MISTERI DELL'ANTICO EGITTO

Non hai trovato quello che cercavi? Prova con Google!

Google
 

1 - LE PIRAMIDI E LA SFINGE

        Le piramidi fin dall’antichità hanno rappresentato, insieme alla Sfinge, uno dei più grandi misteri dell’antichità. Secondo gli studiosi, costruite a partire dal III millennio a.C. dai faraoni della III dinastia, secondo altri invece, molto più antiche. Maestose tombe faraoniche, oppure le piramidi avevano qualche altro utilizzo? Prima delle piramidi, i nobili e i funzionari di grado elevato si facevano tumulare in sepolcri rettangolari dal coperchio piatto, costruiti con mattoni di fango, alti circa 3 metri noti con il nome di Mastabe. Djoser, faraone della terza dinastia, si servì della mastaba come modello ma volle che fosse gigantesca; cambiò più volte progetto, ingrandendola sempre più fino ad avere l'idea innovativa. Anziché una sola mastaba il re ne avrebbe avute quattro di grandezza decrescente e sovrapposte. Nacque così la prima piramide, quella a gradoni di Sakkara. 

Un successivo passo nella realizzazione delle piramidi si ebbe al finire della terza dinastia con il faraone Snefru il quale tentò di ricoprire una piramide a otto gradoni del suo predecessore con lastre calcaree cercando di dargli forma e si arrivò alla prima piramide dalle pareti spioventi, che poi ispirò anche i faraoni successivi, Cheope, Chefren e Micerino. Gli studiosi si sono sempre chiesti come abbiano potuto costruire le piramidi gli egiziani, visto che al tempo non disponevano di una tecnologia sofisticata come la nostra e non conoscevano nemmeno la ruota. Eppure si tratta di costruzioni imponenti e architettonicamente perfette al millimetro. Le tecniche di costruzione più accreditate sono tre: una rampa unica che permetteva di trasportare i blocchi dal primo piano fino in cima, una serie di 4 rampe (una per lato) e una rampa a spirale che avvolgeva la piramide stessa. Per quanto riguarda quasi tutte le piramidi ritrovate (circa 100) le tre tecniche furono utilizzate insieme o alternate, ma per la piramide di Cheope le prime due appaiono impraticabili.
La Grande Piramide raggiunge quasi 150 metri di altezza e ciò significherebbe che i piani inclinati, o rampe, avrebbero dovuto raggiungere una lunghezza compresa tra 1.5 e 3.5 Km e una larghezza tra 8 e 15 metri per mantenere una inclinazione sufficiente a trasportare i blocchi.
La rampa a spirale rimane dunque la soluzione più probabile per la costruzione della Grande Piramide. Essa doveva essere composta da una serie di 16 rampe che avrebbero raggiunto l'altezza di 120m. A questo punto si creava uno spiazzo necessario ad ultimare il lavoro.

Uno storico arabo del IX secolo, Ibn Abd Hock, sulla base di studi effettuati da cronologisti affermò che la Grande Piramide fu costruita da Surid Ibn Salhouk, un antico re egizio vissuto intorno al 10.000 a.C. Alcune leggende copte sembrano avvalorare questa teoria: lo storico copto egiziano Masudi afferma con certezza che il re Surid costruì la Grande Piramide dopo aver sognato un disastro naturale che avrebbe distrutto le conoscenze del suo popolo. Ordinò quindi la costruzione della piramide per preservare le arti e le scienze che dovevano essere iscritte sul rivestimento esterno. Lo storico greco Erodoto narra che la piramide di Cheope, in antichità, era ricoperta da un rivestimento di calcare bianco riflettente, completamente inciso di geroglifici che però gli stessi antichi Egizi non sapevano leggere.

Il sarcofago del re nella piramide è fatto di granito rosso. Tale granito è ancora oggi molto difficile da lavorare con le moderne tecnologie.

Secondo l'ingegnere italiano Mario Pincherle, la Camera del Re si trova al centro dello Zed (vedi più avanti).

