potente simbolo femminile, è un meraviglioso uccello dalle penne d'oro e porpora, dal canto melodioso, immortale, dato che muore e risorge subito dopo dalle sue stesse ceneri, rigenerandosi; La tradizione la considera un essere realmente esistito, avvistata per la prima volta durante il regno di Huang Ti, nel 2600 a.C.);

- LA TARTARUGA (rappresentante l'Universo; sul suo guscio si vogliono vedere raffigurate le costellazioni);

- IL DRAGO (potente simbolo maschile, è considerato una creatura benevola, al contrario che in Occidente; capace di controllare gli elementi, il vento, la pioggia, i fiumi, ed è custode di grandi tesori);

Ma esistono anche altri esseri misteriosi, mostruosi e non, cui i Cinesi hanno attribuito ad ognuno un preciso significato, come ad esempio la tigre, simbolo di longevità; panda, orsi, cinghiali, volatili e rettili.
Il gatto è considerato una creatura perfida, spesso posseduta dagli spiriti e portatrice di povertà e disgrazie; la volpe mannara è un essere fantastico che a volte è nella forma animale, a volte, antropomorfa; anch'essa semina rovina e pestilenze; particolarmente interessante è la Pai She Chuan, la "Signora Serpente Bianco", capace di ingannare col suo fascino gli uomini e farli cadere in trappola; la scimmia invece è ritenuta spesso più intelligente dell'uomo, infatti, la "scimmia pellegrina" è una sorta di supereroe della tradizione cinese, insieme al "Porcello delle Otto Astinenze". 
In Cina è presente la leggenda dello Yeti, un essere dal pelo bianco, alto più di due metri. I Cinesi credono che possa trattarsi di una razza antropomorfa evolutasi parallelamente a quella dell'Homo Sapiens. Sarebbero stati visti innumerevoli volte scendere a rubare armi e cibo nei villaggi di montagna. Si crede siano solo di sesso maschile, infatti, usano accoppiarsi con femmine umane che rapiscono per necessità di volta in volta dai villaggi. Sono di indole feroce, ma sono anche capaci di amare e, in certi casi, di instaurare rapporti più umani con alcune persone di questi villaggi.

Giorgio Pastore

Fonte: Martin Mystère, "Almanacco del Mistero 1993"

L'ESERCITO DI TERRACOTTA

          Nel 1974, durante dei lavori di scavo a Xian condotti da contadini, a circa 1500 metri dal tumulo imperiale dell'imperatore Qin Shihuangdi, venne alla luce il mondo sotterraneo di Ch'in Shih Huang, imperatore della Cina dal 221 al 206 a.C.
Qui, vennero trovate circa 6000 statue in terracotta raffiguranti i guerrieri dell'esercito imperiale, ognuno diverso da un altro, realizzati con impressionante realismo (immortalati con le eventuali deformazioni o mutilazioni che possedevano i modelli originali in vita). 
Si tratta di statue alte da 1,75 a 1,95 metri (stranamente troppo alte per raffigurare personaggi cinesi), piene dalla vita in giù, vuote internamente dalla vita in su, probabilmente per dar loro maggiore equilibrio e farle così rimanere in piedi senza problemi. Sono presenti anche arcieri e circa 100 carri trainati da 400 cavalli (4 cavalli per ogni carro). I guerrieri erano armati con lance in legno e bronzo.

La parte in legno è andata perduta, per via della deperibilità di questo materiale, ma le punte in bronzo vennero trovate dagli archeologi ai piedi delle statue durante i lavori di scavo. I guerrieri sono opera di 700 mila operai a lavoro per circa 36 anni, nel III secolo a.C. e rappresentano l'esercito che avrebbe dovuto accompagnare il sovrano nel suo viaggio nell'oltretomba. Attorno ad essi venne ricostruita una vera e propria città, con case, negozi, giardini e le riproduzioni in mercurio di tutti i fiumi della Terra. E gli archeologi rinvennero altre 6000 statue in terracotta rappresentanti gli abitanti della città, anch'essi col compito di vegliare sull'imperatore defunto. Il sarcofago di Ch'in Shih Huang rimane tuttavia ancora inviolato.

Qualche anno più tardi, sempre alle porte di Xian, venne scoperto un altro esercito di terracotta, ma di dimensioni in scala più ridotte. Infatti, si rinvennero statue di personaggi alti circa 60 cm, nudi e senza braccia, per via della deperibilità della stoffa e del legno, materiale di cui dovevano essere fatte le braccia. Pare che questo piccolo esercito di terracotta facesse la guardia al plesso funerario di Jing Di, che fu il quinto imperatore della dinastia Han, che regnò in Cina nel II secolo avanti Cristo. Fin'ora sono state rinvenute solo 1000 statue, ma gli archeologi sanno che ve ne sono ancora centinaia sepolte sotto la terra del sito. Un tempo, sia queste statue, sia quelle dell'esercito di Ch'in Shih Huang dovettero essere pitturate. Anche in questo caso, i colori sono stati cancellati dal tempo.

I guerrieri dell'esercito di terracotta potrebbero considerarsi come l'ottava meraviglia del mondo antico. 

Giorgio Pastore

Fonti:

[Martin Mystère, "Almanacco del Mistero 1993"]
http://digilander.libero.it/mmnews/es_terracotta.htm
http://digilander.libero.it/mmnews/es_terr_jing_di.htm
http://www.edicolaweb.net/xian_04g.htm

 

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