DRAGHI

Invenzione o realtà storica? Sono esistiti veramente i draghi? Forse sì...

"NELL'ANTICHITA' I DRAGHI NON ERANO SIMBOLI MALVAGI, MA PRESENZE BENEVOLE. SI RACCONTA CHE ALL'INIZIO DEI TEMPI DUE DRAGHI SI SCONTRARONO FINO A SCOMPARIRE NEL NULLA LASCIANDO UNA FERTILE SCHIUMA SULLA TERRA; DA QUESTA NACQUE LA STIRPE HSIA E YING ED IL MONDO DELLA CINA".

PEARL S. BUCK


Mushushu, il drago protettore di Babilonia
I draghi nascono come animali mitici e benevoli per poi diventare personificazione del Maligno con l'avvento del monoteismo cristiano. Infatti, nell'antica Babilonia, era un drago l'animale protettore della città, e veniva chiamato Mushushu. Anche se, più che un drago, era un ibrido, un incrocio tra diversi animali, e quindi, tra i diversi attributi benigni di questi esseri. Col cristianesimo avviene la demonizzazione dei draghi (ricordiamo il serpente che tentò Eva...). La leggenda di San Giorgio e il drago va letta sotto quest'ottica: il santo uccide il drago e con lui tutti i rimasugli del paganesimo. L'Europa è piena di storie di draghi. L'antica Bretagna celtica era perseguitata da un drago spaventoso, che faceva sentire il suo suono nella notte di Beltame, l'eroe Lludd  lo affrontò ed uccise. Thor invece, nella mitologia nordica, sconfisse il terribile drago Jormumgadr.
Gennaio 2004, sui giornali gira una strana notizia: 

"Una famiglia londinese da oltre un secolo conserva quello che sembrerebbe essere il cucciolo di un drago. Si tratta di un animaletto alto una trentina di centimetri, con artigli, ali e cordone ombelicale conservato in un vasetto con formaldeide. La creatura è stata ritrovata sotto un cumulo di roba vecchia da un certo David Hart, nipote di Frederick Hart, un tempo facchino del Museo di Storia Naturale di Londra. Hart ha raccontato che quel barattolo era stato inviato al prestigioso istituto della capitale da un gruppo di scienziati tedeschi attorno al 1890, quando era fortissima la rivalità tra i due Paesi. Tuttavia, il museo di Londra pensò che si trattasse di uno stratagemma per mettere in berlina il Regno Unito di fronte alla comunità scientifica mondiale e stabilì che quel piccolo di drago non era altro che un pupazzetto. Così, il barattolo con la formaldeide ed il suo contenuto venne dato ad Hart e con il passare degli anni finì in uno scatolone nella collezione di cimeli di famiglia. David Hart, un magazziniere 58enne che vive in un quartiere Sud di Londra, ha raccontato di aver trovato il barattolo per caso, nel suo garage, dove lo aveva lasciato il padre (ora defunto) circa 20 anni fa, quando questi si trasferì fuori Londra.
Ma c’è anche il forte sospetto che si tratti di uno scherzo. Per questo lo strano essere verrà ora analizzato e sottoposto a una biopsia per appurare se si tratti di materiale organico oppure di cera o gomma." (25 gennaio 2004 - Corriere.it)

Fino al comparire di questa notizia, si era creduto che i draghi fossero solo una fantasia, un'invenzione letteraria. Ma ora, per la prima volta, ci troviamo di fronte alla foto di un presunto vero drago. Allora ci viene il dubbio: e se fossero esistiti davvero? Magari ancora fino all'età moderna in qualche zona dell'Europa poco conosciuta? 

Sfortunatamente, in verità, il drago in questione è falso. Realizzato da uno scrittore in erba per promuovere il suo libro fantasy! Comunque, complimenti per gli "effetti speciali"! Ci è cascato tutto il mondo. Ciò non toglie che, in passato, i draghi possano realmente essere esistiti.