Alcuni (fanta-archeologi, clipeologi…) spiegano il mistero della costruzione di queste grandi opere ipotizzando che non furono gli Egizi a costruire le piramidi della piana di Giza, bensì gli extraterrestri con le loro astronavi o, per lo meno, facendo uso di apparecchiature extraterrestri.

Altri ancora ritengono che i popoli antichi possedessero il potere di rendere leggera la pietra grazie a poteri ESP (poteri della mente).

La Sfinge, come le tre piramidi di Giza, è oggetto di numerosi studi e varie teorie che la portano ad essere considerata il ritratto di uno tra Cheope, Dedefra e Chefren o, in modo molto affascinante, una costruzione concepita e realizzata dai superstiti di Atlantide.
La Sfinge è alta 22 mt. e lunga 57 mt. ed è stata scolpita in un unico blocco di calcare composto da tre strati di diversa durevolezza. Al suo interno, finora, sono state rinvenute 4 stanze vuote.

La maggiore fonte di discussione è legata alla sua erosione che, per gli egittologi, è dovuta ai venti e all'acqua contenuta nel terreno, mentre per altri (West, Hancock ed altri) è stata provocata dalle frequenti piogge cadute in Egitto.
Vi è dunque una grande differenza tra le due teorie: la prima fa risalire la costruzione della Sfinge intorno al 2500 a.C., la seconda la colloca niente meno che verso il 10.500 a.C., ma nessuna delle due può avvalersi di prove inconfutabili a suo favore.
Nel 1991 si è dimostrato, con una serie di prove geologiche, che essa fu costruita almeno 6.000 anni prima di Cristo e quindi, 3.000 anni prima che avesse inizio la civiltà egizia. La testa della Sfinge, secondo queste teorie, originariamente doveva essere quella di un leone, trasformato poi da Chefren o chi per esso, nel volto di un faraone perché nel 10500 essa vedeva sorgere il sole e sé stessa (la costellazione del Leone). A questo proposito gli egittologi obiettano che, ai tempi degli antichi Egizi, la costellazione del Leone era ancora sconosciuta (fu scoperta e chiamata così dai Greci migliaia di anni più tardi).

Di fronte alle piramidi, Napoleone disse: “Soldati! Da quassù quaranta secoli vi guardano!”

Un detto famoso dice: “L’uomo ha paura del tempo, ma il tempo ha paura delle piramidi!”, per sottolineare la loro longevità.

Giorgio Pastore, Dèi del Cielo, dèi della Terra, Eremon Edizioni.

Links utili: http://digilander.libero.it/ombradeglidei/giza.htm

 

2 - LO ZED

          Lo Zed (Djed), che secondo gli studiosi è il geroglifico rappresentante la colonna dorsale di Osiride, è un simbolo rinvenuto frequentemente nelle tombe egizie. Il suo significato è quello di stabilire un contatto tra il defunto e la vita dopo la morte.
Secondo l'egittologia classica, lo Zed è semplicemente un simbolo con il quale gli Antichi Egizi intendevano rappresentare il dio Osiride. Sarebbe la raffigurazione di un albero che si ricollega alla leggenda di Osiride. Osiride, che rappresenta la resurrezione, verrebbe raffigurato come un albero che, in una zona arida e sabbiosa come il deserto egiziano, prende la vita dal Nilo.
Mario Pincherle, un ingegnere italiano, afferma che lo Zed non è solo un simbolo, ma una vera e propria torre esistita intorno al 10.000 a.C. che, a quel tempo, aveva una notevole importanza. Lo Zed sarebbe stato trasportato dalla Mesopotamia, sua regione d'origine, fino in Egitto tramite carri trainati da 600 buoi (così è scritto in un antichissimo libro di Enoc) e posto sulla cima della piramide a gradoni di Sakkara. In un secondo tempo fu tolto e spostato nel cuore della piramide di Cheope. A prova di questa teoria, vi è il materiale ritrovato sulla sommità della piramide di Djoser.

