DRACULA



Il padre del famoso personaggio a cui si ispirò Bram
Stoker per il suo più grande romanzo si chiamava anch'egli Dracula, ovvero, Vlad
Tepes (II), e nacque nell’anno 1431 nella città
fortificata di Sighisoara in
Transilvania. Suo figlio Vlad Tepes venne
chiamato anch'egli Dracula, che significa "figlio del Drago",
ovvero "Diavolo" (in rumeno).
| Vlad III, allora diciassettenne, trovò la reggia paterna di Tirgoviste occupata da Vladislao II, ma un giorno, approfittando della sua assenza, riuscì con un colpo di mano a riprendersi la corona, era la metà del XV secolo. L'assenza del rivale Vladislao fu, per sua sfortuna, assai breve. Rendendosi conto di non poter fronteggiare le sue armate, Dracula fuggì in Moldavia, dove regnava suo zio Bogdan. Tre anni dopo, una congiura di palazzo spazzava via Bogdan dal suo trono e Dracula, insieme a Stefano, suo cugino e figlio del re spodestato, fu costretto nuovamente a fuggire. | ![]() |
La Valacchia era in mano ai Danesti, la Moldavia
all'usurpatore Aron, la Transilvania agli Hunyadi. Dracula scelse di guadagnarsi
la protezione di quest’ultimo, ma la sua fu un’abile manovra politica.
Infatti, dopo aver partecipato a incursioni contro i Turchi, crociate nei
Balcani e rappresaglie anche tra principi cristiani, durante le quali si guadagnò
l'orrido appellativo di Vlad Tepes, cioè Vlad l'Impalatore, Hunyadi lo condusse
con sé alla corte ungherese, nel castello di Buda. Lì conobbe la crema della
società asburgica e Mattia Corvino, primogenito del suo nuovo maestro,
destinato a diventare di lì a poco re d'Ungheria. Vlad Tepes escogitò supplizi
che "nemmeno i persecutori della cristianità, da Erode a Nerone, a
Diocleziano e altri imperatori pagani, avevano mai concepito": è questo il
giudizio dei suoi contemporanei, ma in quei tempi era necessario essere
spietati. Anziché nascondere i propri crimini, Vlad se ne vantava, documentando
con zelo i propri massacri. Espresse ad esempio in una lettera al re d'Ungheria
il suo orgoglio per avere ucciso "uomini e donne, vecchi e bambini"
lungo il Danubio, fino nel cuore della Bulgaria. Furono per questi suoi gesti
così sanguinari che passò alla storia anche nelle vesti di “vampiro assetato
di sangue”. Non è del tutto confermato, ma si pensa che, come altri nobili
del tempo, usasse il sangue delle sue vittime come bevanda o per farci dei
bagni, con l’intento di allungare la propria vita. L'antropofagia è tra gli
orrori ricorrenti nelle storie di Vlad III. Si fa risalire all'inizio del
secondo regno di Dracula, intorno al 1451, l'esistenza di un amante. Nessuno
parla d'amore, ma molti sottolineano la forte attrazione che Dracula provava per
le ragazze del popolo, lontane dal suo rango, cui dava spesso la caccia nelle
sue passeggiate notturne. Un giorno, il principe sembrava in preda ad una
tristezza più profonda del solito, così sua moglie pensò di rincuorarlo
annunciandogli che portava in grembo un figlio.
"E' una menzogna", ruggì Dracula.
"E' la verità, mio signore".
"No, non e' vero, e te lo dimostrerò…". Così dicendo, estrasse la
daga che portava al fianco e le squarcio con mosso rapida il ventre. Lei cadde
con un rantolo, contorcendosi sul pavimento.
| L'osservò mentre agonizzava. Poi, uscendo, laconicamente le disse: "Hai visto che non era vero?". Così riportano il fatto le cronache popolari rumene. Se una donna del suo principato veniva riconosciuta colpevole di adulterio, Vlad III ordinava "che le venissero amputate le parti intime e che fosse scorticata viva", si legge in un manoscritto russo del 1490. Un altra raccapricciante descrizione è citata nel manoscritto di San Gallo e riguarda l'impalamento di madri e neonati. Si racconta in che modo Dracula "fece arrostire alcuni bambini e obbligò le madri a mangiarli", senza dimenticare i mariti, costretti a cibarsi dei seni delle mogli prima di essere a loro volta impalati. Già nel 1460, buona parte del territorio era in mano sua. Come ogni, anche Vlad III coltivava utopie impossibili. Vi fu tra queste l'illusione di poter eliminare la povertà dal suo reame. | ![]() |
Ci provò a suo modo, cioè sterminando con l’inganno tutti i poveri in una sola notte. A un gruppo di trecento giovani, in un'altra occasione, Vlad Tepes impartì l'ordine di divorarsi tra di loro “fino a quanto non ne fosse rimasto nessuno”: risparmio solamente i più forti, prendendoli a combattere con sé contro i Turchi. Non ha limiti t'inventiva del principe. Vlad in persona controlla il loro lavoro, perché la fine dei condannati sia lenta oltre che atroce. Arrotonda le punte del pali perché possa penetrare in profondità nei corpi - e fuoriuscirne - senza ledere organi vitali. Predilige le esecuzioni di massa, perché gli consentono di disporre "artisticamente" i pali su vasti spazi, secondo un disegno ragionato. I suoi ospiti rischiarono di finire spesso a loro volta impalati. Alla sua morte il corpo non venne trovato. Ciò sta anch’esso all’origine del mito del vampiro (o strigoiu, come dicono i Valacchi, ogoljen i Boemi, vukodlak i Serbi e i Montenegrini) immortale, dannato per l’eternità a causa della sua malvagità. Nella realtà è possibile che sia stato smembrato sul campo dai turchi ancora increduli di averlo effettivamente ammazzato, smembrato e decapitato, secondo le cronache, ma non si hanno prove che le cose siano andate effettivamente così. Più compatibile con la tradizione leggendaria, oltre che storicamente plausibile, sarebbe l'eventualità che il corpo di Dracula, fosse stato sepolto in un vicino monastero, su un'isoletta del lago Snagov (residenza estiva del principe), a una cinquantina di chilometri a nord di Bucarest, oppure in altro luogo sacro di Transilvania o della Valacchia. È su Snagov che si sono concentrate le ricerche della tomba di Dracula. Qui venne rinvenuto uno scheletro d'uomo avvolto in brandelli di panno rossastro. Si riconobbe dal colore originario del tessuto e dai bottoni d'argento che poteva trattarsi di un abito molto simile a quello indossato da Dracula nel ritratto a figura intera di Ambras. Scomparvero in seguito dal museo storico di Bucarest, dov'erano stati portati per ulteriori esami, prima che fosse possibile studiarne i dettagli. Chi vide l'anello, comunque, assicurò che sul turchese fosse scolpita una sorta di misteriosa bestia, forse lo stemma dell'Ordine del Drago, dì cui era stato insignito proprio VIad III, l'Impalatore. Sull’isola, ormai meta turistica per gli appassionati di misteri, v’è rimasta solo la supposta tomba di Dracula, ma non si è ancora capito se il corpo all’interno è quello originale o solo una trovata scenica. Forse il vero Dracula visita ogni tanto la sua tomba aggregandosi alle folle di turisti che ogni giorno arrivano a Snagov, e nessuno nemmeno lo immagina.
Giorgio Pastore
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