Anche nella Milano del Basso Medioevo si parla di un drago. Leggiamo la cronaca dell'epoca:

“In questi tempi poco dopo la morte di Teodosio, & del nostro Padre Santo Ambrogio, nella parte della Città, dove è la Chiesa hora di San Dionigi, nacque un pestifero morbo, onde ne morirono quivi assai centenaia di persone; ne sapendosi d’onde fosse cagionato questo accidente, in quella parte sola della Città, essendo in tutte l’altre parte sanissima; fu scoperto un gran Dragone, che usciva à certe hore dalle cave, & col pestifero, & mortifero fiato suo ammorbava l’aria; alqual non trovandosi remedio speditivo, come in tal instante caso faceva bisogno, Uberto uno de’ primi nobili della Città di casa d’Angiera, allhora Luogotenente del detto Conte d’Italia, mosso dal suo naturale valore, & dalla Pietà della patria, si espose al pericolo della vita per liberare la patria. Andò adunque il coragioso Uberto contro il mortifero Drago armato non tanto di ferro, quanto di fortezza d’animo, di destrezza, & d’ingegno, et al fine felicemente l’ucise, et liberò la sua patria con gloria eterna di lui. Da questo Uberto ha havuto origine casa Visconte..."
Tratto da Morigia, Paolo, Historia dell’antichità di Milano, Venezia 1592 [Rist. Bologna, Forni 1967] p. 12

 “Questi [S. Dionigi] è poi quel sito, in cui fu occiso da Uberto Visconte il Drago, che co’ suoi fiati apportava a’ Cittadini malefici danni, mentre distoltosi da profonda tana givasene per questi vicini contorni, à procacciarsi il vitto, havendo voi à sapere, che in quelle antiche età rendevasi tal sito disabitato, e selvaggio, innalzandosi assai discoste le Cittadine Mura, quindi havevano famigliari i Covaccioli le Fiere. Generoso era cotesto Uberto Cavaliere di nascita, Signore d’Angera popolata abitazione, anzicome vogliono alcuni istorici Città ne’ Confini del Verbano Lago, prendendo il nome da Anglo del Ceppo d’Enea Troiano, che negl’anni quattro cento seguita la Nascita del Messia assisteva a’ pubblici maneggi in Milano con il Titolo di Viceconte ... quindi postosi Uberto in pretensione, di farsi mirare vittorioso, entrò in arringo, e vinse il mostro, dal cui felice successo ne trasse di valoroso memoria eterna ne’ posteri.”
Tratto da Torre, Carlo, Il ritratto di Milano, Milano 1714 (1674) [Rist. Bologna, Forni 1973] p. 258-59

C'era davvero un drago nella (un tempo) folta vegetazione degli odierni giardini orientali di Porta Venezia? Un drago che col suo "mortifero fiato" inquinava le acque della zona ma, a quanto pare, non aggrediva i viandanti. Fu Uberto Visconti, secondo la cronaca, ad uccidere il drago milanese. La storia non racconta come avvenne quest'epico scontro, o dove sia finito il corpo di questo drago, anche se lo stesso Torre, parlando del Mausoleo Trivulzio a Porta Romana, ci dà probabilmente qualche traccia della sua sepoltura, riportando la notizia di un ritrovamento avvenuto più di un secolo prima:

 “Trassi da una istoria manuscritta datami dal Prencipe Cardinale Teodoro Trivulzi, adoprandomi in construere l’Arbore di sua antica Famiglia, che numera più di ottocent’anni di nascita, come nell’iscavare i fondamenti di questo Mausoleo, fu trovato il carcame d’un’orribile, e mostruoso Drago; ciò non vi rasembri fuor di credito, poiché questo sito dianzi d’essere ecclesiastico, aitava a formare quel vasto Serraglio chiamato Ergasto, dove solevansi racchiudere ferocissime belve, con le quali veggevansi ogni giorno accozzar ardite persone armigere...”
Tratto da Torre, cit., p. 26.

Si sarà davvero trattato di un drago?

Il drago è noto anche in Estremo Oriente. Anche qui, troviamo numerose leggende che parlano di draghi. Ma in quelle terre, ancor oggi, il drago è visto più come un simbolo di saggezza, di forza e di fortuna. Per gli antichi cinesi, i draghi, insieme all'unicorno e la tartaruga, sono animali benevoli e spirituali. Il drago era, tra l'altro, il simbolo dell'Imperatore. C'erano draghi azzurri, che rappresentavano la primavera, draghi rossi e neri, i temporali, draghi rossi, il sole; la differenza fondamentale era però quella tra draghi della terra e draghi del cielo.

Giorgio Pastore