          Infatti vi sono tracce di diorite che è un materiale molto resistente, adatto per sopportare grandi pesi e che perciò sarebbe stato posto in cima alla piramide per un ben preciso scopo, quello di sorreggere lo Zed. Sono stati finora scoperti 3 tipi di Zed: a 5 strati, a 4 strati ed a 3 strati. Pincherle sostiene che ogni strato rappresenta la discesa sulla Terra di un dio: 5- Gesù, 4- Osiride, 3- Krisna, mentre gli altri due rimanenti, dice, si perdono nella notte dei tempi. Sono stati ritrovati Zed a 3 strati risalenti a prima della II dinastia.
Lo Zed sarebbe dunque una torre messianica? Alcuni affermano che lo Zed sia una macchina in grado di rallentare il tempo. La piramide di Cheope sarebbe quindi una macchina per viaggiare nel tempo? Forse un giorno si riuscirà a svelare il mistero dello Zed.

VAI ALLA SEZIONE ANACRONISMI !

 

3 - LA MALEDIZIONE DEL FARAONE      

          Al nome Tutankhamon è legata la più favolosa scoperta d'Egitto. La sua tomba fu infatti ritrovata intatta da Howard Carter nel 1922. La morte di Tutankhamon è avvolta nel mistero. La sua Le immagini del favoloso tesoro e la leggenda della maledizione del faraone fecero il giro del mondo. prematura scomparsa è, per molti, la dimostrazione che il giovane faraone fu assassinato. Alcuni esami effettuati sul cranio di Tutankhamon hanno rivelato la presenza di un buco probabilmente provocato da un corpo estraneo. La calcificazione di tale buco conferma ulteriormente questa teoria. Tutankhamon sarebbe dunque stato ucciso forse perché aveva deciso di seguire le orme del suo predecessore Akhenaton?. Ma da chi? I maggiori indiziati, secondo gli studiosi, sono Ay, suo successore al trono, e Horemheb, successore di Ay e potente capo militare. 

          Oltre ai misteri legati alla morte di Tutankhamon, ve ne sono altri riguardanti la sua tomba: come fu possibile allestire in così breve tempo una tomba di così grande splendore? Un'ipotesi molto interessante viene promossa da Nicholas Reeves. Egli sostiene che fu il nuovo faraone Ay ad occuparsi, come di rito, della degna sepoltura del suo predecessore. I 9 anni di regno non furono sufficenti a preparare una tomba nuova, per cui Ay decise di adattarne una a Tutankhamon. Le ricerche di Reeves indicano nelle tombe di Akhenaton e Nefertiti quelle più indicate ad ospitare il corpo di Tutankhamon. I tesori di queste due tombe vennero perciò trasportati in quella di Tutankhamon. Nella tomba del giovane faraone vennero infatti rinvenute statuette dai lineamenti prettamente femminili e incisioni cancellate e adattate al nome di Tutankhamon. La famosa maschera d'oro, ad un attento esame, presenta una spaccatura tra il volto e il copricapo. Questo, sempre secondo Reeves, dimostrerebbe che la maschera sarebbe stata originariamente quella di Akhenaton a cui sarebbe stato rimosso il volto in modo da applicare quello di Tutankhamon. In questo modo Nicholas Reeves spiegherebbe come fu stato possibile allestire la tomba del faraone nell'arco dei 70 giorni necessari alla mummificazione del corpo.  Quando nel 1922 Howard Carter, accompagnato da Lord Carnarvon (il finanziatore degli scavi), entrò nella tomba del faraone, oltre a vedere “cose meravigliose”, notò anche altri curiosi particolari. Trovò una tavoletta su cui era impressa una maledizione: “La morte colpirà con le sue ali chiunque disturberà il sonno del faraone”. Ma non è tutto. In un angolo della camera funeraria, trovò un altro piccolo sarcofago, nel quale rinvenne un’altra mummia, ma molto più piccola di quella del giovane Tutankhamon. Poteva essere la mummia del figlio morto precocemente? Sta di fatto che, pur essendo una mummia molto piccola, gli arti di questa erano completamente sviluppati. Ma allora, se non si trattava della mummia del figlio del faraone, di cosa si trattava? Carter fece appena in tempo a fotografare tali reperti, perché durante il trasporto verso il museo del Cairo, sia la tavoletta che la piccola mummia scomparvero per sempre. 

          Ci sono persone ancor aggi che credono che quella mummia fosse stata quella di un alieno, lo stesso essere extraterrestre già adorato da Akhenaton, il dio per cui questo faraone, pochi anni prima, aveva sconvolto la sfera religiosa egiziana, sostituendo al politeismo, un enoteismo in cui il dio Aton (il disco solare) doveva essere l’unico dio. Comunque sia, la maledizione colpì davvero molti che avevano lavorato allo scavo di questa tomba (la 62 della Valle dei Re). Lord Carnarvon fu uno dei primi a morire. Quando morì, andò via la luce in tutto il Cairo e a Londra, in quello stesso istante, morì anche il suo cane. Pochi istanti dopo, morì anche il suo segretario in circostanze misteriose. Si cercò di dare una spiegazione scientifica a questa “maledizione”, già anticipata nel 1949 dallo scienziato Louis Bulgarini. Studiosi odierni, partendo da questa sua ipotesi, sostengono che gli egizi usarono per i pavimenti e le mura delle tombe,  rocce contenenti uranio. All'interno di sette antichi monumenti sono state trovate tracce di radon, un gas radioattivo incolore e inodore che si forma in seguito al decadimento dell'uranio. La concentrazione di tale gas era trenta volte superiore alla soglia di attenzione (mentre la soglia limite è di 200 becquerel, la concentrazione nelle tombe è di 816/5809 becquerel). Tale concentrazione porta vari malesseri ma soprattutto al rapido sviluppo di tumore ai polmoni. Si pensa che nella tomba del Re bambino chiusa da 3000 anni la concentrazione fosse ancora più alta. Ma è anche vero che Howard Carter, l’archeologo che per primo avrebbe dovuto morire, visse invece diversi anni più del suo finanziatore. Morì solo di recente e per vecchiaia, come se la maledizione non l’avesse nemmeno sfiorato. Il mistero della maledizione del faraone rimane così ancora un mistero.

 

4 - LA TOMBA NUMERO 55

        La tomba KV 55 della Valle dei Re è una tomba misteriosa.
Al suo interno, infatti, si trova un sarcofago dall'identità ancora incerta. Tale sarcofago, secondo le ultime ipotesi, sembra sia stato costruito per una donna, probabilmente la regina Teie moglie di Amenophi III. In un secondo tempo fu adattato al corpo di un sovrano come confermano l'ureo, la barba posticcia, lo scettro e il flagello.
La mummia contenuta all'interno, dapprima riconosciuta come quella di una donna, è in realtà quella di un uomo giovane, probabilmente morto intorno ai 25 anni. Alcuni studiosi identificano la salma con il faraone Smenkhara, coreggente di Akhenaton negli ultimi due anni del suo regno. I motivi per cui Smenkhara venne sepolto a Tebe sono da ricercarsi nel possibile tentativo di riconciliarsi con il clero della città dopo la discussa riforma religiosa di Akhenaton. Una prova, seppur non definitiva, sul fatto che la tomba fosse di Smenkhara, la fornisce Connelly, un famoso radiologo. Egli, dopo aver esaminato la salma trovò analogie sorprendenti tra il cadavere della tomba 55 e Tutankhamon. Infatti gli elementi AZ e MN, che si trovano nel sangue, sono comuni ad entrambe le mummie e una ricostruzione del volto al computer svela una stupefacente somiglianza. I cartigli sul sarcofago sono stati accuratamente cancellati, mentre la maschera funeraria, da cui forse sarebbe stato possibile riconoscere l'identità della salma, è stata asportata per qualche misterioso motivo. I numerosi oggetti rinvenuti nella tomba la collocano indiscutibilmente nel periodo amarniano (da Tell el Amarna, la nuova capitale voluta da Akhenaton). Qualcuno avanzò l'ipotesi che il defunto potesse essere lo stesso Akhenaton (che però morì intorno ai 40 anni) al quale furono distrutti i cartigli e rovinato il sarcofago in segno di disprezzo per la sua politica anti-tebana come del resto avvenne per tutte le testimonianze del suo regno. Ancora oggi la paternità della tomba e della mummia rimane avvolta nel mistero. Troppi sono stati i saccheggi e i danneggiamenti per stabilirne con certezza l'appartenenza.

Quando fu scoperta la tomba di Akhenaton nel 1880, si pensò che i ritratti della coppia reale ritraessero due donne a causa dell'aspetto non proprio "maschile" del sovrano. Una delle spiegazioni fu che il Faraone soffrisse di un tumore alla ghiandola pituitaria, malattia nota come sindrome di Frohlich. Si spiegherebbe così l'aspetto del re: la malformazione del teschio, la mascella a forma di lanterna, la testa sproporzionata, il collo allungato, grasso depositato in zone tipicamente femminili e gambe sottili. I detrattori spiegano che questa teoria non è giusta poichè un effetto collaterale della sindrome è l'infertilità. Se il Faraone fosse stato realmente ammalato come avrebbe fatto a generare le sei figlie con le quali è raffigurato? Altre voci a sostegno suppongono, però, che forse contrasse il morbo in età avanzata.

 

5 - UN MISTERO MONUMENTALE

        Un altro grande mistero è quello di come gli Egizi abbiano potuto costruire opere che darebbero perfino da torcere agli ingegneri moderni. Opere pesanti centinaia di tonnellate, alte anche fino a cento metri d’altezza. Come fecero a trasportarle per centinaia di chilometri. Fu solo grazie all’opera di migliaia di schiavi o forse i segreti conoscevano segreti ormai andati perduti? E come potevano lavorare a decine di metri nel sottosuolo senza l’ausilio di lampade, nella piena oscurità? Forse, conoscevano delle tecniche ormai dimenticate? Usavano un sistema di specchi? Usavano lampade ad olio? Gli studiosi sono discordi a tal proposito, così come per le tecniche di costruzione usate da questo popolo.

Ad esempio, i colossi di Memnone. Costruiti ognuno in un unico blocco di granito rosa. Pesanti ognuno circa 1200 tonnellate, trasportati fino a Tebe dalle cave di Assuan, distanti all’incirca 500 km. Un tempo facevano parte del grandioso tempio di Amenophi III, oramai andato distrutto. Un tempio maestoso, forse anche più grande di quello di Karnak. Una leggenda greca li attribuisce erroneamente a Memnone, figlio di Aurora, che morì in battaglia durante la guerra di Troia. Da allora, la madre pregò Zeus di far rivivere il figlio ogni mattina per salutare la madre Aurora, al sorgere del sole. Infatti, nell’antichità, le due statue emettevano una sorta di lamento ogni mattina, allo spirare del vento. Dopo che l’imperatore romano Settimio Severo ebbe restaurato i colossi, questi non emisero più alcun suono.

Giorgio Pastore

Giorgio Pastore, Dèi del Cielo, dèi della Terra, Eremon Edizioni.

7 - ANACRONISMI EGIZIANI

Con quale scienza, gli antichi faraoni poterono costruire i loro imponenti monumenti, le piramidi e la Sfinge?

Ad esempio, ancor oggi gli archeologi si chiedono cosa usassero in passato gli egiziani per produrre fori perfetti nella roccia. Se ne sono trovati parecchi, tutti perfetti. Sembrano prodotti da un trapano elettrico con punta di diamante, l’unico capace di perforare la dura roccia, eppure, l’attrezzo era sconosciuto in quei tempi. Inoltre, su certe pareti di piramidi e templi, sono presenti certe incisioni raffiguranti misteriosi arnesi dall’uso sconosciuto e degli oggetti simili a lampadine, con tanto di elettrodi e cavi. Gli egiziani conoscevano forse l’elettricità? E, in tal caso, da chi appresero questa scienza?  

Nella foto accanto, un sarcofago egizio. Come sono stati prodotti questi precisissimi fori nella dura diorite? 

 Giorgio Pastore